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IO SONO QUELLO CHE SCRIVO.

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Excusatio non petita, accusatio manifesta si diceva un tempo, non dare spiegazioni se non ti vengono richieste.

Invece, sai che c’è, parliamone, senza peli sulla lingua.

ARGOMENTO: essere una blogger  ti mette in pasto al gossip sociale dei tuoi lettori. Dai adito alle congetture più incredibili sulla tua vita privata. Sei percepita come un narciso uscito dal manicomio. Ma come si può essere così matti da esporsi così.

Alcune delle osservazioni che mi sono state mosse da chi non condivide il mio essere sociale. In verità, nel caso specifico va detto proprio”social”.

Rispondo così, semplicemente: anche dietro allo schermo di un pc o di uno smartphone c’è  sempre una persona. Piaccia o meno, si può inventare una bella maschera “social/e” che si indossa quando ci si manifesta sui pixel virtuali. Oppure no.

Ci sono dei veri geni nella costruzione di personalità fittizie, che usano per adescare anime semplici, come fa il ragno tessendo la sua tela. Un gioco di specchi e il povero malcapitato/a cade nella trappola. Molto spesso di ingaggio sessuale, salvo poi trovarsi di fronte un essere lontanissimo dalla fascinazione percepita nel virtuale. Cosa succeda poi, non lo so, non frequento, ma lascio immaginare a voi.

La strada che ho intrapreso io, per la personalità che mi connota, è quella di “scrivere quello che penso”. Lo faccio sempre. Dalle più vili cazzate, alle riflessioni lievemente più profonde, pur rimanendo nella mia leggerezza. Non ho presunzione di “buona scrittura”, anche se mi piacerebbe, non sono una intellettuale, semplicemente una vecchia ragazza che ama osservare la realtà, ci riflette su e ci scrive.

L’età mi ha regalato la sicurezza di poter dire “Minni futtu” del giudizio degli altri, di quello che pensano di me, tanto, che tu agisca secondo il tuo bene o meno, troverai sempre il cretino sulla tua strada che pensa esattamente l’opposto di quello che intendevi affermare tu. Sicché, perché preoccuparsi?

Quando scrivo i post, mi arrivano all’orecchio voci che mi vogliono una single agguerrita, piuttosto che una signora in pre menopausa carica di frustrazioni dovute al farsi dell’età. E mi fermo qui.

Mi piace dirvi, Amici Cari che mi seguite, che non ho paura della verità (della mia versione, ovviamente), mi piace scrivere quello che mi passa per la testa anche se a volte può essere sopra le righe, o semplicemente sciocco, leggero, senza pretese, senza filtri. Non ho paura.

Questa sono, e le parole sono amiche mie, piccole tessere che mi piace mettere insieme per creare un puzzle tutto mio che non temo di mostrarvi. Non mi aspetto che vi piaccia, e rispetto tutte le osservazioni che vorrete muovermi, le critiche che mi faranno riflettere.

Insomma chi sta qui, chi si vive armoniosamente il suo sociale/virtuale accetta le regole del gioco. Le mie sono molto semplici: dico (scrivo) sempre quello che penso.

E se vi piace ricamarci su… divertitevi pure!

[STICAZZI!] 😉

TANTE, TANTE (BELLE) PAROLE PER TUTTI!

Pimpra

Ps: se posso aggiungere, è molto liberatorio permettersi di essere se stessi, nelle proprie zone d’ombra e di luce. Schiettezza mi ha regalato persone meravigliose che ho conosciuto e che, altrimenti, non avrebbero incrociato la mia strada. Basta avere coraggio.

Coraggio!

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

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COSA HO CAPITO DELL’AMORE.

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Amore è una sfumatura diversa per ognuno di noi. C’è chi la vive colorandola di passione, chi di desiderio, chi di una sfumatura sottile e intensa di voler bene.

Amore è legato al tempo e alla noia, disintegrando così le mie idee romantiche e utopistiche sulla sua durata.

Amore non è eterno, si dice pure nella tradizione popolare, “Amore c’è, fin che dura”. E questa “durata” si è accorciata di centimetro in centimetro in questa società moderna che va veloce, molto veloce e tutto consuma rapidamente.

Già, l’amore si consuma, si deteriora, brucia, o evapora.

Ancora mi è molto difficile accettare che, forse, Amore è solo una beata illusione, un desiderio che attacchiamo sugli occhi e sul cuore del nostro prossimo prescelto. Forse Amore non è.

Come si spiega, altrimenti, che le persone coinvolte in relazioni, nella maggior parte dei casi, mettono il naso fuori della coppia? Non sempre compiendo l’atto finale,  il tradimento di un patto che quella coppia si è data, magari simulandolo solo, giogioneggiando con altre persone come a trovare certe scintille di desiderio che sono solo un ricordo di vita passata?

Allora Amore è  soprattutto legato al desiderio? A quella energia vitale che ci porta a ricercare l’odore di un altro essere, capace di riaccendere in noi, nel nostro corpo e nella nostra testa quel lampo di vita che abbiamo perso o che non è più così brillante?

Amore è paura. A volte si crede di amare perché fa più paura restare soli davanti a noi stessi e, semplicemente, guardarsi.

Sono giunta a conclusione che Amore, il più delle volte, non è. E’ un affastellamento di tante cose messe insieme, passate alla centrifuga, insaporite con aromi naturali e vendute come vere.

Poche sono le dimensioni di Amore “altro da sé” che riconosco: tra queste, l’amore per i propri figli, per i propri animali (come sostituti di figli che non si hanno), l’amore per i propri genitori, e l’amore per le proprie passioni, di qualunque natura esse siano.

Mi riesce sempre più difficile incontrare e osservare l’Amore tra due adulti, non rileva come la coppia sia costituita, come se la relazione potesse essere composta di un variopinto mix di qualunque cosa, meno che di quello speciale ingrediente che non si può comprare.

Ma, nonostante tutto, spero di sbagliarmi e mi cullo beata nell’illusione di avere capito male, molto male.

Azz….

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

DI TANTO IN TANGO. ELOGIO DELLA GIAGUARA. Post per sole donne.

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Un tempo non sarei stata capace di guardare questa foto.

Il volto di una donna avviata alla grande maturità, una donna a cui il tempo ha lasciato pennellate vigorose del suo scorrere.

Un tempo, fino a poco tempo fa, avrei disperatamente cercato una soluzione per nascondere la mia storia. Un tempo avrei sciolto qualche lacrima osservando l’espressione di quella che dentro di me vive sempre come una ragazzina. Ma che non lo è più.

Un tempo, quanto crudele era il tempo.

Oggi lo è molto di meno, come se, con il suo scorrere su tutta me, perdesse forza donandomi la sicurezza di vivere bene la mia pelle, dentro un corpo non più fresco, con mente più feconda e straripante cuore.

Quanto mi sta diventando bello questo nuovo tempo in cui mi permetto di ridere di me e di chi mi sta intorno. Di coloro che corrono disperati alla ricerca dell’eterna giovinezza e, come criceti nella ruota, perdono di vista la gioia del percorso.

Non è sempre una bella giornata, si va su e si va giù. Ma, se ti arriva in regalo un’immagine che ti ritrae nella tua pienezza, mentre stai facendo quello che più ti piace, rapita nella tua estasi di gioia, scopri per la prima volta una nuova luce nel tuo sguardo maturo, una energia densa e vibrante come il miglior profumo speziato.

Eccola lì, la mia maturità che fa bella mostra di sé. E mi emoziono a guardarla, non credevo potesse essere così potente.

Che immensa gioia giaguara.

STICAZZI.

Pimpra

Un grazie enorme a Rudy Palugan che ha saputo cogliere l’attimo, la foto è opera sua.

DI TANTO IN TANGO. ODOR_TANGO

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Mi pare già di  sentire gli insulti che mi arriveranno dopo questo post, ma sapete che c’è? ME NE FREGO!

Il fatto:

La mia milonga del corazòn, la mia pomeridiana da “coccole”, dove balli senza stress e ti godi la tua perversione settimanale, doppio spritz aperol miscelato da sapienti mani provenienti dall’est europeo (sic est!) e deliziosamente accompagnato da una “scuofana” di patatine fritte di sacchetto.

Idillio tra il leggero obnubilamento dell’alcol, il sensuale abbraccio del mio uomo, e una musica sempre di qualità.

MA CHE VUOI DI PIU’??? che la domenica duri il doppio delle ore che ha… ciò detto…

Sono nel mio “mondo panda” ideale, incontro gli amici, comincio l’interazione sociale con gli habitué, vengo  – finalmente –  invitata che hanno preso coraggio… Tutto perfetto.

QUASI.

Parliamone:

come è possibile accada che un adulto danzante, possa emettere un così forte odore dalle ascelle da rendere praticamente impossibile la danza alla povera dama che, impossibilitata a sopravvivere in apnea per i tre/quattro minuti del brano, deve respirare un olezzo terrificante?

Succede a tutti l’incidente dell'”ascella pezzata”, ci mancherebbe, ma, nell’esatto istante in cui me ne accorgo pongo rimedio!!!

Come si fa? E’ presto detto:

  • mi cambio camicia /maglietta, se non ho la possibilità di sciacquare CON IL SAPONE le ascelle, mi munisco di salviette umidificate, POI spruzzo il deodorante a base alcolica (che, un minimo sindacale, riesce a  trattenere l’olezzo dei batteri)
  • non ho con me il cambio e puzzo: VADO VIA dalla milonga
  • oppure: NON INVITO una povera signora ad odorare ciò che la mia natura maschia e testosteronica ha prodotto tra i peli delle ascelle. DEPILATEVI! (Per noi signore, stessi precetti, ovviamente!)

Ho rischiato di svenire per l’odore!!! E mi staccavo, provando a ballare aperta per non avere il naso dentro la fabbrica chimica e niente, venivo ripresa e strizzata proprio alla fonte dello sgradevolissimo aroma.

Allora, signori e signore, vi prego, un po’ di civiltà.

Stavolta ho tenuto botta evitando il più possibile di respirare, la prossima, al primo accenno di puzza vi lascio lì. E non vorrei, che non mi pare bello, ma, in certi casi, diventa necessario!

Vi siete mai chiesti/e perché taluni tangueros/as quando si recano in milonga portano con sé una grande borsa? Non è un vezzo, ma una necessità. Vi ripongono cambi (specie gli uomini che sudano molto), asciugamanini puliti, fazzoletti e… IL DEODORANTE. Le donne, lo stesso.

Allora, fate i bravi/e: lavatevi, utilizzate solo abiti freschi ed, eventualmente, portate con voi il piano b. L’adolescenza degli ormoni è un lontano ricordo, lasciamo nel passato anche l’olezzo che l’accompagnava… STICAZZI!

😉

Pimpra (oggi particolarmente tignosetta) 😀

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DI TANTO IN TANGO. VOGLIO UNA MARATONA FRIENDLY

 

maratona-gattaHo sempre saputo di essere una donna piuttosto agonista, lo sport mi ha forgiato al “combattimento” sin dalla più tenera età, sicché, ogni nuova attività che ho intrapreso è stata all’insegna di dare il massimo, impegnarmi al massimo, cercare di ottenere i massimi risultati.

Va da sé che non sempre si riesce a raggiungere la vetta desiderata, anzi, direi che il più delle volte si cade e ci si avvicina solo lontanamente, ma il cuore appassionato, il desiderio di farcela, di mettersi alla prova, quelli restano sempre.

Anche quando lo scorrere del tempo, rende corpo e mente non più verdi.

Nel tango, ho messo la stessa, intensa, passione.

Mutatis mutandis, mi ritrovo ad affrontare le maratone con uno spirito diverso. Ben conscia che, oramai, sono più prossima a Villa Arzilla che alla discoteca sulla spiaggia e che dovrò abituare il mio spirito giocosamente ribelle e indomito al fatto che sono una “affascinante donna matura” (OH MIO DIO!!!!), ecco che, anche lo spirito della maratona che vado cercando è diverso.

Nella premessa che la qualità è e resta presupposto cardine per uccidere il proprio corpo di fatica nelle lunghissime sessioni di milonga, ebbene sento forte il bisogno di essere circondata da persone che abbiano un atteggiamento “friendly”, amichevole, accogliente e rilassato.

Che due maroni i competitivi/e che non ti guardano neanche in faccia e men che meno ti degnano di un cenno di saluto perché sono tutti proiettati ad accaparrarsi le grazie del di Lui/Lei ballerino/a, quelli che ti schifano perché ti etichettano come “low level” non degno del gotha tanguero che hanno in testa, insomma che due palle di tutti coloro che, una volta in più, dimenticano il sapore della festa, il piacere di rivedersi, di abbracciarsi, di riconoscersi o di conoscersi per la prima volta.

Allora, sai che c’è, me la sono goduta al massimo la mia maratona friendly, in quel di Brescia (che ci ho pure fatto la capatina da Iginio! ;-), dove ho goduto di quell’atmosfera gaia e gagliarda di gioia e di festa che la Grazia e il suo staff hanno regalato a tutti i partecipanti.

Ma che ve lo dico a fare, sarà che tra pochi giorni un nuovo giro di boa si avvicina ed io divento sempre più… matura!

STICAZZI!

Pimpra

 

 

 

 

 

 

 

RACCONTI DI BORA

 

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Martedì 17 gennaio, una data che istintivamente mi fa venir voglia di appoggiare le mani dove non è elegante metterle, poi sono una femmina e, comunque, sarebbe pure inutile.

Inverno con due palle così, non di neve, ma quasi.

A Trieste si vola, letteralmente spazzati via dalla Regina incontrastata della città, la Bora nera, quella più cattiva.

Un grado di temperatura, meno 10° quella percepita, ma non è questo il problema. Contro il freddo pungente ci viene incontro la tecnologia, tessuti, piumini, materiali a prova di tutto, ventaccio compreso.

Il problema, per ogni triestino che si rispetti ovvero, per l’80% della popolazione attiva, che è composta da motociclisti o scooteristi, è restare in piedi, non essere brutalmente tirati giù come birilli dalle raffiche scatenate.

Perché non prendete l’autobus? Perché siamo triestini, appunto!

Oggi ho rischiato di brutto. Dimenticandomi di inserire la modalità “guida sicura in caso di bora forte”, procedevo come sempre sulla linea di demarcazione tra le due corsie quando, una raffica annunciatasi con un gran botto (sono quelle, per capirci, che superano di un bel po’ i 100 km all’ora), mi ha investita di lato (tremendo!) portandomi in allegro trionfo sulla parte opposta della carreggiata.

Quando si viene travolti da tale furia le possibilità sono tre: 1. assecondare la raffica, rallentando e facendosi portare dal vento. Soluzione che, di solito, permette di rimanere in sella, ma con il rischio di essere investiti da auto in arrivo. Si deve valutare al volo una serie di costi/benefici. 2. Opporre resistenza. Di solito  si cade e vince Lei. 3.  Pregare e sperare che la raffica sia breve e tutto vada bene.

Riesco a farcela, stavolta mi è andata bene. Il 50% è fatto, manca il ritorno a casa stasera, speriamo bene.

Arrivata a destinazione, mica è finita, devi parcheggiare controvento, altrimenti ti ritrovi il prezioso mezzo, come quelli della foto!

A Trieste, di necessità, siamo tutti un pochino marinai, eccerto, conosciamo ogni sfumatura in cui le raffiche, i nostri “refoli”, si presentano: si guardano i tornelli di foglie a terra che girano vorticosamente, si ascolta quell’istante di silenzio prima dell’arrivo di un colpo di vento più forte, si conosce ogni angolo della città che, più di altri, viene massacrato dalla Bora.

Sua Maestà, voi sapete già che l’amo, è un amore di vento. Non poteva che essere femmina per quanto è stronza e imprevedibile, fredda o calda, a seconda di come le gira, si manifesta come un’attrice che si fa desiderare, per uno, tre, cinque o sette giorni di fila e poi, come niente, sparisce e torna la calma.

Calma sticazzi…

Bottini della spazzatura che corrono come fossero palle, tegole che si staccano dai tetti e piombano in testa, per non parlare dei vasi e di ogni cosa non sia ancorata in modo forte e sicuro.

Ma a noi piace così, non a tutti a onor del vero… a me sì, perché trono bambina, quando mi divertivo a stare controvento cercando di non farmi buttare a terra o quando, in età più adulta, mi divertivo a fare foto sull’amatissimo Molo Audace violentato dalla furia del vento.

Oggi va così, umore spumeggiante come il mare, berretto  calato sugli occhi e via andare… nella poesia ventosa del nord est…

Pimpra

 

I (SOLITI) BUONI PROPOSITI

 

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Al 28 dicembre, come una scure da cielo, ti arriva in testa l’idea che DEVI assolutamente organizzare nella tua mente, la lista di buoni propositi per l’anno che verrà.

Come fai in ufficio, rimettendolo a posto, riordinando le carte, liberandoti del superfluo, lo stesso accade per le ragioni della tua vita. Hanno bisogno di essere rimesse a punto, in un ordine consono, positivo e ottimista,  come a caricare una molla che, liberata, ti farà partire a razzo nel nuovo anno.

Ma, sticazzi, ti dici ogni volta che, sai che te non sei buono a tener fede a quanto ti eri ripromesso e, questa lista virtuosa, il più delle volte, rimane solo un desiderio, nulla più…

Ma, la tradizione è tradizione, e va rispettata.

MI RIPROMETTO DI:

  • imparare la Temperanza. Ovvero, concedermi qualche nanosecondo prima di partire in quarta con qualsiasi reazione mi venga in mente di avere, qualsiasi cosa mi salga alla bocca di dire. Insomma: devo provare a “contenermi”. Pare che, la mia indole impulsiva, sia un difetto troppo, troppo grande per l’età che porto.
  • dedicarmi con vigore alle mie passioni. Vabbè per far ciò, basta scegliere, a volte egoisticamente, di ritagliare del tempo per se stessi. Si può fare.
  • concedermi il lusso della sosta, di prendere tempo (che non significa “perdere tempo”)
  • scegliere me, un po’ meno gli altri, specie quelli che non lo meritano.

Poi ci sarebbero chissà quante altre cose, ma la lista diverrebbe troppo lunga e noiosa e poi… cui prodest, visto che, molto probabilmente resteranno solo dei desideri campati in aria, promesse e intenzioni vuote…

Quindi smetto subito e vi auguro, semplicemente, di VIVERE COME PREFERITE.

Alla fine, la scelta più intelligente.

BUON ANNO NUOVO!

Pimpra

CULO GROSSO

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Ieri sera, mentre cucinavo la mia cena sana, ascoltavo la Zanzara alla radio. Ad un certo punto, uno degli ascoltatori fulminati della trasmissione, di colore, immigrato –  tutte informazioni fornite da lui- affermava, con gran gusto, di adorare le “fimmine” italiane, per lui trofeo e rivalsa della sua “diversità”.

Tra il conduttore e l’ascoltatore un gran giro di battute salaci, e, alla domanda di Cruciani “ma a te le donne come ti piacciono?”, la risposta dell’africano “Mi piacciono con il culo grosso, le tette grosse, le labbra grosse!”, “anche se le labbra e il seno sono finti?” chiede il conduttore, “Certo! meglio se naturali ma va bene lo stesso!” e giù a ridere.

Ho smesso per un istante di rimestare con il mestolo perché mi sono fermata a pensare a quanta sfiga ho avuto ad essere adolescente nel profondo nord est d’Italia, negli anni 80!!!

I miei adorabili compagnucci di classe mi chiamavano “la culona”, appellativo, potete facilmente immaginare, che non mi rendeva particolarmente felice del mio corpo. Che poi, a guardare bene il mio “culone”, altro non era che uno splendido sedere a mandolino, scolpito da anni e anni di sport! Sticazzi!!!

Ma all’epoca ero troppo ragazzina per capirlo e, mal me ne colse, decisi che il povero culone doveva sparire. Siccome sono una tosta, ma tanto tosta, ho ben pensato di perdere quello e 3/4 del resto del mio corpo e di presentarmi l’ultimo liceo, magra da fare paura, ma felicissima di aver sconfitto quella parte di me che non era adeguata ai gusti degli stronzetti maschi che avevo intorno.

Ed oggi, per la prima volta, benedico la “globalizzazione”, il “mercato mondiale”, che ci ha aperto le porte del globo e che ha mixato così tanto i popoli! Se dalle mie parti si fosse paventato un ragazzo di colore, di sicuro non mi sarei sognata di perdere nemmeno un grammo sull’amato posteriore!!! Anzi! L’avrei portato in giro bello strizzato in un paio di jeans!

Allora, ancora una volta, benedico la saggezza dell’età che mi ha fatto fare pace con me, anche se, il mio amato “culone” oramai è solo un ricordo…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

ODE ALL’UNIVERSO

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Ci ho messo non so più quanti anni a capirlo, a viverlo, a sentirlo in ogni atomo del mio essere. Una vocina da lontano me lo diceva, da sempre, che per essere felici, bisogna trovare quel qualcosa che accende la nostra intima scintilla.

Ed io proseguivo a non capire, a non ascoltare, a perdere tempo e a disperdere energie credendo di cercare, senza però trovare mai. E, con il trascorrere degli anni, la frustrazione aumentava, esponenzialmente, al farsi di quel vuoto interiore incolmabile.

Pensavo “Forse manca l’amore, forse devo cambiare me stessa, forse non ho abbastanza qualità, forse…” e giù a macinare tristezza, a cospargere la mia vita di polvere di insoddisfazione, un giorno dopo l’altro.

Poi, inaspettatamente, mi sono innamorata perdutamente (sì, anche di un uomo!), è arrivato il tango nella mia vita, ed ecco che quelle scintille spente di gioia di vivere e del piacere di esistere che, sempre, hanno colorato la mia anima, hanno ripreso a vibrare.

Gli anni sono passati e questo Amore è cresciuto, si è modificato, ha vinto sulle sue tempeste, ha subito e sopportato litigi ma è divenuto forte, radicato, adulto dentro di me.

Sono cresciuta pure io con questo Amore, imparando a scorgere la donna che avevo dentro, l’ho finalmente fatta nascere e l’ho portata nel mondo. Un cerchio che ha assunto la sua forma perfetta, di vibrazione intima e animistica, vera, assolutamente pura, senza sbavature, dentro di me.

E questo amatissimo tango mi ha messo vicino una persona speciale, una donna, con la quale ho aperto un nuovo orizzonte, creativo e colorato, della mia vita.

Sono onorata e felice, e, finalmente, ho trovato quello che cercavo, quello che non avevo nemmeno mai osato immaginare, la mia realizzazione attraverso le mani altrui, la creatività altrui che, però, filtra anche attraverso di me, in modo diverso e consono a quella che sono.

Ho voglia di dire all’Universo che lo ringrazio di avere aspettato tanto a propormi questa possibilità, perché lo ha fatto nel momento in cui ero pronta, matura e consapevole.

E, all’improvviso la vita, che, di fatto è la stessa di prima, si anima improvvisamente perché, la luce che hai dentro illumina tutto.

Sorrido felice… Sticazzi che grande conquista!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO: FESTIVAL E/O MARATONA? … dipende…

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Che bella questa sensazione di pienezza, di rotondità, di riempimento che mi pervade l’anima tutta dopo il bellissimo weekend trascorso a Dobrna, al Festival organizzato da TimeForTango.

Di norma, non amo pubblicizzare eventi ai quali partecipo, salvo scrivere gli articoli che riguardano esperienze di maratona, che, chi mi segue lo sa, sono e restano una mia grande passione.

Il festival è altro, è una dimensione diversa dove, oltre a ballare, si studia. Quello di Dobrna è un evento particolare, al quale ho il piacere di partecipare da anni.

La location rilassante, tra i boschi della Slovenia, in una piccola cittadina termale, l’albergo dotato di terme per rilassare il corpo dopo le fatiche, spazi sociali dedicati e poi tutto lo stabilimento delle vecchie terme riservato al mondo tanguero per le sale studio e la milonga.

Offerta didattica, milonga serale concepiti con sano equilibrio, pensato per offrire uno spazio/tempo che sia utile allo studio e piacevole per il relax. Ad ognuno la libertà di scatenarsi a lezione o di dedicare del tempo anche al riposo.

La qui presente tanguera bulimica , non si è fatta scappare l’occasione per studiare a più non posso, insegnanti diversi per metodo/didattica/stile che hanno saputo rispondere a tanti quesiti e alle innumerevoli domande che la ballerina aveva in mente.

Ed ho aperto un mondo, conoscendo maestri (sì, proprio con la M maiuscola) che mi hanno veramente dato. Dato la loro competenza tecnica identificando le mie criticità e, soprattutto, aiutandomi a trovare una chiave per lavorarci su. Artisti che hanno profondamente emozionato le corde della mia anima con le loro esibizioni. Amici. Tanti Amici con i quali c’è stato uno scambio profondo, alla faccia della superficialità delle relazioni umane dei tempi moderni.

La dimensione relazionale di questo Festival è stata uno dei valori aggiunti che ho portato a casa con me, oltre agli stimoli tecnici per continuare il lavoro di studio del mio tango.

Ho apprezzato questa dimensione intima e amicale del festival, dove mai ho percepito ansie da performance, desiderio di far vedere le piume e le piumette del proprio narcisismo tanguero, seduzioni ridicole per agguantarsi il ballerino famoso, e tutta quella serie di atteggiamenti tipici di alcuni eventi, maratone incluse.

Eppure i Festival, così come concepiti ed organizzati da anni, stanno esaurendo la loro carica di aggregazione a vantaggio di una dispersione in mille e uno rivoli di eventi, più o meno grandi che ogni associazione, gruppo, scuola, mette in campo. Ma qui il discorso di fa lungo e richiederebbe una riflessione dedicata.

Tornando a questo Festival, charlando appassionatamente con amici e maestri, siamo giunti alla conclusione che per il tanguero malato, quello per cui il tango è diventato parte integrante della vita, del suo essere, la ricerca espressiva (ad un certo punto si smette di ballare e basta si deve e si vuole esprimere qualcosa di se stessi nella danza, in modo personale ed unico)  ha bisogno di uno studio condiviso con altri come lui e guidato in un progetto didattico condotto da insegnanti seri.

Mi è piaciuta moltissimo questa riflessione, mi ci ritrovo assolutamente in mezzo, in questa ricerca profonda di connessioni interiori con me stessa, con il mio ballerino, con l’onda vibrazionale che si espande e si crea nella sala di una milonga.

Queste molecole di energia, miste al sudore, al profumo, alla gioia e al dolore sono quanto di più intenso, la vita creativa mi sta regalando.

Ed è quel senso di pieno, di ebbrezza, di gioia di condivisione che mi rende immensamente felice.

STICAZZI! OLE’!

Pimpra

PS: amo questa immagine e ringrazio Maurizio C. per aver avuto la prontezza di coglierla.

Un abbraccio che racconta della mia emozione e di quella di Paola P. dopo la sua esibizione. Il suo tango ha danzato nella mia anima, come se lei fosse me ed io lei. E sono momenti che non si dimenticano.

Timefortango festival qui

Terme di Dobrna qui

 

 

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