IN&OUT E WAITING LIST. IL TANGO MODERNO E’ ANCHE QUESTO

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A quanto pare, il post precedente ha toccato corde molto sensibili degli animi tangueri di entrambi i sessi. Affrontare argomenti “spinosetti”, a mio modo di vedere, fa bene, sempre e comunque. Perciò eccomi, di nuovo,  qui.

Parliamo di come ci si sente quando:

  1. si viene espressamente invitati ad un evento
  2. ci si iscrive ad un evento ma si viene messi in waiting list che, il più delle volte, significa starne fuori
  3. si viene, gentilmente, rifiutati.

L’argomento è vasto perchè implica diversi punti di osservazione: se sono donna o uomo, se ho un ballerino/a, se mi iscrivo direttamente in coppia.

Va detto che l’iscrizione in coppia è, di norma,  premiante. Nella difficile arte di creare un bilanciamento tra i sessi dei partecipanti, la coppia vale lo “zero neutro” e ciò è bene.

Ma non sempre va così. Non sempre si riceve l’attesa mail: “you are IN” che tanto ci piace leggere perchè, ammettiamolo, è come una carezza alla nostra autostima: significa che ci vogliono!

Nella mia decennale carriera di ballerina, mi sono cuccata tanti dinieghi che mi hanno fatto male. Molto male. Ancora oggi, ci sono delle maratone a cui vorrei partecipare che non mi aprono le loro porte. Mi dispiace, lo ammetto, ma mi sono data una spiegazione che mi rasserena.

La maratona (in particolare), ma lo stesso vale per un encuentro o un qualsiasi altro evento che duri più di una serata, è immaginato, costruito, pensato dal team dei suoi organizzatori.

E’ come quando decidiamo di dare una gran festa, pensiamo all’impatto che vogliamo creare, al tipo di sensazioni e di emozioni che desideriamo regalare ai nostri ospiti e vivere noi stessi.

Ecco, appunto, è la NOSTRA festa.

Da invitato posso solo essere felice di aver ricevuto la convocazione, o, nei casi in cui l’iscrizione è aperta, devo solo sperare che, per qualche ragione, sia essa emotiva e/o organizzativa, il  mio nome entri a far parte della lista dei SI’.

Certo che se mi arriva il due di picche ci rimango male, ma è necessario indossare i panni di chi sta dall’altro lato del bancone e comprendere quali siano le sue esigenze organizzative e le aspettative e i colori che desidera dare al SUO evento.

Forse noi ospiti, a volte, perdiamo di vista questo importante dettaglio, credendo che, se siamo belli e bravi e paghiamo la quota di ingresso, automaticamente siamo dentro per forza. Non è così!

La capienza delle sale che ci ospiteranno è un elemento logistico FON DA MEN TA LE per la buona riuscita dell’evento, e chi va spesso in giro lo sa bene. Nulla di peggio dell’organizzatrore che, per fare “cassetta”, infarcisce la sala di un numero disumano di ospiti, scontentando tutti.

Dentro la mia capienza di sala posso e devo fare entrare coloro che, secondo me, offriranno, con la loro presenza, le sensazioni e le emozioni che avevo in mente all’inizio.

Mettiamoci il cuore in pace.  I dinieghi, non sono insulti al nostro valore umano e di ballerini, sono, semplicemente, delle scelte basate su dei perchè.

Certo, a tutti piace essere considerati quelli cool, quelli “famosi“, quelli che, con la loro sola presenza, apportano un plus all’evento. Ma non è così. Mettiamocela via. Non siamo tutti “fighi” abbastanza, per entrare da tutte le porte.

Detto questo, faccio pace anche io con il mio Narciso che moltissime volte è uscito bastonato, quando la sospirata email del sì si, non è arrivata.

Epperò, senza perdere il sorriso e la voglia di riprovarci, ho ricevuto anche tantissimi sì, che mi hanno resa immensamente felice.

La vita è fatta a scale. A volte si scende, a volte si sale…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

 

 

TANGO YOUNG VS TANGO MASTER

miki

Eppure c’è qualcosa che non mi torna, una nota stonata, una sfumatura di grigio che imperla di sottile fastidio una spumeggiante giornata di bora… sono felice ma…

Torno da una maratona strepitosa, dove sono stata strabene e dove ho ballato strabene.

Il tango, per me, è necessità creativa con cui coloro una vita che, per troppi aspetti, mi risulterebbe banale e scontata.

La milonga come momento social/creativo è sempre stato luogo di espressione di sè, mai l’ho percepita/interpretata come territorio di caccia. Perchè sono una donna esigente e le sfide che non sono vere sfide non attraggono il mio interesse, ovvero: la milonga è troppo spesso associata a potenziale luogo di “cucco” e questo mi fa perdere completamente interesse per i potenziali “incontri”. Perciò, per la sottoscritta, è  e resta ambiente neutro nel quale esprimere e godere ai massimi livelli dell’espressione creativa di corpi danzanti. Nulla più.

Poi, va detto, ho conosciuto persone assolutamente straordinarie, di entrambi i sessi, con cui sono nati bellissimi rapporti di amicizia.

Il pippolotto che sto per scrivere riguarda il pruritino che mi porto dietro dall’ultima maratona.

Osservo il mondo popolato dei danzatori e, sempre di più, scopro con allegria che è popolato di giovanissimi.

Nulla di male, anzi, energia fresca, stimoli nuovi. Evviva!

Però, il lato della medaglia è che questa nuova linfa ha tolto molte possibilità ai danzatori “master”, di entrambi i sessi.

Durante l’ultima maratona, osservando il folto pubblico di “(ggiovane) figa danzante”, ho commentato il fatto con un ballerino mio coetaneo, immaginando la sua gioia.

Mi ha risposto “Non sono contento. Queste non le puoi neanche mirare, tanto girano lo sguardo”.

Aveva appena invitato me, che, se fossi una tanguera argentina, a una frase del genere l’avrei dovuto piantare in pista (come dire che, la sottoscritta, che è vecchia abbastanza, uno come lui, lo mira eccome! – eccerto che ti miro mio caro, sei un ottimo ballerino!!!- chiusa parentesi), invece ci ho ballato  e molto bene, come sempre accade insieme.

Però, però qualcosa mi si è mosso dentro e non ho potuto non osservare con altri occhi le dinamiche di pista.

I ballerini miei coetanei, specie se “quotati”, piuttosto bravi, rivolgevano il loro interesse prevlentemente sulle nuove leve.

Ma io li capisco, ci mancherebbe altro!, se fossi uomo, per principio, “me le farei tutte”, ma sono donna e più di mirare, non posso. E mai elemosinerò una tanda, sia chiaro.

Allora ripenso ai tempi dell’atletica leggera, dove gli atleti dai 30 anni in poi, erano divisi in categorie di 5 anni, master 35, 40 ecc.

Era bello competere con persone più o meno coetanee, perchè, si partecipava alla gara, quasi alla pari.

Nel tango un discorso del genere è, ovviamente, fuori questione, ci mancherebbe, però non posso non rilevare come,  l’esperienza di una ballerina, conti sempre meno della sua avvenenza. Ma non mi sto piangendo addosso, sia chiaro!, perchè per ballare ho ballato e con danzatori strepitosi!

La maggior parte di essi erano amici, ovvero persone con le quali avevo già ballato e che, con piacere, mi hanno invitato ancora.

Ho saettato dardi anche con degli sconosciuti mai visti prima, alcuni di loro anche moooolto più giovani, ma ho scoperto l’arcano. Erano convinti di invitare una ucraina, piuttosto che una ballerina dell’est europeo, alla mia risposta di pura italianità rimanevano stupefatti, come a dire che non era possibile, ma eravamo in pista ed abbiamo continuato a ballare.

[dentro di me provavo un infernale godimento nell’averli per bene messi nel sacco…!]

Tutto il pippolotto per dire che, a mio modesto parere, il mondo è bello perchè  è vario, ma, appunto, dobbiamo renderlo vario, assaggiando sapori nuovi senza scartare definitivamente quelli vecchi…

Ma io sono oramai una “master” e, forse, dovrò rassegnarmi a ballare sempre meno…

S T I C A Z Z I !!!! SIA CHIARO!!!

🙂

Pimpra

IMAGE CREDIT : courtesy of Tatyana Matveyeva photography

 

INTOLLERANZE SENZA FRONTIERE

TORTA DI MELE E NOCCIOLE

La vita di un blogger può essere anche piuttosto divertente. In rete si conoscono persone davvero interessanti, piacevoli e molto stimolanti.

Una di queste amiche è Manuela, una food blogger, la cui casa virtuale vi invito caldamente a visitare: Una favola in tavola

Ebbene Manuela mi ha invitato a partecipare a un contest per far conoscere quanto si possa mangiare con gusto, anche se portatori di “intolleranze” (al glutine, al lattosio ecc.)

Dovevo preparare la ricetta che potete trovare qui, sul blog Cioccolato e liquirizia, cosa che ho fatto, apportando due piccole modifiche, determinate dal mio, personale gusto.

Ho aggiunto cannella sulle mele, e uva passa nell’impasto. Perchè a me piace così! 🙂

Il risultato estetico del mio dolcetto è veramente orripilante ma, chi l’ha gustato con me, assicura che vale il detto

“BRUTTO MA BUONO!”

Buoni dolcetti a tutti!

Passo il mestolo a Manuela!

Pimpra

Con questa ricetta partecipo al contest di Welda ed Elisa Intolleranze senza frontiere con Manuela di Una Favola in Tavola.

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L’hashtag per i social è #intolleranzesenzafrontiere

 

 

 

PAROLANDO IN ALLEGRIA

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“La dalia è un fiore estremamente petaloso

Dentro a testa bassa nelle tendenze del momento #petaloso, neologismo uscito dalla penna e dalla sensibilità di bimbo Matteo e della sua fantastica maestra, Margherita Aurora (il cui nome è già tutto un programma).

Detto fatto, inviato il lemma all’Accademia della Crusca, si è vista rispondere che, se la parola si diffonde, prende piede, i parlanti la utilizzano, entrerà a tutto diritto nel vocabolario della lingua italiana. Leggete qui, e qui e qui  e molto altro in rete.

Una eco mediatica, degna dei tempi, con un nutrito seguito di persone coinvolte nel suo lancio e diffusione e, altrettante, inorridite dal medesimo fatto.

Mi chiedo: perchè mai ci si stupisce negativamente della risposta dell’Accademia della Crusca a un lemma decisamente di matrice italiana e non si storce il naso su tutti i beceri neologismi derivati, che so, dal marketing, dalla lingua dell’informatica, ecc ecc. [“linkami”, “postami”, “taggami” bla bla bla]

PETALOSO è un aggettivo tenue, delicato, evoca prati, i colori sgargianti della natura, la caducità dello stesso petalo, la sua capacità di essere profumato, vellutato, grande o piccolo.

Mi piace ricordare che le lingue si definiscono “vive” proprio perchè subiscono le influenze dei tempi, dei popoli che le parlano, dei momenti storici. Le lingue sono cartina tornasole del mondo, nel suo vissuto più autentico.

Se cambiare non ci piace, dovremmo esprimerci in latino, noi italiani, ad esempio. E, anche in quel caso, scegliere un  determinato periodo storico poichè, la stessa lingua dei nostri avi, subì, come ovvio, contaminazioni di ogni sorta, in ogni epoca.

PETALOSO mi piace un sacco, lo dico! Mi piace il gioco mentale che evoca, mi regala allegria.

E, se pure accetto che con l’imperare della nostra dimensione virtruale e social siamo tutti diventati un po’ percore, correndo dietro ai “trend” del momento, beh, sapete che c’è?, almeno facciamo la gioia di un innocente bambino!

CHE SIA UNA PETALOSA E BRILLANTE GIORNATA DI QUASI PRIMAVERA PER TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. RITROVARSI IN UN TANGO

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Ho la fortuna di essere nata in un giorno che tutto il mondo festeggia, San Valentino, e tutti ricordano.

E’ un privilegio perchè il genetliaco si colora di sfumature più tenere, soffuse, come se una patina di dolcezza calasse sulle persone, o, comunque, è l’effetto che la ricorrenza suscita in molti. E mi pare positivo.

Uno dei regali più belli che ho ricevuto è stata la serata di domenica, trascorsa al Contatto di Spinea, una storica milonga del Nord Est.

L’ambiente,  caldo ed accogliente, musica adatta alla domenica sera, pubblico ristretto. Il mio compagno ed io.

Non c’è monade più perfetta di due persone che sanno comunicare mentre danzano. Le note sono il pretesto per cercare, ognuno dentro di sè, quelle parole silenziose che solo il corpo, nel suo gesto, sa esprimere.

E’ un dialogo silenzioso, fatto di tocchi a volte lievi a volte più intensi. Un fluido magico che emana vibrante nell’aria, nella dimensione fisica ritagliata dai movimenti.

Non si può mentire, quando si balla il tango, la verità è tutta lì, cristallina, semplice e vera. Se l’alchimia funziona scatena un caleidoscopio colorato di emozioni, altrimenti resta uno specchio velato.

Ritrovarsi nel tango, dentro la più profonda e intimistica radice della nostra essenza. Toccare l’anima che danza, libera e fluida.

E’ ricongiungersi a sè. E scoprire e riscoprire l’altro, donandosi, ricevendo, legando e slegando movimenti.

Per me, quando tutto questo accade, è poesia. E dono, il più bello che possa desiderare.

Pimpra

IMAGE CREDIT: Massimo Sangoi

 

 

IL MESTIERE DI ZIA

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La nipotina cresce, vistosamente, e a 4 anni è una piccola valchiria: bionda, con gli occhioni azzurri e una lunghissima coda di cavallo.

Definirla “piccola” è un eufemismo legato unicamente alla sua età anagrafica poichè, la meraviglia, raggiunge già il mio sterno…  e la zia è più alta di 150 cm…

E’ bello vederla crescere, farsi la persona che sarà da adulta, con le sfumature colorate della sua personalità.

Asia, questo il suo nome, manifesta in tutta evidenza alcune caratteristiche peculiari di famiglia: fisico a parte, dono di entrambi i genitori, ha un talento per le lingue (è già perfettamente bilingue), una memoria da Pico della Mirandola e un istinto alla competizione davvero incredibile.

Ma non basta. E’ femmina che più femmina non si può. E ama gli animali.

Ma veniamo a me.

Una zia che non ha figli e che, per tenersi allenata nel gestire bene una truppa, ha  pensato di circondarsi di due favolose gatte (di cui sapete già tutto!).

Tra la nipote e me il rapporto funziona alla grandissima perchè, lo confesso, è bello da impazzire rivedere se stessi da bimbi, nella vita del cucciolo di casa.

Riproporre a lei gli stessi gesti che, quand’eri una bimba, tua madre faceva a te- come farti la coda di cavallo- ad esempio, ma farli a modo tuo (cioè senza scuoiare la povera malcapitata perchè hai le mani un tantino pesanti e zero manualità!), ti mette in una diversa prospettiva, dal sapore particolare.

E riaffiorano i ricordi… le tue zie, quelle che hai amato tantissimo, quelle che per te erano un modello, quelle che ammiravi e, sapere che, adesso, con la tua pulcina, sei tu a poter diventare “quella” zia specialissima.

Il mio training è già iniziato ed oggi vado fiera della prova che ho superato. Mi è stato chiesto di preparare la piccola per carnevale, disegnandole una mascherina per il suo vestito.

P-A-N-I-C-O!!!!

NON SO DISEGNARE! ma non vi erano altre possibilità! quindi, bando alle insicurezze e via!

Certo, non sono l’incarnazione di Giotto ma, per l’occasione e l’età della cucciola, il mio lavoro ha mantenuto uno standard decoroso.

Asia era contenta e, all’asilo, ha fatto furore!

EVVIVA LA ZIA!  😀

Pimpra

#GATTOPREMIO

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Il tempo passa veloce e cucciolandia sta abbandonando la sua dimensione “nana”, per una struttura adulta, benchè, ancora, oggettivamente, cucciole all’anagrafe .

4 mesi di divertimento, di scoperta, di conoscenza reciproca. Le mie Filles oramai sono compagne inseparabili di viaggio

Il Destino, questa curiosa forma di energia superiore che impregna di sè le nostre vite terrene, di solito, non sbaglia i calcoli. Ha messo accanto a me le bestiole in un momento di grande cambiamento delle mie abitudini di vita, come a farmi arrivare un supporto, una gioiosa compagnia.

Chi è scettico riguardo il potere della Pet terapy, dovrebbe ricredersi!

Dopo una giornata di lavoro prurigionosa, all’apertura dell’uscio di casa, due musetti furbi sono lì ad aspettarmi. Hanno l’espressione di chi si è appena svegliato da una siesta.

Saluti nell’atrio, strusciamenti, fusa, uncinata liberatoria sul tappeto e stretching alla schiena per loro, bacio sul naso alla loro umana (io), grattatine alla pancia.

Ok, inizio la seconda parte della giornata, si cena in compagnia, si gioca, si guarda la tv (la sottoscritta e loro a momenti!), poi, ad un certo punto della serata, è il momento di  #gattopremio.

La pratica di #gattopremio consiste nel: recuperare un gatto, portarlo sul divanetto, accoccolarselo sul petto/sterno/stomaco, regalargli una dose dedicata di carezze dove più gli piace.

Effetti terapeutici: un tempo minimo di 15′ di fusa ad alta frequenza, grandi gesti di affetto del gatto, strusciamento, dimostrazioni visive di amore totale (nessuno sa guardarmi negli occhi come loro!), riconoscenza. Poi, a seconda delle volte: entrambi i soggetti cadono in un sonno profondo, oppure il gatto si sistema sullo schienale del divano, in grandissima prossimità del suo umano che, nel frattempo, è andato a prendere l’altro gatto per la successiva sessione di #gattopremio (vabbè, io ne ho due…)

Le mie Ragazze sanno che orami questo è il nostro mantra serale e vi si adeguano con serena e pacata partecipazione.

La morale è che: con loro vicino, poi dormo meglio. Il relax è più profondo, più denso. La compagnia “sottile” di un gatto ha un sapore particolare, non è invadente e, soprattutto, riesce ad essere sempre sintonizzata sulla vibrazione emozionale del suo umano. Già, perchè le volte in cui sono pazza isterica, loro si avvicinano con più cautela, facendomi capire che devo, a mia volta, moderare lo stress. E lo faccio, e loro arrivano e mi riempiono di gattitudine benevola che mi fa tornare il buonumore e il sorriso.

Vogliamo poi parlare di quanto sia più piacevole svegliarsi al mattino?

Dopo i primi rintocchi della sveglia due pazze scatenate cominciano a saltarmi letteralmente sul letto, facendo dei grandi agguati alle mie estremità nascoste dal piumone. Se l’umana non reagisce, saltano più forte, se non reagisce ancora, si accertano del suo stato vitale parcheggiando nelle nari della sottoscritta, cira 5 cm di baffi e vibrisse mentre annusano vistosamente il volto.

E poi, vogliamo mettere di quanto sia divertente essere assistite dai quadrupedi mentre si espletano le funzioni vitali???? Le prime volte ero morta dall’imbarazzo, adesso ci rido su!

… vita da gatte… 😉

Pimpra

 

 

 

 

 

 

 

QUANDO IL “VINTAGE” E’ EVOLUTIVO

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C’è una sottile forma di malinconia nell’amare gli oggetti del nostro passato. Certo, non si deve restarne assurdamente legati, ma conservarne un piacevole ricordo non guasta.

Ti rendi conto di diventare “grande” (che la parola vecchio proprio non mi garba), quando la mente torna indietro e ricorda con amorevole grazia dei pezzi della tua storia che oramai senti lontani.

E’ lo scorrere del fiume che, nell’immaginazione, può fluire al contrario.

Tutto questo per dire che il genetliaco si avvicina e, quest’anno, avrà un colore decisamente diverso. Non dico peggiore, non dico migliore. Dico diverso.

Mi tocca far mente locale a quante candeline dovrei mettere sulla torta perchè è come se la testa avesse deciso di fermarsi a contare con un qualche anticipo, onde evitare che, nel tentativo di spegnerle tutte, nel frattempo non si incendi la torta! 😀

Eppure, proprio in questi giorni ho messo mano a una importante, nuova consapevolezza di me: ho, in generale, molta meno paura.

La paura è un fenomeno emotivo che, quando mi prendeva, lo faceva in modo devastante, assolutamente incontrollabile. Potevo avere reazioni fisiche, saltellando, scappando, lo stomaco completamente chiuso, sudorazione folle, palpitazioni, scalmane… una tregenda! Per non parlare dello stato emozionale infausto del terrore che si impossessava di me nel tempo che una situazione ritenuta spaventevole (esami universitari, viaggi aerei, sessioni dal dentista… ecc ecc) si stava avvicinando.

Poi il tempo passa e, lavorando intensamente su di me, ho cercato in tutti i modi di combattere questo mio istinto primordiale troppo acceso. E… prova e riprova, insistenza su insistenza ci sono riuscita!

Adesso prendo un aereo senza dovermi bere una boccetta di En, vado dal dentista e sono capace di addormentarmi sulla sedia mentre mi smonta l’intera dentiera, se devo affrontare un esame di qualunque natura, la piglio con spirito zen.

Questo significa crescere e, allora, ben venga la sospirata “maturità”… se è così, ho solo di che guadagnare! 😉

Pimpra

 

 

 

SEXY E FEMMINE SOLO A NATALE!

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C’è che non vado quasi mai nel centro città a guardare le vetrine dei negozi. Non mi accorgo di quelli che hanno chiuso i battenti per la crisi o per le scelte aziendali fatte con leggerezza, di quelli che hanno ristrutturato gli ambienti per essere più allettanti.

Insomma, sono una compratrice distratta, più che altro perchè ho già le mie idee in testa e, se devo acquistare qualcosa, cerco “quella cosa” senza farmi prendere dagli specchietti per allodole della moda. Che, detto tra noi, oramai è solo per anoressiche adolescenti, negozi di alta gamma a parte, ma che non posso permettermi.

Ciò detto, a Natale, volente o nolente, mi tocca scendere nell’agone delle compere e dedicarmi alla ricerca di regali impossibili… soprattutto perchè, se costretta, la mia fantasia non produce risultati apprezzabili e si blocca. Morale: la lista dei regali da fare rimane vuota.

Allora, come un lupo della steppa, brancolo per le vie cittadine cercando ispirazione che, il più delle volte, non arriva mai…

Una cosa però mi ha colpito.

Ci avrete fatto caso pure voi. Con la scusa che a Capodanno porta bene indossare biancheria rossa, i negozi si riempiono di clamorosa biancheria intima che nemmeno alle Folies Bergères ne indossano di tal fatta.

Mi ritrovo ad ammirare queste manichine (sono femmine, no?) in deshabillé così sexy che avrei voglia di comperare la vetrina intera. C’è di tutto, per tutti i gusti. Fantastico direi.

Però la magia dura fino al tempo dei saldi invernali perchè, all’arrivo della primavera, sembra che nessuno trombi più, ed è un tripudio di biancheria da collegiale dagli improbabili toni pastello che, per l’amor di dio, va benissimo a una ventene ma che suona altamente ridicola sul corpo di una quarantenne e oltre…

Nel senso che a 45-50-55 anni e più, una donna ben tenuta, in pace con se stessa può sfoderare ancora con gran gusto i suoi artigli seduttivi, indossando la biancheria intima più opportuna che, di certo, non può essere rosa confetto con i fiorellini di campo… non so se mi spiego!

Ecco che andare in un negozio di catena diventa imbarazzante, le commesse, di norma, hanno la radice quadrata dei tuoi anni, sono delle amorevoli sgrillettate e non sanno una cippalippa di seduzione…

Autoreggenti 8 denari ??? Ahhh, ohhh, no sa adesso fa caldo, ehhh beh adesso solo costumi e pareo. In magazzino? No, non so… ma le posso offrire un bel completino giallo canarino se vuole…

No, ecco, capite che l’industria della moda a noi Milf/Cougar o non so con quale altro appellativo siamo identificate, ci vuole fuori mercato da febbraio a novembre!!!

Ecco, pertanto, Amiche Giaguare, approfittate del  momento per non arrivare all’estate impreparate… 😉

STICAZZI! Oggi avevo bisogno di leggerezza! 😀

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

LIBERI. FINO ALLA FINE.

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E’ così strano anche solo riuscire a pensare a qualcosa di diverso, di intenso e, per certi versi, pesante, in questi giorni.

Le città sono uno sfavillio di luci, la gente corre indaffarata portando in giro quintalate di pacchetti colorati. Ci si saluta, come mai durante l’anno, quando siamo  delle figure trasparenti agli occhi del nostro prossimo.

Ma è (quasi) Natale, allora tutti a scimiottare sentimenti, comportamenti richiesti da copione.

Poi, lì fuori, c’è la Vita Vera, quella delle persone che ne vivono ogni singolo respiro e quella di coloro che stanno morendo.

Oggi, mentre surfavo leggera sui pixel, incontro, come un tronco portato dalla marea, un video. Non li guardo mai, i video, che mi annoiano, ma questo ho dovuto. Il link qui .

Dominique oggi lascerà questa dimensione, per sua scelta, aiutata da una équipe di medici svizzeri. Forse, a quest’ora, è già volata via.

Mi sono commossa davanti al pc, ascoltando la storia di questa signora che, a tre mesi dalla scoperta della inguaribile malattia, ha deciso, consapevolmente, di mettere fine alla sua vita.

I medici le aveano prospettato da 1 anno a 3 anni di aspettativa, a fronte di trattamenti chemioterapici molto forti. E Dominique  ha detto di no, che non lo voleva fare. Che tutto il dolore che avrebbe dovuto sopportare, le era troppo.

Provo un senso di reverenziale rispetto per coloro che hanno un simile coraggio, non so se ne sarei capace e, allo stesso momento, sono fermamente convinta che non sia giusto dover emigrare in altro paese per decidere di percorrere la strada dell’eutanasia.

Dovremmo poter essere liberi di morire in casa nostra o, comunque, nel nostro paese. Anche il solo viaggio per raggiungere il ponte del non ritorno in un altro dove, è una sofferenza in più che il futuro “suicida” dovrà sopportare.

“Suicida” perchè l’atto finale di staccare la presa di corrente con la vita, lo si deve attuare in assoluta autonomia.

Non mi piace questo termine, per definire chi, costretto (da una malattia inguaribile o da una depressione insostenibile) sceglie l’ultima via.

Sono persone coraggiose ed estremamente determinate che hanno saputo accettare il loro destino, la malattia, senza rimanerne completamente intrappolati.

La morte, in fondo, è solo un cambiamento di stato.

Vorrei, da cittadina del mondo, poter vedere garantita a tutti gli effetti la mia libertà personale di essere umano. Togliersi la vita in una struttura che accompagna, non è divenire peso sociale, non è tradire la civiltà, non è atto di follia premeditata. E’ pura espressione del Libero Arbitrio.

In un mondo globale inquinato di trappole che ingannano e imprigionano, vorrei poter immaginare, al contrario, la libertà di essere umano.

Libera di vivere, se riesco. Libera di morire, se non ce la faccio più.

Cara Dominique, fai un buon viaggio.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

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