LA MOVIDA CHE NON CAPISCO.

MOVIDA

Ci sono delle serate che nascono così, quasi per caso, una telefonata all’amica del cuore e decidi di mandare a quel paese tutta la settimana di Ramadan e regalarti un’uscita a tutto spritz e patatine di sacchetto.

Detto fatto, ti ritrovi seduta nel luogo della città che ti è più caro, quella piazza Cavana che ti accoglie nel suo abbraccio di case medievali, colorate di recente, e resa un piccolo salottino della città.

Tu preferisci questi luoghi più ritirati, lontani dal clamore della musica sparata a forti decibel, con la folla che si spintona con il bicchiere in mano.

No, tu sei per il chill out di sottofondo, per le persone che hanno qualcosa da dirsi e che lo fanno sorseggiando un aperitivo.

Ma tu sei out, sei troppo grande, per non dire “vecchia” e le cose del mondo moderno, non le capisci.

Il piacere di mostrare le piumette, facendosi belle, indossando il tacco giaguaro, la minigonna o gli short inguinali, un bel trucco “sciabadah” e via, pronte per la sfilata in quella via del centro dove si trovano tutti. Le ragazze fanno così, i ragazzi sono tutti lì ad attenderle, ma questa è la gioventù che – sempre – negli anni verdi, ha giocato con la bellezza del corpo e della giovinezza.

Ma io non sono più ggiovane, sono una signora di mezza età e questa movida adolescenziale proprio non la capisco.

Li osservavo, quanto sono belli!, si intravede l’adulto che diventeranno quando le piume della prima giovinezza diventeranno i colori definiti della maturità, tutti guardano tutti, si scrutano, si occhieggiano, gli ormoni sono così presenti che si possono quasi toccare ma, è questo che non comprendo, quasi mai avviene il “tocco”, l’aggancio quel “Ciao come stai?” detto a una sconosciuta, insomma l’approccio.

Allora, mi chiedo, che senso ha tutto questo? La rappresentazione, la preparazione, se poi l’aspettativa viene disillusa?

Allora si paventa una nuova figura, l’uomo predatore, decisamente molto più grande d’età che si presenta nel luogo, come il leone in mezzo a un branco di antilopi, e va a fare strage di prede.

E’ ovvio che sia così, il beneficio sta per entrambi: la giovine donna in erba, vedrà finalmente riconosciuto il potere della sua seduzione e della sua bellezza da un uomo molto più grande, molto più esperto, mica da uno sbarbatello senza arte né parte suo coetaneo.

L’anziano signore (anziano, sì, perché 30 anni di differenza lo rendono tale) si sentirà ancora molto piacente, desiderato, voluto e, insomma, affermerà con convinzione il potere del suo testosterone.

Questi sono i giochi, questa la movida che non condivido, perché io sono una signora di mezza età. Non mi interessa adescare un giovine pargolo, non ho bisogno di affermare il fascino della mia esperienza, contando gli sguardi che ricevo se mostro le gambe.

Io sono una signora di mezza età. Rilassata e consapevole.

OLE’!

Pimpra

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10 commenti

  1. Fedifrago ®

     /  7 agosto 2017

    MI fanno un po’ tristezza, i miei coetanei (o giù di lì) che “abbordano” le ragazze di 30 anni (ma anche di 20) più giovani

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  2. Purtroppo lo so per il lavoro che faccio: è di moda tra le ventenni la storia col Forever Young ben tenuto e pseudo- fascinoso. Questi tipi narcicinici pescano dal mazzo le più Barbie, spesso modelle part-time, tanto belle fuori quanto insicure dentro. Vorrei essere una mosca per capire cosa hanno da dirsi fuori dal letto.

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  3. Carissima … è tanto che non mi concedo una serata tra amiche ma vedo che le cose non sono molto cambiate! Che dire .. che tristezza!
    Un abbraccio meravigliosa DONNA!

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  4. Triesteeeeeee….ma io la adoroooooo

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  5. abbiamo un buchetto giù.. peccato che ci possiamo venire poco.. credo di avere forse qualche anno più di te, ma che bello con le amiche a bere spritz e chiacchierare chiacchierare chiacchierare… un bacioneeee

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  6. Triste??? mah.. così è la Vita… c’è sempre qualcuno che ha bisogno di rassicurazioni e le ottiene con un bel regalo o altro.. se sono contenti così… a me fanno tanta tristezza le ragazze che si buttano via in questo modo… o forse neppure se ne rendono conto… ancora più triste!

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