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Gli ingredienti che fanno di una milonga una milonga di successo sono, a parere mio, essenzialmente tre: i padroni di casa e lo staff, musicalizador, e piso/ pista+sala.
La storica sede della scuola triestina di tango dei maestri Ester Orlando e Mauro Damiani che hanno formato generazioni di tangueros locali, ha cambiato veste, trasformandosi da una anonima sala utilizzata unicamente perchè spaziosa a uno spazio accogliente, aggregativo, dove incontrarsi per ballare bene, su un pavimento degno di tale nome: di legno.
L’incredibile trasformazione del locale, benchè piuttsto grande, è avvenuta grazie alla visione lungimirante di don Valerio Muschi della parrocchia Madonna del Mare che ha deciso di trasformare la sala parrocchiale in uno spazio di pura accoglienza, dedicato al tango e a tutte le attività ludico-didattiche della parrocchia destinate a un pubblico diversificato per età e interessi.
Ieri sera, milonga inaugurale a cui il popolo locale e non solo ha risposto con entusiasmo, restando felicemente sorpreso per le migliorie e la piacevolezza acquisita da luogo.
I nostri ospiti, Ester e Mauro, sempre attenti alle esigenze dei ballerini, si sono prodigati per farci sentire, una volta in più, a casa, in un ambiente confortevole e gioioso dove poterci esprimere nella nostra grande passione: il tango.
Un tocco sostanziale alla festa lo ha dato sicuramente il musicalizador della serata, Paolo Vagliasindi che, mai come ieri sera, ci ha deliziato con tandas sfiziose mantenendo vivace e vigorosa l’energia di tutta la sala.
Il prossimo appuntamento tra un mese! Non possiamo mancare! Tutte le info qui.
Pimpra
PS: Gioiosi e distrutti a fine milonga. Nessun uomo è stato maltrattato per la foto. Apprezzate la meraviglia della sala sullo sfondo. Ecco. 😀
Non passa giorno che sui social non escano gli album dei numerosissimi eventi di tango che hanno luogo in giro per l’Italia, l’Europa, il mondo. Mi piace guardare le immagini di volti rapiti, di sorrisi, di linee corporee avvolte nell’abbraccio, coppie dentro quel flow unico che rapisce ogni ballerino di ogni tipo di danza, di ballo.
Le luci non luci della milonga creano molto spesso quadri suggestivi, restituendo sotto forma di frammenti visivi, le emozioni e l’energia vissuta dai tangueros.
Mi delizio e osservo e vedo nuovi abbracci, fluide dinamiche e guardo ancora e noto un particolare che ricorre sempre più spesso: i volti sono giovani, non sono quasi mai segnati da rughe.
In questi album fotografici certo sono presenti anche miei coetanei/ee ma, nel bilanciamento globale delle immagini, il loro numero sta calando…
Allora, da buona sportiva, mi sono chiesta: quando è corretto appendere le scarpette al chiodo? Il ritiro dalla scena tanguera è in funzione dell’età anagrafica del tanguer* o ne è completamente slegato? E’ opportuno mettere in campo un certo pudore rendendosi conto che, per raggiunti limiti di età, si cede il proprio posto alle nuove generazioni?
Confesso che il solo pensiero di “ritirarmi” mi procura una fitta di dolore, non sono pronta, non sono affatto pronta, ma mi rendo anche conto che le situazioni relazionali in pista, stanno mutando molto velocemente. Sicchè che fare?
Per le gentili signore la faccenda si complica all’aumentare dell’età molto prima di quanto non accada all’uomo. Mi sento di dire (magari per consolarmi) che se la qualità di ballo che riusciamo ancora ad offrire rientra nel criterio del “dignitoso”, possiamo concederci di calpestare ancora le assi di legno. Se la qualità cala una domanda me la farei, sono sincera.
Quanto agli uomini, loro affrontano una tematica affine ma diversa su altri aspetti, direi che pure per loro possa valere lo stesso discorso: a che punto sta la qualità del tango che posso offrire? Certo entrambi i sessi devono essere molto sinceri con se stessi e posizionare la loro asticella nel punto corretto della scala. Senza abbondanze e senza sconti.
Non siamo porteñi, in Italia/Europa non abbiamo la tradizione della milonga come normale asset sociale, per noi è e rimane una passione importata e come tale non possiamo viverne appieno le sfumature che ci consentirebbero la gioiosa partecipazione alle milonghe anche a 80 anni compiuti, se le gambe ci reggessero.
Mi auguro di poter godere ancora per molto del sapore unico di abbracci scambiati dentro le note incantevoli del tango, spero di non scadere mai nel ridicolo e di accorgermi per tempo quando sarà il mio tempo di salutare la milonga.
Viaggiando la penisola per ballare, e lo faccio da tre lustri abbondanti, mi rimane ancora un sapore dolce amaro vedendo che la mia regione, il Friuli Venezia Giulia, non risulti particolarmente attrattiva nei confronti del popolo tanguero migratorio.
Eppure la regione è attraente ed offre delle piacevoli chicche a chi, oltre a caplestare le assi di legno della pista da ballo, desidera dedicarsi al turismo, anche di tipo enogastronomico. Le possibilità non mancano, credetemi!
Come accade per le fughe dei cervelli, pure i tangueros oriundi prediligono andare a ballare fuori dai confini regionali, non fosse altro che per trovare nuovi stimoli. Ci sta, non si cresce se non ci si confronta, diventa noioso ballare sempre con le stesse persone, è naturale la voglia di cambiare.
Trieste ci ha provato più volte ad attrarre gli sguardi da fuori, per la cronaca cito solo due eventi molto diversi che hanno segnato un’epoca. Chi non ricorda le edizioni del TTYTù, maratona super carina organizzata da un manipolo di amici che ha riscosso un incredibile successo e, come non citare l’International Trieste Tango Festival che per 8 anni di fila ha portato in città gli amanti del genere dal mondo intero.
Però non basta, in ogni provincia della regione, da Udine a Pordenone a Gorizia si organizzano milonghe regolari ed eventi speciali, con attenzione e cura ma, nonostante gli sforzi profusi, faticano a richiamare con una certa continuità, la partecipazione massiccia di tangueros stranieri, italiani e non.
Da ballerina mi perdo con le bave a sognare il pubblico danzante delle milonghe dell’Emilia-Romagna (solo per citare una regione a caso ma che mi ha letteralmente rubato il cuore), dove al mix dei ballerin* locali si uniscono moltissimi partecipanti da altre regioni italiane, me compresa, creando milonghe, eventi, di una piacevolezza assoluta.
Siamo bravi e carini anche noi, quelli dell’estremo nord est d’Italia, di cui il popolo tanguero si ricorda solo quando passa di qui per andare a fare le vacanze al mare in Croazia o per ballare a quel bellissimo festival lì dei primi di luglio. Non è gelosia, la mia, ci mancherebbe, è che mi piacerebbe vi innamoraste anche di noi, dei nostri spazi, dell’offerta che abbiamo e che saremmo felici di poter ampliare, migliorare e condividere anche con voi.
Ieri pomeriggio la milonga del Circolo del tango di Trieste in quella sala bellissima della piccola Fenice, un luogo che merita di essere riempito della più variegata qualità di tangueros da ogni dove. Il giorno precedente una super milonga al Circolo Zoo di Udine, con i maestri Eloy Octavio Souto e Soledad Larretapia, escamotage perfetto per godersi una combo di tango di alta qualità. Solo per citare le prime possibilità di ballare che mi sono venute in mente in un fine settimana qualunque dell’anno.
Per concludere, Amici tangueros, questa regione aspetta a voi, a braccia aperte, pronta per abbracciarvi come si deve, con calore e ospitalià!
Da qualche tempo a questa parte, una follower spaiata che si iscrive a qualsiasi tipo di evento che preveda il bilanciamento dei ruoli, si vede spesso arrivare nella casella di posta, lunghe mail di scuse degli organizzatori per averla collocata nella black list degli esclusi “la waiting list”.
La waiting list, al 99% delle volte, non si sblocca e la malcapitata follower sa che quell’evento per lei è bruciato.
Da vent’anni a questa parte e, ovviamente, da molto tempo prima, la vita sociale della single follower è stata in salita, ma in questi tempi moderni, è diventata un martirio. Se a questo aggiungiamo magari un’età non più verdissima della malcapitata, l’impresa di essere “IN” ha del miracoloso.
Una volta, arrivata la mail asciutta in cui leggevi la fatidica frasetta maledetta “waiting list”, chiudevi la mail, la eliminavi, “Non è andata, pazienza, tanto si sa che da sole è difficile”.
Oggi, la stessa letterina arriva con un panegirico di scuse da parte degli organizzatori – pure loro spaesati- poichè, ad iscrizioni aperte, in un men che non si dica, orde di ballerine spaiate si iscrivono e i maschi se la prendono con molto calma, permettendosi l’iscrizione all’ultimo momento, consapevoli che, con la fame di leader che c’è, vengono presi di sicuro.
Allora sapete che vi dico – sticazzi! Questa non è democrazia sociale ma un vero e proprio abuso di posizione dominante!
Se ci fossero organizzatori con due palle così potrebbero imporre una regola: vuoi partecipare, tu, maschio leader principe assoluto del piso, allora hai tempo di farlo entro tot dalla data dell’evento, perchè, se lo fai dopo, la quota di iscrizione per te cresce del 20% in più (o una parcentuale fastidiosa e pesante a scelta) e, oltre una certa dead line, non puoi proprio iscriverti più. (Organizzatori lo fate di già?)
Non è affatto democratico che le follower, pur viaggiando con l’agendina aggiornatissima all’ora in cui si aprono le iscrizioni, precise come orologi svizzeri nell’inviare puntualissime i loro form compliati senza errori, debbano sempre e sempre più spesso fare i conti con la frustrazione di vedersi, una volta in più, mettere in quel purgatorio infame della lista d’attesa. Forse un NO secco è meglio dell’inutile illusione di questa fastidiosa lista di attesa.
Quanto ai leader, bella la vita a surfare tra i corteggiamenti delle ballerine alla ricerca spasmodica di un cavaliere con il quale poter fare questo cavolo di match così da non danneggiare il balance dell’evento. Proprio una bella vita. Mi rivolgo a voi: siete i re del mondo, i più belli, favolosi, incredibili e performanti potenziali compagni di ballo di ogni follower che calpesta il piso, fate un atto di benevolenza al mondo, scendete dal vostro piedistallo e iscrivetevi agli eventi in tempo ragionevole, come se – veramente- foste interessati a partecipare, perchè ballare lì in quella location, in quel periodo dell’anno, è una cosa che desiderate veramente fare! Organizzatevi come facciamo noi e prendete le decisioni in tempo reale.
Per chi, come me, fa parte della generazione precedente ai millenials, Facebook resta ancora una pietra miliare per essere a conoscenza di interessanti eventi tangueri.
Grazie alle foto viste sul social e alla sensazione piacevole che ne ho ricavato oltre ai commenti assolutamente entusuasti che ho letto, mi sono organizzata e, con un amico, mi sono iscritta all’800 tango party di domenica scorsa.
La curiosità che avevo di verificare di persona questa milonga di 12 ore di cui in tantissimi mi avevano parlato con grandi elogi, è stata appagata nel migliore dei modi possibili.
Innanzitutto ho vissuto l’esperienza con due gruppetti di amici che rendono la trasferta tanguera già piacevole di suo, il resto lo ha fatto il party.
Location poco fuori Ferrara molto facilmente raggiungibile in macchina, ampio parcheggio super organizzato (presente anche il parcheggiatore). Una struttura grande, interamente dedicata alla ristorazione: una gioiosa casa dell’accoglienza culinaria nel cuore pulsante dell’Emilia. Una famiglia intera al servizio dei piaceri della tavola e non solo.
Eravamo davvero in molti, a occhio e croce sulle 200 persone, organizzazione impeccabile dall’accoglienza e check in dei partecipanti, pagamento, braccialetto identificativo e via, al secondo piano interamente dedicato alla festa.
Uno spumeggiante tj set che ha visto alternarsi Max Romano a Flavio Zizzu che hanno saputo mantenerci in pista durante le lunghe ore che dalla tarda mattinata ci hanno portato alla fine del giorno.
“Dove c’è casa” ci sono tangueros. E’ stato bellissimo incontrare nuovamente persone che non vedevo da moltissimo tempo, ballerini di tutte le età e provenienze geografiche della penisola con alcuni ospiti anche stranieri.
Non ho mai visto un buffet tanto incredibilmente ricco come quello trovato all’800 tango party! Dalle leccornie in stile brunch, ai primi piatti ai contorni ai dolci offerti, riassortiti in continuazione per tutta la durata dell’evento! Non ho memoria di aver mai mangiato così tanto e ininterrottamente durante un’intera giornata, impossibile resistere alla tentazione.
Il deus ex machina di questa festa, Alessandro Parise e la sua famiglia di ristoratori coadiuvati dallo staff che ci hanno coccolati in un modo unico.
Tra un assaggio e l’altro di ghiotte pietanze ho anche ballato e mi sono divertita un sacco. I piedi dopo le prime 5 ore hanno urlato vendetta: ho tolto i tacchi e chi se ne frega.
Stamattina, salita sulla bilancia, temevo il peggio, invece nessun danno collaterale – evviva! – perchè se stai bene, balli bene, mangi ancora meglio è come assumere la pillolina della felicità!
Pimpra
Ps: se volete partecipare al prossimo party, info qui. Se volete semplicemente mangiare al ristorante, qui, ma prenotate prima è sempre pieno.
Il mio anno tanguero ha preso vita in Emilia Romagna dando un felice imprinting alle mie velleità danzerecce, riportandomi, una volta ancora, nell’accogliente terra del tortellino (e non solo!).
Una formula che amo particolarmente: un “All you can dance” di 14 ore di fila. Un sabato dedicato all’attività preferita: ballare e – soprattutto – ballare bene.
In Emilia Romagna, diciamocelo, sono molto viziati, non c’è parquet che si calpesti dove non si trovi ottima offerta di ballerin* che siano oriundi o in trasferta, di sicuro amano ritrovarsi colà. Me compresa.
Della sede prescelta, Casa Katia Bertasi ne ho già parlato qui, ribadisco la comodità di raggiungerla, specie per la sottoscritta che ha viaggiato in treno, oltre la piacevolezza di ballare in una ampia sala vetrata con affaccio sul verde.
Quale sia la formula di una nuova milonga nel ricco panorama bolognese, non mi è difficile identificarlo: la passione di tre donne, le art director dell’evento, che, oltre alla esperienza come ballerine ed insegnanti di tango, hanno messo la sensibilità e l’organizzazione tipica delle donne.
Programma cristallino: offriamo 14 ore di ballo, piccoli snacks (non vi riempiremo la pancia perciò organizzatevi, ma noi vi forniamo tutte le informazioni per aiutarvi, compresi i cockatil al bar a prezzo convenzionato), una tonnellata di deliziose arance Resca che fanno anche bene alla salute (ps: next time provate a noleggiare il macchinario utile alla spremitura del nettarino frutto così da agevolare gli avventori dell’aranciata), una super coppia di Dj che ci hanno fatto fondere la suola delle scarpe.
Trovo interessante la formula che le tre madrine di BOca tango, Antonella, Luciana e Marianna hanno scelto, il prossimo incontro a marzo per concludere (in questa prima fase) a giugno. Diluire l’evento per dare la possibilità anche a chi non è dei luoghi di organizzarsi il viaggio, e, immagino, anche per non andare contro alle milonghe fisse di Bologna e dintorni. Sensibilità tutta femminile, a mio parere e forse, anche legata alla logistica di sala che, bella com’è, sarà spesso utilizzata per eventi.
Cosa posso aggiungere se non che è sempre un piacere assistere a un “ciack si gira” di una prima edizione che finisce con l’esclamazione “buona la prima”!
Felice di essere stata presente e ballare il vostro successo!
Avete presente quel fenomeno assurdo secondo cui, se qualcosa è vicina non la noti perchè lo sguardo vola lontano? Ecco è precisamente ciò è accaduto a me nel pomeriggio di ieri, quando ho messo per la prima volta piede nella bellissima sala “Piccola Fenice” a Trieste.
Mille volte amici tangueri triestini mi hanno invitato ad andarci, in occasione di milonghe, e mai ho trovato il tempo.
Stimolata dall’occasione, per me irresisitibile, della pomeridiana, finalmente mi sono decisa.
Lo spazio fisico mi ha stupita, un meraviglioso salone delle feste, ampio e arioso con un piacevolissimo pavimento di parquet, il massimo per ballare. L’audio, nonostante l’ampiezza della sala, ben costruito, il parterre danzante più frizzante che mai.
In pista ho visto rappresentata la generazione tanguera con la quale ho iniziato e un bel gruppo di nuove leve. La musica di Filippo Giacomelli ha saputo mantenere vivace lo spirito dei ballerini che apparivano coinvolti e stimolati.
Fa piacere constatare che gli sforzi messi in atto dal direttivo del Circolo del Tango di Trieste stiano portanto i loro frutti, così che anche Trieste possa, un giorno non lontano, diventare un polo di attrazione e di interesse per coloro che amano ballare.
Da quanto comunicato ieri sera, durante il mese di dicembre ci saranno altre ghiotte occasioni per ballare a km zero (che pare un piccolo miracolo!), non lasciamocele scappare e prepariamo le “scarpette rosse” delle feste.
Amarcord è una delle mie maratone preferite da sempre, tanto che, quest’anno, non vedendo arrivare la notizia dell’edizione, mi sono preoccupata e ho scritto direttamente agli organizzatori.
Non era un ritardo voluto, ma necessario perché, l’edizione 2023 ha riservato moltissime sorprese.
La location: una sala affacciata sul giardino di un complesso chiamato casa di quartiere Katia Bertasi che da “centro sociale per anziani (…) diventa “casa di quartiere”, ma non cambia la sua natura inclusiva e tanto meno il suo nome, che è dedicato a una delle 85 vittime della Strage del 2 Agosto e rappresenta quindi un pezzo di storia particolarmente importante per la città.” ( cit. ).
La nuova veste di maratona “non stanziale”, come tutti i cambiamenti, ha portato i suoi pro e i suoi contro.
I pro: doversi trovare l’alloggio permette anche di scoprire nuovi quartieri della città ed entrare in un contatto più profondo con il cuore pulsante di una realtà urbana e sociale che non è la propria.
La sala dove si è ballato, ha offerto una vista piacevole e aperta su uno spazio verde, essendo costruita con due pareti a vetrata. I frequentatori del luogo, giovanissimi o adulti, spesso si fermavano dinnanzi alla grande parete di vetro, incuriositi. C’è chi faceva foto, chi si tratteneva per un lungo momento dinnanzi a quello spettacolo così inusuale: persone di tutte le età che si abbracciavano lanciandosi in un ballo dalle mille sfumature.
La novità più interessante che la nuova livrea di Amarcord ha riservato è stato l’orario: oltre a quello solito di maratona che tutti conosciamo, c’era la possibilità di ballare la “matinée”, ovverosia dalle 10.00 del mattino alle 15.00 senza intervallo con la pomeridiana che prendeva il via alle 15.00.
Una sorta di passaggio di testimone tra tj pensata, in particolar modo, per favorire le numerose coppie con bambini ancora molto piccoli che, in questo modo, potevano fare staffetta tra accudimento pupo e ballo. Una proposta che ho trovato particolarmente interessante oltre che un segno di grande sensibilità degli organizzatori.
Il contro: la difficoltà di trovare alloggi/hotel/b&b a prezzi accettabili (e disponibili!) poiché nello stesso weekend, la città ospitava tre fiere ed altri eventi sportivi di grande rilievo.
Per ovviare al problema, e in esaltazione dello spirito da sempre molto ospitale degli emiliano-romagnoli, così come si fece a Trieste con il bellissimo evento Trieste Tango y Tù che in molti, quando vi dico che sono triestina, ancora ricordate, per la prossima edizione si potrebbe proporre ai bolognesi di “portarsi un* maratonet* a casa”.
Per esperienza garantisco che sia per l’ospite che per l’ospitante si creano meravigliosi legami e ricordi.
Un’altra chicca che voglio assolutamente citare è la seguente: il braccialetto maratona che ha riportato parole importanti/simboliche/amate/divertenti di noi partecipanti.
A me è capitata “ESTASI” e posso confermare che le emozioni, le gioie, le risate, le tandas che ho ballato mi hanno traghettato senza dubbio alcuno in quella dimensione.
Cari Antonella e Fabio e tutta la splendida crew che vi ha supportato, avete il cuore grande e Amarcord, una volta in più, lo ha dimostrato!
Per chi non lo sapesse ancora, questi cinque volti sorridenti sono l’anima pulsante della Colegiala, maratona in quel posto pazzesco, ex colonia estiva della Fiat, che rappresenta – per me- la chiusura con bacio sulla fronte, delle maratone “estive”.
Quest’anno giunta alla sua 8 edizione, con una verve, un desiderio di stupire, di divertire, ai massimi livelli infatti i numeri ne sono stati la testimonianza: 300 e più persone di fedelissimi e nuove leve. Questi sono i numeri del successo!
Quando la data del weekend si avvicina mi sale un’allegria mista di curiosità e desiderio immaginando le sorprese che sempre ho trovato, in tutte (5?) le mie Colegiala.
Ogni anno mi ripeto e dico che l’ultima maratona è la più bella, anche questa lo conferma. Ogni anno ne assaporo maggiormente i dettagli e le sfumature organizzative. Una macchina da divertimento perfetta.
Su 300 eravamo un gran bel mix di provenienze, di età, di “stili” che hanno creato un curry di tango speziato di gran gusto.
Ai miei Colegiali del cuore, a quelle Anime adorabili che l’hanno pensata e ogni anno l’organizzano, il mio sentito GRAZIE, dal profondo della mia anima tanguera! ❤
Affrontiamo adesso il “fattore A”. Avete già capito? Se non vi è chiaro vi offro un esempio: una sala enorme, piena di gente, di gente che fa una cosa per cui praticamente tutti sono accettabilmente brav*, dove – ovviamente – vi sono dei soggetti particolarmente brav*, dove quella cosa accade con brama e desiderio in una zona particolare della sala dove prendono posto quell* dai 20 ai 39 che a 40 butta già male.
Il fattore età, miei cari, quei maledetti segni su pelle e sul corpo che ci qualificano come “passati, andati, decrepiti, vecchi, cariatidi ecc. (…)”. Chi ha superato la boa ed ha messo piede nei meravigliosi “anta” e balla il tango, comincia a farci i conti: si diventa, piano piano, come persone trasparenti oppure invisibili, non si occupa più uno spazio fisico, si fatica a portare la propria luce tra le mura della milonga.
Ci sono “anta” da sballo, giovanili, virtuos* ballerin* che riescono ancora a giocarsela molto bene, ma se tiriamo i remi in barca e smettiamo di darci da fare, la simbolica morte sulla pista è garantita.
Mentre osservavo le dinamiche cercavo di capire certe motivazioni alla base di un invito accettato o respinto, volevo chiarirmi i motivi che spingono molte persone a voler ballare sempre/solo con cert* senza avere l’azzardo, la curiosità di provare o riprovare altri “sapori”. Credevo che 3 giorni di balli matti e forsennatissimi aprissero la possibilità di fare tande nuove, intendo fuori dagli schemi: giovane/figa+adulto normale, giovane/figo+”madre di famiglia” (definizioni che vogliono essere scherzose, sia chiaro), magari che so osando un giovane/adultissim* così, magari per farsi una risata.
Eh no, i tempi non sono affatto maturi per produrre simili acrobazie relazionali. Accettiamolo e basta. Nel mentre, però, per chi è entrato a pieno diritto nella soglia “anta, anta…” il consiglio rimane sempre lo stesso: bisogna STUDIARE. Già il corpo, ci piaccia o no, invecchia, non ci basta più (ma credo non fosse mai sufficiente) dedicarsi a ballare e ballare e ballare. Bisogna affinare, migliorare, smussare ovvero studiare.
È questo il punto a cui siamo giunti, insieme ai miei compagni di viaggio, nella disamina del perché, a un certo momento del nostro percorso di tangueros, cominciamo a stare fermi al palo. Forse, senza saperlo, siamo diventati ballerini arrugginiti, pertanto le lamentele ci tornano indietro.
Il piacere di ballare in una maratona oramai va conquistato con la volontà e il sacrificio. Non ci sono alternative possibili. Una, in realtà: il divano di casa. 😀
La ricorderò questa estate 2023. Nessun viaggio in mete lontane, nessuna festa da fuochi d’artificio, eppure è stata un’estate carica di significato, densa di un fluido di benessere e pienezza che mancava nella mia vita, da troppo tempo.
Ho riscoperto passioni antiche. L’acqua, primo fluido che ha accolto una mini me, dopo quello del ventre di mia madre. L’acqua azzurra di una piscina all’aperto in cui ho ritrovato gesti familiari, sensazioni intime e profonde che sonnecchiavano da qualche parte, nascoste.
Avevo bisogno di meditare in silenzio, ma il silenzio vuoto dell’aria si riempiva ogni volta di pensieri che mi portavano lontano, in acqua non è così, si sta. Nella mente, solo il numero delle vasche nuotate, come un faro ad indicare la strada del porto, nel mentre, nel ritmico susseguirsi di bracciate e di respiri, ecco manifestarsi prepotente quel Vuoto tanto atteso, carico di un pieno immenso di coscienza presente. Si affaccia e mi guarda.
In acqua sono tornate le amicizie del tempo ed altre se ne sono aggiunte, rendendo la piscina comunale un luogo magico, carico dell’odore familiare di candeggina, un tempio di gioia.
Quest’estate ho indossato per la prima volta le scarpe da trekking e ho camminato su sentieri di montagna, accompagnata da un allegro e coinvolgente gruppo di amiche. Il mantello verdeggiante delle colline dapprima e dei monti poi ha vibrato nei miei occhi come un delicato suono d’arpa. Non ho resistito e ho scattato un selfie con la mucca pezzata nocciola e beige come quella che ho sul letto di casa. Adoro le mucche, mi procurano tenerezza e rispetto.
Il mare cittadino, nel luogo a me più caro, ha regalato giornate roventi del calore delle amicizie incontrate e di quelle celebrate che hanno, troppo presto, lasciato questo corpo fisico. Erano tutte lì, a godere insieme a me della semplicità di un asciugamano appoggiato sulla terrazza del Bivio, ad abbronzarsi in compagnia, tra nuotate, chiacchiere e qualche aperitivo sotto le stelle.
Il tango non è mancato, anche se, quello che oramai sta più vicino al mio cuore, ha lasciato la città, lo ritrovo in altro luogo, fisicamente lontano. Come l’amore cambia forma, anche il tango cambia luoghi, cambia cuori, e vive di un nuovo respiro.
La pioggia esagerata, seppur crudele in certe sue manifestazioni, ha portato a galla i ricordi di un passato molto lontano, in un altrove davvero distante da qui. L’ho celebrata correndo insieme alle gocce grasse, godendo di quella sensazione unica che nasce dalla profonda connessione con gli elementi. Siamo Natura, terra, acqua, fuoco, aria. Sentirli tutti dentro la pelle, nel sangue che scorre, nei profumi che arrivano a stimolare l’olfatto, mi ha resa potente, immersa nell’immensità del Tutto, come ne facessi interamente parte.
Estate 2023, metafisica e immanente, ambrosia d’anima, dolce come una freccia che trafigge il cuore e lo fa traboccare di senso.
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