DI TANTO IN TANGO. IL CALDO ABBRACCIO DI UN WEEK END MILONGUERO

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Due settimane gioiosissime. Una splendida maratona in quel di Milano, un week end milonguero dalle  mie parti, in Villa Giacomelli.

Che sensazioni diverse.

Se la maratona regala scosse di adrenalina, altra è l’energia che arriva da quanto possa iscriversi sotto l’egida di “milonguero”, che sia un encuentro, un week end o qualsiasi altro evento.

E’ proprio un fatto di energia, di scintille, di dinamica e di onda che sono molto diversi in questi due grandi modi e mondi di vivere il tango.

Li amo entrambi. Indissolubilmente.

La sfida, la competizione, il guizzo di una maratona, mi “accendono” letteralmente l’anima e il corpo. Si balla in modo diverso, la pista è molto più grande, le gambe si stendono in tutta la loro ampiezza, ci si muove tanto, si balla tutto e su tutto, con fervore appassionato.

E’ come il ritrovarsi di due amanti focosi, che hanno “fame” e desiderio incontenibili.

Altro è  la dimensione milonguera.

L’energia che arriva è profonda e potente ma meno di punta. L’onda, sulla pista, non può essere “anomala”, deve necessariamente, viaggiare più sulla lunghezza che sulla ampiezza di cresta.

E’ un calore che entra in profondità, ma si fa più intimo, quasi riservato. La connessione con il partner è forte ma, all’esterno, non trapela in modo vistoso.

Si balla tenendo in maggior conto l’intimità dell’abbraccio, dove tutto il dialogo affonda le sue radici comunicative. I piedi arrivano poi, l’ampiezza dei passi, gli spostamenti evidenti, non sono la marca più evidente, il tratto più interessante.

Sono due amanti che si conoscono già,  e cercano nuove sfumature nella passione che li lega. Sono amanti meno esplosivi ma con una intensità che tocca altre corde.

Adoro tutto questo, adoro questo meraviglioso tango capace di soddisfare gli aspetti poliedrici delle personalità di noi danzatori.

Amo e rispetto la passione di coloro che aprono le porte della loro casa, selezionando gli ospiti per poter creare ogni volta una magia rara.

Non so se sono più una maratoneta o una milonguera. E non ha nessuna importanza. E’ il tango che cerco e che trovo e che ogni volta mi stupisce e mi travolge.

… ora in un vortice di passione cieca, ora nel calore di un abbraccio…

e io ballo…

Pimpra

ps: la “famiglia milonguera” di Villa Giacomelli, come sempre, non tradisce mai le aspettative. Un abbraccio collettivo dove ritrovarsi, insieme, nella condivisone della passione più bella. Almeno per noi…

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

IN&OUT E WAITING LIST. IL TANGO MODERNO E’ ANCHE QUESTO

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A quanto pare, il post precedente ha toccato corde molto sensibili degli animi tangueri di entrambi i sessi. Affrontare argomenti “spinosetti”, a mio modo di vedere, fa bene, sempre e comunque. Perciò eccomi, di nuovo,  qui.

Parliamo di come ci si sente quando:

  1. si viene espressamente invitati ad un evento
  2. ci si iscrive ad un evento ma si viene messi in waiting list che, il più delle volte, significa starne fuori
  3. si viene, gentilmente, rifiutati.

L’argomento è vasto perchè implica diversi punti di osservazione: se sono donna o uomo, se ho un ballerino/a, se mi iscrivo direttamente in coppia.

Va detto che l’iscrizione in coppia è, di norma,  premiante. Nella difficile arte di creare un bilanciamento tra i sessi dei partecipanti, la coppia vale lo “zero neutro” e ciò è bene.

Ma non sempre va così. Non sempre si riceve l’attesa mail: “you are IN” che tanto ci piace leggere perchè, ammettiamolo, è come una carezza alla nostra autostima: significa che ci vogliono!

Nella mia decennale carriera di ballerina, mi sono cuccata tanti dinieghi che mi hanno fatto male. Molto male. Ancora oggi, ci sono delle maratone a cui vorrei partecipare che non mi aprono le loro porte. Mi dispiace, lo ammetto, ma mi sono data una spiegazione che mi rasserena.

La maratona (in particolare), ma lo stesso vale per un encuentro o un qualsiasi altro evento che duri più di una serata, è immaginato, costruito, pensato dal team dei suoi organizzatori.

E’ come quando decidiamo di dare una gran festa, pensiamo all’impatto che vogliamo creare, al tipo di sensazioni e di emozioni che desideriamo regalare ai nostri ospiti e vivere noi stessi.

Ecco, appunto, è la NOSTRA festa.

Da invitato posso solo essere felice di aver ricevuto la convocazione, o, nei casi in cui l’iscrizione è aperta, devo solo sperare che, per qualche ragione, sia essa emotiva e/o organizzativa, il  mio nome entri a far parte della lista dei SI’.

Certo che se mi arriva il due di picche ci rimango male, ma è necessario indossare i panni di chi sta dall’altro lato del bancone e comprendere quali siano le sue esigenze organizzative e le aspettative e i colori che desidera dare al SUO evento.

Forse noi ospiti, a volte, perdiamo di vista questo importante dettaglio, credendo che, se siamo belli e bravi e paghiamo la quota di ingresso, automaticamente siamo dentro per forza. Non è così!

La capienza delle sale che ci ospiteranno è un elemento logistico FON DA MEN TA LE per la buona riuscita dell’evento, e chi va spesso in giro lo sa bene. Nulla di peggio dell’organizzatrore che, per fare “cassetta”, infarcisce la sala di un numero disumano di ospiti, scontentando tutti.

Dentro la mia capienza di sala posso e devo fare entrare coloro che, secondo me, offriranno, con la loro presenza, le sensazioni e le emozioni che avevo in mente all’inizio.

Mettiamoci il cuore in pace.  I dinieghi, non sono insulti al nostro valore umano e di ballerini, sono, semplicemente, delle scelte basate su dei perchè.

Certo, a tutti piace essere considerati quelli cool, quelli “famosi“, quelli che, con la loro sola presenza, apportano un plus all’evento. Ma non è così. Mettiamocela via. Non siamo tutti “fighi” abbastanza, per entrare da tutte le porte.

Detto questo, faccio pace anche io con il mio Narciso che moltissime volte è uscito bastonato, quando la sospirata email del sì si, non è arrivata.

Epperò, senza perdere il sorriso e la voglia di riprovarci, ho ricevuto anche tantissimi sì, che mi hanno resa immensamente felice.

La vita è fatta a scale. A volte si scende, a volte si sale…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

 

 

TANGO YOUNG VS TANGO MASTER

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Eppure c’è qualcosa che non mi torna, una nota stonata, una sfumatura di grigio che imperla di sottile fastidio una spumeggiante giornata di bora… sono felice ma…

Torno da una maratona strepitosa, dove sono stata strabene e dove ho ballato strabene.

Il tango, per me, è necessità creativa con cui coloro una vita che, per troppi aspetti, mi risulterebbe banale e scontata.

La milonga come momento social/creativo è sempre stato luogo di espressione di sè, mai l’ho percepita/interpretata come territorio di caccia. Perchè sono una donna esigente e le sfide che non sono vere sfide non attraggono il mio interesse, ovvero: la milonga è troppo spesso associata a potenziale luogo di “cucco” e questo mi fa perdere completamente interesse per i potenziali “incontri”. Perciò, per la sottoscritta, è  e resta ambiente neutro nel quale esprimere e godere ai massimi livelli dell’espressione creativa di corpi danzanti. Nulla più.

Poi, va detto, ho conosciuto persone assolutamente straordinarie, di entrambi i sessi, con cui sono nati bellissimi rapporti di amicizia.

Il pippolotto che sto per scrivere riguarda il pruritino che mi porto dietro dall’ultima maratona.

Osservo il mondo popolato dei danzatori e, sempre di più, scopro con allegria che è popolato di giovanissimi.

Nulla di male, anzi, energia fresca, stimoli nuovi. Evviva!

Però, il lato della medaglia è che questa nuova linfa ha tolto molte possibilità ai danzatori “master”, di entrambi i sessi.

Durante l’ultima maratona, osservando il folto pubblico di “(ggiovane) figa danzante”, ho commentato il fatto con un ballerino mio coetaneo, immaginando la sua gioia.

Mi ha risposto “Non sono contento. Queste non le puoi neanche mirare, tanto girano lo sguardo”.

Aveva appena invitato me, che, se fossi una tanguera argentina, a una frase del genere l’avrei dovuto piantare in pista (come dire che, la sottoscritta, che è vecchia abbastanza, uno come lui, lo mira eccome! – eccerto che ti miro mio caro, sei un ottimo ballerino!!!- chiusa parentesi), invece ci ho ballato  e molto bene, come sempre accade insieme.

Però, però qualcosa mi si è mosso dentro e non ho potuto non osservare con altri occhi le dinamiche di pista.

I ballerini miei coetanei, specie se “quotati”, piuttosto bravi, rivolgevano il loro interesse prevlentemente sulle nuove leve.

Ma io li capisco, ci mancherebbe altro!, se fossi uomo, per principio, “me le farei tutte”, ma sono donna e più di mirare, non posso. E mai elemosinerò una tanda, sia chiaro.

Allora ripenso ai tempi dell’atletica leggera, dove gli atleti dai 30 anni in poi, erano divisi in categorie di 5 anni, master 35, 40 ecc.

Era bello competere con persone più o meno coetanee, perchè, si partecipava alla gara, quasi alla pari.

Nel tango un discorso del genere è, ovviamente, fuori questione, ci mancherebbe, però non posso non rilevare come,  l’esperienza di una ballerina, conti sempre meno della sua avvenenza. Ma non mi sto piangendo addosso, sia chiaro!, perchè per ballare ho ballato e con danzatori strepitosi!

La maggior parte di essi erano amici, ovvero persone con le quali avevo già ballato e che, con piacere, mi hanno invitato ancora.

Ho saettato dardi anche con degli sconosciuti mai visti prima, alcuni di loro anche moooolto più giovani, ma ho scoperto l’arcano. Erano convinti di invitare una ucraina, piuttosto che una ballerina dell’est europeo, alla mia risposta di pura italianità rimanevano stupefatti, come a dire che non era possibile, ma eravamo in pista ed abbiamo continuato a ballare.

[dentro di me provavo un infernale godimento nell’averli per bene messi nel sacco…!]

Tutto il pippolotto per dire che, a mio modesto parere, il mondo è bello perchè  è vario, ma, appunto, dobbiamo renderlo vario, assaggiando sapori nuovi senza scartare definitivamente quelli vecchi…

Ma io sono oramai una “master” e, forse, dovrò rassegnarmi a ballare sempre meno…

S T I C A Z Z I !!!! SIA CHIARO!!!

🙂

Pimpra

IMAGE CREDIT : courtesy of Tatyana Matveyeva photography

 

DI TANTO IN TANGO. #PTM: UNA MARATONA DA RED CARPET

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Andar per maratone riserva sempre delle sorprese.

Innanzitutto è necessario tenere a bada le aspettative: ballerò, non ballerò, che livello ci sarà in pista,mi piacerà il posto, la musica, la gente, avrò di che nutrirmi a sufficienza senza cadere stecchito per crisi ipoglicemica nel bel mezzo di una tanda di D’Arienzo…

Sono pensieri che ogni tanguero militante che si rispetti, si pone prima di varcare la soglia del luogo che lo accoglierà, ospiterà, cullerà, vezzeggerà per l’intero fine settimana.

E i tangueri sono una brutta razza, i maratoneti: pessima. Esigenti, viaggiatori, presuntuosi, una casta tutta particolare. Non sono odiosi, per carità, ma soddisfarli non è cosa da poco…

Maratona a Milano. Aspettative al top.

Perchè “Milan l’è sempre Milan”, e quindi ti senti autorizzato ad essere un maratoneta ancora più spocchioso del solito, perchè, dentro di te, percepisci la sfida: sapranno stupirmi questi Lumbard tutti di un pezzo?

MA-CHE-VE-LO-DICO-A-FARE!!!!

L’impatto è da choc: metti i piedini direttamente sul red carpet (non sto scherzando!) che ti proietta dritto in sala.

Location assolutamente strepitosa, ricavata dalla riqualificazione di un insediamento industriale.

Dal pavimento, agli spazi interni, alla pista di legno, alle luci, tutto, assolutamente perfetto.

1 a 0 per Milano.

Parliamo dell’accoglienza del gruppo che ha organizzato la kermesse: una favola. Dal bigliettino pescato in fase di registrazione come fosse un oracolo da biscotto cinese, contenente una sola parola evocativa e di buon augurio che accompagnasse l’ospite per la durata della manifestazione.

La birra personalizzata. Perchè “co/ce/vò/ce/vò”.

Un buffet che era un godimento solo a guardarlo.

2 a zero per Milano.

In pista: tj top di gamma. E poteva non essere così?

3 a zero per Milano.

Tanta di quella (ggiovane) figa danzante che mai si è vista dalle nostre parti.

5 a zero per Milano (questa vale doppio)

Un “genius loci” incredibile. E penso che della città vera e dei suoi abitanti/abitudini non ho visto nulla, sono sempre rimasta nel perimetro della maratona.

6 a zero per Milano.

MORALE DELLA FAVOLA:

Hanno vinto loro, il dream team degli organizzatori del Pensalobien (mai nome fu più opportuno): Alessandro, Maria Elena, Silvia, Marianna e tutti gli altri!

Perchè “Milàn l’è sempre Milàn”!

G R A Z I E !!!

Pimpra

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. RITROVARSI IN UN TANGO

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Ho la fortuna di essere nata in un giorno che tutto il mondo festeggia, San Valentino, e tutti ricordano.

E’ un privilegio perchè il genetliaco si colora di sfumature più tenere, soffuse, come se una patina di dolcezza calasse sulle persone, o, comunque, è l’effetto che la ricorrenza suscita in molti. E mi pare positivo.

Uno dei regali più belli che ho ricevuto è stata la serata di domenica, trascorsa al Contatto di Spinea, una storica milonga del Nord Est.

L’ambiente,  caldo ed accogliente, musica adatta alla domenica sera, pubblico ristretto. Il mio compagno ed io.

Non c’è monade più perfetta di due persone che sanno comunicare mentre danzano. Le note sono il pretesto per cercare, ognuno dentro di sè, quelle parole silenziose che solo il corpo, nel suo gesto, sa esprimere.

E’ un dialogo silenzioso, fatto di tocchi a volte lievi a volte più intensi. Un fluido magico che emana vibrante nell’aria, nella dimensione fisica ritagliata dai movimenti.

Non si può mentire, quando si balla il tango, la verità è tutta lì, cristallina, semplice e vera. Se l’alchimia funziona scatena un caleidoscopio colorato di emozioni, altrimenti resta uno specchio velato.

Ritrovarsi nel tango, dentro la più profonda e intimistica radice della nostra essenza. Toccare l’anima che danza, libera e fluida.

E’ ricongiungersi a sè. E scoprire e riscoprire l’altro, donandosi, ricevendo, legando e slegando movimenti.

Per me, quando tutto questo accade, è poesia. E dono, il più bello che possa desiderare.

Pimpra

IMAGE CREDIT: Massimo Sangoi

 

 

A ME MI PIACE

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Il periodo è quello giusto, sotto le feste ci si può permettere di concedersi il lusso di desiderare e, perchè no, anche di chiedere.

La mia letterina a Babbo Natale, prevede, più che oggetti materiali , dei bei “LIKE” con cui apostrofare la mia vita.

ALMENO 10 “A ME MI PIACE”:

  1. svegliarmi al mattino al dolce miagolio della mia gatta che mi saluta dicendomi buongiorno. Anche se so che  non gliene frega niente di salutarmi e mi sveglia solo per  la sua dose di croccantini. Ma facciamo  finta…
  2. avere cose da fare. Che significa godere di stimoli, abbuffate di adrenalina, mettere in moto il cervello per trovare soluzioni e risolvere problemi. Mi piace sentirmi viva, vegeta e vibrante. Non sopporto la noia, il piattume, il logorio della frustrazione.
  3. esprimere creatività. Che sia su una pista da ballo, in cucina a far dolcetti, sulle pagine del mio diario. Ho bisogno di questo respiro colorato dell’anima sennò mi intristisco e divento grigia e fastidiosa.
  4. dare una forma alla mia vita. Questo è il desiderio più grande e difficile per me. Mettere mano alla mia vita, cercando di darle una forma che mi soddisfi.
  5. sognare. Per non dimenticare la bambina che porto dentro.
  6. continuare a trovare cose belle nelle piccole cose della vita. Solo così riesco ad essere felice.
  7. viaggiare.
  8. ballare, ballare, ballare. Anche se è un periodo di forzato stop, cuore, anima e piedi restano nell’amore assoluto. Tango per sempre.
  9. stare in armoniosa serenità con me stessa. Che, per una donna, equivale a vincere all’enalotto…
  10. amare. Tanto, profondamente, perdutamente, passionalmente. Dimenitcavo, in modo corrisposto! 😀

A conclusione del pippolotto festivo e per prenderla sempre con ironia che aggiungere di più… PECCATO CHE BABBO NATALE NON ESISTE!

😀

[un piccolo Sticazzi e via andare!]

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. DONNE E TANGO: LA MINACCIA ARRIVA DA EST.

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Questo dì mi sento scherzosa e ho un sacco di friccicorino provocatorio che mi prude i polpastrellli, perciò, BUMMMM, lancio il post di oggi.

SCENARIO:

il poliedrico mondo del tango offre, oltre al godimento del ballo puro, un contorno relazionale che definirei squisito. Incontri con persone interessanti, stimolanti, irriverenti, talentuose… provenienti da ogni angolo della terra.

… più globale di così…

In tutto questo mare popolato di pesci e di sirene, un occhio di riguardo, secondo me, lo meritano le donne della nuova Europa, ovvero, della sua parte più a EST. Penso al bacino della vecchia Russia, della Bulgaria, Ungheria, della Cechia e Slovacchia… insomma, avete capito.

IL FOCUS:

premesso che, di norma, le signore e signorine sono ballerine pazzesche, dotate di tecnica sopraffina, derivante dalla tradizione secolare di questi paesi, talentuose di natura, appassionate. Poi sono belle, ma che dico, bellissime. E, non bastasse, ci sanno fare. Ci sanno maledettamente fare.

LA MORALE:

il pericolo “rosso” è in agguato (anche se difinirlo così è un evidente anacronismo, ma funziona benissimo come immagine “letteraria”) . Quando l’uomo della “vecchia Europa” viaggia verso est per partecipare a una maratona, a un encuentro milonguero, a un festival, potete stare certi che qualcosa succederà!

Annovero più di una coppia, tra amici e conoscenti, che è nata mixando una creatura del “sol Levante” a un uomo di queste latitudini.

LO STUPORE:

Vorrei tanto che le signorine mi spiegassero quale è il loro magico elisir, la pozione seduttiva per cui gli uomini vanno così fuori di testa che, non solo se ne innamorano, ma le sposano!

Da vecchia zia, sorrido sotto i baffi, il tempo dei fiori d’arancio per me è passato da un pezzo, ma ho tantissime giovani amiche che non riescono a quagliare una relazione che sia degna di questo nome. Figuriamoci se riescono ad arrivare al porto di un impegno con tanto di anello e di un SI’ pronuciato davanti a un ministro di fede o laico.

MA QUALE E’ IL VOSTRO SEGRETO, CARE AMICHE?

Condividetelo anche con noialtre, così, per solidarietà femminile, affinchè nella pacifica osmosi dei popoli, possiamo andare anche noi a “colonizzare d’amore” i vostri paesi!

Oggi mi sento burlona, che ve lo dico a fà? 🙂

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

UNA MARATONA MOLTO SPECIALE

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E’ già da un po’ di tempo che non scrivo più di maratone di tango,  ma ciò non significa che non vi partecipi.

Per me, e per tutti gli amanti del genere, si tratta di fine settimana che rigenerano profondamente, benchè lascino il corpo stanco, devastato, provato dalle interminabili ore di ballo. Credo che il piacere mistico che se ne ricava derivi proprio da questo spingersi oltre, spremendosi fino all’indicibile per dare al partner e a noi stessi, un piacere difficile da dimenticare, un’adrenalina purissima, come i migliori cristalli delle sostanze più illegali che ci siano.

Ma non è solo questo.
Il contorno è rappresentato  da una socialità fatta di sguardi, di cibo condiviso, di risate e di emozioni.

Ma non basta.
Se il luogo che “contiene” e accoglie tutto ciò, non è adeguato, manca il catalizzatore della superba reazione. Il luogo è lo scrigno prezioso dove, in ogni maratona, si accende la magia.

Ancora, l’ingrediente ultimo, la polvere di stelle, è data dai padroni di casa che, con il calore dell’ospitalità, con allegria, con tante piccole e grandi attenzioni per i loro ospiti, mettono la ciliegina sulla torta.

Tutto questo è stato lo scorso fine settimana, in un’ambientazione pazzesca, l’antica colonia estiva destinata ai bambini degli operai della Fiat, costruita all’intorno degli anni 30 (la foto è l’interno della torre dei dormitori, un posto incredibile!).

Noi, grandi solo per l’anagrafe, dormivamo lì dentro e, scommetto, più d’uno ha fantasticato su tutto quello che la Torre ha visto nel corso degli anni.

La maratona, non per nulla, era “La Colegiala”, di nome e di fatto.

La sottoscritta, come tutti gli altri compagnucci di merende, è tornata indietro nel tempo, godendo del luogo, del tango meraviglioso che ci siamo scambiati, dei sorrisi, delle matte risate e… del buon cibo. Vogliamo parlare delle banane…? Anche, ma questa è un’altra storia…

GRAZIE a Giò e a TUTTI gli altri organizzatori per questa splendida esperienza.

Pimpra

IMAGE CREDIT PIMPRA_TS

NUOVE PRIMAVERE

Nuove primavere

La pacchia è finita, perchè le ferie per il 2015 hanno esaurito il bonus. Si torna a casa, sapendo che non ci saranno ulteriori vie di fuga. Tutti in gabbietta, come piccoli soldatini ubbidienti.

Traggo un bilancio molto positivo. Ho goduto immensamente di un viaggio in terra gallica, di deliziose maratone tanguere in giro per l’Italia, ho trovato il tempo di farmi venire la gastrite e di farmela passare, mi sono divertita, rilassata, ho ballato, ho vissuto una tranche di vita nuova.

Adesso sono di nuovo qui. Non particolarmente volonterosa, nè pronta. Ma facilmente adattabile, come sempre.

La codina delle ferie estive mi ha regalato un fine settimana di quelli come piacciono a me: tanto tango, tanti amici, tante risate. Stavolta, però, ho avuto un dono specialissimo.

Ho incontrato uno straordinario essere umano, con il quale, una notte di milonga, ho potuto chiacchierare a lungo. Una conversazione sulla vita, sulla malattia, sull’accettazione, sulla consapevolezza, sul piacere e la voglia di non fermarsi, di andare avanti, sulla voglia di sognare ancora, di progettare, di desiderare, di amare.

Ho incontrato un uomo pregno di vita, come poche volte ho avuto il piacere di conoscere. Sono stata illuminata dalla sua brillante intelligenza condita di leggera ironia, fatta di un pensiero su di sè e sulla malattia che attualmente lo accompagna, dai toni limpidi e sereni, come mai mi è capitato di sentire.

L’ho ringraziato per l’insegnamento che, involontariamente, mi ha trasmesso.

La vedete la foto della piantina di peperoncini che, una cara amica, mi ha portato all’inizio dell’estate? era verde e piena di frutti, che ho colto e seccato. Poi, l’ho affidata a mia madre durante la vacanza francese e, al mio ritorno, ho trovato un bastoncino secco.

Ho continuato a bagnarla e a parlarle come prima, quando era verde e in salute.

Oggi, al ritorno dal mio lungo fine settimana, ero quasi sicura che l’arsura l’avesse portata via, invece, riconoscente, mi ha fatto una bella sorpresa: nuovi fiori, come fosse nuovamente primavera.

Piena di stupore e di tenera riconoscenza, auguro anche a voi una nuova primavera che per l’autunno c’è ancora tempo…

Pimpra

#CALAMARIETANGO. Quando la burocrazia ci mette lo zampino.

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Chi mi segue sa benissimo che, a Trieste, un appuntamento estivo assolutamente imperdibile è la milonga da me definita #calamarietango.

Location perfetta, in riva al mare, in uno stabilimento degli anni 60 o giù di lì, il Ferroviario. Un luogo unico, ruspante,  “triestino” come non mai. Il Faro della Vittoria occhieggia i ballerini, la brezza della sera ne accarezza l’abbondante sudore e, da quest’anno, il signor Luciano e il suo staff, ingentiliscono le serate con calamari fritti e grigliati con tanto “ammore” (ma preparano anche molto altro, ovviamente).

Ambiente perfetto, frequentato da persone discrete, con il solo difetto di essere perdutamente innamorate del tango argentino e di ballarlo ovunque, anche sulla “pista” più storta dove abbia mai messo piede un tacco 10!

Poco male, è tutto il contorno che rende il luogo unico e davvero  molto speciale.

8 anni di appuntamenti estivi fissi, il venerdì di tango a Trieste, si trascorrono qui, e qualcosa, all’improvviso si guasta, e le serate non si possono più organizzare…

Per me, un lutto, una traggedia proprio. Sono abitudinaria, e guai a privarmi dei miei luoghi d’elezione, di quelli dove mi reco con gran piacere e gusto!!!

Problemi burocratici di qualche sorta per cui, la musica, si deve interrompere alle 23.00!

Che triste idiozia all’italiana!!!!

Chi ben sa, la milonga non produce infausta confusione. E la gente? Vogliamo parlare dei danzatori? Mai visti ubriachi o molesti, mai sgarbati, mai sentiti urlare, sbraitare, insomma far casino! Ovviamente, si tratta di persone più grandicelle dei ragazzini che vanno avanti a sfondarsi di birra. Chi balla non può farlo perchè poi non si reggerebbe in piedi… e.. non ballerebbe più!

Quindi non è chiaro perchè, in un luogo ben lontano dal centro abitato, frequentato per l’occasione da persone “per bene”, rispettose ed evolute, si sia abbattuta la scure tipicamente triestina del “no se pol (più)”…

MA CHE MALE VI ABBIAMO FATTO???

… Ah… forse vi dava noia l’odore di pesce fritto… ecco cos’è…

Sono arrabbiata a e molto triste, perciò, stasera, spero di godermi la più bella #calamarietango della storia!

EVVIVA!

Pimpra

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