BORA BIRICHINA E BARCOLANA

DSC_3321 DSC_3283 DSC_3292Manco da Trieste da qualche giorno, rientro e trovo una  città cambiata, diversa, colorata e raggiante.
E’ la settimana della Barcolana, della regata più affollata del Mediterraneo, tappa obbligatoria del circuito velistico autunnale.

Per noi triestini è una festa attesa per tutto l’anno, il modo, tutto nostro, di salutare l’estate e di accogliere la nuova stagione.

Mai come quest’anno, la settimana che accompagna la regata di domenica, è stata carica di eventi, di deliziose chicche di “triestinità” offerte agli ospiti e, perchè no, agli stessi abitanti.

Si va dall’attivazione del trenino storico, all’interno del magnifico sito del Porto Vecchio di Trieste, alla possibilità di visitare le gallerie antiaeree della città, gustando pure degli assaggi di prodotti tipici locali,  per non parlare dei musei, delle mostre all’uopo allestite, dei punti di ristoro, dei concerti. Un programma fitto fitto per accontentare tutti.

E poi ci sono loro, le stupende imbarcazioni che fanno bella mostra di sè nello allo specchio d’acqua antistante a piazza Unità. Spettacolo unico.

Ma, senza di Lei, la diva vera, non ci sarebbe manifestazione velistica degna di questo nome,  in una città come la nostra, dove, se non c’è vento, non c’è vita. La Bora.

Burlona come un ragazzino, sfacciata come una donna di facili costumi, arrogante come certi uomini, ha deciso, a poche ore dagli spari dei cannoni che daranno il via alla kermesse,  di manifestarsi in tutta la sua reale avvenenza.

Emergenza meteo, raffiche violentissime. Lo spettacolo animato degli alberi delle imbarcazioni da regata che si piegano senza volontà sotto le spinte violente delle raffiche che qui chiamiamo “refoli”.

A noi triestini questa caciara metereologica piace, o, almeno, ci siamo abituati. Altro è per i nostri ospiti che, il più delle volte, si fanno trovare impreparati.

Ma la macchina organizzativa della Barcolana 2015 è una bomba. Hanno pensato a tutto, valutato le opzioni possibili, studiato le statistiche, per offrire ai regatanti, agli appassionati, ai curiosi una regata sicura, uno spettacolo magnifico.

Non ci resta che aspettare domani, lo sparo di cannone che darà la partenza e goderci lo show.

Pimpra

Curiosate qui: http://www.barcolana.it

IMAGE CREDIT: LE FOTO PUBBLICATE SONO PROPRIETA’ DI GIOVANNI VANACORE che ringrazio

DILLO ALLA ZIA PIMPRA

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Diventando più vecchia e saggia, ho, finalmente, imparato ad apprezzare anche la compagnia delle donne. Solo quelle che stanno nelle mie corde, beninteso, perché non  tutte mi vanno bene.

Amo le donne forti, gagliarde, quelle con il cuore grande, generose e leali. Quelle sicure di sé, che non hanno bisogno di competere con le altre donne per sopraffarle,  perché si piacciono, amano la loro vita, le scelte che le hanno portate a diventare quello che sono.

Va da sé che di donne così non ce ne siano proprio tantissime, quando ne stano una, potete scommetterci che la faccio mia, non sfugge alla mia amicizia.

Ciò detto, l’occasione di una breve trasferta di lavoro, mi ha regalato una bella serata trascorsa con una delle mie amiche giaguare (chissà perché ma mi piace chiamarle così). Il chianti ha aperto i cuori e sciolto le lingue.

Morale, tra una  fitta confidenza e l’altra, è emerso chiaramente come, il lungo trascorrere del tempo, anche dentro una coppia solidissima, possa, di fatto, mutare equilibri che si pensavano inossidabili.

Ho ascoltato questa giovane donna con grande attenzione e affetto e ben mi è apparso chiaro quanto, per chi vive una situazione di stress e di frustrazione, sia difficile trovare un rimedio, una medicina, una nuova strada da battere per dare nuova linfa a un rapporto che si sta logorando.

La mia posizione è facile, lo ammetto. Ci siamo solo la Pimpra ed io. Il mio lavoro, le mie passioni, il mio tempo libero, il mio stipendio, i miei casini, le mie felicità e i miei turbamenti. E la salute della Pimprotta.

Siamo una monade piuttosto equilibrata.

Altro è la vita famigliare.  L’equazione si complica all’ennesima potenza.

Mi pare di aver colto che, la difficoltà più grande, sia quella di “farsi ascoltare” che è altro dall’iniziare a lamentarsi di questo e per quello. Un confronto serio e costruttivo, dove le parti si denudano dalle sovrastrutture della coppia, dalle croste comportamentali fissate nel tempo e prova a riscrivere la storia.

Appare una dannazione impossibile, una impresa difficilissima, una montagna troppo alta da scalare.

Ho proposto di scambiarsi i ruoli famigliari per una settimana intera. Di vestire “i pantaloni” lei, di indossare la gonna lui e, dopo l’esperienza, di incontrarsi e parlare, annotando quotidianamente, nel corso dell’esperimento, le emozioni, i pensieri, i disagi o le gioie che si sono provate nella pelle dell’altro.

La giaguara di fronte a me, con le gote rosse per il chianti, l’occhio lucido per le emozioni provate, mi ha risposto “sarebbe molto bello, ma non credo che ce la faremo”.

A volte, bisogna avere un coraggio fottuto e dire “mi butto” … succeda quel che succeda….

STICAZZI.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

UNA MARATONA MOLTO SPECIALE

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E’ già da un po’ di tempo che non scrivo più di maratone di tango,  ma ciò non significa che non vi partecipi.

Per me, e per tutti gli amanti del genere, si tratta di fine settimana che rigenerano profondamente, benchè lascino il corpo stanco, devastato, provato dalle interminabili ore di ballo. Credo che il piacere mistico che se ne ricava derivi proprio da questo spingersi oltre, spremendosi fino all’indicibile per dare al partner e a noi stessi, un piacere difficile da dimenticare, un’adrenalina purissima, come i migliori cristalli delle sostanze più illegali che ci siano.

Ma non è solo questo.
Il contorno è rappresentato  da una socialità fatta di sguardi, di cibo condiviso, di risate e di emozioni.

Ma non basta.
Se il luogo che “contiene” e accoglie tutto ciò, non è adeguato, manca il catalizzatore della superba reazione. Il luogo è lo scrigno prezioso dove, in ogni maratona, si accende la magia.

Ancora, l’ingrediente ultimo, la polvere di stelle, è data dai padroni di casa che, con il calore dell’ospitalità, con allegria, con tante piccole e grandi attenzioni per i loro ospiti, mettono la ciliegina sulla torta.

Tutto questo è stato lo scorso fine settimana, in un’ambientazione pazzesca, l’antica colonia estiva destinata ai bambini degli operai della Fiat, costruita all’intorno degli anni 30 (la foto è l’interno della torre dei dormitori, un posto incredibile!).

Noi, grandi solo per l’anagrafe, dormivamo lì dentro e, scommetto, più d’uno ha fantasticato su tutto quello che la Torre ha visto nel corso degli anni.

La maratona, non per nulla, era “La Colegiala”, di nome e di fatto.

La sottoscritta, come tutti gli altri compagnucci di merende, è tornata indietro nel tempo, godendo del luogo, del tango meraviglioso che ci siamo scambiati, dei sorrisi, delle matte risate e… del buon cibo. Vogliamo parlare delle banane…? Anche, ma questa è un’altra storia…

GRAZIE a Giò e a TUTTI gli altri organizzatori per questa splendida esperienza.

Pimpra

IMAGE CREDIT PIMPRA_TS

UN TÊTE À TÊTE, TRA ME E ME

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L’autunno porta pensieri, si sa.

L’alternarsi delle stagioni posa lo sguardo su un limite più vicino, si osserva la vita da una distanza ravvicinata, potendone quasi sentire l’odore.

Le caldarroste tra poco compariranno, il loro profumo caldo ed invitante sferzerà le giornate sempre più corte, più fredde e melanconiche.

E la polaroid che mi rimane in mano parla chiaro, qualcosa è cambiato.

Le serate di questo autunno improvviso mi hanno trovata preparata, a non farmi sorprendere dalla solitudine, a non lasciarmi travolgere da quell’onda di sottile depressione che, fino a poco tempo fa, entrava impregnando di sè l’essere.

Tanto mi aveva fatto paura la solitudine quanto sto imparando ad amarla. Tanto mi sentivo una disadattata per non essere stata capace di costruire un nulla famigliare, di coppia, di progetto di vita, quanto la libertà di cui godo è – finalmente – vissuta come il più grande dei regali.

Non ho bisogno.

E non è un proclama femminista. Nè una “excusatio non petita“. Sto proprio bene, finalmente, così come sono, con la mia vita sghemba, lacunosa sotto certi profili, ma molto verace, mia.

E anche questo autunno, dalle tinte così struggenti, non mi fa più male, anzi, ne apprezzo i colori della terra e quel particolare sapore di muschio.

Finalmente ho appreso la lezione. So cosa significa essere veramente indipendente, assolutamente libera e in piena armonia con me stessa.

Mi ci sono voluti tanti, tantissimi anni per vivermi così, ma ci sono riuscita.

Un pensiero su cui sono incappata stamattina che desidero condividere con le Amiche:

L’età più bella, per una donna, inizia quando smette di aspettarsi che la felicità arrivi da un uomo o dal di fuori, quando ha rispetto di sé e non baratta la sua dignità con niente al mondo, anche a costo di restare sola.”
Sabrina la Rosa

Adesso la bora può soffiare forte. Non avrò più freddo.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

UN SOGNO AUTUNNALE

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Quanto è bello addormentarsi tra le braccia di Morfeo, accoccolata dentro la copertina morbida, davanti alla tv che ti fa solo compagnia che, tanto, le immagini non le vedi neppure e tantomeno ascolti ciò che accade.

Movimenti felpati del gatto che si acciambella nel suo fouton modello mignon, anche lei sistemata tra le pieghe dei suoi cuscini ben infarciti di morbida copertina.

E dormiamo beate, noi due, insieme, cullate nei nostri sogni…

Stanotte ho volato, lassù, alta nel cielo, portata dal vento. Mi trovavo su una sorta di tavola da surf, con una corda che tratteneva un pallone che mi portava in alto.

All’inizio la sensazione di librarsi nell’aria era meravigliosa, la terra si allontanava di sotto ed io mi sentivo più leggera e volavo magicamente.

Poi però, nulla poteva la mia volontà, quando, accortami che stavo letteralmente prendendo il volo e che nessuno poteva venire a tirarmi giù, mi sono spaventata.

Volare è come perdersi nell’infinito e, per noi umani, l’infinito è un concetto troppo grande da trattenere e ci spaventa un po’…

L’adrenalina ha fatto il resto, mi sono messa a remare e, questa mia attività, ha fatto sì che potessi scendere e volare direzionato, controllando l’altezza e il senso del mio librarmi.

Allora è stato bellissimo anche se, a ben guardare, nessuno condivideva con me la meravigliosa esperienza…

E’ autunno, in tutti i sensi. Facciamo le foglie e non se ne parli più…

Buon volo a chi ne è capace…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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