LA GINNASTICA DEL TANGUERO

Tra le attività sportivo ludiche a cui ci si può tranquillamente dedicare anche in età non più verde rientrano ad esempio il golf, il tennis e, ovviamente, la pratica dei diversi balli da sala, latini, caraibici e, ça va ça sans dire, il tango argentino.

Gli effetti benefici di una pratica sportiva sulla salute fisica ed emotiva sono incredibili, direi un passepartout contro l’invecchiamento precoce oltre che un ottimo balsamo per l’umore e per l’allegria a tutte le età!

Nel calderone di coloro che si dedicano al tango rientrano tutte le sfumature di umanità: dai pigroni da divano che si alzano solo per andare in milonga, agli sportivi estremi. Un eterogeneo gruppo legato dalla comune passione.

Di norma, tutti coloro che sono stati folgorati dalle malie tanguere, frequentano con costanza corsi, stage, workshop. Si iscrivono a festival, vanno ai raduni e alle maratone, insomma ballano come se non ci fosse un domani.

La finalità sottesa, oltre che accumulare endorfine trasmesse viralmente dagli abbracci scambiati, è l’aspirazione a divenire la migliore versione danzante di se stessi. Migliorare sempre.

Non spererete mica che il miracolo si compia solo frequentando corsi e ballando a più non posso, vero? No, il miracolo non vi toccherà mai se il vostro corpo rimane elastico come una barra di metallo.

GINNASTICA miei prodi, GINNASTICA per tutti/e!

Rientra in questa fattispecie quella lezione che, specie il tanguero maschio, di solito evita come la peste: la tecnica. Purtroppo l’ora di tecnica maschile non se ne vede molta in giro, ma questo non giustifica l’uomo del tango. Tra le altre, nessuno vieta anche all’uomo di frequentare la lezione di tecnica femminile …

Le donne studiano di più, come nella vita reale, chissà perchè.

Come neofita nel ruolo maschile, posso tranquillamente evidenziare che il maschio, per essere un maschio tanguero piacevole quando non addirittura da “superwow” deve dedicarsi a un lavoro fisico piuttosto importante.

La magica parola “dissociazione” non si ottiene per grazia ricevuta. Senza, con tutta la più buona volontà del mondo, il nostro sarà un tango arboreo che definirlo da “pezzo di legno” mi pareva brutto…

Le donne tanguere lavorano da subito sul loro corpo, dato che indossare i tacchi, cercare di avere un aspetto decente, un asse decente, fare un pivot decente non è roba che la natura della femminilità regala a gratis, te la devi conquistare.

Quindi, per chiudere il sermone odierno, oramai ci ho preso gusto!, ricordiamoci che il corpo va esercitato, non solo nei movimenti studiati a lezione. Chiediamo ai nostri Maestri quali sono i nostri punti deboli, facciamoci suggerire degli esercizi da fare e … facciamoli!

BUON ALLENAMENTO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

ps: ottimi per la causa: Pilates, girotonic, yoga, stretching vario e tutto quello che i vostri Maestri vi suggeriscono di fare! 😉

PRIMI PASSI: COME SCEGLIERE UN CORSO DI TANGO ARGENTINO

Aprire nuovi percorsi formativi, nella vita, è sempre utile, ma non è detto sia facile individuare i formatori migliori. Nel tango argentino specie quando si è esordienti o principianti assoluti, scegliere il primo maestro può essere estremamente complicato.

Distinguerei innanzitutto due atteggiamenti: chi si avvicina perché animato dalla ricerca di un’attività divertente, socializzante e chi, oltre a questo, si pone in ottica di intraprendere un percorso di crescita personale, come ballerino in fieri e come essere umano.

Per entrambe le categorie, quella dei “gaudenti” e quella degli “impegnati” credo possano essere validi i seguenti suggerimenti:

  1. Osservate i Maestri e fidatevi della prima sensazione. Ascoltate le vostre impressioni in termini di umanità ed empatia. Se il semaforo è verde è il primo aspetto positivo di cui tenere conto.
  2. Partecipate a una lezione di prova: valutate il modo in cui insegnano. Spiegano i movimenti in modo semplice, lineare? parlano poco? parlano troppo?
  3. Guardatevi intorno: chi sono gli altri allievi? Vi paiono persone con cui potreste interagire?
  4. Di solito, le scuole di ballo alla presentazione dei corsi, offrono una esibizione dei loro insegnanti. Osservate con attenzione: se quello che vedete vi sembra interessante, vi piace, vi crea curiosità, probabilmente siete nel posto giusto. Nella premessa che, in qualità di neofiti puri, ogni coppia di maestri vi sembrerà favolosa e geniale, provate comunque a comprendere se il loro linguaggio corporeo, la loro espressività nella danza vi piace e la vorreste imparare.
  5. Non fermatevi alla prima scuola di cui siete venuti a conoscenza o di cui avete sentito parlare, ciò che è perfetto per altri, non è detto sia giusto per voi. Quindi, concedetevi il tempo di fare un giro delle scuole, di vedere gli insegnanti e – se possibile- i loro allievi dei corsi superiori. Gli allievi parlano del lavoro dei loro maestri.
  6. Ogni scuola ha una sua pagina social: leggetela con attenzione. Guardate i video e le foto. Tutto questo vi aiuterà a trovare la scuola più adatta a voi.

Il tango non vive di dogmi (per fortuna!), non è disciplina artistica del “si DEVE fare così”, pertanto diffidate da coloro che impongono la loro visione del mondo come la sola/unica/possibile. Imparerete con l’esperienza che non è così.

Non illudetevi che dopo il primo corso base siete già i re e le regine della pista. Ci vogliono almeno 2 anni di studio RIGOROSO e tantissimi km di pratica per essere tangueri/e solo un po’ meno schifosi dello schifo. Non voglio assolutamente demoralizzare nessuno ma, il tango argentino, come tutte le danze, richiede STUDIO E DEDIZIONE.

Di buono c’è che, se partite con il piede giusto, la passione vi prende immediatamente e continuare a studiare, a esercitarsi con UMILTA’ e devozione, diventeranno parte di voi e vi renderanno estremamente FELICI.

Nel tango i primi Maestri non si scordano mai. Danno l’imprinting dei ballerini che sarete, scrivono sulla vostra tabula dealbata per la prima volta. Per questa ragione, state attenti e valutate bene.

Per il resto EVVIVA IL TANGO e ci vediamo in pista!

Pimpra

PS: per essere onesta e coerente con quanto penso, aggiungo una postilla che avevo censurato. Prendete ciò che state per leggere con lo spirito di una persona che NON vuole GIUDICARE, ma solo INVESTIGARE per operare una scelta che sia più giusta possibile, SOGGETTIVAMENTE corretta per lui.

Il punto è questo: il Maestro (intendo sempre la coppia di maestri alla quale affideremo i nostri primi passi), sono i primi che continuano a formarsi durante tutta la carriera di esibizioni/insegnamento.

Il Maestro dona ciò che ha imparato ma, al medesimo tempo, continua a perfezionarsi per donare meglio, per essere un Maestro migliore.

Chi fa dell’insegnamento una professione di solito è felice di raccontarvi del suo percorso di formazione, dei suoi Maestri, delle persone dalle quali, ancora, va a studiare.

I danzatori classici professionisti lo fanno tutti, durante tutto l’arco della loro vita. Ballano alla Scala e continuano a prendere lezioni dai loro Maestri.

I Maestri di tango argentino, quelli che ci piacciono tanto e che stimiamo, si comportano allo stesso modo. Continuano a STUDIARE.

TANGO ARGENTINO. INDIPENDENZA E FIDUCIA.

Dopo pochissime lezioni da leader, si sta aprendo un mondo.

Sto ritrovando la gioia e la freschezza di imparare che mi hanno accompagnato per anni nello studio del mio ruolo naturale di follower, arricchendo il mio bagaglio personale non solo di stimoli e di nuove sfide, ma di una riflessione più ampia sul tango stesso.

La santa ballerina che si è gentilmente offerta di accompagnarmi in questa nuova avventura, non solo mi aiuta a proporre meglio le marche maschili, ma accetta di seguirmi nei guizzi creativi, assolutamente prematuri e incontrollati, che mi escono nel corpo e che le offro a uno stato assolutamente grezzo.

Siamo seguite da due maestri estremamente generosi che si prestano con grande altruismo ad aiutarmi, quale leader in erba, ad uscire dai gineprai in cui vado a cacciarmi da neofita quale sono.

Ieri sera mi è accaduta una cosa speciale: mentre praticavo i movimenti di noi cuccioli, non potendo fare a meno di ascoltare la musica di sottofondo, mi sono trovata – senza sapere nemmeno io il perché – a voler fare un movimento “così” che ci stava troppo bene con quello che stavo ascoltando e il mio corpo ha preso quella forma. La mia paziente ballerina ha provato a seguirmi in qualche modo ma, ovviamente, non riuscivo a proporle quel passo in modo corretto.

Chiamo l’insegnante chiedendo se trovarmi così, con i piedi in quel modo e l’abbraccio in quella forma, era una cosa fattibile oppure semplicemente un mio delirio fisico.

La risposta è stata positiva, che la dama potevo portarla a fare il passo semplicemente chiedendole un pivot per metterla nella direzione giusta. Detto fatto, il movimento che il mio corpo aveva in mente è diventato un movimento, un passo per la coppia.

La mia gioia, non potete immaginare.

Lezione dopo lezione, passettino dopo passettino, inizio a capire cosa succede nella coppia, apprezzo la connessione, comincio ad avere consapevolezza degli errori che faccio quando marco sbagliato, riprovo e, dulcis in fundo, mi trovo a proporre cose senza saperlo, solo perché il mio corpo va lì in quel modo e la donna – incredibile! – capisce e segue.

Sento una libertà interiore e una creatività che mi travolgono, ma resto umile. Come è giusto e doveroso sia. (rido).

Alla follower viene offerta una proposta (marca) che, pur chiedendo un viaggio (il passo) che porta in una direzione (la creazione di un movimento, una “figura”), è lasciata libera nella scelta del “mezzo di trasporto” (interpretazione fisica della donna, adornos, come si muove).

L’importante è arrivare a destinazione all’ora prevista, non prima, non dopo (timing di coppia), senza disturbare in alcun modo il conducente (il leader).

La follower vive una grande indipendenza.

Sceglie come eseguire la proposta essendo capace di “viaggiare in autonomia” ovvero: non chiede aiuto a lui in termini di sostegno, supporto, cura, sicurezza, e tutto il corollario di cose che già sappiamo ma che spesso mettiamo da parte.

Per godere entrambi di questa nostra indipendenza dobbiamo buttarci in uno studio “matto e forsennatissimo”.

Tecnica base come se non ci fosse un domani. Gestire il corpo sui tacchi, per bassi che possano essere, non è così “naturale”, semplice come ci piace pensare, non lo è affatto.

Il secondo importantissimo elemento è dare fiducia al leader.

Se non la concediamo, il corpo, che non mente mai! – ricordiamocelo!, lo comunica immediatamente. Il risultato finale è un tango meno interessante per entrambi, meno empatico, meno connesso e pure molto meno creativo! E non lamentiamoci poi se i leader sono noiosi! 🙂

Il percorso appena iniziato nel ruolo opposto mi sta dando tante di quelle lezioni per il mio ruolo naturale di ballerina che, ogni volta, ne rimango sorpresa.

Al momento porto a casa questi insegnamenti:

  • se decido di ballare il tango, non posso fingere. Tutto ciò che sento e che penso del mio partner di ballo in quella tanda, i miei stati emotivi,il mio corpo li racconta senza finzione quindi…
  • ballare da leader è molto più difficile di quanto non avessi mai potuto immaginare
  • ballare – bene- da follower è un durissimo lavoro. E’ richiesta ferrea disciplina e costanza nello studio della tecnica di base, è opportuno mantenere apertura mentale e di coscienza verso l’altro. Ascoltarlo senza pregiudizi, con curiosità e rispetto.
  • il punto sopra vale anche per il leader 😉

Per adesso è tutto, ballo e chiudo!

Pimpra

PS: poi, diciamocelo, essere indipendenti e concedere fiducia all’altro sono le due pietre miliari per far funzionare una coppia anche nella vita…

3 LUSTRI E NE VOGLIO ANCORA.

Stamattina mentre, sconsolata, guardavo il cielo plumbeo, l’atmosfera grigia, la pioggia, novembre insomma, ho pensato che, invece di farmi di psicofarmaci per scollinare il meteo pesante di questi prossimi mesi, la mia cura di sempre è muovermi.

Ieri sessione in palestra, non ho resistito e ho corso, felice e acciaccata, sul tapis roulant. Domenica invece ho affogato le frustrazioni in una bella pomeridiana in trasferta a Lubiana.

Ho pensato al bene che, in ben 3 lustri di tango, ho ricevuto da questa mia passione della maturità.

15 anni, non sono pochi, non sono tantissimi. In termini di “studio” di una danza, sono nulla. In termini assoluti, sono qualcosa.

Domenica osservavo la pista e non posso non notare che, ancora una volta, qualcosa sta cambiando. I miei esordi sono stati all’epoca della grande rivoluzione dei vari Arce, Frumboli e tutta la schiera di ballerini che hanno per così dire rotto l’abbraccio classico, portando nel tango dinamiche e movimenti assolutamente nuovi. La musica stessa che si ascoltava al tempo era uscita dai binari della tradizione, proponendo melodie anche a base elettronica che, confesso, ho sempre amato moltissimo.

Quel tango, benché fossi neofita assoluta, corrispondeva completamente alla mia personalità. Quella musica “moderna” riempiva e nutriva le pieghe del mio animo facendomi toccare vette di emozione, di meraviglia, di stupore e di gioia.

Poi, nel tempo, ho visto cambiare gli abbracci, tornare ad essere più legati, più vicini, la melodia della musica ha abbandonato quelle sonorità moderne ed elettroniche, ritornando a un corso più tradizionale.

In queste vague ci ho sempre sguazzato felice. Studiando, confrontandomi, impazzendo anche, perché più studi e più capisci che devi studiare tanto di più che sono un miliardo i dettagli da perfezionare. Ma questo è il gioco e questo il divertimento.

Ora mi trovo ai bordi della pista con gli amici di sempre e con tutti i giovani che non conosco. Li vedo ballare e godere delle stesse gioie che ho vissuto io. I “giovani” ballerini mi raccontano del loro bisogno inesauribile di abbracci, di musica.

In tutto questo rivedo me stessa e, con un pizzico di malinconia, mi chiedo se non sia giunto il tempo di cedere il passo, di farmi da parte.

Il cuore immediatamente mi dice se sono pazza, se ho deciso di morire dentro, perché senza il tango la mia vita sarebbe inesorabilmente vuota e nulla potrebbe aiutarmi a scollinare con gioia e sorrisi questo novembre piovoso, le odiate feste di natale e il freddo di gennaio e febbraio.

Non è ancora giunto il momento di appendere le scarpette al chiodo. Non ancora.

Pimpra

IMAGE CREDIT ANGELO DI PALMA che ringrazio.

MONDO CURVY.

Una arcinota marca di abiti per il tango, Regina tango shoes, ha finalmente prodotto la prima linea di abbigliamento per donne curvy .

Curvy sono i fisici femminili dotati di forme rotonde, generose, abbondanti sui punti dove il cromosoma doppia X piazza la sua bandierina segnacampo.

Curvy sono le donne 1000% donne. Perchè c’è più materiale, tutto qui.

E’ una rivoluzione del costume che pure il severo mondo della danza si prenda finalmente cura di quei corpi che escono dal tradizionale canone che se non sei magra, non puoi fare la ballerina (di tango, nel caso specifico).

STICAZZI!

I lunghi anni trascorsi sui parquet delle piste da ballo hanno sempre confermato che le donne più femminili, le “giaguarissime”, molto spesso portavano in giro più di una 42 di taglia.

Perché la seduzione, il fascino esulano dal numero che leggiamo sul cartellino di un abito.

Teoria di cui tutti ci facciamo profeti ma che non confermiamo con i fatti tanto che gli occhi si posano sul sederINO, sulle gambe affusolate, sul ventre piatto, ma sul seno grande, quello se è abbondante è sempre un plus valore!

E’ finalmente giunto il tempo che una bravissima stilista pensasse alle donne generose che, di solito, lo sono nel corpo, nella loro danza, nella loro allegria, femminilità e gentilezza.

La sfilata goduta su FB, mostrava le modelle, tutte tanguere di rango, che si muovevano con una leggerezza, una soavità gaudente, sfoggiando sorrisi così giocosi che le rendevano assolutamente identiche alle loro colleghe di taglia small.

Questo è il miracolo e la magia: PIACERSI.

Così come siamo, valorizzando la nostra personalità intima ed esteriore godendo appieno di ogni cellula.

Probabilmente la via della felicità passa anche attraverso a quello sguardo complice e tenero che rivolgiamo a noi stesse passando davanti alla nostra immagine riflessa.

Ciò detto, buon tango a tutte!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

ABBRACCI SUDATI E SERE D’ESTATE

A volte dimentico perché il tango è entrato, così prepotente, nelle trame della mia esistenza. Lo dimentico perché è parte di me, come fosse un’appendice al corpo stesso, fa parte dell’insieme, dell’essenza.

A volte mi allontano, cedendo alle lusinghe di altri stimoli o persa in routine che avvizziscono la voglia di sorridere, certa che tanto il mio tango c’è, c’è sempre. Non è così. Proprio come un amore non coltivato, affievolisce.

La prima milonga in riva al mare, nell’amato Cantera. Un caldo africano che sudavo a stare ferma, adrenalina in crescita e timore perché in sosta forzata da un mese.

Pensieri in testa “Tornerà il mio tango, lo sentirò, gli risponderò, sarò capace di trasmettergli, di interpretarlo?” Rimetto i piedi e il cuore in pista dentro un abbraccio amico, di quelli che hanno il potere di connetterti alla serenità, a ciò che sei e sai di positivo, lieve. Il corpo piano piano si risveglia, riprendo a sentirne le parti, percepisco la musica scorrere dentro di me, le fibre rispondere all’unisono.

Così come il sudore ha iniziato a bagnarmi il corpo, la gioia ha ripreso possesso di me. Non ho più sentito il ginocchio dolorante, il piede dolorante, la schiena a pezzi, inondata dalla ferocia gaudente della vita che riprendeva il suo gaio scorrere nelle mie vene.

Il tango è tornato a farmi visita ieri sera, bagnato come un naufrago, gonfio di vita, generoso di stimoli. Ieri sera mi sono ricordata perché sono una ballerina di tango.

Pimpra

L’immagine originale, a colori, è di Alessio Rettaroli che ringrazio.

La gestione dei liquidi corporei in milonga

Lo so, lo so già il titolo fa schifo e avete ragione. Però, parliamone, perché il problema è reale.

Quando Giove Pluvio deciderà – finalmente – di togliersi di mezzo e giugno sarà giugno e non giugnembre, la grande comunità tanguera potrà dedicarsi con vigoria alle milonghe estive, all’aperto, in riva al mare, sul cocuzzolo di una montagna, vicino a un lago. Insomma ovunque.

Godremo della luna che ci guarderà dall’alto, favoleggeremo di abbracci sotto le stelle, tutto meraviglioso, tutto bellissimo ma… dove le collochiamo le litrate di sudore che – consapevoli o no – ci scambieremo?

Una divertente provocazione letta sul Galateo della milonga dove viene citato un articolo in cui si racconta del party erotico-copulatorio che certi acari compiono sulla nostra faccia.

Ora, nessuno è così sprovveduto da non aver mai pensato che, ballando stretti stretti, qualche prodotto biologico ce lo scambiamo, ma vedere l’aspetto di questi piccoli mostri… beh, inquieta vieppiù!

Ora rinunciare ad abbracciarci, giammai!, però alcuni provvedimenti dovremmo necessariamente adottarli.

Anche io sudo molto in faccia, quindi mi metto in prima fila, quando vado in milonga mi piace sentirmi elegante, perciò mal mi ci vedo con una fascia elastica sulla fronte modello Mc Enroe dei tempi d’oro, atta a contenere le mie scalmane liquefatte…

Per non parlare degli uomini che, geneticamente, di solito sudano pure più di noi…

Ebbene la crociata milonguera del 2019 sarà quella di trovare una soluzione attraente al problema del sudore. Almeno sulla faccia!

Chiamo a raccolta gli amici stilisti per offrire una soluzione che soddisfi le necessità di entrambi i sessi. Personalmente, sono disposta a fare da testimonial! 🙂

E sempre BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDI DA QUI

GENIUS LOCI.

Più passa il tempo, più apprezzo le cose semplici, naturali, poco manomesse dall’intervento umano. Si tratti di creme per il viso o di pietanze da gustare, la naturalezza sta divenendo, per me, ingrediente irrinunciabile.

Hai presente quando addenti una piadina fatta bene? La croccantezza del pane a sfoglia, la scioglievolezza delicata dello stracchino raccolto dalla rucola ed esaltato dal salato del prosciutto? Ecco, una compilation di sapori semplici ma estremamente efficaci.

Così, con questa gustosa immagine, ricordo il mio fine settimana a Riccione, dove, abbracci, sorrisi, benessere totale, hanno regalato momenti di puro svago.

Credo che di “Genius loci” si tratti perché dentro le sale del centro congressi, nel cuore di Riccione, traspirava la tipica accoglienza e convivialità delle persone che ci vivono.

La Romagna, non è un’opinione. E’ certezza. I romagnoli sono calorosi, accoglienti, sorridenti, sanno come farti sentire a casa, sempre.

La seconda edizione di “Romana porteña” tango marathon è stata pure meglio della prima, che sembrava già difficile bissare, invece sono andati oltre.

E’ un fatto accertato, oramai, lo spirito della festa lo regalano i padroni di casa, puoi fare i salti mortali carpiati ma se sei “freddo”, “altero”, “snob”, l’incontro prenderà quella sfumatura di atmosfera.

Beh, in Romagna questo rischio non si corre, per fortuna.

Nemmeno la pioggia di questo maggembre infestato è riuscita a creare una falla nell’armonia contagiosa degli abbracci tangueri.

Per i cercatori di maratone “lievi” (di calviniana memoria), divertenti, dal mood rilassato e gioioso, segnatevi questa. Ne vale la pena!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

TANGO E COMPETIZIONI.

Da quanto ho visto si è appena conclusa la fase regionale dei campionati di tango metropolitano. Ho visto tantissime foto di coppie felici con la loro medaglia, la coppa, riconoscimento tangibile delle ore di allenamento e di studio.

A tutti il mio plauso. Apprezzo l’impegno di coloro che hanno una passione e vi si dedicano anima e corpo.

Non nascondo che, da qualche parte dentro di me, lo spirito sportivo e agonista di cui sono portatrice sana, scodinzola alla sola idea di poter sperimentare ancora l’adrenalina da gara. Ma un’altra parte di me, non contempla affatto questa possibilità.

La domanda è: perché affrontare una gara di tango argentino?

Il quesito può sembrare strano, specie se posto da chi, come la sottoscritta, ha gareggiato sempre, in tutte le specialità sportive in cui si è cimentata, in tutte, meno che nel tango argentino e le proposte per farlo non sono mai mancate.

Se da un lato apprezzo e comprendo i competitori dei balli “standard”, caraibici e quanto altro, faccio molta fatica ad immaginare una gara di tango argentino.

Con quali criteri le performances dei ballerini vengono giudicate, bisogna, come nel pattinaggio artistico, portare nella propria tanda alcuni elementi obbligatori? Ci sono due distinte votazioni, una per il carattere tecnico e una per l’espressione artistica della coppia? Ecc. ecc. ma la questione di fondo, ovviamente non è questa. Le regole, le norme forse esistono già oppure si creano ad hoc, non è quello il problema.

La domanda che mi pongo sta da un’altra parte. Sta nel significato intrinseco che ha il tango come espressione di un sentire unico, sempre nuovo, senza regole scritte, peculiari, basato sulla sensazione scaturita da un abbraccio conosciuto o nuovo, dal mix di energia, feeling e connessione che nascono spontaneamente.

E’ un linguaggio universale, un po’ come l’inglese parlato nel mondo dai non nativi, una lingua che è tessuta di infiniti fili, di significati e sfumature. Per questo faccio così fatica a immaginare una gara per i non professionisti.

Altro è per chi, di mestiere, fa il ballerino e/o insegna, un campionato del mondo è vetrina incomparabile, biglietto da visita, curriculum lavorativo. La mia riflessione è rivolta a noi, gli “amatori” che è pure una categoria di gara, da quanto ho visto.

A noi, amanti cortesi del bel tango, cosa regala in più la coppa vinta? Balleremo meglio con gli altri perché ci siamo tanto allenati? Faremo un meritatissimo bagno nella saettante infiltrazione di adrenalina che la gara produce? Godremo per il solo fatto di esserci messi alla prova?
Probabilmente tutto questo e molto altro ancora, ne sono certa e, sia chiaro, rispetto le scelte dei competitori e plaudo ai loro sacrifici.

Con rispetto e massima apertura al dialogo chiedo a tutti gli amici che hanno sperimentato la competizione, di raccontarmi le loro motivazioni a partecipare, l’esperienza di gareggiare e la sensazione del dopo, a luci spente.

Personalmente continuo a sentire una vocina che mi dice che il tango è altrove, il tango scappa dai riflettori, il tango chiede il silenzio dei due respiri che si intrecciano, vuole la luce soffusa di una sala dove l’intimità racconta di emozioni sussurrate.

Pimpra

ETDS 2019. E.’ T.UTTA D.ROGA S.ANA (cit.)

E’ la prima volta che mi capita di partecipare a un evento che preveda una sfida a colpi di ingegno poetico con tanto di pubblica premiazione.

Il titolo del post riproduce la sagace lettura dell’acronimo ETDS dell’amica Gloria Miccolo, vincitrice dell’agone. Mai definizione fu più appropriata per delineare i tratti della sostanza psicoattiva che prediligiamo in moltissimi: il tango argentino!

Simona e il gruppo di Spazio Tango Bologna, anche per questa ottava edizione, ci hanno deliziato con il loro irriducibile senso di accoglienza e di humour.

Prima di ritirare il braccialetto alla reception, passi davanti a una postazione allestita per il selfie d’ordinanza, munita con tutti il necessario: da cappellini marinareschi ai baffi, financo il boa di piume colorate e la parrucca rosso fiamma. A Bologna si vive di gaiezza e questa traspare in ogni centimetro di spazio e in ogni atomo d’aria che si respira.

Oramai sono di casa, apprezzo la bella location sui colli bolognesi, la comodità di scendere dalla camera e ritrovarsi pronti in pista. E poi adoro tutti gli emiliano romagnoli (che per me non c’è differenza, non vogliatemene!), perché sono amorevoli e aperti e favoriscono la nascita di un’atmosfera piacevole e rilassata.

E’ finita da poche ore e già mi diverto a pensare cosa inventeranno per la prossima. Mi sa che la sfida a colpi di versi, anagrammi, endecasillabi è piaciuta così tanto che… siamo già pronti con la penna in mano per la prossima sfida!

“Infinity love edition” continua nel ricordo delle belle tande che sono state e il lunedì inizia con un sapore molto più dolce.

Pimpra

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