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SAPORE VINTAGE

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La prima cosa che mi sorge spontaneo affermare è: come si cambia.

A volte, fare i conti con i nostri diversi modi di vivere e di percepire le cose, mi sconcerta. Un tempo amavo l’estate, il caldo, il casino. Adesso no.

Detesto indossare il costume e non vado più al mare.

Non sopporto la folla.

Il sole lo reggo poco, sarà per la mia innata sfumatura “mozzarella di bufala”.

Come si cambia.

Non tutto viene per nuocere, o per intristire, non è che “invecchiare” significhi esclusivamente perdere giovinezza. Invecchiare è guardare altrove, scoprire i particolari, osservare da altri punti di vista. Si scoprono dettagli, miniature di senso che, prima, non venivano prese in considerazione.

In quest’ottica, per puro caso, ho scoperto di amare il “vintage”. Ovvero oggetti, forme, materiali del tempo andato.

Non posso definirmi collezionista né, tanto meno, esperta, semplicemente la mia investigazione di “definizione di unicità” che, da sempre, desidero per me stessa, non può che passare attraverso il piacere della ricerca di ciò che non è più. Allontanarsi dal gusto corrente, dalle mode, dal conformismo della massa.

E’ più un sogno che altro, ma sognare così mi piace assai.

Ecco che, anche dei miei oggetti, inizio ad apprezzare sempre più quelli che hanno una loro storia, che mi riportano la vita che hanno vissuto insieme a me.

Per questa ragione, comincia – finalmente – ad insediarsi dentro di me, il piacere dell’attesa, della scelta più ragionata di ciò che desidero componga il mio orizzonte.

Con gli oggetti è più facile, con le persone meno. Sorrido.

Ecco che, all’improvviso e per puro caso, mi sono imbattuta in un bellissimo mercatino vintage nella mia città. Una scoperta che mi ha letteralmente scatenato questa nuova passione, questo nuovo modo di sentire. Con buona pace del portafoglio.

Diventerò una piccola signora Marple del nord est, già mi vedo!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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QUANDO IL “VINTAGE” E’ EVOLUTIVO

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C’è una sottile forma di malinconia nell’amare gli oggetti del nostro passato. Certo, non si deve restarne assurdamente legati, ma conservarne un piacevole ricordo non guasta.

Ti rendi conto di diventare “grande” (che la parola vecchio proprio non mi garba), quando la mente torna indietro e ricorda con amorevole grazia dei pezzi della tua storia che oramai senti lontani.

E’ lo scorrere del fiume che, nell’immaginazione, può fluire al contrario.

Tutto questo per dire che il genetliaco si avvicina e, quest’anno, avrà un colore decisamente diverso. Non dico peggiore, non dico migliore. Dico diverso.

Mi tocca far mente locale a quante candeline dovrei mettere sulla torta perchè è come se la testa avesse deciso di fermarsi a contare con un qualche anticipo, onde evitare che, nel tentativo di spegnerle tutte, nel frattempo non si incendi la torta! 😀

Eppure, proprio in questi giorni ho messo mano a una importante, nuova consapevolezza di me: ho, in generale, molta meno paura.

La paura è un fenomeno emotivo che, quando mi prendeva, lo faceva in modo devastante, assolutamente incontrollabile. Potevo avere reazioni fisiche, saltellando, scappando, lo stomaco completamente chiuso, sudorazione folle, palpitazioni, scalmane… una tregenda! Per non parlare dello stato emozionale infausto del terrore che si impossessava di me nel tempo che una situazione ritenuta spaventevole (esami universitari, viaggi aerei, sessioni dal dentista… ecc ecc) si stava avvicinando.

Poi il tempo passa e, lavorando intensamente su di me, ho cercato in tutti i modi di combattere questo mio istinto primordiale troppo acceso. E… prova e riprova, insistenza su insistenza ci sono riuscita!

Adesso prendo un aereo senza dovermi bere una boccetta di En, vado dal dentista e sono capace di addormentarmi sulla sedia mentre mi smonta l’intera dentiera, se devo affrontare un esame di qualunque natura, la piglio con spirito zen.

Questo significa crescere e, allora, ben venga la sospirata “maturità”… se è così, ho solo di che guadagnare! 😉

Pimpra

 

 

 

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