DI TANTO IN TANGO. FRIVOLEZZE TANGUERE: LA FIRMA OLFATTIVA

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Periodo molto positivo per il tango, quando riesco a ballare sino a sfinire il corpo, a saziare la mente, a rinfrancare lo spirito, a condividere i bei momenti con l’amata comunità di pazzi come me.

Nel corso dell’ultima maratona, nei rari attimi di pausa tra una tanda e l’altra, il piacere di scambiare quattro chiacchiere con le amiche ed ecco che, una volta ancora, esce l’argomento relativo al profumo dell’uomo (discorsi fatti con le amiche ma lo stesso credo valga anche per gli uomini).

Tangueros all’ascolto sappiate che guadagnate 1000 punti se:

  • vi cambiate spesso camicia/t-shirt al fine di essere sempre freschi e puliti, come appena usciti dalla doccia
  • il vostro alito profuma di fresco, non olezzate di fumo, avete lo stomaco con qualcosa dentro, non avete mangiato aglio o cipolla a poche ore dalle tande
  • il vostro abbraccio è così accogliente che nessuna ballerina saprà resistervi
  • voi dimostrate che volete ballare con lei e per lei

e poi… e poi…

Sappiate che quando questi requisiti di massima sono soddisfatti, noi siamo già MOLTO contente, ma… potete fare di più!!!

IL PROFUMO.

Credevo di essere la sola, perduta dentro al mio universo di ricordi olfattivi, ad associare ballerino/abbraccio/profumo come una mappa genetica che rendono quell’uomo assolutamente unico e riconoscibile.

Sarei in grado di descrivere olfattivamente tutti i danzatori con cui ho avuto il piacere di ballare, e, senza esitazione, posso redigere la lista dei ballerini con il profumo che – per la sottoscritta – è super top!

Dovete sapere che, per una buona parte del pubblico femminile quando vi incontriamo nuovamente, non appena riceviamo nelle nari la vostra impronta profumata, siamo immediatamente proiettate in uno stato di grazia, ricordiamo quella bella tanda lì che abbiamo già ballato insieme a voi e pure il corpo si rilassa come fosse maggiormente accolto e la predisposizione al ballo aumenta.

Non sto scherzando, ho piena memoria di odori (fosse il profumo o, semplicemente, il candore di una camicia che sa di fresco bucato) che sono capaci di farmi andare completamente in una dimensione altra, eterea, come una sorta di bolla spazio temporale dove mi ritrovo danzante e mi perdo dentro la bellezza.

Probabilmente, per il maschio, non sarà una poesia uguale, immagino, ma, credo che per entrambi i sessi, data per scontata l’esigenza di pulizia/cura di sé (anche noi donne puzziamo, inutile negarlo e, a volte, gli abiti sintetici ci fanno un pessimo gioco…), ecco tutti noi possiamo godere di quell’attimo più magico che ci regala una bella tanda pure profumata.

Meditate gente, meditate… 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO: TO TIE MARATHON

Totie

Una cosa bella di andare in giro per maratone è che, con un atto di indiscussa volontà e una grande dose di resistenza fisica, si può anche fare i turisti.

E’ il caso di “To TIE”: Torino ha ospitato la comunità tanguera errante, offrendo il meglio di sé. Un fine settimana che sembravano i primi di ottobre, una luce morbida su tutta la città colorata delle sue sfumature profondamente autunnali.

Confesso di non avere avuto quella volontà e quella resistenza. Fortunatamente il lavoro mi ci ha portato più di una volta e, almeno a grandi linee, Torino era già nella mia memoria e nel cuore, ho quindi approfittato della squisita ospitalità di un’amica torinese  per godermi la maratona al 100%.

La location dell’evento, un contenitore perfetto per scambiarsi un weekend di abbracci, in un angolo della città che mi è particolarmente caro, nelle vicinanze di quello che il sabato e la domenica mattina diventa mercato delle pulci.

In maratona si balla come assassini e il pavimento è essenziale per la sua buona riuscita e il Fortino risponde alla perfezione al requisito di elasticità del legno. Dirò di più, nel corso di una godutissima tanda, mentre connettevo anima e corpo alle note e al ballerino, mi accorgo, nel sottofondo, di elementi ritmici che, in quel brano, non avevo mai colto. Aguzzo l’orecchio e capisco che il pavimento suonava letteralmente insieme ai tangueros che lo battevano durante la danza. Non mi è mai accaduto ed ho trovato la cosa particolarmente coinvolgente.

A Torino sono precisi, educati, accoglienti, rispettosi, dei veri Signori, i soli che – ahimè – non hanno risposto al requisito sono stati i gestori di alcuni servizi esterni alla maratona che, per evidente inesperienza, hanno un po’ penalizzato la perfetta macchina organizzativa, peraltro sempre generosa e presente, dello staff.

La latitudine in cui un evento ha luogo, influenza la buena onda che si sprigiona tra i partecipanti. Al nord questa è più lieve, come l’aria di montagna, mano a mano che si scende nella penisola, aumenta il calore e la vivacità. A ben pensarci, per i limiti di sopravvivenza fisica, specie in soggetti non più in verde età… (eh eh), l’energia ariosa di montagna consente di… ballare pomeridiana e serale fino alla fine quando l’amato tj chiama “ultima tanda!”. Pimpra presente a testimonianza dei summenzionati taumaturgici effetti.

Che dire di più se non ringraziare gli organizzatori per la delicata e premurosa accoglienza e quella torta di mele e la crema inglese con biscotti che, lo confesso, mai mangiate di così buone!

Un augurio e un ringraziamento speciale all’anima danzante di Federica K. che, pure con la sua bimba in grembo, ha voluto essere sempre presente insieme agli altri dello staff che questa maratona è  tanto figlia sua. ❤

Pimpra

 

 

DI TANTO IN TANGO: SAPORE DI MARATONA – “L’AMARCORD”

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Prima o poi dovrò decidermi a contarle, per farne l’elenco, alimentare i ricordi, rivivere emozioni.

Anche stavolta mi porto a casa sensazioni che mi nutrono così in profondità da rischiarare l’orizzonte.

Perché, mi chiedo, ho bisogno di tutto questo e non riesco quasi più ad accontentarmi di frequentare le milonghe ma bramo questa “dose” così intensa e forte di tango?

Bella domanda. E’ quel fenomeno che gli anglosassoni definiscono “Addiction“= sono drogata.

Lo confesso: “Ciao, sono la Pimpra e sono dipendente dal tango”. Esistessero gruppi di psicoterapia così sono certa sarebbero molto frequentati.

Torniamo ad “Amarcord”: una letterale botta di adrenalina tanguera, ma non di quella stressante, da competizione, di quella lieve, delicata, intensa, gioiosa, gaudente e divertita. Il massimo.

Ci sono andata da sola, non immaginando come fosse la prospettiva dalla parte della ballerina “non accompagnata”. Di solito se si va insieme a un partner è meglio per entrambi: la/le tanda di presentazione della coppia di ballo e poi, di norma, si aprono gli inviti. Ma da sola?

NO PROBLEM. Basta scegliere la maratona “giusta”.

E come si fa a sceglierla?

Che posso dire, aiuta conoscere gli organizzatori, sapere quanti iperkilometri di ballo hanno nelle gambe, a quanti eventi loro stessi hanno partecipato e che persone sono: generose, aperte, cordiali… o il contrario. Io alle maratone di quelli che se la tirano, non ho voglia di andare.

Ed eccomi, pronta sulla linea di partenza della prima tanda, fare la mirada assassina ad un amico che, molto carinamente, ha aperto le mie danze. Una FOLLIA. Poi non ho più smesso.

Alla sera, a letto, ogni micro cellula del corpo smadonnava imprecando contro quella sciagurata me che non si è fermata un attimo “Uellà donna, ma te sai che c’hai un’età e che certe cose devi farle con granu salis che qui noialtri siamo tutti indolenziti??? Ma ti pare normale ballare 4-5 ore senza fermarti? Tu non sei tutta giusta!!!”

Alla mia me che mi presentava il conto di stanchezza e dolore fisico opponevo un ” Ma Ragazzi, come si poteva stare fermi che c’erano musica, onda di energia stellare e tangueros/tangueras strepitosi, generosi e desiderosi di condividere?”

La magia sta lì in quella piccola parola: CONDIVIDERE.

Dal caffè allo sprtitz aperol per costringersi a fermarsi qualche minuto, alle chiacchiere, ai discorsi anche di una certa intensità e profondità, alle matte risate e, ovviamente, a tande da SCIABADAH!

Allora, fino a che il corpo reggerà e non sarò troppo diversamente ggiovane per far parte del gruppo, sapete che c’è? NE VOGLIO ANCORA E ANCORA E ANCORA che per diventare vecchi e lamentosi c’è sempre tempo!

GRAZIE miei PRODI Fabio, Antonella Maria, Sandra, Claudia e a tutta la crew per averci regalato tanta MAGIA DANZANTE! E agli impareggiabili TJ per aver dato musica ai nostri desideri!

VI LOVVO ASSAI!

Pimpra

 

USCIRE DALLA GABBIA.

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Letture del periodo che vanno a lavorare in profondità.

Guardare i propri abissi richiede una grandiosa motivazione, una dose di incosciente coraggio, un bisogno di cambiamento che non può più essere posticipato.

Chi decide di mettersi su questo cammino è come il pellegrino, viaggia in sandali anche d’inverno, magari vestito di un solo saio anche sotto la neve.

Indagare dentro noi stessi richiede due palle così. Non basta la dichiarazione di principio, non basta dire a se stessi lo voglio fare, bisogna AGIRE la ricerca, andare a toccare con mano il fuoco, vedere ciò che non si vuole vedere, assumere tutto questo, distruggere il proprio Ego nel dolore e poi, con il tempo che ci vuole alla risalita, operare il profondo, definitivo, incommensurabile cambiamento.

Si può nascere due volte nella stessa vita. Io credo di sì.

Se il nostro carattere è la gabbia che racchiude e contiene la nostra essenza più unica, l’Anima, come ogni gabbia che si rispetti può essere violata, aperta, modificata nelle sue parti, fino a diventare una bella e confortevole CASA.

A seconda della gabbia di cui siamo portatori, il lavoro di ristrutturazione potrà richiedere più o meno tempo, più o meno impegno, fatica, motivazione.

Quando ci si addentra in simili imprese, perché tali possono essere definite, bisogna accettare il rischio (non sempre calcolabile) che, vivendo in un universo strutturato, ogni mutamento, per quanto piccolo, modificherà l’intero scenario.

MORALE: se vuoi la bici, pedala.

E adesso sono cavoli nostri! Olè!

Pimpra

ps: suggerimenti per la ristrutturazione, qui  qui 😉

IMAGE CREDIT DA QUI

 

DI TANTO IN TANGO: dalla parte del leader suggestioni per le follower.

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E’ fatta! Ieri sera il mio battesimo fuori dalle pareti protettive della scuola, ho mosso passi da leader alla pratica dell’Officina.

Come tutte le cose migliori della vita, anche questa è nata per caso: mi iscrivo alla lezione di “Ascoltango” dell’amico Bobo, ballerino talentuosissimo e preparato insegnante. Si studia la lettura musicale di un brano, ovvero come interpretare con cosciente consapevolezza, le sfumature di ritmo e di melodia dando un colore desiderato e non casuale alla propria danza.

Non so perché (il mio inconscio lo sa= volevo cimentarmi da leader), non indosso i tacchi e resto con le sneakers. Una gentilissima ballerina mi dice “Che bello, balli da uomo! Posso?” e che il Pimpro le dice di no? Premettendo che, più di camminare (e manco bene) altro non so fare…

Lezione fantastica (informatevi e frequentatele se ne avete occasione, qui il contatto) mi sento pienamente nel ruolo.

Premessa: perché ballare da uomo?

Per “sentire” TUTTO quello che passa in un abbraccio, in un movimento, nella postura, nel tocco della mano. Immagazzinare informazioni per aumentare il livello di consapevolezza nel proprio ballo da follower.

Adesso, mie care Ballerine, vi racconto cosa succede…

SONO DAVVERO CAVOLI AMARI!!!! VE LO DICO!!!!

Quando l’uomo ci cinge, SENTE TUTTO!!!!!!!!!!!! Impossibile mentire!!!! Ogni minima sfumatura nel corpo dell’altro, nel suo tocco, nella sua stessa sostanza (fisica e non) passa attraverso l’abbraccio e, se funziona, è un piacere ai massimi, se non funziona, una tortura!

Il Pimpro ha così ben identificato alcuni segnali su cui, care Tanguere, ci conviene prestare estrema attenzione:

  1.  la mano destra: fondamentale che il tocco non sia morto, moscio, inesistente. E’ importante connettere con tutto il palmo la mano di lui, ed esserci senza stritolarlo, ovviamente. Ma esserci.
  2. Il braccio destro: ma che ve lo dico a fare: non è pesante, non tira verso il basso, verso fuori, non punta il gomito. E’ parte di un abbraccio circolare, non deve essere senza vita ma non deve godere di vita propria
  3. Le vostre amabili zampette: se lui vi chiede di fare un passo più lungo, voi lo fate. Punto e basta. Non siate (troppo) liquide, offrite quel giusto livello di densità che è molto gradevole e stimolante ma… se bisogna andare, si va e non si sta.

Per adesso mi fermi qui, a queste mie prime, primordiali sensazioni. Ho appena messo il naso in un universo da esplorare, estremamente affascinante e ricco. Stimoli musicali incredibili, perché si prova una gioia immensa in più a poter proporre alla partner il vostro particolare modo di ascoltare la musica e di interpretarla.

E’ difficile fare l’uomo, molto difficile. Gestire il proprio corpo e quello della donna, muoversi nella pista che è sempre una piazza disordinata, interpretare, giocare, proporre ed ascoltare… Dopo un’ora di lezione e qualche tanda poi, confesso, il mio neurone gridava pietà!

Quindi, Amiche care, da donna mi tocca dirlo: abbiate pietà di loro.

Almeno nel tango, non hanno la vita facile… 😉

Il Pimpro 😀

 

 

 

BARCOLANA 49. TRIESTE SI PREPARA

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Sulla regata Barcolana è già stato scritto di tutto di più, non posso aggiungere nulla che già non si sappia e che altri hanno già detto.

Perciò, da purosangue triestina, mi limito a lanciare nell’etere l’augurio di “BUON VENTO” ai migliaia di equipaggi che vi parteciperanno, un gioioso godimento a tutti gli spettatori che affolleranno le Rive e i costoni del Carso per godersi la parata di vele colorate che inonderanno il Golfo di Trieste.

Quest’anno pure Nettuno ha fatto capolino tra i flutti promettendo una grande veleggiata a tutti!

OLE’!

Pimpra

IMAGE CREDIT Sergio Paoletti TS

Sito ufficiale della Barcolana qui

DI TANTO IN TANGO: I PRIMI PASSI

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Settembre è il mese degli inizi. Riprende la scuola e, con essa, anche per gli adulti, tutte le attività extra lavorative: dalla palestra ai corsi di lingua, passando per quelli di fotografia e, ovviamente, di ballo.

Questo settembre, per me, è stato come ritornare a scuola, in prima elementare, mi pare che non si dica più così. Ho iniziato il primo corso principianti di tango argentino, indossando le vesti da leader.

Ho avuto la gioia estrema e il piacere immenso di godermi, ancora una volta, tutte le emozioni dell’inizio, come quelle che si provano allo sbocciare di un nuovo amore.

Anche se nulla so di guida maschile, in realtà “so”, perché tutti gli anni trascorsi a studiare il tango nel mio ruolo di follower, in realtà, hanno lasciato infiniti insegnamenti su quanto l’uomo debba fare, anche se non ne ero consapevole. Aggiungo che, ballando da lustri come donna, conosco perfettamente tutti gli indici di difficoltà di certe azioni, quindi, nella mia versione “maschia”, presto particolare attenzione alle sfumature.

Quanto è bello studiare, farlo con una dama già ballerina che, come me, desidera approfondire, migliorarsi, per assaporare le sfaccettature di questa danza infinita come l’universo, terapeutica per l’anima e il corpo, introspettiva e sociale, gioiosa e melanconica.

Come sono felice, amici miei tangueri/e, di questo nuovo percorso che so, con certezza, mi arricchirà come ballerina, come donna, come essere umano in generale perché, adesso mi è chiaro, l’Universo mi ha messo vicino il tango perché potessi meglio ascoltare, connettermi con il mio prossimo, leggerlo dentro,  scoprirne ed assaporarne i colori e, senza giudizio, imparare ad amarli.

Olè.

Pimpra

DI TANTO IN TANGO: LA COLEGIALA TANGO MARATHON

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Amo moltissimo partecipare alle maratone. Ognuna lascia su di me un segno, sia come ballerina e, perché no, come persona.

Tanti amici, tangueri e non, cercano di capire cosa mi spinga a massacrarmi anima e corpo per il godimento – concentrato – di un intero fine settimana.

Credo che la risposta sia semplice: il senso di “comunità”. L’energia esplosiva del gruppone di maratoneti che fanno di tutto per ritrovarsi dentro i loro abbracci preferiti, in un piccolo mondo chiuso che coccola, avvolge e protegge.

In maratona il tango è il catalizzatore, la scusa danzante per vivere e viversi con tutta l’intensità di cui si è capaci. Poi c’è il resto.

Basta vedere i volti, sudati eppure freschi, gioiosi, rapiti, estatici a volte. E’ la magia che si ripete ad ogni tanda, ad ogni ora che passa.

In maratona il rito della mirada è “abbreviato” diventa atto di complicità manifesta, quasi un occhiolino gaio, anche pescando ad occhi chiusi, si prende bene.

Ogni anno che passa, confesso, tirare chiusura, arrivare alla fatidica meta dell’alba, mi costa più fatica, come se il corpo mi imponesse limiti temporali più definiti. E quindi si va di strategia, per sopravvivere alle ore che ti vorresti ballare tutte, ai ballerini con i quali surfare sulle onde della musica, in una pista che è – doverosamente – una piazza d’armi.

Poi c’è l’ingrediente segreto, oramai è chiaro: è il gruppo di chi organizza che dà quel sapore speciale.

Vabbè l’avete capito, questo fine settimana ero in maratona, in una di quelle che amo particolarmente, perché sono maratone divertenti, gaie, solari, dove il concetto del “ce l’ho solo io” resta fuori dalla porta, perché se non sei almeno incredibilmente simpatico, oltre che un danzatore di livello, te ne stai fuori dalla porta. Ecco.

E, da Pimpra quale sono, non posso non apprezzare l’atmosfera allegra, la location straordinaria e il calore giocoso con cui ognuno di noi è stato accolto, come uno scolaretto di prima elementare, con un sorriso e l’abbraccio accogliente della maestra.

Collegiali, vi abbraccio tutti, ci vediamo l’anno prossimo! OLE’!

Pimpra

 

SETTEMBRE

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Settembre. Un mese difficile.

La malinconia incombe ad ogni mutata inclinazione della luce. Le ombre si allungano insieme all’umore che tende verso colori meno vividi.

Anche le Gattonzole si adeguano, concedendomi una pausa più lunga, insistendo con meno foga nel farmi uscire dal letto, anzi, con piacere felino, si appoggiano al mio fianco o tra le gambe, assaporando con me il tepore e l’oscurità.

Settembre è il mese del progetto, è il momento in cui si incastrano le attività invernali. E’ un bisogno fisiologico, superiore, è il mio modo di cadenzare i mesi cupi che verranno, quando la luce diverrà moneta rara e il grigio del cielo e della città ammanteranno anche l’aria.

Settembre ha il canto della poesia, il melodioso scricchiolio delle foglie di sommaco che incendiano il Carso e la bora che, presa la rincorsa sull’altipiano, si tuffa in mare con il suo mantello scomposto di refoli.

Settembre. A volte cristallino, ombroso o ostile.

Preparo la pelle alla nebbia fredda, sapendo che dietro il velo opaco si nasconde sempre il sole.

Spero…

Pimpra

 

 

 

LA MOVIDA CHE NON CAPISCO.

MOVIDA

Ci sono delle serate che nascono così, quasi per caso, una telefonata all’amica del cuore e decidi di mandare a quel paese tutta la settimana di Ramadan e regalarti un’uscita a tutto spritz e patatine di sacchetto.

Detto fatto, ti ritrovi seduta nel luogo della città che ti è più caro, quella piazza Cavana che ti accoglie nel suo abbraccio di case medievali, colorate di recente, e resa un piccolo salottino della città.

Tu preferisci questi luoghi più ritirati, lontani dal clamore della musica sparata a forti decibel, con la folla che si spintona con il bicchiere in mano.

No, tu sei per il chill out di sottofondo, per le persone che hanno qualcosa da dirsi e che lo fanno sorseggiando un aperitivo.

Ma tu sei out, sei troppo grande, per non dire “vecchia” e le cose del mondo moderno, non le capisci.

Il piacere di mostrare le piumette, facendosi belle, indossando il tacco giaguaro, la minigonna o gli short inguinali, un bel trucco “sciabadah” e via, pronte per la sfilata in quella via del centro dove si trovano tutti. Le ragazze fanno così, i ragazzi sono tutti lì ad attenderle, ma questa è la gioventù che – sempre – negli anni verdi, ha giocato con la bellezza del corpo e della giovinezza.

Ma io non sono più ggiovane, sono una signora di mezza età e questa movida adolescenziale proprio non la capisco.

Li osservavo, quanto sono belli!, si intravede l’adulto che diventeranno quando le piume della prima giovinezza diventeranno i colori definiti della maturità, tutti guardano tutti, si scrutano, si occhieggiano, gli ormoni sono così presenti che si possono quasi toccare ma, è questo che non comprendo, quasi mai avviene il “tocco”, l’aggancio quel “Ciao come stai?” detto a una sconosciuta, insomma l’approccio.

Allora, mi chiedo, che senso ha tutto questo? La rappresentazione, la preparazione, se poi l’aspettativa viene disillusa?

Allora si paventa una nuova figura, l’uomo predatore, decisamente molto più grande d’età che si presenta nel luogo, come il leone in mezzo a un branco di antilopi, e va a fare strage di prede.

E’ ovvio che sia così, il beneficio sta per entrambi: la giovine donna in erba, vedrà finalmente riconosciuto il potere della sua seduzione e della sua bellezza da un uomo molto più grande, molto più esperto, mica da uno sbarbatello senza arte né parte suo coetaneo.

L’anziano signore (anziano, sì, perché 30 anni di differenza lo rendono tale) si sentirà ancora molto piacente, desiderato, voluto e, insomma, affermerà con convinzione il potere del suo testosterone.

Questi sono i giochi, questa la movida che non condivido, perché io sono una signora di mezza età. Non mi interessa adescare un giovine pargolo, non ho bisogno di affermare il fascino della mia esperienza, contando gli sguardi che ricevo se mostro le gambe.

Io sono una signora di mezza età. Rilassata e consapevole.

OLE’!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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