DI TANTO IN TANGO. RICOMINCIO DAL… CONTATTO

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Un fine settimana non è degno di tale nome se non è condito da una milonga. Ho bisogno di fare rifornimento di abbracci, di ricaricare le pile di buona musica, di sentire il mio corpo voluttuoso e vibrante sulle note, ho bisogno di ballare.

Per una serie di motivi mi riesce sempre meno spesso di farlo alla sera, quindi mi “accontento” di una pomeridiana.

Ho conosciuto il “Contatto” parecchi anni addietro e, mi ci sono sempre trovata bene. All’inizio mi sembrava un luogo strano, perché erano i tempi in cui amavo ballare i Gotan, Bajofondo e tutto quel genere di tango moderno che, tra le pareti della più vecchia milonga tradizionale del Nord Est, non era contemplato. Ammiravo i tangueros ballare stretti stretti, mentre allora il mio abbraccio era elastico e aperto. Eppure li ammiravo, trovavo una poesia sottile dentro i loro passi piccoli, gli adornos delle ballerine che, sebbene un pochino statiche per i miei gusti espressivi, rappresentavano di certo un mio ideale di femminilità consapevole e sicura.

Il tempo passa, il tango evolve e io stessa muto come ballerina.

L’abbraccio si fa vicino, la dinamica resta sempre vivace, ma cambia il modo in cui esce, la sua forma esterna.

Torno al Contatto dopo molto, molto tempo, e neppure nella serata clou della settimana, ma durante la pomeridiana domenicale.

La prima impressione è quella di entrare a casa di qualcuno perché si viene accolti. I milongueros sono grandicelli, e va bene così, la ronda è una vera ronda, come dio comanda in terra e, anche i principianti presenti, si adeguano con rispetto.

Percepisci l’amore che si deve al Tango e alle persone che lo amano, dai padroni di casa  a tutti gli ospiti presenti. Il tepore emotivo della sala è ulteriormente riscaldato dall’ottima scelta musicale che i TJ invitati propongono.

Allora la mia fame, la mia sete di ballo trovano una dimensione intimista e profonda, resa tale anche dagli sguardi delicati che i presenti rivolgono alla pista.

Al Contatto ritrovo la mia anima danzante, ritrovo il tocco delicato e forte del mio compagno, ritrovo quella ebbrezza speciale che mi regala la musica.

Allora, sai che c’è? Ricomincio da qui.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. SEDUZIONE. PER POCHI E NON PER TUTTI. TANGO E DINTORNI.

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Credo di essermi più volte espressa su come, diventare una donna “adulta” (leggi “diversamente ggiovane”), richieda una forza d’animo, una sana determinazione e una buona dose di coraggio.

Invecchiare non è bello per nessuno, per una donna può essere davvero una tragedia.

Ma non è questo il punto.

La seduzione che una femmina può esprimere, sale, a mio modesto parere, con il crescere degli anni.

Quando si è pulzelle sgrillettate si ha la bellezza della gioventù, e, salvo rarissime eccezioni, la luce che traspare, la voglia di vivere, fanno il resto. Non serve impegnarsi più di tanto. Poi, anche nella verde età, ci sono le giaguarine ante litteram che, ben consapevoli del loro fascino, lo esercitano a dovere.

Si matura, ed ecco che arrivano le sfumature e i colori più interessanti, l’unicità di uno sguardo, il tono della voce, la cura di dettagli che quella donna in particolare e solo quella, esprime di sé. Il fascino, allo stato puro.

Di norma, questa crescente consapevolezza, permette di giocare con la seduzione e di farlo anche in modo marcato, evidente, senza alibi o paure.

Mi pare un’espressione di grande libertà e compiaciuta realizzazione quella di poter esprimere la Giaguara senza sentirsi in colpa … ma… a questo punto, di norma, arriva la mannaia sociale delle “altre” donne, di quelle che, così libere e realizzate, non si sentono affatto. E giù critiche a non finire, additamenti alla “zoccola” di turno, a quella senza classe, a quella che vuole fare attizzare il viril ormone.

Sì, e allora? Che male c’è?

Se mi va e mi sento a mio agio con il mio corpo, a voialtri moralisti che vi frega? Se un uomo viene preso nelle maglie delle mie malie seduttive e mi regala una o più strepitose notti d’amore, a voi, che vi frega?

GIUDIZI, GIUDIZI, GIUDIZI tremendi su queste disgraziate che hanno piacere di se stesse e ci giocano pure.

Sono donna pure io, e pure non di primissimo pelo, e certo, mi sento minacciata, è ovvio, ma non credo di voler prendere un bazooka per annientare tutte queste signorine e signore che si dilettano ad andare a caccia.

Da parte mia, cercherò di sedurre ogni giorno chi mi sta a cuore, di non perdermi dentro la monotonia della quotidianità, di ricordare che, il “principe del mio letto e/o del mio cuore” potrei incontrarlo anche al supermercato e che, se voglio giocarmi al meglio la cartuccia, forse proverò a ricordare che sono una Donna e non uno scaricatore di porto (mi scusi la categoria!) e ad agire di conseguenza.

Capisco, da quanto ho letto di recente in un grandioso (numericamente parlando) gruppo di fb a tema tango che la donna (tanguera) sicura e seduttiva, quanto meno, incute paura e una vagonata di invidia, tra le altre donne, che, sotto l’egida del “gusto raffinato” si scagliano violente contro coloro che sono diverse e si sentono libere e SI DIVERTONO UN MONDO!

In tv, al cinema e in ogni dove, le attrici, le starlette, le donne di spettacolo in genere sono sexy in maniera esagerata e nessuno si lamenta, ma se una donna vera si permette altrettanto, giù parole da orbi.

Allora, sapete che c’è? Alla faccia dell’ipocrisia, del moralismo e del finto perbenismo!

Io sto dalla parte delle Giaguare, anche se non sono una bomba sexy come loro e non mi presento come tale al mondo ma, ad ogni buon conto,  il convento non fa per me!

STICAZZI! OLE’!

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. PROSPETTIVE INTERIORI E TANGO AL FEMMINILE (MA NON SOLO)

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Pms di quelle che spaccano, talmente fastidiosa da trovarmi insopportabile.

Rimedio n. 1: un allenamento con il mio personal trainer. Esordisco dicendo “Sono nervosa. Fammi morire” . E lui mi ha preso in parola (oggi non cammino, ma questo è un altro discorso… 😉 )

Rimedio n. 2: lezione di tecnica femminile, tango argentino, la mia terapia.

Mi presento che sono spaccata, letteralmente, ancora tanticchia rompi palle, scontrosa dentro e particolarmente “bionda inside” leggi: in autostrada, finestrino aperto, e trallallero trallallà, mi vola via il tagliando di ingresso. Sorvolo sui casini per pagare la tratta autostradale Trieste/Udine e non Taranto/Udine (78 euro, per la cronaca…!)

La lezione è tenuta a due mani, dalla mia insegnante Mara e da Martina . Inizia la seconda, coinvolgendo tutto il gruppo in un gesto liberatorio, volto a scoprire lo spazio fisico a disposizione, riempendolo del movimento dei corpi, portati dalla musica.

Fluire con le note, dentro lo spazio esteriore e, aggiungo io, interiore.

Non si trattava di tango, premetto, perchè a tutte noi presenti, sicuramente ci avrebbe influenzato negativamente, bloccando i nostri corpi dentro a degli schemi elaborati in tanti anni di ballo.

Affascinante osservare come, quasi tutte noi, fossimo ingabbiate nelle nostre menti e quanto ci abbiamo messo a “lasciare andare”.

Come fai a tornare nell’ingenuità del bambino che se ne frega di quello che è bello/giusto/fatto bene e risponde libero al richiamo della musica? Ci abbiamo messo un’ora abbondante, ma, con la guida di Martina, credo che tutte noi, siamo riuscite ad entrare nella dimensione pura del nostro corpo, finalmente svincolata dal dominio coercitivo della mente imperante.

L’esercizio di ascolto profondo della musica, fatta di note toccanti di un singolo pianoforte, su di me, ha avuto un effetto assolutamente catartico. La musica è entrata, ha trovato il suo spazio, lo ha riempito, è fluita, è scivolata, ha giocato, accarezzato, pizzicato il mio corpo e la mia mente. C’era solo lei e la mia anima in ascolto, e finalmente un corpo fattosi tempio, amato, principale custode di questo fluido sonoro così denso e leggero, capace di pulire tutti i cattivi pensieri, i fastidi, le pesantezze.

Liberata e potrei dire quasi rinata, ho affrontato lo stesso tipo di esercizio di ascolto e danza su un brano di tango.

La sensazione forte è che tango fosse “casa” e che tutta me volesse riscoprirla. Con il cervello “spento”, così come ci hanno da sempre insegnato le nostre “Signore giaguare del tango”, ma con l’ascolto di cuore, emozione e corpo ben accesi, ho provato sensazioni nuove e meravigliose.

Il tango del mio futuro sarà così. Sarà colorato di una dimensione intimistica assolutamente “vibrata”, interiore, sensibile e fina. L’abbraccio conterrà aria pulsante che dal mio corpo e dal mio sentire andrà verso il mio partner e, credo, saprà aprire nuovi orizzonti e portare a nuove scoperte.

Un tango più denso. Adesso credo di averne colto appieno il significato.

Pimpra

IMAGE CREDIT Patrizio D’Acquarica

LA POETICA DEL GAMBERO. T’AMO TANGO.

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Sono sempre più convinta che le attività fisiche, siano esse sportive o più marcatamente di taglio artistico, forgino il carattere.

Fare sport, farne tanto e farlo bene, dovrebbe essere obbligatorio per tutti i giovani, per insegnare loro il significato di sacrificio, pazienza, determinazione, ambizione, desiderio e piacere di spostare il proprio limite, l’accettazione delle sconfitte, l’obbligo a non mollare a continuare a provarci, sempre.

Il tango argentino, benché lo comprenda nelle attività di taglio creativo/artistico che si fanno con il corpo, segue gli stessi dettami dello sport, ma con un ingrediente in più: il piacere metafisico che  essere mezzo materiale per esprimere creatività, aggiunge una marcia in più alle naturali endorfine generate con il movimento.

Dopo più di due lustri di tango, ieri a lezione di tecnica femminile. Perché c’è sempre da imparare, sempre da perfezionare, sempre da limare il difetto, da esaltare il pregio.

Con le amiche di lungo corso tanguero si commentava che, come accade dopo ogni lezione o stage, si tocca con mano la ferita più profonda: è necessario lavorare costantemente sui fondamentali.

L’ABC. L’alfabeto tanguero, i movimenti che sono la base e la radice di tutto.

Gli anni trascorsi nelle sale da milonga hanno insegnato, se non altro, a percepire meglio il proprio corpo che, se ben indirizzato dalla correzione del maestro, può essere reimpostato.

Il problema odierno, forse, è che abbiamo tutti tanta fretta di imparare e frenesia di ballare, concedendoci minor tempo per introiettare, in profondità, gli elementi basici che saranno, comunque, la firma unica del nostro tango adulto.

Se potessi, bramerei di massacrare la mia autostima di ballerina, con un’ora (spietata) di tecnica femminile alla settimana, dove passare allo scanner e al rasoio il mio corpo, il movimento che produco, le linee che creo per lavorarci su e migliorare e crescere e crescere ancora…

Ricordo il mio primo passaggio in quel di BSAS, le ore trascorse a scuola a smontare ogni pezzo di me, ogni mia certezza per ricostruire da zero. Dalle basi, dall’abc. Ed è ancora nella mia memoria la frustrazione provata al ritorno da quell’esperienza dove, mi sembrava che la sola cosa che avessi capito era che, dovevo ripartire dall’inizio.

Ed è sempre così, ad ogni lezione, ad ogni passaggio allo scanner dello sguardo di un maestro esperto che segnala, suggerisce, corregge e, almeno a me, motiva tantissimo.

E quindi, via andare con camminata, radicamento, utilizzo dei piedi/pianta/dita, e prendi l’energia da giù e portala su, e sii maschile sotto, femminile sopra, e rilassa e sii reattiva, morbida, fluida. Ah sì, visto che ci sei, prova a colorare di femminilità, dai la tua marca unica, esprimi il tuo cuore.

Ogni volta una morte, ogni volta una rinascita.

Poetica del gambero. Poetica del tango.

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. POST PER SOLI TANGHERI. L’EGO ASSOLUTO.

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Ennesimo pippolotto su argomenti triti e ritriti, ma è più forte di me, devo dire anche io la mia.

Ieri sera in milonga: ambiente accogliente, persone grandicelle che si conoscevano tra loro, questa la sensazione. Padrona di casa molto ospitale. Musicalizador interessante. Pista decorosa.

Le premesse buone.

Arrivo presto e ballo, con il mio partner, sin dalla prima tanda.

Il TJ comincia soft, correttamente, osserva la pista e i ballerini: non sbaglia una tanda. Non crea un’onda “pesante” perchè il pubblico dei presenti non l’avrebbe sorretta musicalmente.

Una selezione interessante di brani molto famosi ma suonati e interpretati da orchestre in modo alternativo, particolare. Una musica non solo bella da ballare  ma piacevolissima all’ascolto.

E QUI CASCA L’ASINO.

Da quanto ho potuto osservare, la pista, della musica se ne fotteva bellamente. Certo, erano tutti poco più che principianti, ma, nessuno e dico NESSUNO di loro, ascoltava.

Presi a fare le più assurde combinazioni di sequenze, senza tener conto che, di base, c’era una melodia, un ritmo, un sacco di sfumature musicali. Il nulla.

Così come NON ascoltavano la musica, la coppia non si ascoltava reciprocamente, tutti presi in un’esibizione onanistica del proprio sè.

Non una coppia che si fosse presa la briga di … CAMMINARE. E di farlo in modo raccolto, compiaciuto, intimo, sulla musica… No, perbacco!, era tutto un arzigogolare passi improbabili, su temi musicali impossibili da ballare al loro livello super basico.

Che peccato e che grande dispiacere, manco fossi un’argentina!, vedere come opere musicali straordinarie venissero sgualcite, calpestate, ignorate da tanta indifferenza…

Ma allora mi chiedo: che senso ha? Perchè perdere tutta la poesia, l’emozione che la musica evoca e che l’abbraccio del tango sublima?

Ma dios mio! Questi maestri perchè, perchè, perchè commerciano tango  e basta?  Vendono sequenze, passi, giravolte, ganci che le persone non sanno gestire, sono pure orrendi da vedere dal momento che, di base, non sanno nemmeno camminare…

E divento sempre più stronza, me ne rendo conto, perchè il marketing dell’anima di un popolo mi disturba nel profondo. Perchè la distruzione dell’arte musicale mi ferisce, perchè l’ignoranza, la superficialità di questi pseudo ballerini mi fa male al cuore.

Dov’è l’amore, il rispetto, la gioia pura di far scivolare il corpo dentro un poema di note, cullati dal contatto di colui o colei che ci cinge in un abbraccio presente, sentito, puro?

Sarà che sto invecchiando e la giaguara è sempre meno tollerante… però, mi chiedo, perchè, invece di provare a ballare insieme, ascoltando con le orecchie e con il cuore la musica, il ballerino medio vuole solo esibire il proprio ego assoluto…? perchè?

Pimpra

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PER CHI VOLESSE APPROFONDIRE IL TEMA DELLA MUSICALITA’, suggerisco la lettura del testo

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se interessati, potete inviare una email di richiesta a: tangare@tin.it

DI TANTO IN TANGO. UNA QUESTIONE DI TACCO. POST PER SOLE DONNE

Una bella serata trascorsa sulle musiche di un Tj che amo molto, sarà che è proprio musicista vero e quindi ci sa fare.

Un caldo demoniaco che ho esorcizzato sperando contribuisse a combattere la ritenzione idrica e… uno sguardo attento posato sulla pista.

A parte che vorrei prendere a revolverate i sedicenti Maestri di tango che, a loro volta, non prendono a calci nel sedere i loro allievi che non hanno idea di cosa significhi RONDA.

RONDA= GIRARE INTORNO A UN IPOTETICO CENTRO DI UN CERCHIO… oppure trovare il centro di un rettangolo e fare lo stesso.

Ci possono essere più ronde, ovviamente, più veloci e più lente ma SEMPRE di forma circolare o ellittica!!!!

Ballare non significa cercare di doppiare la coppia che vi sta davanti, spintonarla, sorpassarla a destra e a manca!!! Porca miseria si tratta di ballare mica di fare una gara automobilistica!!!

Ciò detto, osservavo le donne presenti in sala. A spanne, direi abbastanza esordienti, sicuramente appassionate ma, con poca “polpa spolpabile” (ballerini più avanzati) con cui esprimersi.

Le osservavo danzare, tutte elegantemente vestite e curate, delle belle signore e signorine, niente da dire e, con stiletti affilatissimi ai piedi.

A parte una o due danzatrici che non avevano più di 8 cm di tacco, le altre svettavano dai 10 in su.

E si vedeva tutta…la difficoltà nella danza, per piedi/caviglie/gambe inabituate a radicare al terreno e a spingere.

Il tacco, per una donna che balla il tango è (quasi) tutto. Se non è bilanciato, se è troppo alto o troppo basso, la ballerina non riuscirà ad esprimere al meglio le sue capacità/potenzialità.

Per issarsi su vertigini a 10/11/12 cm,  oltre che una flessibilità dell’arco plantare che non tutte possiedono, serve una forza incredibile sulla pianta del piede, accompagnata da un buon gioco di polpacci per stare in rélévé (ovvero in appoggio sull’avampiede), quando il tacco si deve necessariamente sollevare.

Trarre l’energia dal “piso”, dal pavimento, se non allenate, dotate fisicamente, diventa impresa quasi impossibile oltre che offrire una resa estetica decisamente non brillante.

Danzatrici in bilico, in appoggio totale sul partner che, a questo punto, diventa una colonna dorica che serve solo a non collassare a terra.

Non è bello e non è buono per il vostro tango, care Ragazze.

Feci lo stesso errore pure io, tanti anni or sono, felice di potermi issare su tacchi altissimi, e baldanzosa di poterci ballare su. Non ho una formazione di classico, ma la fortuna di avere un buon collo del piede, sicchè, l’impresa più o meno mi riusciva.

Poi, ho incontrato la Maestra che mi ha fatto cambiare prospettiva, forzandomi a lavorare al pavimento e, suggerendomi con gentilezza, di scendere di centimetri.

All’inizio mi pareva una grande sconfitta, come se non potessi essere una degna tanguera, invece, ascoltato il consiglio, il mio tango ha preso una forma migliore.

Con il tacco più basso si riesce a spingere, si ottiene migliore equilibrio, si può essere più reattive e veloci, tutte caratterisctiche che rendono una danzatrice migliore.

Poi, ovviamente, ci sono le ballerine particolarmente dotate che fanno i miracoli anche su 12 cm, ma, credetemi, sono poche.

Gli stiletti a tutto spiano lasciamoli per una cena al ristorante, colà, non faremo danno e saremo delle splendide “Regine”! 😉

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO: TANGO E GIUNGLA. LE MIE STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA

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Rimango sempre molto stupita quando, di fronte a uno dei miei post sul tango, per ragioni che mi sfuggono, si scatenano lunghissimi ed articolati dibattiti.

La cosa in sè mi diverte un mondo, ma, al contempo, mi inquieta percepire come, quanto scrivo, venga interpretato in modi lontanissimi dal mio reale intendimento.

Potere della comunicazione.

Ciò detto, avendo utilizzato lemmi che tanto hanno fatto discutere, “guerra”, “mirada assassina”, “fuoco sacro”, solo per fare alcuni esempi, svelerò le mie personalissime tecniche di sopravvivenza per far sì che, una serata di tango, mi rechi piacere e non danno.

Sono profondamente convinta che il desiderio è la leva motivazionale principale per ogni danzatore di balli di coppia.

VOGLIO BALLARE. E lo voglio fare bene, lo voglio fare di qualità, voglio portarmi a casa belle sensazioni, nuove emozioni. Voglio COLORE nella danza.

Se sono animato da questo desiderio, che amo definire “sacro fuoco”, ho qualche possibilità in più che la milonga, che sia quella sotto casa o una delle serate di maratona o di un encuentro milonguero, possa arrecarmi piacere, darmi soddisfazione.

Milonga, in questo, senso è GUERRA.

Lo so che la parola non piace, ma è di sicuro la più efficace ad esprimere il concetto di “mors tua, vita mea” che, tradotto in pratica, significa che si “conquista” la tanda solo il ballerino/a VERAMENTE motivato, ovvero, colui o colei mosso da maggior DESIDERIO (ve lo ricordate Quello che diceva “restate folli, restate affamati”? Ecco, così!).

Ne scaturisce che, per essere proattivi (che vi piacerà sicuramente di più della parola “competitivi” che non ritenete abbastanza “politically correct“), bisogna muovere il culo. Cioè, per sperare di muoverlo poi danzando (ahahahah!), bisogna darsi da fare.

Nell’etica che contraddistingue il vero tanguero, questa azione si esplicita semplicemente, mettendo in atto il codice assoluto, la verità prima, unica e indiscutibile: l’utilizzo della MIRADA.

OSSERVO. PUNTO LO SGUARDO. MANTENGO IL CONTATTO VISIVO SE QUESTO E’ RICAMBIATO. VADO A PRENDERMI LA BALLERINA, ASPETTO SEDUTA IL BALLERINO MANTENENDO LO SGUARDO.

Nel frattempo, sorrido, perchè sono felice della possibilità di questa tanda.

In fondo, sopravvivere alla giungla di una milonga, non è così difficile.

Certo, bisogna “starci” di testa, di cuore, di corpo.

Non sempre le serate vanno bene, magari risultiamo invisibili, magari, semplicemente balliamo male, o la musica non ci va. Ma questa è la vita e bisogna saper accettare anche le sconfitte.

Le mie personalissime strategie di sopravvivenza sono cresciute con me, con la ballerina che sono diventata.

Regola n. 1

Andare in milonga SOLO se si è veramente motivati. Cioè, la fiamma del “fuoco sacro”, è bella sbrillucciante. In caso contrario, fare altro.

Siamo animali sociali e, per prima cosa, gli uni degli altri percepiamo l’energia che emaniamo, che si traduce in gesti, in sguardi, in movimenti. Se questa energia non è fluida, vibrante, gli animali della sala lo percepiscono e rivolgeranno l’attenzione verso altre fonti luminose. C’è poco da rimanerci male, è sempre colpa nostra.

 Regola n. 2

Avere sempre ben alta la propria autostima.

Non si può piacere a tutti. Quindi, mettersela via se quello/a ballerino/a non ci si filano di pezza perchè, semplicemente, ciò che siamo, non entra nelle loro corde.

Pazienza. Siamo una popolazione di tangueri ENORME, troveremo senza dubbio anche il nostro estimatore/trice.

La cosa FONDAMENTALE è NON FARSI PRENDERE DALLO SCONFORTO e mettere in dubbio chi siamo. Insomma buttarci da soli la zappa sui piedi. Se la serata non gira, per X ragioni, si levano le tende, SEMPRE CON IL SORRISO perchè quella sarà l’ultima immagine che gli animali della giungla tanguera avranno di noi, e noi non siamo tristi, umorali, negativi e pesanti… siamo LUCE. SEMPRE.

Regola n. 3

Avere cura di sè.

La prima immagine che gli altri hanno di noi è ciò che vedono di noi. Sicchè, la sciatteria è una pessima scelta.

Ad ognuno libertà di esprimere se stesso, tenendo conto che anche il fattore visivo avrà il suo peso nella dinamica dell’invito.

Se uso abiti che mi “nascondono” (colori molto scuri, ad esempio), non mi dovrò lamentare se gli animali in sala non si accorgeranno di me. Semplicemente, non voglio che mi vedano. E datevi da soli la risposta.

Da ballerina, il ricordo che il danzatore con cui ho ballato mi lascia passa anche attraverso questi elementi: l’affinità che è scaturita nella tanda (ovviamente!), la cura del suo abbigliamento (l’uomo che si porta i cambi per ovviare al sudore, si profuma delicatamente…).

Magari per loro è lo stesso, e mi adeguo anche io. Si tratta di aver rispetto dell’altro e di riservargli cura.

Al momento, di strategie non me ne vengono in mente altre.

Quando cado nella trappola mentale della “serata di merda”, mi vengono sempre in mente le parole di una cara amica che, tanto tempo fa, mi disse: “Cara Pimpra, non devi abbatterti se il tal ballerino per cui sbavi, non ti vede nemmeno. Tu insisti e sii paziente. Se lavorerai bene, arriverà il giorno in cui verrà a prenderti.”

Ed aveva ragione, quando ciò accade, è sempre una gran festa (interiore) ed è un’altra “bandierina” piazzata in cima all’Everest tanguero!

E adesso divertiamoci!

BUON TANGO A TUTTI!

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. COGLI LA DIFFERENZA. TANGO IN SLOW MOTION

image credit: Claudio Visintin

 

Un fine settimana tra le mura accoglienti di Villa Giacomelli, a godermi “l’Experiencia” milonguera.

Sono anni che vi partecipo, oramai, ed ogni volta è una nuova scoperta, una sorpresa.

Tutto camabia, tutto resta uguale.

I danzatori provengono da confini geografici sempre più estesi, arricchendo l’incontro del fine settimana, con il profumo del loro tango che per noi, ospiti locali, sa di esotico ed ha un richiamo particolare.

Man bassa, come sempre, l’hanno fatta i danzatori/trici dell’Est europeo, russi, in particolare, perchè, lo si voglia o no, hanno molto da dare e, se vogliamo, anche da insegnare, a noialtri.

Ho avuto il piacere di “stalkare” alcuni ignari ballerini inglesi che ho apprezzato molto per la loro indole gentile, si son fatti prendere dalla mia mirada assassina, e mi hanno deliziato in una tanda vivacissima e molto sudata, piuttosto che in una tanda in assenza totale di ritmo, ma in assoluta connessione di abbraccio.

Ho voglia di soffermarmi su questo.

Mano a mano che il tempo passa e che le esperienze tanguere aumentano e si diversificano in temini di tipologia di evento (una maratona piuttosto che un incontro in puro stile milonguero), e di ballerini danzati, percepisco interessanti sfumature di senso che mi rendono questo grande Amore che è il tango, sempre diverso.

Premesso che, per carattere vivace, mi trovo particolarmente a mio agio in maratona, dove si viaggia forte e a ritmo sostenuto, sto imparando ad apprezzare la diversa intonazione che mi offre un incontro milonguero.

Innanzitutto:  o mirada o morte. E non si scappa. Pochi inviti al bar, minor struscio. Si gioca con il codice e quando si dice guerra è guerra totale.

Non vedi una mazza da lontano? Arrangiati!

Non sai esattamente su quale ballerino puntare lo sguardo? Arrangiati!

La ballerina seduta vicino a te è russa, figa, ti ruba la mirada, ci sa fare, è decisa, è sveglia, ci vede benissimo, ha più tette di te, è bravissima, ha tra i 20 e i 30 anni? Arrangiati!

… insomma, arrivare alla  tanda, non è così semplice, perchè, anche i tuoi amici di sempre, approfittano dell’occasione deliziosa per ampliare i loro orizzonti, scegliendo danzatrici nuove o, comunque, quelle che sanno non rivedranno così facilmente.

LA GUERRA.

Che poi devi prenderla bene ed essere consapevole che, se quel giorno/pomeriggio/sera, non sei in forma smagliante, ti dovrai accontentare delle briciole, se ce ne saranno…

Ma non è di questo che volevo discettare.

Ho scoperto una gran cosa. Ovvero l’acqua calda del tanguero, ne voglio comunque parlare.

Ma la sai la differenza che c’è tra ballare dentro il ritmo vorticoso, tutto un traspiè e gioco di piedi, oppure fanculizzare tutto ciò, cingere la tua ballerina come un koala sull’albero di eucalipto ed entrare in una connessione così intima con lei, così delicata eppure profonda che, a quel punto, la musica diventa quasi un optional?

Ecco, ho fatto questa esperienza. Sulle prime mi è sembrato di vivere un incubo, o meglio, di essere incappata in un killer seriale, perchè tutta me, vibrisse comprese, aspettava il “la” per muovere i passi, per seguire la musica, per non fermare la ronda… invece, questo curioso e illuminato danzatore, mi ha fatto capire un’altra cosa “ascolta me, ascolta noi”.

Conoscendomi, non credevo di esserne capace, invece sì. Ho mollato la mente, dimenticato la performance, accolto la musica filtrata attraverso il suo tocco delicato e gentile e, incredibilmente, anche questa sorta di non-danza, ha avuto un senso profondo, di pace e scambio.

Confesso: non potrei mai tenere botta per una milonga intera a ritmo così lento, rischierei di fondere il motore per la troppa pressione interna, però, devo ammettere altresì che è stato molto interessante scoprire come, anche il mio corpo, era capace di prendersi un “andamento lento” e di totale ascolto.

Che dire se non che questa è la magia che si rinnova sempre, ad ogni milonga, ad ogni tanda, ad ogni abbraccio che abbiamo la fortuna si scambiare…?

Pimpra

IMAGE CREDIT CLAUDIO VISINTIN

DI TANTO IN TANGO. FRIVOLEZZE TANGUERE

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Il tema di oggi è: come diventare una ballerina di tango migliore. E una donna più “donna”.

Niente di nuovo sotto il sole, lo so bene, però non posso non portare la mia testimonianza. Quindi, siccome qui sono a casa mia, vi tocca sorbirvi il pippolotto del lunedì! 😀

Torno da un fine settimana a tutto tango, come piace a me, ma stoggiro condito da tanto studio. Oltre una milonga serale da “yabbadabbaduuuuu” ho frequentato lezioni sia sabato che domenica: UNO SBALLO!

Tornando al punto, ecco la mia ricetta per migliorare le nostre qualità di danzatrici e, conseguentemente, di donne.

PREMESSA:

Per essere una ballerina decente/decorosa/brava si DEVE studiare. SEMPRE.

Questo è il principio primo, la tavola della legge.

Non si è MAI arrivati, come danzatori, nè a livello amatoriale, nè a livello professionale. Si deve continuare nella propria ricerca, quindi nello studio.

I movimenti vanno ripuliti, perfezionati, migliorati, sublimati per raccontare con il corpo il nostro modo unico di sentire e di ballare, trasmettendo così, al nostro partner, sensazioni, colori, emozioni che la tanda è capace di provocarci.

Lo studio e la pratica ci aiutano ad esprimerci, raccondando, nella danza, chi siamo. Veramente.

MA NON BASTA.

E qui viene il bello.

L’io danzante deve essere “vestito”. L’abito è l’elemento coreografico della rappresentazione.

Vi sarete sicuramente accorti che osservare una donna ballare in jeans offre una sensazione diversa quando la stessa ballerina indossi un abito formale, o semplicemente sexy, svolazzante o stretto. Il corpo viene accompagnato nel movimento, in modo diverso, assume linee e riflette uno stato d’animo diversi.

Provare per credere, specie se siete donne. Per l’uomo lo spettro di possibilità è un po’ più ristretto.

Fino a qualche anno fa, in pista, si vedevano in prevalenza abiti fluidi, scivolati, certo molto scollati ma che avevano lo speciale compito di rendere il movimento “aereo”, sottile, leggiadro e soave. Scollature a parte, il corpo non veniva sottolineato, ma suggerito da spacchi e svolazzi.

In pista, di questi tempi, si nota un grande cambiamento: la fisicità del corpo è manifesta. Gli abiti si sono fatti guaine aderenti, ben segnate su tutti i punti della femminilità, in mostra, in bella evidenza a dire “eccomi”.

A quelle di voi che non avessero ancora affrontato l’esperienza, suggerisco di provare: un abito succinto, vi regalerà un tango più raccolto, più sensuale, più femminile, dove le linee della gamba, del gluteo della schiena creeranno un quadro armonioso. O così, almeno, dovrebbe essere.

Abiti dai richiami anni 50′ non perdonano errori. Gambe aperte, piedi portati male, difetti di postura e di abbraccio. Regalano, di contro, molta “self confidence” con il proprio corpo, con la gioia di essere una femmina, ma femmina al 100%.

Sono rimasta colpita dalla democrazia che regala un abito stretto: sta bene praticamente a tutte. Non serve essere in forma smagliante, magre e asciutte, anzi, al contrario, un tubino aderente, va in esaltazione, se è ben farcito.

Con la mia amica mi sono concessa un gozzoviglio in quel di Riccione, all’atelier di una cara amica, ballerina pure lei e straordinaria stilista. Ho scoperto cose che non potevo immaginare e… i risultati sono arrivati da soli…

Allora, donne, osate! Poi, passate per di qua a raccontarmi se quel che dico è vero perchè… “anche l’abito fa la tanguera”!

BUON BALLO A TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDITA DA QUI

 

 

 

BUMM BUMM #BOMBONCITA !

Bomboncita

 

Ne parlavo di recente con amici con i quali condivido la stessa passione per il tango, ci chiedevamo quale fosse l’ingrediente segreto per creare un evento capace di soddisfare i palati più esigenti.

Gli elementi erano i più vari, dalla location, alla scelta  musicale, al pavimento, al punti di ristoro, al numero di persone previste per lo spazio, al mix bilanciato tra uomini e donne, al livello di ballo…

Tutti aspetti che, di certo, contribuiscono a rendere favoloso un incontro per “tango-dipendenti”.

Ma non bastano.

Torno da una pomeridiana a Venezia, in una location da sballo. Agli organizzatori piace vincere facile: Venezia è stupefacente di suo, figuriamoci poi se la festa tanguera ha luogo in un antico palazzo, nel cuore della città, in una tiepida e luminosa giornata di primavera.

Un sogno ad occhi aperti.

Ma non basta.

Un’accoglienza calda e festosa come sanno regalare i veneti, ma quelli che vivono sulla costa, che sono più allegri e ciarlieri e amano particolarmente far festa.

Entro in un salone che ti fa esclamare “Ohhhh” e un gentilissimo cameriere ti  offre un prosecchino, così, per farti sentire subito a tuo agio.

La festa comincia, le bollicine, forse, fanno da catalizzatore di allegria.

Ma non basta.

Sono le persone che fanno la differenza, è la loro energia e la voglia che hanno di stare insieme, di divertirsi insieme, di condividere una bellissima esperienza.

Ecco perchè amo le feste, gli eventi, le maratone, gli incontri su invito, perchè la selezione degli ospiti, crea la qualità, c’è poco da dire.

Ogni organizzatore decide che taglio dare al suo evento e solo scegliendo uno per uno i partecipanti, sa che avrà in mano i colori giusti per il quadro che ha in mente.

Non c’è democrazia in questo- probabilmente- ma,  se per qualche alchimia siete anche voi uno dei colori della tavolozza finale, beh, vi garantisco che vivrete scintille spumeggianti di gioia tanguera.

E’ lunedì  e non me ne accorgo affatto, rapita come sono ancora dal meraviglioso pomeriggio danzante di ieri.

E quando si dice “nomen omen“, una Bomboncita più deliziosa di questa era impossibile da immaginare!

GRAZIE AMICI!

Pimpra

 

 

 

 

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