ELEGIA ADRIATICA

image credit Alessandra Cechet

Sono una sostenitrice accanita della “poetica delle piccole cose”, istanti di vita quotidiana che si palesano allo sguardo carichi di bellezza.

Vivo in una piccola città del lontano nord est adriatico, uno scrigno di tesori disseminati qua e là dalle raffiche di bora.

Dalle alture del carso, le generose fronde degli ippocastani centenari delle osmize offrono un approdo di gioiosa tranquillità, fino a scendere in riva al mare, dove il respiro dell’Adriatico infrange, sugli scogli di Barcola, la sua risacca.

Un piccolo mondo fatto di tante delicate perle, le passeggiate in Cittavecchia, arricchite dalla gaiezza di numerosi localini che offrono ai curiosi ogni tipo di scelta enogastronomica.

Ai triestini piace fare festa. Nella consuetudine burbera di alcune giornate in cui i volti che si incrociano per strada sono piuttosto tesi, manifestando un conclamato fastidio, specie il lunedì, arrivata l’estate, si rilassano in un giocondo sorriso.

La casa è rifugio obbligatorio solo in certe gelide giornate d’inverno, quando la bora nera si impossessa della città frustandola con le sue spire di ghiaccio. Solo allora, le pareti domestiche diventano ricovero necessario e quindi amato.

Ma d’estate…

L’invito dell’amica del cuore a fare il “TOCETO” del tardo pomeriggio, a Barcola. Ci andiamo in scooter, in doppia, approfittando del tragitto per scambiare una trama fittissima di parole. La costa è popolata come fosse giorno, non me lo aspettavo. Si direbbe che verso le 18.30 ci sia proprio un “cambio di turno” tra coloro che hanno trascorso l’intera giornata al mare e i nuovi arrivati.

Il sole è basso e poco prima dell’abbraccio al mare, colora l’orizzonte di un rosa intenso che sfuma in una calda nota arancione.

L’acqua è tiepida, offre un’immersione di liquido amniotico, il corpo si rilassa lasciandosi accarezzare dalle lievi increspature del mare.

Dalla bisaccia escono due calici, una piccola bottiglietta e del melone a tocchi, l’aperitivo perfetto, nel luogo perfetto, con la compagnia giusta.

Tutto vibra di gioia satura che mi viene voglia di fare il ponte, lì, sul mio asciugamano. La mia amica si vergogna un po’ ma mi lascia fare, è abituata oramai alle mie stranezze.

Il tempo ci scivola sulla pelle umida di salsedine, mentre ci godiamo questi attimi piccoli ed estremamente preziosi.

Tu chiamala estate.

Pimpra

LA PROVA COSTUME E’ IN AGGUATO

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La sola volta nell’anno in cui mi pento amaramente di abitare una città di mare è questa, la primavera che prelude all’estate incipiente.

Adoro questo clima ogni giorno più mite, il cielo che si fa terso, i colori della natura che entrano nella loro fase pastello per poi trasformarsi in pantoni intensi. Adoro. Ma…

A Trieste, come in tutte le città di riviera, l’estate arriva molto prima. Ai primi raggi definibili tiepidi, i triestini colonizzano Barcola e gli stabilimenti balneari della città. Se non lo fai non meriti l’appellativo di “triestino doc” ed è un punto di grave disonore.

Tralasciamo le pelli cuoio di Russia delle donne dai 30 anni in su, letteralmente arse dai raggi presi alla selvaggia maniera, dove proteggersi, significa cospargere il corpo di crema Nivea che è bella grassa e ti unge come un tacchino alla concia però la scottatura è garantita!

Come sempre, mi sento fuori dal coro che la dermatologa mi ha proibito il sole senza l’adeguata protezione che per me, credevo 30 fosse TANTISSIMO, invece mi ha detto “Ma che sei matta? Tu 50+ e guai se ti presenti dalle 12 alle 15!”, insomma una sentenza di pallore permanente che mi scredita davanti ai miei conterranei.

Ma il problema, diciamocelo chiaro, non è quello, è avere il coraggio di indossare l’oramai odiato bikini, in pubblico. Confesso, una vergogna epocale che cresce di anno in anno.

Ripenso al tango, immaginando un bel parallelismo da trovare per poter frequentare una riviera di mare dopo gli anta. In buona sostanza, mi servirebbe trovare una situazione marinaresca tipo “Encuentro milonguero” che, per chi non fosse della partita, è una festa tanguera frequentata, di norma, da popolazione più “anta” che “enti/enta” 🙂

Una bella spiaggetta per le signore attempate, in Sforma fisica evidente, con tutti i segni dell’età in bella vista, a loro agio poiché circondate da loro coetanee portatrici delle stesse “virtù”.

Ecco, questa spiaggia, questo luogo sacro non c’è e quindi due sono le possibilità:

  1. munirsi di grandissimo coraggio e affrontare se stesse e il proprio “corpo antico”, sotto al sole, dinnanzi a sguardi estranei
  2. essere codarde, ma (molto) furbe, tenendo per se stesse la propria cellulite, i rotolini, le vene varicose, la pelle cadente, i fianchi larghi, le tette che guardano il pavimento, dedicandosi alla tintarella in privatissima sede.

Insomma, per farla breve, ogni anno il momento si fa più drammatico. Per ovviare allo stress psicologico, sto valutando il trasferimento in … montagna!

😀

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

MARE, PROFUMO DI MARE

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Ogni città trendy di mare, ha le sue spiagge cool, luoghi in cui ritrovarsi e far bella mostra di sè, conoscere, frequentare, ammiccare, flirtare… e godere edonisticamente dell’estate, senza porsi troppe domande e darsi risposte inopportune.

Di sicuro definire Trieste una città trendy è, di per sè, una forzatura che, qui, siamo tutto fuorchè trendy.

Eppure…

Una domenica sulla riviera barcolana che, se me lo dicevano qualche anno fa, prendevo il revolver e mi sparavo un colpo secco alla tempia, passata a far finta di abbronzarmi, ma soprattutto ad osservare la variopinta umanità.

Qualcuno conosce “Barcola”? La riviera più assurda d’Italia.

Fino a pochi anni addietro si prendeva il sole a fianco alla strada panoramica che, dalle alture carsiche portava alla città: spettacolo di rara bellezza, il golfo di Trieste che, dai faraglioni si apre  alla vista. Una volta giunti all’altezza del mare, gli occhi vengono premiati dalla visione di corpi danzanti o mollemente adagiati su teli colorati, lucidi di creme e sudore, bagnati, ma sempre belli, giovani e tonici.

Perchè arrivando in città si atterra nella parte di costa chiamata “bivio beach” e poi la Marinella e via via a scendere fino a raggiungere i Topolini e la pineta di Barcola.

Ogni tratto di costa ha il suo pubblico e i suoi corpi e le sue età…

Domenica ho fatto un balzo indietro nel tempo perchè, il Bivio della mia adolescenza era popolato dagli stessi frequentatori dell’epoca!

Li ho visti invecchiati, male per lo più. Alcuni ragazzi che allora mi mandavano l’ormone in fermento, mi hanno lasciato di stucco per il crollo del loro sex appeal: imbolsiti padri di famiglia, senza fascino e senza più luce negli occhi.

Attonita, ho continuato a scandagliare il popolo della domenica mattina dietro le lenti verdi dei Ray Ban, notando che il topless delle signore di mezza età è tornato di gran moda!

Le tette non più fresche delle mie coetanee esibite con appagante nauralezza, vicino alle pudiche (o sagge?) ventenni che, al contrario, indossavano convinte il due pezzi.

Al Bivio non si smette mai di imparare.

Il mio telo accanto a quello di un gruppo di culturisti.

Loro, piccoli Big Gim gonfi di steroidi, le loro compagne, gonfie bambole di silicone strafatte di ormone della crescita. … Avevano una voce maschia e roca che rendeva difficile distinguerle le une dalle altre.

Sono state due ore divertenti, passate a guardare in giro, a godere delle infinite sfaccettature dei comportamenti sociali degli umani che, mezzo svestiti, si incontrano…

… e non vi racconto dei lui in costume bianco… va là… 😉

Pimpra

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