SIX.Q intervista con l’autore. DENIS MURANO “RISORSE INUMANE. Diario segreto di un direttore del personale”

Sono davvero orgogliosa di aprire un nuovo capitolo di SIX.Q “interviste con l’autore”, ospitando uno dei best seller dell’estate “Risorse inumane. Diario segreto di un direttore del personale”.

Seguo da tempo i post di Denis Murano su Linkedin, ogni giorno uno stimolo, uno spunto di riflessione, quando non addirittura una piccola consolazione alla mia giornata “in gabbietta” (ufficio ndr).

Di certo la mia realtà professionale è distante anni luce dalla sua, brillantissimo e giovane manager delle risorse umane, ma poco importa, il testo che ci offre parla a tutti, a tutti i livelli della/e scale gerarchiche, di aziende, piccole realtà imprenditoriali, private o pubbliche.

La vita professionale di ognuno di noi è costellata di una serie di sfumature che ci accomunano. Il pregio di questo delizioso libro è di parlare schietto, senza censure, senza sconti.

Lo consiglio caldamente, si legge d’un fiato.

Attenzione: crea dipendenza e ne chiederete subito un altro!

Godiamoci quindi la Six.Q intervista con l’autore Denis Murano!

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  1. Cosa l’ha spinta a scrivere il libro “Risorse Inumane. Diario segreto di un direttore del personale”?

Lavoro da decenni nell’ambito delle risorse umane ed ero stanco di leggere quei librettini di management in cui viene descritta l’azienda ideale. In cui si parla di leader illuminati, colleghi in cui brucia il sacro fuoco del rispetto e della collaborazione, e imprenditori più caritatevoli del messia.

Più libri leggevo e più pensavo fossero delle puttanate. Nella mia esperienza non ho mai visto niente di quello che veniva raccontato. Per carità magari sono io uno sfigato, ma vi assicuro che ho lavorato in tantissime aziende, anche molto famose, e niente, la storia era sempre la stessa. Tutti i giorni avevo a che fare con Manager incapaci, imprenditori con visioni miopi ed egocentriche, e persone che non facevano altro che rompere i coglioni. Il mito dell’azienda perfetta non reggeva di fronte alla realtà che è fatta di dinamiche molto umane anzi spesso INUMANE. Preso da questa immensa ispirazione ho buttato giù un po’ di esperienze e mie riflessioni. 

Non pensavo potesse diventare un libro, e non pensavo che tantissime persone mi avrebbero contattato per farmi i complimenti e per dirmi che quello che avevo scritto era tutto vero, che era successo anche a loro e nelle aziende in cui lavorano

2. Quali sono, secondo lei, le differenze sostanziali tra i manager pubblici e quelli privati, i vizi e le virtù di entrambi.

Sinceramente non ho mai lavorato nel pubblico e quindi non vorrei scadere in banali stereotipi. Penso che sia nel pubblico che nel privato si possano trovare manager pessimi o bravissimi. Oggettivamente il contesto è molto diverso e penso questo faccia una grande differenza. I manager nel privato lavorano a scopi di “lucro”, vengono formati e catechizzati verso il raggiungimento dell’obiettivo annuale o di quarter. I Manager nel pubblico lavorano per il bene comune, con l’obiettivo di fare il meglio per la comunità. Il loro obiettivo è meno tangibile ma non meno importante. Purtroppo il settore pubblico per anni è stato il bacino da utilizzare come moneta di scambio. Per dare lavoro in cambio di favori, voti, ecc. Ma questo è un problema culturale del nostro paese. Checco Zalone docet.

3. La paura di cambiare è una delle ancore più incagliate nelle grandi realtà aziendali e non. All’inno di “abbiamo sempre fatto così” le aziende falliscono e le PA deludono il loro cliente: il cittadino. Secondo lei, da dove si dovrebbe iniziare per portare il coraggio del cambiamento in seno agli uffici?

L’essere umano resiste al cambiamento. E’ un dato di fatto. Siamo tutti con il freno a mano tirato e quindi cambiare non è facile. Mai. Per aiutare il cambiamento bisogna creare il contesto giusto per fare in modo che il cambiamento avvenga. Siamo troppo bravi a trovare il colpevole e tralasciamo sempre le cause. E’ molto più facile e divertente giocare alla caccia alle streghe piuttosto che trovare le origini dei problemi. Bisognerebbe invece promuovere una sana cultura dell’errore. Chi sbaglia ci sta provando e quindi non andrebbe punito ma aiutato.

4. Nel libro, Alice è la giovane assistente che lei seleziona per il suo team: determinata, desiderosa di imparare e di mettersi in gioco, preparata e curiosa. Secondo lei, si può ritrovare o trovare per la prima volta la propria “Alice” anche dopo molti anni di lavoro alle spalle?

Alice per me è un simbolo, e non a caso è una donna. Ho lavorato con tanti manager e le migliori erano donne. Alice è il simbolo della genuinità e del modo corretto di approcciare al lavoro. Non è come il Dott. X ormai corrotto dal sistema. Alice ha un sano ottimismo nei confronti del lavoro, ed ha dei valori e dei principi sani. Ecco ritrovare la propria “Alice” secondo me significa ritrovare i propri valori e principi e lavorare in maniera coerente con essi. Non è facile perché spesso l’ambiente ti porta ad adattarti a dinamiche molto più torbide.

5. Risorse Inumane ha un riscontro editoriale enorme ed è quasi introvabile in libreria. I suoi lettori sono trasversali a ruoli e attività professionali. Come si spiega la natura di questo grande successo, a quali interrogativi ha dato voce con tanta spudorata sincerità?

Sinceramente non pensavo di scrivere un libro e non pensavo che la gente lo avrebbe comprato. A me piace leggere e una cosa che odio è iniziare un libro che poi non mi piace. Quando succede lo lascio a metà e lo rimetto in libreria. Ecco io volevo scrivere un libro che non venisse lasciato a metà. Un libro onesto, divertente e che ti faceva venire voglia di finirlo. E l’ho scritto senza pretese, non voglio insegnare niente a nessuno, ma solo raccontare delle esperienze da un punto di vista di una persona che fa un lavoro che, mi sono reso conto, non tutti conoscono.

6. Six.q si chiude, per tradizione, con la stessa domanda: dica quella cosa che non hanno mai osato chiederle.

In realtà tanti mi chiedono chi io sia. Beh non lo dirò mai.

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Una verve ironica, sottile, tagliente, la spudoratezza della verità senza veli vi aspetta tra le pagine di un testo che vi suggerisco assolutamente di leggere.

Ringrazio ancora Denis Murano per aver accettato l’invito alla SIX.Q intervista con l’autore.

Pimpra

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AGOSTO A MILANO

Dettaglio di abito Versace. Museo Poldi Pezzoli

Fare la turista in una grande città quando i suoi consueti abitanti la lasciano per le vacanze è sempre un’esperienza da fare. Sono i palazzi, le strade, le piazze che prendono la parola, raccontando un diverso punto di vista.

Milano è austera e bellissima, provata dal recente lockdown che ha piegato e piagato la vita frenetica che è il suo marchio di fabbrica.

Ho incrociato qualche residuale colletto bianco, sempre impeccabile nonostante la calura estiva, veloce nell’andare, concentrato e teso verso una meta da raggiungere, un orizzonte da esplorare, un progetto da chiudere.

Qui c’è un’energia che altrove non si sente. Come se i milanesi fossero animati da uno speciale voltaggio di elettricità che è solo loro.

Mi sono goduta un museo che non conoscevo, con la  tranquillità necessaria ad apprezzare le opere e la mostra di abiti ospitata nel palazzo signorile. Un bel connubio che ho gradito assai.

Il caldo mi toglie la fame, così ho camminato senza sosta per ore, quasi senza bere e mangiare, in uno stato di catatonia resiliente e viva.

Sono entrata nei grandi templi dello shopping che per noi abitanti di provincia sono tappa imprescindibile, come fare un upgrade sulle tendenze, sul design, sul mood urbano che le città minori non esprimono con questo potenziale e intensità.

Continuano a rivolgersi a me in inglese, un tempo pensavo fosse per gli zigomi alti, oggi credo si tratti solo di look: non sono (mai) stata una modaiola quindi, per forza, devo essere straniera. Almeno credo…

A Milano ti senti povero, mai come questa volta ho avuto tale sensazione. Ti viene offerto il lusso ovunque, ti viene fatto vedere, ti è proposto ma per te che sei un cittadino “normale” quell’asticella è davvero troppo alta da raggiungere.

Nel tempio delle scarpe una gentile commessa mi voleva convincere che le Jimmy Choo a 369 euro erano un vero affare, sicuramente ma… idem il meraviglioso profumo a soli 250 euro, così almeno ha una fragranza unica, ne sono sicura ma… e potrei continuare l’elenco all’infinito.

Anche se ciò che posso permettermi è solo “guardare e non toccare”, questi stimoli visivi sono benzina per me, mi fanno ripartire certe rotelle arrugginite, aprono comunque nuove visioni, pensieri e immagini.

Milano vale sempre la pena, anche a 40 gradi.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. FABIO MARTIMBIANCO E EVA DI RIENZO

La carovana di interviste si spinge in direzione nord est andando a toccare la città di Treviso, dove incontriamo Fabio ed Eva, insegnanti presso la scuola Asd Deep in Tango.

Con Fabio, Eva e il loro gruppo condividiamo molte affinità elettive in ambito tanguero ed è sempre un piacere per me, andarli a trovare anche in milonga (quando si poteva… ).

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SIX.Q

  1. Lo stop forzato dalle milonghe ci costringe, se lo vogliamo, a praticare la tecnica. Definisci le priorità a cui prestare attenzione: piedi, gambe, asse, abbraccio… 

F. La tecnica nel tango è un pacchetto di elementi legati tra loro, nessun elemento può rendere il massimo se gli altri non sono al top. Credo che tutto vada allenato con la stessa attenzione, compreso l’ascolto della musica e la musicalità. 

E. Per me è importante partire dalla dissociazione verticale ( separare il busto dal bacino e gambe). Poi si passa alla corretta proiezione della gamba e del passaggio del peso. Questi sono i due pilastri di tecnica imprescindibili.

2) Quando insegni, quale è l’errore tecnico che ritieni imperativo correggere nei ballerini/e?

F. Correzione della postura che ci connette al partner e buon appoggio dei piedi che ci connette al terreno. 

E. La postura

3) Il tuo esercizio preferito da fare a casa per mantenere il corpo agile e abile al tango.

F. Praticare dello sport aiuta ma non è indispensabile. Per mantenere l’abilità al tango potrebbe essere un buon esercizio ballare da soli lentamente, visualizzando per ogni movimento nostro, quale sia il corrispondente che dovrebbe eseguire il partner. 

E. La corsa! tiene allenati mente e corpo. Anche per il tango, perché predispone all’attività del corpo nella sua totalità.

4) I video quando si pratica a casa: sei favorevole o contrario? 

F. I video sono buon materiale di studio se corredati di descrizione e risoluzione dei tipici errori che si possono fare. Bisogna che da parte del “video-allievo” ci sia una conoscenza di base che gli permetta di capire di cosa si sta parlando. Altrimenti potrebbe essere un semplice ritorno al “copia e…incolla male” di una volta.

E. Assolutamente favorevole. E’ anche molto utile riprendersi e riguardarsi.

5) Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

F. Credo sia importante che la comunità tanguera cresca in qualità del tango espresso e in numero di appassionati. Purtroppo ciò è limitato da un modesto impegno al migliorarsi da parte dei ballerini meno esperti e da una scarsa volontà dei veterani di aiutare la crescita dei primi.

Il primo aspetto viene avvalorato credendo che sia sufficiente saper camminare… chi si accontenta gode per carità, ma chi non si accontenta gode il doppio, il tango è anche molto altro.

Il secondo aspetto invece trova giustificazione dal fatto che si debba ballare solo con chi si senta il desiderio. Alla faccia della parola che più viene usata nel mondo del tango “condivisione”.

E. Io non mi trattengo mai in niente, sono famosa per non essere diplomatica! Quindi nessun sassolino da togliere. Lo dico sempre e lo ripeto volentieri qui: se non ballate abbastanza come vorreste, prima di accusare gli altri/e ballerini/e di essere elitari o ballare sempre con le stesse persone , chiedetevi voi cosa potete migliore nel vostro ballo. Non per gli altri , ma per divertirvi di più.

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Per studiare e per contattare i Maestri:

Sede dei corsi: Treviso e Montebelluna

Pagina FB: Deep in tango e El Garufa

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Ringrazio Fabio ed Eva per i suggerimenti e gli spunti speriamo a molto presto in pista!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. IRENE COCCIA

Il viaggio continua e quest’oggi ci fermiamo nelle Marche per intervistare una Maestra che è un vulcano di energia. Irene l’ho vista ballare tanti anni or sono a un Festival e non ho potuto non avvicinarmi per conoscere la personalità di questa ballerina davvero speciale.

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza 

Irene Coccia, San Benedetto del Tronto 

2. Lo stop forzato dalle milonghe ci costringe, se lo vogliamo, a praticare la tecnica. Definisci le priorità a cui prestare attenzione: piedi, gambe, asse, abbraccio…

Da premettere che per me la parte del contatto è “fondamentalissima!” Certo una buona consapevolezza del corpo e di come si muove e che impatto ha sul partner pretende un buon asse/equilibrio 

3. Quando insegni, quale è l’errore tecnico che ritieni imperativo correggere nei ballerini/e?   

Più che errore tecnico direi psicologico: la frenesia. A volte si sopravvaluta quello che si fa e come lo si fa… pur di farlo subito e veloce

4. Il tuo esercizio preferito da fare a casa per mantenere il corpo agile e abile al tango. 

Dissociaizoni. Il corpo nel tango è in continuo movimento, anche se impercettibile

5. I video quando si pratica a casa: sei favorevole o contrario?  

50%  perché riuscire a capire da un video non è facile. Puoi far bene ma puoi anche far male e poi… come faccio a dirti se sei troppo pesante, se spingi o se tiri?

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti. 

Chiedetemelo ora, è il momento giusto.

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Per studiare e per contattare la Maestra:

A.S.D. MIL PASOS San Benedetto del Tronto (A.P.)

Pagina FB Mil Pasos

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Ringrazio Irene di aver partecipato alla SIX.Q tango intervista.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. CARLO FELLER E LUCIANA MUZIO

Le SiX.Q proseguono nel loro viaggio incontrando due giovani e brillanti maestri che risiedono a Milano. Di seguito la loro intervista, buona lettura e… prendete appunti c’è di che imparare!

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Luciana Muzio, vengo dalla provincia di Napoli ma ora vivo a Milano.

Carlo Feller, vengo da Milano Milano

2. Lo stop forzato dalle milonghe ci costringe, se lo vogliamo, a praticare la tecnica. Definisci le priorità a cui prestare attenzione: piedi, gambe, asse, abbraccio… 

L. L’indipendenza corporale. In molti hanno trascorso questi mesi da soli, senza poter praticare o ballare con un partner. La cosa migliore è quindi lavorare con esercizi di equilibrio per migliorare il proprio asse e renderlo sicuro, radicato, indipendente per poi facilitare la meccanica di coppia in un futuro che spero sia il più prossimo possibile.
C. Anche senza praticare si può recuperare una coscienza del corpo e dei suoi movimenti. Stare fermi molte ore amplifica i difetti della nostra postura e ascoltando il corpo possiamo capire come risolverli. Lo stesso vale per gli appoggi quando camminiamo per la strada con la mascherina.


3. Quando insegni, quale è l’errore tecnico che ritieni imperativo correggere nei ballerini/e?

L. I casi sono tanti e tutti diversi. Una delle cose che forse accade più spesso è che i ballerini fissano il proprio focus su un solo elemento o sul una sola parte del corpo. Il movimento a mio avviso deve essere “globale”. Tutto è collegato: una dissociazione non è una rotazione isolata delle spalle, ma anzi: per fare in modo che questa funzioni tutto il corpo deve “fare qualcosa”. Distribuendo le energie in tutto il corpo si evitano accumuli di tensione e il ballo risulta di sicuro più armonico. 

C. Premesso che ogni cosa è connessa, credo che il bacino sia un punto focale nella tecnica. Esso può essere sia la causa che l’effetto di molte problematiche nel ballo. Riuscire ad avere coscienza del suo utilizzo può allo stesso tempo stabilizzarci e darci libertà espressiva. Questo vale anche nel twerking.

4. Il tuo esercizio preferito da fare a casa per mantenere il corpo agile e abile al tango. 

L. Il più basico di tutti: spostare in blocco il proprio asse e quindi il proprio peso dalle dita dei piedi ai talloni, da destra a sinistra. Giocare con tutti i punti di appoggio dei piedi per scoprirne le possibilità e i limiti. Provare anche su una sola gamba provando anche a fare delle piccole dissociazioni. Cominciare da uno spostamento di asse molto ampio per poi ridurlo e farlo diventare sempre più interno. Se il movimento parte correttamente dal pavimento, per arrivare ai piedi e poi a tutto il corpo, sarà molto più semplice capire qual è la relazione che intercorre continuamente tra pavimento e corpo.

C. Rimbalzare e pivottare quando dimentico qualcosa, fare torsioni al computer, salire e scendere dalle punte lentamente per prendere oggetti in alto. Mettere il tango ovunque è un ottimo esercizio, cercando di non apparire stravaganti.

5. I video quando si pratica a casa: sei favorevole o contrario? 

L. Assolutamente favorevole!
C. Favorevole, da non fare in maniera ossessiva.


6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti

L. Ah, questa è difficile! Vorrei che le persone che ballano questa danza meravigliosa si godessero di più il percorso, invece di affannarsi per arrivare ad un punto di arrivo, perché quello non arriva mai! E’ un ballo troppo complesso per credere di averne carpito tutti i segreti, anche dopo 20 anni di esperienza. 

C. Continuando a ballare è sempre più difficile ballare e non il contrario. Il bello sta lì.

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Per studiare e per contattare i Maestri:

Associazione: TangoZeroDue, Milano

Sito Web: https://tangozerodue.it/

Pagina FB: Tang02

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Ringrazio Luciana e Carlo di aver partecipato con entusiasmo all’intervista! Spero di potervi incontrare presto di persona!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE

Pensavo che ai tempi difficili, bisogna sempre reagire con vigore e, soprattutto, con positività.

Inutile ribadire che la pausa forzata, costretta, dura ma – ahimè – necessaria, che il tango sta attraversando, pesa molto ma, secondo il primo postulato della sopravvivenza, voglio reagire e pensare positivo.

Mi è quindi venuta l’idea di micro interviste, le “SIX.Q” , da proporre ai maestri di tango che conosco.

Vi ricordate i compiti delle vacanze dell’epoca? Ecco una specie di attività del genere, ma senza la rottura di scatole che i compiti veri comportavano.

Sei domande lievi, dove i nostri amici maestri ci danno qualche visione e prospettiva in breve del tango post Covid.

La prima raccolta di domande avrà un focus sul corpo danzante. 

L’idea è di raccogliere spunti provenienti da professionisti che lavorano in Italia così che possano pungolare la nostra voglia di tenerci in attività, di curare il corpo e i movimenti facendoci arrivare meno ciocchi di legno al primo appuntamento sulla pista da ballo.

Sto raccogliendo le interviste che saranno pubblicate a cadenza settimanale, sempre con titolo “SIX.Q” e il nome dei professionisti intervistati.

Il patto che faccio con loro e con voi, amici lettori, è questo: nessun retro pensiero, nessuna preferenza, nessun fine di lucro mio o loro. Solo uno scambio, un arricchimento per la comunità.

Sotto ogni intervista riporterò le informazioni relative alla loro attività professionale, così sarà per tutti.

L’idea è di fare un viaggio in tutta la penisola, di dare voce alle voci, di ricevere suggerimenti e consigli, di mantenere viva e vibrante la nostra passione.

Se volete partecipare alle interviste, se avete qualche argomento in particolare che vi interessa approfondire, se avete domande, scrivetemi a questo indirizzo di posta: girotangando@gmail.com .

Pimpra

FINO A CHE PUNTO POTETE SPINGERVI?

Il tempo, tiranno e inesorabile, continua a scorrere.

I giorni scivolano dalle mani, la primavera ha lasciato spazio all’estate, il lockdown è alle spalle, non dimenticato ma volutamente nascosto nello scrigno di quei ricordi che non vuoi rammentare.

Le vacanze sono alle porte, per chi può e vuole permettersele.

L’estate del tanguero è, per definizione, “errante”, tra giri di milonghe o eventi di ogni sorta, complice la stagione più bella, le giornate più lunghe e la voglia repressa di uscire e vivere intensamente.

Da quanto leggo però, se lo sono un po’ scordati questo nostro ballo, relegandolo in fondo alla lista delle attività da normare. In alcune regioni il solo escamotage trovato è il “ballo tra congiunti”, sul quale evito di esprimere commenti, tanto appare assurdo e, tutto sommato, poco democratico. Il virus c’è o non c’è, parliamoci chiaro, e se pure i congiunti conviventi tra loro non sono a rischio, a ragione il solo fatto di condividere una sala con altri congiunti, li potrebbe mettere potenzialmente “a rischio”.

Ma non è questo l’argomento su cui desidero soffermarmi.

Vi chiedo: ma voi, patiti dell’abbraccio in tutte le sue forme, fino a che punto sareste capaci di adattarvi, purché vi fosse concesso di ballare di nuovo? E per ballare intendo con chicchessia.

Avete paura? Avete solo le scatole piene? Avete pensato di appendere le scarpette al chiodo, dichiarando conclusa una stagione della vostra vita, oppure vi state preparando studiando tecnica in solitaria?

Come state? Come vi sentite amici miei?

L’immagine del post mi ha fatto molto riflettere su come saremo al nostro rientro in pista, ai nostri sentimenti, alle paure o, semplicemente, al senso di liberazione e di gioia che ci pervaderanno.

Per me non ho la risposta, nel senso che il mio cuore ha come congelato la passione tanguera che mi divora, permettendomi di sopravvivere ai giorni senza abbracci, senza emozioni, senza stimoli.

A casa uso le ante dell’armadio in modo molto alternativo, obbligandomi agli esercizi di tecnica che mi è sempre piaciuta ma che aveva un sapore diverso quando era una scelta e non l’unica opzione.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

FACCIAMO IL PUNTO

Fine giugno.

Solstizio estivo: fatto.

Profezia Maya: scollinata senza effetti apocalittici.

Progetti per l’estate? M A H .

Tango in milonga? M A H. M A H .

Non so come state messi voi ma è giunto il tempo di fare il punto della situazione.

Personalmente sopravvivo con una discreta dignità a questo strano momento storico.

Lo definisco così perché tutto quello che ho e non ho intorno mi pare strano: la gente con le mascherine, il gel igienizzante ovunque, le regole dello stare insieme (sempre più lasse a dire il vero), il tango argentino ancora ghettizzato e quindi impraticabile nella sua veste più sociale, quella della milonga, lo smart working che amo, ma che mi sembra comunque legato alla calamità, il mare che ancora non ho raggiunto perché non riesco a immaginarlo con il distanziamento.

Non so come vi sentiate voi, io definirei il mio stato attuale STRANO.

La vita casalinga, leggi da smart worker, se da un lato mi rende una lavoratrice migliore – l’habitat consono e le relazioni sociali completamente assenti fanno bene al mio spirito – dall’altro mi ha resa la fotocopia della “zia Abelarda”.

Non ho più quella voglia insistente di uscire per il giro di vetrine e shopping connesso, sono diventata appassionatissima di verde e piante che curo con amore, il mio lato animalista è vieppiù rafforzato eppure…

Percepisco come una situazione di sospensione, come se i mesi da poco trascorsi non fossero completamente sotterrati e volutamente dimenticati, come se, poco più avanti, altre difficili prove ci stiano attendendo.

La mia è solo una sensazione “animalesca”, una specie di istinto, nessun pensiero razionale o ansia di fondo che non sono roba mia.

E comincio a sognare di quando ballavo, di quando tutti noi ballavamo e facevamo progetti meravigliosi e le vacanze estive erano il massimo per la programmazione di viaggi e di weekend da tango-dipendenti. Adesso percepisco silenzio, o piccole voci soffuse e mi sembra così strano, ai limiti del surreale.

La mia sarà un’estate scondita di viaggi e, probabilmente, di incontri, di persone, di quella vita caotica e colorata che tanto amo.

Mi auguro solo che la lupa che porto dentro si sbagli e che quella strana vibrazione di fondo che percepisco, si dissolva nell’alba del mattino.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

Riscrivere il significato di “Comunità tanguera”

Le buone notizie stanno arrivando, pare che la pandemia sia entrata nella curva decrementale, ci si ammala di meno e – fortunatamente – in modo meno grave.

Dal 3 giugno, finalmente, saremo liberi di muoverci nel nostro paese e, con qualche difficoltà che verrà presto risolta – mi auguro, anche verso il resto del mondo.

Le attività stanno tutte riaprendo e, ne sono certa, anche per quanto concerne le danze di coppia, verranno proposte soluzioni a breve e… torneremo in pista.

Questo sciagurato periodo, ahimè, ha mostrato degli aspetti della comunità tanguera che mi hanno fatto molto riflettere.

La politica portata nel tango, il pensiero critico verso le soluzioni messe in atto dai governi, lo scagliarsi gli uni contro gli altri in dibattiti on line relativamente la gravità della situazione, mi hanno colpito profondamente.

Dopo l’ultimo post che ho scritto, qui, e le numerose bordate personali che ho ricevuto (si sa che i leoni da tastiera sono sempre vigili e pronti a sferrare attacchi), desidero chiarire la mia posizione e invitarvi a un dialogo costruttivo, leale e scevro da offese gratuite e poco utili al dibattito.

Credo fermamente che la comunità tanguera debba riscrivere se stessa.

Prima era tutto semplice, ognuno sceglieva “il suo mondo” ideale dove portare la sua danza: gli amanti del tango milonguero nei loro circuiti, così come i maratoneti i loro weekend, andavamo ai Festival, alle milonghe, agli stages e chi più ne ha più ne metta.

Poi, come se un colpo di spugna avesse cancellato la lavagna, ci ritroviamo con le scarpette in mano ad aspettare che ne sarà di noi, della nostra voglia, del nostro bisogno di incontrarci e ballare.

Non sarà più come prima, temo.

Dobbiamo ancora capire se, come, quando, in che modo potremo riprendere ma, ciò che a me preme massimamente, è il modo in cui entreremo in relazione.

Vi propongo la mia personalissima visione.

Chi mi conosce da anni lo sa. La mia vita è impostata sul concetto “LOVE AND PEACE” e “VIVI E LASCIA VIVERE”.

Agire nella propria vita la LIBERTA’ significa, innanzitutto, rispettare quella dell’altro.

Vivere in una società civile, significa avere rispetto delle sue regole. [Questa frase è dedicata a coloro che non hanno saputo/voluto leggere con gli occhiali giusti, l’ultima frase del post precedente, una iperbole provocatoria ].

Fatta questa premessa, il mio mondo tanguero ideale rappresenta in assoluto il concetto più bello di “COMUNITA’ ” .

Partiamo dall’assunto che “(…) Come notava Z. Bauman, “oggi la comunità è considerata e ricercata come un riparo dalle maree montanti della turbolenza globale, maree originate di norma in luoghi remoti che nessuna località può controllare in prima persona” (2001, p. 138). Citazione da Treccani qui.

Riprendiamo il concetto di “riparo dalle maree montanti della turbolenza globale” e chiediamoci quanto il tango come comunità può fare per essere riparo, specie dopo questa pandemia.

La prima riflessione dovremmo portarla all’interni di noi stessi, chiedendoci quanto siamo disposti a dare e quali rinunce accettare affinché la comunità risorga come riparo, porto, isola felice.

Saremo capaci di bandire i giudizi che abbiamo sempre a fior di labbra su ogni cosa riguardi il tango, giudizi che – purtroppo – sono animati da critica feroce più che da spunto di riflessione e dialogo costruttivo?

Saremo capaci di essere meno egoisti? Di gioire se i nostri amici di altri paesi nel mondo danzeranno prima di noi? O inveiremo contro questo nostro stato assassino che tarpa le ali ai nostri desideri?

Personalmente ho pensato molto in questo periodo, rivalutato mille pensieri, rivisto scelte.

Oggi posso affermare di essere una persona fortunata ad avere questa passione e di poterla condividere con voi, con tutta la gioia, l’apertura mentale, la curiosità e il rispetto possibili.

Spero che anche per voi possa essere lo stesso, in libertà, senza bandiere, senza confini, senza colori, uniti dal quel “CUM” latino che ci porta “INSIEME”.

Buon nuovo inizio, Amici miei

PIMPRA

PANDEMIA E MILONGHE CLANDESTINE. GLI ALIENATI DEL TANGO

E’ da qualche tempo che leggo di sedicenti milonghe clandestine.

Sono una forma particolare di incontro che esiste da parecchi anni (in Italia almeno), una specie di movimento “underground”- si fa per dire- che coinvolgeva gli amanti del genere. La clandestina o “milonga illegal” di solito era organizzata in luoghi che non fossero sale ufficiali da ballo/milonga, era un movimento di tangueros che amavano incontrarsi in particolare in luoghi all’aperto, nella più totale libertà.

Ad alcune, negli anni passati, ho partecipato, apprezzando in particolare, l’incredibile amalgama di gruppo, l’amicale coinvolgimento dei partecipanti, lo spirito goliardico improntato al piacere di stare insieme, di ballare, di mangiare e bere in un contesto non convenzionale.

Queste erano le “clandestine” nella nostra vita precedente. Poi arriva lo sciagurato virus e la vita di tutti, specie quella di relazione, cambia in modo shoccante e … si smette di ballare.

Passano i mesi, circa tre, e piano piano si ritorna alla normalità che, allo stato, significa “solo” poter uscire di casa liberamente, seguendo un corollario di divieti assolutamente inimmaginabili fino a poco tempo fa, di cui il peggiore – probabilmente – è il distanziamento sociale.

Manca pochissimo e potremo anche riprendere a viaggiare, sempre seguendo criteri di attenzione severissimi.

Anche al mare si deve rimanere a distanza, TUTTA la nostra vita si deve vivere “a distanza”.

Poi ci sono loro, gli alieni, ma preferisco chiamarli “alienati” che se ne fottono del casino che è successo e che decidono, in modo assolutamente arbitrario, di organizzare “MILONGHE CLANDESTINE”.

E’ da un po’ che ne sento parlare da più parti e da più fonti. Non mi piace seguire il chiacchiericcio e meno che meno il pettegolezzo ma… quando se ne parla con una certa insistenza, da qualche parte c’è sempre un fondo di verità, allora decido di scrivere questo post.

Cari Alieni Alienati, se esistete per davvero e se avete deciso di colonizzare questa terra martoriata, vi chiedo di smetterla, di non farlo, di aspettare il momento giusto, quel momento in cui, con un buon margine di sicurezza, ballare il tango argentino, tutti quanti insieme, in milonga, non metterà a rischio nessuno.

Ci sono maestri, professionisti, imprenditori nel settore della danza che, con una fatica assurda, stanno cercando di non soccombere allo stop forzato. Pensate a loro, al fatto che non possono guadagnarsi da vivere e che, con intelligenza, dedizione, fatica e spirito di adattamento, offrono almeno lezioni on line, sulle mille piattaforme a disposizione.

Pensate anche a noi, la gente normale ma estremamente appassionata, ai limiti della pura dipendenza da tango che, ligi e tristissimi, hanno appeso le scarpette al chiodo, disdetto viaggi, camere di alberghi, weekend di puro piacere tanguero per senso di responsabilità civica e rispetto delle regole.

TUTTA la comunità tanguera è sotto pressione, stanca di aspettare, in crisi di astinenza ma RESISTE.

Cari Alieni Alienati, siete solo voi quelli che credono di avere l’immunità, di essere i più fighi, quelli che tanto a me non succede e, comunque, me ne fotto.

Vi dico solo una cosa se vi scopro vi denuncio, senza passare dal via.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

Copio il testo del comunicato pubblicato oggi da numerose scuole di tango argentino del Nord Italia:

“Ciao,
siamo i vostri insegnanti di Tango Argentino ed organizzatori di Milongas, il Tango è la nostra passione e il nostro lavoro.
Ci teniamo ad una precisazione in questo momento storico: dichiariamo la nostra totale estraneità a qualsiasi forma di milonga clandestina che venga organizzata in questo momento (si anche il garage con quattro coppie di amici).
Il motivo è molto semplice, se pur molte restrizioni siano state allentate non è permesso il contatto fisico tra le persone, per evitare la diffusione del virus sappiamo ormai benissimo essere necessario il distanziamento fisico. Una qualsiasi illegal non garantirebbe nessuna sicurezza per le persone. Men che meno il ballare con altre persone.
Va da sè che purtroppo, per ora, non ci è concesso ballare se non con le persone con cui già stiamo vivendo. Corriamo il rischio che atteggiamenti troppo leggeri alla “ma si, siamo solo noi quattro” faccia slittare sempre più in avanti la ripartenza a pieno regime delle nostre attività.
Siamo i primi a soffrire (e non poco) per questa mancanza e a voler riaprire il prima possibile le milongas, sono il nostro lavoro!
Ma lo faremo nel momento in cui potremo garantire la sicurezza di tutti i partecipanti e la nostra, non prima.
Chiediamo la collaborazione di tutti, siamo fermi completamente da tre mesi e non ce la faremo a resistere ancora per molto. Contribuiamo tutti in modo responsabile a farci ripartire il prima possibile!

Firmato:

-Asd Deep in Tango Scuola Stabile & Milonga El Garufa(Eva Di Rienzo, Fabio Martimbianco, Luciano Mamprin)
-Cochabamba 444 (Marta Lorenzi, Alberto Muraro)
-Alma Negra Tango Club (Chiara Del Savio)
-Asd El Abrazo (Roberta Buligan)
-Asd Arrabal Scuola Stabile di Tango Argentino (Simone Pradissitto)
-Gato Negro Tango Club Asdc (Ilario Bailot, Elisa Gabrielli, Marina Martin, Massimo Marchetto)
-Asd Contatto Club Spinea (Silvana Miotto, Gilberto Peguri)
-Asd La Balera Brescia (Grazia Bo)
– Picaflor Asd Marghera (Michele Sottocasa, Diana Trevisanato, Lucio Giraldo)
– Asd Un toco de tango ((Nicola Cimmino, Sabrina Almada)
– Molo 5 (Stefania Brisi)
– Tango Ritual Vicenza (Gianni Tonello)
– Milonga Tangheria Industrial Padova (Antonella Bere alle, Paolo Pescado)
– Asd TimeforTango (Andrea Joschi, Alexandra Lioubova)

Se sei un insegnate e/o organizzatore e vuoi unirti scrivici nome dell’associazione e nome e cognome al 3273771516 e ti aggiungeremo al comunicato. “

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