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E’ una cosa che ho dentro, un senso di malinconia che mi riempie, una magica connessione con tutta me stessa.
Sto vivendo la prima pandemia della mia esistenza e sono un’adulta consenziente. Guai se tutto questo mi fosse accaduto anche solo 10 anni fa, non avrei retto alle emozioni, ne sono sicura, facendomi prendere da un panico irrazionale.
Oggi non è così, sono connessa, in tutti i sensi e con tutti i sensi, a quanto accade eppure, salvo piccoli momenti di scivolata, resto glaciale e fredda. Il mio modo di affrontare le prove più difficili. Mi congelo, da sempre.
La malinconia che mi parte dal ventre e sale fino alla testa, uscendo dagli occhi, nello sguardo che poso sul mondo. Il mio piccolo mondo, la città in cui vivo, resa deserta dall’ordinanza di contenimento, si mostra, in realtà, in tutta la sua bellezza che, oggi, ha una sfumatura quasi decadente.
Vibro forte e mi emoziono ad incrociare le persone con la mascherina, molto spesso indossata in modo inesperto. Inutile dire che questi strumenti di precauzione sono esauriti, presi d’assalto da tutte quelle e quei piccoli me di 10 anni addietro. Tutti coloro che fanno le scorte per se stessi, dimenticando che pandemia “pan- tutto; demos- popolo, in greco antico” non è cosa che li riguardi in esclusiva.
Non siamo fratelli e sorelle sotto lo stesso cielo e si evince dalla corsa al saccheggio dei beni primari che spariscono dai supermercati come fossimo in guerra.
Siamo in guerra, con il nemico invisibile ma, soprattutto, in guerra con l’irrazionale di noi stessi, con i mostri mai vinti che si sono rialzati più forti che mai.
Rientro in ufficio con due buste della spesa, così da non dovermi recare tra i pazzi che fanno le scorte contro la carestia. Ho già imparato che ci sono ore più propizie, dove le persone non si vedono, e le ore di punta. Ho già imparato, si chiama resilienza e adattamento.
La malinconia mi tiene compagnia anche adesso, mentre scrivo queste parole, nel mio ufficio semi deserto, accarezzata dalla luce primaverile che filtra dalle persiane già abbassate.
Una malinconia tiepida, come l’aria che si respira fuori e che sarebbe bene filtrare, ma io no, non sono tra coloro che ci hanno pensato da tempo, non ho fatto la corsa per proteggere me, non ci ho pensato, immaginando che, comunque, la priorità l’avessero i più deboli…
Quanta malinconia in questa solitudine, ma quanto calore sgorga. Sento nascere, anzi, risvegliarsi il mio guerriero, nomen omen, che mi dice “Sei nata per combattere, è questo quanto ti sei data per questa vita”. La battaglia più difficile, per me che sono una donna, è vincere le paure.
La malinconia riscalda anche quelle e me le serve come una tisana tiepida da sorseggiare prima di dormire.
Tutta la penisola dentro un codice arancione perché comprendere tutta l’Italia in zona rossa è troppo inquietante.
L’arancione è il colore solare per eccellenza “è simbolo di armonia interiore, di creatività artistica e sessuale, di fiducia in sé stessi e negli altri. (…). L’Arancione, simboleggia la comprensione, la saggezza, l’equilibrio e l’ambizione.” (cit. da qui )
Siamo tutti in quarantena forzata e non ci piace per niente. Sebbene la mente razionale sia perfettamente consapevole (si fa per dire) della necessità di queste restrizioni, credo che ognuno di noi abbia patito un motto emotivo di ribellione. Io per prima.
Ho immaginato i prossimi giorni, chiusa nel mio piccolo appartamento, limitata nella libertà di uscire e, per un attimo, ho sperimentato una sensazione di smarrimento e di solitudine. Per fortuna durati un attimo.
La città comincia finalmente a svuotarsi e, i volti che si incontrano per strada, non portano la radiosa luce della primavera, come dovrebbe essere in questo momento dell’anno.
Arancione è il colore di oggi.
Più guardo il pantone più gorgoglia dentro di me quella vibrazione positiva che mi fa pensare che, pure reclusa a casa, posso trovare mille e una attività da svolgere, sport compreso.
Natura, leggete questa bellissima riflessione di Francesca Morelli qui, ci obbliga a cambiare molti punti di vista sulla vita e sui modi in cui la conduciamo, a partire da noi stessi.
Ecco perché l’arancione di una crisi si trasforma in un momento di creazione e di cambiamento positivo.
Per non perdere il focus che si sta mettendo a fuoco dinnanzi allo sguardo, sto compilando una lista di cose da fare, pensare, leggere, creare, modificare, immaginare, eliminare… che saranno la mia compagnia in questo periodo.
Speriamo che ci serva, a stare sani e a riflettere. Ne abbiamo davvero molto bisogno.
Pimpra
PS Caro Fabio B. questo è il TUO pantone, goditelo come merita! 🙂
Sono stanca, davvero molto stanca di questa tensione continua che, come una folata improvvisa di vento, è entrata nella nostra vita.
Ho provato a combattere contro il menefreghismo della gente, contro la tentazione di sminuire il problema, contro il desiderio di ribellione alle nuove regole, ovviamente invano. Ognuno di noi decide di vivere l’emergenza a modo suo, con il senso civico di cui dispone.
Ho consumato le parole che avevo a disposizione.
Cerco uno spazio di silenzio che non riesco a trovare, ovunque mi giri lo spettro virale è davanti allo sguardo.
La mia scelta – responsabile – l’ho fatta ma non basta.
Mai come oggi, circondata da notizie poco felici, vorrei perdere lo sguardo in un colore.
Da quando stiamo vivendo l’emergenza sanitaria, assisto e leggo di comportamenti che definire sconsiderati è un eufemismo.
Dalla prima ondata dei folli corsi a svuotare i supermercati temendo chissà quale carestia, probabilmente gli stessi folli sopravvissuti – per ora- al contagio, sentendosi oramai invincibili, rinnegano, con il loro comportamento insensato, l’esistenza del problema.
Questa schizofrenia collettiva che, da un lato, spinge ad informarsi, leggendo e ascoltando tutto quello che viene comunicato relativamente all’epidemia, commentando, dando la propria versione del livello di gravità, dall’altro vede nascere una grande comunità di “supereroi” di quelli che a loro non li riguarda, è tutta una bufala ed altre coglionerie del genere.
Non ribadisco l’ovvio: bisogna contenere il contagio, penso piuttosto a quella leva emotiva che spinge troppa popolazione a comportamenti scorretti.
Mi sono data questa spiegazione: empirica, non basata su alcun dato scientifico, solo su una riflessione personale.
Fatichiamo a credere all’esistenza di ciò che non possiamo vedere con gli occhi, non al microscopio.
Facciamo fatica a fare un atto di fede alla scienza accettando l’esistenza del virus e a comportarci di conseguenza.
Accettare l’esistenza di Covid 19 è come fare un atto di fede all’esistenza di dio.
Mi rendo conto che si tratta di una similitudine estrema ma, da qualche parte, credo ci sia un fondo di verità, altrimenti continuo a non capire.
Vero che siamo ignoranti, fancazzisti, individualisti, superficiali ma se da più parti con chiarezza ti spiegano che una cosa invisibile può fare tantissimo male a te e agli altri, perché rinnegare l’evidenza scientifica?
Un popolo di agnostici della scienza. Incredibile. Crediamo ai cartomanti ma non ai virologi, pazzesco.
Dovremmo trovare il modo di catturare il credo di quelli che, vuoi per consuetudine, abitudine familiare/sociale, sono “fedeli”.
Mi riferisco ai credenti di tutte le religioni mondiali, perché se hanno fatto atto di fede una volta, sarebbe davvero opportuno ampliassero il loro “Ci credo” anche a questa emergenza.
Ma forse sono totalmente fuori pista e le ragioni del dissenso sono altre.
Mi resta forte la convinzione che, se non vedo e non tocco, non ci credo. In fondo viviamo a tempo di social, di vita vissuta su video, a colpi di immagini, esiste solo quello che può essere visivamente condiviso.
Chissà se il virus fosse un pulviscolo color fucsia, grande come micro scaglie di forfora che si appoggiano ai vestiti, chissà se, in queste condizioni, la nostra risposta collettiva sarebbe “CI CREDO! LO VEDO!” o, inventeremmo un’altra teoria del complotto globale… Chissà, l’essere umano, quando non deve, sa essere molto fantasioso…
Più facile da dire che da fare, è la prima obiezione che mi è sempre salita alla mente quando – e quanto spesso! – ho vissuto le mie crisi. La prima istintiva reazione è sempre stata quella di sentirmi il Calimero della situazione, come se una sfiga appiccicosa come la pece si fosse attaccata alle mie vesti e non volesse lasciarmi.
Fortunatamente ci ho lavorato su parecchio e adesso, il più delle volte, riesco a scorgere quella piccola finestra che mi mette dinnanzi agli occhi un panorama diverso, dove riesco a vedere quasi sempre un piccolo fiore, la famosa “opportunità”.
Come recitava quella barzelletta: “Italiani, siamo nella merda! Ma di buono c’è che ce n’è per tutti!”, in questo periodo direi che siamo messi piuttosto male.
Sicuramente alcuni stanno messi malissimo e non penso alla loro salute, ma al lavoro a rischio a causa dell’emergenza.
Poi ieri sera, come per magia, mi compare il video in diretta di una coppia di maestri argentini di tango che, per ovviare al blocco delle loro attività, hanno condiviso una lezione in diretta FB.
Oltre ad ammirare la generosità nell’offrire una lezione di tecnica a gratis, ho apprezzato l’ingegno di usare un mezzo alla portata di tutti per diffonderla.
I vantaggi per loro? Evidenti.
Si sono fatti conoscere da un pubblico più ampio, nuovo, in crisi di astinenza da tango. Alla riapertura della vita sociale di noi tutti, sono certa che questa mossa porterà loro nuovi allievi e saranno chiamati a fare lezione in luoghi dove non erano ancora andati. Possiamo pertanto affermare che hanno fatto un investimento a medio (speriamo) lungo termine.
Questo esempio è la chiara evidenza di come si possa trovare l’opportunità nella crisi.
Un altro gruppo su FB a pura connotazione tango che organizza un suo ricorrente evento, non potendolo attualmente organizzare che fa? Propone ai suoi follower di scambiarsi ricette di cucina. Non possiamo ballare? Troviamo un modo per scambiarci qualcosa, creativamente.
Cosa porterà? Innanzitutto FIDELIZZA i propri iscritti, crea gruppo, crea condivisione alleggerendo lo spirito di questi difficili momenti.
Questi esempi pur molto “lievi” rispetto alla gravità di molte situazioni economico/lavorative italiane, possono comunque ispirarci e motivarci a cercare soluzioni alternative, a scovare le nostre opportunità.
Sono sicura che qualcosa ci verrà in mente per aiutarci a scollinare questo momento ed arrivare al “dopo crisi” senza esserci rotti proprio tutte le ossa.
Non è proprio nelle mie corde essere allarmista o, peggio, ansiosa relativamente alle malattie, ma, in questo caso particolare di epidemia, bisogna ribadire concetti che sembrano così evidenti ma che tali non sono.
Tutti, quotidianamente, ad ogni telegiornale, siamo invitati/esortati/consigliati ad agire comportamenti atti ad evitare che il contagio dilaghi incontrollato, con le conseguenze del caso.
E’ un momento difficile per ognuno di noi, per gli abitanti delle zone rosse pure peggio quindi, è assolutamente necessario comportarsi da cittadini responsabili. Anche per non rendere vano il sacrificio di quelli che rispettano i divieti.
La comunità tanguera internazionale, composta da persone che sono portatrici sanissime del “virus da tango dipendenza”, è in evidente crisi da astinenza (io per prima!) NON potendo ballare adesso e per chissà quando, fino a fine emergenza.
RIPETIAMO INSIEME: NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE.
Il mantra che dovrebbe sgorgare dalla nostra coscienza civile, dovrebbe essere un altro: ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE.
La differenza è evidente: obbligo a fronte di scelta consapevole e matura.
Quasi tutte le scuole e molti privati organizzatori, ordinanza o meno, hanno chiuso i battenti, sospendendo lezioni, milonghe, eventi i cui costi sono già stati parzialmente anticipati, rispondendo a un’emergenza che – ricordiamolo!- ha carattere GLOBALE, evitando responsabilmente di contribuire al contagio che porta ricadute, non solo sulla salute pubblica ma anche sull’economia – già provata, della nostra nazione.
Ben comprendo il danno economico, specie di coloro che con il tango ci vivono, ma, temo, non ci siano altre possibilità (forse predisporre lezioni e video da inviare ai propri studenti, così da portare avanti una sorta di didattica a distanza? almeno per il momento?).
A tutti gli altri, a quelli come me, che ballano PER LORO PIACERE, SMETTETELA DI LAMENTARVI E COMPORTATEVI COME SI DEVE, ASTENENDOVI DALLE DANZE!!!!
Leggo su FB di un sacco di eventi “carbonari”, tanto per dire che a noi non succede che tanto sono fatalista che si tratta solo di influenza.
Siete degli sciagurati irresponsabili e immaturi. Provate a riempire la vostra vita con altre attività consentite e sappiate aspettare, non è questo il momento storico per comportarsi da sciocchi.
AMEN.
Pimpra
LEGGETE QUESTO ARTICOLO ESTREMAMENTE INTERESSANTE SULL’ARGOMENTO QUI IN INGLESE.
TRADUZIONE IN ITALIANO A CURA DI VERONICA ANNA FEDERICA e SHEILA KATOUZIAN:
La pandemia globale è ancora in corso. Notiziari, media, specialmente i social, sono pieni di post, opinioni ed articoli, di diversa utilità per il lettore. La confusione e la paura sono le reazioni maggiormente osservabili, insieme all’incertezza sul da farsi, su cosa aspettarsi, e soprattutto sul cosa capiterà.
Questo articolo non tenta di aggiungere altri fatti in merito al coronavirus, come la R0, tassi di mortalità, numero dei casi rilavati. Questo viene lasciato ad altre sedi.
Se ne parla abbastanza altrove, e non ancora con abbastanza fatti e verità. Andate sulle fonti ufficiali (OMS), e non (solo) sui social media. Se volete leggere qualcosa di utile su FB, guardate i post di Marvin Hansen
Avviso Questo articolo vuole evidenziare l’impatto del coronavirus sulla comunità tanguera, oltre a proporre e discutere sulle opzioni per il futuro, dopo che tutti saremo tornati ad una (nuova) normalità. Prima del coronavirus
Breve storia
Il Tango viene ballato sempre più in un abbraccio chiuso
La comunità globale del tango è strettamente connessa e i ballerini arrivano da ogni dove
Ogni fine settimana hanno luogo diversi eventi internazionali, che radunano persone di differenti nazionalità, insieme, per un intenso scambio.
Ma: negli scorsi anni, ho visto, specialmente negli eventi internazionali, ballerini essere presenti, impegnati e tra loro interagenti in abbraccio stretto, nonostante alcuni di loro fossero malati.
Solitamente si trattava di un normale raffreddore, o qualche altra malattia infettiva. E non vi è mai stata alcuna discussione in merito a questo. La reazione comune e tacitamente accettata era di empatia e supporto emotivo per il ballerino malato che avrebbe potuto perlomeno farsi qualche tanda. Andava bene essere malati e partecipare, ballando, ad eventi internazionali.
Entra: Coronavirus Storia parallela, estranea al tango: un uomo di 47 anni arriva in ospedale, positivo al coronavirus e con sintomatologia grave.
Viene messo in terapia intensiva, ed hanno inizio le indagini. Quattordici giorni prima del suo ricovero in ospedale aveva preso parte ad una festa di carnevale con 300 partecipanti in una piccola città tedesca.
Dopo l’inizio delle indagini, gli altri partecipanti furono visitati e 60 di loro risultarono positivi al test per il coronavirus, pur senza mostrare sintomi gravi o aver bisogno della terapia intensiva. Questo accadeva intorno al 28 febbraio 2020, e da allora sono stati identificati circa 150 partecipanti, dei 300 che avevano partecipato all’evento. Non sono riusciti ad individuare l’origine dell’infezione, il cosidetto paziente 0. Le autorità decisero perciò di mettere in quarantena per 14 giorni circa altre 1000 persone, che vivono nell’area interessata. La festa di carnevale aveva avuto luogo intorno al 14 febbraio, e i primi sintomi nei contagiati si sono manifestati intorno al 28 febbraio.
Le persone contagiate al carnevale hanno ulteriormente contagiato altre persone, in un’area più grande, e, oggi come oggi, i casi conosciuti sono più di 180 (tre volte tanto!). Si prevede di testare soltanto le persone che presentano dei sintomi, quindi probabilmente il numero delle persone asintomatiche è molto maggiore. La festa di carnevale è comparabile al Tango, con tre eccezioni:
Le persone non ballano in abbraccio chiuso, o non si abbracciano per 10 minuti con un estraneo
L’evento non dura tra giorni
I partecipanti non arrivano da tutt’Europa.
Avanti veloce: IL CORONAVIRUS NEL TANGO Ferrara: il primo caso documentato nel tango Un ballerino spagnolo ritorna da un Encuentro in Italia e viene testato per il coronavirus: positivo. Conseguenze: le autorità contattano tutti i partecipanti e prescrivono una quarantena di 14 giorni a casa. Il paziente 0 in questo caso: sconosciuto. Ho postato una domanda su FB per avere maggiori chiarimenti ed ho ricevuto risposta tramite messaggio privato: c’è anche qualche altro caso di ballerino positivo, proveniente da quell’evento. L’encuentro si è tenuto nel week end del 21 febbraio, e la notizia è stata pubblicata il 2 marzo.
Ed ancora: il calendario di TMD mostra 9 eventi nel week end del 21 febbraio, incluso l’Encuentro di Ferrara. Il week end successivo solo 5 eventi. Il prossimo week end: 5 eventi, tra cui La Tosca, che è stata posticipata proprio ieri (l’altri ieri, nota mia). Tutto questo fa intuire che: il virus è già presente tra i ballerini che viaggiano per tango, e si diffonde.
LA TOSCA: POSTICIPATA Mettiamo da parte, per un momento, le conseguenze dell’infezione, e focalizziamoci su quello che sarebbe potuto succedere a Signa, se la Tosca avesse avuto luogo come previsto:
I 400 ballerini da ogni parte d’Europa si sarebbero incontrati per un intero week end di tango, un sacco di abbracci, per almeno una tanda.
Il rischio di essere infettati diventa molto alto se si balla con un partner infettato. Molto più che a una festa di carnevale con 300 persone, dove ne sono state contagiate 60.
Ma prendiamo questi numeri e facciamo un calcolo per analogia: 400 ballerini, 80 contagiati. La diagnosi viene fatta probabilmente dopo 14 giorni. Per ognuna di queste persone malate si possono ipotizzare circa 150 contatti di primo grado, prima della diagnosi. E questo senza calcolare un secondo o terzo grado di contatto. Vorrebbe dire mettere più di 1000 persone in quarantena per 14 giorni.
Nella città tedesca dell’esempio, era stato facile: la maggior parte dei partecipanti viveva nella città, quindi il contagio era stato più facilmente contenibile.
Nel caso del tango, molte persone arrivano da diverse città. Quindi, per la Tosca, con 400 ballerini, si presume arrivino da almeno 150 diverse città.
Non voglio continuare con i calcoli. Non perché i numeri siano troppo alti e demotivanti, ma perché è troppo complicato a causa della diffusione internazionale. Un giornale belga ha fatto un’analogia con l’influenza “normale” di ogni anno, ed è arrivato alla conclusione di 850000 persone contagiate e 50000 decessi. Quindi, già solo per questo aspetto, è stata una buona idea posticipare l’evento. Onore alle ragazze che hanno preso questa difficile decisione.
RESPONSABILITA’
E’ molto sexy al giorno d’oggi essere un organizzatore. Creare un bell’evento per i tuoi amici. Chiunque può farlo e molti lo fanno, basta guardare l’esplosione di eventi negli ultimi anni.
Organizzare un evento è un lavoro duro, e il lavoro durante l’evento è la cosa più facile da vedersi. Serve un numero infinito di ore per organizzare, negoziare, fare marketing, tessere relazioni, correre dietro ai leader…
La maggior parte degli eventi portano a nessun guadagno, o un guadagno minimo. Ci sono i contratti con le location ed il catering. I DJ devono essere ingaggiati e vanno organizzati i viaggi. E questo è solo per cerare l’evento. Poi ci sono i partecipanti, che sostengono spese di viaggio, prenotazioni di hotel e altre spese.
Una maratona di tango che costa 130 euro, comporta che facilmente per ogni persona si spendano circa 300 euro in tutto. Quindi un evento come La Tosca con 400 partecipanti muove denaro tra 50k (solo costo dell’ingresso) e 100k euro (spese di viaggio aggiuntive da parte dei partecipanti). E molti di questi soldi non sono rimborsabili.
Posso dirvi questo: gli organizzatori che se ne rendono conto, sentono quel denaro e pressione sulle loro spalle. Il solo pensiero che l’evento non piaccia ai partecipanti è già negativo, ma pensare alla cancellazione: è catastrofico. E poi i partecipanti potrebbero persino pensare a chiedere rimborsi agli organizzatori poiché i biglietti aerei e gli alloggi a buon prezzo spesso non sono rimborsabili. E poi: gli organizzatori hanno contratti, obblighi, per lo più non rimborsabili.
Quindi: come organizzatore, sei praticamente fottuto in questa situazione. Dal punto di vista medico e sotto le aspettative della società ti senti obbligato a cancellare l’evento. Come ballerino, organizzatore e amante del tango, non vuoi nemmeno pensare a deludere i tuoi ospiti.
E: chi lo sa, forse nessuno verrà contagiato? Non può andare sempre tutto male, giusto?
È una decisione difficile, soprattutto perché quella decisione non è solo tua. Come organizzatore, non sei tu che resti a casa e che forse non riavrai i soldi già spesi per ballare. In questo caso, prendi una decisione che riguarda molte persone. Ad ogni modo, allo stato attuale tutti sono già confusi nel tentativo di capire cosa faranno se l’evento non viene cancellato: parteciperanno? E poi ci sono tutti i media, la famiglia, la società che ci dicono qual è la cosa giusta da fare. Ma si tratta solo di alcune belle tande, e sicuramente i ballerini malati rimarranno a casa, comunque.
Non pensiamo nemmeno all’aspetto della responsabilità. Cosa succede se qualcuno viene contagiato in quell’evento e muore? Chi è il responsabile? Chi sarà incolpato? E se anche legalmente non ci fosse colpa, gli organizzatori e i partecipanti saranno in grado di conviverci e gestirla?
ORA
TANGO, CORONA E BUENOS AIRES
Ad oggi: casi di coronavirus sono stati riscontrati in tutta Europa, anche se si tratta magari di un caso solo. Non conosciamo i numeri reali, perché i casi riportati si riferiscono solo a chi è stato sottoposto al test, non ai numeri reali.
I casi al di fuori della Cina stanno aumentando esponenzialmente. In Germania i casi raddoppiano ogni 3 giorni, il che significa: 2 in 3 giorni, 4 in 6 giorni e 8 in 9 giorni. Il periodo di incubazione è comunemente indicato in 14 giorni, ma sono stati segnalati casi con un’incubazione massima di 24 giorni.
Come organizzatore:
Dovresti comunicare con i tuoi ospiti.
Non aspettare che questa cosa sparisca da sola. I tuoi ospiti sono già preoccupati.
Dovresti valutare le opzioni e idealmente già essere in trattative con i tuoi fornitori e location per le diverse opzioni: rinviare l’evento sarebbe meglio.
Come ballerino
Decidi tu stesso in base alla tua situazione. In particolare, considera chi hai vicino, come la famiglia, i parenti e le potenziali conseguenze.
Sii consapevole della valutazione della situazione del tuo ministero degli esteri e del tuo datore di lavoro.
Comunica con i tuoi compagni di viaggio e con gli organizzatori.
Sii comprensivo verso qualsiasi decisione venga presa e comunicata dagli organizzatori.
FUTURO
Dopo il coronavirus/prima del coronavirus/altro-virus Mentre questa pandemia in via di sviluppo fa il suo corso, è tempo che parliamo di responsabilità, opzioni e azioni. Non ho risposte, quindi ecco alcune idee:
ORGANIZZATORI
Stipula un’assicurazione!
Abbi un piano B
Abbi cura dei tuoi partecipanti: i bagni: devono essere puliti regolarmente; offri disinfettanti per le mani; sapone; asciugamani di carta usa e getta.
Cibo: preparate e servite cibo con i guanti; fate attenzione ai capelli quando si serve cibo… controlla i regolamenti per la somministrazione di cibi
Offri rimborsi ai partecipanti che decidono di rimanere a casa perché sono malati.
Sii consapevole delle esigenze di salute dei tuoi partecipanti.
Hai ospiti con più di 60 anni o incinte? Sono a rischio più elevato.
BALLERINI
Non partecipare agli eventi quando sei malato. Non importa quanti amici ci sono e quanto hai bisogno di ballare. Infetterai gli altri.
Sii responsabile di te stesso e di coloro che ami ( la famiglia, i bambini, i nonni, …)
Lavati le mani regolarmente e per almeno 20 secondi!
Prenditi cura del tuo sistema immunitario. Mangia sano. Bevi abbastanza. Prendi le vitamine. Dormi abbastanza.
Certe epidemie ti sorprendono così, tra il lusco e il brusco, un giorno a caso mentre guardi il TG e ti avvisano che, in un luogo tanto lontano da casa tua, è in atto una virulenta epidemia.
D’istinto mi dispiaccio per le persone coinvolte ma, non mi agito, non mi faccio prendere dal panico.
Poi però il virus scorrazza a briglie sciolte per il pianeta e ti ritrovi casa infestata come quel paese tanto lontano che ne è stata la fonte.
Continuo a restare serena anche se i mass media italiani fanno i peggio disastri (e come potrebbe essere diverso, considerato il nostro “spirito di popolo”?) provocando un panico irrazionale in troppe persone.
Resto calma ma cerco di riflettere e di informarmi.
Ho un’età e uno stato di salute che mi espongono a un rischio davvero lieve, alla peggio prenderei un’influenza, ma il problema non è questo, non è la MIA salute, è la salute degli altri, che potrei – anche inconsapevolmente – contagiare e, per effetto domino, il collasso a cui possono venire esposti i servizi sanitari di emergenza, le terapie intensive che non sono strutturate per simili emergenze.
La MIA influenza, non è il vero problema. E’ che posso contribuire, come untore (anche asintomatico) alla diffusione esponenziale del virus.
Sono una ballerina di tango, questo è il periodo in cui vengono organizzati eventi di tango che sono nel mio cuore.
Che fare quindi? Andarci, tanto per me il rischio è pressoché nullo o fermarsi a riflettere, pensando, per una volta, alle conseguenze su un sistema più grande?
Non è affatto facile prendere questa decisione, perché ballare è un’esigenza spirituale oltre che fisica.
Assisto a molti dibattiti in proposito, le fazioni si dividono sostanzialmente tra gli “allarmisti” e i “negazionisti”.
Credo non sia giusto giudicare le scelte di nessuno.
Siamo cittadini di un paese e, per una volta, siamo chiamati a dare una risposta – sicuramente – personale, a un’emergenza pubblica.
La mia prima volta a Berlino indossando tutta la curiosità di cui sono capace.
I tedeschi, manco a dirlo, sono una garanzia: di organizzazione, di precisione e, mi è sembrato, di rispetto delle regole del vivere in comune.
Un esempio? Il pagamento del titolo di viaggio è lasciato alla responsabilità civile del fruitore.
La metropolitana non ha le barriere d’ingresso, si sale e si va. Controlli a campione non ne ho visti. La stessa situazione in Italia? 90% della popolazione senza titolo di viaggio.
Non so quale magia ci sia nell’aria ma mai mi sarebbe venuta in mente l’idea di viaggiare a scrocco.
Berlino ha il fascino della modernità architettonica più spinta, insieme alla volontà di mantenere viva la memoria del suo passato più recente. Attraversare i luoghi della storia lascia un segno profondo.
Nei tre giorni della mia visita, non so se ho incrociato un solo tedesco DOC, così come non ho mangiato cucina tipica made in Germany. La città offre proposte gastronomiche di tutte le etnie possibili, mentre la cucina locale è diventata quasi marginale tanto che si fatica a trovarla. Altro discorso per lo street food che a Berlino è una religione con un’offerta di degustazione capace di accontentare tutti i palati con proposte di buona qualità.
A livello urbanistico si viene letteralmente rapiti dal fraseggio degli edifici: ristrutturazioni che fanno da contralto moderno a edifici più antichi, dialoghi architettonici assolutamente geniali, sperimentalismo, eppure tutto condito da un estremo rigore e da un senso immutato di grandezza quasi marziale.
A fare da contralto allo skyline della città, la pulizia urbana, il rispetto per l’ambiente, le scelte in linea con l’ecologia, piste ciclabili ovunque, l’invasione di monopattini elettrici a nolo, così come di biciclette.
Berlino è una città decisamente a misura d’uomo e di turista, questa la sensazione che mi ha lasciato.
Non sono riuscita a fare una foto decente perché le cose belle stavano tutte per aria e con i mezzi fotografici a mia disposizione era impresa impossibile.
I miei luoghi:
SONY CENTER (arch. Helmut Jahn), Potsdamer Platz: architettura che strabilia, emoziona. Godetevi un pausa seduti in uno dei numerosi caffè della piazza centrale coperta da un tetto di vetro e tenda, l’effetto è straordinario, così come il rifrangersi della luce sul vetro che ricopre le facciate dei palazzi che la circondano. Museo del cinema e mille altre stuzzicanti proposte in questo interessantissimo sito.
HOLOCAUST MANHMAL (arch. Peter Eisenmann): ingresso libero. 2711 stele di cemento grigio, larghe uguali ma di altezze diverse occupano uno spazio grande quanto un campo di calcio sorgono su un terreno in discesa. L’installazione si visita percorrendone i corridoi simili a un labirinto. Garantisco che, dopo un po’, l’effetto di disorientamento, la claustrofobia vi prendono, donando profonda emozione. Possibilmente non andateci in orario di punta. Possibilmente…
TOPOGRAFIA DEL TERRORE: mostra permanente, ingresso libero, disseziona la struttura del potere della Germania nazista. Foto e documenti d’epoca che vale la pena di vedere per non dimenticare quello che è stato. Molto toccante.
QUARTIERE DI “KOTTI” (stazione U-bahn di Kottbusser Tor detta Kotti) per deliziarvi a trovare il vostro ristorantino preferito, prima di darvi alla pazza gioia in uno dei bar che troverete sul vostro tragitto. Suggerisco Roses se siete incuriositi da una Berlino alternativa.
MERCATINI DELLE PULCI: alla domenica il Trodelmarkt Arkonaplatz, piccolino si trova in una grande piazza circondata da alberi e da caffè, atmosfera deliziosa. A seguire si procede per il Flohmarkt in Mauerpark molto più grande con una interessante proposta di street food dove rifocillarvi per bene.
FRAU TONIS PARFUM: non ho resistito alla seduzione di mixare un profumo personalizzato, riordinabile anche on line.
RAUSCH CIOCCOLATERIA: sicuramente in città ne troverete tante altre, questa mi ha letteralmente rapito per l’ottimo dolce che ci ho mangiato. Si acquista anche on line.
Trascorrere a Berlino un weekend, specie se non si conosce la città, è un tempo sicuramente troppo risicato per apprezzarla come merita.
Che ve lo dico a fare, dovrò sicuramente tornarci!
Per tutti lasciare il nido la prima volta è un momento solenne, importante, spaventoso anche. Però, prima o poi, bisogna farlo.
Per i neofiti tangueros/as accade lo stesso: la prima uscita di ballo al di fuori delle pareti protettive della scuola. Un momento importante nella vita danzereccia di chiunque.
Da vecchia giaguara della pista, voglio dire qualcosa ai pulcini che si apprestano alla loro prima esperienza affinché possa essere una gioia per loro e non un fastidio per gli altri.
IL MIO PICCOLO BREVIARIO DELLA “PRIMA VOLTA”
L’ATTEGGIAMENTO MENTALE: gioioso/rilassato. Il secondo sarà difficile da mantenere perché, specie gli uomini, sentiranno pesare forte l’ansia da prestazione, ma voi tutti provateci
L’ANSIA: l’ansia da prestazione si controlla: a. ascoltando la musica PRIMA di muovere i passi b. ascoltando la ballerina, prendendosi il tempo per stabilire la connessione nell’abbraccio c. si va nella ronda interna, quella più lenta dove non arrecare fastidio a chi si muove con una dinamica più fluida
EDUCAZIONE: rispettate le pause degli altri, non correte travolgendo chi trovate sulla vostra strada, se dovesse accadere un contatto indesiderato SCUSATEVI anche se credete che la colpa non sia la vostra.
LA RONDA: la milonga non è una giungla, non è una gincana dove sgommare con i pneumatici, non dovete arrivare primi da nessuna parte. La milonga è un organo che vive, respira, pulsa, non dovete creare disturbo a nessuno.
LA BALLERINA: Non si usa la ballerina per provare passi. Se ballate o non ballate con la partner del vostro corso, in milonga, NESSUNO E’ PROFESSORE. Se lei sbaglia, probabilmente avete marcato male, oppure lei ha semplicemente sbagliato. Non si giudica l’errore, non si danno consigli su come fare un’azione, non si esprime a voce l’intento di quel passo. NO! Né da principianti, né MAI! Questo punto dovete ficcarvelo bene in testa! TUTTI, uomini e donne.
IL BALLERINO: NON è un palo da lap dance. Signore, anche se avete speso centinaia di euro in lezioni di tecnica femminile, adornos compresi, guai a voi se scambiate il vostro partner di ballo come appoggio da usare per i vostri giochetti. NO! L’intento è di ballare INSIEME, di trovare un’armoniosa comunicazione, di fluire.
RISPETTO PER GLI ALTRI: quindi mantenete la ronda, evitate gambe all’aria in movimenti allucinanti che potrebbero atterrare malamente su piedi o corpi di coloro che avete intorno. Il tango si arricchisce di giochi dopo tantissimo studio, dopo tantissimi km passati a ballare, dopo tantissimo tempo. Siete principianti, alle prime armi, non siete in grado di gestire il vostro corpo/il tempo della musica/la marca che ricevete per inoltrarvi in un terreno minato
SORRIDETE: si va in milonga per godere di un tempo gioioso e piacevole, per conoscere persone, per chiacchierare. La milonga è il luogo della distensione, dell’amicizia. Non dovete performare, non dovete dimostrare nulla a nessuno, solo stare bene, in felicità.
POSATE UNO SGUARDO AMOREVOLE SULLE COPPIE CHE DANZANO: come guardiamo gli altri, condiziona la nostra vita. Se cerchiamo il bello e il buono in ciò che abbiamo davanti, lo troviamo sempre. In milonga si osserva il tango delle altre coppie, GODENDO di ciò che vediamo, NON criticandone gli elementi tecnici e/o peggio i ballerini. NO! Il bordo pista deve essere uno sguardo comunitario e amorevole su tutti. Ripeto, nessuno deve fare una gara di “bravura, capacità tecnica, musicalità, figaggine” siamo in milonga per stare bene, per ballare, per scambiare sensazioni/emozioni/suggestioni.
TIRARSELA: eliminate questo verbo dal vocabolario (è utile anche per la vita fuori dalla milonga). Nessuno è superiore a un altro, anche se sapete di essere i migliori del vostro corso o della vostra scuola. Avrete un universo di ballerini/e migliori di voi. E’ un fatto. Perciò, mantenete un basso profilo e siate aperti agli altri, in termini di socialità danzereccia che significa: iniziate da subito a BALLARE CON TUTTI! Con i belli con i bravi e con i brutti! Si impara e si evolve e si migliora solo DALLO SCAMBIO. Inutile che vi incaponite nella ricerca della tanda con il ballerino/a di grande esperienza, schifando i vostri simili. Tornate sulla terra e sporcatevi le scarpe. Solo così, forse, un giorno, sarete ballerini/e di qualità!
LA MIRADA: in milonga dimenticate di avere le mani o la voce. Per invitare si usano gli occhi. Se i vostri Maestri non l’hanno ancora fatto, chiedete loro di spiegarvelo
Sicuramente, avrei ancora tanto altro da aggiungere, ma tanto. Mi sono limitata a questi piccoli suggerimenti che, se messi in pratica, credo possano iniziare alla vita della milonga, ballerini/e garbati e piacevoli. Il resto poi viene da solo. Si spera!
Fastidio, piacere di attaccare briga, sfanculamento beato alle convenzioni, “minni futtu” come se piovesse.
“Fai la brava Pimpra!”.
Tutto ciò detto e premesso, ho le scatole arcipiene di questo “black Friday” di noialtri, ho gli armadi della pazienza stracolmi di questo scimmiottare gli americani nelle loro tradizioni.
MI AVETE ROTTO.
Pochi di noi conoscono le ragioni storiche del “venerdì nero” che chiamarlo così nella nostra lingua ci si accappona la pelle. Checcifrega, sappiamo solo che ci sono gli sconti.
Mi chiedo: dove abbiamo nascosto la creatività tutta italiana che, per favorir l’economia e i consumi, non siamo capaci di inventarci una nostra, originale e vivida supercazzola?
Per gli americani si tratta di un episodio su base storica, leggete qui, che è diventato un evento di consumo entrato nella tradizione di popolo. Ma per noi? Non rappresenta nulla.
Halloween è già incamerato nei costumi, adesso aspetto che pure il Thanksgiving, per la cronaca precede di un giorno il black Friday, diventi una nostra festa popolare.
Siamo noiosi, copioni e stiamo diluendo quelle straordinarie caratteristiche creative che ci hanno sempre reso un paese unico al mondo.
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