DI TANTO IN TANGO. VOGLIO UNA MARATONA FRIENDLY

 

maratona-gattaHo sempre saputo di essere una donna piuttosto agonista, lo sport mi ha forgiato al “combattimento” sin dalla più tenera età, sicché, ogni nuova attività che ho intrapreso è stata all’insegna di dare il massimo, impegnarmi al massimo, cercare di ottenere i massimi risultati.

Va da sé che non sempre si riesce a raggiungere la vetta desiderata, anzi, direi che il più delle volte si cade e ci si avvicina solo lontanamente, ma il cuore appassionato, il desiderio di farcela, di mettersi alla prova, quelli restano sempre.

Anche quando lo scorrere del tempo, rende corpo e mente non più verdi.

Nel tango, ho messo la stessa, intensa, passione.

Mutatis mutandis, mi ritrovo ad affrontare le maratone con uno spirito diverso. Ben conscia che, oramai, sono più prossima a Villa Arzilla che alla discoteca sulla spiaggia e che dovrò abituare il mio spirito giocosamente ribelle e indomito al fatto che sono una “affascinante donna matura” (OH MIO DIO!!!!), ecco che, anche lo spirito della maratona che vado cercando è diverso.

Nella premessa che la qualità è e resta presupposto cardine per uccidere il proprio corpo di fatica nelle lunghissime sessioni di milonga, ebbene sento forte il bisogno di essere circondata da persone che abbiano un atteggiamento “friendly”, amichevole, accogliente e rilassato.

Che due maroni i competitivi/e che non ti guardano neanche in faccia e men che meno ti degnano di un cenno di saluto perché sono tutti proiettati ad accaparrarsi le grazie del di Lui/Lei ballerino/a, quelli che ti schifano perché ti etichettano come “low level” non degno del gotha tanguero che hanno in testa, insomma che due palle di tutti coloro che, una volta in più, dimenticano il sapore della festa, il piacere di rivedersi, di abbracciarsi, di riconoscersi o di conoscersi per la prima volta.

Allora, sai che c’è, me la sono goduta al massimo la mia maratona friendly, in quel di Brescia (che ci ho pure fatto la capatina da Iginio! ;-), dove ho goduto di quell’atmosfera gaia e gagliarda di gioia e di festa che la Grazia e il suo staff hanno regalato a tutti i partecipanti.

Ma che ve lo dico a fare, sarà che tra pochi giorni un nuovo giro di boa si avvicina ed io divento sempre più… matura!

STICAZZI!

Pimpra

 

 

 

 

 

 

 

PIU’ L’INVERNO SI FA DURO, PIU’ I DURI SI ABBRACCIANO!

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Finalmente è arrivato, l’inverno è tra noi.

Lo aspettavo con trepidazione, perché a me, le vie di mezzo, non sono mai piaciute. Ho bisogno di avere freddo e lo sostengo da freddolosa dichiarata. L’inverno non può essere una primavera malvestita, un autunno estivo.

Fa un freddo cattivo qui al nord est, la bora si inanella di diamanti di ghiaccio e le sue raffiche arrivano violente come frustate, facendo male al volto.

Inutile dire che i trasferimenti in scooter richiedono abilità paranormali per evitare di essere birillo della regina ventosa della città. E ci vuole il coraggio di un marinaio dell’800 ad affrontare di petto (anche se con l’abbigliamento tecnico moderno) l’aria che raddoppia il suo impatto gelido.

Eppure mi piace. Mi lamento, sono congelata, ho le mani ferite dal freddo ma ne godo allo stesso tempo.

A me l’animo si riscalda, incredibile, ho voglia e cerco di più il contatto e questo portato verso l’altro, modifica sicuramente anche il mio modo di ballare.

La splendida foto di Marco Piemonte che fa da cappello al post, esprime meravigliosamente la potenza dell’abbraccio, il calore che si riceve e che si da’.

Quando è inverno si balla diversamente, in qualche modo si riesce più facilmente a trovare quella intimità speciale, quel momento “panda” di vicinanza assoluta all’altro, come se i corpi ascoltassero meglio, con maggiore sensibilità e attenzione.

Ecco perché sto imparando ad amare l’inverno, mentre prima lo detestavo, perché avvicina.

Allora, sapete che c’è, vado a godermelo tutto…

TANTI ABBRACCI A TUTTI, ma abbracci veri, come intendo io…

Pimpra

 

 

DI TANTO IN TANGO. L’ABITO FA IL TANGUERO?

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Abituata come sono a frequentare il mondo del tango da più di due lustri, confesso che oramai non mi accorgo più di come, gli uomini, in termini di abbigliamento, vadano in milonga.

Va di sicuro fatto un distinguo tra coloro che si presentano a una serata singola o a coloro che affrontano un Festival, piuttosto che un Encuentro o una Maratona.

La singola serata di milonga è, forse, quella più facile: i maschietti o si tirano ai massimi (cosa che avviene rarissimamente e solo in contesti molto particolari o su dress code espressamente richiesto) e sfoderano giacche, gilet, camicie, pantaloni di tessuto, oppure, di norma, sono piuttosto rilassati, T-Shirt, camicie, jeans senza star lì tanto a pensarci.

Il Festivaliero, di solito, ha esigenza di affrontare le lezioni per cui porterà nella sua valigia abiti da “allenamento” e forse outfit più ricercati per la serate di milonga, ma lo ripeto: forse.

I frequentatori degli Encuentri, da quanto ho potuto apprezzare, hanno una maggiore sensibilità alla formalità dell’abito, in particolare per le milonghe serali. Ma non è regola, poiché molto dipende dal taglio, più o meno rilassato, dello stesso evento.

Al solito, i maratoneti, sono mondo a parte.

In maratona, tutto è permesso. Considerato il livello di “performance” richiesta ai danzatori, va da sé che, gli uomini in particolare, sceglieranno la via della praticità e del comfort, anche perché, le litrate di sudore che si perdono, costringono i partecipanti a numerosi cambi.

Ci sono danzatori che, a onor del vero, hanno un loro stile e una firma particolarissimi. Dalla stampa sempre molto originale delle camicie, all’utilizzo monocromatico di un colore di elezione, al vezzo di portare l’asciugamano per tamponarsi in un certo modo o il ventaglio posizionato nella tasca di ampi pantaloni. C’è il dandy, sempre curatissimo, la cui raffinatezza esplode visibilissima in un contesto in cui gli altri “competitori” scelgono la via della comodità, e non certo quella dell’eleganza.

Chi gli abiti se li fa fare, chi indossa quello che capita, chi utilizza per più volte successive quello che capita e lì, iniziano i (grossi) fastidi…

Personalmente, quando ballo, non mi soffermo particolarmente ad osservare come è vestito l’uomo. Sono altri i dettagli che colpiscono la mia attenzione: come balla. Però, va detto che, ho imparato a riconoscere a colpo d’occhio quelli potenzialmente bravi, anche dal loro modo di vestire.

Immagino che esista un codice non scritto tra di loro, per cui, è molto probabile che ballino bene se si vestono (o non si vestono) in un certo modo. Ma non vi dirò come, vi lascio il piacere della scoperta…

Tutto questo per rispondere a un’amica, non tanguera, la quale vedendo le numerose foto di tango pubblicate sul mio profilo di FB, notava come le donne risultassero sempre eleganti, belle da vedere, mentre gli uomini, all’opposto, le apparissero piuttosto sciatti…

Probabilmente ha ragione lei, ma, in questo e solo in questo caso, metto il mio senso estetico in cantina, lo chiudo a chiave e faccio finta di non accorgermi della poca raffinatezza, del gusto discutibile, della eventuale sciatteria, perché, quando ballo, quello che cerco e voglio trovare è, semplicemente, un bravo ballerino, possibilmente asciutto e profumato (ovvero: con le ascelle perfettamente inodore!!!).

Olè!

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. TETTE E TANGO

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A me le cose succedono così, praticamente per caso. Ho postato una divertente (nelle mie intenzioni) foto sulla mia bacheca di FB e, senza immaginarlo, bummmm, come un elefante nel negozio di cristalli, ho urtato la sensibilità femminile.

L’argomento del contendere era una frase scema “Non chiedetemi l’amicizia, non ho le tette”, postata poiché il mio profilo FB sta ricevendo un sacco di richieste da uomini assolutamente improbabili, dai luoghi più disparati del pianeta, senza ragione alcuna.

Di qui, la mia foto di copertina, atta a dissuadere i potenziali non amici alla ricerca di chissà cosa…

Un’amica, però, non si è trovata d’accordo su questa mia scelta, ritenendola in qualche modo “razzista” nei confronti del corpo stesso delle donne. Oltre a ciò, proiettandola nel nostro comune mondo del tango, atta a rinforzare certi discriminatori comportamenti messi in atto da taluni danzatori.

Pur rimanendo fedele alla mia vis comica, non posso rimanere insensibile a quanto riferito dall’amica.

La mia lettura è questa.

Le motivazioni che spingono la coppia ad incontrasi in pista, sono e saranno sempre, le più disparate. Un’alchimia sottile fa scattare in entrambi quella intenzione di cingersi e di colorare una tanda con le emozioni nate dal cuore e riassunte nei corpi danzanti.

Questo è quanto accade in persone che cercano una dimensione intimista, artistica, di scambio, nell’abbraccio tanguero.

Poi c’è il resto del mondo.

Ci sono quelli/e che vanno in milonga per tantissime ragioni, tra le quali c’è, anche, quella di ballare.

Non mi sento di giudicare, né di giudicare male chi si vive la milonga in modo diverso dal mio.

Va da sé che, sia per ballare che per “cercare altro”, si inneschi una implicita competizione tra gli attori coinvolti. Questa gioiosa battaglia si combatte con più armi: chi con la sua capacità e talento danzante, chi con le emozioni che sa trasmettere, chi mettendo in mostra le piume, chi seducendo verbalmente ecc ecc: la varia umanità.

Nel gruppo, ovviamente, ci sono “gli sfigati“. Definisco la categoria: sono gli/le invidiosi/e. Coloro che guardano sempre fuori da loro stessi ma non lo fanno per cercare bellezza, ma per evidenziare gli aspetti negativi (o così loro li percepiscono) del mondo e di chi lo popola.

Questi sfigati sono infestanti perché, su Anime gentili, posano i loro artigli cattivi e inoculano il tremendo veleno: fanno partire brutti gossip, demoliscono le persone, criticano tutto/i/e e, purtroppo, molto molto spesso riescono a distruggere l’amore verso se stessi delle loro vittime.

Ovviamente le donne sono il bersaglio per eccellenza di questi sfigati che si accaniscono a demolirle a più non posso.

Allora sapete quale è il mio antidoto? un bel ME NE FOTTO!

Sono come sono, ballo come ballo, non ho (abbastanza) tette per essere tra le ballerine più gettonate (?) , ma sto bene così e non cambierei, di me, una sola virgola… [bugia!!! vorrei essere una tanguera migliore!!!]

E adesso, sfigati, potete scatenarvi!

STICAZZI, OLE’!

🙂

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. RICOMINCIO DAL… CONTATTO

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Un fine settimana non è degno di tale nome se non è condito da una milonga. Ho bisogno di fare rifornimento di abbracci, di ricaricare le pile di buona musica, di sentire il mio corpo voluttuoso e vibrante sulle note, ho bisogno di ballare.

Per una serie di motivi mi riesce sempre meno spesso di farlo alla sera, quindi mi “accontento” di una pomeridiana.

Ho conosciuto il “Contatto” parecchi anni addietro e, mi ci sono sempre trovata bene. All’inizio mi sembrava un luogo strano, perché erano i tempi in cui amavo ballare i Gotan, Bajofondo e tutto quel genere di tango moderno che, tra le pareti della più vecchia milonga tradizionale del Nord Est, non era contemplato. Ammiravo i tangueros ballare stretti stretti, mentre allora il mio abbraccio era elastico e aperto. Eppure li ammiravo, trovavo una poesia sottile dentro i loro passi piccoli, gli adornos delle ballerine che, sebbene un pochino statiche per i miei gusti espressivi, rappresentavano di certo un mio ideale di femminilità consapevole e sicura.

Il tempo passa, il tango evolve e io stessa muto come ballerina.

L’abbraccio si fa vicino, la dinamica resta sempre vivace, ma cambia il modo in cui esce, la sua forma esterna.

Torno al Contatto dopo molto, molto tempo, e neppure nella serata clou della settimana, ma durante la pomeridiana domenicale.

La prima impressione è quella di entrare a casa di qualcuno perché si viene accolti. I milongueros sono grandicelli, e va bene così, la ronda è una vera ronda, come dio comanda in terra e, anche i principianti presenti, si adeguano con rispetto.

Percepisci l’amore che si deve al Tango e alle persone che lo amano, dai padroni di casa  a tutti gli ospiti presenti. Il tepore emotivo della sala è ulteriormente riscaldato dall’ottima scelta musicale che i TJ invitati propongono.

Allora la mia fame, la mia sete di ballo trovano una dimensione intimista e profonda, resa tale anche dagli sguardi delicati che i presenti rivolgono alla pista.

Al Contatto ritrovo la mia anima danzante, ritrovo il tocco delicato e forte del mio compagno, ritrovo quella ebbrezza speciale che mi regala la musica.

Allora, sai che c’è? Ricomincio da qui.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO: FESTIVAL E/O MARATONA? … dipende…

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Che bella questa sensazione di pienezza, di rotondità, di riempimento che mi pervade l’anima tutta dopo il bellissimo weekend trascorso a Dobrna, al Festival organizzato da TimeForTango.

Di norma, non amo pubblicizzare eventi ai quali partecipo, salvo scrivere gli articoli che riguardano esperienze di maratona, che, chi mi segue lo sa, sono e restano una mia grande passione.

Il festival è altro, è una dimensione diversa dove, oltre a ballare, si studia. Quello di Dobrna è un evento particolare, al quale ho il piacere di partecipare da anni.

La location rilassante, tra i boschi della Slovenia, in una piccola cittadina termale, l’albergo dotato di terme per rilassare il corpo dopo le fatiche, spazi sociali dedicati e poi tutto lo stabilimento delle vecchie terme riservato al mondo tanguero per le sale studio e la milonga.

Offerta didattica, milonga serale concepiti con sano equilibrio, pensato per offrire uno spazio/tempo che sia utile allo studio e piacevole per il relax. Ad ognuno la libertà di scatenarsi a lezione o di dedicare del tempo anche al riposo.

La qui presente tanguera bulimica , non si è fatta scappare l’occasione per studiare a più non posso, insegnanti diversi per metodo/didattica/stile che hanno saputo rispondere a tanti quesiti e alle innumerevoli domande che la ballerina aveva in mente.

Ed ho aperto un mondo, conoscendo maestri (sì, proprio con la M maiuscola) che mi hanno veramente dato. Dato la loro competenza tecnica identificando le mie criticità e, soprattutto, aiutandomi a trovare una chiave per lavorarci su. Artisti che hanno profondamente emozionato le corde della mia anima con le loro esibizioni. Amici. Tanti Amici con i quali c’è stato uno scambio profondo, alla faccia della superficialità delle relazioni umane dei tempi moderni.

La dimensione relazionale di questo Festival è stata uno dei valori aggiunti che ho portato a casa con me, oltre agli stimoli tecnici per continuare il lavoro di studio del mio tango.

Ho apprezzato questa dimensione intima e amicale del festival, dove mai ho percepito ansie da performance, desiderio di far vedere le piume e le piumette del proprio narcisismo tanguero, seduzioni ridicole per agguantarsi il ballerino famoso, e tutta quella serie di atteggiamenti tipici di alcuni eventi, maratone incluse.

Eppure i Festival, così come concepiti ed organizzati da anni, stanno esaurendo la loro carica di aggregazione a vantaggio di una dispersione in mille e uno rivoli di eventi, più o meno grandi che ogni associazione, gruppo, scuola, mette in campo. Ma qui il discorso di fa lungo e richiederebbe una riflessione dedicata.

Tornando a questo Festival, charlando appassionatamente con amici e maestri, siamo giunti alla conclusione che per il tanguero malato, quello per cui il tango è diventato parte integrante della vita, del suo essere, la ricerca espressiva (ad un certo punto si smette di ballare e basta si deve e si vuole esprimere qualcosa di se stessi nella danza, in modo personale ed unico)  ha bisogno di uno studio condiviso con altri come lui e guidato in un progetto didattico condotto da insegnanti seri.

Mi è piaciuta moltissimo questa riflessione, mi ci ritrovo assolutamente in mezzo, in questa ricerca profonda di connessioni interiori con me stessa, con il mio ballerino, con l’onda vibrazionale che si espande e si crea nella sala di una milonga.

Queste molecole di energia, miste al sudore, al profumo, alla gioia e al dolore sono quanto di più intenso, la vita creativa mi sta regalando.

Ed è quel senso di pieno, di ebbrezza, di gioia di condivisione che mi rende immensamente felice.

STICAZZI! OLE’!

Pimpra

PS: amo questa immagine e ringrazio Maurizio C. per aver avuto la prontezza di coglierla.

Un abbraccio che racconta della mia emozione e di quella di Paola P. dopo la sua esibizione. Il suo tango ha danzato nella mia anima, come se lei fosse me ed io lei. E sono momenti che non si dimenticano.

Timefortango festival qui

Terme di Dobrna qui

 

 

DI TANTO IN TANGO. INCONTRI CHE TI CAMBIANO LA PROSPETTIVA. E, FINALMENTE, IMPARI.

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La notizia ti giunge all’orecchio per caso, una sera mentre stati rientrando a casa dal lavoro e incontri una coppia di amici sul tuo percorso che ti fanno la domanda “Ma tu ci vai?”, “Vado dove?” , “Allo stage di tecnica femminile con 4 prodigiose ballerine che insegnano tutte insieme!”.

Confesso, in tanti anni di studio, non l’avevo mai sentita, 4 insegnanti tutte in una lezione sola. Mi incuriosisco e mi iscrivo, anche perché, dove c’è lezione di tecnica femminile, una ballerina come si deve, ha il dovere morale di partecipare. Punto.

Tre lezioni, letteralmente rubate al tempo, agli impegni, ai doveri. Quattro ore e mezza tutte per me, da godermi in assoluta intimità. Mie e basta.

UNA FOLGORAZIONE!

Senza entrare nel merito della bravura delle insegnanti, del modo piacevole, empatico, divertente, saggio e delicato di insegnare, la folgorazione più assoluta l’ho avuta, semplicemente osservandole.

Guardavo le donne che erano, prima delle incredibili professioniste, tanguere spinte, modello Porsche.

Quattro fisicità assolutamente diverse, quattro corpi che uscivano dal rigore della “danzatrice” tutta ossa o poche curve, alcune con grandi curve, altre con forme più eteree e meno marcate ma, su tutte, emanava, usciva, si espandeva, emergeva rigogliosa una FEMMINILITA’ dirompente!!!!

Sono rimasta folgorata, di quanto una donna consapevole di sé, della sua sostanza (qualunque essa sia, e in qualunque modo si presenti al mondo), della sua unicità, con l’amore verso se stessa, possa essere capace di mettere in atto un vero miracolo di fascino!

Fossi stato un uomo mi sarei catapultato sull’onda di un corteggiamento perché, in giro (almeno in questa lontana parte del Bel Paese), di femminilità vera, di quella che tracima e sa di buono, ce n’è veramente rimasta poca!

Ed ecco che tra un pivot e un boleo, lavorando sul corpo, ho capito di quanto lo uso ma non sono capace (ancora) di valorizzarlo, di farlo parlare come lui (la mia Lei interiore, a dirla tutta!) vorrebbe e potrebbe parlare.

Una bella sensazione che ho provato e che mi ha molto colpita è che, al loro cospetto, dinnanzi alla categoria nella quale ho scelto di vivere questa vita, la donna, la mia donna ancora in “caduta” si emozionasse, come a dirmi “Ehi, ci sono anche io, anche tu hai tutto questo dentro di te!”.

Ho portato a casa, oltre agli insegnamenti tecnici assolutamente necessari, la voglia di mettermi in gioco per completare il cerchio della mia me donna che, con tanta fatica, sto cercando di fare uscire.

Allora, sapete che vi dico? IL TANGO LIBERA TUTTE!

E qui un bel “STICAZZI” ci sta!

Pimpra

PS Tango Deluxe, un progetto di Noelia Barsi, Josefina Bermudez Avila, Maria Ines Bogado e Roxana Suarez.

 

 

 

 

 

 

BACK TO SCHOOL.VADO IN MARATONA E TORNO.

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A volte, ma molto raramente, mi capita di invidiare gli scolari che affrontano la partenza del nuovo anno. Ricordo distintamente il profumo dei quaderni nuovi, il diario da scegliere che poi rimaneva territorio delle più disparate scritte, collage, biglietti, e mai utilizzato per appuntare i compiti per casa.

I libri nuovi i cui dorsi creavano la gobba tra le pagine che, per le prime settimane mi divertivo a non sgualcire. La ricerca delle penne che scivolassero veloci sulla carta che io, di tempo da perdere, non ne avevo mai.

Cresci e, se sei tra quelli che hanno fatto famiglia, ogni anno ti rivivi queste emozioni e questi stress sulla pelle dei tuoi figli.

Se, invece, di figli non ne hai, ti godi la partecipazione alla maratona Colegiala. Punto e a capo.

La mia  seconda volta, come se, passata la prima edizione, fossi stata promossa a partecipare alla seconda, insomma, non mi hanno bocciato! Che soddisfazione!

La maratona delle “banane” che gli organizzatori, alla prima edizione, avevano fatto male i conti con i rifornimenti per i maratoneti e, per non buttare caschi e caschi del frutto dell’amore, esortavano i ballerini a rifocillarsi delle preziose “merendine della natura”.

Vabbè la location è da urlo, unica nel suo genere, Torre Marina, colonia estiva per i figlioli degli operai della Fiat. Architettura stile fascio (1933) che riprende fedelmente gli interni della fabbrica del Lingotto. Una poesia per gli amanti del genere.

Ma quest’anno i prodi organizzatori, una squadra fantastica di toscanacci (e non solo), ci hanno regalato tante piccole chicche che hanno fatto la gioia dei partecipanti, per un attimo, ritornati alla stagione del grembiule.

Eppure, per me, il dì di festa, la sublimazione di ogni maratona sono le pomeridiane del sabato e della domenica.

In questa, in modo particolare, ho vissuto e goduto una tale catarsi emotiva e fisica che mi ha letteralmente prosciugato le forze e saziato la voglia di ballare il sabato notte. Una pomeridiana che mi ha vista seduta per il tempo di mangiare una mela e bere un caffè, per il resto sempre in pista.

Una scarica di adrenalina gioiosa così forte che, mi stupisco di come sia possibile fare accadere un tale miracolo. Chiedevo al traghettatore musicale del nostro delirio tanguero, sua Maestà Mauro B., quale fosse l’ingrediente segreto per far scattare così tante scintille di luce tanguera e una buena onda come non si vedono spesso in giro.

La risposta, chiara ed essenziale “Avete fatto tutto voi. Io non ho spinto come faccio di solito, ma eravate incontenibili”.

Allora è facile intuire quale e quanta magia ci abbia regalato questa splendida maratona, e facciamo che invece di chiudere la bella stagione, la Colegiala apra le danze del tempo che si fa più fresco, più intimo ma non meno di tango vorace!

Quest’inverno mi impegno e studio! Non voglio essere bocciata!

GRAZIE COLLEGIALI TUTTI! ❤

Pimpra, II° elementare

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. DIETRO LE QUINTE DI UNA MARATONA DI TANGO

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Dall’esterno è tutto molto semplice.

Un weekend in cui si balla a finire, danzatori di entrambi i sessi di alto se non altissimo livello, musicalisadores con le palle, cioè non quelli improvvisati che tanto basta avere un pc portatile e sono bravi tutti, tandas orgasmiche, socialità, nuovi e vecchi amici, scambio, condivisione, gioia e divertimento.

La faccia scintillante della medaglia. Poi c’è il lato b, quello oscuro, che accompagna la maggior parte dei maratoneti, o, perlomeno, quelli “intellettualmente onesti” che hanno il coraggio di ammetterlo.

Gli aspetti psicologici che stanno dietro alla partecipazione a un evento del genere, hanno una portata emotiva molto intensa, quando non devastante.

La maratona, per come la intendo io, non è una “normale” serata di milonga ripetuta per più giorni. E’ molto di più.

Innanzitutto, le maratone “come dio comanda” prevedono un numero blindato e relativamente contenuto di partecipanti, di norma, selezionatissimi. Già qui, si scatena un putiferio emozionale poiché, tutti noi, nel nostro intimo, vorremmo essere convocati, invece -sticazzi-, non sempre possiamo essere annoverati nella rosa dei papabili.

E sono fastidi. Narcisi come siamo TUTTI, chi danza ancora di più, riteniamo la nostra esclusione un atto di lesa maestà che ci fa imbizzarrire fin nel profondo.

Facciamo che siamo tra i convocati. Primo orgasmo. Possiamo procedere a prenotare il viaggio e ad organizzare il soggiorno.

Arriva il momento di partire e, per entrambi i sessi, inizia la partita con le strategie da mettere in campo per godersi l’evento.

Le donne provvedono con attenzione alla scelta dei loro look, perché, mai come in maratona, ciò che colpisce l’occhio regala una percentuale in più nella riscossione dell’invito. E credo che per gli uomini sia lo stesso sebbene la motivazione di base sia diversa.

La prima serata di maratona, probabilmente, è quella a più alto tasso di adrenalina. Si “annusa l’aria”, si devono afferrare le dinamiche di pista, studiare i potenziali “avversari”, accertarsi della presenza dei propri ballerini/e preferite, magari incontrati in altre maratone e che, il più delle volte, vivono a  grande distanza.

Partono miradas che sembrano fiammeggiate di napalm, donne e uomini sembrano predatori nella giungla. Ed è così. Sangre y arena.

La maratona non è per tutti.

Chi le frequenta è animato da spirito agonista, voglioso, protagonista. Io voglio ballare e per farlo mi devo dare da fare, perché la concorrenza è spietata, c’è tanta qualità di ballo e tutti hanno il mio stesso, bruciante, desiderio. Non vale la regola “mi metto qui e aspetto”, resti lì e aspetti e speri fino alla fine dei tuoi giorni, seduto/a da solo/a.

Quando ci si mette in gioco così, è un po’ come spogliarsi dinnanzi a noi stessi. Non possiamo fingere ciò che non siamo, entriamo in contatto con tutte le insicurezze, le paranoie di cui siamo portatori.

Cosa c’è di più difficile di “mettersi in piazza”, di certo indossando un bel vestito, e iniziando a guardarci intorno alla ricerca di uno sguardo che incontri il nostro e lo ricambi? Quando il contatto avviene ma uno dei due non sostiene quell’intenzione e scivola via, quanto viene ferito il nostro ego?

Allo stesso modo le mille domande che iniziano a turbinare nella mente quando osserviamo chi è lì con noi, ai bordi di quella pista che, all’inizio, può anche sembrare infernale ma, una volta messoci il piede dentro, ci regala infinite delizie… ma mettercelo quel piede!!!

Amo la maratona perché psicologicamente mi violenta dentro, mi sbatte in faccia tutte le mie paure, esalta le mie insicurezze, e mi inonda di dubbi.

Allo stesso modo mi rafforza perché, maratona dopo maratona, ho sempre meno terrore di guardarle, ci entro in contatto, a volte le accarezzo pure perché mi rendono la persona che sono, nella mia fragile unicità e infondono nel mio tango tutta la vita di cui ha bisogno.

Non è per tutti, bisogna accettarlo. Pochi hanno la forza e il coraggio di vedere il proprio castello di carte crollare in un soffio, vedere le certezze di cui si erano ammantanti, sgretolarsi così, improvvisamente, tra un D’Arienzo e un Di Sarli.

In coro diciamo: STICAZZI!

E ringraziamo di avere questo dono tra le mani: siamo ballerini di tango.

Pimpra

IMAGE CREDIT: Giò Il Fuz

 

 

LA LATINA SENZA FRONTIERE

la latina

Quando eravate bimbi vi sarà sicuramente capitato di fare “gne gne gne” ad altri bambini perché avevate un giocattolo nuovo, ambitissimo, in anteprima assoluta.

Sì insomma, sarete stati sicuramente stronzi pure voi, così come lo sarò io con il post odierno.

GNE’ GNE’ GNE’ Amici Cari. Oggi va così.

Sono stata alla maratona più esagerata mai vissuta ad oggi e, forse, voi, non eravate tra i partecipanti. Mi spiace. Ma, tranquilli, adesso vi faccio schiattare di invidia! 😀

Per me, la maratona perfetta, per una serie di ragioni:

  • la durata: 6 giorni. Tango ai massimi e se dico massimi è un eufemismo, perché non trovo un’altra parola: “stellare”, ecco. Potendo sollazzarsi della passione preferita per un tempo così esteso, tutta la frenesia e l’ansia di non perdere un solo minuto in pista, sono state eliminate. C’era tutto il tempo, in accordo con desiderio, stanchezza e voglia, anche, di fare altro.
  • le attività extra milonga: e qui si apre un mondo. Relax in piscina, scuola di cucina (!!!) dove abbiamo imparato dei trucchetti niente male, degustazioni di prodotti tipici, un godimento assoluto  e… ciliegina sulla torta i “Giochi Senza Frontiere“!!!!

Chi di voi li ricorda? Ebbene 4 squadre per 6 giocatori l’una che si sono cimentate in 4 specialità (pallanuoto compresa!) per lo spasso di tutti i presenti. Non serve che vi dica che mi ci sono tuffata a pesce (in tutti i sensi!) e che la squadra “PUGLIESE” si è portata a casa la vittoria! Una polo rossa, meravigliosa, trofeo di cui vado orgogliosissima (in foto)! Se pensate che in acqua, i giochi si sono svolti in piscina, si facesse finta e le gare venissero prese sottogamba, vi sbagliate di grosso!!!! Un agonismo tanguero degno delle olimpiadi!

Divertimento assoluto e tifo da stadio.

L’Alzheimer sta facendo passi da gigante nella mia testa tanto da farmi  dimenticare, al momento in cui ho scritto il pezzo, di un’altra incredibile invenzione dei nostri Anfitrioni: “alla ricerca dell’ultima tanda”. Di che si tratta?

Immaginate 12 straordinari TJ, diversi per indole e sensibilità musicale, come è doveroso sia, esperti ballerini, maratoneti di lungo corso e famosissimi musicalisadores. Metteteli a sedere in un tavolo, l’uno a fianco all’altro, con la loro musica davanti. a turno, veniva estratta la quaterna, e, uno dopo l’altro, ognuno proponeva un brano a sua insindacabile scelta, a cui, il successivo tj doveva far seguire altro brano, altra musica in modo che ci fosse una sorta di coerenza musicale per  creare una tanda. Tutto all’impronta, ovviamente.

Quasi due ore di concerto, che non trovo altro modo per definirlo, condito di virtuosismi e stranezze musicali da cui poter ricavare, senza dubbio, un cd “Chill out”. 

Creatiavità pura, di chi ha avuto l’idea e di  chi l’ha realizzata= GODIMENTO PURO.

Lo spazio/tempo fuori dalla milonga è un fenomenale collante sociale. A bordo vasca si sono strette amicizie, a cena si parlava per il più delle volte in inglese per il piacere di condividere esperienze con amici provenienti da paesi lontani. Uno scambio che ci ha arricchito tutti, ci ha avvicinato, resi più aperti e ricettivi. Questa energia pulita, poi, si è riversata come un fiume in piena anche sulla pista, regalando tandas straordinarie, indimenticabili.

  • la pista da ballo: l’unico aggettivo che mi viene in mente è enorme. Parliamoci chiaro, se si organizza una maratona di 400 persone, bisogna garantire lo spazio necessario per muoversi e per farlo “comodi”. In maratona si viaggia veloce, le gambe si stendono in passi di giaguaro e non è immaginabile procedere diversamente. Lo spazio ha garantito ogni deciso spostamento senza arrecare fastidio alle altre coppie presenti.
  • i ballerini: maratona a tre livelli: il gotha della danza europea, il paradiso terrestre e danzatori/trici patrimonio Unesco. No, cioè capite che di meglio non si trova in giro!!!!  Potreste chiedermi “E tu che ci facevi? Hai ballato?” e io rispondo di sì. Non con tutti, ovviamente, non con il gotha ma con STREPITOSI ballerini che molto mi hanno dato del loro tango e che porterò nel cuore.

E’ stata una vera manna dal cielo per tutti, comprese le ansie da prestazione che, indistintamente, hanno toccato uomini e donne.

Il lavoro fatto dai Mascalzoni Latini, Paolo, Antonio, Mauro, Bobo per organizzare un evento del genere è stato straordinario! Non mancava nulla, tutto offerto e presentato con un delizioso equilibrio di tempi e di modi.

Amici Cari, mi spiace, ma mi tocca fare GNE’ GNE’ GNE’ perché, per i malati di tango come me, una maratona così segna l’Albo d’Oro.

Ai Mascalzoni e a tutta la squadra delle persone che li hanno coadiuvati nella titanica impresa, va il mio più sentito GRAZIE. Sono ricordi, questi, che conserverò per sempre nel cuore!

#proudtobethere

Pimpra

 

 

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