RIDATEMI I DANDY

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Durante la mezz’ora d’aria del carcerato ho la fortuna di potermi aggirare nel salotto buono della città, riempirmi gli occhi di mare e far ritorno alla gabbietta con l’animo sollevato e gli occhi carichi di bellezza…

Teoricamente.

Salotto buono=  sede di uffici di rappresentanza, popolato da impiegati/quadri/dirigenti di aziende, banche.

Tra le 13.30 e le 15.00 tutti fuori, a godersi l’aria fresca e la brezza marina.

Da esteta quale sono, credo di incrociare il mio cammino con signori finemente eleganti, sicuri nei loro abiti scuri da lavoro.

E così accade. Nel senso che un gregge di uomini ingabbiati in capi che non sentono loro, si aggira nelle strade pedonali del centro. Come imbalsamati, come dentro una forma di gesso che li comprime e li blocca.

Uno spettacolo che non sono disposta a reggere, che mi fa maledire questa modernità che ha perduto ogni senso di eleganza, di gusto, nel portamento e nei modi.

Sulle donne stendo un velo pietoso, sono pure peggio: esibiscono, sotto i raggi del sole primaverile, tacchi 12 con improbabili tailleur sempre troppo corti, troppo stretti, troppo scollati, biglietto da visita dell’ultimo ritocco del chirurgo plastico.

Che poi li senti parlare e la catastrofe è definitiva.

Non mi resta che impugnare gli occhiali da sole, anninetarmi le orecchie di musica e distorgliere lo sguardo da tanta sciatteria.

Sono snob. E me ne vanto.

Pimpra

 

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13 commenti

  1. Pinzalberto

     /  23 aprile 2014

    Urka, è meglio che non dico niente….

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  2. Ma dai Pinza credo che passi molto chiaramente il concetto che un uomo in abito scuro deve sentirsi a suo agio, non sembrare un pinguino senza grazia e che, insieme al modo piacevolmente elegante di condurre il suo corpo, lo stesso faccia con la sua voce, i suoi pensieri… Dai, sono sicura che non mi deluderesti!

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    • Pinzalberto

       /  24 aprile 2014

      Sono un quasi cinquantenne che va in ufficio vestito come Timberlake senza averne il fisico…. potrei deluderti assai….

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      • Va benissimo. Non si è capito che ciò che mi disturba è colui che non è capace di indossare un abito formale, sentendosi ingabbiato. La classe e la vera eleganza prevedono la capacità di vestire indistintamente in modo elegante o casual… 😉

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  3. Molto bella, e penso anche più che azzeccata, descrizione di certa società a mezzogiorno. Per fortuna almeno a Trieste ci si può godere la brezza del mare. Pensa ai poverini a Milano!
    Io, nella mia città provinciale, per pranzo vado in una trattoria dove serve il vecchio proprietario più che ottantenne che ci racconta di come faccia ancora varie decine di km di bicicletta ogni giorno.
    Quando il secolo scorso invece non era ancora finito (mancavano sì e no 15 anni) lavoravo invece a Viareggio e nella pausa pranzo si andava al mare a prendere un po’ di sole e fare qualche bagno in mare.

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  4. Io sono uno di quelli, forse meno sciatto della media.
    Magari uno spezzato con giacca pied de poule invece del classico completo grigio scuro della Upim ogni tanto me lo concedo.
    Sbagli su una cosa. Non è un frutto della modernità ma del conformismo, antico quanto il mondo.
    Nella City di Londra, a giudicare dai dipinti, la totale omologazione degli abiti in base all’occupazione c’era già due secoli fa e non era meno sciatta.
    Certo, la qualità delle stoffe era superiore 🙂

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    • Olchansky il problema non è il conformismo, si parla di abito da lavoro, come fosse una divisa. Ciò che più rattrista i miei occhi, è la sciatteria esistenziale di tanti individui, i discorsi che fanno, gli abiti che non sanno nemmeno indosssare con classe, i valori per cui vale la penna di vivere… ma il discorso sarebbe troppo lungo e, per i più noiosissimo, sicchè preferisco tacere.

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      • Guarda a me non annoia, anzi. Forse è diversa la prospettiva che abbiamo su queste visioni, io osservo rassegnato e tutto sommato divertito. Tu probabilmente hai ancora qualche speranziella e forse ti ci incazzi un po’, ma secondo me non ne vale la pena, qualche decennio forse anche meno e saremo tutti morti

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      • Sul fatto che saremo morti è la sola certezza che abbiamo… 😉

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  5. barbara

     /  8 maggio 2014

    Pimpra grazie per aver scritto questo post.
    E’confortante sapere che qualcun’altro rimpiange come me una certa eleganza che si riflette anche nell’abito, ma nasce da dentro, nello spirito e in quell’insieme di componenti (carattere-sentimenti-educazione) che prendono il nome di ‘portamento’. Pensavo di essere fuori tempo, fuori luogo o semplicemente fuori ad avere certe nostalgie.
    Quello che mi rattrista è che pare siano proprio le donne a figurare peggio, ostentando una volgarità di modi e look che lascia senza parole.
    E’ dura restare ottimisti circa un ritorno ai bei tempi andati, ma nel nostro piccolo non mi sembra male riuscire almeno a non arrendersi-omologarsi alla massa.
    Pazienza se i più non fanno caso alla differenza, o si è bollate ‘snob’, ma quando capita di incontrare un anima ‘affine’ la riconosci al volo ed è un gran bel sentire!

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