SIX.Q TANGO INTERVISTE. GIANPIERO GALDI E LORENA TARANTINO

Cari Amici, appassionati tangueros e semplici curiosi, vi invito a leggere con attenzione questa lunga intervista a due giovani professionisti e maestri, un contributo profondo e sentito, carico di spunti per tutta la nostra grande comunità di ballerini. Buona lettura!

***

SIX.Q

1. Nome e città di provenienza

Gianpiero Galdi, nato e cresciuto a Salerno

Mi chiamo Lorena Tarantino, vivo a Salerno da 6 anni, ma sono originaria di Torre del Greco, città situata alle pendici del Vesuvio, in provincia di Napoli.

2. Lo stop forzato dalle milonghe ci costringe, se lo vogliamo, a praticare la tecnica. Definisci le priorità a cui prestare attenzione: piedi, gambe, asse, abbraccio…

G. Ah l’abbraccio, che nostalgia delle milonghe!

Beh, se si ha la fortuna di avere un partner con cui praticare le opzioni sono di certo più numerose e complete. Trovo però interessante supporre che non si possa ballare in coppia e, di necessità virtù, si approfitti per allenare la tecnica da soli.

Consiglio di certo esercizi di potenziamento (per i quali magari mi dilungo nella domanda 4) e di pulizia del gesto, su questi ultimi elaboro meglio: siamo soli a casa, con voglia di ballare ma anche l’innegabile fantasia di tornare al mondo sociale un po’ trasformati, che sia un taglio nuovo, un nuovo hobby, una pila di libri letti o un mucchio di film classici di cui parlare. Per il tango, ognuno di noi conosce qualche esercizio di “routine” al quale non abbiamo “tempo da dedicare” in un periodo normale. Ecco, cogliamo l’occasione!

Che gli esercizi prediletti siano ochos al muro, piroette senza sostegno, lapiz alternando le gambe… la mia raccomandazione è di applicare un po’ di metodo e consapevolezza al nostro allenamento, propongo un approccio: 

1. si definisce con precisione cosa praticare 

2. lo si prova qualche volta e si riflette su cosa migliorare a livello generale o se l’esercizio va modificato;

3. Ci si filma e se…

a. …l’esercizio va bene: “validare” la routine e ripeterla per pochi minuti ogni giorno, comparando regolarmente i video dei nostri progressi; 

b. ...non siamo soddisfatti: verbalizzare, anche con il pensiero, cosa esattamente non funziona e praticarlo lentamente ed individualmente. Fondamentale mantenere i rapporti di tempo tra le componenti (non eseguire velocemente la parte facile e lentamente quella difficile). Se l’esercizio scelto risulta troppo complesso, don’t worry! Come una costruzione di lego, scomponilo nelle sue parti fondamentali ed allenale una per una.  

L. Questa pausa trovo sia il momento ideale per riorganizzare le idee che nel tempo abbiamo raccolto ma non ancora implementato nel nostro corpo danzante.
Il nostro corpo danzante non è una somma di parti da coordinare singolarmente come una costruzione di lego, bensì un sistema complesso, dove tutte le parti sono interconnesse ed interdipendenti tra loro (se inclino la testa in avanti posso avvertire il cambiamento nella schiena e anche nei piedi).
È importante e necessario analizzare i movimenti e gli elementi corporei presi isolatamente, ma tale analisi ha senso solo se poi tutte le parti vengono ricomposte in un’unità. Quando balliamo, la specificità di ciò che esprimiamo non è definita dal singolo elemento in sé ma dal particolare collegamento tra tutte le parti del linguaggio corporeo.
Non è possibile spegnere nessuna delle componenti, come non è possibile non comunicare nessun messaggio. È nella nostra biologia interpretare l’altro ed esprimersi con il linguaggio del corpo.
Detto ciò, mi piacerebbe incoraggiare le persone a ripescare informazioni dal proprio bagaglio di studi, metterle in connessione tra loro e riordinarle in una mappa mentale che permetta al nostro corpo di reagire con efficienza ed efficacia in qualsiasi circostanza. Un po’ come mettere a posto tutti gli strumenti nella cassetta degli attrezzi, ritrovare i libretti d’istruzione e creare un indice per ritrovarli al momento giusto senza mettere tutto di nuovo sottosopra.

Con questa premessa però non voglio evadere la tua domanda, da qualche parte bisognerà pur cominciare. Consiglio perciò di iniziare con esercizi per migliorare l’equilibrio in movimento. L’allenamento della capacità di equilibrio impegna tutto il corpo, ma il punto-chiave su cui suggerisco di focalizzarsi è l’appoggio del piede di base durante tutto l’arco del movimento

3. Quando insegni, quale è l’errore tecnico che ritieni imperativo correggere nei ballerini/e?

G. La mancanza di curiosità.

Lo so, ho evaso la domanda, ma per una buona ragione: qualsiasi elemento pratico, a partire dalla mia opinione su come si poggia il piede sul pavimento fino alle caratteristiche strutturali di un buon abbraccio… rimane appunto questo: solo un’opinione. Conosco tanti bravi insegnanti e ballerini che hanno opinioni molto diverse dalle mie eppure sembra funzionare tutto più che bene.

La verità è che per ogni argomento c’è un approccio comodo e poi c’è n’è uno curioso, che è quasi mai facile.

Il Tango ha l’inequivocabile pregio di essere un ballo profondamente intelligente e dalle innumerevoli potenzialità. Quando insegno, chiaramente ad un pubblico non di primo pelo, stimolo sempre la ricerca delle connessioni causali tra un elemento ed un altro: l’abbraccio in questa posizione cosa provoca e quali libertà concede? In che situazione converrebbe alterarlo? Quando una tensione o un rilassamento sono funzionali, e perché? Il tempismo nella connessione in tal figura è diverso da quello in quest’altra, in cosa?

Ogni elemento deve essere un tassello di un modello più grande ed interconnesso, coerente.

Sembra difficile? Non lo è, ti dico perché nell’ultima risposta.

L. Durante la lezione una priorità imprescindibile è sempre calibrare la   lezione o l’intervento per salvaguardare e promuovere il benessere fisico e psico-emotivo delle persone singole e del gruppo.
Per esempio può presentarsi la necessità di intervenire per modificare un accumulo di tensione, alle volte a livello muscolare, altre volte a livello emotivo. In ogni caso dipende sempre dall’individuo, dal gruppo e dal tipo di relazione che s’instaura a lezione (durante una lezione di un corso settimanale si creerà un dialogo diverso rispetto ad un seminario a cadenza annuale, altre differenze si possono evidenziare tra il rivolgersi ad un principiante o ad un ballerino più esperto).
Quando tutte le condizioni sono favorevoli, la priorità per me è intervenire per agevolare la comunicazione, o come meglio diremmo in gergo di Tango, la connessione della coppia, cercando di stimolare la consapevolezza di ciascun ballerino per i propri movimenti.

4. Il tuo esercizio preferito da fare a casa per mantenere il corpo agile e abile al tango.

G. Eccoci, in una delle precedenti risposte ho detto dell’importanza di una pratica consapevole, mirata alla coordinazione.

Ti rispondo ora più sulla condizione, prometto di non girarci intorno.

Il tango non è una disciplina fuori dal mondo e, per quanto noi tangueri possiamo fantasticare sulle caratteristiche trascendentali dell’abbraccio e la naturalezza che dovrebbe accompagnare la sua “socialità”, mi tocca spesso riportare qualcuno con i piedi per terra (figurativamente e non) ricordando che, tra le tante incognite, di certo possiamo convenire che sia una cosa che si fa con il corpo. E il corpo è fatto per usarlo.

Di grandissimo beneficio quindi: 

1. Flessibilità, che vi piaccia fare stretching o yoga o qualsiasi altro movimento di allungamento;

2. Forza un po’ in tutto il corpo, specialmente delle gambe (con particolare attenzione alla muscolatura che avvolge bacino e caviglie) per maggior equilibrio e della schiena per un bell’abbraccio (sembrerebbe controintuitivo, ma è cosi!) 

3. Resistenza, il web offre tanti spunti gratuiti per tenersi in forma. Vale la pena sottolineare che ballare tango non è certo come scalare una montagna, ma avere un po’ di cardio in più fa la differenza se vogliamo mantenere un bel movimento senza starci troppo a pensare.

L. Non posso dire di avere una routine quotidiana stabile, desidero spesso cambiare e provare nuovi esercizi, nuove forme di allenamento. Cerco di mantenere e potenziare l’agilità del mio corpo con esercizi di acrobatica, Gyrokinesis, Pilates, Yoga.
Riguardo le abilità nel Tango invece, quando non pratichiamo in coppia, mi piace ballare accompagnata dalla musica con il supporto di una parete libera. In genere inizio con degli ochos e rebotes circolari per concentrarmi e sentire il movimento nella sua interezza. Dopo un po’ di ripetizioni, mi lascio ispirare dalla musica per sperimentare modi diversi di interpretarla.
Per allenare e affinare le abilità del Tango, consiglio però di sfidare se stessi in esercizi più rigorosi. Ne presento due, i quali spesso svolgo per calibrare il corpo prima delle esibizioni:

Livello 1, “Esercizio fondamentale n 1”: senza supporto, passi in avanti ad un ritmo molto lento (es. un passo ogni 4 tempi della musica). Sforzarsi di fare una pausa in equilibrio ad ogni transizione tra un passo ed un altro, la gamba in movimento protesa in avanti e senza appoggio sul pavimento (contare 4 tempi, poi proseguire).
Al termine della musica ripetere lo stesso esercizio ma con passi indietro, pause in proiezione indietro, sempre in equilibrio.
Con tale pratica possiamo valutare quanto nel nostro ballo la gamba libera sia effettivamente “libera”.

L’obiettivo è quello di acquisire la facoltà di scegliere dove, come e quando muoversi. Abilità che credo sia tanto fondamentale per guidare che per seguire.
–  Livello 2: “super-ochos”! 🙂 praticare ochos, sia avanti che indietro, senza supporto e con le mani sollevate e perennemente parallele ad una parete di riferimento (mantenere lo sguardo su un punto fisso).
 Provare quindi, durante il pivot, a ruotare tanto da avvicinarsi alla parete quando in “ocho atrás ” ed allontanarvisi quando in “ocho adelante”. Che pivot!
L’obiettivo è quello di migliorare la capacità di equilibrio, la dissociazione tra busto e bacino, la spinta dell
e gambe, la coordinazione del gesto sulla musica: tutti elementi che quanto più allenati tanto più permettono di esprimerci e comunicare liberamente.

5. I video quando si pratica a casa: sei favorevole o contrario?

G. Favorevolissimo.

Anzi, approfitto dell’ambiguità interpretativa della domanda per rispondere a due versioni:

Favorevole a guardare video di insegnanti o ballerini, che siano di lezioni, di esibizioni o di esercizi dimostrativi. Non solo c’è sempre da imparare, ma gli spunti sono preziosi per cambiare prospettiva;

Favorevole a registrare video di se stessi quando si pratica a casa. Lo consiglio sempre a tutti: guardarsi dall’esterno è uno strumento insostituibile. Senza contare la grandissima motivazione che deriva dal vedersi migliorare.

L. Nelle sue diverse forme:
–  Video riassunti: Al termine della lezione è costume in tutto il mondo fare un video di ricapitolazione; mi auguro che qualcuno in un secondo momento li riguardi quei milioni di video!
La pratica basata sulle lezioni degli insegnanti credo svolga un ruolo nel processo di apprendimento tanto importante quanto la lezione stessa. Quest’ultima rappresenta un momento di ascolto, comprensione, sperimentazione, ma necessita sempre di un momento di riflessione, studio e ripetizione se si vuole realmente maturare nel ballo.

–  Registrare se stessi: Quando ci riprendiamo abbiamo la possibilità di monitorare il nostro percorso, motivarci a superare i nostri limiti, individuare asimmetrie del corpo di cui non si è consapevoli e perché no, collezionare dei ricordi in formato digitale.
Quelli che riprendono cadute, incomprensioni, scivolate, dopo tempo si rivelano i video più piacevoli da guardare, o perché ci mostrano che un tempo non eravamo in grado di ballare come potremmo fare oggi o magari per un po’ di sana autoironia.

– Grazie all’ausilio dei video ho constatato diverse volte mie cattive abitudini di appoggio del piede. Sembra cosa da niente, vero?  E invece mi portava a dolori articolari, disequilibrio durante il ballo, nonché fraintendimenti nella connessione di coppia. Certo il video non è la soluzione completa per questi problemi, ma resta un valido strumento d’osservazione per ricercare una soluzione più accurata. Nel mio caso mi sono rivolta ad una fisioterapista.

– Youtube: Questa domanda mi ha fatto ricordare la preparazione per l’esame di maturità: per circa un mese non andai a ballare per studiare con più costanza. In quel periodo i video di Tango di YouTube erano una gioia indescrivibile per me. Quando tornai a ballare scoprii di riconoscere molto meglio di prima i brani musicali, i testi, le particolarità; provavo a ripetere movimenti e movenze di tutte le ballerine viste in video, accrescendo così la varietà di esperienze corporee vissute e  divertendomi anche più di prima.

Dunque consiglio vivamente di riguardare riassunti di lezioni, registrarsi ciclicamente, guardare esibizioni e partecipare a video-lezioni di Tango.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

G. Sai Pimpra, mi hai fatto riflettere alla ricerca di qualcosa di speciale tra le cose che mi piacerebbe dire, ma spesso preferisco discutere di un argomento forse banale e per questo preso sottogamba. 

Ti parlo allora del copiare

Nella nostra comunità se ne sente spesso parlare in tono negativo, peraltro è un tema che nella tradizione Tanguera assume note quasi criminali: “hai copiato, furfante!”.

Va detto che c’è copia e copia.

L’imitazione, sempre più spesso presente in ambienti a noi familiari come quello delle maratone, degli encuentros o dei campionati, è purtroppo utilizzata al minimo delle sue potenzialità rappresentando, su questo concordo, uno dei fenomeni più negativi della scena tanguera poiché ne semplifica eccessivamente il linguaggio e soffoca la creatività. 

Bisogna saper Copiare! È una delle abilità più preziose di un artista o un discente (che per molti versi sono la stessa cosa). 

Nella risposta alla terza domanda ti prometto svelare cosa semplifica il lavoro di un bravo curiosone: imitare qualcuno che troviamo interessante ci aiuterà a capire molto più profondamente di tante parole il perché di quello che fa e come si integra nell’organizzazione generale del suo ballo. Essere in grado di riprodurre i gesti di qualcun altro garantisce un panorama altrimenti inaccessibile all’interno del mondo esperienziale di un insegnante o ballerino che non potrebbe descrivere neanche il miglior didatta. Bisogna provare sulla propria pelle. La “copia” non sarà mai perfetta e, mischiata a tante altre, rappresenta un tesoro al momento della creazione originale. 

In due parole: “copia” più che puoi, fino a non essere più in grado di distinguere la fonte!

L. Molto spesso mi chiedono se abbia fatto danza classica, ma mai quanto la danza abbia potuto influire nel mio percorso di Tango.
 Credo sia opinione comune che la danza faciliti particolarmente lo studio del Tango, ma io non credo lo faccia più di qualsiasi Sport o disciplina che implichi il corpo. In ogni caso, il ballerino di Tango non necessita della flessibilità, forza, resistenza di cui un danzatore, un atleta o uno sportivo hanno bisogno. Come anche non occorre iniziare giovani a ballare, altro comune pregiudizio che scoraggia molti a provare il Tango.
Quello che impariamo studiando Tango è conoscere noi stessi e relazionarci attraverso il movimento, senza preoccuparci troppo di valicare i limiti che la nostra fisicità ci impone, piuttosto accettarli, come le speciali caratteristiche della nostra unica ed irripetibile individualità.

Ognuno, quando approccia il Tango, ha delle abilità da sviluppare e delle strutture da smussare se non addirittura rompere.
Io non ho mai avuto troppa difficoltà a mantenere l’equilibrio su di un solo piede, ma ho impiegato molto tempo e molte energie a spostare la mia attenzione dalla mia persona al partner e alla coppia. Altri potrebbero vivere l’esperienza opposta, ma è questo il bello: l’incontrarsi di vissuti molto diversi per arricchirsi reciprocamente e crescere insieme.

***


Per studiare e contattare i Maestri

Profilo Instagram: lorenagianpiero

Pagina fb: Lorena & GP

mail: lorenagianpiero@gmail.com

Per approfondire: “Tangere. Manuale di base per l’apprendimento del tango”. Scritto da Gianpiero Galdi, disponibile su diversi siti on line

***

Ringrazio Lorena e Gianpiero per questa ricca intervista capace di offrirci numerosi spunti di riflessione e di pratica di questa inesauribile passione che è per noi il tango argentino.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. CARLO FELLER E LUCIANA MUZIO

Le SiX.Q proseguono nel loro viaggio incontrando due giovani e brillanti maestri che risiedono a Milano. Di seguito la loro intervista, buona lettura e… prendete appunti c’è di che imparare!

***

SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Luciana Muzio, vengo dalla provincia di Napoli ma ora vivo a Milano.

Carlo Feller, vengo da Milano Milano

2. Lo stop forzato dalle milonghe ci costringe, se lo vogliamo, a praticare la tecnica. Definisci le priorità a cui prestare attenzione: piedi, gambe, asse, abbraccio… 

L. L’indipendenza corporale. In molti hanno trascorso questi mesi da soli, senza poter praticare o ballare con un partner. La cosa migliore è quindi lavorare con esercizi di equilibrio per migliorare il proprio asse e renderlo sicuro, radicato, indipendente per poi facilitare la meccanica di coppia in un futuro che spero sia il più prossimo possibile.
C. Anche senza praticare si può recuperare una coscienza del corpo e dei suoi movimenti. Stare fermi molte ore amplifica i difetti della nostra postura e ascoltando il corpo possiamo capire come risolverli. Lo stesso vale per gli appoggi quando camminiamo per la strada con la mascherina.


3. Quando insegni, quale è l’errore tecnico che ritieni imperativo correggere nei ballerini/e?

L. I casi sono tanti e tutti diversi. Una delle cose che forse accade più spesso è che i ballerini fissano il proprio focus su un solo elemento o sul una sola parte del corpo. Il movimento a mio avviso deve essere “globale”. Tutto è collegato: una dissociazione non è una rotazione isolata delle spalle, ma anzi: per fare in modo che questa funzioni tutto il corpo deve “fare qualcosa”. Distribuendo le energie in tutto il corpo si evitano accumuli di tensione e il ballo risulta di sicuro più armonico. 

C. Premesso che ogni cosa è connessa, credo che il bacino sia un punto focale nella tecnica. Esso può essere sia la causa che l’effetto di molte problematiche nel ballo. Riuscire ad avere coscienza del suo utilizzo può allo stesso tempo stabilizzarci e darci libertà espressiva. Questo vale anche nel twerking.

4. Il tuo esercizio preferito da fare a casa per mantenere il corpo agile e abile al tango. 

L. Il più basico di tutti: spostare in blocco il proprio asse e quindi il proprio peso dalle dita dei piedi ai talloni, da destra a sinistra. Giocare con tutti i punti di appoggio dei piedi per scoprirne le possibilità e i limiti. Provare anche su una sola gamba provando anche a fare delle piccole dissociazioni. Cominciare da uno spostamento di asse molto ampio per poi ridurlo e farlo diventare sempre più interno. Se il movimento parte correttamente dal pavimento, per arrivare ai piedi e poi a tutto il corpo, sarà molto più semplice capire qual è la relazione che intercorre continuamente tra pavimento e corpo.

C. Rimbalzare e pivottare quando dimentico qualcosa, fare torsioni al computer, salire e scendere dalle punte lentamente per prendere oggetti in alto. Mettere il tango ovunque è un ottimo esercizio, cercando di non apparire stravaganti.

5. I video quando si pratica a casa: sei favorevole o contrario? 

L. Assolutamente favorevole!
C. Favorevole, da non fare in maniera ossessiva.


6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti

L. Ah, questa è difficile! Vorrei che le persone che ballano questa danza meravigliosa si godessero di più il percorso, invece di affannarsi per arrivare ad un punto di arrivo, perché quello non arriva mai! E’ un ballo troppo complesso per credere di averne carpito tutti i segreti, anche dopo 20 anni di esperienza. 

C. Continuando a ballare è sempre più difficile ballare e non il contrario. Il bello sta lì.

****

Per studiare e per contattare i Maestri:

Associazione: TangoZeroDue, Milano

Sito Web: https://tangozerodue.it/

Pagina FB: Tang02

*****

Ringrazio Luciana e Carlo di aver partecipato con entusiasmo all’intervista! Spero di potervi incontrare presto di persona!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. PAOLA PINESSI E ALBERTO BERSINI

Inizio le SIX.Q tango interviste con una coppia di cari amici, Paola e Alberto che seguo e stimo come professionisti e persone, da lungo tempo.

Il “girotangando” di interviste parte da Bergamo/Brescia, volendo così fare una sorta di omaggio a una delle città e province maggiormente ferite dalla recente ondata pandemica.

***

SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza 

Alberto Bersini e Paola Pinessi , Bergamo

2. Lo stop forzato dalle milonghe ci costringe, se lo vogliamo, a praticare la tecnica. Definite le priorità a cui prestare attenzione: piedi, gambe, asse, abbraccio… 

Sicuramente praticare da soli analizzando la tecnica è fondamentale, soprattutto in un periodo in cui non ci è consentito il ballo di coppia. Detto questo gli aspetti da curare in particolar modo sono l’asse (inteso come equilibrio e relativi metodi per mantenerlo autonomamente); seguono gli esercizi per sviluppare e migliorare l’utilizzo delle gambe e dei piedi, non solo per un fattore estetico ma soprattutto per un fattore meccanico.

3. Quando insegnate, quale è l’errore tecnico che ritenete imperativo correggere nei ballerini/e?

Di errori tecnici ne rileviamo molteplici, molti dei quali riguardano la coppia ed altri che riguardano solo il leader o solo la follower. 

Per quanto riguarda il leader, l’errore più frequente è dato dalla scorretta impostazione dell’abbraccio e della connessione, spesso troppo costrittivo e caratterizzato da un punto di appoggio tra i due corpi troppo statico; noi puntiamo molto sul fatto che l’appoggio ci debba sempre essere, ma i punti del corpo che poggiano tra loro debbano essere cambiati costantemente, per generare più libertà di scorrimento tra i due corpi, con conseguente aumento delle possibilità di rendere il ballo più “vario”.

Per quanto concerne invece la follower, puntiamo molto sul fatto di renderla meno follower ma più propositiva; pensiamo molto che il ballo debba essere 50% uomo e 50% donna, pertanto deve esistere un dialogo fra la coppia di ballerini, con proposte che giungano tanto dall’uomo quanto dalla donna.

Troppo spesso incontriamo donne che hanno timore di tirare fuori la propria personalità, limitandosi al seguire esclusivamente la marca dell’uomo, senza “osare“. 

Questo, ovviamente, va oltre l’aspetto tecnico, ma a nostro avviso è l’elemento più complicato da correggere.

4. Il vostro esercizio preferito da fare a casa per mantenere il corpo agile e abile al tango.

Il nostro personale?? Ehm ehm… divano e pastasciutta…

Quello che consigliamo? Stretching ed esercizi individuali per la dissociazione ed esercizi di connessione da eseguire in coppia.

5. I video quando si pratica a casa: siete favorevoli o contrari?            

Riteniamo che filmarsi mentre si pratica a casa possa essere molto utile, in quanto, anche in assenza di un insegnante che corregge, si è in grado di vedere errori grossolani sui quali poter lavorare individualmente e correggerli.

6. Dite quella cosa che avreste sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiedervi.

Cosa ne pensate del talebanesimo tanguero?

Beh, rispondiamo in maniera molto semplice…

Partiamo dal presupposto che un tanguero per essere “completo” deve saper adattare il proprio estilo di tango all’epoca musicale proposta dalla tanda.

Per esempio, noi adoriamo ballare estilo miloguero nei brani suonati dalla guardia vieja, come ci piace altrettanto ballare l’estilo salón nei brani degli anni 40/45 in poi… e poi, perché no, qualche contaminazione di tango nuevo su alcuni brani, meno datati ma comunque di tango tradizionale.

Diciamo che una coppia non dovrebbe limitarsi a ballare un solo stile, ma saper adattare il proprio ballo a seconda di ciò che le chiede la musica…

Ciò che sicuramente non condividiamo è il fatto che negli ultimi anno vadano di moda alcuni eventi su invito o con “selezione all’ingresso”, che rispecchiano l’esatto contrario di ciò che è lo scopo sociale del tango, e spesso vengono organizzati proprio da coloro che si ritengono i detentori del sapere tanguero…

Detto ciò, siamo convinti che il tango non debba avere una sola forma, anche se alcuni affermano esattamente il contrario… cosa dice il detto? La volpe quando non arriva all’uva dice che non le piace…

*****

Per studiare e per contattare i Maestri:

ALBERO BERSINI E PAOLA PINESSI

Sedi di corsi stabili: Bergamo e Brescia

Sito web: www.albertoepaolatango.com

Pagina FB Alberto Bersini e Paola Pinessi VNT

****

Ringrazio Paola e Alberto per gli spunti di riflessione e per aver condiviso con noi la loro visione del tango.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE

Pensavo che ai tempi difficili, bisogna sempre reagire con vigore e, soprattutto, con positività.

Inutile ribadire che la pausa forzata, costretta, dura ma – ahimè – necessaria, che il tango sta attraversando, pesa molto ma, secondo il primo postulato della sopravvivenza, voglio reagire e pensare positivo.

Mi è quindi venuta l’idea di micro interviste, le “SIX.Q” , da proporre ai maestri di tango che conosco.

Vi ricordate i compiti delle vacanze dell’epoca? Ecco una specie di attività del genere, ma senza la rottura di scatole che i compiti veri comportavano.

Sei domande lievi, dove i nostri amici maestri ci danno qualche visione e prospettiva in breve del tango post Covid.

La prima raccolta di domande avrà un focus sul corpo danzante. 

L’idea è di raccogliere spunti provenienti da professionisti che lavorano in Italia così che possano pungolare la nostra voglia di tenerci in attività, di curare il corpo e i movimenti facendoci arrivare meno ciocchi di legno al primo appuntamento sulla pista da ballo.

Sto raccogliendo le interviste che saranno pubblicate a cadenza settimanale, sempre con titolo “SIX.Q” e il nome dei professionisti intervistati.

Il patto che faccio con loro e con voi, amici lettori, è questo: nessun retro pensiero, nessuna preferenza, nessun fine di lucro mio o loro. Solo uno scambio, un arricchimento per la comunità.

Sotto ogni intervista riporterò le informazioni relative alla loro attività professionale, così sarà per tutti.

L’idea è di fare un viaggio in tutta la penisola, di dare voce alle voci, di ricevere suggerimenti e consigli, di mantenere viva e vibrante la nostra passione.

Se volete partecipare alle interviste, se avete qualche argomento in particolare che vi interessa approfondire, se avete domande, scrivetemi a questo indirizzo di posta: girotangando@gmail.com .

Pimpra

FINO A CHE PUNTO POTETE SPINGERVI?

Il tempo, tiranno e inesorabile, continua a scorrere.

I giorni scivolano dalle mani, la primavera ha lasciato spazio all’estate, il lockdown è alle spalle, non dimenticato ma volutamente nascosto nello scrigno di quei ricordi che non vuoi rammentare.

Le vacanze sono alle porte, per chi può e vuole permettersele.

L’estate del tanguero è, per definizione, “errante”, tra giri di milonghe o eventi di ogni sorta, complice la stagione più bella, le giornate più lunghe e la voglia repressa di uscire e vivere intensamente.

Da quanto leggo però, se lo sono un po’ scordati questo nostro ballo, relegandolo in fondo alla lista delle attività da normare. In alcune regioni il solo escamotage trovato è il “ballo tra congiunti”, sul quale evito di esprimere commenti, tanto appare assurdo e, tutto sommato, poco democratico. Il virus c’è o non c’è, parliamoci chiaro, e se pure i congiunti conviventi tra loro non sono a rischio, a ragione il solo fatto di condividere una sala con altri congiunti, li potrebbe mettere potenzialmente “a rischio”.

Ma non è questo l’argomento su cui desidero soffermarmi.

Vi chiedo: ma voi, patiti dell’abbraccio in tutte le sue forme, fino a che punto sareste capaci di adattarvi, purché vi fosse concesso di ballare di nuovo? E per ballare intendo con chicchessia.

Avete paura? Avete solo le scatole piene? Avete pensato di appendere le scarpette al chiodo, dichiarando conclusa una stagione della vostra vita, oppure vi state preparando studiando tecnica in solitaria?

Come state? Come vi sentite amici miei?

L’immagine del post mi ha fatto molto riflettere su come saremo al nostro rientro in pista, ai nostri sentimenti, alle paure o, semplicemente, al senso di liberazione e di gioia che ci pervaderanno.

Per me non ho la risposta, nel senso che il mio cuore ha come congelato la passione tanguera che mi divora, permettendomi di sopravvivere ai giorni senza abbracci, senza emozioni, senza stimoli.

A casa uso le ante dell’armadio in modo molto alternativo, obbligandomi agli esercizi di tecnica che mi è sempre piaciuta ma che aveva un sapore diverso quando era una scelta e non l’unica opzione.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

Riscrivere il significato di “Comunità tanguera”

Le buone notizie stanno arrivando, pare che la pandemia sia entrata nella curva decrementale, ci si ammala di meno e – fortunatamente – in modo meno grave.

Dal 3 giugno, finalmente, saremo liberi di muoverci nel nostro paese e, con qualche difficoltà che verrà presto risolta – mi auguro, anche verso il resto del mondo.

Le attività stanno tutte riaprendo e, ne sono certa, anche per quanto concerne le danze di coppia, verranno proposte soluzioni a breve e… torneremo in pista.

Questo sciagurato periodo, ahimè, ha mostrato degli aspetti della comunità tanguera che mi hanno fatto molto riflettere.

La politica portata nel tango, il pensiero critico verso le soluzioni messe in atto dai governi, lo scagliarsi gli uni contro gli altri in dibattiti on line relativamente la gravità della situazione, mi hanno colpito profondamente.

Dopo l’ultimo post che ho scritto, qui, e le numerose bordate personali che ho ricevuto (si sa che i leoni da tastiera sono sempre vigili e pronti a sferrare attacchi), desidero chiarire la mia posizione e invitarvi a un dialogo costruttivo, leale e scevro da offese gratuite e poco utili al dibattito.

Credo fermamente che la comunità tanguera debba riscrivere se stessa.

Prima era tutto semplice, ognuno sceglieva “il suo mondo” ideale dove portare la sua danza: gli amanti del tango milonguero nei loro circuiti, così come i maratoneti i loro weekend, andavamo ai Festival, alle milonghe, agli stages e chi più ne ha più ne metta.

Poi, come se un colpo di spugna avesse cancellato la lavagna, ci ritroviamo con le scarpette in mano ad aspettare che ne sarà di noi, della nostra voglia, del nostro bisogno di incontrarci e ballare.

Non sarà più come prima, temo.

Dobbiamo ancora capire se, come, quando, in che modo potremo riprendere ma, ciò che a me preme massimamente, è il modo in cui entreremo in relazione.

Vi propongo la mia personalissima visione.

Chi mi conosce da anni lo sa. La mia vita è impostata sul concetto “LOVE AND PEACE” e “VIVI E LASCIA VIVERE”.

Agire nella propria vita la LIBERTA’ significa, innanzitutto, rispettare quella dell’altro.

Vivere in una società civile, significa avere rispetto delle sue regole. [Questa frase è dedicata a coloro che non hanno saputo/voluto leggere con gli occhiali giusti, l’ultima frase del post precedente, una iperbole provocatoria ].

Fatta questa premessa, il mio mondo tanguero ideale rappresenta in assoluto il concetto più bello di “COMUNITA’ ” .

Partiamo dall’assunto che “(…) Come notava Z. Bauman, “oggi la comunità è considerata e ricercata come un riparo dalle maree montanti della turbolenza globale, maree originate di norma in luoghi remoti che nessuna località può controllare in prima persona” (2001, p. 138). Citazione da Treccani qui.

Riprendiamo il concetto di “riparo dalle maree montanti della turbolenza globale” e chiediamoci quanto il tango come comunità può fare per essere riparo, specie dopo questa pandemia.

La prima riflessione dovremmo portarla all’interni di noi stessi, chiedendoci quanto siamo disposti a dare e quali rinunce accettare affinché la comunità risorga come riparo, porto, isola felice.

Saremo capaci di bandire i giudizi che abbiamo sempre a fior di labbra su ogni cosa riguardi il tango, giudizi che – purtroppo – sono animati da critica feroce più che da spunto di riflessione e dialogo costruttivo?

Saremo capaci di essere meno egoisti? Di gioire se i nostri amici di altri paesi nel mondo danzeranno prima di noi? O inveiremo contro questo nostro stato assassino che tarpa le ali ai nostri desideri?

Personalmente ho pensato molto in questo periodo, rivalutato mille pensieri, rivisto scelte.

Oggi posso affermare di essere una persona fortunata ad avere questa passione e di poterla condividere con voi, con tutta la gioia, l’apertura mentale, la curiosità e il rispetto possibili.

Spero che anche per voi possa essere lo stesso, in libertà, senza bandiere, senza confini, senza colori, uniti dal quel “CUM” latino che ci porta “INSIEME”.

Buon nuovo inizio, Amici miei

PIMPRA

TANGO AI TEMPI DI CORONAVIRUS: FORSE NON CI SIAMO CAPITI.

Non è proprio nelle mie corde essere allarmista o, peggio, ansiosa relativamente alle malattie, ma, in questo caso particolare di epidemia, bisogna ribadire concetti che sembrano così evidenti ma che tali non sono.

Tutti, quotidianamente, ad ogni telegiornale, siamo invitati/esortati/consigliati ad agire comportamenti atti ad evitare che il contagio dilaghi incontrollato, con le conseguenze del caso.

E’ un momento difficile per ognuno di noi, per gli abitanti delle zone rosse pure peggio quindi, è assolutamente necessario comportarsi da cittadini responsabili. Anche per non rendere vano il sacrificio di quelli che rispettano i divieti.

La comunità tanguera internazionale, composta da persone che sono portatrici sanissime del “virus da tango dipendenza”, è in evidente crisi da astinenza (io per prima!) NON potendo ballare adesso e per chissà quando, fino a fine emergenza.

RIPETIAMO INSIEME: NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE, NON POSSIAMO BALLARE.

Il mantra che dovrebbe sgorgare dalla nostra coscienza civile, dovrebbe essere un altro: ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE, ADESSO SCELGO DI NON BALLARE.

La differenza è evidente: obbligo a fronte di scelta consapevole e matura.

Quasi tutte le scuole e molti privati organizzatori, ordinanza o meno, hanno chiuso i battenti, sospendendo lezioni, milonghe, eventi i cui costi sono già stati parzialmente anticipati, rispondendo a un’emergenza che – ricordiamolo!- ha carattere GLOBALE, evitando responsabilmente di contribuire al contagio che porta ricadute, non solo sulla salute pubblica ma anche sull’economia – già provata, della nostra nazione.

Ben comprendo il danno economico, specie di coloro che con il tango ci vivono, ma, temo, non ci siano altre possibilità (forse predisporre lezioni e video da inviare ai propri studenti, così da portare avanti una sorta di didattica a distanza? almeno per il momento?).

A tutti gli altri, a quelli come me, che ballano PER LORO PIACERE, SMETTETELA DI LAMENTARVI E COMPORTATEVI COME SI DEVE, ASTENENDOVI DALLE DANZE!!!!

Leggo su FB di un sacco di eventi “carbonari”, tanto per dire che a noi non succede che tanto sono fatalista che si tratta solo di influenza.

Siete degli sciagurati irresponsabili e immaturi. Provate a riempire la vostra vita con altre attività consentite e sappiate aspettare, non è questo il momento storico per comportarsi da sciocchi.

AMEN.

Pimpra

LEGGETE QUESTO ARTICOLO ESTREMAMENTE INTERESSANTE SULL’ARGOMENTO QUI IN INGLESE.

TITOLO ORIGINALE:

Tango during/after #coronavirus crisis

3 March 2020 by Daniel de Kay

TRADUZIONE IN ITALIANO A CURA DI VERONICA ANNA FEDERICA e SHEILA KATOUZIAN:

La pandemia globale è ancora in corso. Notiziari, media, specialmente i social, sono pieni di post, opinioni ed articoli, di diversa utilità per il lettore. La confusione e la paura sono le reazioni maggiormente osservabili, insieme all’incertezza sul da farsi, su cosa aspettarsi, e soprattutto sul cosa capiterà.

Questo articolo non tenta di aggiungere altri fatti in merito al coronavirus, come la R0, tassi di mortalità, numero dei casi rilavati. Questo viene lasciato ad altre sedi.

Se ne parla abbastanza altrove, e non ancora con abbastanza fatti e verità. Andate sulle fonti ufficiali (OMS), e non (solo) sui social media. Se volete leggere qualcosa di utile su FB, guardate i post di Marvin Hansen

Avviso
Questo articolo vuole evidenziare l’impatto del coronavirus sulla comunità tanguera, oltre a proporre e discutere sulle opzioni per il futuro, dopo che tutti saremo tornati ad una (nuova) normalità.
Prima del coronavirus

Breve storia

Il Tango viene ballato sempre più in un abbraccio chiuso

La comunità globale del tango è strettamente connessa e i ballerini arrivano da ogni dove

Ogni fine settimana hanno luogo diversi eventi internazionali, che radunano persone di differenti nazionalità, insieme, per un intenso scambio.

Ma: negli scorsi anni, ho visto, specialmente negli eventi internazionali, ballerini essere presenti, impegnati e tra loro interagenti in abbraccio stretto, nonostante alcuni di loro fossero malati.

Solitamente si trattava di un normale raffreddore, o qualche altra malattia infettiva. E non vi è mai stata alcuna discussione in merito a questo. La reazione comune e tacitamente accettata era di empatia e supporto emotivo per il ballerino malato che avrebbe potuto perlomeno farsi qualche tanda.
Andava bene essere malati e partecipare, ballando, ad eventi internazionali.

Entra: Coronavirus
Storia parallela, estranea al tango: un uomo di 47 anni arriva in ospedale, positivo al coronavirus e con sintomatologia grave.

Viene messo in terapia intensiva, ed hanno inizio le indagini. Quattordici giorni prima del suo ricovero in ospedale aveva preso parte ad una festa di carnevale con 300 partecipanti in una piccola città tedesca.

Dopo l’inizio delle indagini, gli altri partecipanti furono visitati e 60 di loro risultarono positivi al test per il coronavirus, pur senza mostrare sintomi gravi o aver bisogno della terapia intensiva.
Questo accadeva intorno al 28 febbraio 2020, e da allora sono stati identificati circa 150 partecipanti, dei 300 che avevano partecipato all’evento. Non sono riusciti ad individuare l’origine dell’infezione, il cosidetto paziente 0.
Le autorità decisero perciò di mettere in quarantena per 14 giorni circa altre 1000 persone, che vivono nell’area interessata.
La festa di carnevale aveva avuto luogo intorno al 14 febbraio, e i primi sintomi nei contagiati si sono manifestati intorno al 28 febbraio.

Le persone contagiate al carnevale hanno ulteriormente contagiato altre persone, in un’area più grande, e, oggi come oggi, i casi conosciuti sono più di 180 (tre volte tanto!). Si prevede di testare soltanto le persone che presentano dei sintomi, quindi probabilmente il numero delle persone asintomatiche è molto maggiore.
La festa di carnevale è comparabile al Tango, con tre eccezioni:

  • Le persone non ballano in abbraccio chiuso, o non si abbracciano per 10 minuti con un estraneo
  • L’evento non dura tra giorni
  • I partecipanti non arrivano da tutt’Europa.
  • Avanti veloce: IL CORONAVIRUS NEL TANGO
    Ferrara: il primo caso documentato nel tango
    Un ballerino spagnolo ritorna da un Encuentro in Italia e viene testato per il coronavirus: positivo.
    Conseguenze: le autorità contattano tutti i partecipanti e prescrivono una quarantena di 14 giorni a casa. Il paziente 0 in questo caso: sconosciuto.
    Ho postato una domanda su FB per avere maggiori chiarimenti ed ho ricevuto risposta tramite messaggio privato: c’è anche qualche altro caso di ballerino positivo, proveniente da quell’evento.
    L’encuentro si è tenuto nel week end del 21 febbraio, e la notizia è stata pubblicata il 2 marzo.

    Ed ancora: il calendario di TMD mostra 9 eventi nel week end del 21 febbraio, incluso l’Encuentro di Ferrara. Il week end successivo solo 5 eventi. Il prossimo week end: 5 eventi, tra cui La Tosca, che è stata posticipata proprio ieri (l’altri ieri, nota mia).
    Tutto questo fa intuire che: il virus è già presente tra i ballerini che viaggiano per tango, e si diffonde.

    LA TOSCA: POSTICIPATA
    Mettiamo da parte, per un momento, le conseguenze dell’infezione, e focalizziamoci su quello che sarebbe potuto succedere a Signa, se la Tosca avesse avuto luogo come previsto:
  • I 400 ballerini da ogni parte d’Europa si sarebbero incontrati per un intero week end di tango, un sacco di abbracci, per almeno una tanda.
  • Il rischio di essere infettati diventa molto alto se si balla con un partner infettato. Molto più che a una festa di carnevale con 300 persone, dove ne sono state contagiate 60.
  • Ma prendiamo questi numeri e facciamo un calcolo per analogia: 400 ballerini, 80 contagiati. La diagnosi viene fatta probabilmente dopo 14 giorni. Per ognuna di queste persone malate si possono ipotizzare circa 150 contatti di primo grado, prima della diagnosi. E questo senza calcolare un secondo o terzo grado di contatto.
    Vorrebbe dire mettere più di 1000 persone in quarantena per 14 giorni.
  • Nella città tedesca dell’esempio, era stato facile: la maggior parte dei partecipanti viveva nella città, quindi il contagio era stato più facilmente contenibile.
  • Nel caso del tango, molte persone arrivano da diverse città. Quindi, per la Tosca, con 400 ballerini, si presume arrivino da almeno 150 diverse città.

    Non voglio continuare con i calcoli. Non perché i numeri siano troppo alti e demotivanti, ma perché è troppo complicato a causa della diffusione internazionale. Un giornale belga ha fatto un’analogia con l’influenza “normale” di ogni anno, ed è arrivato alla conclusione di 850000 persone contagiate e 50000 decessi.
    Quindi, già solo per questo aspetto, è stata una buona idea posticipare l’evento. Onore alle ragazze che hanno preso questa difficile decisione.

RESPONSABILITA’

E’ molto sexy al giorno d’oggi essere un organizzatore. Creare un bell’evento per i tuoi amici. Chiunque può farlo e molti lo fanno, basta guardare l’esplosione di eventi negli ultimi anni.

Organizzare un evento è un lavoro duro, e il lavoro durante l’evento è la cosa più facile da vedersi. Serve un numero infinito di ore per organizzare, negoziare, fare marketing, tessere relazioni, correre dietro ai leader…

La maggior parte degli eventi portano a nessun guadagno, o un guadagno minimo. Ci sono i contratti con le location ed il catering. I DJ devono essere ingaggiati e vanno organizzati i viaggi. E questo è solo per cerare l’evento. Poi ci sono i partecipanti, che sostengono spese di viaggio, prenotazioni di hotel e altre spese.

Una maratona di tango che costa 130 euro, comporta che facilmente per ogni persona si spendano circa 300 euro in tutto. Quindi un evento come La Tosca con 400 partecipanti muove denaro tra 50k (solo costo dell’ingresso) e 100k euro (spese di viaggio aggiuntive da parte dei partecipanti). E molti di questi soldi non sono rimborsabili.

Posso dirvi questo: gli organizzatori che se ne rendono conto, sentono quel denaro e pressione sulle loro spalle. Il solo pensiero che l’evento non piaccia ai partecipanti è già negativo, ma pensare alla cancellazione: è catastrofico.
E poi i partecipanti potrebbero persino pensare a chiedere rimborsi agli organizzatori poiché i biglietti aerei e gli alloggi a buon prezzo spesso non sono rimborsabili. E poi: gli organizzatori hanno contratti, obblighi, per lo più non rimborsabili.

Quindi: come organizzatore, sei praticamente fottuto in questa situazione. Dal punto di vista medico e sotto le aspettative della società ti senti obbligato a cancellare l’evento. Come ballerino, organizzatore e amante del tango, non vuoi nemmeno pensare a deludere i tuoi ospiti.

E: chi lo sa, forse nessuno verrà contagiato? Non può andare sempre tutto male, giusto?

È una decisione difficile, soprattutto perché quella decisione non è solo tua. Come organizzatore, non sei tu che resti a casa e che forse non riavrai i soldi già spesi per ballare. In questo caso, prendi una decisione che riguarda molte persone. Ad ogni modo, allo stato attuale tutti sono già confusi nel tentativo di capire cosa faranno se l’evento non viene cancellato: parteciperanno? E poi ci sono tutti i media, la famiglia, la società che ci dicono qual è la cosa giusta da fare. Ma si tratta solo di alcune belle tande, e sicuramente i ballerini malati rimarranno a casa, comunque.

Non pensiamo nemmeno all’aspetto della responsabilità. Cosa succede se qualcuno viene contagiato in quell’evento e muore? Chi è il responsabile? Chi sarà incolpato? E se anche legalmente non ci fosse colpa, gli organizzatori e i partecipanti saranno in grado di conviverci e gestirla?

ORA

TANGO, CORONA E BUENOS AIRES

Ad oggi: casi di coronavirus sono stati riscontrati in tutta Europa, anche se si tratta magari di un caso solo. Non conosciamo i numeri reali, perché i casi riportati si riferiscono solo a chi è stato sottoposto al test, non ai numeri reali.

I casi al di fuori della Cina stanno aumentando esponenzialmente. In Germania i casi raddoppiano ogni 3 giorni, il che significa: 2 in 3 giorni, 4 in 6 giorni e 8 in 9 giorni. Il periodo di incubazione è comunemente indicato in 14 giorni, ma sono stati segnalati casi con un’incubazione massima di 24 giorni.

Come organizzatore:

  • Dovresti comunicare con i tuoi ospiti.
  • Non aspettare che questa cosa sparisca da sola. I tuoi ospiti sono già preoccupati.
  • Dovresti valutare le opzioni e idealmente già essere in trattative con i tuoi fornitori e location per le diverse opzioni: rinviare l’evento sarebbe meglio.

Come ballerino

  • Decidi tu stesso in base alla tua situazione. In particolare, considera chi hai vicino, come la famiglia, i parenti e le potenziali conseguenze.
  • Sii consapevole della valutazione della situazione del tuo ministero degli esteri e del tuo datore di lavoro.
  • Comunica con i tuoi compagni di viaggio e con gli organizzatori.
  • Sii comprensivo verso qualsiasi decisione venga presa e comunicata dagli organizzatori.

FUTURO

Dopo il coronavirus/prima del coronavirus/altro-virus
Mentre questa pandemia in via di sviluppo fa il suo corso, è tempo che parliamo di responsabilità, opzioni e azioni.
Non ho risposte, quindi ecco alcune idee:

ORGANIZZATORI

  • Stipula un’assicurazione!
  • Abbi un piano B
  • Abbi cura dei tuoi partecipanti: i bagni: devono essere puliti regolarmente; offri disinfettanti per le mani; sapone; asciugamani di carta usa e getta.
  • Cibo: preparate e servite cibo con i guanti; fate attenzione ai capelli quando si serve cibo… controlla i regolamenti per la somministrazione di cibi
  • Offri rimborsi ai partecipanti che decidono di rimanere a casa perché sono malati.
  • Sii consapevole delle esigenze di salute dei tuoi partecipanti.
  • Hai ospiti con più di 60 anni o incinte? Sono a rischio più elevato.

BALLERINI

  • Non partecipare agli eventi quando sei malato. Non importa quanti amici ci sono e quanto hai bisogno di ballare. Infetterai gli altri.
  • Sii responsabile di te stesso e di coloro che ami ( la famiglia, i bambini, i nonni, …)
  • Lavati le mani regolarmente e per almeno 20 secondi!
  • Prenditi cura del tuo sistema immunitario. Mangia sano. Bevi abbastanza. Prendi le vitamine. Dormi abbastanza.

IMAGE CREDIT DA QUI

IL TANGO AI TEMPI DI CORONAVIRUS

Certe epidemie ti sorprendono così, tra il lusco e il brusco, un giorno a caso mentre guardi il TG e ti avvisano che, in un luogo tanto lontano da casa tua, è in atto una virulenta epidemia.

D’istinto mi dispiaccio per le persone coinvolte ma, non mi agito, non mi faccio prendere dal panico.

Poi però il virus scorrazza a briglie sciolte per il pianeta e ti ritrovi casa infestata come quel paese tanto lontano che ne è stata la fonte.

Continuo a restare serena anche se i mass media italiani fanno i peggio disastri (e come potrebbe essere diverso, considerato il nostro “spirito di popolo”?) provocando un panico irrazionale in troppe persone.

Resto calma ma cerco di riflettere e di informarmi.

Ho un’età e uno stato di salute che mi espongono a un rischio davvero lieve, alla peggio prenderei un’influenza, ma il problema non è questo, non è la MIA salute, è la salute degli altri, che potrei – anche inconsapevolmente – contagiare e, per effetto domino, il collasso a cui possono venire esposti i servizi sanitari di emergenza, le terapie intensive che non sono strutturate per simili emergenze.

La MIA influenza, non è il vero problema. E’ che posso contribuire, come untore (anche asintomatico) alla diffusione esponenziale del virus.

Sono una ballerina di tango, questo è il periodo in cui vengono organizzati eventi di tango che sono nel mio cuore.

Che fare quindi? Andarci, tanto per me il rischio è pressoché nullo o fermarsi a riflettere, pensando, per una volta, alle conseguenze su un sistema più grande?

Non è affatto facile prendere questa decisione, perché ballare è un’esigenza spirituale oltre che fisica.

Assisto a molti dibattiti in proposito, le fazioni si dividono sostanzialmente tra gli “allarmisti” e i “negazionisti”.

Credo non sia giusto giudicare le scelte di nessuno.

Siamo cittadini di un paese e, per una volta, siamo chiamati a dare una risposta – sicuramente – personale, a un’emergenza pubblica.

Io la mia scelta l’ho fatta.

Pimpra

Articolo di oggi

PRIMI PASSI: andare a lezione

Nella mia memoria, andare al corso di tango, è sempre stato un momento di gioia, l’occasione per una boccata di ossigeno dai fastidi della vita quotidiana.

Ricordo anche di aver fatto le peggio litigate con il mio partner di allora, quando, né lui né io, eravamo capaci di riprodurre i movimenti e ci accusavamo a vicenda.

Sono passati molti anni da quei primi esordi ma il piacere che mi regala la lezione, resta intatto.

Anche in questo periodo ne frequento una e sono ripartita da zero, dal corso principianti che, quando si è principianti assoluti, non si vede l’ora di superare, che invece si apprezza quando si ha molta storia di ballo sui piedi.

Ri-parto perché studio da uomo. Mai potei fare scelta migliore.

Osservando i miei compagnucci/e, mi rendo conto che quando si è proprio debuttanti, le lezioni di tango non si sanno “usare” al meglio.

Mi permetto quindi di dare qualche suggerimento a tutti gli Amici che hanno da pochissimo iniziato questo meraviglioso viaggio.

Come precedentemente scritto qui, c’è sempre una distinzione di atteggiamento tra chi frequenta il corso “al cazzeggio” e chi, invece, è seriamente desideroso di imparare.

Credo che i seguenti punti però, possano valere per entrambi:

  • LASCIA IL CERVELLO A CASA: ok scritto così è estremo ma l’idea è che la mente deve essere sgombra dai pensieri pesanti della giornata lavorativa/familiare/ecc. perché solo facendo spazio tra i pensieri, capirò quanto i Maestri mi insegnano
  • VIVI LA DIMENSIONE GIOCOSA del corso: questo non vuol dire prenderla sottogamba o senza metterci impegno, significa che, se predisponiamo il nostro animo nella modalità del gioco, tutte le difficoltà che incontreremo, sembreranno meno difficili.
  • IL PARTNER E’ IN DIFFICOLTÀ COME TE: le coppie nella vita, in particolare, devono prestare attenzione a questo punto. Il tango non diventi il campo di battaglia di tutti i conflitti. Quelli (il tango sicuramente li fa affiorare) risolveteli a casa, parlando.
    Ogni allievo/a affronta un indice di complessità notevole, specie da principiante assoluto, quando deve condividere con il partner i movimenti richiesti. Ricordatevi che CONDIVIDERE non è affatto banale.
  • FATE DOMANDE: anche se tutti intorno a voi riescono (almeno così vi sembra), non cadete nella frustrazione e… chiedete. Fatevi spiegare i motivi per cui vi siete incartati come singolo o come coppia. Chiedete e vi sarà dato.
  • ESERCITATEVI: provate i movimenti più che potete. Inizierete a “ballare” quando il corpo li riprodurrà senza che voi ci pensiate su. Ci vuole molta costanza, pazienza e umiltà.
  • NON ABBIATE FRETTA: è impensabile che possiate ballare a livello di chi ha molti ma molti più KM di voi nelle gambe. Non illudetevi di poter scimmiottare grossolanamente i passi che vi piacciono, le combinazioni che vedete interpretare dai tangueros più esperti. Ci vuole tempo, pazienza, e un quantitativo di esercizio che non finisce mai.
  • I FONDAMENTALI: ciò che i vostri Maestri scriveranno nella vostra mappa genetica di futuri ballerini, vi accompagnerà per tutta la “carriera”. Lasciateli lavorare, se dicono che non siete pronti per il corso successivo, ripetete quello principiante (magari vi offriranno un piccolo sconto). L’umiltà di affidarsi al giudizio di chi sa, vi mette al riparo da figure barbine che fanno – sempre – i/le presuntuosi, quelli che “si credono” arrivati ma che, in realtà, non sono mai partiti. Le BASI sono FONDAMENTALI. Costruitele bene e poi TUTTO verrà in modo fluido, naturale, piacevolissimo, divertente, fantastico.

Mi fermo qui.

Pimpra, del corso principianti, vi saluta!

🙂

IMAGE CREDIT DA QUI

3 LUSTRI E NE VOGLIO ANCORA.

Stamattina mentre, sconsolata, guardavo il cielo plumbeo, l’atmosfera grigia, la pioggia, novembre insomma, ho pensato che, invece di farmi di psicofarmaci per scollinare il meteo pesante di questi prossimi mesi, la mia cura di sempre è muovermi.

Ieri sessione in palestra, non ho resistito e ho corso, felice e acciaccata, sul tapis roulant. Domenica invece ho affogato le frustrazioni in una bella pomeridiana in trasferta a Lubiana.

Ho pensato al bene che, in ben 3 lustri di tango, ho ricevuto da questa mia passione della maturità.

15 anni, non sono pochi, non sono tantissimi. In termini di “studio” di una danza, sono nulla. In termini assoluti, sono qualcosa.

Domenica osservavo la pista e non posso non notare che, ancora una volta, qualcosa sta cambiando. I miei esordi sono stati all’epoca della grande rivoluzione dei vari Arce, Frumboli e tutta la schiera di ballerini che hanno per così dire rotto l’abbraccio classico, portando nel tango dinamiche e movimenti assolutamente nuovi. La musica stessa che si ascoltava al tempo era uscita dai binari della tradizione, proponendo melodie anche a base elettronica che, confesso, ho sempre amato moltissimo.

Quel tango, benché fossi neofita assoluta, corrispondeva completamente alla mia personalità. Quella musica “moderna” riempiva e nutriva le pieghe del mio animo facendomi toccare vette di emozione, di meraviglia, di stupore e di gioia.

Poi, nel tempo, ho visto cambiare gli abbracci, tornare ad essere più legati, più vicini, la melodia della musica ha abbandonato quelle sonorità moderne ed elettroniche, ritornando a un corso più tradizionale.

In queste vague ci ho sempre sguazzato felice. Studiando, confrontandomi, impazzendo anche, perché più studi e più capisci che devi studiare tanto di più che sono un miliardo i dettagli da perfezionare. Ma questo è il gioco e questo il divertimento.

Ora mi trovo ai bordi della pista con gli amici di sempre e con tutti i giovani che non conosco. Li vedo ballare e godere delle stesse gioie che ho vissuto io. I “giovani” ballerini mi raccontano del loro bisogno inesauribile di abbracci, di musica.

In tutto questo rivedo me stessa e, con un pizzico di malinconia, mi chiedo se non sia giunto il tempo di cedere il passo, di farmi da parte.

Il cuore immediatamente mi dice se sono pazza, se ho deciso di morire dentro, perché senza il tango la mia vita sarebbe inesorabilmente vuota e nulla potrebbe aiutarmi a scollinare con gioia e sorrisi questo novembre piovoso, le odiate feste di natale e il freddo di gennaio e febbraio.

Non è ancora giunto il momento di appendere le scarpette al chiodo. Non ancora.

Pimpra

IMAGE CREDIT ANGELO DI PALMA che ringrazio.

  • TAG

    2013 2014 2015 2016 abbraccio amiche amici Amici e amiche amicizia amore Amore Andar per maratone Andar per Milonghe Anima anno nuovo vita nuova anta e ribalta attimi Attimi belli Attualità Bel Paese blog blogger CARATTERE cazzate cronache dal mondo panda dare tempo al tempo Dillo alla zia Pimpra di tanto in tango Donne e valigie emozioni fine settimana Friuli Venezia Giulia immagini incontri i saggi consigli di Nonna Papera Italy Lavoro milonga momenti mondo panda Mondo Panda mondo tango Natura pausa pranzo pensieri pensieri leggeri pensieri sparsi pensiero positivo PERSONALITA' Pimpra milonguera riflessioni RISVEGLI Salute e benessere Senza categoria social network Società e costume Sport sticazzi STICAZZI storytelling Tango Tango argentino tango marathon Tango milonguero tango trotters tanto tango Trieste Uncategorized uomini e donne vecchiaia in armonia Viaggi viaggio Vita di coppia vita moderna vita sui tacchi a spillo
  • Archivi

  • ARTICOLI SUL TANGO

    Se cerchi gli articoli che parlano di tango cerca "di tanto in tango" nel banner TAG o fai la ricerca nel bannerino CATEGORIE
  • I post del mese

  • LA TRIBU’

    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Francesco Randazzo
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Cookingsio
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Rich Wanderlust
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di deborahbonadei
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di - ElyGioia -
    • Avatar di Francesco Giovanni Bissoli
    • Avatar di Logan Wilkins
    • Avatar di themessofthewriter
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Noah Abbott
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di comelapensoio
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di selvaggia scocciata
    • Avatar di gmerico
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Fabio Bertolino
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di robertofontana1991
    • Avatar di thebear67
    • Avatar di Briciolanellatte
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di La Massaia Contemporanea
    • Avatar di Foodorzo
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Kaleb Mcknight
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di koredititti
    • Avatar di Dario
  • Pagine

  • Categorie

  • Categorie