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AUREA MEDIOCRITA’

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Il buongiorno di stamani:  Radio 24 che mi ricorda  le esternazioni da milionario di quello sciagurato di Briatore che si può permettere di dirci che siamo (quasi) tutti degli sfigati, noi, quelli dei 1200-1500 euro al mese.

E poi la primavera che un giorno mi esulta nei campi -trallallerotrallallà- e poi si piomba in giornate cupe cariche di umidità densa e di pioggia rompiscatole.

In questa altalena dissonante, ne risente pure l’umore, ci aggiungi un pizzico di frasette giuste di qua e di là per massacrarti ancora un pochino e manca poco che fai il botto: ti si disintegra l’autostima.

Va detto che la vita dei narcisisti non è facile, diciamocela tutta, se incappi in periodi, persone, situazioni che non fanno altro che togliere acqua al tuo fiore e, se qualcuno o qualcosa calpesta la tua sacra corolla, capisci-a-me il momento diventa imbarazzante.

Ma fin qui è solo vita.

Però…

Pippolotto per dire che, sempre più spesso, sento di appartenere alla categoria dei mediocri. Nulla a che vedere con il sublime concetto di “aurea mediocritas” di oraziana memoria, questa è roba brutta, scadente, di scarsa qualità.

Brucia, brucia parecchio.

Mi guardo intorno e vedo i miei conoscenti veleggiare verso un radioso futuro. Chi nel suo percorso di realizzazione lavorativa, chi familiare, i più fortunati in entrambi, chi eccelle nelle sue passioni che siano sportive, artistiche, musicali o altro.

Poi arrivo io. Mi guardo intorno e non so che pesci pigliare.

Brutta, brutta davvero.

Non riesco a trovare un senso. Senso di esistere. Direzione. Realizzazione. Nada de nada.

 

Le giornate trascorse in gabbietta, esaltano l’umanità inetta, depressa e carica di frustrazioni. Cerchi di sbatterti per raggiungere una piccola soddisfazione e che ottieni? Il buio.  Il nulla pneumatico. Però hai il tuo 27 del mese garantito e ti dicono “Cazzo devi essere contenta!”.

Vivere così per la maggior parte della giornata è come essere malati. La depressione ti attanaglia è quasi impossibile resisterle. Si insinua e mangia il tuo entusiasmo, la gioia, i pensieri belli. Tutti i colori della tua anima.

Licenziarsi, diciamocelo, non sono momenti. Quindi ciccia. Resti nelle tue sabbie mobili.

Diventi la caricatura di te stesso. Esageri degli aspetti per compensare le carestie esistenziali che ti prosciugano, giorno per giorno, trasformandoti in un clown triste.

C’è che a me nessuno mi ha spiegato come si fa. Quali sono le regole di questo gioco assassino e continuo ad andare in giro con l’aquilone.

Mi dico, senza troppa convinzione che, prima o poi, imparerò.

Embè uno STICAZZI non lo scriviamo? 🙂

Pimpra

 

 

 

 

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10 commenti

  1. La medietà (stare nel mezzo, ché mediocrità mi piace poco) mi capita di rado, a volte molto velocemente nel passaggio dalle stelle alle stalle (e viceversa).
    5 o 6 vite or sono, decisi di lasciare il lavoro “stabile” ma appiattito, e francamente non so ancora se ho fatto bene (in realtà lo so, non volevo e non vorrei diventare uno zombie come la maggior parte degli allora colleghi anziani). Però anche affrancarsi dalla medietà ha un prezzo, e sovente molto costoso.

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  2. Poi metti che si andrà in pensione a 70 anni e ti fai il quadro di quale schiavitù socialnarcotizzata inconsapevole viviamo.

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    • Non credo siamo tutti narcotizzati non soffriremmo così altrimenti…

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      • Soffrire fa parte della condizione umana…. Leggendo i tragici greci ci si accorge come in duemilacinquecento anni non siano cambiati gli struggimenti umani 🙂 narcotizzati quel tanto che ti fa dire sticazzi e non passare all’azione… Rivoluzionaria…. Nel senso personale..😃

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  3. Caro Marco, è davvero una situazione difficile. Ti confesso che vorrei, non sai quanto vorrei, avere il coraggio di mandare tutto a fare in culo, ma non ho questo coraggio. Lo confesso. Ho troppa paura e, la cosa più grave, non vedo una che sia una sola mia qualità su cui poter poggiare un sogno. Sogno che non ho più. Quindi continuo a narcotizzarmi, a stare male, a lamentarmi di tanto in tanto… non è bello vivere così, ma, almeno io, non ho trovato un modo migliore… sic… 😦

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  4. Cara Pimpra, tu scrivi in modo toccante, ti leggo e comincio a tossire perche’ sento quel nodo in gola che gratta forte…..scrivi e rendi le persone partecipi e meno sole…..e il tango dove lo mettiamo? E le tue magnifiche fotografie, immagini che parlano in silenzio…..condivido il tuo non sapee, la tua paura, la sopravvivenza e la voglia di un bel vaffanculo detto forte dentro di noi…arriva prima o poi anche il coraggio di levare le ancore! Grazie per i tuoi scritti…un abbraccio simbolico visto che siamo qua….
    Susanna

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    • Grazie Susanna. Non sai quanto, queste tue parole, oggi, mi toccano il cuore. Fa bene sapere che in questo nulla eterno non siamo così soli, come ci sembra, che ci sono altri, come noi che vivono e sentono nello stesso modo. Mi piace pensare che il sole è nuovo ogni giorno e che, prima o poi, questa fitta nebbia grigia che toglie colore tutto intorno, come per magia, svanisca. Sono e resto sempre pronta a vivermi il mio oggi con un grande sorriso. Ti abbraccio forte!

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