Polaroid di un pomeriggio di giugno

IMG_5644

La vita di una donna, in uno scatto fugace.

C’è tutta me.

La velocità che colora di sè le mie giornate, vissuta correndo dietro agli impegni che l’orologio scandisce, issata sul mio fedele destriero di ferro, a due ruote motore.

La pioggia che, come gli imprevisti, va gestita.

Il piacere di restare donna, nonostante tutti i rumori di fondo della vita, accorgendomi di quel cuore che, sul selciato bagnato, si mostra ai miei occhi.

Voilà, la piccola poesia dell’ennesima giornata di pioggia di quest’estate che non si svela ancora.

Ed io, comunque, sorrido.

 

Pimpra

 

 

 

 

 

E’ TEMPO DI PREPARARSI. SAPERSI DIFENDERE.

self_defence_woman_figh.png

 

Sono rimasta molto colpita dalla notizia apparsa sul quotidiano locale relativa alla violenza sessuale a danno di una giovane di 17 anni che, alla fine di una serata nei luoghi del divertimento cittadino situati in provincia, ha preferito utilizzare il servizio navetta fornito dal comune per rientrare in città.

Servizio-navetta pensato per i giovani, nell’età dell’incoscienza e delle grandi bevute, per garantire loro un rientro a casa, in “sicurezza”.

MA QUALE???

La povera ragazza, trovandosi da sola nel pullmino (non era tardissimo e lei voleva rientrare a casa un po’ prima), si è vista letteralmente “assalire” dal conducente dello stesso mezzo e violentare.

SERVIZIO A TUTELA DEI GIOVANI.

Non voglio soffermarmi sulla nazionalità del conducente, pare fosse serbo, perchè, di fatto, è stato assoldato da chi di dovere che avrà fatto i necessari controlli, almeno spero…

Penso alla vita rovinata di quella povera ragazza, alla micidiale violenza che ha subito e non posso pensare che, se mai dovesse accadere a me, non saprei come difendermi…

Da qui la decisione presa: a settembre mi iscriverò a un corso di autodifesa personale.

Non ho manie nè velleità di “menar le mani”, desidero solo conoscere approfonditamente le manovre necessarie che mi permettano di liberarmi e di scappare perchè, da donna, cosa altro posso pensare di fare contro la furia violenta di un uomo (sperando che non sia più di uno…)

MALA TEMPORA CURRUNT.

Per la prima volta in vita mia, vedo, nella mia piccola città di periferia, volti di persone che, istintivamente, mi fanno paura.

C’è povertà, molta, c’è molta rabbia, tutti elementi che concorrono a generare violenza, perciò, mio malgrado, ho deciso di “prepararmi”.

Non sono affatto felice di sentirne l’esigenza, perchè non mi sento più di stare tranquilla e fiduciosa, come è nelle mie corde, e come ho sempre fatto fin qui.

Purtroppo il mondo cambia, e non si può mettere la testa sotto la sabbia, ahimè…

Pensateci, Amiche, meglio sapersela cavare. A prescindere…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO: TANGO E GIUNGLA. LE MIE STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA

174238329-65ee2ed6-d00a-4b12-970d-13308e6b50e4.jpg

Rimango sempre molto stupita quando, di fronte a uno dei miei post sul tango, per ragioni che mi sfuggono, si scatenano lunghissimi ed articolati dibattiti.

La cosa in sè mi diverte un mondo, ma, al contempo, mi inquieta percepire come, quanto scrivo, venga interpretato in modi lontanissimi dal mio reale intendimento.

Potere della comunicazione.

Ciò detto, avendo utilizzato lemmi che tanto hanno fatto discutere, “guerra”, “mirada assassina”, “fuoco sacro”, solo per fare alcuni esempi, svelerò le mie personalissime tecniche di sopravvivenza per far sì che, una serata di tango, mi rechi piacere e non danno.

Sono profondamente convinta che il desiderio è la leva motivazionale principale per ogni danzatore di balli di coppia.

VOGLIO BALLARE. E lo voglio fare bene, lo voglio fare di qualità, voglio portarmi a casa belle sensazioni, nuove emozioni. Voglio COLORE nella danza.

Se sono animato da questo desiderio, che amo definire “sacro fuoco”, ho qualche possibilità in più che la milonga, che sia quella sotto casa o una delle serate di maratona o di un encuentro milonguero, possa arrecarmi piacere, darmi soddisfazione.

Milonga, in questo, senso è GUERRA.

Lo so che la parola non piace, ma è di sicuro la più efficace ad esprimere il concetto di “mors tua, vita mea” che, tradotto in pratica, significa che si “conquista” la tanda solo il ballerino/a VERAMENTE motivato, ovvero, colui o colei mosso da maggior DESIDERIO (ve lo ricordate Quello che diceva “restate folli, restate affamati”? Ecco, così!).

Ne scaturisce che, per essere proattivi (che vi piacerà sicuramente di più della parola “competitivi” che non ritenete abbastanza “politically correct“), bisogna muovere il culo. Cioè, per sperare di muoverlo poi danzando (ahahahah!), bisogna darsi da fare.

Nell’etica che contraddistingue il vero tanguero, questa azione si esplicita semplicemente, mettendo in atto il codice assoluto, la verità prima, unica e indiscutibile: l’utilizzo della MIRADA.

OSSERVO. PUNTO LO SGUARDO. MANTENGO IL CONTATTO VISIVO SE QUESTO E’ RICAMBIATO. VADO A PRENDERMI LA BALLERINA, ASPETTO SEDUTA IL BALLERINO MANTENENDO LO SGUARDO.

Nel frattempo, sorrido, perchè sono felice della possibilità di questa tanda.

In fondo, sopravvivere alla giungla di una milonga, non è così difficile.

Certo, bisogna “starci” di testa, di cuore, di corpo.

Non sempre le serate vanno bene, magari risultiamo invisibili, magari, semplicemente balliamo male, o la musica non ci va. Ma questa è la vita e bisogna saper accettare anche le sconfitte.

Le mie personalissime strategie di sopravvivenza sono cresciute con me, con la ballerina che sono diventata.

Regola n. 1

Andare in milonga SOLO se si è veramente motivati. Cioè, la fiamma del “fuoco sacro”, è bella sbrillucciante. In caso contrario, fare altro.

Siamo animali sociali e, per prima cosa, gli uni degli altri percepiamo l’energia che emaniamo, che si traduce in gesti, in sguardi, in movimenti. Se questa energia non è fluida, vibrante, gli animali della sala lo percepiscono e rivolgeranno l’attenzione verso altre fonti luminose. C’è poco da rimanerci male, è sempre colpa nostra.

 Regola n. 2

Avere sempre ben alta la propria autostima.

Non si può piacere a tutti. Quindi, mettersela via se quello/a ballerino/a non ci si filano di pezza perchè, semplicemente, ciò che siamo, non entra nelle loro corde.

Pazienza. Siamo una popolazione di tangueri ENORME, troveremo senza dubbio anche il nostro estimatore/trice.

La cosa FONDAMENTALE è NON FARSI PRENDERE DALLO SCONFORTO e mettere in dubbio chi siamo. Insomma buttarci da soli la zappa sui piedi. Se la serata non gira, per X ragioni, si levano le tende, SEMPRE CON IL SORRISO perchè quella sarà l’ultima immagine che gli animali della giungla tanguera avranno di noi, e noi non siamo tristi, umorali, negativi e pesanti… siamo LUCE. SEMPRE.

Regola n. 3

Avere cura di sè.

La prima immagine che gli altri hanno di noi è ciò che vedono di noi. Sicchè, la sciatteria è una pessima scelta.

Ad ognuno libertà di esprimere se stesso, tenendo conto che anche il fattore visivo avrà il suo peso nella dinamica dell’invito.

Se uso abiti che mi “nascondono” (colori molto scuri, ad esempio), non mi dovrò lamentare se gli animali in sala non si accorgeranno di me. Semplicemente, non voglio che mi vedano. E datevi da soli la risposta.

Da ballerina, il ricordo che il danzatore con cui ho ballato mi lascia passa anche attraverso questi elementi: l’affinità che è scaturita nella tanda (ovviamente!), la cura del suo abbigliamento (l’uomo che si porta i cambi per ovviare al sudore, si profuma delicatamente…).

Magari per loro è lo stesso, e mi adeguo anche io. Si tratta di aver rispetto dell’altro e di riservargli cura.

Al momento, di strategie non me ne vengono in mente altre.

Quando cado nella trappola mentale della “serata di merda”, mi vengono sempre in mente le parole di una cara amica che, tanto tempo fa, mi disse: “Cara Pimpra, non devi abbatterti se il tal ballerino per cui sbavi, non ti vede nemmeno. Tu insisti e sii paziente. Se lavorerai bene, arriverà il giorno in cui verrà a prenderti.”

Ed aveva ragione, quando ciò accade, è sempre una gran festa (interiore) ed è un’altra “bandierina” piazzata in cima all’Everest tanguero!

E adesso divertiamoci!

BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

 

 

NON SCORDARE IL BUON GUSTO

 

Gli amici lo sanno, ad ogni inizio estate riparte la mia tiritera contro l’utilizzo improprio delle flip flop in contesti urbani.

Le infradito di gomma sono, di fatto, il più disgustoso, orripilante, mefitico schiaffo in faccia all’eleganza, alla raffinatezza dell’uomo e della donna moderni.

INACCETTABILE!!!!

Lo capite o no? esibire piedazzi dal tallone sdrucito e sporco, estremità dalle dita pelose e dalle unghie incolte…

L’ORRORE CHE CAMMINA.

Non voglio sentire ragioni, non mi convincerete MAI!!!!

Il piede è una parte del corpo sicuramente molto bella, sexy, in qualche modo “comunicativa” ma va espressa e utilizzata con garbo e discrezione.

Manca la civiltà della cura del corpo, intesa come igiene e decoro personali, sicchè accade di vedere spettacoli innominabili sia che si tratti di piedi maschili che femminili.

L’eleganza non appare, non è sfrontata, suggerisce piuttosto che urlare. Idem dicasi dell’esibizione e/o mostra volontaria del corpo.

Lessi, tanto tempo fa, che la raffinatezza estetica, si esalta nell’accuratezza della scelta degli accessori. La scarpa è uno di quelli più importanti, assieme ad altri dettagli di stile. Posso permettermi di indossare un capo semplice, anche di fattura non eccezionale, se gli accessori che lo accompagnano sono belli, di qualità.

Allora, perchè buttarsi la zappa sui piedi, cadendo e cedendo al richiamo di sirena della gomma colorata delle orride flip flop estive?

Lasciatele vivere vicino all’acqua, che sia una piscina, in mare o un bel rivo di montagna ma, per favore, non violentate la loro gentile suola di gomma sul bruciante asfalto cittadino…!

ps: la ceretta di fa anche sulle dita dei piedi, così per dire… 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI E QUI

UNA QUESTIONE DI “TALENTI”

040511_wesak-w

Mi accade ciclicamente di mettere in discussione tutto quello che sono e che faccio e che ho o non ho costruito nella mia vita.

Accade così, a fronte dei più svariati stimoli, una  sorta di risveglio dal torpore e un bisogno forte di “guardare” per cercare di capire a che punto sono.

Guarda caso, non mi trovo mai dove vorrei essere nel mio percorso di realizzazione.

E la ricerca continua.

Chi mi dice di fare silenzio ed ascoltare, una proposta corretta, senza dubbio, il problema sono i cosiddetti “rumori di fondo” che mi distraggono. E non sento e non percepisco e la situazione mi crea ansia e tanta frustrazione.

Ascoltare se stessi, per una come me, sempre presa a fare mille cose, ad annusare gli stimoli che arrivano portati dal vento, a godere dei colori, presa da tutto quanto mi circonda, risulta impresa titanica, oserei dire quasi impossibile.

Sono sempre più convinta che, il problema di fondo, sia la mancanza di conoscenza dei propri “talenti”.

Ognuno ne possiede, ne sono certa, pochi però ne sono consapevoli e li usano con soddisfazione.

Ecco il focus: andare a caccia dentro di sè di questi inesplorati talenti.

Non so a voi, a me, il solo fatto di poter affermare di possedere un qualche talento, provoca un brivido, un’emozione profonda come se, dentro di me, pensassi di non meritarli.

Quindi, la ricerca che produrrà – ne sono sicura – maggiore stabilità di animo e di umore, sarà questa: cercare di capire quali sono.

Nel mentre, per non farmi prendere dall’ansia, mi gusterò un magnifico week end a tutto tango, come piace a me…

E se non è “talento” anche sapersi godere il poco tempo libero… ditelo voi!

STICAZZI! 😉

Pimpra

 

LA MIA TORINO

IMG_2493

Un bel cielo azzurro, a volte venato di nuvole sottili, l’aria ancora tersa e, decisamente fresca per la stagione.

Trieste mi riprende così, tra le sue mani ruvide, accarezzandomi  il volto, regalandomi un sole tiepido e allegro, come la città.

Riascolto le vocali sgraziate di questo dialetto del Nord Est ripensando a quanto  fossero melodiose le aperture dialettali torinesi.

Ma casa è sempre casa e il mare e il vento sono insostituibili.

Torino però è entrata, con la forza di chi sa che l’eleganza non chiede, non si fa notare, non eccede, non schiamazza. Torino è.

Un weekend lavorativo, per me, alla fiera più fiera che c’è, il salone del Libro, dove è sempre un gran piacere tornare.

Dalla mia postazione privilegiata all’interno dello stand, ho potuto, una volta ancora, riascoltare ed entrare in contatto con i torinesi che, lo dico, apprezzo ogni volta di più.

Saranno i modi, la discrezione che hanno nel chiedere le cose, il rispetto per il lavoro degli altri e dell’altrui tempo che li rende un pubblico (per me) tra quelli che preferisco.

La città vibra. E lo fa in modo potente. Se per un solo attimo si ha la voglia di “connettersi” con lei, arrivano subito messaggi, incontri, sensazioni. E, anche questa volta, è stato così.

Torino sembra bugiarda perchè, all’apparire tanto perfetta, lascia immaginare che il losco sia “dietro”, nelle sue zone d’ombra. Sarà, ma dipende sempre dallo sguardo che vi si posa, io ho percepito luce, energia. Entrambi molto forti, ma non negativi.

Nel poco tempo libero che mi sono ritagliata, ho preso il piacere di camminare con lo sguardo acceso, a cogliere gli spunti, a percepire le sfumature.

La seduzione nasce da lì, la stessa che sa regalare una donna matura. Uno sguardo penetrante, sensazioni solo suggerite, mai espresse in modo diretto, una sfida non detta a scoprirsi e a scoprire per entrare, a piccoli passi, nell’essenza più profonda.

Torino è questa. L’Amore che può arrivare dopo la passione.

Pimpra

PUNTI DI VISTA. Post per sole donne.

Sono molto soddisfatta del dibattito che ha sollevato il post precedente.

Alcune Amiche hanno fatto osservazioni molto interessanti che mi hanno dato lo stimolo per questo pezzo.

Uno degli argomenti dibattuti è la fisicità del corpo, ovvero come vestirsi e ballare senza essere fuori dalle righe, mantenendo classe ed eleganza ed esaltando la propria femminilità.

Quando ho citato la “democrazia” del tubino aderente che sta bene a tutte, alle magre e alle floride, alle spilungone e alle mingherline, mi è stato obiettato che solo un corpo magro ha la dignità di poterlo indossare.

Mi permetto di dissentire.

Osservate le due foto (abiti di Regina).

Il primo, un corpo femminile, tutto curve, un corpo generoso, florido e sorridente.

Blog 2

Inguainato in un abito aderente che fa risplendere la meravigliosa donna che lo indossa.

Il secondo, un corpo androgino, asciutto, sportivo, con meno tratti di femminilità, poco seno, di media altezza.

blog

La stampa degli abiti è la medesima, così per rendere più paragonabile la vestibilità dei due capi.

Cedo che nessuna potrà dire che il primo sia peggiore del secondo o viceversa. L’abito aderente esalta in senso assoluto, entrambe le fisicità.

Probabilmente le donne che lo temono hanno in mente abiti stretti e corti, indossati da donne fuori taglia massima, fuori età massima, fuori classe (non in senso positivo!).

Oltre al taglio dell’indumento che deve essere fatto a regola d’arte, vi è la lunghezza dell’abito. Corto, non valorizza, anzi…

Ciò detto, mi piace pensare che, ognuna di noi, indipendentemente se ggiovane o diversamente ggiovane, abbia  – finalmente – imparato ad AMARE SE STESSA, non solo in termini di interiorità d’animo, ma anche di involucro esterno.

Sono la prima a dire che non è bene sedersi sugli allori e un corpo curato, tenuto in esercizio e in salute, è sempre una assicurazione di benessere fisico e psicologico.

Ma da qui a denigrare ogni imperfezione…

Mi piace molto come la pensano nei paesi anglossassoni dove, il melting pot, ha messo vicino tratti europei a quelli asiatici e africani generando corpi voluttuosi, sinuosi oppure semplicemente floridi e floridissimi. Ciò che di bello ci insegnano le nostre cugine è che TUTTI I CORPI SONO BELLI.

Le italiane, parliamoci chiaro, abituate come sono ad essere circondate di “bellezza”, sono tremendamente esigenti relativamente al loro aspetto, perdendo di vista quella unicità che rende ogni donna un essere speciale.

Perciò, bando alle ciance, e ritornando sul pezzo, invito anche le più scettiche a mettersi in gioco permettendo alla loro femminilità di fare capolino, per una volta, in modo più diretto.

Sono sicura che ne gioverà l’autostima…

Pimpra

 

DI TANTO IN TANGO. FRIVOLEZZE TANGUERE

164443168-9e9ec36a-4e36-4e23-8c42-3b4b25edf5af

Il tema di oggi è: come diventare una ballerina di tango migliore. E una donna più “donna”.

Niente di nuovo sotto il sole, lo so bene, però non posso non portare la mia testimonianza. Quindi, siccome qui sono a casa mia, vi tocca sorbirvi il pippolotto del lunedì! 😀

Torno da un fine settimana a tutto tango, come piace a me, ma stoggiro condito da tanto studio. Oltre una milonga serale da “yabbadabbaduuuuu” ho frequentato lezioni sia sabato che domenica: UNO SBALLO!

Tornando al punto, ecco la mia ricetta per migliorare le nostre qualità di danzatrici e, conseguentemente, di donne.

PREMESSA:

Per essere una ballerina decente/decorosa/brava si DEVE studiare. SEMPRE.

Questo è il principio primo, la tavola della legge.

Non si è MAI arrivati, come danzatori, nè a livello amatoriale, nè a livello professionale. Si deve continuare nella propria ricerca, quindi nello studio.

I movimenti vanno ripuliti, perfezionati, migliorati, sublimati per raccontare con il corpo il nostro modo unico di sentire e di ballare, trasmettendo così, al nostro partner, sensazioni, colori, emozioni che la tanda è capace di provocarci.

Lo studio e la pratica ci aiutano ad esprimerci, raccondando, nella danza, chi siamo. Veramente.

MA NON BASTA.

E qui viene il bello.

L’io danzante deve essere “vestito”. L’abito è l’elemento coreografico della rappresentazione.

Vi sarete sicuramente accorti che osservare una donna ballare in jeans offre una sensazione diversa quando la stessa ballerina indossi un abito formale, o semplicemente sexy, svolazzante o stretto. Il corpo viene accompagnato nel movimento, in modo diverso, assume linee e riflette uno stato d’animo diversi.

Provare per credere, specie se siete donne. Per l’uomo lo spettro di possibilità è un po’ più ristretto.

Fino a qualche anno fa, in pista, si vedevano in prevalenza abiti fluidi, scivolati, certo molto scollati ma che avevano lo speciale compito di rendere il movimento “aereo”, sottile, leggiadro e soave. Scollature a parte, il corpo non veniva sottolineato, ma suggerito da spacchi e svolazzi.

In pista, di questi tempi, si nota un grande cambiamento: la fisicità del corpo è manifesta. Gli abiti si sono fatti guaine aderenti, ben segnate su tutti i punti della femminilità, in mostra, in bella evidenza a dire “eccomi”.

A quelle di voi che non avessero ancora affrontato l’esperienza, suggerisco di provare: un abito succinto, vi regalerà un tango più raccolto, più sensuale, più femminile, dove le linee della gamba, del gluteo della schiena creeranno un quadro armonioso. O così, almeno, dovrebbe essere.

Abiti dai richiami anni 50′ non perdonano errori. Gambe aperte, piedi portati male, difetti di postura e di abbraccio. Regalano, di contro, molta “self confidence” con il proprio corpo, con la gioia di essere una femmina, ma femmina al 100%.

Sono rimasta colpita dalla democrazia che regala un abito stretto: sta bene praticamente a tutte. Non serve essere in forma smagliante, magre e asciutte, anzi, al contrario, un tubino aderente, va in esaltazione, se è ben farcito.

Con la mia amica mi sono concessa un gozzoviglio in quel di Riccione, all’atelier di una cara amica, ballerina pure lei e straordinaria stilista. Ho scoperto cose che non potevo immaginare e… i risultati sono arrivati da soli…

Allora, donne, osate! Poi, passate per di qua a raccontarmi se quel che dico è vero perchè… “anche l’abito fa la tanguera”!

BUON BALLO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDITA DA QUI

 

 

 

BUMM BUMM #BOMBONCITA !

Bomboncita

 

Ne parlavo di recente con amici con i quali condivido la stessa passione per il tango, ci chiedevamo quale fosse l’ingrediente segreto per creare un evento capace di soddisfare i palati più esigenti.

Gli elementi erano i più vari, dalla location, alla scelta  musicale, al pavimento, al punti di ristoro, al numero di persone previste per lo spazio, al mix bilanciato tra uomini e donne, al livello di ballo…

Tutti aspetti che, di certo, contribuiscono a rendere favoloso un incontro per “tango-dipendenti”.

Ma non bastano.

Torno da una pomeridiana a Venezia, in una location da sballo. Agli organizzatori piace vincere facile: Venezia è stupefacente di suo, figuriamoci poi se la festa tanguera ha luogo in un antico palazzo, nel cuore della città, in una tiepida e luminosa giornata di primavera.

Un sogno ad occhi aperti.

Ma non basta.

Un’accoglienza calda e festosa come sanno regalare i veneti, ma quelli che vivono sulla costa, che sono più allegri e ciarlieri e amano particolarmente far festa.

Entro in un salone che ti fa esclamare “Ohhhh” e un gentilissimo cameriere ti  offre un prosecchino, così, per farti sentire subito a tuo agio.

La festa comincia, le bollicine, forse, fanno da catalizzatore di allegria.

Ma non basta.

Sono le persone che fanno la differenza, è la loro energia e la voglia che hanno di stare insieme, di divertirsi insieme, di condividere una bellissima esperienza.

Ecco perchè amo le feste, gli eventi, le maratone, gli incontri su invito, perchè la selezione degli ospiti, crea la qualità, c’è poco da dire.

Ogni organizzatore decide che taglio dare al suo evento e solo scegliendo uno per uno i partecipanti, sa che avrà in mano i colori giusti per il quadro che ha in mente.

Non c’è democrazia in questo- probabilmente- ma,  se per qualche alchimia siete anche voi uno dei colori della tavolozza finale, beh, vi garantisco che vivrete scintille spumeggianti di gioia tanguera.

E’ lunedì  e non me ne accorgo affatto, rapita come sono ancora dal meraviglioso pomeriggio danzante di ieri.

E quando si dice “nomen omen“, una Bomboncita più deliziosa di questa era impossibile da immaginare!

GRAZIE AMICI!

Pimpra

 

 

 

 

1° APRILE.

avion-poste.jpeg

E’ arrivata, finalmente, la comunicazione che aspettavo da tempo.

Un biglietto aereo e molte  miglia davanti a me, pronta per un nuovo inizio, per una nuova vita, lontana da tutti ma finalmente vicina a me. A quello che desidero veramente, ai  miei sogni.

Un pc,  una macchina fotografica e tanta voglia di osservare il mondo.

Il tempo che passa lascia una patina grigiastra di inquietudine astratta se non debitamente contrastato con i giusti colori.

Finalmente è tutto davanti a me, non ho che da allungare la mano e prenderlo. Non mi pare vero, mi sembra uno strano artificio del destino, eppure…

Si stava tutto preparando a questo, se mi soffermo a pensarci su, ho perfino acquistato il trasportino gatte per l’aereo…

Is time to go.

AU REVOIR.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

  • TAG

    2013 2014 2015 2016 abbraccio amiche amici Amici e amiche amicizia amore Amore Andar per maratone Andar per Milonghe Anima anno nuovo vita nuova anta e ribalta attimi Attimi belli Attualità Bel Paese blog blogger CARATTERE cazzate cronache dal mondo panda dare tempo al tempo Dillo alla zia Pimpra di tanto in tango Donne e valigie emozioni fine settimana Friuli Venezia Giulia immagini incontri i saggi consigli di Nonna Papera Italy Lavoro milonga momenti mondo panda Mondo Panda mondo tango Natura pausa pranzo pensieri pensieri leggeri pensieri sparsi pensiero positivo PERSONALITA' Pimpra milonguera riflessioni RISVEGLI Salute e benessere Senza categoria social network Società e costume Sport sticazzi STICAZZI storytelling Tango Tango argentino tango marathon Tango milonguero tango trotters tanto tango Trieste Uncategorized uomini e donne vecchiaia in armonia Viaggi viaggio Vita di coppia vita moderna vita sui tacchi a spillo
  • Archivi

  • ARTICOLI SUL TANGO

    Se cerchi gli articoli che parlano di tango cerca "di tanto in tango" nel banner TAG o fai la ricerca nel bannerino CATEGORIE
  • I post del mese

  • LA TRIBU’

    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di comelapensoio
    • Avatar di E.
    • Avatar di Briciolanellatte
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di WuOtto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Kaleb Mcknight
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Cookingsio
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Alidada
    • Avatar di Dario
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Marco
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Rich Wanderlust
    • Avatar di orestepatrone
    • Avatar di Laura Giarré
    • Avatar di robertofontana1991
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Logan Wilkins
    • Avatar di Ms Purrington
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Francesco Randazzo
    • Avatar di elenaambrosini
    • Avatar di fracatz
    • Avatar di Eterea
    • Avatar di lguasina
    • Avatar di Principessa Giramondo
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
  • Pagine

  • Categorie