TANGO, PIEDI E TACCHI. Suggerimenti d’uso per i principianti.

Lungi da me la volontà di ingannare i feticisti all’ascolto. Questo articolo tratta un aspetto, molto spesso trascurato o non tenuto in debita considerazione, specie dai neofiti.

Come espresso più volte i movimenti del tango argentino coinvolgono armoniosamente tutto il corpo. Se avete sentito parlare di grounding, sapete che l’energia, il movimento, la dinamica, la prendiamo dalla terra (il pavimento) per portarla in una spirale meravigliosa a fluire verso l’alto.

Stare a terra, “radicare” è estremamente importante e farlo bene non è così scontato.

Uno degli errori tipici che si fanno, specie all’inizio e specie le signore, è quello di farsi prendere dall’entusiasmo e dalla bellezza delle calzature da tango, dimenticando che, la scarpa da ballo è, innanzitutto, una scarpa tecnica.

Di seguito alcuni suggerimenti di cui tenere conto per i vostri futuri acquisti:

LA SCARPA:

Indossando le vostre scarpe, la pianta del piede deve essere rilassata, non costretta, permettendo alle dita di estendersi e di lavorare a pressione sulla suola.

E’ fondamentale “percepire” il pavimento.

I TACCHI

Ovviamente più sono alti più ci piacciono, attenzione però, vanno gestiti.

Un’altezza di tacco eccessiva, porta il corpo a spostarsi in avanti, sicché se non controllate perfettamente la vostra postura e il vostro asse, finirete addosso, pesanti come un armadio, al ballerino di turno che – credetemi -dimenticherà immediatamente le vostre bellissime gambe e maledirà i tacchi esagerati che state indossando…

Il tacco alto, dai 9 cm in su, è appannaggio delle professioniste che si esibiscono, delle ex danzatrici classiche che hanno sviluppato una naturale iperestensione della caviglia, delle donne che – da sempre –fanno uso di tacchi altissimi. Per tutte le altre, è meglio fermarsi ad altezze più moderate.

I benefici del tacco più basso sul piede sono evidenti: si scongiura/non si peggiora l’alluce valgo, si evitano le borsiti sulla pianta, la caviglia viene sottoposta a minor stress con minor rischio di distorsioni.

Le migliori scarpe sul mercato sono tutte dotate di appoggio su memoform che altro non è che la suola ammorbidita. Il vantaggio è evidente: oltre ad essere una scarpa estremamente comoda, aiuta a contrastare i traumi a cui il piede della ballerina è sottoposto.

Una ballerina che porta bene i suoi piedi, resta bella, eterea, elegante anche indossando il tacco 7. Bisogna solo diventare brave.

PIANTA DEL PIEDE E LE CAVIGLIE

Se non provenite dalla danza o da attività sportive quali l’atletica, forse non sapete che i muscoli del piede possono essere allenati.

Nel caso del tango argentino, è bene vengano sviluppati, per entrambi i sessi.

La spinta, la dinamicità, il flow, coinvolgono in modo molto consistente i piedi.

Vi sono numerosissimi esercizi che potete fare per conto vostro per rinforzare le estremità. Chiedete ai vostri Maestri che vi sapranno sicuramente consigliare.

L‘IGIENE DELLE CALZATURE

L’ultimo punto, forse banale, ma neanche tanto, è l’igiene delle vostre calzature.

Dopo la lezione o la milonga, non rinchiudete le scarpe da ballo dentro il loro sacchetto portatile, lasciatele all’aria, ad asciugare.

Esistono in commercio degli ottimi spray che disinfettano la suola, uccidendo i batteri puzzoni. Leggete con attenzione l’etichetta e assicuratevi che siano presidio medico chirurgico, dovreste leggervi “disinfettante germicida”, sarete così tranquilli che le vostre amate scarpette resteranno profumate.

BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

LA PRISCILLA CHE E’ IN ME

PriscillaMentre mi accingevo a mettere mano alla scalata di panni da stirare, mi arriva la telefonata di un caro amico che mi propone due biglietti per il musical “Priscilla”.

Detto fatto, dopo un’ora mi trovo comodamente seduta a teatro, pronta a gustarmi lo spettacolo.

Bravi, belli, atletici, iper depilati, muscolosissimi eppure incredibilmente elastici, gambe da urlo, pettorali che… beh, lasciamo stare.

Due ore di spasso. Dove ho fatto difficoltà a non muovermi insieme a loro nei balli alla Gloria Gaynor, dove – più e più volte – mi sono rifatta gli occhi su corpi guizzanti.

E la musica e il canto. E i costumi favolosi. E la scenografia. Era tutto perfetto!

EFFETTI COLLATERALI:

Devo ammettere che, a un certo momento, e per non so quale movenza dei ballerini/attori/cantanti, mi è partito l’ormone e avevo una voglia matta… Di saltar giù dal loggione ed atterrare in diretta su quella massa di muscoli sudati.

Oddio. Sindrome da MILF!!!  da COUGAR!!!! (che brutto invecchiare…!!!)

Sono stata rapita dalla sensualità elegante di Bernadette (la Drag Queen più anziana), dalle delicate movenze della vamp d’antan. Ma tanto femmina che, guardando le All star ai miei piedi (DILUVIAVA!) mi sono detta che non ho – ancora – capito nulla!!!

Lasciandomi pervadere dalla potente allegria e leggerezza dello spettacolo sono entrata in contatto con la mia “Priscilla” e le ho sorriso, ammiccando.

Oggi, con molta sofferenza,  10 cm di tacco e non si discute.

🙂

Pimpra

LEGGERA

Accettata l’idea che siamo molecole pensanti che fluiscono dentro un corpo cavo, siamo soggetti ai più disparati flussi: di coscienza, flussi mestruali, fluttuanti sbalzi d’umore…

Vista da posizione neutra la vita umana a un che di divertente: volendolo, non ci si annoia mai…

A volte , però, questo continuo zigzagare, rotolare, affastellarsi del nostro io procura indescrivibili effetti collaterali, a noi, in primis, e a tutti coloro che ci stanno  intorno.

A ben vedere non è possibile – ragionevolmente – pensare di poter mutare questa insesauribile corrente che ci anima dal profondo. Vero è che alcuni umani scorrono più lentamente, altri quasi quasi sembrano fermi, ma tutti –  senza scampo – immobili, non siamo mai.

Una grande corrente ha preso anche me, qualche tempo fa, trascinandomi via con sè. E’ la natura, lo so, è la vita, ma, una volta l’onda di piena spostatasi più a valle, ho compreso un insegnamento che definisco fondamentale.

Per sopravvivere con una certa qualità ai flussi della vita, l’unica soluzione che resta è: diventare leggeri.

Leggerezza che non è intesa come superficialità, distacco disinteressato, ma, più semplicemente, come una qualità dell’essere che asseconda gli eventi, ne assume la forma, si modula per acquistare morbidezza e, una volta ripristinata una situazione di relativa quiete, si rimette in assetto.

Trasformarsi, a necessità, in particella di polistirolo e imparare a galleggiare, mantenedo la propria forma, ma rinunciando a un certo peso specifico.

Perferisco stare sul pelo dell’acqua e respirare che essere così “pesante”, “greve” da venir trascinata in fondo al letto del fiume e inglobata nella sua melma.

Con questa visione interiore, credetemi, la vita è bella e, all’esterno, il sole risplende.

BUONA VISIONE!

Pimpra

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