Polaroid di un pomeriggio di giugno

IMG_5644

La vita di una donna, in uno scatto fugace.

C’è tutta me.

La velocità che colora di sè le mie giornate, vissuta correndo dietro agli impegni che l’orologio scandisce, issata sul mio fedele destriero di ferro, a due ruote motore.

La pioggia che, come gli imprevisti, va gestita.

Il piacere di restare donna, nonostante tutti i rumori di fondo della vita, accorgendomi di quel cuore che, sul selciato bagnato, si mostra ai miei occhi.

Voilà, la piccola poesia dell’ennesima giornata di pioggia di quest’estate che non si svela ancora.

Ed io, comunque, sorrido.

 

Pimpra

 

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO: TANGO E GIUNGLA. LE MIE STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA

174238329-65ee2ed6-d00a-4b12-970d-13308e6b50e4.jpg

Rimango sempre molto stupita quando, di fronte a uno dei miei post sul tango, per ragioni che mi sfuggono, si scatenano lunghissimi ed articolati dibattiti.

La cosa in sè mi diverte un mondo, ma, al contempo, mi inquieta percepire come, quanto scrivo, venga interpretato in modi lontanissimi dal mio reale intendimento.

Potere della comunicazione.

Ciò detto, avendo utilizzato lemmi che tanto hanno fatto discutere, “guerra”, “mirada assassina”, “fuoco sacro”, solo per fare alcuni esempi, svelerò le mie personalissime tecniche di sopravvivenza per far sì che, una serata di tango, mi rechi piacere e non danno.

Sono profondamente convinta che il desiderio è la leva motivazionale principale per ogni danzatore di balli di coppia.

VOGLIO BALLARE. E lo voglio fare bene, lo voglio fare di qualità, voglio portarmi a casa belle sensazioni, nuove emozioni. Voglio COLORE nella danza.

Se sono animato da questo desiderio, che amo definire “sacro fuoco”, ho qualche possibilità in più che la milonga, che sia quella sotto casa o una delle serate di maratona o di un encuentro milonguero, possa arrecarmi piacere, darmi soddisfazione.

Milonga, in questo, senso è GUERRA.

Lo so che la parola non piace, ma è di sicuro la più efficace ad esprimere il concetto di “mors tua, vita mea” che, tradotto in pratica, significa che si “conquista” la tanda solo il ballerino/a VERAMENTE motivato, ovvero, colui o colei mosso da maggior DESIDERIO (ve lo ricordate Quello che diceva “restate folli, restate affamati”? Ecco, così!).

Ne scaturisce che, per essere proattivi (che vi piacerà sicuramente di più della parola “competitivi” che non ritenete abbastanza “politically correct“), bisogna muovere il culo. Cioè, per sperare di muoverlo poi danzando (ahahahah!), bisogna darsi da fare.

Nell’etica che contraddistingue il vero tanguero, questa azione si esplicita semplicemente, mettendo in atto il codice assoluto, la verità prima, unica e indiscutibile: l’utilizzo della MIRADA.

OSSERVO. PUNTO LO SGUARDO. MANTENGO IL CONTATTO VISIVO SE QUESTO E’ RICAMBIATO. VADO A PRENDERMI LA BALLERINA, ASPETTO SEDUTA IL BALLERINO MANTENENDO LO SGUARDO.

Nel frattempo, sorrido, perchè sono felice della possibilità di questa tanda.

In fondo, sopravvivere alla giungla di una milonga, non è così difficile.

Certo, bisogna “starci” di testa, di cuore, di corpo.

Non sempre le serate vanno bene, magari risultiamo invisibili, magari, semplicemente balliamo male, o la musica non ci va. Ma questa è la vita e bisogna saper accettare anche le sconfitte.

Le mie personalissime strategie di sopravvivenza sono cresciute con me, con la ballerina che sono diventata.

Regola n. 1

Andare in milonga SOLO se si è veramente motivati. Cioè, la fiamma del “fuoco sacro”, è bella sbrillucciante. In caso contrario, fare altro.

Siamo animali sociali e, per prima cosa, gli uni degli altri percepiamo l’energia che emaniamo, che si traduce in gesti, in sguardi, in movimenti. Se questa energia non è fluida, vibrante, gli animali della sala lo percepiscono e rivolgeranno l’attenzione verso altre fonti luminose. C’è poco da rimanerci male, è sempre colpa nostra.

 Regola n. 2

Avere sempre ben alta la propria autostima.

Non si può piacere a tutti. Quindi, mettersela via se quello/a ballerino/a non ci si filano di pezza perchè, semplicemente, ciò che siamo, non entra nelle loro corde.

Pazienza. Siamo una popolazione di tangueri ENORME, troveremo senza dubbio anche il nostro estimatore/trice.

La cosa FONDAMENTALE è NON FARSI PRENDERE DALLO SCONFORTO e mettere in dubbio chi siamo. Insomma buttarci da soli la zappa sui piedi. Se la serata non gira, per X ragioni, si levano le tende, SEMPRE CON IL SORRISO perchè quella sarà l’ultima immagine che gli animali della giungla tanguera avranno di noi, e noi non siamo tristi, umorali, negativi e pesanti… siamo LUCE. SEMPRE.

Regola n. 3

Avere cura di sè.

La prima immagine che gli altri hanno di noi è ciò che vedono di noi. Sicchè, la sciatteria è una pessima scelta.

Ad ognuno libertà di esprimere se stesso, tenendo conto che anche il fattore visivo avrà il suo peso nella dinamica dell’invito.

Se uso abiti che mi “nascondono” (colori molto scuri, ad esempio), non mi dovrò lamentare se gli animali in sala non si accorgeranno di me. Semplicemente, non voglio che mi vedano. E datevi da soli la risposta.

Da ballerina, il ricordo che il danzatore con cui ho ballato mi lascia passa anche attraverso questi elementi: l’affinità che è scaturita nella tanda (ovviamente!), la cura del suo abbigliamento (l’uomo che si porta i cambi per ovviare al sudore, si profuma delicatamente…).

Magari per loro è lo stesso, e mi adeguo anche io. Si tratta di aver rispetto dell’altro e di riservargli cura.

Al momento, di strategie non me ne vengono in mente altre.

Quando cado nella trappola mentale della “serata di merda”, mi vengono sempre in mente le parole di una cara amica che, tanto tempo fa, mi disse: “Cara Pimpra, non devi abbatterti se il tal ballerino per cui sbavi, non ti vede nemmeno. Tu insisti e sii paziente. Se lavorerai bene, arriverà il giorno in cui verrà a prenderti.”

Ed aveva ragione, quando ciò accade, è sempre una gran festa (interiore) ed è un’altra “bandierina” piazzata in cima all’Everest tanguero!

E adesso divertiamoci!

BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

 

 

UNA QUESTIONE DI “TALENTI”

040511_wesak-w

Mi accade ciclicamente di mettere in discussione tutto quello che sono e che faccio e che ho o non ho costruito nella mia vita.

Accade così, a fronte dei più svariati stimoli, una  sorta di risveglio dal torpore e un bisogno forte di “guardare” per cercare di capire a che punto sono.

Guarda caso, non mi trovo mai dove vorrei essere nel mio percorso di realizzazione.

E la ricerca continua.

Chi mi dice di fare silenzio ed ascoltare, una proposta corretta, senza dubbio, il problema sono i cosiddetti “rumori di fondo” che mi distraggono. E non sento e non percepisco e la situazione mi crea ansia e tanta frustrazione.

Ascoltare se stessi, per una come me, sempre presa a fare mille cose, ad annusare gli stimoli che arrivano portati dal vento, a godere dei colori, presa da tutto quanto mi circonda, risulta impresa titanica, oserei dire quasi impossibile.

Sono sempre più convinta che, il problema di fondo, sia la mancanza di conoscenza dei propri “talenti”.

Ognuno ne possiede, ne sono certa, pochi però ne sono consapevoli e li usano con soddisfazione.

Ecco il focus: andare a caccia dentro di sè di questi inesplorati talenti.

Non so a voi, a me, il solo fatto di poter affermare di possedere un qualche talento, provoca un brivido, un’emozione profonda come se, dentro di me, pensassi di non meritarli.

Quindi, la ricerca che produrrà – ne sono sicura – maggiore stabilità di animo e di umore, sarà questa: cercare di capire quali sono.

Nel mentre, per non farmi prendere dall’ansia, mi gusterò un magnifico week end a tutto tango, come piace a me…

E se non è “talento” anche sapersi godere il poco tempo libero… ditelo voi!

STICAZZI! 😉

Pimpra

 

LA MIA TORINO

IMG_2493

Un bel cielo azzurro, a volte venato di nuvole sottili, l’aria ancora tersa e, decisamente fresca per la stagione.

Trieste mi riprende così, tra le sue mani ruvide, accarezzandomi  il volto, regalandomi un sole tiepido e allegro, come la città.

Riascolto le vocali sgraziate di questo dialetto del Nord Est ripensando a quanto  fossero melodiose le aperture dialettali torinesi.

Ma casa è sempre casa e il mare e il vento sono insostituibili.

Torino però è entrata, con la forza di chi sa che l’eleganza non chiede, non si fa notare, non eccede, non schiamazza. Torino è.

Un weekend lavorativo, per me, alla fiera più fiera che c’è, il salone del Libro, dove è sempre un gran piacere tornare.

Dalla mia postazione privilegiata all’interno dello stand, ho potuto, una volta ancora, riascoltare ed entrare in contatto con i torinesi che, lo dico, apprezzo ogni volta di più.

Saranno i modi, la discrezione che hanno nel chiedere le cose, il rispetto per il lavoro degli altri e dell’altrui tempo che li rende un pubblico (per me) tra quelli che preferisco.

La città vibra. E lo fa in modo potente. Se per un solo attimo si ha la voglia di “connettersi” con lei, arrivano subito messaggi, incontri, sensazioni. E, anche questa volta, è stato così.

Torino sembra bugiarda perchè, all’apparire tanto perfetta, lascia immaginare che il losco sia “dietro”, nelle sue zone d’ombra. Sarà, ma dipende sempre dallo sguardo che vi si posa, io ho percepito luce, energia. Entrambi molto forti, ma non negativi.

Nel poco tempo libero che mi sono ritagliata, ho preso il piacere di camminare con lo sguardo acceso, a cogliere gli spunti, a percepire le sfumature.

La seduzione nasce da lì, la stessa che sa regalare una donna matura. Uno sguardo penetrante, sensazioni solo suggerite, mai espresse in modo diretto, una sfida non detta a scoprirsi e a scoprire per entrare, a piccoli passi, nell’essenza più profonda.

Torino è questa. L’Amore che può arrivare dopo la passione.

Pimpra

BATTITI

FullSizeRender

Scansioni temporali sicure e lente modellano i singoli  momenti della mia giornata.

Il caffè delle 9.30, il pranzo alla stessa ora da oramai più di dieci anni, la boccata d’aria ad ossigenare il cuore e la mente.

Scivolo dalla gabbietta e m’infilo in un altro impegno, in un altro rito della mia giornata.

Momenti scanditi, come il rintocco delle ore, come il respiro di una pausa tra due note.

Capita che la vita sia cucita addosso come un abito, non sempre della misura giusta o del colore preferito. Ma a tutto ci si abitua, magari anche a ciò che non va.

Ticchettio.

Soste e riprese.

Battiti di ciglia a guardare il cielo, non sempre stellato, ma sempre su di me.

E niente, oggi va così…

Pimpra

Foto mia.

 

IT’S TIME TO GO

03-big

Primavera sfavilla nell’aria e non si può far finta di nulla.

Sento il suo canto in ogni istante della giornata. Al mattino quando, ancora assonnata, delizio di colore e poesia i miei occhi, semplicemente posandoli sulle orchidee che popolano il davanzale della cucina.

Esco in terrazza e, tra le particelle di smog, fanno capolino i nettari dolci dei pollini, il canto melodioso degli uccellini, il fruscio sottile delle giovani foglie mosse dalla brezza.

Mi connetto alla Natura e già mi pare di avere un senso. Sono qui per provare a godermela con ogni cellula a mia disposizione.

Le gattonzole ogni giorno che passa sono più vivaci, hanno voglia di uscire, di muoversi, odorano l’aria, ascoltano i canti sconosciuti dei volatili che popolano gli alberi di fronte a casa mia.

Siamo pronte, le gatte ed io, a vivercela tutta questa meravigliosa primavera.

Cosa resta da fare, se non concedersi il lusso della pausa, la carezza che ci regala la sosta preparando il camper pronte ad andar via…?

Viaggiare in camper è come andare a vela, ma molto più comodo, per certi aspetti. Non si dipende dal clima, se non altro. Per il resto è molto simile: si “arma” il camper, ovvero lo si predispone e allestisce alla partenza, compiendo i gesti che servono per accertarsi che sia  tecnicamente e meccanicamente a posto, si fa la spesa, si prendeono le gattonzole, scelta la meta si accende il motore e si va!

Che posso dire se non che adoro la sensazione che mi regala il fatto di partire.

E’ come una scossa di adrenalina che sale e riempie di energia il corpo, illuminando la mente. C’è brivido, una quota di paura da gestire, una mostruosa curiosità che sale, tutti gli ingredienti che servono per sentirsi vivi e vibranti.

Quest’anno torno alle origini, ho voglia e bisogno di mare, di sole, di sciabordio di onde nella risacca, di tramonti salmastri e solitari godendomi una coppa di Cesarini Sforza e poi…

Sarà quel che sarà…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

RINASCITA

IMG_4019

A primavera mi succede sempre, sarà il risveglio dal tepore dell’inverno, la ripresa frenetica delle attività, il sangue che scorre più veloce nelle vene, la voglia inarrestabile di respirare più profondamente, il desiderio di vivere circondata di colori, di emozionarmi davanti alla luce nascente del giorno e di farlo nuovamente al tramonto, quando il rosso infuocato sfuma nei toni freddi della notte.

Ho voglia di vivere. Di vivere con la V maiuscola.

Non so nemmeno io il perchè ma, di sovente, mi ritrovo dentro le vite degli altri. Mi accade di adattarmi a ritmi, a suoni e colori che non sono i miei. E “tiro a campà”, senza infamia e senza lodo, perdendo di vista tutto ciò che è realmente nelle mie corde.

Diciamocelo, mano a mano che si invecchia, ops! “matura”, i gusti, le idee, le consapevolezze si fanno più radicati e radicali e quindi un bel “sticazzi” a piegarsi, adattarsi, “farsela piacere” se poi, in verità, non piace affatto…

E di tutto questo son ben consapevole eppure, ogni inverno ci ricasco. E mi accontento e non godo e ingrasso pure assai.

Ma è cosa di donne, questo prendere la forma dell’altro, di andare alla radice del suo essere per cercare di comprendere  (cliccate sulla parola per leggerne l’etimo è meraviglioso)  le ragioni, spesso intricate e controverse, della sua vita.

Proiettate in una dimensione esterna al nostro essere, nell’illusione di creare armonia nell’esistente… A forza di uscire, uscire, uscire verso il mondo, perdiamo il contatto con noi stesse e… ciao…

A me scappa la voglia di chiudermi in casa, adesso è un piacere ancora più grande, considerata la compagnia delle due gattonzole, non avere più vita sociale “fisica” ma solo virtuale, mi impigrisco e mi metto a mangiare.

Morale: arriva aprile, sono fisicamente una cessa, mi odio e animisticamente sono “scolorita”. UN DISASTRO.

Allora vado di dieta, coinvolgendo in cordata i miei più cari amici che lo sono anche per sopportare annnualmente questo mio periodo da pazza, e riprendo ad allenarmi come se dovessi partecipare alle Olimpiadi, e sono tutta un progetto, un “devo fare, voglio andare, non mi fermo più” in una ossessione bulimica di prendere a morsi la vita che, per tutto l’inverno, ho lasciato marcire nella dispensa.

Nonostante la fatica che mi costa, amo profondamente la primavera, la sua aria tersa e carica di promesse, di fiori che sbocceranno di lì a poco, di fantasie  di un’estate da ricordare, di sogni che mi illudo si realizzeranno e di essere felice, almeno un po’…

Pimpra

 

 

 

 

1° APRILE.

avion-poste.jpeg

E’ arrivata, finalmente, la comunicazione che aspettavo da tempo.

Un biglietto aereo e molte  miglia davanti a me, pronta per un nuovo inizio, per una nuova vita, lontana da tutti ma finalmente vicina a me. A quello che desidero veramente, ai  miei sogni.

Un pc,  una macchina fotografica e tanta voglia di osservare il mondo.

Il tempo che passa lascia una patina grigiastra di inquietudine astratta se non debitamente contrastato con i giusti colori.

Finalmente è tutto davanti a me, non ho che da allungare la mano e prenderlo. Non mi pare vero, mi sembra uno strano artificio del destino, eppure…

Si stava tutto preparando a questo, se mi soffermo a pensarci su, ho perfino acquistato il trasportino gatte per l’aereo…

Is time to go.

AU REVOIR.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

TRIESTE DA BERE.

aperitivo

Il venerdì è una giornata che mi è sempre piaciuta. E’ carica di promesse, di profumi, di immaginazione. Davanti, due giorni da vivere senza limiti, nessuna gabbietta, nessun orario da rispettare.

Il MIO TEMPO LIBERO. (che poi veramente libero non è mai… ma questo è un altro discorso…)

L’altra Giaguara ed io, alla fine di una settimana pesante, ci concediamo una vera e signorile “uscita dalla gabbia”: finito il lavoro, belle, eleganti come si conviene alla nostra età, trucco e parrucco a posto, ci dirigiamo verso la via della “movida” triestina dove, un nostro compare dello stesso reparto di geriatria, ci ha consigliato vivamente di andare: “fidatevi Ragazze (ndr tra dinosauri, siamo sempre tutti “Ragazzi”), una bella atmosfera, gente giusta, un bello “struscio“.

Allegre il giusto, motivate il giusto, curiose il giusto, senza colpo ferire, raggiungiamo la meta suggerita.

Scelto il tavolinetto strategico, attendiamo di ordinare.

Attendiamo.

Attendiamo.

Attendiamo.

Al 12′ la sottoscritta, con uno scatto degno delle mie baby Maine Coon, si alza e procede verso il banco.

Un giovane acqua e sapone, dai vent’anni forse ancora da compiere, con sguardo annacquato ascolta la mia richiesta (senza scusarsi dell’affronto di non essersi preso cura di due giaguare di cotal fatta…), “Cosa desiderate Signore?” che, uscito da quella bocca ancora sporca di latte, suonava come un “Mamme o nonne”… “Un aperitivo” rispondo prontamente, “Analcolico vero?” chiede il decerebrato.

La mia amica ha dovuto trattenermi le vesti prima che scattassi oltre il bancone a menare di botte il cretinetto che avevo dinnanzi.

Curiosamente ha prevalso la maturità e mi sono limitata a rispondere un “Guarda che non siamo appena uscite da Villa Arzilla, niente aperitivo analcolico per noi!”.

Lo sbarbatello, resosi conto di non essere stato professionale, bastava si limitasse a chiedere un “Cosa desiderate?”, ci ha rifilato due spritz Aperol che avrebbero tagliato le gambe anche a Varenne . In più, il maledetto, per vendicarsi, non ci ha portato nemmeno uno straccio di patatina o altro, giustificandosi che “Gli stuzzichini li stanno ancora preparando ” (erano già le 18.45, non so se rendo…)

Ubriaca e imbizzarrita come poche volte mi capita, ho iniziato a sciorinare alla mia povera amica una filippica  tragicomica sull’età, su come questa società sia crudele e tracci una profonda discriminante basata sulla data di nascita delle persone.

Mentre io parlavo infervorata, l’amica, ovattata dalla botta alcolica e dalle mie chiacchiere, cercava di procacciarsi il cibo che non voleva assolutamente arrivare.

Gli avventori del promesso “struscio” in compenso, iniziavano a varcare la soglia del ritrovo. Classificabili in: ultimo anno di liceo, primo o massimo secondo anno di università. Ovvero BAMBINI!!!

MORALE:

Ho preso l’amica trascinandola nel bar di fronte che frequentavo ai tempi dell’università e che continua ad essere gestito dal medesimo proprietario di allora. Colà, un trattamento da vere principesse, circondate da non più giovani avventori, dove poter chiacchierare tranquillamente, farsi due risate e gustare un’ottima frittura di sardoni.

MORALE 2:

Mai fidarsi dei consigli di un amico cinquantenne in termini di luoghi “sociali”. Lui punterà all’incrocio di “bella gente” sui 20 -30.

… Carne decisamente ben poco frollata per il palato di due Giaguare come noi…

OK.

VADO A SUICIDARMI E POI TORNO!

😀

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

ISTANTANEA DI UNA GIORNATA DI FINE MARZO

CC_001_Finestra_Internet_Foto_lilliput2000

Me ne stavo seduta davanti alla tazza di caffè fumante, in cucina, lasciando lo sguardo oltre il  muro colorato delle orchidee di fronte a me.

Le sei del mattino, la mia ora preferita. Silenzio, a parte il rumore biscottato dei balzi e delle corse delle gattonzole scatenate nel perimetro di casa.

La quiete del giorno mi saluta con tocchi delicati e rosei delle prime luci. Sembra tutto così facile, naturale e semplice.

I minuti passano troppo veloci, e non posso permettrmi di stare ancora lì, come sospesa, tra la notte evaporata e il giorno nascente.

In ufficio mi chiedono perchè mi svegli così presto e arrivi così tardi, quasi allo scoccare dell’ultimo ingresso consentito.

La risposta è semplice: perchè sono donna e in quei pochi minuti liberi del mattino, riesco a farci stare dentro un sacco di attività. E’ il mio mantra quotidiano, fare, agire, programmare, resettare, ripetere, andare avanti.

Tutto con le mie sole forze, senza l’aiuto di nessuno, nemmeno per portare al piano le sporte pesanti della spesa, mai.  Sono mie le braccia, sono miei gli appuntamenti, gli amici, le attività, lo sport, la famiglia, le gattonzole.

Parlo con gli amici uomini e loro si meravigliano, non possono credere che, in un corpo piccino possa viaggiare vigorosa tanta energia.

Ma la forza è anche altrove. E’ ascoltare, connettersi, percepire le sottili vibrazioni di chi abbiamo intorno.

Ci viene di natura, siamo nate così.

La giornata di oggi mi è pesante, sono stanca nel corpo, leggera nella mente. Non vedo l’ora di atterrare nel mio piccolo appartamento, farmi coccolare dalle gatte e salutare questo giorno.

Domani sarà un’altra, dolce, alba…

REPEAT.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

  • TAG

    2013 2014 2015 2016 abbraccio amiche amici Amici e amiche amicizia amore Amore Andar per maratone Andar per Milonghe Anima anno nuovo vita nuova anta e ribalta attimi Attimi belli Attualità Bel Paese blog blogger CARATTERE cazzate cronache dal mondo panda dare tempo al tempo Dillo alla zia Pimpra di tanto in tango Donne e valigie emozioni fine settimana Friuli Venezia Giulia immagini incontri i saggi consigli di Nonna Papera Italy Lavoro milonga momenti mondo panda Mondo Panda mondo tango Natura pausa pranzo pensieri pensieri leggeri pensieri sparsi pensiero positivo PERSONALITA' Pimpra milonguera riflessioni RISVEGLI Salute e benessere Senza categoria social network Società e costume Sport sticazzi STICAZZI storytelling Tango Tango argentino tango marathon Tango milonguero tango trotters tanto tango Trieste Uncategorized uomini e donne vecchiaia in armonia Viaggi viaggio Vita di coppia vita moderna vita sui tacchi a spillo
  • Archivi

  • ARTICOLI SUL TANGO

    Se cerchi gli articoli che parlano di tango cerca "di tanto in tango" nel banner TAG o fai la ricerca nel bannerino CATEGORIE
  • I post del mese

  • LA TRIBU’

    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di abdensarly
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Eterea
    • Avatar di gmerico
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Stefano Ligorio
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Diario di luci e pensieri
    • Avatar di Cookingsio
    • Avatar di Anele
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Gr33n Raindeer
    • Avatar di comelapensoio
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Catering Grasch
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Noah Abbott
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Rich Wanderlust
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Affiliate Marketing
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Francesco Giovanni Bissoli
    • Avatar di themessofthewriter
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di - ElyGioia -
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di orestepatrone
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di deborahbonadei
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Sconosciuto
    • Avatar di Logan Wilkins
  • Pagine

  • Categorie

  • Categorie