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Ormai ho perso il conto dei giorni, stare a casa ovatta il senso del tempo. Mi accorgo dello scandire delle giornate osservando il piumaggio di foglie del carpino che domina il giardino. E’ lui che funge da calendario.
Come molti di noi, lavoro da casa e, se possibile, sono più iperconnessa di prima. Nel carosello di pixel che fiammeggiano quotidianamente dinnazi ai miei occhi, sto notando un grande cambiamento “adattativo” riservato a noi, i “droGatti” tangueros.
Molti professionisti (e non) si sono affacciati alle piattaforme virtuali per continuare a mantenere vivo il rapporto con i loro allievi e, perché no, non perdere completamente la fonte del loro reddito.
Una delle piattaforme che vanno per la maggiore è Zoom, ma sicuramente ve ne sono altre di validissime.
Personalmente non mi sono ancora mai iscritta a uno di questi webinair, ma conto di farlo prima o poi. So di molti amici che seguono lezioni di ogni tipo in modalità on line, da quelle più tipicamente “intellettuali”, i classici corsi di formazione per capirci, a vere e proprie lezioni che implicano il corpo.
Ecco che mi chiedo come cambierà il mondo tanguero, anche alla luce di queste possibilità offerte dalla tecnologia moderna.
Facendo un salto nel passato, ripenso ai miei esordi a metà del 2000, ricordo perfettamente come molti tangueros dell’epoca facevano indigestione di video di esibizioni per carpire i movimenti dei professionisti. Poi si presentavano in pista e usavano l’inconsapevole ballerina/o quale strumento di verifica dei loro progressi. Inutile dire che per il 90% di loro gli effetti erano nefasti.
Ma torniamo ad oggi, come cambia, se cambia, la didattica on line? Il fatto che io veda il mio maestro effettuare dei movimenti, spiegarmeli, mi permette comunque di apprendere? Il maestro, via etere, ha la possibilità di osservare i movimenti degli allievi e di offrire le sue correzioni?
Oppure le lezioni on line poggiano piuttosto sulla condivisione con l’aula di esercizi che vengono dettagliatamente spiegati alla classe che poi, in autonomia, li riproduce?
Si possono fare domande? I maestri interagiscono o il rapporto è “one to many“?
Non nascondo che questa possibilità di apprendimento, non solo mi incuriosisce, ma mi pare un’ottima ancora di salvataggio sia per i professionisti, gravemente privati della possibilità di lavorare, sia per gli allievi che si sentono mancare i loro punti di riferimento.
Ancora, come si può rendere questo strumento il più efficace possibile, in modo che, una volta l’emergenza risolta (accadrà prima o poi!), non ci si ritrovi in pista completamente a digiuno dei movimenti, con tutti i nostri punti deboli in esaltazione?
La domanda è rivolta sia ai maestri che avranno il piacere di rispondere, sia agli allievi che hanno esperienza del metodo.
Ad ogni buon conto e a prescindere da tutto, apprezzo la voglia di trovare soluzioni, di reagire a una situazione drammatica, all’arte di arrangiarsi che, messe insieme, ci faranno rialzare la testa e riprendere le nostre vite.
Ho cercato in tutti i modi di distogliere la mente dall’amato tango confinandolo nel silenzio di questo tempo di epidemia.
Silenzio di abbracci e di socialità di pelle, vivo e vibrante in modalità virtuale, anche se non è la stessa cosa.
Dopo uno stop così prolungato ci riaffacceremo al nostro bel mondo in modo diverso, cambiati nel corpo e nello spirito.
Forse il corpo sarà facile da riportare a regime, riprendendo i movimenti a lungo rimasti addormentati. Come molti, anche io ho cercato di tenermi in esercizio, inserendo nella mia routine di allenamento standard anche degli esercizi utili a mantenere certe flessuosità.
Ma ballare è altro, studiare in coppia è altro, immergersi completamente è altro.
Si fa come si può e quanto si riesce, l’arte di arrangiarsi.
L’aspetto post epidemia che più mi interessa indagare è come saremo noi, la comunità di danzatori che si incontra di nuovo.
La comunità tanguera ha salutato amici che hanno perso la vita contro il virus, altri che- fortunatamente- ne sono usciti. Sono tutte ferite che lasciano un segno profondo.
Penso a me, a quanto vengo presa da una sorda malinconia nonappena le note di un tango qualsiasi lambiscono le mie orecchie, fa quasi male sentirle, di quel dolore ancestrale del distacco, come un amato da cui ci si separa senza volerlo.
Penso alla fiducia, all’abbraccio che verrà, se sarà scevro di paura, e sarò capace di abbandonarmi come prima.
Immagino ci saranno nuove regole da seguire e che l’autorizzazione di riaprire le milonghe tarderà ad arrivare.
Di sicuro tutto questo servirà a non dare per scontate tante cose, credo che la prima milonga in cui rimetterò piede avrà la sacralità di un momento specialissimo, di quelli da ricordare.
Saremo gli stessi tangueros di prima? Torneremo più vergini nei pensieri? Avremo più desiderio e questo sarà rivolto alla conoscenza e all’apertura verso l’altro?
Spero di sì.
Mi auguro che lo stop forzato a cui siamo stati costretti ci renda migliori mentre poseremo uno sguardo gentile su chi avremo davanti, indossando l’abito della festa felici di ritrovarci ancora.
Non è proprio nelle mie corde essere allarmista o, peggio, ansiosa relativamente alle malattie, ma, in questo caso particolare di epidemia, bisogna ribadire concetti che sembrano così evidenti ma che tali non sono.
Tutti, quotidianamente, ad ogni telegiornale, siamo invitati/esortati/consigliati ad agire comportamenti atti ad evitare che il contagio dilaghi incontrollato, con le conseguenze del caso.
E’ un momento difficile per ognuno di noi, per gli abitanti delle zone rosse pure peggio quindi, è assolutamente necessario comportarsi da cittadini responsabili. Anche per non rendere vano il sacrificio di quelli che rispettano i divieti.
La comunità tanguera internazionale, composta da persone che sono portatrici sanissime del “virus da tango dipendenza”, è in evidente crisi da astinenza (io per prima!) NON potendo ballare adesso e per chissà quando, fino a fine emergenza.
RIPETIAMO INSIEME: NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE.
Il mantra che dovrebbe sgorgare dalla nostra coscienza civile, dovrebbe essere un altro: ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE.
La differenza è evidente: obbligo a fronte di scelta consapevole e matura.
Quasi tutte le scuole e molti privati organizzatori, ordinanza o meno, hanno chiuso i battenti, sospendendo lezioni, milonghe, eventi i cui costi sono già stati parzialmente anticipati, rispondendo a un’emergenza che – ricordiamolo!- ha carattere GLOBALE, evitando responsabilmente di contribuire al contagio che porta ricadute, non solo sulla salute pubblica ma anche sull’economia – già provata, della nostra nazione.
Ben comprendo il danno economico, specie di coloro che con il tango ci vivono, ma, temo, non ci siano altre possibilità (forse predisporre lezioni e video da inviare ai propri studenti, così da portare avanti una sorta di didattica a distanza? almeno per il momento?).
A tutti gli altri, a quelli come me, che ballano PER LORO PIACERE, SMETTETELA DI LAMENTARVI E COMPORTATEVI COME SI DEVE, ASTENENDOVI DALLE DANZE!!!!
Leggo su FB di un sacco di eventi “carbonari”, tanto per dire che a noi non succede che tanto sono fatalista che si tratta solo di influenza.
Siete degli sciagurati irresponsabili e immaturi. Provate a riempire la vostra vita con altre attività consentite e sappiate aspettare, non è questo il momento storico per comportarsi da sciocchi.
AMEN.
Pimpra
LEGGETE QUESTO ARTICOLO ESTREMAMENTE INTERESSANTE SULL’ARGOMENTO QUI IN INGLESE.
TRADUZIONE IN ITALIANO A CURA DI VERONICA ANNA FEDERICA e SHEILA KATOUZIAN:
La pandemia globale è ancora in corso. Notiziari, media, specialmente i social, sono pieni di post, opinioni ed articoli, di diversa utilità per il lettore. La confusione e la paura sono le reazioni maggiormente osservabili, insieme all’incertezza sul da farsi, su cosa aspettarsi, e soprattutto sul cosa capiterà.
Questo articolo non tenta di aggiungere altri fatti in merito al coronavirus, come la R0, tassi di mortalità, numero dei casi rilavati. Questo viene lasciato ad altre sedi.
Se ne parla abbastanza altrove, e non ancora con abbastanza fatti e verità. Andate sulle fonti ufficiali (OMS), e non (solo) sui social media. Se volete leggere qualcosa di utile su FB, guardate i post di Marvin Hansen
Avviso Questo articolo vuole evidenziare l’impatto del coronavirus sulla comunità tanguera, oltre a proporre e discutere sulle opzioni per il futuro, dopo che tutti saremo tornati ad una (nuova) normalità. Prima del coronavirus
Breve storia
Il Tango viene ballato sempre più in un abbraccio chiuso
La comunità globale del tango è strettamente connessa e i ballerini arrivano da ogni dove
Ogni fine settimana hanno luogo diversi eventi internazionali, che radunano persone di differenti nazionalità, insieme, per un intenso scambio.
Ma: negli scorsi anni, ho visto, specialmente negli eventi internazionali, ballerini essere presenti, impegnati e tra loro interagenti in abbraccio stretto, nonostante alcuni di loro fossero malati.
Solitamente si trattava di un normale raffreddore, o qualche altra malattia infettiva. E non vi è mai stata alcuna discussione in merito a questo. La reazione comune e tacitamente accettata era di empatia e supporto emotivo per il ballerino malato che avrebbe potuto perlomeno farsi qualche tanda. Andava bene essere malati e partecipare, ballando, ad eventi internazionali.
Entra: Coronavirus Storia parallela, estranea al tango: un uomo di 47 anni arriva in ospedale, positivo al coronavirus e con sintomatologia grave.
Viene messo in terapia intensiva, ed hanno inizio le indagini. Quattordici giorni prima del suo ricovero in ospedale aveva preso parte ad una festa di carnevale con 300 partecipanti in una piccola città tedesca.
Dopo l’inizio delle indagini, gli altri partecipanti furono visitati e 60 di loro risultarono positivi al test per il coronavirus, pur senza mostrare sintomi gravi o aver bisogno della terapia intensiva. Questo accadeva intorno al 28 febbraio 2020, e da allora sono stati identificati circa 150 partecipanti, dei 300 che avevano partecipato all’evento. Non sono riusciti ad individuare l’origine dell’infezione, il cosidetto paziente 0. Le autorità decisero perciò di mettere in quarantena per 14 giorni circa altre 1000 persone, che vivono nell’area interessata. La festa di carnevale aveva avuto luogo intorno al 14 febbraio, e i primi sintomi nei contagiati si sono manifestati intorno al 28 febbraio.
Le persone contagiate al carnevale hanno ulteriormente contagiato altre persone, in un’area più grande, e, oggi come oggi, i casi conosciuti sono più di 180 (tre volte tanto!). Si prevede di testare soltanto le persone che presentano dei sintomi, quindi probabilmente il numero delle persone asintomatiche è molto maggiore. La festa di carnevale è comparabile al Tango, con tre eccezioni:
Le persone non ballano in abbraccio chiuso, o non si abbracciano per 10 minuti con un estraneo
L’evento non dura tra giorni
I partecipanti non arrivano da tutt’Europa.
Avanti veloce: IL CORONAVIRUS NEL TANGO Ferrara: il primo caso documentato nel tango Un ballerino spagnolo ritorna da un Encuentro in Italia e viene testato per il coronavirus: positivo. Conseguenze: le autorità contattano tutti i partecipanti e prescrivono una quarantena di 14 giorni a casa. Il paziente 0 in questo caso: sconosciuto. Ho postato una domanda su FB per avere maggiori chiarimenti ed ho ricevuto risposta tramite messaggio privato: c’è anche qualche altro caso di ballerino positivo, proveniente da quell’evento. L’encuentro si è tenuto nel week end del 21 febbraio, e la notizia è stata pubblicata il 2 marzo.
Ed ancora: il calendario di TMD mostra 9 eventi nel week end del 21 febbraio, incluso l’Encuentro di Ferrara. Il week end successivo solo 5 eventi. Il prossimo week end: 5 eventi, tra cui La Tosca, che è stata posticipata proprio ieri (l’altri ieri, nota mia). Tutto questo fa intuire che: il virus è già presente tra i ballerini che viaggiano per tango, e si diffonde.
LA TOSCA: POSTICIPATA Mettiamo da parte, per un momento, le conseguenze dell’infezione, e focalizziamoci su quello che sarebbe potuto succedere a Signa, se la Tosca avesse avuto luogo come previsto:
I 400 ballerini da ogni parte d’Europa si sarebbero incontrati per un intero week end di tango, un sacco di abbracci, per almeno una tanda.
Il rischio di essere infettati diventa molto alto se si balla con un partner infettato. Molto più che a una festa di carnevale con 300 persone, dove ne sono state contagiate 60.
Ma prendiamo questi numeri e facciamo un calcolo per analogia: 400 ballerini, 80 contagiati. La diagnosi viene fatta probabilmente dopo 14 giorni. Per ognuna di queste persone malate si possono ipotizzare circa 150 contatti di primo grado, prima della diagnosi. E questo senza calcolare un secondo o terzo grado di contatto. Vorrebbe dire mettere più di 1000 persone in quarantena per 14 giorni.
Nella città tedesca dell’esempio, era stato facile: la maggior parte dei partecipanti viveva nella città, quindi il contagio era stato più facilmente contenibile.
Nel caso del tango, molte persone arrivano da diverse città. Quindi, per la Tosca, con 400 ballerini, si presume arrivino da almeno 150 diverse città.
Non voglio continuare con i calcoli. Non perché i numeri siano troppo alti e demotivanti, ma perché è troppo complicato a causa della diffusione internazionale. Un giornale belga ha fatto un’analogia con l’influenza “normale” di ogni anno, ed è arrivato alla conclusione di 850000 persone contagiate e 50000 decessi. Quindi, già solo per questo aspetto, è stata una buona idea posticipare l’evento. Onore alle ragazze che hanno preso questa difficile decisione.
RESPONSABILITA’
E’ molto sexy al giorno d’oggi essere un organizzatore. Creare un bell’evento per i tuoi amici. Chiunque può farlo e molti lo fanno, basta guardare l’esplosione di eventi negli ultimi anni.
Organizzare un evento è un lavoro duro, e il lavoro durante l’evento è la cosa più facile da vedersi. Serve un numero infinito di ore per organizzare, negoziare, fare marketing, tessere relazioni, correre dietro ai leader…
La maggior parte degli eventi portano a nessun guadagno, o un guadagno minimo. Ci sono i contratti con le location ed il catering. I DJ devono essere ingaggiati e vanno organizzati i viaggi. E questo è solo per cerare l’evento. Poi ci sono i partecipanti, che sostengono spese di viaggio, prenotazioni di hotel e altre spese.
Una maratona di tango che costa 130 euro, comporta che facilmente per ogni persona si spendano circa 300 euro in tutto. Quindi un evento come La Tosca con 400 partecipanti muove denaro tra 50k (solo costo dell’ingresso) e 100k euro (spese di viaggio aggiuntive da parte dei partecipanti). E molti di questi soldi non sono rimborsabili.
Posso dirvi questo: gli organizzatori che se ne rendono conto, sentono quel denaro e pressione sulle loro spalle. Il solo pensiero che l’evento non piaccia ai partecipanti è già negativo, ma pensare alla cancellazione: è catastrofico. E poi i partecipanti potrebbero persino pensare a chiedere rimborsi agli organizzatori poiché i biglietti aerei e gli alloggi a buon prezzo spesso non sono rimborsabili. E poi: gli organizzatori hanno contratti, obblighi, per lo più non rimborsabili.
Quindi: come organizzatore, sei praticamente fottuto in questa situazione. Dal punto di vista medico e sotto le aspettative della società ti senti obbligato a cancellare l’evento. Come ballerino, organizzatore e amante del tango, non vuoi nemmeno pensare a deludere i tuoi ospiti.
E: chi lo sa, forse nessuno verrà contagiato? Non può andare sempre tutto male, giusto?
È una decisione difficile, soprattutto perché quella decisione non è solo tua. Come organizzatore, non sei tu che resti a casa e che forse non riavrai i soldi già spesi per ballare. In questo caso, prendi una decisione che riguarda molte persone. Ad ogni modo, allo stato attuale tutti sono già confusi nel tentativo di capire cosa faranno se l’evento non viene cancellato: parteciperanno? E poi ci sono tutti i media, la famiglia, la società che ci dicono qual è la cosa giusta da fare. Ma si tratta solo di alcune belle tande, e sicuramente i ballerini malati rimarranno a casa, comunque.
Non pensiamo nemmeno all’aspetto della responsabilità. Cosa succede se qualcuno viene contagiato in quell’evento e muore? Chi è il responsabile? Chi sarà incolpato? E se anche legalmente non ci fosse colpa, gli organizzatori e i partecipanti saranno in grado di conviverci e gestirla?
ORA
TANGO, CORONA E BUENOS AIRES
Ad oggi: casi di coronavirus sono stati riscontrati in tutta Europa, anche se si tratta magari di un caso solo. Non conosciamo i numeri reali, perché i casi riportati si riferiscono solo a chi è stato sottoposto al test, non ai numeri reali.
I casi al di fuori della Cina stanno aumentando esponenzialmente. In Germania i casi raddoppiano ogni 3 giorni, il che significa: 2 in 3 giorni, 4 in 6 giorni e 8 in 9 giorni. Il periodo di incubazione è comunemente indicato in 14 giorni, ma sono stati segnalati casi con un’incubazione massima di 24 giorni.
Come organizzatore:
Dovresti comunicare con i tuoi ospiti.
Non aspettare che questa cosa sparisca da sola. I tuoi ospiti sono già preoccupati.
Dovresti valutare le opzioni e idealmente già essere in trattative con i tuoi fornitori e location per le diverse opzioni: rinviare l’evento sarebbe meglio.
Come ballerino
Decidi tu stesso in base alla tua situazione. In particolare, considera chi hai vicino, come la famiglia, i parenti e le potenziali conseguenze.
Sii consapevole della valutazione della situazione del tuo ministero degli esteri e del tuo datore di lavoro.
Comunica con i tuoi compagni di viaggio e con gli organizzatori.
Sii comprensivo verso qualsiasi decisione venga presa e comunicata dagli organizzatori.
FUTURO
Dopo il coronavirus/prima del coronavirus/altro-virus Mentre questa pandemia in via di sviluppo fa il suo corso, è tempo che parliamo di responsabilità, opzioni e azioni. Non ho risposte, quindi ecco alcune idee:
ORGANIZZATORI
Stipula un’assicurazione!
Abbi un piano B
Abbi cura dei tuoi partecipanti: i bagni: devono essere puliti regolarmente; offri disinfettanti per le mani; sapone; asciugamani di carta usa e getta.
Cibo: preparate e servite cibo con i guanti; fate attenzione ai capelli quando si serve cibo… controlla i regolamenti per la somministrazione di cibi
Offri rimborsi ai partecipanti che decidono di rimanere a casa perché sono malati.
Sii consapevole delle esigenze di salute dei tuoi partecipanti.
Hai ospiti con più di 60 anni o incinte? Sono a rischio più elevato.
BALLERINI
Non partecipare agli eventi quando sei malato. Non importa quanti amici ci sono e quanto hai bisogno di ballare. Infetterai gli altri.
Sii responsabile di te stesso e di coloro che ami ( la famiglia, i bambini, i nonni, …)
Lavati le mani regolarmente e per almeno 20 secondi!
Prenditi cura del tuo sistema immunitario. Mangia sano. Bevi abbastanza. Prendi le vitamine. Dormi abbastanza.
Certe epidemie ti sorprendono così, tra il lusco e il brusco, un giorno a caso mentre guardi il TG e ti avvisano che, in un luogo tanto lontano da casa tua, è in atto una virulenta epidemia.
D’istinto mi dispiaccio per le persone coinvolte ma, non mi agito, non mi faccio prendere dal panico.
Poi però il virus scorrazza a briglie sciolte per il pianeta e ti ritrovi casa infestata come quel paese tanto lontano che ne è stata la fonte.
Continuo a restare serena anche se i mass media italiani fanno i peggio disastri (e come potrebbe essere diverso, considerato il nostro “spirito di popolo”?) provocando un panico irrazionale in troppe persone.
Resto calma ma cerco di riflettere e di informarmi.
Ho un’età e uno stato di salute che mi espongono a un rischio davvero lieve, alla peggio prenderei un’influenza, ma il problema non è questo, non è la MIA salute, è la salute degli altri, che potrei – anche inconsapevolmente – contagiare e, per effetto domino, il collasso a cui possono venire esposti i servizi sanitari di emergenza, le terapie intensive che non sono strutturate per simili emergenze.
La MIA influenza, non è il vero problema. E’ che posso contribuire, come untore (anche asintomatico) alla diffusione esponenziale del virus.
Sono una ballerina di tango, questo è il periodo in cui vengono organizzati eventi di tango che sono nel mio cuore.
Che fare quindi? Andarci, tanto per me il rischio è pressoché nullo o fermarsi a riflettere, pensando, per una volta, alle conseguenze su un sistema più grande?
Non è affatto facile prendere questa decisione, perché ballare è un’esigenza spirituale oltre che fisica.
Assisto a molti dibattiti in proposito, le fazioni si dividono sostanzialmente tra gli “allarmisti” e i “negazionisti”.
Credo non sia giusto giudicare le scelte di nessuno.
Siamo cittadini di un paese e, per una volta, siamo chiamati a dare una risposta – sicuramente – personale, a un’emergenza pubblica.
Nella mia memoria, andare al corso di tango, è sempre stato un momento di gioia, l’occasione per una boccata di ossigeno dai fastidi della vita quotidiana.
Ricordo anche di aver fatto le peggio litigate con il mio partner di allora, quando, né lui né io, eravamo capaci di riprodurre i movimenti e ci accusavamo a vicenda.
Sono passati molti anni da quei primi esordi ma il piacere che mi regala la lezione, resta intatto.
Anche in questo periodo ne frequento una e sono ripartita da zero, dal corso principianti che, quando si è principianti assoluti, non si vede l’ora di superare, che invece si apprezza quando si ha molta storia di ballo sui piedi.
Ri-parto perché studio da uomo. Mai potei fare scelta migliore.
Osservando i miei compagnucci/e, mi rendo conto che quando si è proprio debuttanti, le lezioni di tango non si sanno “usare” al meglio.
Mi permetto quindi di dare qualche suggerimento a tutti gli Amici che hanno da pochissimo iniziato questo meraviglioso viaggio.
Come precedentemente scritto qui, c’è sempre una distinzione di atteggiamento tra chi frequenta il corso “al cazzeggio” e chi, invece, è seriamente desideroso di imparare.
Credo che i seguenti punti però, possano valere per entrambi:
LASCIA IL CERVELLO A CASA: ok scritto così è estremo ma l’idea è che la mente deve essere sgombra dai pensieri pesanti della giornata lavorativa/familiare/ecc. perché solo facendo spazio tra i pensieri, capirò quanto i Maestri mi insegnano
VIVI LA DIMENSIONE GIOCOSA del corso: questo non vuol dire prenderla sottogamba o senza metterci impegno, significa che, se predisponiamo il nostro animo nella modalità del gioco, tutte le difficoltà che incontreremo, sembreranno meno difficili.
IL PARTNER E’ IN DIFFICOLTÀ COME TE: le coppie nella vita, in particolare, devono prestare attenzione a questo punto. Il tango non diventi il campo di battaglia di tutti i conflitti. Quelli (il tango sicuramente li fa affiorare) risolveteli a casa, parlando. Ogni allievo/a affronta un indice di complessità notevole, specie da principiante assoluto, quando deve condividere con il partner i movimenti richiesti. Ricordatevi che CONDIVIDERE non è affatto banale.
FATE DOMANDE: anche se tutti intorno a voi riescono (almeno così vi sembra), non cadete nella frustrazione e… chiedete. Fatevi spiegare i motivi per cui vi siete incartati come singolo o come coppia. Chiedete e vi sarà dato.
ESERCITATEVI: provate i movimenti più che potete. Inizierete a “ballare” quando il corpo li riprodurrà senza che voi ci pensiate su. Ci vuole molta costanza, pazienza e umiltà.
NON ABBIATE FRETTA: è impensabile che possiate ballare a livello di chi ha molti ma molti più KM di voi nelle gambe. Non illudetevi di poter scimmiottare grossolanamente i passi che vi piacciono, le combinazioni che vedete interpretare dai tangueros più esperti. Ci vuole tempo, pazienza, e un quantitativo di esercizio che non finisce mai.
I FONDAMENTALI: ciò che i vostri Maestri scriveranno nella vostra mappa genetica di futuri ballerini, vi accompagnerà per tutta la “carriera”. Lasciateli lavorare, se dicono che non siete pronti per il corso successivo, ripetete quello principiante (magari vi offriranno un piccolo sconto). L’umiltà di affidarsi al giudizio di chi sa, vi mette al riparo da figure barbine che fanno – sempre – i/le presuntuosi, quelli che “si credono” arrivati ma che, in realtà, non sono mai partiti. Le BASI sono FONDAMENTALI. Costruitele bene e poi TUTTO verrà in modo fluido, naturale, piacevolissimo, divertente, fantastico.
Per tutti lasciare il nido la prima volta è un momento solenne, importante, spaventoso anche. Però, prima o poi, bisogna farlo.
Per i neofiti tangueros/as accade lo stesso: la prima uscita di ballo al di fuori delle pareti protettive della scuola. Un momento importante nella vita danzereccia di chiunque.
Da vecchia giaguara della pista, voglio dire qualcosa ai pulcini che si apprestano alla loro prima esperienza affinché possa essere una gioia per loro e non un fastidio per gli altri.
IL MIO PICCOLO BREVIARIO DELLA “PRIMA VOLTA”
L’ATTEGGIAMENTO MENTALE: gioioso/rilassato. Il secondo sarà difficile da mantenere perché, specie gli uomini, sentiranno pesare forte l’ansia da prestazione, ma voi tutti provateci
L’ANSIA: l’ansia da prestazione si controlla: a. ascoltando la musica PRIMA di muovere i passi b. ascoltando la ballerina, prendendosi il tempo per stabilire la connessione nell’abbraccio c. si va nella ronda interna, quella più lenta dove non arrecare fastidio a chi si muove con una dinamica più fluida
EDUCAZIONE: rispettate le pause degli altri, non correte travolgendo chi trovate sulla vostra strada, se dovesse accadere un contatto indesiderato SCUSATEVI anche se credete che la colpa non sia la vostra.
LA RONDA: la milonga non è una giungla, non è una gincana dove sgommare con i pneumatici, non dovete arrivare primi da nessuna parte. La milonga è un organo che vive, respira, pulsa, non dovete creare disturbo a nessuno.
LA BALLERINA: Non si usa la ballerina per provare passi. Se ballate o non ballate con la partner del vostro corso, in milonga, NESSUNO E’ PROFESSORE. Se lei sbaglia, probabilmente avete marcato male, oppure lei ha semplicemente sbagliato. Non si giudica l’errore, non si danno consigli su come fare un’azione, non si esprime a voce l’intento di quel passo. NO! Né da principianti, né MAI! Questo punto dovete ficcarvelo bene in testa! TUTTI, uomini e donne.
IL BALLERINO: NON è un palo da lap dance. Signore, anche se avete speso centinaia di euro in lezioni di tecnica femminile, adornos compresi, guai a voi se scambiate il vostro partner di ballo come appoggio da usare per i vostri giochetti. NO! L’intento è di ballare INSIEME, di trovare un’armoniosa comunicazione, di fluire.
RISPETTO PER GLI ALTRI: quindi mantenete la ronda, evitate gambe all’aria in movimenti allucinanti che potrebbero atterrare malamente su piedi o corpi di coloro che avete intorno. Il tango si arricchisce di giochi dopo tantissimo studio, dopo tantissimi km passati a ballare, dopo tantissimo tempo. Siete principianti, alle prime armi, non siete in grado di gestire il vostro corpo/il tempo della musica/la marca che ricevete per inoltrarvi in un terreno minato
SORRIDETE: si va in milonga per godere di un tempo gioioso e piacevole, per conoscere persone, per chiacchierare. La milonga è il luogo della distensione, dell’amicizia. Non dovete performare, non dovete dimostrare nulla a nessuno, solo stare bene, in felicità.
POSATE UNO SGUARDO AMOREVOLE SULLE COPPIE CHE DANZANO: come guardiamo gli altri, condiziona la nostra vita. Se cerchiamo il bello e il buono in ciò che abbiamo davanti, lo troviamo sempre. In milonga si osserva il tango delle altre coppie, GODENDO di ciò che vediamo, NON criticandone gli elementi tecnici e/o peggio i ballerini. NO! Il bordo pista deve essere uno sguardo comunitario e amorevole su tutti. Ripeto, nessuno deve fare una gara di “bravura, capacità tecnica, musicalità, figaggine” siamo in milonga per stare bene, per ballare, per scambiare sensazioni/emozioni/suggestioni.
TIRARSELA: eliminate questo verbo dal vocabolario (è utile anche per la vita fuori dalla milonga). Nessuno è superiore a un altro, anche se sapete di essere i migliori del vostro corso o della vostra scuola. Avrete un universo di ballerini/e migliori di voi. E’ un fatto. Perciò, mantenete un basso profilo e siate aperti agli altri, in termini di socialità danzereccia che significa: iniziate da subito a BALLARE CON TUTTI! Con i belli con i bravi e con i brutti! Si impara e si evolve e si migliora solo DALLO SCAMBIO. Inutile che vi incaponite nella ricerca della tanda con il ballerino/a di grande esperienza, schifando i vostri simili. Tornate sulla terra e sporcatevi le scarpe. Solo così, forse, un giorno, sarete ballerini/e di qualità!
LA MIRADA: in milonga dimenticate di avere le mani o la voce. Per invitare si usano gli occhi. Se i vostri Maestri non l’hanno ancora fatto, chiedete loro di spiegarvelo
Sicuramente, avrei ancora tanto altro da aggiungere, ma tanto. Mi sono limitata a questi piccoli suggerimenti che, se messi in pratica, credo possano iniziare alla vita della milonga, ballerini/e garbati e piacevoli. Il resto poi viene da solo. Si spera!
Lungi da me la volontà di ingannare i feticisti all’ascolto. Questo articolo tratta un aspetto, molto spesso trascurato o non tenuto in debita considerazione, specie dai neofiti.
Come espresso più volte i movimenti del tango argentino coinvolgono armoniosamente tutto il corpo. Se avete sentito parlare di grounding, sapete che l’energia, il movimento, la dinamica, la prendiamo dalla terra (il pavimento) per portarla in una spirale meravigliosa a fluire verso l’alto.
Stare a terra, “radicare” è estremamente importante e farlo bene non è così scontato.
Uno degli errori tipici che si fanno, specie all’inizio e specie le signore, è quello di farsi prendere dall’entusiasmo e dalla bellezza delle calzature da tango, dimenticando che, la scarpa da ballo è, innanzitutto, una scarpa tecnica.
Di seguito alcuni suggerimenti di cui tenere conto per i vostri futuri acquisti:
LA SCARPA:
Indossando le vostre scarpe, la pianta del piede deve essere rilassata, non costretta, permettendo alle dita di estendersi e di lavorare a pressione sulla suola.
E’ fondamentale “percepire” il pavimento.
I TACCHI
Ovviamente più sono alti più ci piacciono, attenzione però, vanno gestiti.
Un’altezza di tacco eccessiva, porta il corpo a spostarsi in avanti, sicché se non controllate perfettamente la vostra postura e il vostro asse, finirete addosso, pesanti come un armadio, al ballerino di turno che – credetemi -dimenticherà immediatamente le vostre bellissime gambe e maledirà i tacchi esagerati che state indossando…
Il tacco alto, dai 9 cm in su, è appannaggio delle professioniste che si esibiscono, delle ex danzatrici classiche che hanno sviluppato una naturale iperestensione della caviglia, delle donne che – da sempre –fanno uso di tacchi altissimi. Per tutte le altre, è meglio fermarsi ad altezze più moderate.
I benefici del tacco più basso sul piede sono evidenti: si scongiura/non si peggiora l’alluce valgo, si evitano le borsiti sulla pianta, la caviglia viene sottoposta a minor stress con minor rischio di distorsioni.
Le migliori scarpe sul mercato sono tutte dotate di appoggio su memoform che altro non è che la suola ammorbidita. Il vantaggio è evidente: oltre ad essere una scarpa estremamente comoda, aiuta a contrastare i traumi a cui il piede della ballerina è sottoposto.
Una ballerina che porta bene i suoi piedi, resta bella, eterea, elegante anche indossando il tacco 7. Bisogna solo diventare brave.
PIANTA DEL PIEDE E LE CAVIGLIE
Se non provenite dalla danza o da attività sportive quali l’atletica, forse non sapete che i muscoli del piede possono essere allenati.
Nel caso del tango argentino, è bene vengano sviluppati, per entrambi i sessi.
La spinta, la dinamicità, il flow, coinvolgono in modo molto consistente i piedi.
Vi sono numerosissimi esercizi che potete fare per conto vostro per rinforzare le estremità. Chiedete ai vostri Maestri che vi sapranno sicuramente consigliare.
L‘IGIENE DELLE CALZATURE
L’ultimo punto, forse banale, ma neanche tanto, è l’igiene delle vostre calzature.
Dopo la lezione o la milonga, non rinchiudete le scarpe da ballo dentro il loro sacchetto portatile, lasciatele all’aria, ad asciugare.
Esistono in commercio degli ottimi spray che disinfettano la suola, uccidendo i batteri puzzoni. Leggete con attenzione l’etichetta e assicuratevi che siano presidio medico chirurgico, dovreste leggervi “disinfettante germicida”, sarete così tranquilli che le vostre amate scarpette resteranno profumate.
Tra le attività sportivo ludiche a cui ci si può tranquillamente dedicare anche in età non più verde rientrano ad esempio il golf, il tennis e, ovviamente, la pratica dei diversi balli da sala, latini, caraibici e, ça va ça sans dire, il tango argentino.
Gli effetti benefici di una pratica sportiva sulla salute fisica ed emotiva sono incredibili, direi un passepartout contro l’invecchiamento precoce oltre che un ottimo balsamo per l’umore e per l’allegria a tutte le età!
Nel calderone di coloro che si dedicano al tango rientrano tutte le sfumature di umanità: dai pigroni da divano che si alzano solo per andare in milonga, agli sportivi estremi. Un eterogeneo gruppo legato dalla comune passione.
Di norma, tutti coloro che sono stati folgorati dalle malie tanguere, frequentano con costanza corsi, stage, workshop. Si iscrivono a festival, vanno ai raduni e alle maratone, insomma ballano come se non ci fosse un domani.
La finalità sottesa, oltre che accumulare endorfine trasmesse viralmente dagli abbracci scambiati, è l’aspirazione a divenire la migliore versione danzante di se stessi. Migliorare sempre.
Non spererete mica che il miracolo si compia solo frequentando corsi e ballando a più non posso, vero? No, il miracolo non vi toccherà mai se il vostro corpo rimane elastico come una barra di metallo.
GINNASTICA miei prodi, GINNASTICA per tutti/e!
Rientra in questa fattispecie quella lezione che, specie il tanguero maschio, di solito evita come la peste: la tecnica. Purtroppo l’ora di tecnica maschile non se ne vede molta in giro, ma questo non giustifica l’uomo del tango. Tra le altre, nessuno vieta anche all’uomo di frequentare la lezione di tecnica femminile …
Le donne studiano di più, come nella vita reale, chissà perchè.
Come neofita nel ruolo maschile, posso tranquillamente evidenziare che il maschio, per essere un maschio tanguero piacevole quando non addirittura da “superwow” deve dedicarsi a un lavoro fisico piuttosto importante.
La magica parola “dissociazione” non si ottiene per grazia ricevuta. Senza, con tutta la più buona volontà del mondo, il nostro sarà un tango arboreo che definirlo da “pezzo di legno” mi pareva brutto…
Le donne tanguere lavorano da subito sul loro corpo, dato che indossare i tacchi, cercare di avere un aspetto decente, un asse decente, fare un pivot decente non è roba che la natura della femminilità regala a gratis, te la devi conquistare.
Quindi, per chiudere il sermone odierno, oramai ci ho preso gusto!, ricordiamoci che il corpo va esercitato, non solo nei movimenti studiati a lezione. Chiediamo ai nostri Maestri quali sono i nostri punti deboli, facciamoci suggerire degli esercizi da fare e … facciamoli!
A tutti voi sarà capitato di dover scegliere tra una milonga e un’altra, complice la grande offerta di questi ultimi anni e la sovrapposizione di eventi nella stessa serata.
C’è chi decide privilegiando la comodità, il luogo più facilmente raggiungibile, chi il pavimento dove si balla, chi la gente che si aspetta di trovare, chi il costo dell’ingresso e quanto viene offerto …
Poi ci sono gli altri, quelli che scelgono in base al Musicalizador.
Figura di riferimento, giullare di corte che farà divertire gli ospiti, il deus ex machina della serata, ne è l’anima pulsante.
Credo sia praticamente impossibile razionalizzare, se non per tratti assolutamente approssimativi, le caratteristiche ideali che deve possedere colui o colei che tesseranno il canovaccio musicale della serata.
Di una cosa sono certa: ci sono troppi musicalizadores improvvisati in giro per milonghe. 🙂
Far divertire la gente è una grande responsabilità. Non basta avere una playlist sul pc, spesso scopiazzata qua e là sul lavoro di altri, e spararla nell’etere durante la serata. No.
La milonga è un animale vivo, vibrante, scostante, mutevole, bizzarro, capriccioso. Bisogna avere la capacità domarlo, di gestirlo, di renderlo felice di seguirvi e, magari, di chiedervene ancora.
Il TJ, per me, è un ipercreativo/reattivo/empatico.
E’ l’artista con il pennello in mano che è capace di usare la bomboletta spray se la tela la richiede. Metafora per dire che, se pure parte con un’idea di proposta musicale se l’animale pista non è ricettivo, cambia proposta, si adatta, insomma legge la pista.
La pista è il suo DIO, non lui.
Personalmente apprezzo molto quando in milonga mi vengono proposte una/due tande “sperimentali” con sonorità nuove o poco sentite, diverse. Lo apprezzo, è stimolante. Può piacermi o meno ma comunque mi apre orizzonti.
Personalmente faccio sempre più fatica a sopportare quei TJ che ti vogliono fare la leziuncella insegnandoti a colpi di tande inutili che la bella musica è solo quella, che se a te piace che so una “Merceditas” ti puoi buttare nel cesso dei tangueri ignoranti e involuti.
A questi Musicalizadores iper colti rispondo “sticazzi”. Non so voi, ma io vado in milonga per divertirmi che, se devo sentire messa, altri sono i luoghi da frequentare…
Ho, come immagino ognuno dei danzanti che stanno leggendo il post, una mia bella lista di apprezzatissimi TJ, uomini e donne di età, gusti musicali, creatori di buone onde, molto diversi tra loro.
A tutti riconosco l’intelligenza di sapersi connettere con la pista, la cultura musicale, intesa come profonda conoscenza e continua ricerca, la gioiosità implicita del loro carattere perchè se sono persone dal pensiero positivo, anche la pista lo annuserà godendone al massimo.
Aprire nuovi percorsi formativi, nella vita, è sempre utile, ma non è detto sia facile individuare i formatori migliori. Nel tango argentino specie quando si è esordienti o principianti assoluti, scegliere il primo maestro può essere estremamente complicato.
Distinguerei innanzitutto due atteggiamenti: chi si avvicina perché animato dalla ricerca di un’attività divertente, socializzante e chi, oltre a questo, si pone in ottica di intraprendere un percorso di crescita personale, come ballerino in fieri e come essere umano.
Per entrambe le categorie, quella dei “gaudenti” e quella degli “impegnati” credo possano essere validi i seguenti suggerimenti:
Osservate i Maestri e fidatevi della prima sensazione. Ascoltate le vostre impressioni in termini di umanità ed empatia. Se il semaforo è verde è il primo aspetto positivo di cui tenere conto.
Partecipate a una lezione di prova: valutate il modo in cui insegnano. Spiegano i movimenti in modo semplice, lineare? parlano poco? parlano troppo?
Guardatevi intorno: chi sono gli altri allievi? Vi paiono persone con cui potreste interagire?
Di solito, le scuole di ballo alla presentazione dei corsi, offrono una esibizione dei loro insegnanti. Osservate con attenzione: se quello che vedete vi sembra interessante, vi piace, vi crea curiosità, probabilmente siete nel posto giusto. Nella premessa che, in qualità di neofiti puri, ogni coppia di maestri vi sembrerà favolosa e geniale, provate comunque a comprendere se il loro linguaggio corporeo, la loro espressività nella danza vi piace e la vorreste imparare.
Non fermatevi alla prima scuola di cui siete venuti a conoscenza o di cui avete sentito parlare, ciò che è perfetto per altri, non è detto sia giusto per voi. Quindi, concedetevi il tempo di fare un giro delle scuole, di vedere gli insegnanti e – se possibile- i loro allievi dei corsi superiori. Gli allievi parlano del lavoro dei loro maestri.
Ogni scuola ha una sua pagina social: leggetela con attenzione. Guardate i video e le foto. Tutto questo vi aiuterà a trovare la scuola più adatta a voi.
Il tango non vive di dogmi (per fortuna!), non è disciplina artistica del “si DEVE fare così”, pertanto diffidate da coloro che impongono la loro visione del mondo come la sola/unica/possibile. Imparerete con l’esperienza che non è così.
Non illudetevi che dopo il primo corso base siete già i re e le regine della pista. Ci vogliono almeno 2 anni di studio RIGOROSO e tantissimi km di pratica per essere tangueri/e solo un po’ meno schifosi dello schifo. Non voglio assolutamente demoralizzare nessuno ma, il tango argentino, come tutte le danze, richiede STUDIO E DEDIZIONE.
Di buono c’è che, se partite con il piede giusto, la passione vi prende immediatamente e continuare a studiare, a esercitarsi con UMILTA’ e devozione, diventeranno parte di voi e vi renderanno estremamente FELICI.
Nel tango i primi Maestri non si scordano mai. Danno l’imprinting dei ballerini che sarete, scrivono sulla vostra tabula dealbata per la prima volta. Per questa ragione, state attenti e valutate bene.
Per il resto EVVIVA IL TANGO e ci vediamo in pista!
Pimpra
PS: per essere onesta e coerente con quanto penso, aggiungo una postilla che avevo censurato. Prendete ciò che state per leggere con lo spirito di una persona che NON vuole GIUDICARE, ma solo INVESTIGARE per operare una scelta che sia più giusta possibile, SOGGETTIVAMENTE corretta per lui.
Il punto è questo: il Maestro (intendo sempre la coppia di maestri alla quale affideremo i nostri primi passi), sono i primi che continuano a formarsi durante tutta la carriera di esibizioni/insegnamento.
Il Maestro dona ciò che ha imparato ma, al medesimo tempo, continua a perfezionarsi per donare meglio, per essere un Maestro migliore.
Chi fa dell’insegnamento una professione di solito è felice di raccontarvi del suo percorso di formazione, dei suoi Maestri, delle persone dalle quali, ancora, va a studiare.
I danzatori classici professionisti lo fanno tutti, durante tutto l’arco della loro vita. Ballano alla Scala e continuano a prendere lezioni dai loro Maestri.
I Maestri di tango argentino, quelli che ci piacciono tanto e che stimiamo, si comportano allo stesso modo. Continuano a STUDIARE.
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