Annunci
Annunci

CRONACHE DALLA PALESTRA

“Maggembre” è quasi concluso, il clima è rimasto fresco, piove che nemmeno ai tropici, il cambio di stagione in stallo. Interregno nell’armadio, e stato di fastidiosa anarchia: mezza roba invernale, qualche citazione più primaverile. Le scarpe: un dramma.

Di buono c’è che pure la malefica prova costume è ancora distante e, quindi, il fato meterologico permette di correre ai ripari. In senso letterale.

La palestra è piena, una fascia ampia di adepti che, con sudore e fatica, cercano di rendere la carrozzeria più presentabile. In verità “più presentabile” per gli over 40, gli altri, invece, possono ancora dilettarsi ad aggiungere optional.

Per tutti, fatica.

Mi presento puntuale dopo il lavoro, più o meno alla stessa ora, nelle stesse giornate e, con me, un gruppetto eterogeneo di persone dei due sessi. Quelli a me coetanei, poveracci, sono piuttosto mal messi: adipe, fisici collassati, dove, l’impietoso scorrere del tempo, ha lasciato traccia profonda. Ci sono le eccezioni, i meritevoli (uomini e donne) che hanno faticato sempre, costruendosi fisici notevoli che il tempo ha solo minimamente segnato, di solito limitandosi a rigarne i volti.

E poi ci sono loro, la beata gioventù. Osservo le ragazze nello spogliatoio prima di entrare in sala, mentre controllano se la biancheria disegna correttamente quel delicato “non vedo ma immagino” sotto le guaine affusolate del loro leggins, strizzano i seni acerbi in bralette coordinate, sistemano le chiome, il lucidalabbra, smartphone alla mano, sono pronte ad affrontare l’allenamento, più di sguardi che di sollevamento pesi, ma tant’è.

Mentre frusto la mia volontà a non cedere sotto la super serie di addominali, mi diletto ad ascoltare i discorsi dei giovani virgulti, a guardarli mentre cercano di capire se e come è cresciuto i bicipite, ad alzarsi la maglietta per mostrare all’amico quanto è bella la loro “tartaruga” . Non smettono di guardarsi, commentando i loro progressi, esibendosi in una serie infinita di banalità in campo alimentare che, a volte, vorrei prenderli a testate.

Invece resisto, io faccio parte della guardia dei dinosauri, e quando metto piede in sala sudo, divento paonazza sotto sforzo, il cellulare lo guardo solo per vederci gli esercizi della scheda, non telefono agli amici e, tra una ripetuta e l’altra, cerco di respirare. Evito accuratamente di individuare la mia immagine nello specchio che quello che ci troverei fa a pugni con la media dei presenti.

E poi arrivano loro, quelle giovani e belle, e senti che la sala pesi trattiene il respiro, i ragazzi aprono il petto, gonfiano i bicipiti per far vedere quanto sono grossi, fanno le facce come a dire “Non mi sono accorto che sei entrata, sai” per poi sdilinquirsi quando Lei se ne va senza degnarli di un solo sguardo, come fosse una gatta, a coda alta e naso all’insù.

Una stilla di sudore mi imperla la tempia, l’asciugo e finisco la mia serie. Forse quest’anno arriverò preparata alla prova costume. Forse…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

Annunci

LA MOVIDA CHE NON CAPISCO.

MOVIDA

Ci sono delle serate che nascono così, quasi per caso, una telefonata all’amica del cuore e decidi di mandare a quel paese tutta la settimana di Ramadan e regalarti un’uscita a tutto spritz e patatine di sacchetto.

Detto fatto, ti ritrovi seduta nel luogo della città che ti è più caro, quella piazza Cavana che ti accoglie nel suo abbraccio di case medievali, colorate di recente, e resa un piccolo salottino della città.

Tu preferisci questi luoghi più ritirati, lontani dal clamore della musica sparata a forti decibel, con la folla che si spintona con il bicchiere in mano.

No, tu sei per il chill out di sottofondo, per le persone che hanno qualcosa da dirsi e che lo fanno sorseggiando un aperitivo.

Ma tu sei out, sei troppo grande, per non dire “vecchia” e le cose del mondo moderno, non le capisci.

Il piacere di mostrare le piumette, facendosi belle, indossando il tacco giaguaro, la minigonna o gli short inguinali, un bel trucco “sciabadah” e via, pronte per la sfilata in quella via del centro dove si trovano tutti. Le ragazze fanno così, i ragazzi sono tutti lì ad attenderle, ma questa è la gioventù che – sempre – negli anni verdi, ha giocato con la bellezza del corpo e della giovinezza.

Ma io non sono più ggiovane, sono una signora di mezza età e questa movida adolescenziale proprio non la capisco.

Li osservavo, quanto sono belli!, si intravede l’adulto che diventeranno quando le piume della prima giovinezza diventeranno i colori definiti della maturità, tutti guardano tutti, si scrutano, si occhieggiano, gli ormoni sono così presenti che si possono quasi toccare ma, è questo che non comprendo, quasi mai avviene il “tocco”, l’aggancio quel “Ciao come stai?” detto a una sconosciuta, insomma l’approccio.

Allora, mi chiedo, che senso ha tutto questo? La rappresentazione, la preparazione, se poi l’aspettativa viene disillusa?

Allora si paventa una nuova figura, l’uomo predatore, decisamente molto più grande d’età che si presenta nel luogo, come il leone in mezzo a un branco di antilopi, e va a fare strage di prede.

E’ ovvio che sia così, il beneficio sta per entrambi: la giovine donna in erba, vedrà finalmente riconosciuto il potere della sua seduzione e della sua bellezza da un uomo molto più grande, molto più esperto, mica da uno sbarbatello senza arte né parte suo coetaneo.

L’anziano signore (anziano, sì, perché 30 anni di differenza lo rendono tale) si sentirà ancora molto piacente, desiderato, voluto e, insomma, affermerà con convinzione il potere del suo testosterone.

Questi sono i giochi, questa la movida che non condivido, perché io sono una signora di mezza età. Non mi interessa adescare un giovine pargolo, non ho bisogno di affermare il fascino della mia esperienza, contando gli sguardi che ricevo se mostro le gambe.

Io sono una signora di mezza età. Rilassata e consapevole.

OLE’!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

COSA NON FARE PRIMA DI…

Swimming-pool-architecture-design-water

A volte mi chiedo dove sia finito il manto di esperienza che l’aver compiuto 40 anni regala a una donna.

E parlo di esperienza, non di vecchiaia, sia chiaro.

Mi preparo a trascorrere un fine settimana in un ameno luogo, dotato di tutti i comfort (piscina compresa), dove darò sfogo (SPERIAMO!!!) a tutta la voglia di ballare che mi scorre nelle vene.

Partecipare a una maratona di tango, come ho già avuto modo di spiegare, richiede una grande preparazione psicofisica:

  • ore e ore di ballo o, comunque, di stato di veglia
  • gestione dello stress da  – eventuale (tiè facciamo le corna!) – “tappezzeria”
  • gestione, a seguire, di incazzature di varia natura nei confronti:

– degli uomini stronzi che non ti si filano (Hei, chiedo solo di ballare, non voglio altro da te!!!)

– delle giovani donne che ti soffiano la tanda di sotto il naso (Hei bella, stai al posto tuo! … ma girerai la boa anta anche tu.. e poi ti voglio vedere!)

– di te stessa che potevi trovare di meglio da fare che rovinarti il weekend in questo modo scemo.

Dicevo, una guerra. Sia pure santa, si vive e si muore per il dio tango, ma sempre guerra.

Per preparare me stessa alla grande prova, cosa ho pensato di fare per rafforzare l’autostima e arrivare con il sorriso al mio appuntamento?

Ebbene, sotto PMS, in pieno raffreddore da fieno, ho avuto la brillantissima idea di fare la prova costume!

UN’ IDEONA GE- NIA-LE!!!

La mia pelle albina non vede il sole da mesi sicchè manifesto un colorito così tanto pallido da risultare fosforescente alla luce. Non serve aggiungere che ogni micron del corpo, colpito da un raggio di sole, celebra i difetti di cui è portatore in maniera esaltante.

MORALE:

ho ri-preso al pistola e ho tirato un colpo. Era nuovamente scarica e mi toccherà suicidarmi la prossima volta.

Un tanto per condividere  con tutte le mie lettrici il terribile momento che ci aspetta… e non voglio sentire le voci di quelle, la mia amica A. in prima fila, che mi dicono che sono una stronza a lamentarmi.

Ogni donna ha il suo paesaggio di visioni, di emozioni, di percezioni del suo sè. E per ogni donna, la prima svestizione “pubblica” è un salto nel vuoto.

Così, cercavo di farmi venire in mente una strategia alternativa, ma, fino ad ora, i neuroni non sono venuti a soccorrermi, loro sono già sulla brandina distesi a godersi il sole…

Beata innocenza…

Pimpra

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: