DIARIO DI UNA QUARANTENA

Da quanto leggo e vedo in giro sui canali social, ognuno di noi sta sfruttando questa occasione, purtroppo decisamente tragica, per mettere in discussione se stesso, le proprie priorità indossando un modo nuovo di stare al mondo.

Mi sembra un movimento di coscienze estremamente interessante, quando non addirittura necessario.

Le giornate che nella nostra vita di prima ci sembravano sempre troppo corte, adesso che siamo chiusi in casa, paiono non finire mai e, ciò che è peggio, scorrono tutte uguali, scandite dai bollettini di guerra del virus.

Un microbo di pochi micron di spessore capace di ribaltare le vite dell’intero pianeta, se non avesse risvolti tragici di sofferenza e dolore, farebbe quasi ridere.

Ieri vi raccontavo che la quarantena mi sta portando a più assennati costumi, il primo è che non butto via i soldi dalla finestra in shopping compulsivo ma non è finita qui.

Dopo le prime due settimane di choc mi sto riprendendo alla grandissima. Chi di voi ha mai smesso di fumare sa che dopo un certo tempo, quello necessario al corpo per “riparare” i danni del fumo, tornano sapori perduti, odori, il respiro diventa più profondo, come se tutto il corpo riprendesse a fiorire. Trasponendo la metafora del fumatore, a me sta accadendo lo stesso.

Sono stata dipendente dal cibo, prima rifiutandolo, poi assumendone in quantità smodata, sono dipendente dal consumo di gommose e morbide di liquirizia, pure l’alcol, in un periodo molto doloroso della mia vita, ha bagnato le troppe lacrime che sgorgavano da me.

Il tempo cura, ma non sempre.

Poi, improvvisamente ti ritrovi in quarantena e… “Oh mio dio come farò con le mie bestiacce, con i demoni che mi accompagnano?” Questa è stata la mia prima paura, non quella di ammalarmi.

Il tempo passa e la forza dell’adattamento ha fatto il suo. Con mia enorme soddisfazione ricevo un altro grande insegnamento.

Le debolezze che ero certa di avere tatuate nel DNA non erano vere.

In questi giorni lenti, a tratti estremamente noiosi, ho trovato il punto di equilibrio, la tranquillità di fluire dentro e fuori i pensieri, belli o brutti fossero, con naturalezza, senza fretta di eliminarli. Così come arrivavano, passavano senza lasciare traccia di sé, specie dei loro effetti collaterali.

Oggi posso tranquillamente aprire la mia busta di Golia e masticarne un po’, senza finire la confezione. Mai mi è venuto il desiderio di sciacquare la preoccupazione, la frustrazione con un aperitivo. Semplicemente “sto”.

La pausa ha anche questo da insegnarci a trovare un punto di incontro tra il fuori e il dentro.

Quindi, mi diverto a cucinare. Ovviamente sono una pessima cuoca. Ad ogni clamoroso insuccesso invece di arrabbiarmi (la mia me di prima), la prendo con ironia e ci rido su.

Diciamocelo questa vita ha più senso. La sfida sarà portarla nel mondo “di fuori” senza farle perdere colore e consistenza.

VI ABBRACCIO.

Pimpra

In foto una mia creazione culinaria. Adesso potete ridere a crepapelle, siete autorizzati

DIARIO DI UNA QUARANTENA

Siamo alla terza settimana, credo, o poco più, e comincio, mio malgrado, ad abituarmi. A pensarci bene, l’essere umano è ben progettato, questa capacità manifesta di adattarsi ci rende abbastanza impermeabili alle difficoltà. Quindi: mi adatto.

Siamo giunti a fine mese. Passando la vita chiusa in casa, mi sono imposta di provvedere unicamente a: igiene personale, cura della pelle, immancabile riga sugli occhi, una passata giornaliera di lip gloss.

Punto. Nessun altro cedimento all’effimero richiamo della vanità, non perché non vorrei caderci, quanto perché non posso farlo.

In questo nuovo modo di trascorrere le giornate ho già notato come moltissime delle mie abitudini pre-epidemia siano cambiate.

La prima, quella sicuramente molto positiva è che NON SPENDO.

A parte quelle 4 o 5 spese alimentari deliranti che ho fatto a inizio clausura, causa il profondo malumore provato che si è riversato poi sul quantitativo di generi ripetutamente riposti nel carrello, una volta a regime (ricordo che è scientificamente provato che servono 3 settimane per far propria un’abitudine), ho imparato a vivere di quello che ho.

Gli economisti all’ascolto si staranno strappando i capelli che proprio adesso in clima di crisi mondiale, in realtà bisognerebbe spendere e rilanciare i consumi, invece a me è scattato il comportamento inverso, virtuoso direi.

Di sicuro, nelle millemila ore che spendo davanti al pc, sono messa sotto assedio – e lo capisco!- da tutte le aziende che cercano disperatamente di fronteggiare la crisi, buttandosi sull’e-commerce, eppure niente, non mi faccio tentare.

Le giornate trascorse in tuta è come se avessero appoggiato il saio della rinuncia al frenetico desiderio di spendere. Abiti, scarpe, borse, accessori, profumi, belletti, creme cremine oggi, marzo 2020 di coronavirus, hanno perso tutta la loro seduzione su di me.

I primi giorni dicevo a me stessa “Evviva la tecnologia, compro tutto on line, non cambia quasi nulla”, poi, con il passare dei giorni, è come se fosse avvenuto improvviso il risveglio del Maestro interiore a dirmi “Che te ne fai di una borsa nuova? Di un paio di scarpe, di un abito che tanto ti tocca restare a casa?”

Le prime volte ho distolto il pensiero, mettendo nelle varie wishlist i desideri del mio shopping compulsivo, poi, poco a poco, ho cancellato tutti gli articoli ben consapevole che non avevo bisogno di nulla di tutto ciò.

Se mi chiedessero oggi cosa vorrei veramente comprare, risponderei senza esitazione: la mia libertà. Quella di poter uscire a godermi su Molo Audace questa violenta e giocosa bora, i mercatini primaverili di fiori, una passeggiata in riva al mare con mia madre, una cena con gli amici, una milonga…

Questa epocale batosta a qualcosa e a qualcuno servirà. Romperà gli occhiali di tutto ciò che è troppo sterile, della vanità esponenziale di cui ci siamo ammantati, del narcisismo fine a se stesso.

E chissà che le librerie/caffè non torneranno ad aprire i loro battenti, perché sarà bello leggere in compagnia, scambiare parole e pensieri guardandoci negli occhi consapevoli che una delle ricchezze più preziose sta ben incastonata nelle “piccole cose”.

VI ABBRACCIO

Pimpra

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CURA A 7. NOTE

Siamo in clausura forzata ed è molto difficile. La libertà, oggi più che mai, ha un valore primario percepito nella vita di ognuno.

Uscire, muoversi, semplicemente, respirare.

Dobbiamo, credo per la prima volta nella nostra storia moderna, diventare una cosa sola pure rimanendo fedeli ai propri singoli confini individuali.

Confini che oggi sono più stringenti che mai, giorno dopo giorno, le pareti di casa ci stringono sempre più. Abbiamo bisogno d’aria, di cielo, di montagne, di mare e di foreste.

La sola via di fuga praticabile è quella di un viaggio ad occhi chiusi, un volo dell’immaginazione nei luoghi a noi più cari, con le persone più care.

Sono abituata da sempre a viaggiare così, da sempre. Crescendo però ho dovuto – erroneamente – abbandonare il mio mondo onirico perché, colà originavano fantasie e aspettative, sempre positive, luminose, eteree che, al mio risveglio, mi facevano precipitare a faccia in giù nella polverosa e dura realtà. Così ho cercato il più possibile di non viaggiare con la mente, riuscendoci, indurendomi, perdendo la patina di rosa che colorava il paesaggio.

Poi arriva quest’anno così strano, pauroso, inquietante, drammatico. La mente razionale, a questo punto, mi aiuta solo a sopravvivere nella realtà della giornata, evitandomi comportamenti sconsiderati, per la salute mia e della mia comunità. E poi? Cosa resta?

Nulla ci accade per caso, nemmeno quando Sky arte (ottimo nutrimento emotivo in questi giorni bui) propone uno speciale su due giovanissimi violoncellisti che, oltre alla musica seria, utilizzano i loro archi suonando le canzonette della massa.

Ecco che le loro note sono entrate dalla porta principale lambendo tutta me, risvegliando quel motto dell’animo che mi portava lontano, sciogliendo la crosta dura della “resistenza alla realtà” che è utile, certo, ma come una corazza, va tolta quando si è al sicuro.

Il carburante del viaggio di questi tempi di spazi ristretti, di solitudini, di vuoto e di troppo pieno, di incertezza e disagio, per me è la musica.

Se avete voglia di contribuire alle mie partenze nel mondo bello dei sogni – da sveglia – proponete la vostra musica, aggiungendola nei commenti a questo post.

Grazie.

Pimpra

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LA POETICA DELLA PANDEMIA

E’ una cosa che ho dentro, un senso di malinconia che mi riempie, una magica connessione con tutta me stessa.

Sto vivendo la prima pandemia della mia esistenza e sono un’adulta consenziente. Guai se tutto questo mi fosse accaduto anche solo 10 anni fa, non avrei retto alle emozioni, ne sono sicura, facendomi prendere da un panico irrazionale.

Oggi non è così, sono connessa, in tutti i sensi e con tutti i sensi, a quanto accade eppure, salvo piccoli momenti di scivolata, resto glaciale e fredda. Il mio modo di affrontare le prove più difficili. Mi congelo, da sempre.

La malinconia che mi parte dal ventre e sale fino alla testa, uscendo dagli occhi, nello sguardo che poso sul mondo. Il mio piccolo mondo, la città in cui vivo, resa deserta dall’ordinanza di contenimento, si mostra, in realtà, in tutta la sua bellezza che, oggi, ha una sfumatura quasi decadente.

Vibro forte e mi emoziono ad incrociare le persone con la mascherina, molto spesso indossata in modo inesperto. Inutile dire che questi strumenti di precauzione sono esauriti, presi d’assalto da tutte quelle e quei piccoli me di 10 anni addietro. Tutti coloro che fanno le scorte per se stessi, dimenticando che pandemia “pan- tutto; demos- popolo, in greco antico” non è cosa che li riguardi in esclusiva.

Non siamo fratelli e sorelle sotto lo stesso cielo e si evince dalla corsa al saccheggio dei beni primari che spariscono dai supermercati come fossimo in guerra.

Siamo in guerra, con il nemico invisibile ma, soprattutto, in guerra con l’irrazionale di noi stessi, con i mostri mai vinti che si sono rialzati più forti che mai.

Rientro in ufficio con due buste della spesa, così da non dovermi recare tra i pazzi che fanno le scorte contro la carestia. Ho già imparato che ci sono ore più propizie, dove le persone non si vedono, e le ore di punta. Ho già imparato, si chiama resilienza e adattamento.

La malinconia mi tiene compagnia anche adesso, mentre scrivo queste parole, nel mio ufficio semi deserto, accarezzata dalla luce primaverile che filtra dalle persiane già abbassate.

Una malinconia tiepida, come l’aria che si respira fuori e che sarebbe bene filtrare, ma io no, non sono tra coloro che ci hanno pensato da tempo, non ho fatto la corsa per proteggere me, non ci ho pensato, immaginando che, comunque, la priorità l’avessero i più deboli…

Quanta malinconia in questa solitudine, ma quanto calore sgorga. Sento nascere, anzi, risvegliarsi il mio guerriero, nomen omen, che mi dice “Sei nata per combattere, è questo quanto ti sei data per questa vita”. La battaglia più difficile, per me che sono una donna, è vincere le paure.

La malinconia riscalda anche quelle e me le serve come una tisana tiepida da sorseggiare prima di dormire.

La poetica della pandemia è anche questa.

Pimpra

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LEGGERE IL POST ASCOLTANDO QUESTA MUSICA

PANTONE 021C

Il colore di oggi.

Tutta la penisola dentro un codice arancione perché comprendere tutta l’Italia in zona rossa è troppo inquietante.

L’arancione è il colore solare per eccellenza “è simbolo di armonia interiore, di creatività artistica e sessuale, di fiducia in sé stessi e negli altri. (…). L’Arancione, simboleggia la comprensione, la saggezza, l’equilibrio e l’ambizione.” (cit. da qui )

Siamo tutti in quarantena forzata e non ci piace per niente. Sebbene la mente razionale sia perfettamente consapevole (si fa per dire) della necessità di queste restrizioni, credo che ognuno di noi abbia patito un motto emotivo di ribellione. Io per prima.

Ho immaginato i prossimi giorni, chiusa nel mio piccolo appartamento, limitata nella libertà di uscire e, per un attimo, ho sperimentato una sensazione di smarrimento e di solitudine. Per fortuna durati un attimo.

La città comincia finalmente a svuotarsi e, i volti che si incontrano per strada, non portano la radiosa luce della primavera, come dovrebbe essere in questo momento dell’anno.

Arancione è il colore di oggi.

Più guardo il pantone più gorgoglia dentro di me quella vibrazione positiva che mi fa pensare che, pure reclusa a casa, posso trovare mille e una attività da svolgere, sport compreso.

Natura, leggete questa bellissima riflessione di Francesca Morelli qui, ci obbliga a cambiare molti punti di vista sulla vita e sui modi in cui la conduciamo, a partire da noi stessi.

Ecco perché l’arancione di una crisi si trasforma in un momento di creazione e di cambiamento positivo.

Per non perdere il focus che si sta mettendo a fuoco dinnanzi allo sguardo, sto compilando una lista di cose da fare, pensare, leggere, creare, modificare, immaginare, eliminare… che saranno la mia compagnia in questo periodo.

Speriamo che ci serva, a stare sani e a riflettere. Ne abbiamo davvero molto bisogno.

Pimpra

PS Caro Fabio B. questo è il TUO pantone, goditelo come merita! 🙂

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PANTONE 1837

Sono stanca, davvero molto stanca di questa tensione continua che, come una folata improvvisa di vento, è entrata nella nostra vita.

Ho provato a combattere contro il menefreghismo della gente, contro la tentazione di sminuire il problema, contro il desiderio di ribellione alle nuove regole, ovviamente invano. Ognuno di noi decide di vivere l’emergenza a modo suo, con il senso civico di cui dispone.

Ho consumato le parole che avevo a disposizione.

Cerco uno spazio di silenzio che non riesco a trovare, ovunque mi giri lo spettro virale è davanti allo sguardo.

La mia scelta – responsabile – l’ho fatta ma non basta.

Mai come oggi, circondata da notizie poco felici, vorrei perdere lo sguardo in un colore.

Andiamo avanti.

Pimpra

L’INVISIBILE VS L’IMMAGINARIO

Da quando stiamo vivendo l’emergenza sanitaria, assisto e leggo di comportamenti che definire sconsiderati è un eufemismo.

Dalla prima ondata dei folli corsi a svuotare i supermercati temendo chissà quale carestia, probabilmente gli stessi folli sopravvissuti – per ora- al contagio, sentendosi oramai invincibili, rinnegano, con il loro comportamento insensato, l’esistenza del problema.

Questa schizofrenia collettiva che, da un lato, spinge ad informarsi, leggendo e ascoltando tutto quello che viene comunicato relativamente all’epidemia, commentando, dando la propria versione del livello di gravità, dall’altro vede nascere una grande comunità di “supereroi” di quelli che a loro non li riguarda, è tutta una bufala ed altre coglionerie del genere.

Non ribadisco l’ovvio: bisogna contenere il contagio, penso piuttosto a quella leva emotiva che spinge troppa popolazione a comportamenti scorretti.

Mi sono data questa spiegazione: empirica, non basata su alcun dato scientifico, solo su una riflessione personale.

Fatichiamo a credere all’esistenza di ciò che non possiamo vedere con gli occhi, non al microscopio.

Facciamo fatica a fare un atto di fede alla scienza accettando l’esistenza del virus e a comportarci di conseguenza.

Accettare l’esistenza di Covid 19 è come fare un atto di fede all’esistenza di dio.

Mi rendo conto che si tratta di una similitudine estrema ma, da qualche parte, credo ci sia un fondo di verità, altrimenti continuo a non capire.

Vero che siamo ignoranti, fancazzisti, individualisti, superficiali ma se da più parti con chiarezza ti spiegano che una cosa invisibile può fare tantissimo male a te e agli altri, perché rinnegare l’evidenza scientifica?

Un popolo di agnostici della scienza. Incredibile. Crediamo ai cartomanti ma non ai virologi, pazzesco.

Dovremmo trovare il modo di catturare il credo di quelli che, vuoi per consuetudine, abitudine familiare/sociale, sono “fedeli”.

Mi riferisco ai credenti di tutte le religioni mondiali, perché se hanno fatto atto di fede una volta, sarebbe davvero opportuno ampliassero il loro “Ci credo” anche a questa emergenza.

Ma forse sono totalmente fuori pista e le ragioni del dissenso sono altre.

Mi resta forte la convinzione che, se non vedo e non tocco, non ci credo. In fondo viviamo a tempo di social, di vita vissuta su video, a colpi di immagini, esiste solo quello che può essere visivamente condiviso.

Chissà se il virus fosse un pulviscolo color fucsia, grande come micro scaglie di forfora che si appoggiano ai vestiti, chissà se, in queste condizioni, la nostra risposta collettiva sarebbe “CI CREDO! LO VEDO!” o, inventeremmo un’altra teoria del complotto globale… Chissà, l’essere umano, quando non deve, sa essere molto fantasioso…

Pimpra

DALLA CRISI ALL’OPPORTUNITÀ

I guru del successo personale ne hanno fatto il loro mantra:

TRASFORMA LA CRISI IN UNA OPPORTUNITÀ

Più facile da dire che da fare, è la prima obiezione che mi è sempre salita alla mente quando – e quanto spesso! – ho vissuto le mie crisi. La prima istintiva reazione è sempre stata quella di sentirmi il Calimero della situazione, come se una sfiga appiccicosa come la pece si fosse attaccata alle mie vesti e non volesse lasciarmi.

Fortunatamente ci ho lavorato su parecchio e adesso, il più delle volte, riesco a scorgere quella piccola finestra che mi mette dinnanzi agli occhi un panorama diverso, dove riesco a vedere quasi sempre un piccolo fiore, la famosa “opportunità”.

Come recitava quella barzelletta: “Italiani, siamo nella merda! Ma di buono c’è che ce n’è per tutti!”, in questo periodo direi che siamo messi piuttosto male.

Sicuramente alcuni stanno messi malissimo e non penso alla loro salute, ma al lavoro a rischio a causa dell’emergenza.

Poi ieri sera, come per magia, mi compare il video in diretta di una coppia di maestri argentini di tango che, per ovviare al blocco delle loro attività, hanno condiviso una lezione in diretta FB.

Oltre ad ammirare la generosità nell’offrire una lezione di tecnica a gratis, ho apprezzato l’ingegno di usare un mezzo alla portata di tutti per diffonderla.

I vantaggi per loro? Evidenti.

Si sono fatti conoscere da un pubblico più ampio, nuovo, in crisi di astinenza da tango. Alla riapertura della vita sociale di noi tutti, sono certa che questa mossa porterà loro nuovi allievi e saranno chiamati a fare lezione in luoghi dove non erano ancora andati. Possiamo pertanto affermare che hanno fatto un investimento a medio (speriamo) lungo termine.

Questo esempio è la chiara evidenza di come si possa trovare l’opportunità nella crisi.

Un altro gruppo su FB a pura connotazione tango che organizza un suo ricorrente evento, non potendolo attualmente organizzare che fa? Propone ai suoi follower di scambiarsi ricette di cucina. Non possiamo ballare? Troviamo un modo per scambiarci qualcosa, creativamente.

Cosa porterà? Innanzitutto FIDELIZZA i propri iscritti, crea gruppo, crea condivisione alleggerendo lo spirito di questi difficili momenti.

Questi esempi pur molto “lievi” rispetto alla gravità di molte situazioni economico/lavorative italiane, possono comunque ispirarci e motivarci a cercare soluzioni alternative, a scovare le nostre opportunità.

Sono sicura che qualcosa ci verrà in mente per aiutarci a scollinare questo momento ed arrivare al “dopo crisi” senza esserci rotti proprio tutte le ossa.

CE LA SI PUÒ FARE!

Pimpra

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TANGO AI TEMPI DI CORONAVIRUS: FORSE NON CI SIAMO CAPITI.

Non è proprio nelle mie corde essere allarmista o, peggio, ansiosa relativamente alle malattie, ma, in questo caso particolare di epidemia, bisogna ribadire concetti che sembrano così evidenti ma che tali non sono.

Tutti, quotidianamente, ad ogni telegiornale, siamo invitati/esortati/consigliati ad agire comportamenti atti ad evitare che il contagio dilaghi incontrollato, con le conseguenze del caso.

E’ un momento difficile per ognuno di noi, per gli abitanti delle zone rosse pure peggio quindi, è assolutamente necessario comportarsi da cittadini responsabili. Anche per non rendere vano il sacrificio di quelli che rispettano i divieti.

La comunità tanguera internazionale, composta da persone che sono portatrici sanissime del “virus da tango dipendenza”, è in evidente crisi da astinenza (io per prima!) NON potendo ballare adesso e per chissà quando, fino a fine emergenza.

RIPETIAMO INSIEME: NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE.

Il mantra che dovrebbe sgorgare dalla nostra coscienza civile, dovrebbe essere un altro: ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE.

La differenza è evidente: obbligo a fronte di scelta consapevole e matura.

Quasi tutte le scuole e molti privati organizzatori, ordinanza o meno, hanno chiuso i battenti, sospendendo lezioni, milonghe, eventi i cui costi sono già stati parzialmente anticipati, rispondendo a un’emergenza che – ricordiamolo!- ha carattere GLOBALE, evitando responsabilmente di contribuire al contagio che porta ricadute, non solo sulla salute pubblica ma anche sull’economia – già provata, della nostra nazione.

Ben comprendo il danno economico, specie di coloro che con il tango ci vivono, ma, temo, non ci siano altre possibilità (forse predisporre lezioni e video da inviare ai propri studenti, così da portare avanti una sorta di didattica a distanza? almeno per il momento?).

A tutti gli altri, a quelli come me, che ballano PER LORO PIACERE, SMETTETELA DI LAMENTARVI E COMPORTATEVI COME SI DEVE, ASTENENDOVI DALLE DANZE!!!!

Leggo su FB di un sacco di eventi “carbonari”, tanto per dire che a noi non succede che tanto sono fatalista che si tratta solo di influenza.

Siete degli sciagurati irresponsabili e immaturi. Provate a riempire la vostra vita con altre attività consentite e sappiate aspettare, non è questo il momento storico per comportarsi da sciocchi.

AMEN.

Pimpra

LEGGETE QUESTO ARTICOLO ESTREMAMENTE INTERESSANTE SULL’ARGOMENTO QUI IN INGLESE.

TITOLO ORIGINALE:

Tango during/after #coronavirus crisis

3 March 2020 by Daniel de Kay

TRADUZIONE IN ITALIANO A CURA DI VERONICA ANNA FEDERICA e SHEILA KATOUZIAN:

La pandemia globale è ancora in corso. Notiziari, media, specialmente i social, sono pieni di post, opinioni ed articoli, di diversa utilità per il lettore. La confusione e la paura sono le reazioni maggiormente osservabili, insieme all’incertezza sul da farsi, su cosa aspettarsi, e soprattutto sul cosa capiterà.

Questo articolo non tenta di aggiungere altri fatti in merito al coronavirus, come la R0, tassi di mortalità, numero dei casi rilavati. Questo viene lasciato ad altre sedi.

Se ne parla abbastanza altrove, e non ancora con abbastanza fatti e verità. Andate sulle fonti ufficiali (OMS), e non (solo) sui social media. Se volete leggere qualcosa di utile su FB, guardate i post di Marvin Hansen

Avviso
Questo articolo vuole evidenziare l’impatto del coronavirus sulla comunità tanguera, oltre a proporre e discutere sulle opzioni per il futuro, dopo che tutti saremo tornati ad una (nuova) normalità.
Prima del coronavirus

Breve storia

Il Tango viene ballato sempre più in un abbraccio chiuso

La comunità globale del tango è strettamente connessa e i ballerini arrivano da ogni dove

Ogni fine settimana hanno luogo diversi eventi internazionali, che radunano persone di differenti nazionalità, insieme, per un intenso scambio.

Ma: negli scorsi anni, ho visto, specialmente negli eventi internazionali, ballerini essere presenti, impegnati e tra loro interagenti in abbraccio stretto, nonostante alcuni di loro fossero malati.

Solitamente si trattava di un normale raffreddore, o qualche altra malattia infettiva. E non vi è mai stata alcuna discussione in merito a questo. La reazione comune e tacitamente accettata era di empatia e supporto emotivo per il ballerino malato che avrebbe potuto perlomeno farsi qualche tanda.
Andava bene essere malati e partecipare, ballando, ad eventi internazionali.

Entra: Coronavirus
Storia parallela, estranea al tango: un uomo di 47 anni arriva in ospedale, positivo al coronavirus e con sintomatologia grave.

Viene messo in terapia intensiva, ed hanno inizio le indagini. Quattordici giorni prima del suo ricovero in ospedale aveva preso parte ad una festa di carnevale con 300 partecipanti in una piccola città tedesca.

Dopo l’inizio delle indagini, gli altri partecipanti furono visitati e 60 di loro risultarono positivi al test per il coronavirus, pur senza mostrare sintomi gravi o aver bisogno della terapia intensiva.
Questo accadeva intorno al 28 febbraio 2020, e da allora sono stati identificati circa 150 partecipanti, dei 300 che avevano partecipato all’evento. Non sono riusciti ad individuare l’origine dell’infezione, il cosidetto paziente 0.
Le autorità decisero perciò di mettere in quarantena per 14 giorni circa altre 1000 persone, che vivono nell’area interessata.
La festa di carnevale aveva avuto luogo intorno al 14 febbraio, e i primi sintomi nei contagiati si sono manifestati intorno al 28 febbraio.

Le persone contagiate al carnevale hanno ulteriormente contagiato altre persone, in un’area più grande, e, oggi come oggi, i casi conosciuti sono più di 180 (tre volte tanto!). Si prevede di testare soltanto le persone che presentano dei sintomi, quindi probabilmente il numero delle persone asintomatiche è molto maggiore.
La festa di carnevale è comparabile al Tango, con tre eccezioni:

  • Le persone non ballano in abbraccio chiuso, o non si abbracciano per 10 minuti con un estraneo
  • L’evento non dura tra giorni
  • I partecipanti non arrivano da tutt’Europa.
  • Avanti veloce: IL CORONAVIRUS NEL TANGO
    Ferrara: il primo caso documentato nel tango
    Un ballerino spagnolo ritorna da un Encuentro in Italia e viene testato per il coronavirus: positivo.
    Conseguenze: le autorità contattano tutti i partecipanti e prescrivono una quarantena di 14 giorni a casa. Il paziente 0 in questo caso: sconosciuto.
    Ho postato una domanda su FB per avere maggiori chiarimenti ed ho ricevuto risposta tramite messaggio privato: c’è anche qualche altro caso di ballerino positivo, proveniente da quell’evento.
    L’encuentro si è tenuto nel week end del 21 febbraio, e la notizia è stata pubblicata il 2 marzo.

    Ed ancora: il calendario di TMD mostra 9 eventi nel week end del 21 febbraio, incluso l’Encuentro di Ferrara. Il week end successivo solo 5 eventi. Il prossimo week end: 5 eventi, tra cui La Tosca, che è stata posticipata proprio ieri (l’altri ieri, nota mia).
    Tutto questo fa intuire che: il virus è già presente tra i ballerini che viaggiano per tango, e si diffonde.

    LA TOSCA: POSTICIPATA
    Mettiamo da parte, per un momento, le conseguenze dell’infezione, e focalizziamoci su quello che sarebbe potuto succedere a Signa, se la Tosca avesse avuto luogo come previsto:
  • I 400 ballerini da ogni parte d’Europa si sarebbero incontrati per un intero week end di tango, un sacco di abbracci, per almeno una tanda.
  • Il rischio di essere infettati diventa molto alto se si balla con un partner infettato. Molto più che a una festa di carnevale con 300 persone, dove ne sono state contagiate 60.
  • Ma prendiamo questi numeri e facciamo un calcolo per analogia: 400 ballerini, 80 contagiati. La diagnosi viene fatta probabilmente dopo 14 giorni. Per ognuna di queste persone malate si possono ipotizzare circa 150 contatti di primo grado, prima della diagnosi. E questo senza calcolare un secondo o terzo grado di contatto.
    Vorrebbe dire mettere più di 1000 persone in quarantena per 14 giorni.
  • Nella città tedesca dell’esempio, era stato facile: la maggior parte dei partecipanti viveva nella città, quindi il contagio era stato più facilmente contenibile.
  • Nel caso del tango, molte persone arrivano da diverse città. Quindi, per la Tosca, con 400 ballerini, si presume arrivino da almeno 150 diverse città.

    Non voglio continuare con i calcoli. Non perché i numeri siano troppo alti e demotivanti, ma perché è troppo complicato a causa della diffusione internazionale. Un giornale belga ha fatto un’analogia con l’influenza “normale” di ogni anno, ed è arrivato alla conclusione di 850000 persone contagiate e 50000 decessi.
    Quindi, già solo per questo aspetto, è stata una buona idea posticipare l’evento. Onore alle ragazze che hanno preso questa difficile decisione.

RESPONSABILITA’

E’ molto sexy al giorno d’oggi essere un organizzatore. Creare un bell’evento per i tuoi amici. Chiunque può farlo e molti lo fanno, basta guardare l’esplosione di eventi negli ultimi anni.

Organizzare un evento è un lavoro duro, e il lavoro durante l’evento è la cosa più facile da vedersi. Serve un numero infinito di ore per organizzare, negoziare, fare marketing, tessere relazioni, correre dietro ai leader…

La maggior parte degli eventi portano a nessun guadagno, o un guadagno minimo. Ci sono i contratti con le location ed il catering. I DJ devono essere ingaggiati e vanno organizzati i viaggi. E questo è solo per cerare l’evento. Poi ci sono i partecipanti, che sostengono spese di viaggio, prenotazioni di hotel e altre spese.

Una maratona di tango che costa 130 euro, comporta che facilmente per ogni persona si spendano circa 300 euro in tutto. Quindi un evento come La Tosca con 400 partecipanti muove denaro tra 50k (solo costo dell’ingresso) e 100k euro (spese di viaggio aggiuntive da parte dei partecipanti). E molti di questi soldi non sono rimborsabili.

Posso dirvi questo: gli organizzatori che se ne rendono conto, sentono quel denaro e pressione sulle loro spalle. Il solo pensiero che l’evento non piaccia ai partecipanti è già negativo, ma pensare alla cancellazione: è catastrofico.
E poi i partecipanti potrebbero persino pensare a chiedere rimborsi agli organizzatori poiché i biglietti aerei e gli alloggi a buon prezzo spesso non sono rimborsabili. E poi: gli organizzatori hanno contratti, obblighi, per lo più non rimborsabili.

Quindi: come organizzatore, sei praticamente fottuto in questa situazione. Dal punto di vista medico e sotto le aspettative della società ti senti obbligato a cancellare l’evento. Come ballerino, organizzatore e amante del tango, non vuoi nemmeno pensare a deludere i tuoi ospiti.

E: chi lo sa, forse nessuno verrà contagiato? Non può andare sempre tutto male, giusto?

È una decisione difficile, soprattutto perché quella decisione non è solo tua. Come organizzatore, non sei tu che resti a casa e che forse non riavrai i soldi già spesi per ballare. In questo caso, prendi una decisione che riguarda molte persone. Ad ogni modo, allo stato attuale tutti sono già confusi nel tentativo di capire cosa faranno se l’evento non viene cancellato: parteciperanno? E poi ci sono tutti i media, la famiglia, la società che ci dicono qual è la cosa giusta da fare. Ma si tratta solo di alcune belle tande, e sicuramente i ballerini malati rimarranno a casa, comunque.

Non pensiamo nemmeno all’aspetto della responsabilità. Cosa succede se qualcuno viene contagiato in quell’evento e muore? Chi è il responsabile? Chi sarà incolpato? E se anche legalmente non ci fosse colpa, gli organizzatori e i partecipanti saranno in grado di conviverci e gestirla?

ORA

TANGO, CORONA E BUENOS AIRES

Ad oggi: casi di coronavirus sono stati riscontrati in tutta Europa, anche se si tratta magari di un caso solo. Non conosciamo i numeri reali, perché i casi riportati si riferiscono solo a chi è stato sottoposto al test, non ai numeri reali.

I casi al di fuori della Cina stanno aumentando esponenzialmente. In Germania i casi raddoppiano ogni 3 giorni, il che significa: 2 in 3 giorni, 4 in 6 giorni e 8 in 9 giorni. Il periodo di incubazione è comunemente indicato in 14 giorni, ma sono stati segnalati casi con un’incubazione massima di 24 giorni.

Come organizzatore:

  • Dovresti comunicare con i tuoi ospiti.
  • Non aspettare che questa cosa sparisca da sola. I tuoi ospiti sono già preoccupati.
  • Dovresti valutare le opzioni e idealmente già essere in trattative con i tuoi fornitori e location per le diverse opzioni: rinviare l’evento sarebbe meglio.

Come ballerino

  • Decidi tu stesso in base alla tua situazione. In particolare, considera chi hai vicino, come la famiglia, i parenti e le potenziali conseguenze.
  • Sii consapevole della valutazione della situazione del tuo ministero degli esteri e del tuo datore di lavoro.
  • Comunica con i tuoi compagni di viaggio e con gli organizzatori.
  • Sii comprensivo verso qualsiasi decisione venga presa e comunicata dagli organizzatori.

FUTURO

Dopo il coronavirus/prima del coronavirus/altro-virus
Mentre questa pandemia in via di sviluppo fa il suo corso, è tempo che parliamo di responsabilità, opzioni e azioni.
Non ho risposte, quindi ecco alcune idee:

ORGANIZZATORI

  • Stipula un’assicurazione!
  • Abbi un piano B
  • Abbi cura dei tuoi partecipanti: i bagni: devono essere puliti regolarmente; offri disinfettanti per le mani; sapone; asciugamani di carta usa e getta.
  • Cibo: preparate e servite cibo con i guanti; fate attenzione ai capelli quando si serve cibo… controlla i regolamenti per la somministrazione di cibi
  • Offri rimborsi ai partecipanti che decidono di rimanere a casa perché sono malati.
  • Sii consapevole delle esigenze di salute dei tuoi partecipanti.
  • Hai ospiti con più di 60 anni o incinte? Sono a rischio più elevato.

BALLERINI

  • Non partecipare agli eventi quando sei malato. Non importa quanti amici ci sono e quanto hai bisogno di ballare. Infetterai gli altri.
  • Sii responsabile di te stesso e di coloro che ami ( la famiglia, i bambini, i nonni, …)
  • Lavati le mani regolarmente e per almeno 20 secondi!
  • Prenditi cura del tuo sistema immunitario. Mangia sano. Bevi abbastanza. Prendi le vitamine. Dormi abbastanza.

IMAGE CREDIT DA QUI

IL TANGO AI TEMPI DI CORONAVIRUS

Certe epidemie ti sorprendono così, tra il lusco e il brusco, un giorno a caso mentre guardi il TG e ti avvisano che, in un luogo tanto lontano da casa tua, è in atto una virulenta epidemia.

D’istinto mi dispiaccio per le persone coinvolte ma, non mi agito, non mi faccio prendere dal panico.

Poi però il virus scorrazza a briglie sciolte per il pianeta e ti ritrovi casa infestata come quel paese tanto lontano che ne è stata la fonte.

Continuo a restare serena anche se i mass media italiani fanno i peggio disastri (e come potrebbe essere diverso, considerato il nostro “spirito di popolo”?) provocando un panico irrazionale in troppe persone.

Resto calma ma cerco di riflettere e di informarmi.

Ho un’età e uno stato di salute che mi espongono a un rischio davvero lieve, alla peggio prenderei un’influenza, ma il problema non è questo, non è la MIA salute, è la salute degli altri, che potrei – anche inconsapevolmente – contagiare e, per effetto domino, il collasso a cui possono venire esposti i servizi sanitari di emergenza, le terapie intensive che non sono strutturate per simili emergenze.

La MIA influenza, non è il vero problema. E’ che posso contribuire, come untore (anche asintomatico) alla diffusione esponenziale del virus.

Sono una ballerina di tango, questo è il periodo in cui vengono organizzati eventi di tango che sono nel mio cuore.

Che fare quindi? Andarci, tanto per me il rischio è pressoché nullo o fermarsi a riflettere, pensando, per una volta, alle conseguenze su un sistema più grande?

Non è affatto facile prendere questa decisione, perché ballare è un’esigenza spirituale oltre che fisica.

Assisto a molti dibattiti in proposito, le fazioni si dividono sostanzialmente tra gli “allarmisti” e i “negazionisti”.

Credo non sia giusto giudicare le scelte di nessuno.

Siamo cittadini di un paese e, per una volta, siamo chiamati a dare una risposta – sicuramente – personale, a un’emergenza pubblica.

Io la mia scelta l’ho fatta.

Pimpra

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