DI TANTO IN TANGO. QUANDO LE DIMENSIONI CONTANO

Great Dane

 

Non ci avevo mai fatto caso prima, ma, nel tango, le dimensioni contano eccome!

Espressioni come un “grande” ballerino o una “grande ballerina, piuttosto che un “grande “evento”, una “grande” sala, un “grande” tj.

Quando ci vogliamo divertire il metro di misura che utilizziamo è sempre quello: GRANDE.

Mi chiedo: ragiono anche io allo stesso modo?

La risposta è: ahimè, sì.

Perché “ahimè”.

Se accettiamo il postulato che le cose piccole sono quelle preziose, che piccolo è bello, che la dimensione più ridotta delle cose fa sì che le stesse vengano pensate, curate, prodotte con più cura, ecco che il “grande” evento di suo, rischia di perdere quell’elemento di qualità che è insito nel “piccolo” evento.

Ma sarà poi vero?

Un piacevole dibattito con un amico che preferisce l’orbita “encuentro” a quella di “maratona”  e che sia pure un “piccolo” encuentro da massimo 120-130 persone, perché, secondo lui, nel piccolo la socialità si esalta, anche se, forse, si può perdere quel bel mix di qualità/livello di ballo che, un “grande” numero potrebbe  – e sottolineo potrebbe – offrire.

Mi ha fatto riflettere: sarà poi vero?

Allora ho fatto un veloce brainstorming sugli eventi a cui ho partecipato e, le mie conclusioni sono che:

  • evento GRANDE, è super wow se e solo se, gli organizzatori hanno due palle così (perdonate il francesismo), ne sanno (ovvero a loro volta hanno partecipato a tantissimi eventi), non sono divorati dal “fare business” ma pensano ai loro ospiti (prima priorità), insomma hanno “mestiere”.
    Va detto che, se l’evento è assolutamente aperto a tutti, come un Festival, ad esempio, tirare le fila della qualità è molto più ostico e bisogna lavorare sulla lunga distanza. Ripenso a quella favola che è stato il Festival di Fivizzano, quello di Mantova, solo per citarne due. Anni di lavoro, di qualità offerta con costanza e caparbietà, fino ad “educare” i partecipanti e, per una strana alchimia, a selezionarli verso il meglio. Non serviva essere già dei super ballerini, ma di certo era necessario avere quella voglia matta di studiare e di confrontarsi con gli altri, di osservare e di imparare. Quindi, nel tempo, questi “allievi festivalieri” sono diventati ballerini di tutto rispetto.
  • evento GRANDE vuole spazio grande, metri quadrati di pista, spazio “sociale”, se si è tanti bisogna potersi anche “incontrare”, magari lo si fa fuori della pista e poi si entra e si mixa piacevolmente ballo e non solo ballo, amicizia, chiacchiere, leggerezza.
    E’ capitato più volte che l’elemento spaziale fosse una variabile trascurata ed è un imperdonabile errore.
  • GRANDE QUALITÀ’ su tutto. Dai signori TJ che con le loro performance firmano e danno colore all’evento. I “musici” non si scelgono alla “cazzomaniera”, solo perché uno costa meno o l’altro era impegnato e metto insieme scarpe e zoccoli che tanto ai miei ospiti va bene tutto. E no! Non è così! Se vado a una maratona mi aspetto una certa particolare onda, lo stesso vale per il mondo milonguero.

    Mi fermo qui, su queste macro aree per non far la maestrina dalla penna rossa che tanto mi sta sulle scatole.

Quindi, per tirare le somme, l’equilibrio migliore dove si trova?

Nel mio mondo dei sogni l’ideale è  un Grande evento curato nei minimi dettagli come se… fosse un piccolo evento! Che, tradotto significa: voglio la moglie piena e la botte ubriaca! 😀

Pimpra

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GIROTANGANDO. NUOVA RUBRICA

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Mi è preso lo sghiribizzo di aprire una nuova rubrica, tutta dedicata al tango, focalizzata nella descrizione delle milonghe “stabili” del Friuli Venezia Giulia, accanto a quella che oramai ha una sua articolazione più definita “Di tanto in tango”

SCOPO:

  • raccontare agli amici tangueri ciò che possono trovare in regione (i locali già lo sanno), affinché orde barbariche di meravigliosi tangueros provenienti da tutta Italia (partiamo da un basso profilo, ma il sogno sarebbe di farne arrivare anche dall’estero), si spingano nelle loro peregrinazioni, fino al lontano nord est.
  • stimolare la continua ricerca di qualità che gli organizzatori offrono e possono offrire ai loro ospiti
  • creare un bel cerchio magico di positiva collaborazione affinché il movimento del tango esprima quella meravigliosa danzante comunità che è ma con confini sempre più aperti!

IL MIO PROFILO:

Per convincervi a venire a ballare dalle mie parti, devo necessariamente, descrivervi chi sono.

Ballo da più di due lustri. Il tango, per me, è una dimensione dell’Anima, un momento sacro del mio tempo libero. Sono una ballerina che sta nel contenitore di quelle definibili “dinamiche”. Quando vado in milonga, mi aspetto di trovare:

  • il pavimento adatto
  • tj di qualità o “mestiere”, ma come si intendeva un tempo, non sedicenti musici improvvisati
  • dimensione dell'”accoglienza” degli organizzatori
  • spazio adeguato al numero di persone
  • servizi basici necessari: bevande e piccoli snack, se mi procurano anche il caffè, mi rendono particolarmente felice
  • una ronda decente (ma questo è in capo ai danzatori, difficile darne colpa o demerito all’organizzatore, che però può spendersi per farlo capire agli ospiti)

Mi fermo a questi 6 punti basici, tutto ciò che arriva in più, è ben gradito.

Ho un carattere difficile, non mi piace tutto e nemmeno tutti. Osservo, ma, non lo faccio mai con occhi cattivi, mi piace cercare e trovare le cose belle, positive della vita e, a maggior ragione, nel tango.

Non scriverò questi articoli perché ci guadagno (denaro) e nemmeno mi aspetto di guadagnarlo in futuro. Mi auguro invece di poter stimolare l’arrivo di tanta brava gente tanguera, per mixare felicemente i nostri abbracci, godendone tutti. Insieme.

Se qualche organizzatore vuole segnalarmi la sua milonga, mi contatti pure qui: girotangando@gmail.com

Che dire di più? BUONE MILONGHE A TUTTI!

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. L’universo milonguero.

Tango milonguero

Ho notato come, con il farsi dell’età e degli anni di tango alle spalle, molti dei miei amici stiano rivolgendo il loro sguardo all’universo milonguero.

Premesso che le categorizzazioni, nel contesto di una danza che trae le sue origini e vive dentro il sentire popolare, non sono di mio gradimento, mi scopro favorevole all’individuazione di un mondo milonguero diverso da tutto il resto.

Premetto che non è questione di ghetto, di esclusione, di mondo a parte è, semplicemente, un diverso approccio.

La mia personale esperienza, credo possa senza dubbio partire, in termini di formazione, dal cosiddetto “tango tradizionale”/ classico, quindi abbraccio chiuso e dinamica più “corta”/asciutta. Poi, nel tempo, grazie a incontri e stimoli artistici credo di aver centrato la mia personale attitudine espressiva che, sicuramente, si trova a cavallo tra più mondi.

Milonguera pura, di sicuro non sono, anzi…

Osservando le dinamiche di pista, mi rendo conto che le mie corde tanguere suonano accordi diversi, nel senso che, il mio corpo, la mia anima, il mio carattere, il mio cervello, la mia creatività hanno bisogno di movimento, di spazio, per esprimersi.

Una sala di milongueros, è, di norma, una sala “ordinata” ossequiosa a un canone non espresso ma seguito, la ronda è pulita, geometrica, precisa. Un coro che canta armonico, un corpo energetico che si muove con affinità. Pure molto bello da vedere. Preciso.

Il “resto del mondo” di solito, è un bordello. Il caos, la “caciara”, il disordine ma, nonostante questo, chi ama il genere, trova sempre i suoi spazi espressivi, motori, e tutto quello che gli serve per ballare con gusto.

Non c’è un giusto e uno sbagliato, solo sapori diversi. In entrambi i casi, però, il codice assoluto è l’educazione e il rispetto: per il partner, per gli altri, pure per la pista (per “l’energia” della pista, per la sua particolare onda).

Da ballerina dinamica devo dire di aver scoperto, nel mondo milonguero, uno stimolo – per me – molto utile: ballare dentro.

Definisco: ballare dentro è farlo con un carattere di maggiore intimità, dando spazio a un ascolto ancora più “sottile” e a una risposta altrettanto sottile. Non è sentire di più o meglio è solo sentire/ascoltare diversamente dagli altri modi.

Le pulsazioni diaframmatiche che caratterizzano, di frequente, i ballerini milongueri, richiedono molta attenzione/concentrazione/sensibilità alla ballerina che dovrà muovere rispondendo a marche quasi sussurrate.

Non nascondo che mi riesce pesante, a volte, impegnarmi così tanto nell’ascolto poiché, la marca che passa da un respiro, esige totale coinvolgimento e concentrazione.

Ricordo una tanda di qualche mese fa, pista in overbooking, piena che più di così era impossibile, movimenti quasi impercettibili dei ballerini ed io, con la mia carica energetica a voler esplodere, lì in mezzo. Però… l’abbraccio che mi cingeva era di quelli specialissimi, di un danzatore che con delicatissimi tocchi, ha reso il mio corpo un pianoforte. Sotto le sue marche i miei movimenti rispondevano a un piano e a un forte musicale e fisico, diventavo i tasti che suonavano una croma e una semicroma, piuttosto che un allegro o un adagio.

Una di quelle tande che ti raccontano un sacco di cose, anche di te stesso e della magia unica di un abbraccio capace di colorare di sé tutta la stanza. In mezzo a centinaia di persone racchiuse in un fazzoletto di spazio, ho provato la sensazione di ballare in un limbo senza tempo, senza ostacoli, senza un io e un tu, senza corpo. Solo energia vibrante.

Provare per credere.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. I QUI PRO QUO

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Sull’onda del post precedente, un’altra grande questione da affrontare sono i … qui pro quo della milonga.

Sarà capitato a più di qualcuno di farsi dei film mentali incredibili su certi atteggiamenti di taluni in milonga: una volta ti saluta, una volta sei trasparente, una volta ballando ricevi complimenti, poi diventi trasparente, tu credi di mirare e ti viene infine detto “ma non mi guardi mai” oppure “non vedi mai che ti miro” e tu, accidenti, non vedi per davvero perché – è il caso mio- le lenti a contatto con il calore si appannano!

I motivi dei fraintendimenti sociali possono, a buona ragione, definirsi infiniti e creare disagio che, a volte, può sfociare in antipatia, disturbo e tanti brutti sentimenti di cui possiamo felicemente fare a meno.

Non saprei definire l’origine o quali sono i motivi per cui, una sana comunicazione, verbale e non, a un certo momento grippa e fa andare tutta la relazione nel casino, ma tant’è.

RIMEDI.

Personalmente opero una prima valutazione di massima: quella persona mi interessa? Tengo alla “relazione”? Oppure posso tranquillamente vivere senza?

Se la risposta è affermativa, cerco il modo per interagire e, in modo diretto o indiretto, confrontarmi con la persona.

Più e più volte mi è accaduto di chiarire fraintendimenti di natura così stupida che, una volta svelati, hanno fatto immensamente ridere sia me che la persona coinvolta. Ciò è accaduto con donne e con uomini, indistintamente.

Il problema più grande, secondo me, non è “stracapirsi” perché succede e basta, ma aver voglia di chiarire il misunderstanding.

E poi, ti pare che le cose fluiscano di nuovo al meglio, eviti di sentirti il piccolo/a Calimero della situazione, ne beneficia l’autostima e, la vita in generale, va via più leggera…

OLE’! 🙂

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO: L’ENERGIA FEMMINILE. I PRO E I CONTRO

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Puntuale come la cartella delle tasse, il nuovo anno mi porta immediatamente un insegnamento, di quelli però che faccio fatica a mandare giù.

Inizio con i botti alla splendida maratona di Roma che gli amici Mascalzoni Latini, ci sanno fare e, una volta in più, in pista e fuori di pista, lo hanno dimostrato. Lasciatemi scrivere che, a volte, gli italiani possono ben vantarsi di “farlo meglio” che un capodanno di maratona non è cosa per tutti. BRAVI e basta.

Ma andiamo al sodo.

Tutte noi, gentili Signore che ci presentiamo in milonga, abbiamo, come primo desiderio quello di ballare, credo sia verosimile per il 90% delle donne. Poi, sicuramente, c’è una frangia che cerca altro: chiacchiera, socializzazione, avventure ecc. ma, di norma, l’idea è quella: si va per ballare.

Senza entrare nel trito e ritrito discorso del:

  1. ballano le giovani perchè son giovani
  2. ballano le straniere perchè son straniere
  3. ballano quelle tettone perchè son tettone, aggiungi ha un bel culo, una bella faccia, è figa in generale ecc ecc
  4. ballano quelle che sembra che poi te la diano
  5.  ecc ecc

Il mio interesse è, invece, quello di comprendere che tipo di energia della donna, nella sua espressione danzante, fa scaturire l’invito dell’uomo, tolti i punti di cui sopra, per i quali preferisco soprassedere.

Ne ho parlato tantissime volte con amici maschi, ma ancora, una chiara risposta, non mi torna. Quella più facile è: ogni tanda ha la sua ballerina ideale. Poi però, osservi bene le dinamiche di pista e capisci che non è così, o, meglio, non è solo questo.

Proviamo a disegnare uno scenario possibile:

le donne nel tango si dividono in tre grossi macro gruppi: le seguidore, le “giaguare“, quelle che “ballano per conto loro”.

Tolto il terzo gruppo che significa poco studio alle spalle unito a una mega ansia da prestazione, focalizziamoci sulle prime due.

LA SEGUIDORA.

Probabilmente l’archetipo della tanguera,  colei che seguiva (e a volte subiva) marche e proposte azzardate del bailarìn alla ricerca del suo passo personale, del suo stile unico. La donna, come esistevano un tempo: un passo dietro al maschio, sua ombra e partner fedele.

Di solito, l’energia di una seguidora non è mai strabordante, non potrebbe esserlo perchè, per sua definizione, non può mai eccedere in prestazione, in movimento, quanto dall’uomo previsto, richiesto e desiderato. Lei avrà un abbraccio morbido, soave, sarà leggera, neutra ma sempre rispondente, un tutt’uno con il partner, dentro un affiatamento simbiotico ed esclusivo. Sarà l’esempio perfetto di flessuosità leggiadra e di femminile presenza.

Una danzatrice che non dice mai no. Una che, se marchi bene è sempre perfetta, e se non marchi benissimo, saprà evitare di metterti imbarazzo.

La seguidora è la ballerina che mette al riparo dal rischio di una brutta figura, perché se tu sei scarso, Lei nasconderà con la sua bravura, le tue pecche.

L’UNIVERSO GIAGUARE.

Qui la faccenda si complica: perché non ne esiste di un solo tipo, magari! Ogni donna che si riconosce “giaguara” è una giaguara a sé.

Nella macro definizione, rientrano le ballerine che non hanno paura di chiedere, quelle che, se vai fuori tempo si incazzano da morire (e trovano il modo di fartelo capire), quelle che pretendono il massimo e che danno il massimo, in ogni passo, in ogni movimento, in ogni abbraccio. Quelle che cercano e offrono “sapori forti”.

Le giaguare sono “maschili” nel senso che, loro, il ballerino se lo scelgono tosto, perché, seguire e basta, non fa parte delle loro corde. Una così, non si lascerà scappare l’attimo in cui si apre una possibilità di proposta che lancerà all’ignaro tanguero il quale, volente o nolente, una qualche risposta la dovrà dare.

Sono ballerine che hanno studiato tanto e devono sempre continuare a farlo perché, in caso contrario, se la verve di cui sono portatrici, andasse fuori controllo, sarebbero guai seri.

La Giaguara, da un certo punto di vista, non è una ballerina “rassicurante”. No, decisamente non lo è.

Allora mi chiedo, l’universo maschile, nella scelta peculiare della “ballerina giusta per quella tanda” dove preferisce esibire le sue doti/qualità, in quale dei due mondi?

Credo di conoscere già la risposta: la ballerina che simula di darvi lo scettro del potere tanguero piuttosto di quella che gioca a contenderlo a voi… ça va sans dire.

Però, ne sono certa, non è solo questo.

Vorrei tanto capire, per migliorare, è ovvio!, quali altri misteri stanno dentro e dietro alla scelta di un tipo di energia, piuttosto che un altro.

Mi stupisco sempre, in milonga, quando vedo fior fior di ballerine restare, per troppe tandas, ferme al palo. Le osservo, chiedendomi se sono loro a non mirare, di solito non è così. E vedo in pista, molte “intermedie” che ballano un fracasso, anche e specie con quelli bravini e, nuovamente non capisco.

Concludo pensando che, in fondo, se il tango fosse un tipo di cibo, probabilmente sarebbe una buona pasta con il pomodoro. Perché è trasversale, piace quasi a tutti, si digerisce facilmente, è abbastanza facile da preparare. Ha un gusto sufficientemente “bimbo” (leggi semplice) per piacere ai più.

Una corposa parmigiana, fatta bene, come dio comanda e come mammà prepara, evidentemente, ha un sapore troppo ricco per i delicati palati della maggior parte dei tangueros. O, forse, semplicemente, è troppo calorica. In tutti i i sensi! 😉

OLE’!

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO: C’E’ ANCORA MARGINE DI INNOVAZIONE/CREAZIONE?

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Ci pensavo ieri sera, mollemente distesa sul divanetto, copertina e gatta sulle gambe, come una vecchia prozia della letteratura inglese di fine 800. La domanda, mentre mi sgranchivo gli occhi ammirando numerosi ballerini professionisti su You Tube, è questa “E’ già stato detto/fatto/danzato tutto o, nel tango, esiste ancora margine di creazione?”

Probabilmente questa rientra di prepotenza tra le domande “E’ nato prima l’uovo o la gallina?” ma tant’è. Me la sono posta.

Nel pensarci ho fatto un immediato collegamento alla moda, arrivati a un certo punto di “evoluzione”, gli stilisti, hanno obbligatoriamente ripreso quanto altri, prima di loro, avevano creato, per riproporre successivamente, in chiave più moderna, attuale, concetti/linee/stili divenuti pietre miliari. Ecco che, a seconda degli anni, i couturier si sono ispirati agli anni 50, ai rivoluzionari 60, ai 70 e via andare. Tanto per dirla tutta, pure gli anni 80 fanno già parte di una rilettura della moda moderna, e pensare che, all’epoca, ero un’adolescente…

Il tango, segue un po’ questo tipo di vague? Di cicli e ricicli storici?

Partendo dal tango tradizionale, dei primi anni del secolo scorso, abbiamo assistito alla sua magica evoluzione. Dalle marcette ai tanghi più moderni, fino ad arrivare alle punte di quelli elettronici per poi, più o meno, assestarsi a un tango multietnico, variopinto, classico e meno classico. Ma questa è la musica.

Come si balla?

Esiste una “tendenza”, un modo particolare nel quale la comunità di danzatori sente di appartenere? Se è così, perché ciò accade? E’ un fattore legato alla “moda” o un nuovo/diverso/attuale modo di sentire.

Da un certo punto di vista, temo che, buona parte del mood tanguero segua, ahimè, anche un’esigenza di tipo “commerciale”: i maestri sono costretti a vendere un prodotto sempre diverso ad allievi che chiedono novità, senza per questo essersi dati il tempo necessario ad apprendere profondamente quanto loro insegnato. Una corsa insomma a trovare “l’accessorio, il colore, la forma” nuova per soddisfare una sorta di esigenza consumistica dell’acquirente/studente.

Così va il mondo. E pure gli insegnanti devono campare.

In tutto questo, sarebbe bello vi fosse una spinta alla ricerca, dapprima concettuale, poi fisica, di un’interpretazione artistica ancora innovativa, se possibile.

Qui bisognerebbe confrontarsi con i danzatori di altre discipline che vanno dalla classica alla moderna a tutte le sfumature che ci passano in mezzo, per capire se e come vi possa essere contaminazione.

Per fare “innovazione” sono sempre più convinta che, di base, sia necessario dapprima possedere una profonda conoscenza della “grammatica” tradizionale del tango argentino, una volta assimilata, può risultare fattibile un percorso di rinnovamento.

Poi mi faccio la fatidica domanda: “Ma te, Pimpra, che cosa vuoi esattamente?” e mi rispondo “Conoscere perfettamente quella grammatica di base, perché mi piacerebbe esprimermi in una lingua il più possibile “perfetta”.  Sarebbe già un risultato enorme, per me. ”

Poi, lascio ad altri talentuosi musicisti e ballerini, di aprire nuove strade – se ce ne sono –  dove potersi incamminare, se ci va.

Lunga vita al tango. Olè.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. FRIVOLEZZE TANGUERE: LA FIRMA OLFATTIVA

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Periodo molto positivo per il tango, quando riesco a ballare sino a sfinire il corpo, a saziare la mente, a rinfrancare lo spirito, a condividere i bei momenti con l’amata comunità di pazzi come me.

Nel corso dell’ultima maratona, nei rari attimi di pausa tra una tanda e l’altra, il piacere di scambiare quattro chiacchiere con le amiche ed ecco che, una volta ancora, esce l’argomento relativo al profumo dell’uomo (discorsi fatti con le amiche ma lo stesso credo valga anche per gli uomini).

Tangueros all’ascolto sappiate che guadagnate 1000 punti se:

  • vi cambiate spesso camicia/t-shirt al fine di essere sempre freschi e puliti, come appena usciti dalla doccia
  • il vostro alito profuma di fresco, non olezzate di fumo, avete lo stomaco con qualcosa dentro, non avete mangiato aglio o cipolla a poche ore dalle tande
  • il vostro abbraccio è così accogliente che nessuna ballerina saprà resistervi
  • voi dimostrate che volete ballare con lei e per lei

e poi… e poi…

Sappiate che quando questi requisiti di massima sono soddisfatti, noi siamo già MOLTO contente, ma… potete fare di più!!!

IL PROFUMO.

Credevo di essere la sola, perduta dentro al mio universo di ricordi olfattivi, ad associare ballerino/abbraccio/profumo come una mappa genetica che rendono quell’uomo assolutamente unico e riconoscibile.

Sarei in grado di descrivere olfattivamente tutti i danzatori con cui ho avuto il piacere di ballare, e, senza esitazione, posso redigere la lista dei ballerini con il profumo che – per la sottoscritta – è super top!

Dovete sapere che, per una buona parte del pubblico femminile quando vi incontriamo nuovamente, non appena riceviamo nelle nari la vostra impronta profumata, siamo immediatamente proiettate in uno stato di grazia, ricordiamo quella bella tanda lì che abbiamo già ballato insieme a voi e pure il corpo si rilassa come fosse maggiormente accolto e la predisposizione al ballo aumenta.

Non sto scherzando, ho piena memoria di odori (fosse il profumo o, semplicemente, il candore di una camicia che sa di fresco bucato) che sono capaci di farmi andare completamente in una dimensione altra, eterea, come una sorta di bolla spazio temporale dove mi ritrovo danzante e mi perdo dentro la bellezza.

Probabilmente, per il maschio, non sarà una poesia uguale, immagino, ma, credo che per entrambi i sessi, data per scontata l’esigenza di pulizia/cura di sé (anche noi donne puzziamo, inutile negarlo e, a volte, gli abiti sintetici ci fanno un pessimo gioco…), ecco tutti noi possiamo godere di quell’attimo più magico che ci regala una bella tanda pure profumata.

Meditate gente, meditate… 😉

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO: dalla parte di lui. Riletture e considerazioni del Pimpro

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Il viaggio continua, avventuroso e stimolante nell’universo “maschio” del mio rinnovato abbraccio tanguero.

Ogni lezione è una scoperta, come il cucciolo di gatto che piano piano si stacca dalla madre e va ad esplorare il mondo.

Anche io, messi per una volta da parte i tacchi, comincio piano piano ad esplorare il mio tango, da un nuovo punto di vista.

A lezione, tra gli altri me maschi, ammetto che sono una spanna sopra. Gli amici mi dicono che è ovvio, perché ballo da anni e ho introiettato una serie di informazioni che mi tornano utili anche dall’altro lato. Sicuramente, in parte, è così ma…

COSA FA LA DIFFERENZA TRA UNA DONNA LEADER E UN UOMO LEADER.

La prima parola magica: l’ASCOLTO, la CONNESSIONE, la RICERCA del corpo dell’altro con l’intenzione di comprenderne i messaggi.

Attenzione, non dico che i leader naturali non lo facciano, anzi!, ma ci arrivano più tardi di una donna che balla da uomo.

E’ ovvio: siamo abituate a farlo quando siamo dalla “parte giusta” dell’abbraccio.

LA MAGIA.

Credo che, noi tutti, dai rodati ai principianti, a volte dimentichiamo di soffermarci su quella speciale magia che OGNI singolo abbraccio è capace di regalarci. Inizia quasi sempre così, anche se, da donna me ne accorgo perfettamente, può partire da una certa ruvidità.

Ruvido è chi non si affida, chi non si apre, chi non si dà. E, in questo movimento, uomini e donne viaggiano alla pari. Bisogna aprire quella speciale porticina che ci presenta all’altro e che accetta l’altro.

Un esempio.

Caratterialmente sarò un leader “impetuoso”, volitivo, allegro e scherzoso ma pure intenso e denso. Probabilmente la ballerina più idonea a queste caratteristiche dovrebbe avere anch’essa una dimensione umorale/fisica/caratteriale che, in qualche modo, possa corrispondere. Immagino D’Arienzo, Rodriguez, e, perché no, l’amato Pugliese ballati a strapparsi i capelli dal piacere. Piacere, per una leader femmina, di poter danzare, quindi proporre l’ascolto musicale, secondo il suo personalissimo “sentire”.

Lo schema avanzato ma nel quale già mi proietto mentalmente è quello di creare dialogo con la mia partner, diversamente, con il carattere che mi ritrovo, sarebbe solo IMPOSIZIONE, “tango-galera”, “si fa come dico io”.

E qui, vorrei aprire una parentesi e un confronto con voi, se vi fa piacere.

In pista vedo spesso danzatori assolutamente “estetici”, belli da vedere, eleganti, chic insomma quelli che rubano lo sguardo. E li guardo, estatica, perché mi piace trovare la bellezza, ovunque essa sia.

Continuo l’osservazione e, nello scorrere del brano, la bellezza che mi aveva colpito all’inizio, si trasforma in pietra gelida. Mi chiedo perché. Continuo ad osservare e la riposta arriva: si balla per essere belli, ma ognuno per sè, l’uomo balla imponendo movimenti alla sua partner senza per questo entrare mai in contatto con lei (il che sembra una grande assurdità dal momento che, chi più chi meno, ma tutti si abbracciano!).

Voilà. Appare evidente che quella porticina dove dietro trovano rifugio le EMOZIONI resta chiusa, in favore di una “maschera” formale estetica che epura, raffredda e rende assolutamente neutra la dimensione animistica del tango argentino.

Allora, sai che c’è, evviva chi balla un po’ (e sottolineo po’) sporco, ma caldo, accogliente, passionale e divertito. Evviva chi sbaglia e poi ride. Evviva chi, nel silenzio di un movimento sa sussurrare all’altro “Ehi, io farei così, ti va di farlo insieme? O hai un’idea migliore?”

Ci dovrò lavorare tanto, anzi tantissimo, ma è lì, in questo dialogo virtuoso che voglio arrivare.

Pimpro

 

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO: dalla parte del leader suggestioni per le follower.

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E’ fatta! Ieri sera il mio battesimo fuori dalle pareti protettive della scuola, ho mosso passi da leader alla pratica dell’Officina.

Come tutte le cose migliori della vita, anche questa è nata per caso: mi iscrivo alla lezione di “Ascoltango” dell’amico Bobo, ballerino talentuosissimo e preparato insegnante. Si studia la lettura musicale di un brano, ovvero come interpretare con cosciente consapevolezza, le sfumature di ritmo e di melodia dando un colore desiderato e non casuale alla propria danza.

Non so perché (il mio inconscio lo sa= volevo cimentarmi da leader), non indosso i tacchi e resto con le sneakers. Una gentilissima ballerina mi dice “Che bello, balli da uomo! Posso?” e che il Pimpro le dice di no? Premettendo che, più di camminare (e manco bene) altro non so fare…

Lezione fantastica (informatevi e frequentatele se ne avete occasione, qui il contatto) mi sento pienamente nel ruolo.

Premessa: perché ballare da uomo?

Per “sentire” TUTTO quello che passa in un abbraccio, in un movimento, nella postura, nel tocco della mano. Immagazzinare informazioni per aumentare il livello di consapevolezza nel proprio ballo da follower.

Adesso, mie care Ballerine, vi racconto cosa succede…

SONO DAVVERO CAVOLI AMARI!!!! VE LO DICO!!!!

Quando l’uomo ci cinge, SENTE TUTTO!!!!!!!!!!!! Impossibile mentire!!!! Ogni minima sfumatura nel corpo dell’altro, nel suo tocco, nella sua stessa sostanza (fisica e non) passa attraverso l’abbraccio e, se funziona, è un piacere ai massimi, se non funziona, una tortura!

Il Pimpro ha così ben identificato alcuni segnali su cui, care Tanguere, ci conviene prestare estrema attenzione:

  1.  la mano destra: fondamentale che il tocco non sia morto, moscio, inesistente. E’ importante connettere con tutto il palmo la mano di lui, ed esserci senza stritolarlo, ovviamente. Ma esserci.
  2. Il braccio destro: ma che ve lo dico a fare: non è pesante, non tira verso il basso, verso fuori, non punta il gomito. E’ parte di un abbraccio circolare, non deve essere senza vita ma non deve godere di vita propria
  3. Le vostre amabili zampette: se lui vi chiede di fare un passo più lungo, voi lo fate. Punto e basta. Non siate (troppo) liquide, offrite quel giusto livello di densità che è molto gradevole e stimolante ma… se bisogna andare, si va e non si sta.

Per adesso mi fermi qui, a queste mie prime, primordiali sensazioni. Ho appena messo il naso in un universo da esplorare, estremamente affascinante e ricco. Stimoli musicali incredibili, perché si prova una gioia immensa in più a poter proporre alla partner il vostro particolare modo di ascoltare la musica e di interpretarla.

E’ difficile fare l’uomo, molto difficile. Gestire il proprio corpo e quello della donna, muoversi nella pista che è sempre una piazza disordinata, interpretare, giocare, proporre ed ascoltare… Dopo un’ora di lezione e qualche tanda poi, confesso, il mio neurone gridava pietà!

Quindi, Amiche care, da donna mi tocca dirlo: abbiate pietà di loro.

Almeno nel tango, non hanno la vita facile… 😉

Il Pimpro 😀

 

 

 

DI TANTO IN TANGO: I PRIMI PASSI

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Settembre è il mese degli inizi. Riprende la scuola e, con essa, anche per gli adulti, tutte le attività extra lavorative: dalla palestra ai corsi di lingua, passando per quelli di fotografia e, ovviamente, di ballo.

Questo settembre, per me, è stato come ritornare a scuola, in prima elementare, mi pare che non si dica più così. Ho iniziato il primo corso principianti di tango argentino, indossando le vesti da leader.

Ho avuto la gioia estrema e il piacere immenso di godermi, ancora una volta, tutte le emozioni dell’inizio, come quelle che si provano allo sbocciare di un nuovo amore.

Anche se nulla so di guida maschile, in realtà “so”, perché tutti gli anni trascorsi a studiare il tango nel mio ruolo di follower, in realtà, hanno lasciato infiniti insegnamenti su quanto l’uomo debba fare, anche se non ne ero consapevole. Aggiungo che, ballando da lustri come donna, conosco perfettamente tutti gli indici di difficoltà di certe azioni, quindi, nella mia versione “maschia”, presto particolare attenzione alle sfumature.

Quanto è bello studiare, farlo con una dama già ballerina che, come me, desidera approfondire, migliorarsi, per assaporare le sfaccettature di questa danza infinita come l’universo, terapeutica per l’anima e il corpo, introspettiva e sociale, gioiosa e melanconica.

Come sono felice, amici miei tangueri/e, di questo nuovo percorso che so, con certezza, mi arricchirà come ballerina, come donna, come essere umano in generale perché, adesso mi è chiaro, l’Universo mi ha messo vicino il tango perché potessi meglio ascoltare, connettermi con il mio prossimo, leggerlo dentro,  scoprirne ed assaporarne i colori e, senza giudizio, imparare ad amarli.

Olè.

Pimpra

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