CULO GROSSO

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Ieri sera, mentre cucinavo la mia cena sana, ascoltavo la Zanzara alla radio. Ad un certo punto, uno degli ascoltatori fulminati della trasmissione, di colore, immigrato –  tutte informazioni fornite da lui- affermava, con gran gusto, di adorare le “fimmine” italiane, per lui trofeo e rivalsa della sua “diversità”.

Tra il conduttore e l’ascoltatore un gran giro di battute salaci, e, alla domanda di Cruciani “ma a te le donne come ti piacciono?”, la risposta dell’africano “Mi piacciono con il culo grosso, le tette grosse, le labbra grosse!”, “anche se le labbra e il seno sono finti?” chiede il conduttore, “Certo! meglio se naturali ma va bene lo stesso!” e giù a ridere.

Ho smesso per un istante di rimestare con il mestolo perché mi sono fermata a pensare a quanta sfiga ho avuto ad essere adolescente nel profondo nord est d’Italia, negli anni 80!!!

I miei adorabili compagnucci di classe mi chiamavano “la culona”, appellativo, potete facilmente immaginare, che non mi rendeva particolarmente felice del mio corpo. Che poi, a guardare bene il mio “culone”, altro non era che uno splendido sedere a mandolino, scolpito da anni e anni di sport! Sticazzi!!!

Ma all’epoca ero troppo ragazzina per capirlo e, mal me ne colse, decisi che il povero culone doveva sparire. Siccome sono una tosta, ma tanto tosta, ho ben pensato di perdere quello e 3/4 del resto del mio corpo e di presentarmi l’ultimo liceo, magra da fare paura, ma felicissima di aver sconfitto quella parte di me che non era adeguata ai gusti degli stronzetti maschi che avevo intorno.

Ed oggi, per la prima volta, benedico la “globalizzazione”, il “mercato mondiale”, che ci ha aperto le porte del mondo e che ha mixato così tanto i popoli! Se dalle mie parti si fosse paventato un ragazzo di colore, di sicuro non mi sarei sognata di perdere nemmeno un grammo sull’amato posteriore!!! Anzi! L’avrei portato in giro bello strizzato in un paio di jeans!

Allora, ancora una volta, benedico la saggezza dell’età che mi ha fatto fare pace con me, anche se, il mio amato “culone” oramai è solo un ricordo…

Pimpra

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E ADESSO, SILENZIO.

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La bora ha esaurito il suo soffio di ghiaccio, appoggiandosi dolcemente sul mare.

La breve pausa nel mezzo del giorno è resa piacevole da una passeggiata sull’amato Molo, facendosi scaldare le gote dai tiepidi raggi di sole.

Non sembra quasi inverno, non fosse che la luce cade con una inclinazione diversa sullo specchio di mare antistante alla piazza Unità, creando ombre allungate e sottili in cui è bello ritrovarsi.

Manca l’aspro e frizzante profumo di salsedine dei giorni precedenti, manca quel tamburellare stonato delle raffiche di vento.

Oggi la bora ha appoggiato la sua chioma di schiuma sull’acqua, ed è come una fanciulla addormentata dopo una notte d’amore. Vorrei sedermi in un tavolino di piazza Unità, a godermi i raggi si sole che filtrano attraverso i rami degli abeti natalizi, con me la Moleskina e la stilografica preferita, dinnanzi a un caffè fumante.

Starei lì, a godermi la vista dei passanti, delle nonne con i nipotini, degli innamorati, degli anziani e dei turisti tutti presi a farsi  i selfie con il bastone con la quinta decorata del Comune a far da sfondo.

E, sicuramente, godrei della nota di questo particolare silenzio che, sempre, segue la caduta della bora, e tornano rigogliosi i pensieri…

Pimpra

FOTO MIA, Molo Audace 30 novembre 2016

 

IL FREDDO CHE MI RISCALDA

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L’inverno si sta annunciando con i suoi messaggeri di cristallo. Da ieri, qui, nel lontano nord est, si vola (bora tesa) e ci si congela i sentimenti.

A noi triestini questo ventoso Sturmundrang, nonostante tutto, piace e parecchio. Come se la bora venisse a cancellarti i pensieri, le asperità che rendono il volto cupo e la mente annebbiata. Però fa un freddo da morire…

Stamattina la finestra dove le Gattonzole amano trascorrere parte della giornata, aveva una doppia cornice, un bordatura di vapore acqueo e goccioline, segno evidente dell’escursione termica tra dentro e fuori.

La tazza profumata e bollente di orzo tra le mani ed io, con loro, a lanciare lo sguardo oltre la finestra, a gioire del giorno appena nato, con le sue tinte di acquerello rosa e azzurrine.

Le micie mi baciano il naso, con il loro tartufino fresco da gatte reso più umido dal raffreddore. Sembrano umane, o, almeno,così le vedo io.

Abbiamo i nostri riti, ogni parte del giorno è scandita da una particolare attitudine, da un gesto, da un modo unico di stare insieme. Se penso a quella che sono diventata, a volte, mi stupisco. Sono il contrario di quello che avevo immaginato per me, di me, per la mia vita, della mia vita.

Un tempo questo scostamento dall’idea mi avrebbe reso pazza, insicura, piena di dubbi. Quanto è appagante, invece, oggi, poter dire “sono così, perché sono quella che dovevo essere”.

Le Gattonzole, manco farlo apposta, mi fanno da specchio. Gli animali da compagnia imitano i loro umani, per questo li amiamo così tanto, perché osservandoli, ritroviamo una parte di noi.

La bora si è fatta più quieta, l’aria è tersa e fredda, quasi piccante, e ha lasciato in me una profumata leggerezza.

Un freddo così caldo, come da tempo non ricordavo e vado via lieve…

Pimpra

FOTO MIA, Molo Audace dicembre

DI TANTO IN TANGO. RICOMINCIO DAL… CONTATTO

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Un fine settimana non è degno di tale nome se non è condito da una milonga. Ho bisogno di fare rifornimento di abbracci, di ricaricare le pile di buona musica, di sentire il mio corpo voluttuoso e vibrante sulle note, ho bisogno di ballare.

Per una serie di motivi mi riesce sempre meno spesso di farlo alla sera, quindi mi “accontento” di una pomeridiana.

Ho conosciuto il “Contatto” parecchi anni addietro e, mi ci sono sempre trovata bene. All’inizio mi sembrava un luogo strano, perché erano i tempi in cui amavo ballare i Gotan, Bajofondo e tutto quel genere di tango moderno che, tra le pareti della più vecchia milonga tradizionale del Nord Est, non era contemplato. Ammiravo i tangueros ballare stretti stretti, mentre allora il mio abbraccio era elastico e aperto. Eppure li ammiravo, trovavo una poesia sottile dentro i loro passi piccoli, gli adornos delle ballerine che, sebbene un pochino statiche per i miei gusti espressivi, rappresentavano di certo un mio ideale di femminilità consapevole e sicura.

Il tempo passa, il tango evolve e io stessa muto come ballerina.

L’abbraccio si fa vicino, la dinamica resta sempre vivace, ma cambia il modo in cui esce, la sua forma esterna.

Torno al Contatto dopo molto, molto tempo, e neppure nella serata clou della settimana, ma durante la pomeridiana domenicale.

La prima impressione è quella di entrare a casa di qualcuno perché si viene accolti. I milongueros sono grandicelli, e va bene così, la ronda è una vera ronda, come dio comanda in terra e, anche i principianti presenti, si adeguano con rispetto.

Percepisci l’amore che si deve al Tango e alle persone che lo amano, dai padroni di casa  a tutti gli ospiti presenti. Il tepore emotivo della sala è ulteriormente riscaldato dall’ottima scelta musicale che i TJ invitati propongono.

Allora la mia fame, la mia sete di ballo trovano una dimensione intimista e profonda, resa tale anche dagli sguardi delicati che i presenti rivolgono alla pista.

Al Contatto ritrovo la mia anima danzante, ritrovo il tocco delicato e forte del mio compagno, ritrovo quella ebbrezza speciale che mi regala la musica.

Allora, sai che c’è? Ricomincio da qui.

Pimpra

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ODE ALL’UNIVERSO

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Ci ho messo non so più quanti anni a capirlo, a viverlo, a sentirlo in ogni atomo del mio essere. Una vocina da lontano me lo diceva, da sempre, che per essere felici, bisogna trovare quel qualcosa che accende la nostra intima scintilla.

Ed io proseguivo a non capire, a non ascoltare, a perdere tempo e a disperdere energie credendo di cercare, senza però trovare mai. E, con il trascorrere degli anni, la frustrazione aumentava, esponenzialmente, al farsi di quel vuoto interiore incolmabile.

Pensavo “Forse manca l’amore, forse devo cambiare me stessa, forse non ho abbastanza qualità, forse…” e giù a macinare tristezza, a cospargere la mia vita di polvere di insoddisfazione, un giorno dopo l’altro.

Poi, inaspettatamente, mi sono innamorata perdutamente (sì, anche di un uomo!), è arrivato il tango nella mia vita, ed ecco che quelle scintille spente di gioia di vivere e del piacere di esistere che, sempre, hanno colorato la mia anima, hanno ripreso a vibrare.

Gli anni sono passati e questo Amore è cresciuto, si è modificato, ha vinto sulle sue tempeste, ha subito e sopportato litigi ma è divenuto forte, radicato, adulto dentro di me.

Sono cresciuta pure io con questo Amore, imparando a scorgere la donna che avevo dentro, l’ho finalmente fatta nascere e l’ho portata nel mondo. Un cerchio che ha assunto la sua forma perfetta, di vibrazione intima e animistica, vera, assolutamente pura, senza sbavature, dentro di me.

E questo amatissimo tango mi ha messo vicino una persona speciale, una donna, con la quale ho aperto un nuovo orizzonte, creativo e colorato, della mia vita.

Sono onorata e felice, e, finalmente, ho trovato quello che cercavo, quello che non avevo nemmeno mai osato immaginare, la mia realizzazione attraverso le mani altrui, la creatività altrui che, però, filtra anche attraverso di me, in modo diverso e consono a quella che sono.

Ho voglia di dire all’Universo che lo ringrazio di avere aspettato tanto a propormi questa possibilità, perché lo ha fatto nel momento in cui ero pronta, matura e consapevole.

E, all’improvviso la vita, che, di fatto è la stessa di prima, si anima improvvisamente perché, la luce che hai dentro illumina tutto.

Sorrido felice… Sticazzi che grande conquista!

Pimpra

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AMARCORD CHE FANNO BENE ALL’ANIMA.

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Ti accorgi che il tempo passa quando rivedi una carissima amica della tua prima giovinezza, dopo molti anni.

Lei è rimasta bella come allora, con il suo sguardo smeraldo da gatta, il portamento da regina su un corpo flessuoso e naturalmente elegante.

Quando eravamo (molto) giovani, lei era, per me, il modello da raggiungere: la sua bravura in tutto, la sua gradevolezza, il suo charme, una femminilità già accesa e levigata da una rara classe.

Lo confesso, a tratti mi stava anche sulle palle, e come poteva non essere così!, lei perfetta ed io tutta da rifare. La mia, in realtà, era solo assoluta ammirazione nei suoi confronti, e le volte in cui vivevo un conflitto interno, la causa non era lei, ma mia madre che perseguitava le mie inadeguatezze su (quasi) tutti i fronti, proponendomela come esempio da imitare.

La vita ci ha portato a percorrere strade divergenti e lei, da che si è costruita una meravigliosa famiglia, poteva non essere così?, vive all’estero.

Ieri pomeriggio ci siamo riviste, ed è stata una grandissima gioia per entrambe. Nelle poche ore a disposizione ci siamo scambiate tantissimo: esperienze di vita, ricordi, progetti.

Ancora una volta voglio ribadire il concetto di quanto sia bello diventare “diversamente giovani” (specie se donne), perché, se si ha la capacità di evolvere nel senso più pieno e virtuoso del termine, si apprende a guardare la realtà e le persone con occhi nuovi, positivi e aperti.

E ho visto e rivisto la Franci per quella meravigliosa persona che è sempre stata che ho sempre, profondamente, ammirato. E non sbagliavo quella volta e ne ho avuto riconferma oggi.

E c’è da dire che, le due “vecchie” giaguare, hanno ancora moltissimo da dire e da dare!

EVVIVA LE DONNE!

Pimpra

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SEPOLTI DALLO ZUCCHERO. LA MORTE BIANCA (azz…)

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Natale si avvicina a passi da gigante e, la città tutta, si sta preparando, luci, addobbi e amenità di vario tipo ma, ciò che più mi ha colpito, è quanto sta accadendo dentro i supermercati.

Premetto che esco da più di un mese di ramadan forzato che mi ha molto allontanato dai piaceri del mondo,  ovvero quelli di Bacco, niente vino, aperitivi annessi e connessi e alimentazione monacale.

Debbo dire che, dopo le prime resistenze, specie mentali, il corpo si è ben adattato al nuovo regime purificatore, dandomi molta soddisfazione in termini di benessere e regalandomi grandi sorrisi per la perdita di peso.

Ciò detto, mi reco al supermercato per le mie commissioni salutari e vengo letteralmente travolta da un’ondata di zucchero, manifestatasi sotto tutte le forme possibili: dolci, dolcetti, caramelle, torroni, cioccolatini in tutte le versioni, panettoni e chi più ne ha, più ne metta.

Personalmente, lo sbrilluccicare colorato dei packaging delle leccornie messe a disposizione in ogni dove, non ha scalfito di un nulla la mia volontà, la mia compiaciuta motivazione ad alimentarmi in modo sano. Ma, appunto, proprio perché la mia motivazione è alta e forte non ho ceduto alle malie ingannevoli dei dolciumi in bella mostra.

Ma io sono un’adulta consapevole, una che da una vita si informa sulle proprietà nutrizionali dei cibi, una che vuole rimanere magra e, si spera, mantenere il suo corpo in buona salute.

Ma con i bimbi, i giovani, gli anziani, quelli depressi, quelli tristi, le persone che sono e/o si sentono da sole, insomma come la mettiamo con tutta quella colorata umanità che non è in equilibrio, non si ama, non legge e non si informa, con gli ignoranti, con coloro che cercano e trovano nel cibo la consolazione al loro “mal di vivere”?

UNA DEBACLE, UN DISASTRO SU TUTTA LA LINEA, UN SUICIDIO COLLETTIVO!

Ora, non si pensi che da brava epicurea quale sono e mi vanto di essere, sono passata dall’altra parte della barricata, lungi da me!, di certo però, posso dire di aver scelto la qualità dei piaceri da ingerire, onde per cui, no agli alimenti confezionati, no ai dolci stucchevoli, no a tutta quella montagna di zucchero che ci ucciderà, un po’ al giorno.

Preferisco riappropriarmi del piacere di creare, dolciumi compresi, con le mie manine sante, facendo anche degli orridi pasticci a volte, o delle gioiose e succulente meraviglie in piena consapevolezza degli ingredienti che uso, della qualità che ho scelto per la mia produzione.

Ecco, il grande epicureo che vive in me, è diventato “adulto”! EVVIVA!

Pimpra

Per approfondire qui, qui, qui , qui

IO E ME.

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Come sempre, condividere il proprio tempo con persone brillanti, regala pretesti per appassionate riflessioni e stimolanti dibattiti dialettici.

A questo, se aggiungiamo qualche giorno di riposo accompagnato da buone letture e da cinema di qualità, possiamo ben definirci fortunati.

In questo scambio recente, con uno zibaldone di umanità tanto diversa per età, formazione, esperienze di vita, tra le altre, è uscito un bel confronto sul tema dell’indipendenza, della libertà e della condivisione.

In tema di donne, è stato molto interessante il dibattito nato intorno al senso di appartenenza che la coppia regala, alla “tutela” simbolica che la donna ne riceve verso il mondo esterno e, dall’altro lato, invece, la permanenza della sua unicità, identità, individualità, indipendenza e libertà.

Personalmente, mi sono sempre sentita tra coloro che, pur vivendo la coppia, e vivendola in modo “onesto”, senza divagazioni o pericolose “aperture” verso l’altro,  ha mantenuto salda la sua individualità.

Non mi esce facilmente dalla bocca il concetto di “noi”, quando mi trovo a riflettere sui più disparati argomenti, siano essi temi che riguardano la vita a due. Penso e rifletto con la mia testa, offrendo il mio personale punto di vista.

Anche in termini pragmatici, ovvero quando si tratta di vita vera, dal fare la spesa, ad occuparsi del budget mensile, alle uscite, al tempo libero, faccio sempre conto solo su di me. Non mi appoggio, non ho bisogno (ne avrei, di bisogno, pure un sacco di volte, ma non voglio pesare su chi mi sta al fianco).

Vivo, di fatto, come se essere “coppia” fosse unicamente un’idea. Nulla più. Un’idea romantica, sentimentale, gioiosa il più delle volte, pesante in alcune circostanze ma, di fatto, ininfluente sulla mia singletutine pragmatico/animistica.

E dire che sono stata sposata,  lo sono stata per parecchi anni e, anche in quel tempo,  ragionavo così. Infatti il marito non era contento, mi sentiva lontana.

Per far chiarezza mi piace pensare che, per vivere, non mi servono persone che mi “accudiscono”. Essere coccolata è sempre un valore aggiunto nella vita di ognuno, ma non deve diventare elemento imprescindibile e sostanziale per “poter vivere”.

Alcune care amiche, provano un forte disagio a frequentare il mondo esterno se non accompagnate, insieme a qualcuno, donna o uomo che sia, amica/o o fidanzato. Per me non è così.

Adoro gli stimoli e le esperienze che si paventano quando mi immetto, solitaria, nel mondo. Persone interessanti, incontri, scambi che, poi, è molto bello/utile portare in seno alla coppia (se c’è) per arricchirne il dialogo.

Mi riesce difficile immaginare che, socialmente, ci sia un carico di negatività alla vista di una donna sola. Anzi, io ci vedo forza, energia, equilibrio, pacatezza e tanta serena armonia.

Ma, chissà, forse la mia è una distorta visione di donna molto nordica nel suo animo e, forse, pure nel suo cuore…

Pimpra

 

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DI TANTO IN TANGO: FESTIVAL E/O MARATONA? … dipende…

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Che bella questa sensazione di pienezza, di rotondità, di riempimento che mi pervade l’anima tutta dopo il bellissimo weekend trascorso a Dobrna, al Festival organizzato da TimeForTango.

Di norma, non amo pubblicizzare eventi ai quali partecipo, salvo scrivere gli articoli che riguardano esperienze di maratona, che, chi mi segue lo sa, sono e restano una mia grande passione.

Il festival è altro, è una dimensione diversa dove, oltre a ballare, si studia. Quello di Dobrna è un evento particolare, al quale ho il piacere di partecipare da anni.

La location rilassante, tra i boschi della Slovenia, in una piccola cittadina termale, l’albergo dotato di terme per rilassare il corpo dopo le fatiche, spazi sociali dedicati e poi tutto lo stabilimento delle vecchie terme riservato al mondo tanguero per le sale studio e la milonga.

Offerta didattica, milonga serale concepiti con sano equilibrio, pensato per offrire uno spazio/tempo che sia utile allo studio e piacevole per il relax. Ad ognuno la libertà di scatenarsi a lezione o di dedicare del tempo anche al riposo.

La qui presente tanguera bulimica , non si è fatta scappare l’occasione per studiare a più non posso, insegnanti diversi per metodo/didattica/stile che hanno saputo rispondere a tanti quesiti e alle innumerevoli domande che la ballerina aveva in mente.

Ed ho aperto un mondo, conoscendo maestri (sì, proprio con la M maiuscola) che mi hanno veramente dato. Dato la loro competenza tecnica identificando le mie criticità e, soprattutto, aiutandomi a trovare una chiave per lavorarci su. Artisti che hanno profondamente emozionato le corde della mia anima con le loro esibizioni. Amici. Tanti Amici con i quali c’è stato uno scambio profondo, alla faccia della superficialità delle relazioni umane dei tempi moderni.

La dimensione relazionale di questo Festival è stata uno dei valori aggiunti che ho portato a casa con me, oltre agli stimoli tecnici per continuare il lavoro di studio del mio tango.

Ho apprezzato questa dimensione intima e amicale del festival, dove mai ho percepito ansie da performance, desiderio di far vedere le piume e le piumette del proprio narcisismo tanguero, seduzioni ridicole per agguantarsi il ballerino famoso, e tutta quella serie di atteggiamenti tipici di alcuni eventi, maratone incluse.

Eppure i Festival, così come concepiti ed organizzati da anni, stanno esaurendo la loro carica di aggregazione a vantaggio di una dispersione in mille e uno rivoli di eventi, più o meno grandi che ogni associazione, gruppo, scuola, mette in campo. Ma qui il discorso di fa lungo e richiederebbe una riflessione dedicata.

Tornando a questo Festival, charlando appassionatamente con amici e maestri, siamo giunti alla conclusione che per il tanguero malato, quello per cui il tango è diventato parte integrante della vita, del suo essere, la ricerca espressiva (ad un certo punto si smette di ballare e basta si deve e si vuole esprimere qualcosa di se stessi nella danza, in modo personale ed unico)  ha bisogno di uno studio condiviso con altri come lui e guidato in un progetto didattico condotto da insegnanti seri.

Mi è piaciuta moltissimo questa riflessione, mi ci ritrovo assolutamente in mezzo, in questa ricerca profonda di connessioni interiori con me stessa, con il mio ballerino, con l’onda vibrazionale che si espande e si crea nella sala di una milonga.

Queste molecole di energia, miste al sudore, al profumo, alla gioia e al dolore sono quanto di più intenso, la vita creativa mi sta regalando.

Ed è quel senso di pieno, di ebbrezza, di gioia di condivisione che mi rende immensamente felice.

STICAZZI! OLE’!

Pimpra

PS: amo questa immagine e ringrazio Maurizio C. per aver avuto la prontezza di coglierla.

Un abbraccio che racconta della mia emozione e di quella di Paola P. dopo la sua esibizione. Il suo tango ha danzato nella mia anima, come se lei fosse me ed io lei. E sono momenti che non si dimenticano.

Timefortango festival qui

Terme di Dobrna qui

 

 

LE AVVENTURE DELLA PIMPRA

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Una mattina come tante altre, sempre di corsa, sempre veloce e quasi sempre in ritardo, atterro in gioielleria (botteghino di frutta e verdura, ndr) per la merendina di frutta.

Una cliente, evidentemente straniera, entra dopo di me e chiede “Aceite” e il titolare, signore molto simpatico e agé le porge l’aceto. Mi intrometto e spiego che trattasi di olio. Lui mi guarda e prende la bottiglia giusta.

La signora inizia a parlargli inglese americano e il poveretto assume sembianze di punto interrogativo. Mi re-intrometto e traduco per entrambi. Scegliamo insieme la bottiglia d’olio che ella voleva acquistare per il marito americano ma, problemino, non aveva contante, solo carte di credito e qui siamo in Italia perciò “ciao bella” il bancomat nel botteghino non lo possiedo.

Mi offro di accompagnarla a fare il prelievo di contanti che tanto ero di strada ma, capisco poi che la poveretta non disponeva di bancomat internazionale ma solo di carte di credito di cui – ahimè! – non ricordava il pin. Era piuttosto dispiaciuta.

Detto fatto, la paladina degli stranieri in terra italica, la prende sotto braccio  e le dice “L’olio te lo regalo io!”, la Sandra, questo il suo nome, colombiana trapiantata negli States, mi ha guardato come se avesse visto la Madonna e non poteva credere alle sue orecchie. Si è schermita dicendo di non poter accettare un simile dono ed io, per tutta risposta ho ribattuto “Non sarò né più ricca né più povera. Mi fa piacere regalartelo, così porterai a casa un bel ricordo di Trieste”.

Detto fatto torniamo insieme dal gioielliere, al quale dico che l’olio lo regalo io alla signora straniera. Gli occhi strabuzzati dei titolari e le loro parole incredule mi hanno fatto capire come, un gesto gentile verso uno sconosciuto, sia un’azione così rara da risultare miracolosa.

Che dire, ho vissuto all’estero quando ero una bambina, mi piace sempre mettere fuori il naso dal mio paese per annusare l’aria di altre culture, altri popoli, e quando lo faccio mi pongo in modo aperto e amorevole nei confronti di chi mi ospita ed ho sempre ricevuto aiuto, sostegno e buone parole dalle persone che ho incontrato. Perciò, mi è venuto proprio spontaneo, per 13 euro non mi cambia la vita, fare un dono a una sconosciuta.

Ha voluto abbracciarmi, era vistosamente emozionata e contenta. Ci siamo fatte un selfie con il suo telefono di ultimissima generazione e scambiate la mail.

Oggi a Trieste c’è il sole, una luce meravigliosamente azzurra, il cielo è lambito da una lieve brezza ed io vedo il mondo un po’ più bello.

Pimpra

 

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