AUREA MEDIOCRITA’

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Il buongiorno di stamani:  Radio 24 che mi ricorda  le esternazioni da milionario di quello sciagurato di Briatore che si può permettere di dirci che siamo (quasi) tutti degli sfigati, noi, quelli dei 1200-1500 euro al mese.

E poi la primavera che un giorno mi esulta nei campi -trallallerotrallallà- e poi si piomba in giornate cupe cariche di umidità densa e di pioggia rompiscatole.

In questa altalena dissonante, ne risente pure l’umore, ci aggiungi un pizzico di frasette giuste di qua e di là per massacrarti ancora un pochino e manca poco che fai il botto: ti si disintegra l’autostima.

Va detto che la vita dei narcisisti non è facile, diciamocela tutta, se incappi in periodi, persone, situazioni che non fanno altro che togliere acqua al tuo fiore e, se qualcuno o qualcosa calpesta la tua sacra corolla, capisci-a-me il momento diventa imbarazzante.

Ma fin qui è solo vita.

Però…

Pippolotto per dire che, sempre più spesso, sento di appartenere alla categoria dei mediocri. Nulla a che vedere con il sublime concetto di “aurea mediocritas” di oraziana memoria, questa è roba brutta, scadente, di scarsa qualità.

Brucia, brucia parecchio.

Mi guardo intorno e vedo i miei conoscenti veleggiare verso un radioso futuro. Chi nel suo percorso di realizzazione lavorativa, chi familiare, i più fortunati in entrambi, chi eccelle nelle sue passioni che siano sportive, artistiche, musicali o altro.

Poi arrivo io. Mi guardo intorno e non so che pesci pigliare.

Brutta, brutta davvero.

Non riesco a trovare un senso. Senso di esistere. Direzione. Realizzazione. Nada de nada.

 

Le giornate trascorse in gabbietta, esaltano l’umanità inetta, depressa e carica di frustrazioni. Cerchi di sbatterti per raggiungere una piccola soddisfazione e che ottieni? Il buio.  Il nulla pneumatico. Però hai il tuo 27 del mese garantito e ti dicono “Cazzo devi essere contenta!”.

Vivere così per la maggior parte della giornata è come essere malati. La depressione ti attanaglia è quasi impossibile resisterle. Si insinua e mangia il tuo entusiasmo, la gioia, i pensieri belli. Tutti i colori della tua anima.

Licenziarsi, diciamocelo, non sono momenti. Quindi ciccia. Resti nelle tue sabbie mobili.

Diventi la caricatura di te stesso. Esageri degli aspetti per compensare le carestie esistenziali che ti prosciugano, giorno per giorno, trasformandoti in un clown triste.

C’è che a me nessuno mi ha spiegato come si fa. Quali sono le regole di questo gioco assassino e continuo ad andare in giro con l’aquilone.

Mi dico, senza troppa convinzione che, prima o poi, imparerò.

Embè uno STICAZZI non lo scriviamo? 🙂

Pimpra

 

 

 

 

ONIRICA


Ci sono quei giorni in cui hai la fortuna di svegliarti nel bel mezzo di un sogno. Certo, maledici l’attimo in cui il combo cacofonico della sveglia si unisce al dolce miagolio delle tue amate Gattonzole che ti cantano melodiose il loro richiamo per riportarti nel mondo reale.

Momenti in cui cuscino e piumottone sono i compagni più dolci delle tue scorribande notturne.

Da grandi si sogna molto meno, oppure, a fatica, si ricorda. Mi sono sempre chiesta il perchè, sarà la rimozione, l’inconscio spezzato, la mente razionale che tiene sotto controllo il sistema, o, più banalmente, lo stress, la fatica e la frustrazione moderni.

Quando sogni denso, e ricordi, specie se il sogno è mattiniero, la sua compagnia ti segue per tutto l’arco della giornata, regalando quelle piacevoli sensazioni che, con un battito di ciglia, sai riportare a te.

Oggi il mio risveglio è stato così, una violenza inaudita sentirmi rapire dal mio mondo onirico assolutamente perfetto.

Istanbul della moschea blu era il quadro dove vivevo la mia avventura giaguara, sì perchè c’era un uomo, più giovane e molto aitante che s’invaghiva di me. Ricordo che era molto alto, particolare che mi ha colpito e che, per una ragione legata al momento, vivevamo dentro un attentato e stavamo scappando cercando rifugio all’ambasciata italiana, mi ha preso vicino a sè, mi ha abbracciato di lato, ed io restavo sotto la sua ala protettrice da quanto mi sovrastava in altezza.

Una sensazione molto piacevole, lo confesso, e poi la rocambolesca fuga con la certezza piena di potermi fidare di questa figura, conosciuta da poche ore che si era presa cura di me e delle persone con le quali stavo viaggiando.

La Turchia, quella meravigliosa moschea che mi ha riportato immediatamente alla mia prima giovinezza iraniana, ai canti dei mujaeddin, al khador, al the con le zollette di zucchero di canna che avevano un gusto che non ho più ritrovato.

Il sogno ha vellutato tutta la giornata di oggi, regalando dolcezza al mio sguardo e tenerezza al cuore.

Non vedo l’ora di riaddormentarmi ancora.

Pimpra

Foto mia.

DI TANTO IN TANGO. NUOVE ONDE IN MARATONA.

img_2612Ne parlavo con amici, qualcosa è cambiato. Ed è cambiato positivamente. Ricordo perfettamente la mia prima maratona di sette anni fa, parteciparvi era un sogno che si avverava, mi sentivo piccola piccola (e di fatto lo ero), dinnanzi a danzatori italiani ed europei di lungo corso, maestri, una variopinta pletora di umanità con un livello siderale di danza.

Ansia da prestazione (più del mio partner che mia, in verità) e portai a casa solo qualche tanda con persone a me estranee e, forse, altrettanto “giovani” tangueristicamente parlando.

Le maratone si sono susseguite negli anni, ma quella sottile vena di tensione, dover dimostrare qualcosa sennò poi non balli affatto, accompagnava sempre coloro che non facevano parte del gotha tanguero, come la sottoscritta.

Poi, qualcosa è cambiato.

Apprezzo enormemente la selezione che gli organizzatori stanno operando, con tanta fatica, per regalare al popolo che danza, maratone indimenticabili, dove, più che  dimostrazione della figaggine, in termini di ballo e non,viene richiesto scambio, piacere di condividere un’esperienza bella, condita dalla miglior  musica possibile, in location atte ad esprimere al meglio l’onda tanguera, quella energia speciale che gli umani rilasciano quando sono tanto felici e, sesso a parte, ballano.

Apprezzo di non vedere quasi più in pista quelli che se la tirano, che ce l’hanno solo loro, che ballano solo con questo e con quella, che non ti salutano nemmmeno con un cenno di sorriso, anche se vi siete incontrati mille e una volta.

Lo apprezzo. Tanto.

Quelli, uomini o donne è uguale, che ti guardano indagatori mentre balli, ma non lo fanno con sguardo amorevole a dire “Ho voglia di abballarmelo quello/a”, no, loro cercano di trovare le tue inadeguatezze per schifarti, e questo, si sente, si sente forte e rovina l’atmosfera.

Per fortuna i tempi sono cambiati.

Adesso le maratone “evolute” offrono e selezionano persone, non macchine da guerra, non personaggi di moda, non quelli che ce l’hanno solo loro, le maratone evolute vogliono TE, perchè hai l’amore per il tango e per la sua multietnica comunità, perchè non vuoi solo ballare ma hai voglia di interagire con gli amici e di fartene di nuovi, hai voglia di aprirti al mondo e non di chiuderti nel tuo gruppo esclusivo.

La maratona “evoluta” non può più essere un business commerciale perchè se lo spirito è questo, si sente, si sente eccome, allora ti fai una edizione, arraffi arraffi arraffi e poi ciao, perchè le persone “evolute” non tornano.

Allora, sai che c’è, ringrazio quegli organizzatori che si fanno un mazzo così per mettere in piedi un evento “evoluto”,   fregandosene di lasciare fuori dalla porta quelli che sono “famosi” ma non sanno fare gruppo con gli altri.

Evviva la “nueva onda”…

Pimpra

IMAGE CREDIT Massimo Gobbo

RACCONTI DAL TRENO

Elderypeople

In questo mondo che va così veloce non ci concediamo quasi mai il piacere di una sosta. Quasi mai ci permettiamo di fermare i pensieri, di tranquillizzare il corpo e di lasciarci fluire nella luce e nell’aria, trasportati dalla piacevolezza dell’attimo fuggente.

Quasi mai. Io per prima.

Trovo questo mio momento quando viaggio per lavoro.

Di solito mi sposto in treno, con partenze che avvengono sempre all’alba, quando mi sento più reattiva e sensibile. Sono di bioritmo mattiniero.

Il treno è un piacere, specie se non vi si è costretti per pendolarismo e si ha la fortuna di evitare i regionali, troppo spesso tragicamente riconducibili a vagoni bestiame. Il mio viaggio da “Orient Express” moderno si snoda sulle Frecce, treni ad alta velocità che selezionano, in minima parte, la clientela in ragione del loro costo lievemente superiore.

Sono una viaggiatrice che, se potesse, lo farebbe in prima classe, sempre. Me lo merito: sono educata, silenziosa, ho rispetto del bene altrui, so comportarmi, non mangio aglio crudo la sera prima di imbarcarmi, non puzzo mai e pretendo lo stesso dagli altri viaggiatori.

Vero è che nemmeno in prima classe si è immuni dai maleducati, ma ce ne sono in percentuale minore.

Il viaggio, come è evidente, è la più bella metafora della vita. Ieri, mentre stavo per giungere a meta, tornare alla mia città del nord est, ho avuto davanti agli occhi questa scena che ho trovato bellissima.

Una signora decisamente anziana che illustrava con amore e grandissima proprietà di linguaggio, le bellezze naturali della città a una giovane che avrebbe trascorso a Trieste una breve vacanza.

Grazie al cellulare, ho potuto immortalare l’attimo. L’immagine mi sembra molto evocativa, la vecchia signora si emozionava a raccontare delle usanze dei triestini, il loro modo curioso di andare al mare, a Barcola, quando ancora si stendevano gli asciugamani a bordo strada, sull’asfalto. La voce le si incrinava, modulata da attimi di evidente commozione, mentre con la sua piccola mano antica indicava le bianche mura del castello di Miramare.

Sono questi piccoli attimi rubati, fotogrammi di vita, che il treno mi regala sempre cullandomi con il suo canto regolare delle ruote sui binari.

Sarà la primavera, ma il mondo quest’oggi, mi pare più bello.

Pimpra

IO SONO QUELLO CHE SCRIVO.

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Excusatio non petita, accusatio manifesta si diceva un tempo, non dare spiegazioni se non ti vengono richieste.

Invece, sai che c’è, parliamone, senza peli sulla lingua.

ARGOMENTO: essere una blogger  ti mette in pasto al gossip sociale dei tuoi lettori. Dai adito alle congetture più incredibili sulla tua vita privata. Sei percepita come un narciso uscito dal manicomio. Ma come si può essere così matti da esporsi così.

Alcune delle osservazioni che mi sono state mosse da chi non condivide il mio essere sociale. In verità, nel caso specifico va detto proprio”social”.

Rispondo così, semplicemente: anche dietro allo schermo di un pc o di uno smartphone c’è  sempre una persona. Piaccia o meno, si può inventare una bella maschera “social/e” che si indossa quando ci si manifesta sui pixel virtuali. Oppure no.

Ci sono dei veri geni nella costruzione di personalità fittizie, che usano per adescare anime semplici, come fa il ragno tessendo la sua tela. Un gioco di specchi e il povero malcapitato/a cade nella trappola. Molto spesso di ingaggio sessuale, salvo poi trovarsi di fronte un essere lontanissimo dalla fascinazione percepita nel virtuale. Cosa succeda poi, non lo so, non frequento, ma lascio immaginare a voi.

La strada che ho intrapreso io, per la personalità che mi connota, è quella di “scrivere quello che penso”. Lo faccio sempre. Dalle più vili cazzate, alle riflessioni lievemente più profonde, pur rimanendo nella mia leggerezza. Non ho presunzione di “buona scrittura”, anche se mi piacerebbe, non sono una intellettuale, semplicemente una vecchia ragazza che ama osservare la realtà, ci riflette su e ci scrive.

L’età mi ha regalato la sicurezza di poter dire “Minni futtu” del giudizio degli altri, di quello che pensano di me, tanto, che tu agisca secondo il tuo bene o meno, troverai sempre il cretino sulla tua strada che pensa esattamente l’opposto di quello che intendevi affermare tu. Sicché, perché preoccuparsi?

Quando scrivo i post, mi arrivano all’orecchio voci che mi vogliono una single agguerrita, piuttosto che una signora in pre menopausa carica di frustrazioni dovute al farsi dell’età. E mi fermo qui.

Mi piace dirvi, Amici Cari che mi seguite, che non ho paura della verità (della mia versione, ovviamente), mi piace scrivere quello che mi passa per la testa anche se a volte può essere sopra le righe, o semplicemente sciocco, leggero, senza pretese, senza filtri. Non ho paura.

Questa sono, e le parole sono amiche mie, piccole tessere che mi piace mettere insieme per creare un puzzle tutto mio che non temo di mostrarvi. Non mi aspetto che vi piaccia, e rispetto tutte le osservazioni che vorrete muovermi, le critiche che mi faranno riflettere.

Insomma chi sta qui, chi si vive armoniosamente il suo sociale/virtuale accetta le regole del gioco. Le mie sono molto semplici: dico (scrivo) sempre quello che penso.

E se vi piace ricamarci su… divertitevi pure!

[STICAZZI!] 😉

TANTE, TANTE (BELLE) PAROLE PER TUTTI!

Pimpra

Ps: se posso aggiungere, è molto liberatorio permettersi di essere se stessi, nelle proprie zone d’ombra e di luce. Schiettezza mi ha regalato persone meravigliose che ho conosciuto e che, altrimenti, non avrebbero incrociato la mia strada. Basta avere coraggio.

Coraggio!

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

COSA HO CAPITO DELL’AMORE.

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Amore è una sfumatura diversa per ognuno di noi. C’è chi la vive colorandola di passione, chi di desiderio, chi di una sfumatura sottile e intensa di voler bene.

Amore è legato al tempo e alla noia, disintegrando così le mie idee romantiche e utopistiche sulla sua durata.

Amore non è eterno, si dice pure nella tradizione popolare, “Amore c’è, fin che dura”. E questa “durata” si è accorciata di centimetro in centimetro in questa società moderna che va veloce, molto veloce e tutto consuma rapidamente.

Già, l’amore si consuma, si deteriora, brucia, o evapora.

Ancora mi è molto difficile accettare che, forse, Amore è solo una beata illusione, un desiderio che attacchiamo sugli occhi e sul cuore del nostro prossimo prescelto. Forse Amore non è.

Come si spiega, altrimenti, che le persone coinvolte in relazioni, nella maggior parte dei casi, mettono il naso fuori della coppia? Non sempre compiendo l’atto finale,  il tradimento di un patto che quella coppia si è data, magari simulandolo solo, giogioneggiando con altre persone come a trovare certe scintille di desiderio che sono solo un ricordo di vita passata?

Allora Amore è  soprattutto legato al desiderio? A quella energia vitale che ci porta a ricercare l’odore di un altro essere, capace di riaccendere in noi, nel nostro corpo e nella nostra testa quel lampo di vita che abbiamo perso o che non è più così brillante?

Amore è paura. A volte si crede di amare perché fa più paura restare soli davanti a noi stessi e, semplicemente, guardarsi.

Sono giunta a conclusione che Amore, il più delle volte, non è. E’ un affastellamento di tante cose messe insieme, passate alla centrifuga, insaporite con aromi naturali e vendute come vere.

Poche sono le dimensioni di Amore “altro da sé” che riconosco: tra queste, l’amore per i propri figli, per i propri animali (come sostituti di figli che non si hanno), l’amore per i propri genitori, e l’amore per le proprie passioni, di qualunque natura esse siano.

Mi riesce sempre più difficile incontrare e osservare l’Amore tra due adulti, non rileva come la coppia sia costituita, come se la relazione potesse essere composta di un variopinto mix di qualunque cosa, meno che di quello speciale ingrediente che non si può comprare.

Ma, nonostante tutto, spero di sbagliarmi e mi cullo beata nell’illusione di avere capito male, molto male.

Azz….

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

FORSE I BAMBINI NON DEVONO SEMPRE NASCERE. UN PENSIERO SULLA LIBERTÀ.

bebe

 

Ai tempi rimasi folgorata da una frase detta dal mio professore di filosofia “Dio è immensamente buono e immensamente giusto”.

Mi chiedevo “Ma come è possibile? Giustizia e bontà non corrono sulla stessa linea di significato. Se sono giusto, non è detto che possa essere buono e viceversa”.

Questo pensiero è riaffiorato alla mente in questi giorni a fronte del dibattito scaturito dal bando di concorso di un ospedale per la ricerca di due medici ginecologi non obiettori di coscienza, al fine di garantire il diritto, sancito da legge dello stato, di interrompere una gravidanza.

Come posso essere “giusto”, seguire la legge che permette alla donna che lo desidera di abortire, se nel mio cuore la penso diversamente, se credo fermamente al diritto alla vita?

Rispondere non è facile.

Da donna che, fortunatamente, non ha mai dovuto ricorrere a tale pratica, mi sembra incredibile che, specie al sud dell’Italia, la percentuale di medici obiettori si aggiri attorno all’80%.

Mi sembra folle che, chiunque, in uno stato laico e liberale, non possa esercitare un suo pieno diritto.

Sono fermamente convinta che per OGNI donna, mettere fine alla vita che porta in grembo sia choccante, doloroso, una ferita che porterà sempre dentro di sé, ma sono altrettanto convinta che non tutti i bambini dovrebbero nascere. A volte è meglio optare per una scelta radicale, dura e dolorosa che sia.

Personalmente, non riesco razionalmente ad immaginare che nelle prime settimane di vita, grumi di cellule possano già di per sé esprimere un essere umano (benché la scienza affermi il contrario), come se, l’anima, quel particolare che rende ognuno di noi unico, arrivasse dopo. Ma è solo un mio pensiero, determinato, probabilmente, dalla totale mancanza dell’esperienza della maternità

Allo stesso momento, rispetto completamente chi, quella vita infinitesimale, vuole preservarla.

Resto comunque dell’idea che libertà, libero arbitrio, siano una dimensione estremamente soggettiva e intima. Pertanto, starò sempre dalla parte di coloro che vorranno agire un loro diritto, contro quelli che, per profonde convinzioni personali, tale diritto negano.

E torna la frase nella mente “Come si fa ad essere immensamente buoni ed immensamente giusti nel medesimo istante”?

Pimpra

image credit da qui

 

DI TANTO IN TANGO. ELOGIO DELLA GIAGUARA. Post per sole donne.

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Un tempo non sarei stata capace di guardare questa foto.

Il volto di una donna avviata alla grande maturità, una donna a cui il tempo ha lasciato pennellate vigorose del suo scorrere.

Un tempo, fino a poco tempo fa, avrei disperatamente cercato una soluzione per nascondere la mia storia. Un tempo avrei sciolto qualche lacrima osservando l’espressione di quella che dentro di me vive sempre come una ragazzina. Ma che non lo è più.

Un tempo, quanto crudele era il tempo.

Oggi lo è molto di meno, come se, con il suo scorrere su tutta me, perdesse forza donandomi la sicurezza di vivere bene la mia pelle, dentro un corpo non più fresco, con mente più feconda e straripante cuore.

Quanto mi sta diventando bello questo nuovo istante in cui mi permetto di ridere di me e di chi mi sta intorno. Di coloro che corrono disperati alla ricerca dell’eterna giovinezza e, come criceti nella ruota, si perdono la gioia del percorso.

Non è sempre una bella giornata, si va su e si va giù. Poi ti arriva in regalo un’immagine che ti ritrae nella tua pienezza, mentre stai facendo quello che più ti piace, rapita nella tua estasi di gioia, e scopri per la prima volta una nuova luce nel tuo sguardo maturo, un’energia densa e vibrante, come il migliore profumo speziato.

Eccola lì la mia maturità che fa bella mostra di sé. E mi emoziono a guardarla, non credevo potesse essere così potente.

Che immensa gioia giaguara.

Pimpra

Un grazie enorme a Rudy Palugan che ha saputo cogliere l’attimo, la foto è opera sua.

DI TANTO IN TANGO. QUANDO LA CRAVATTA E’ UNA CAREZZA GENTILE. TO TIE MARATHON

torino-miki

Lunedì, luminoso, limpido, leggiadro.

Tutto merito della finestra spazio/temporale del fine settimana. Se poi la arricchisci di una maratona, è ancora più piacevole.

Inutile dire che oggi ogni piccola parte del corpo inneggia alla fatica fisica delle lunghe ore trascorse a far baldoria danzante sui tacchi… e che baldoria…!

Ogni maratona ha, per fortuna, un suo sapore, una firma unica e, questa prima edizione di TO TIE (Torino, tango intensive experience) non è sfuggita alla regola. Le prime volte, come in amore, possono essere particolarmente rischiose, difficili. Gli amanti si desiderano, si piacciono ma non è garantito trovino le giuste affinità. Ma ci sono, per fortuna, quelle che possiamo definire “buona la prima” e ToTIE può fregiarsi del titolo.

Credo che un primo asso nella manica risieda nella città, magnifica, che – a me per lo meno – suggerisce sempre nuove emozioni, regala sorprendenti sguardi (non mi riferisco alle miradas!), e risiede nei torinesi.

A ben vedere non sono neppure sicura di averne conosciuto uno/a “purosangue” (ma che importanza ha?), so solo che tutte le anime che vivono a Torino, con Torino si connettono, vibrano, parlano e si esprimono: anime gentili, accoglienti, sempre educate senza mai essere leziose. A Torino ti senti accolto. Voilà.

Poi, alla sera metti piede nel tempio sacro, una meravigliosa bocciofila che, grazie alla passione di un gruppo di giovani, ha rivisto la luce, in un quartiere di periferia, gonfio di variegata umanità, melting pot assoluto, il quartiere da dove inizia il gran bazar del “Balon”, mercatino delle pulci caro ai torinesi e ai suoi figli adottivi.

La location incanta, rivolge un lato intero al fiume che scorre poco sotto, cantando insieme alla musica che esce dalle grandi vetrate che raccolgono le delicate luci dell’imbrunire.

Non potevano che essere adorabili gli abbracci che ci siamo scambiati, godendo della buena onda creata dalle mani creative dei tj.

Ho degustato vino e cioccolato, e mi è piaciuto assai, ho fatto finta di mangiare sano e mi è piaciuto assai, ho salutato amici vecchi e nuovi e mi è piaciuto assai, ho ballato a sfinimento che è quanto mi piace fare di più.

Allora dico BRAVI a tutto lo staff fatto da tantissimi giovani e meno giovani volonterosi che hanno fatto staffetta nelle lunghe ore di maratona, sempre con una bella parola, sempre con un sorriso aperto.

E a te, triestina scappata dalla bora che ti sei fatta catturare dall’ombra della Mole, dico “Brava Mula!” si sentiva anche il tuo tocco speciale!

Quando si dice che la cravatta accarezza invece di stringere… 😉

Pimpra

foto mia.

DI TANTO IN TANGO. VOGLIO UNA MARATONA FRIENDLY

 

maratona-gattaHo sempre saputo di essere una donna piuttosto agonista, lo sport mi ha forgiato al “combattimento” sin dalla più tenera età, sicché, ogni nuova attività che ho intrapreso è stata all’insegna di dare il massimo, impegnarmi al massimo, cercare di ottenere i massimi risultati.

Va da sé che non sempre si riesce a raggiungere la vetta desiderata, anzi, direi che il più delle volte si cade e ci si avvicina solo lontanamente, ma il cuore appassionato, il desiderio di farcela, di mettersi alla prova, quelli restano sempre.

Anche quando lo scorrere del tempo, rende corpo e mente non più verdi.

Nel tango, ho messo la stessa, intensa, passione.

Mutatis mutandis, mi ritrovo ad affrontare le maratone con uno spirito diverso. Ben conscia che, oramai, sono più prossima a Villa Arzilla che alla discoteca sulla spiaggia e che dovrò abituare il mio spirito giocosamente ribelle e indomito al fatto che sono una “affascinante donna matura” (OH MIO DIO!!!!), ecco che, anche lo spirito della maratona che vado cercando è diverso.

Nella premessa che la qualità è e resta presupposto cardine per uccidere il proprio corpo di fatica nelle lunghissime sessioni di milonga, ebbene sento forte il bisogno di essere circondata da persone che abbiano un atteggiamento “friendly”, amichevole, accogliente e rilassato.

Che due maroni i competitivi/e che non ti guardano neanche in faccia e men che meno ti degnano di un cenno di saluto perché sono tutti proiettati ad accaparrarsi le grazie del di Lui/Lei ballerino/a, quelli che ti schifano perché ti etichettano come “low level” non degno del gotha tanguero che hanno in testa, insomma che due palle di tutti coloro che, una volta in più, dimenticano il sapore della festa, il piacere di rivedersi, di abbracciarsi, di riconoscersi o di conoscersi per la prima volta.

Allora, sai che c’è, me la sono goduta al massimo la mia maratona friendly, in quel di Brescia (che ci ho pure fatto la capatina da Iginio! ;-), dove ho goduto di quell’atmosfera gaia e gagliarda di gioia e di festa che la Grazia e il suo staff hanno regalato a tutti i partecipanti.

Ma che ve lo dico a fare, sarà che tra pochi giorni un nuovo giro di boa si avvicina ed io divento sempre più… matura!

STICAZZI!

Pimpra

 

 

 

 

 

 

 

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