DI TANTO IN TANGO. Milano vale sempre il viaggio. PTM tango marathon

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Ci sono eventi imperdibili nel lungo e infarcito calendario del tanguero che si rispetta. Ci devi essere, ma non perché “fa figo” esserci, ma perché ti fa bene. Al tuo umore e al tuo tango.

Mi pregio della mia terza partecipazione alla maratona di Milano, non credo ne esistano altre, e ritengo che, per i milanesi, sia un punto d’onore far risplendere quella che organizzano. Milano, è sempre Milano: chiede ed offre il meglio.

Come il buon vino, anche questa maratona è cresciuta, si è evoluta non tanto nella impeccabile organizzazione che l’ha, da subito, contraddistinta – e figuriamoci se non era così! – quanto per la ricercata e attenta scelta dei TJ e dei suoi ospiti.

Se è vero che il colore della festa lo crea l’ospite, con le sue qualità di anfitrione, è pure vero che i partecipanti danno il valore aggiunto. E qui non è mancato di certo!

Ho apprezzato, in particolare, l’equilibrato e preciso mix delle età/provenienze dei danzatori che hanno regalato grande tango e grande socialità.

Per la prima volta, non ho percepito, se non in modo infinitesimale, le solite “sette” i gruppetti di quelli “vicini-vicini”, quelli che o tra loro o morte. Certo, gli amici si siedono accanto, è abbastanza naturale, ma non vi erano chiusure agli altri, non le ho proprio riscontrate. Un grande risultato portato a casa dal team PTM. Non è facile dosare così scientificamente le persone e scegliere, tra le tante, quelle con un ottimo livello di ballo (pure sempre di maratona trattasi)  e con una bella dimensione sociale di “apertura” al mondo, agli altri.

Sono stata STRABENE.
Il mio tango è stato appagato degli abbracci ricevuti, la mia Anima delle parole scambiate.

Torno a casa felice, arricchita, con una voglia immensa che urla “ANCORA!”

Grazie PTM friends, siete speciali ❤

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. UN COMPLEANNO IMPORTANTE 10 ANNI DI TOSCA

PIer Andrea Pierini

Tosca è stata la prima maratona alla quale ho partecipato. Ricordo molto bene la sensazione di brivido quando, per la prima volta, venni accettata.

Tosca è, da sempre, la maratona. Ricordo bene quella lontana prima edizione: vi ballavano i migliori tangueros europei, maestri di fama tra gli ospiti danzanti. Un livello stratosferico.

All’epoca ero una “pulcina” e li guardavo con deferente ammirazione, chiedendomi se, mai, un giorno, potessi essere “degna” di partecipare alla Tosca, così come lo erano loro.

Sono passati gli anni e Tosca è cresciuta, in tutti i sensi, fino ad arrivare al rispettosissimo traguardo di 10 edizioni.

Non potevo perderla, non volevo assolutamente perderla. Ho atteso la mia mail “sei IN” con trepidazione, così come accadde all’epoca.

E’ stato un weekend al di là delle migliori aspettative, almeno per me. C’era tutto il profumo di Toscana, dalla meravigliosa villa, sede dell’evento, al cibo che ci trovavamo a disposizione.

Non mi dilungo sul TJ set da urlo e come hanno urlato poi i nostri piedi per il dolore dopo la gioia infinita di ore sfrenate di ballo.

Una maratona perfetta che, una volta in più, ha confermato la sensibilità tutta femminile delle sue organizzatrici che, da donne e da mamme, hanno sputo creare magia.

Di questi tempi non è facile portare avanti, con tanto rinnovato successo, un evento, ed io lo so bene che è pure, in parte, il mio mestiere, ma se ciò avviene, significa aver fatto un lavoro di qualità globale. E così è stato.

Un minimo appunto, solo per dovere di cronaca: il pavimento un po’ troppo scivoloso. Ma è questione assolutamente risolvibile per la prossima, meravigliosa Tosca che ci aspetta.

GRAZIE TOSCHE del mio cuore!

Pimpra

IMAGE CREDIT:  Foto © Pier Andrea Perini (sito: perini.io | facebook: pier.perini | Instagram: /siorp)

Una goccia di poesia nella fragilità di un cristallo

Stamattina era già nell’aria, quel silenzio ovattato e speciale che solo una nevicata regala.

Davo gas allo scooter che poca voglia aveva di condurmi al lavoro, come fosse troppo infreddolito e stanco di questo inverno.

Ma quale inverno, forse abbiamo vissuto una settimana o poco più di freddo intenso, di quello che al mattino ti fa maledire la sveglia, doverti alzare, affrontare la bora pungente che ti accompagna, tendendoti i più beceri tranelli, nel percorso che ti porta in ufficio.

Una settima che si conclude con la più bella delle sensazioni, la neve che fa tornare tutti bambini, anche se in città è scomoda, e lo è di più in una città carica di saliscendi come Trieste. Eppure…

Ho regalato a me stessa del tempo, per tornare a casa prima che il manto stradale mi fosse impraticabile e godere della compagnia delle amate Gattonzole.

Gli animali lo sapevano prima ed ho scoperto che una delle due creature è, per così dire, meteoropatica, stamattina era nervosa, poi, appena i primi fiocchi hanno toccato terra, si è tranquillizzata.

La neve nobilita anche il più triste e squallido dei paesaggi, conferendo una poesia racchiusa nello scrigno di micro cristalli di ghiaccio.

E allora, sai che c’è, torniamo bambini e… tutti a far palle di neve! Olè!

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. TANGO E VITA O TANGO E’ VITA?

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Ballare è terapia per l’anima, si sa. E’ leggerezza di sensazioni, allegria, scambio, socialità.

Il ballo, qualunque tipo di ballo, fa bene allo spirito e al corpo, lo dimostrano studi scientifici.

Ballare e ballare in coppia con un partner, è cosa diversa. Si scatenano alchimie che, tante volte, tracimano il contesto della pista da ballo e invadono la vita delle persone.

Il tango argentino è, probabilmente, quello che si presta maggiormente a questa osmosi, ballo/vita.

E’ facile comprenderne la ragione: ci si abbraccia. Si attiva l’ossitocina, si prova una sensazione di benessere, in qualche modo ci si sente scelti, quasi “amati”. Certo per le proprie qualità intrinseche di danzatori… certo… eppure…

Quante coppie sentimentali ho visto nascere dalla pista, quante ne ho viste separarsi…

Ho sempre creduto di essere immune all’incantesimo tanguero, sicura che non sarei caduta anche io nell’inganno, innamorandomi perdutamente di qualcuno solo perché lo avevo abbracciato e quell’abbraccio e quella danza avevano il respiro dell’universo intero, della felicità.

Nessuno è immune a questo canto, alle sensazioni così assolute, indelebili, che porta.

Specie all’inizio della propria “carriera” tanguera è molto, molto facile cadere in questa tentazione, scambiando la magia di una (o più tandas) per altro. La magia che si vive spegne completamente i lumi della ragione e, in un attimo, il tango scappa dalla pista e invade la vita.

Bisogna prestare attenzione quando ciò accade perché il rischio è altissimo.

Poi ci sono quelli fortunati, e ne conosco davvero molti, per i quali la pista è stata occasione d’incontro. Poi hanno vissuto la vita e la relazione altrove, dove è la sua casa: nella vita “vera”.

Molti, invece, scambiano la parte per il tutto e investono nel posto sbagliato:  energia, motivazione, tempo.

Ballo da molti anni oramai ma devo ricordarmi sempre che il tango è solo tango. La vita sta altrove.

Pimpra

IMAGE CREDIT: Vincenzo Cerati e Ariella Bruscaini

DI TANTO IN TANGO. LA PSICOPATURNIA (post per sole tanguere)

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Carissime Giaguare di primo e secondo pelo e che ce la facciamo mancare una bella “psicopaturnia” tanguera? Non sia mai! Siamo e restiamo le feline del parquet ma sempre donne sicché…

Torno da una deliziosa milonga pomeridiana in quel di Lubiana: bello l’ambiente, moderno con gusto, un bar reso altro da uno spazio di parquet utilizzabile come pista da ballo, luci soffuse, bella musica, bar fornito, ingredienti giusti per trascorrere un pomeriggio danzante in relax.

Una grande compagine di triestini colonizza il luogo, molti di noi conoscono gli amici sloveni e si crea un bel mix.

Per me era la prima volta. Osservo gli astanti, ragazzi e ragazze giovani, tra me penso “Super wow si ballerà molto bene!”

MORALE: in tutto il pomeriggio ho ballato 3 tandas, tutte e tre con amici italiani. Punto. Non è andata molto meglio alle altre amiche italiane (molto più ggiovani della sottoscritta).

Alla mia faccia sconsolata a punto interrogativo, si avvicina un amico e mi dice “Ma che ti aspettavi? Questa è la terra dell’oro per noi uomini, cosa ci sei venuta a fare te che sei grande?! Era ovvio che non ti invitassero e poi a loro (ballerini locali) non gliene frega niente di ballare con voi”. (ndr A Trieste si dice “ciapa su e porta a casa“)

Ovviamente, non metterò più piede in quel luogo, perché va bene “crederci sempre” ma voler sbattere la testa a vuoto sul muro, no grazie.

Al che mi è partita una psicopaturnia fenomenale.

Amiche Giaguare carissime, ma che, secondo voi, dobbiamo applicare  a noi stesse una sorta di autocensura basandoci sulla nostra carta di identità, per cui, brave o non brave, siamo oramai considerate dei catorci buoni solo per la rottamazione?

Mi rifiuto di pensarlo e quindi ho chiesto ebbene, noi donne “mature” dove dovremmo andare a ballare, secondo voi, per essere piacevolmente invitate?

La risposta: Istanbul. I turchi sono SUPER WOW! Incredibili ballerini e invitano.

Allora mi chiedo dove sono andati a finire certi veri maschi, quelli che hanno ancora il sangue che scorre nelle vene, quelli che sono curiosi ” a prescindere”, quelli che vogliono ballare e non importa se, da qualche parte, potresti essere la loro zia.

E niente, Giaguare Mie, toccherà organizzare questo charter al grido di battaglia “Oh mamma andiamo dai Turchi!!!”

Olè. Ma anche uno sticazzi ci sta bene…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

IL PROFUMO DELLA ROSA

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Oggi è un giorno speciale.

Questo è, per me, l’anno che conclude il ciclo del primo ingresso nella grande maturità, la decade che ha segnato l’ingresso negli “anta”, in quella fase della vita in cui, in teoria, le cose avrebbero dovuto trovar compimento.

I bilanci spesso fanno male e, se proprio devo fare il mio, non ho “compiuto” ciò che speravo.

Oggi mi è fatto dono di una giornata meravigliosamente limpida di sole e di vento, di quella tanto amata bora che soffia birichina, gioiosa e libera.

Oggi è il mio giorno speciale. Mi regalerò tempo e una fetta di torta.

E, come scrissi qualche anno addietro “finalmente saprò respirare dentro un vaso colmo di petali profumati e sorriderò ancora”.

A voi tutti, felice giornata degli Innamorati! ❤

Pimpra

 

DI TANTO IN TANGO. La chiamano “maratona” ma hanno inventato qualcosa di nuovo.

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Dentro l’inverno fino al collo, anche se piccole vibrazioni di primavera già sono nell’aria.
Cosa c’è di meglio, per scongiurare malumore e malanni di stagione, se non recarsi in uno dei templi che conosci e fare uno “sciabadah***” lungo un fine settimana, in compagnia delle tue scarpette da tango e di tanti amici?

La stagione del tango si apre, nel ventaglio infinito delle sue proposte, a tutti gli adepti che, dopo il rallentamento invernale (si fa per dire), riprendono vigorosi l’attività di tango trotters.

BTM (Brescia Tango Marathon) è tappa obbligatoria, almeno per la sottoscritta. E’ la terza volta che ci vado e, sempre, torno a casa felice.

Quest’anno c’è stata una nuova alchimia che mi fa pensare a un modo diverso, forse più attuale (?) di vivere/proporre la maratona.

Innanzitutto bisognerebbe cambiarle il nome, perché definire i tre giorni di gaudio tanguero come una maratona standard, non è corretto.

Partiamo dal dato certo: maratona vuol dire un inferno di metri quadrati di parquet.
In questo caso, non ci sono. La location è molto particolare, fatta di più ambienti e la sala da ballo è accogliente e calda, con un’energia tutta sua, perché riflette la grande passione che si vive al suo interno. Il bar raccoglie momenti conviviali e di scambio e poi direttamente in pista.
[Una menzione speciale andrebbe ai barman che si alternano nelle lunghe ore di maratona: coccole alcoliche come se non ci fosse un domani e … beato chi può bere! :-)]

Maratona significa Tj che ti portano in un saliscendi di onde vibrazionali e ti “violentano” di piacere tanguero, sapori forti, impatti musicali ad alta densità ritmico/melodica/emotiva. In questo caso, l’orgasmo tanguero è stato lungo, protratto, denso  e  “lieve” rendendo il godimento meno faticoso.
A momenti sembrava di essere proiettati dentro un “Encuentro” e mentre mi sintonizzavo su quel mood, l’energia cambiava ancora. Un viavai di sfumature e di timbri e di intensità che hanno saputo accontentare i palati di tutti: degli “intimisti”, degli “educati”, dei “coraggiosi”, di “quelli che vanno contro corrente” e di quelli “minni futtu” che tanto stanno bene sempre, a prescindere.

Una scelta coraggiosa, che – confesso il mio peccato- all’inizio mi ha turbato profondamente perché nella testa cercavo altro. Poi però, a ben osservare, a ballare, a starci dentro quella pista, ritengo sia stata la scelta più azzeccata e idonea per lo spazio a disposizione.

Ma, per farti un’idea di quello che succede, basta guardare: tutti con tutti, non ho percepito i “belli” e neppure i “brutti”, e la mirada scivolava lieta e ti rispondevano con un sì e se proprio quella tanda non era destinata a te, prima o poi l’occasione tornava e l’abbraccio lo ricevevi goduto e pieno.

Grazia è la donna dei miracoli, lei le cose le inventa, le prova e vede come va. Ogni nuova impresa comporta qualche rischio, ed è inutile fingere che tutto sia stato perfetto, ma la perfezione è noiosa assai e a noi non interessa.

Compito per la prossima edizione? Trovare una definizione più consona a questo Tango-cammeo.

Olè.

Pimpra

 

NDR: “Sciabadah”= immaginate il cavallo che scuote la criniera, nitrisce di piacere, muove lo zoccolo a terra sollevando polvere perché è contento di ciò che fa o sta per fare. Immagine evocativa altresì definita “SUPERWOW!”

 

 

GIROTANGANDO. NUOVA RUBRICA

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Mi è preso lo sghiribizzo di aprire una nuova rubrica, tutta dedicata al tango, focalizzata nella descrizione delle milonghe “stabili” del Friuli Venezia Giulia, accanto a quella che oramai ha una sua articolazione più definita “Di tanto in tango”

SCOPO:

  • raccontare agli amici tangueri ciò che possono trovare in regione (i locali già lo sanno), affinché orde barbariche di meravigliosi tangueros provenienti da tutta Italia (partiamo da un basso profilo, ma il sogno sarebbe di farne arrivare anche dall’estero), si spingano nelle loro peregrinazioni, fino al lontano nord est.
  • stimolare la continua ricerca di qualità che gli organizzatori offrono e possono offrire ai loro ospiti
  • creare un bel cerchio magico di positiva collaborazione affinché il movimento del tango esprima quella meravigliosa danzante comunità che è ma con confini sempre più aperti!

IL MIO PROFILO:

Per convincervi a venire a ballare dalle mie parti, devo necessariamente, descrivervi chi sono.

Ballo da più di due lustri. Il tango, per me, è una dimensione dell’Anima, un momento sacro del mio tempo libero. Sono una ballerina che sta nel contenitore di quelle definibili “dinamiche”. Quando vado in milonga, mi aspetto di trovare:

  • il pavimento adatto
  • tj di qualità o “mestiere”, ma come si intendeva un tempo, non sedicenti musici improvvisati
  • dimensione dell'”accoglienza” degli organizzatori
  • spazio adeguato al numero di persone
  • servizi basici necessari: bevande e piccoli snack, se mi procurano anche il caffè, mi rendono particolarmente felice
  • una ronda decente (ma questo è in capo ai danzatori, difficile darne colpa o demerito all’organizzatore, che però può spendersi per farlo capire agli ospiti)

Mi fermo a questi 6 punti basici, tutto ciò che arriva in più, è ben gradito.

Ho un carattere difficile, non mi piace tutto e nemmeno tutti. Osservo, ma, non lo faccio mai con occhi cattivi, mi piace cercare e trovare le cose belle, positive della vita e, a maggior ragione, nel tango.

Non scriverò questi articoli perché ci guadagno (denaro) e nemmeno mi aspetto di guadagnarlo in futuro. Mi auguro invece di poter stimolare l’arrivo di tanta brava gente tanguera, per mixare felicemente i nostri abbracci, godendone tutti. Insieme.

Se qualche organizzatore vuole segnalarmi la sua milonga, mi contatti pure qui: girotangando@gmail.com

Che dire di più? BUONE MILONGHE A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

PERCHÉ IO SONO ABBASTANZA!

 

IO SONO ABBASTANZA

Ieri pomeriggio, verso la fine della giornata, ho finalmente trovato il tempo per vedere un video che un’amica mi ha inviato qualche giorno fa.

Brené Brown, sociologa statunitense, in 25′ mi ha aperto la mente, anzi no: il cuore.

Una vita spesa a rincorrere qualcosa per dimostrare ai miei affetti, genitori per primi e a me stessa, che avevo un valore, ponendomi obiettivi che non sono (quasi mai) riuscita a raggiungere. Vivere affiancata da un forte senso di sconfitta, di frustrazione, che mi fa sentire un Calimero.

Un essere umano fallito e senza senso, privo di luce e di colore, banale e inutile. Se a questo bel cocktail aggiungiamo pure il fatale mix ormonale di un certo periodo del mese, la frittata esistenziale è fatta: una tragedia.

Poi, siccome son donna, come tutte noialtre, le maniche ce le rimbocchiamo sempre: allora ti metti a leggere, ti confronti, cerchi e trovi il tuo strizzacervelli (ma capisci che non ti basta), lo affianchi alla sciamana, ci metti vicino anche lo sport che se pure il fisico ti cede puoi direttamente comprarti il revolver e farla finita, magari osi pure qualche ritocchino piccolo piccolo proprio per sentirti solo meno peggio.

Ok. Soldi, energia, buona volontà spesi per niente. Quel tuo buco nero laggiù è sempre lì che ti guarda e, ridendo, ti prende pure per il culo, sussurrandoti “Tanto resti mia”. E, cazzo, ha ragione lui!

Fluisci nel tuo stato confusionale – fortunatamente hai tanti Amici! –  e cadi sempre più giù, giù, giù… e non vai in palestra, e ti lasci andare e l’aperitivo diventa il sostituto euforizzante del Prozac e continui a scendere i piani di scale fino a ritrovarti nella tua buia cantina, da sola, nel tanfo di muffa, nell’umidità e ti dici “Ok, questo è il fondo”.

IL MESSAGGIO.

Voi sapete bene che l’Universo è sempre in connessione con noi e ci parla. E noi sordi. A volte urla e, capita che, per puro caso, la voce ci arrivi.

A me è apparso il video della signora Brown, per mano di quella splendida Anima di Anna.

Guardatelo, o voi Pellegrini/e del “mal di vivere”, della depressione, del “che ci faccio io in questo mondo?”, del “perché a me vanno tutte storte?”, guardiamolo insieme tutti noi, variopinta umanità che, ogni giorno, prova a respirare, sono certa che sapremo trovare una scintilla che illuminerà quel buio. Poi, a rimboccarsi le maniche.

Pimpra

 

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. L’universo milonguero.

Tango milonguero

Ho notato come, con il farsi dell’età e degli anni di tango alle spalle, molti dei miei amici stiano rivolgendo il loro sguardo all’universo milonguero.

Premesso che le categorizzazioni, nel contesto di una danza che trae le sue origini e vive dentro il sentire popolare, non sono di mio gradimento, mi scopro favorevole all’individuazione di un mondo milonguero diverso da tutto il resto.

Premetto che non è questione di ghetto, di esclusione, di mondo a parte è, semplicemente, un diverso approccio.

La mia personale esperienza, credo possa senza dubbio partire, in termini di formazione, dal cosiddetto “tango tradizionale”/ classico, quindi abbraccio chiuso e dinamica più “corta”/asciutta. Poi, nel tempo, grazie a incontri e stimoli artistici credo di aver centrato la mia personale attitudine espressiva che, sicuramente, si trova a cavallo tra più mondi.

Milonguera pura, di sicuro non sono, anzi…

Osservando le dinamiche di pista, mi rendo conto che le mie corde tanguere suonano accordi diversi, nel senso che, il mio corpo, la mia anima, il mio carattere, il mio cervello, la mia creatività hanno bisogno di movimento, di spazio, per esprimersi.

Una sala di milongueros, è, di norma, una sala “ordinata” ossequiosa a un canone non espresso ma seguito, la ronda è pulita, geometrica, precisa. Un coro che canta armonico, un corpo energetico che si muove con affinità. Pure molto bello da vedere. Preciso.

Il “resto del mondo” di solito, è un bordello. Il caos, la “caciara”, il disordine ma, nonostante questo, chi ama il genere, trova sempre i suoi spazi espressivi, motori, e tutto quello che gli serve per ballare con gusto.

Non c’è un giusto e uno sbagliato, solo sapori diversi. In entrambi i casi, però, il codice assoluto è l’educazione e il rispetto: per il partner, per gli altri, pure per la pista (per “l’energia” della pista, per la sua particolare onda).

Da ballerina dinamica devo dire di aver scoperto, nel mondo milonguero, uno stimolo – per me – molto utile: ballare dentro.

Definisco: ballare dentro è farlo con un carattere di maggiore intimità, dando spazio a un ascolto ancora più “sottile” e a una risposta altrettanto sottile. Non è sentire di più o meglio è solo sentire/ascoltare diversamente dagli altri modi.

Le pulsazioni diaframmatiche che caratterizzano, di frequente, i ballerini milongueri, richiedono molta attenzione/concentrazione/sensibilità alla ballerina che dovrà muovere rispondendo a marche quasi sussurrate.

Non nascondo che mi riesce pesante, a volte, impegnarmi così tanto nell’ascolto poiché, la marca che passa da un respiro, esige totale coinvolgimento e concentrazione.

Ricordo una tanda di qualche mese fa, pista in overbooking, piena che più di così era impossibile, movimenti quasi impercettibili dei ballerini ed io, con la mia carica energetica a voler esplodere, lì in mezzo. Però… l’abbraccio che mi cingeva era di quelli specialissimi, di un danzatore che con delicatissimi tocchi, ha reso il mio corpo un pianoforte. Sotto le sue marche i miei movimenti rispondevano a un piano e a un forte musicale e fisico, diventavo i tasti che suonavano una croma e una semicroma, piuttosto che un allegro o un adagio.

Una di quelle tande che ti raccontano un sacco di cose, anche di te stesso e della magia unica di un abbraccio capace di colorare di sé tutta la stanza. In mezzo a centinaia di persone racchiuse in un fazzoletto di spazio, ho provato la sensazione di ballare in un limbo senza tempo, senza ostacoli, senza un io e un tu, senza corpo. Solo energia vibrante.

Provare per credere.

Pimpra

IMAGE CREDIT foto mia

 

 

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