DI TANTO IN TANGO. TANGO DAL GRANDE CUORE. ETDS 2017

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Ti fai prestare la macchina, avvisi lo zio delle Gattonzole che se ne occupi per due giorni, ti prepari e vai.

Punti il muso della Volvo in direzione Bologna. Sai che laggiù c’è qualcosa che ti aspetta. Anche se non sai esattamente cosa.

Il periodo non è dei migliori, nuvole oscure di depressione hanno “ferito la giaguara” (grazie Giancarlo per questa meravigliosa immagine), ma resti sempre una giaguara, metti un bel cerottone dove serve e vai.

Sai che laggiù c’è la tua terapia, lo senti, perché lo hai già sperimentato una volta.

Il miracolo si compie e tu, ricevi, ricevi, ricevi, ricevi.

Il modo del tango è una comunità, una grande, estesa, multiculturale comunità. Incontri persone che provengono da tutta la penisola, da tutta Europa e da ben più oltre. Ci lega un filo, quella passione artistica che si snoda intrecciando melodie e corpi, in un’unica dimensione, il tango.

La chiamo “la terapia degli abbracci”. Non è una novità.

Il valore più alto, assoluto, è che guarisci da te stesso senza dover usare parole, senza dover pronunciare parole, solo “essendoci, restando, scambiando” un abbraccio.

Ci pensa l’altro ad attivare quel volano di energia, mutuato dalla musica, che riattiva tutte le sinapsi del tuo benessere psicofisico.

Non tutti sono capaci a cimentarsi in questa sfida, perché se vuoi ballare e stare meglio, devi affrontare la pista nudo.

La nudità non sta nell’abbigliamento (anche se, con il caldo che fa a volte servirebbe), ma nell’anima che deve mostrarsi. Non ci sono pretesti, non ci sono scuse, bisogna avere il coraggio di esistere, per quello che si è e per come si è.

Poi arriva tutto ciò di cui si ha bisogno: l’espressione del proprio io danzante che si libera e crea, la connessione con l’altro ballerino che ascolta, recepisce e propone, in un duetto che diventa corale e abbraccia, letteralmente, tutta la pista.

Ma, dicevo, il valore aggiunto è rappresentato dalla comunità tanguera.

Sento già i fischi dei detrattori che diranno “bugie! c’è gente brutta, cattiva, malefica, odiosa, gente che parla male bla bla bla”. Rispondo decisa che sono tutti starnazzamenti inutili di coloro che non si pongono con l’animo giusto e che, di fatto, sono quelli “tagliati fuori” dalla comunità a cui mi riferisco. Perché la comunità è più forte degli stronzi, e perdonate il francesismo.

Badate bene, parlo di “comunità”, non di gruppo!

Quale è la differenza? Sostanziale direi: comunità= cum / con essa ACCOGLIE, cresce, si modifica, include.

Il gruppo, può essere numerosissimo ma non diventare mai comunità. Capito la differenza, vero?

A Bologna c’era la comunità, quel caldo abbraccio che ti aspetta, la copertina che ti riscalda l’animo, il sorriso aperto di chi ti prende in giro per come sei dandoti baci sulle gote.

Simona e tutto lo staff di SpaziotangoBologna, hanno fatto il miracolo di San Gennaro anche quest’anno, donando momenti magici a tutti i presenti, facendo battere all’unisono il cuore grande del tango.

GRAZIE.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

LA GEOGRAFIA DEL TANGO

 

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Ahi quanto mi sono piacevoli i doloretti che mi accompagnano da ieri sera, quando, smesse le scarpette, ho ripreso la via di casa.

Un’accogliente Bologna, una festa tra amici, un ritrovo di gaudenti del tango provenienti da ogni dove.

Il mio primo ETDS, mini maratona organizzata da una visionaria accogliente che ha saputo dar vita a un evento di tutto rispetto. Bella la periferia di Bologna, immersa nel verde dei prati, un complesso alberghiero destinato a una ricettività congressuale, pertanto dotato di spazi necessari.

Non fosse per il caldo e per la pista quadrata relativamente piccolina a Zola Predosa davo 10 e lode, invece si cucca un 9, 5! 😀

Ma tutto il resto…

Tornando in taxi con due amici, si rifletteva sul magico ingrediente che rende tanto speciali certi eventi .

Personalmente non ho avuto dubbi: mi è chiaro che un evento composto da una maggioranza numerica di persone che geograficamente provengono da sotto il Po, è già una garanzia di piacevolezza relazionale.

Mò mi spiego. Da triestina purosangue, non posso non accorgermi che la “temperatura” dell’accoglienza mano a mano che si scende lo stivale, aumenta proporzionalmente. Quelli del Nord sono più freddi, c’è poco da dire. E ti studiano/scrutano/osservano prima di aprire lo sguardo in segno di saluto e di amicizia.

Non voglio dire che sia malducazione, preferisco definirla diffidenza o timidezza. Una volta aperta la porta, anche con i nordici, entra calore e scambio affettuoso, ma “con (più) calma”.

E poi prendi il tuo treno e scendi, e più scendi più ti senti amato, accolto, ricevuto con affetto e apertura di mente e di cuore.

Vogliamo aggiungere che, se l’incontro è voluto da una squadra a maggioranza femminile, il tepore si sente ancor aprima, ancora più forte e coinvolgente.

Allora ringrazio pubblicamente qui la Simona e tutta la sua Crew di amici, musicalisadores compresi, che mi hanno regalato un week end degno della solare Bologna, sono tornata a Trieste così carica che… potevo arrivarci anche a piedi [… si fa per dire! 😉 ]!

EVVIVA!

Pimpra

 

 

ESITI BOLOGNESI

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Voi mi direte “Ma che c’importa a noi di quello che ha fatto la Pimpra a Bologna!”

Vero, parole sante, allora perchè state leggendo? Sorrido, anzi sorridiamo insieme. Ho il maledetto vizietto dell’articolo di cronaca, come se la mia vita fosse interessante e voi aveste il piacere di scoprirla.

Non è così, ma facciamo finta…

Il bello del lavoro che faccio è che, di tanto in tanto, mi permette di mettere  il naso fuori dalla gabbietta. Vedo e vado in città diverse, anche, se, nel corso degli anni, alcuni appuntamenti sono diventati consuetudini ed ecco vedermi tornare negli stessi luoghi, nelle stesse città.

Una di queste è Bologna, insieme a Lucca, Milano e Torino.

Ogni anno trovo una città diversa, non sempre migliore, ma sicuramente interessante, da scoprire e riscoprire.

La trasferta recente ha regalato particolari piaceri per il palato, consumati in osterie tipiche, suggeritemi da abitanti del luogo.

Ho scoperto poi che, se si vuole fare un po’ di shopping, sicuramente Bologna offre molto e a prezzi più contenuti. In particolare, si acquistano meglio che in Toscana, i capi in pelle. Ma proprio gli stessi, uguali uguali…

La gente per strada è sempre più espressione del melting pot globale e non è affatto raro sentire parlare, con stretto accento bolognese, numerose etnie extra comunitarie.

E’ una città giovane, ma che dico, giovanissima. Sorridente e ciarliera. Le donne sono belle, femminili e arrotondate, hanno volti solari e si muovono con grande agilità in biciletta. A Bologna ho visto pochi scooter.

Adoro i portici che proteggono dalle intemperie, sono riparo alla pioggia e invito a scambiare due parole in compagnia.

Dietro a Piazza Grande è tutto un fiorire di deliziosi localini dove prendere l’aperitivo accompagnato da stuzzichini locali a base di salumi, formaggi e focacce. Nessuno, e dico nessuno degli abitanti, si preoccupa del proprio livello di colesterolo LDL (quello cattivo, per intenderci!)

A Bologna piace mangiare, non ne fa mistero. La media della popolazione è più in carne rispetto all’estremo nord est.

Non credo che gli abitanti siano particolarmente presi dal fuoco sacro dello sport, mi sembrano troppo rilassati e paciosi per essere divorati dal demone della performance agonistica.

Bologna non puzza affatto  di smog e questo pare molto positivo. La nebbia, ho avuto la fortuna di non incontrarla mai, sono donna di bora e di vento e quella cappa lattiginosa davanti agli occhi mi crea senso di oppressione.

Ci voglio tornare ancora, perchè amo il particolare accento arrotondato che mi mette di buonumore.

E poi, voglio gustarmi tutti i profumi e i sapori della terra d’Emilia, nascosti nel sontuoso bouquet di un Sangiovese superiore.

Pimpra (l’epicurea)

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