SIX.Q intervista con l’autore. DENIS MURANO “RISORSE INUMANE. Diario segreto di un direttore del personale”

Sono davvero orgogliosa di aprire un nuovo capitolo di SIX.Q “interviste con l’autore”, ospitando uno dei best seller dell’estate “Risorse inumane. Diario segreto di un direttore del personale”.

Seguo da tempo i post di Denis Murano su Linkedin, ogni giorno uno stimolo, uno spunto di riflessione, quando non addirittura una piccola consolazione alla mia giornata “in gabbietta” (ufficio ndr).

Di certo la mia realtà professionale è distante anni luce dalla sua, brillantissimo e giovane manager delle risorse umane, ma poco importa, il testo che ci offre parla a tutti, a tutti i livelli della/e scale gerarchiche, di aziende, piccole realtà imprenditoriali, private o pubbliche.

La vita professionale di ognuno di noi è costellata di una serie di sfumature che ci accomunano. Il pregio di questo delizioso libro è di parlare schietto, senza censure, senza sconti.

Lo consiglio caldamente, si legge d’un fiato.

Attenzione: crea dipendenza e ne chiederete subito un altro!

Godiamoci quindi la Six.Q intervista con l’autore Denis Murano!

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  1. Cosa l’ha spinta a scrivere il libro “Risorse Inumane. Diario segreto di un direttore del personale”?

Lavoro da decenni nell’ambito delle risorse umane ed ero stanco di leggere quei librettini di management in cui viene descritta l’azienda ideale. In cui si parla di leader illuminati, colleghi in cui brucia il sacro fuoco del rispetto e della collaborazione, e imprenditori più caritatevoli del messia.

Più libri leggevo e più pensavo fossero delle puttanate. Nella mia esperienza non ho mai visto niente di quello che veniva raccontato. Per carità magari sono io uno sfigato, ma vi assicuro che ho lavorato in tantissime aziende, anche molto famose, e niente, la storia era sempre la stessa. Tutti i giorni avevo a che fare con Manager incapaci, imprenditori con visioni miopi ed egocentriche, e persone che non facevano altro che rompere i coglioni. Il mito dell’azienda perfetta non reggeva di fronte alla realtà che è fatta di dinamiche molto umane anzi spesso INUMANE. Preso da questa immensa ispirazione ho buttato giù un po’ di esperienze e mie riflessioni. 

Non pensavo potesse diventare un libro, e non pensavo che tantissime persone mi avrebbero contattato per farmi i complimenti e per dirmi che quello che avevo scritto era tutto vero, che era successo anche a loro e nelle aziende in cui lavorano

2. Quali sono, secondo lei, le differenze sostanziali tra i manager pubblici e quelli privati, i vizi e le virtù di entrambi.

Sinceramente non ho mai lavorato nel pubblico e quindi non vorrei scadere in banali stereotipi. Penso che sia nel pubblico che nel privato si possano trovare manager pessimi o bravissimi. Oggettivamente il contesto è molto diverso e penso questo faccia una grande differenza. I manager nel privato lavorano a scopi di “lucro”, vengono formati e catechizzati verso il raggiungimento dell’obiettivo annuale o di quarter. I Manager nel pubblico lavorano per il bene comune, con l’obiettivo di fare il meglio per la comunità. Il loro obiettivo è meno tangibile ma non meno importante. Purtroppo il settore pubblico per anni è stato il bacino da utilizzare come moneta di scambio. Per dare lavoro in cambio di favori, voti, ecc. Ma questo è un problema culturale del nostro paese. Checco Zalone docet.

3. La paura di cambiare è una delle ancore più incagliate nelle grandi realtà aziendali e non. All’inno di “abbiamo sempre fatto così” le aziende falliscono e le PA deludono il loro cliente: il cittadino. Secondo lei, da dove si dovrebbe iniziare per portare il coraggio del cambiamento in seno agli uffici?

L’essere umano resiste al cambiamento. E’ un dato di fatto. Siamo tutti con il freno a mano tirato e quindi cambiare non è facile. Mai. Per aiutare il cambiamento bisogna creare il contesto giusto per fare in modo che il cambiamento avvenga. Siamo troppo bravi a trovare il colpevole e tralasciamo sempre le cause. E’ molto più facile e divertente giocare alla caccia alle streghe piuttosto che trovare le origini dei problemi. Bisognerebbe invece promuovere una sana cultura dell’errore. Chi sbaglia ci sta provando e quindi non andrebbe punito ma aiutato.

4. Nel libro, Alice è la giovane assistente che lei seleziona per il suo team: determinata, desiderosa di imparare e di mettersi in gioco, preparata e curiosa. Secondo lei, si può ritrovare o trovare per la prima volta la propria “Alice” anche dopo molti anni di lavoro alle spalle?

Alice per me è un simbolo, e non a caso è una donna. Ho lavorato con tanti manager e le migliori erano donne. Alice è il simbolo della genuinità e del modo corretto di approcciare al lavoro. Non è come il Dott. X ormai corrotto dal sistema. Alice ha un sano ottimismo nei confronti del lavoro, ed ha dei valori e dei principi sani. Ecco ritrovare la propria “Alice” secondo me significa ritrovare i propri valori e principi e lavorare in maniera coerente con essi. Non è facile perché spesso l’ambiente ti porta ad adattarti a dinamiche molto più torbide.

5. Risorse Inumane ha un riscontro editoriale enorme ed è quasi introvabile in libreria. I suoi lettori sono trasversali a ruoli e attività professionali. Come si spiega la natura di questo grande successo, a quali interrogativi ha dato voce con tanta spudorata sincerità?

Sinceramente non pensavo di scrivere un libro e non pensavo che la gente lo avrebbe comprato. A me piace leggere e una cosa che odio è iniziare un libro che poi non mi piace. Quando succede lo lascio a metà e lo rimetto in libreria. Ecco io volevo scrivere un libro che non venisse lasciato a metà. Un libro onesto, divertente e che ti faceva venire voglia di finirlo. E l’ho scritto senza pretese, non voglio insegnare niente a nessuno, ma solo raccontare delle esperienze da un punto di vista di una persona che fa un lavoro che, mi sono reso conto, non tutti conoscono.

6. Six.q si chiude, per tradizione, con la stessa domanda: dica quella cosa che non hanno mai osato chiederle.

In realtà tanti mi chiedono chi io sia. Beh non lo dirò mai.

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Una verve ironica, sottile, tagliente, la spudoratezza della verità senza veli vi aspetta tra le pagine di un testo che vi suggerisco assolutamente di leggere.

Ringrazio ancora Denis Murano per aver accettato l’invito alla SIX.Q intervista con l’autore.

Pimpra

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SIX.Q TANGO INTERVISTE. Focus su: il tango è donna, il tango e la donna. FRANCESCA BRANDI

La Six.q di oggi si sposta a nord Ovest per incontrare un’artista che ho visto più volte esibirsi apprezzandone i gesti sinuosi e la grande capacità tecnica, vi presento con piacere Francesca Brandi!

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza
    Francesca Brandi – Genova

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo?


E’ una domanda a cui ho pensato tanto prima di rispondere. Ho pensato a me all’interno dell’abbraccio e ho cercato di paragonarlo al mio modo di essere al di fuori del tango, all’immagine che gli altri possono avere di me! In realtà dovrebbero essere quelli che mi conoscano bene a rispondere ! Io credo che coincidono anche se non in tutto o meglio, forse quando ballo prevale la parte di me della mia femminilità che nella vita di tutti i giorni tengo un pò nascosta. Nell’abbraccio sono molto di più accondiscendente, accogliente, cerco una soddisfazione che arrivi passando dall’accontentare l’altro, dal riuscire a soddisfare le richieste, il desiderio di chi mi sta abbracciando. La magia accade quando anche l’altro la pensa come me. Credo che ci voglia molta generosità nell’abbraccio, molto ascolto, è quello che io vedo come femminilità, del resto io sono molto di più un maschiaccio. La femminilità come seduzione serve nella ricerca della sicurezza in se stesse, bisogna stare bene con il proprio corpo e con il proprio io per ballare bene. Da qui secondo me non si scappa.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve?


Insegno oramai da più di 15 anni, ho visto un grande cambiamento nell’approccio delle allieve al mondo del tango. I primi anni arrivavano con molte meno aspettative, erano più pazienti, crescevano insieme al proprio compagno di ballo , a volte lo “aspettavano” essendo il ruolo di leader sicuramente più complesso.Si approcciavano alla milonga con meno aspettative, coscienti che ci fosse un percorso da rispettare e gustandosi comunque quello che il perso riservava nelle sue tappe. Con il tempo le ho viste diventare un pò più pretenziose, convinte che la vetta si dovesse raggiungere con un balzo. Forse troppa aspettativa ha portato avanti più frustrazione e delusione.
Banale dire che dal punto di vista fisico , ovviamente riscontro, come del resto è successo anche a me, a un ritornato piacere al tacco alto , in un’epoca di sneackers dipendenza , della gonna e delle armi seduttive classiche. E questo è sicuramente positivo, secondo me se fosse anche accompagnato a un ritorno alla lentezza vero, del resto con i tacchi non si corre bene ;-)) sarebbe perfetto per gustarsi appieno quello che il tango può dare.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.


Credo che lo studio nei due ruoli possa diventare un’arma a doppio taglio. E’ bello, ma molto difficile da gestire. Nel ruolo della donna follower c’è una buona dose di istintività, data da un ruolo un poco più passivo (permettetemi di dirlo senza uccidermi!!!) che possa venire “inquinato” da una troppa consapevolezza tecnica

Vizi per la follower : perdere in spontaneità, perdere in ascolto, rischio di saltare il sottile filo fra la proposta e la conduzione, perdere in femminilità, perdere la piacevole sensazione di abbandonarsi all’ascolto senza coinvolgere la testa .Quest’ultimo punto ho sentito di provarlo io nel momento che ho iniziato ad insegnare e quindi gioco forza ho dovuto far entrare di più la testa codificando movimenti che per me erano spontanei.
Virtù per la follower : consapevolezza di quello che si fa e soprattutto di quello che non si dovrebbe fare!! A scuola, per esempio, provando nell’altro ruolo si può capire davvero bene quale sia il confine fra la risposta all’input del ballerino e partire per i cavoli propri e quindi anticipare :-)) come il corpo debba essere “sostenuto”, quali siano le caratteristiche piacevoli di una brava ballerina.

Vizi per il leader : non mi vengono in mente, non credo ci siano.
Virtù per il leader : consapevolezza dell’importanza della connessione, consapevolezza del confine fra la giusta marca e la violenza ;-))) importanza di un abbraccio deciso ma piacevole, ascolto dei tempi di risposta
, comprendere l’importanza che ha una guida chiara e soprattutto sicura.
Per tutti i ruoli direi può aiutare alla comprensione e alla tolleranza evitando i chi te l’ha chiesto? Non me l’hai detto, mi anticipi, non mi ascolti, quello mi porta meglio, quella mi abbraccia meglio, quello mi dice che sono bravissima, quella mi dice che con me si diverte…ecc..ecc.. ;-))

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Il tango fa bene a tutti. Attiva una trasformazione profonda, o meglio riporta ad un ascolto di noi stessi, del nostro corpo, del nostro istinto, del nostro io a volte sommerso, dimenticato o lasciato da parte. A me ha aiutato ad aprirmi agli altri soprattutto a superare le mie barriere fatte di timidezza e riservatezza. Il più grande scoglio da superare, l’ho provato io e lo riscontro nelle allieve , è l’abituarsi al contatto fisico così intimo, all’abbraccio che mette quasi a nudo il tuo corpo e il tuo modo di essere Mi ricordo una volta un ballerino mi disse alla fine di una tanda, tu non ti lasci mai andare fino in fondo, arrivi fini ad un certo punto e poi torni indietro. Questo mi fece molto riflettere, aveva proprio ragione, ero io. Quando le donne riescono a superare questo scoprono il piacere dell’affidarsi, di sentirsi protette, del dialogo che può avvenire anche senza le parole attraverso il corpo. Non è un caso che in questo periodo di distanziamento sociale, dove il contatto fisico è stato ridotto o addirittura eliminato, abbiamo avuto tutti più bisogno delle parole, quasi a colmare il vuoto che riempivamo con i gesti , gli abbracci, le carezze.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.


Mi sa che ne ho dette già troppe ! 😉 Mi piacerebbe ricordare perchè mi sono innamorata del tango….mi ha affascinato molto vedere come la differenza generazionale fosse tranquillamente annullata nella fusione di un abbraccio che funziona, un abbraccio che supera la differenza di età , di ceto, di bellezza, di credo….come certe barriere fra le persone vengono superate velocemente da una passione comune, quante volte ho pensato che quell’uomo sconosciuto a cui mi abbracciavo se mi avesse avvicinata in un bar per offrirmi un caffè mi avrebbe fatta allontanare :-)) w il tango!

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Per studiare e per contattare la Maestra:
Sede e indirizzo della scuola: Corsi presso Circolo Matteotti Via del Fossato 2 canc. Genova – Cus Genova Via Montezovetto, 21 a Genova
Sito web: www.sergioyfrancesca.com
Pagina fb : Sergio Y Francesca – Scuola stabile di tango argentino

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Ringrazio molto Francesca Brandi per aver partecipato alla SIX.Q tango intervista.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: Marianna Carpene

L’ho vista ballare e non ho potuto togliere gli occhi dai movimenti di questa libellula tanguera.

Godiamoci l’intervista a Marianna Carpene!

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Marianna Carpene, vengo dalla città di Verona

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo

Nella sua espressione più autentica credo che la danza (come parte del più grande mondo dell’Arte, chiaramente) sia un canale potentissimo di trasmissione della propria individualità, che va molto oltre la propria femminilità!

E la costruzione – al di là degli aspetti tecnici universali – di un proprio stile di insegnamento, di performance o di ballo sociale è strettamente legata allo sviluppo della personalità e alla presa di coscienza delle potenzialità del proprio modo di muoversi nello spazio, della propria “attitudine”.

Ma tutto è parte di un processo di ricerca e scoperta, quindi come tale è incostante e in continuo cambiamento.

Di conseguenza anche la percezione che abbiamo di noi stesse, del nostro corpo, della nostra emotività e femminilità è mutevole. Per questo motivo ogni volta che balliamo ci sentiamo diverse…una delle tante magie del Tango, per fortuna.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Nella nostra disciplina è quasi inevitabile il confronto con sé stesse: dalla riscoperta del proprio corpo, del modo in cui “esistiamo” nello spazio, di quello che possiamo trasmettere e percepire quando balliamo

Sono tutti aspetti introspettivi che nella vita quotidiana quasi sempre ci vengono preclusi. Quante ore passiamo mediamente guidando, sedute ad una scrivania al lavoro, ad occuparci della casa, della famiglia, di noi stesse? In tutta questa frenesia – e per il tipo di società in cui viviamo oggi – è oltremodo facile dimenticare quale sia il nostro stadio naturale…come si cammina, come si respira, come si può essere attivi e presenti senza essere per forza in tensione.

Soprattutto per noi donne contemporanee è molto difficile “lasciare andare”, aspettare, fidarsi, concentrarsi su una dimensione più interiore per migliorare o perfezionare il nostro modo di muoverci.

E’ come essere obbligati a guardarsi a fondo in uno specchio…non piace a tutti, ci sono reazioni molto diverse, dalla gioia, alla commozione, allo sconforto o alla fuga addirittura.

L’importante però è che ogni donna possa vivere questo percorso secondo i propri tempi e credo che questo sia un compito molto importante per chi insegna. Se riusciamo a rispettare ed accompagnare le esigenze ed i timori di ognuna delle nostre allieve il risultato è sempre una crescita reciproca.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

A dir il vero trovo più vizi che virtù nella possibilità di sperimentare un ruolo diverso da quello tradizionale – che poi di tradizionale non so quanto ci sia visto che il tango si ballava originariamente tra uomini

In ogni caso, qualsiasi cosa stimoli la nostra curiosità ed arricchisca la nostra conoscenza non può che far bene al nostro ballo e al nostro essere!

Nuove sensazioni, nuove prospettive e nuove difficoltà spesso aprono strade di esplorazione inaspettate e ci permettono di capire meglio noi stesse e l’altro durante il ballo.

Ci sono coppie leader/follower maschio/femmina assolutamente divine, ma ce ne sono tante altre con ruoli invertiti o con ballerini dello stesso sesso che sono altrettanto incantevoli…insomma l’Arte è Arte e la Bellezza è Bellezza. In tutte le sue forme e sfaccettature.

L’unica cosa che conta è rimanere fedeli al proprio modo di essere e al proprio modo di esprimersi.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Come dicevo prima la scoperta di sé stesse è un percorso quasi obbligato per molte donne che si avvicinano al mondo del Tango, è un po’ come andare in terapia o ricevere della consulenza psicologica! Solo che molto spesso siamo allo stesso tempo le dottoresse e le pazienti.

Curiamo noi stesse e affrontiamo a tu per tu le nostre insicurezze e le nostre paure durante il nostro percorso di studi, ballando o imparando la tecnica poco importa.

Ogni volta che siamo in movimento ci mettiamo in gioco e facciamo emergere le nostre forze e le nostre debolezze.

Credo comunque che il Tango faccia bene a tutti, non solo alle donne!! Sono molto paritaria in questo senso ☺

La crescita personale serve sempre, ad ognuno di noi

Diciamo che forse, a differenza di altri aspetti della società in cui la figura femminile è esaltata prevalentemente per le proprie caratteristiche estetiche, nel Tango la donna brilli, incanti o emozioni soprattutto per il proprio carattere, per la propria personalità e per la propria “onda”.

Non mancano di certo gli esempi di ballerine straordinarie ed emozionanti con corpi più che normali.

Il nostro ruolo di ballerine ed artiste è quello di essere veicolo di emozioni, di sensazioni e soprattutto di energie. Tutto questo ha poco a che vedere con la nostra struttura fisica.

In questo senso quindi sì, è sicuramente un ambiente in cui ogni donna può trovare ed esprimere una sua bellezza unica ed irripetibile (che meraviglia!) 

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Dico sempre tutto, anche se non me lo chiedono…ahimé!! ☺

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Per studiare e contattare la maestra:

Sede e indirizzo della scuola: Verona c/o Centro Polisportivo Don Calabria

Sito web: Nueva Onda Milonguera

Pagina fb: Nueva Onda Milonguera 

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Ringrazio molto Marianna di aver accettato l’invito a partecipare alla SIX.Q sul tango femminile.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: MIMMA MERCURIO

Sono molto felice di presentarvi la SIX.Q di oggi con Mimma Mercurio, un’insegnante che ho sempre ammirato da lontano.

Godetevi la sua testimonianza frutto di anni di passione tanguera sempre vissuta con intensità, serietà e dedizione.

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Mimma Mercurio, sono una siciliana trapiantata a Roma.

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo 

Mentre danzo, viene fuori qualcosa di intimo e sottile della mia personalità. L’essere donna, l’armonia e il fluire delle emozioni si mescolano e in qualche modo influenzano la sinuosità dei miei movimenti. Il seguire ed interpretare il movimento dell’altro, aggiungendo la mia energia e la mia personalità e’ la cosa che più mi affascina del tango. Ho sempre apprezzato del ballare tango la non ostentazione della femminilità, ma la naturalezza del movimento femminile, la grazia, la dolcezza, l’irruenza e l’eros che da questo ne scaturisce in maniera non forzata e finta. L’essere sensuale senza voler essere a tutti i costi sexy. Aborro la sfrontatezza, gli abiti esageratamente succinti ed appariscenti, che se pur scollati e corti a mio parere “coprono“ la vera bellezza di una donna. Diventano una “corazza”, una maschera. Per me ballare e’ scoprire l’anima, lasciare scorgere qualcosa di intimo e personale. Danzare e’ essere eleganti e allo stesso tempo semplici. E’ come un fiore che sboccia e poi si richiude, che mostra la sua bellezza, i suoi colori, al suo partner. Ma non spiattella la bellezza, non ostenta. E’ uno schiudere l’anima e mostrarsi “nudi” e forti e fragili allo stesso tempo. Non sono una “pantera” nella vita e non credo di esserlo nel tango, ma mi riconosco una forza vibrante e una capacità di lasciarmi andare all’abbraccio accogliente e generoso dell’altro, che penso renda femminile il mio danzare. Mi piace ascoltare e rispondere, sorprendere, aderire, svelarmi e nascondermi, un gioco, un dialogo e non un monologo. Inseguo una simbiosi che riesca a mettere in evidenza il mio essere donna, non omologata alle altre. Perché mi piace pensare che siamo tutte diverse, e che ballando contribuiamo a creare bellezza, ora nel movimento sinuoso, ora nel movimento secco, forte, debole, morbido, spigoloso, basso, alto, fragile, determinato. La femminilità ha tanti colori e sfumature, e attraverso il movimento nel tango abbiamo la possibilità di farli esplodere e brillare.

Se devo rimproverarmi qualcosa, forse un po’ più di faccia tosta e di spavalderia, avrebbe giovato

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Spesso incontro allieve che nella vita hanno ruoli di prestigio, di comando, e che fanno fatica a connettersi con l’altro. Prevale la loro spinta a “comandare”, ma quando riescono a cambiare sguardo, a trovare la fiducia nell’altro, a chiudere gli occhi, ritrovano una femminilità ed una sensualità impressionante. 

Di contro mi ritrovo anche allieve molto timide, impacciate, che fanno fatica a indossare una gonna o un top scollato. Mi è capitato di vedere sbocciare queste allieve e diventare delle vere milonguere. Lo vedi da come si vestono, da come tengono i capelli. Poi magari finita la serata, ritornano a essere le timidone di sempre. Il tango ha permesso loro di far emergere il loro lato sensuale.

Devo dire che riscontro anche molta “paura” di affidarsi all’altro, non è così ovvio e semplice abbracciarsi. Il contatto fisico fa paura. Il non fidarsi dell’altro, credo che questa cosa in questo tempo storico, la dice molto lunga.

Altro atteggiamento è l’essere snob, -“con quello non ci ballo, quello non mi piace”, insomma esageratamente schifiltosi, in entrambi i ruoli, non solo le donne

Ballare è esserci per l’altro, è un gesto di altruismo. Ballare è dare, è darsi. Quindi essere generosi. Ecco quando succede questo, si balla bene e con piacere. E a volte questo accade.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

Devo dire che il pregio di molte ballerine e’ quello che amano studiare, mettersi alla prova, ballare, ballare, ballare, studiare, studiare, provare, provare, provare. Studiare nel cambio di ruolo lo trovo molto importante, misurarsi e mettersi nei panni dell’altro. La prima cosa che succede nelle mie allieve che si sperimentano nel ruolo di leader è il rendersi conto di quanto sia complicato “l’altro ruolo”, di come sia difficile guidare. La seconda cosa che avviene, dopo questo primo step e’ quello di desiderare di ballare con un follower leggero (non nel solo senso di magrezza), accondiscendente, non troppo pretenzioso. La terza cosa che succede, e’ che ballando da leader comprendono meglio il loro ruolo di follower. Si rendono conto di quanto sia importante e prioritario l’ascolto, la connessione, di quanto incida ballare con il sorriso, con la leggerezza in tutti i sensi, trovare un/a partner aperta e disponibile. Perché il tango si fa in due, e senza connessione, senza l’ intenzione di volersi “parlare”, senza la disponibilità ad ascoltarsi, non c’è tango, in un ruolo o nell’altro.

Alcuni leader di buon livello che ballano anche da follower, sono veramente eccezionali, li vedi lí che chiudono gli occhi, che si concentrano nell’ascolto, che si divertono. Lavorano con la dissociazione, azzardano boleos. Devo dire che sono in minoranza gli uomini/leader che studiano seriamente da follower. Capita molto più spesso che donne/follower studiano entrambi i ruoli e ballino anche in milonga nei due diversi ruoli.

Tante donne stufe di stare in panchina in milonga, a fare tappezzeria, anziché abbandonare, o semplicemente a lamentarsi che nessuno le invita, hanno cominciato ad approfondire l’altro ruolo. La trovo una cosa bella

Perché spesso sento solo lamentarsi di ciò che non va, e non si fa nulla per migliorare se stessi e l’ambiente che si frequenta. Si addossa la “colpa” sempre a qualcos’altro fuori di sé.

Alcuni leader che si sperimentano nel ruolo di follower risultano a volte “pesanti”, o molto spesso accade che follower che sperimentano il ruolo di leader si lamentino di avere un partner non collaborativo. Frasi tormentone che mi riferiscono più spesso durante le lezioni e le pratiche:

non si sposta, e’ incollato 

ci vuole la gru, e’ un trattore, un frigorifero, un mobile….

e’ esile, ma sembra che pesa 100 kg 

non gira, non ruota, s’impunta…

vuole guidare lui, non si lascia guidare

Potrei raccontare aneddoti su aneddoti !!!

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Penso che il tango faccia molto bene in generale, a uomini e donne.

All’essere umano fa bene, perché lo mette in contatto con se stesso, perché permette di potersi esprimere senza le parole, ma attraverso il proprio corpo. Perché è un veicolo con cui fare passare le proprie emozioni. Perché è un’arte meravigliosa che coniuga sentimento, corpo, poesia, movimento, musica, interiorità, dialogo, comunanza, vicinanza. Perché ti apre ad una socialità, perché ti fa prendere confidenza con il tuo corpo, e si per le donne fa scoprire la propria femminilità, la valorizza, ti “abbellisce”. Perché ti riempie e ti svuota.

L’abbraccio ti riempie. La mente si svuota. La musica ti riempie.

Le emozioni circolano. Il corpo si muove e si rigenera.

Per ballare tango, ti prepari, ti vesti carina, ti trucchi, pronta per approcciare il partner sottilmente e “carnalmente”.

Ballare ti fa sognare, ti smuove dentro, ti fa incontrare l’altro. Ti fa sentire parte di una comunità. Ti fa compagnia, ti consola, ti sfida, ti mette alla prova, ti da energia, ti toglie il sonno, ti rende vivo.

In questo periodo di distanziamento sociale, il Tango e’ stato un’ancora di salvezza per molti. Sembrerebbe un controsenso, il tango, il ballo dell’abbraccio, come può essere coniugato in altra maniera? Senza abbraccio, non c’è tango. Ed è vero, ci manca, ci è mancato da matti, nell’impossibilità di andare in milonga, di ballare, di andare alle maratone, o ai festival, ai raduni, si è aperta la grande possibilità di soffermarsi sulla Tecnica, sull’ascolto musicale, sui testi poetici dei brani, ci si è potuti interessare della storia dei grandi personaggi (maestri, musicisti, poeti, cantanti, ballerini delle varie epoche fino ai giorni nostri). Tutto si può trasformare in opportunità, se non ci si arrende.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Una cosa che mi piace dire, che nonostante siano passati 22 anni da quando ho iniziato a ballare, sento ancora dentro un grande fuoco, una grande gioia, un afflato speciale per il Tango. Non mi ha stancato, sento che c’è sempre da imparare, scoprire, conoscere, investigare. Un mare infinito, che non si esaurisce, acqua sempre nuova, fresca. A volte onde alte, altre volte acqua placida, ma mai ferma e stagnante.

Vorrei continuare a lavorare, sperimentare, gioire del e col Tango, questo è quello che interiormente sento.

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Per studiare e contattare la Maestra:

Scuola Meditango di Roma via Cupa 5.

Sito web: meditango

Pagina fb: Mimma Mercurio scuola Meditango

Profilo Fb: Mimma Mercurio

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“Ballare è esserci per l’altro” solo per questa frase Mimma ha un posto nel mio cuore, la ringrazio tantissimo di aver partecipato!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE . Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: FRANCESCA AUTERI

La carovana delle interviste SIX.Q si spinge nella bellissima Sicilia intervistando una delle numerose e incantevoli tangueras, artiste e insegnanti che popolano quella meravigliosa terra.

Godiamoci quindi l’intervista dell’amica Francesca Auteri da Catania.

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza.

Francesca Auteri, dalla sicilianissima Catania.

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo. 

Per me essere donna e essere danzatrice, o ancora, essere una danzatrice donna, sono due elementi che s’intersecano fortemente ma senza doversi per forza contraddire l’un l’altro, anzi. Spesso nel tango la femminilità (o ciò che nell’immaginario comune è associato “all’essere femmina”) viene estremizzato e tramutato in stereotipo (forse una gabbia?) di genere. Ma l’essere donna va ben oltre il tacco 10 e la gonna con spacco inguinale; è un sentire profondo, viscerale, una connessione con ciò che di più antico esiste in noi, con la nostra ciclicità corporea, il nostro sangue, le nostre ossa. Una danzatrice donna sarà sempre donna, fuori dalla scena e in scena, quando insegnerà e quando berrà un caffè bruciato al bar; sarà donna a prescindere da cosa indosserà, da quale orientamento sessuale avrà, da cosa mangerà la sera a cena. 

3.Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Il tango, come tutte le discipline degne di chiamarsi tali, è a tutti gli effetti un profondo percorso conoscitivo del sé più intimo. Quindi, in primis, ci si riappropria del corpo, della capacità di sapersi muovere da soli e in coppia; si allontana la paura del contatto con l’altro, si riscopre l’abbraccio, la diffidenza lentamente si tramuta in fiducia, il gruppo diviene momento di condivisione e socialità. E ciò riguarda tutti, non solamente il gentil sesso! Inoltre spesso si approda a questa danza dopo un momento particolarmente difficile e doloroso della propria esistenza, come un lutto o una separazione; in tal senso il tango ha indubbiamente un valore fortemente terapeutico e di “traghettamento” verso nuovi orizzonti. 

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia maschio/femmina.

Innanzitutto la conoscenza di entrambi i ruoli è un elemento decisivo e necessario per migliorare e completare la nostra danza. Essere follower ma saper anche guidare ci regala una consapevolezza incredibilmente solida, delle possibilità maggiori di giocare con i tempi e gli spazi della musica, una sensibilità più profonda per comprendere le esigenze e i bisogni della persona con la quale stiamo danzando. In più si riconoscono con più facilità gli errori attraverso la lente d’ingrandimento costituita dall’indossare una veste nuova e dunque un nuovo punto di vista. Errore comune però, ma ciò dipende moltissimo dalla natura della danzatrice (o del danzatore, perché le mie parole hanno una valenza tanto al femminile, quanto al maschile) è il cadere nel monologo, nel non ascoltare l’altro, nell’imporsi. Ma questo è un problema di sempre (e non solo nel mondo del tango, ahinoi!). 

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

La risposta è assolutamente affermativa, certo. Il tango aiuta a riscoprire parti di sé assopite o sconosciute, regala nuove sicurezze, insegna ritualità, rilassa e rinforza il corpo e la mente. Potrei portare infiniti esempi al riguardo, ma ricordo in particolar modo una mia allieva, vicina ai quarant’anni, rigidissima nei movimenti e nel pensiero; bene, dopo qualche anno, era un’altra donna, più rilassata, più socievole, più sorridente. Si era ritrovata, scoprendo aspetti del proprio essere prima taciuti e dimenticati

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

“Ah insegni tango…Figo! Ma che lavoro fai?”

Ecco, no, sbagliato: insegnare tango, danza, essere artista, attore, musicista, pittore, ballerino, circense, coreografo, regista, scrittore e chi più ne ha più ne metta, sono tutti lavori, dignitosi e faticosi non meno di altri. Che poi vengano sminuiti e ben poco apprezzati dai più, beh, questa è un’altra triste, tristissima, storia.

Ci vogliono anni di preparazione, grandi sacrifici, lotte estenuanti, ore e ore senza nemmeno intravedere una miserissima moneta, per portare avanti progetti di vita in questi settori già di per sé così precari e vacillanti. Vi prego, non dimentichiamocelo. 

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Per studiare e contattare la Maestra:

email: auterifrancesca.tango@gmail.com

Profilo FB: Francesca Auteri

Pagina FB della scuola dove insegna: Barrio de Tango

Sito web: Barrio de tango

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Ringrazio Francesca per aver accolto con tanto entusisamo l’invito a partecipare a questa SIX.Q tango intervista!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE . Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: SILVINA TSE

Ci sono donne che hanno una luce speciale, quando poi sono artiste, professioniste, ballerine, risplendono ancora di più.

Godiamoci questa intervista con Silvina Tse, meraviglioso connubio di oriente e occidente che, nel suo tango, esprime una sensibilità, una raffinatezza ed eleganza unici.

***

INTERVISTA SIX.Q

Visioni e prospettive in breve del tango post Covid.

Focus su: il tango è donna, il tango e la donna

  1. Nome e città di provenienza

Silvina Tse un nome per il tango che sposa  le mie origini italiane e la mia metà genetica cinese. Nata e cresciuta a Bologna quindi culturalmente italiana

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo 

La mia vita e il tango si intersecano costantemente e ogni parte lavora sui limiti dell’altra. Il tango mi ha insegnato a rilassarmi, ad avere fiducia nella persona che sono, a liberare la mia creatività: mi ha costruito una identità e una personalità che precedentemente era nascosta dalle paure dei miei limiti e dall’insieme delle mie incertezze. La difficoltà con cui ho preso certe scelte nella mia vita hanno dato al mio tango un valore importante da sostenere quindi direi che il tango ha costruito la donna e la vita ha costruito un  ruolo per il tango. In aggiunta mi verrebbe da dire banalmente che non si smette mai di crescere e quindi di imparare: in questo modo il tango continua tutt’oggi a formare il mio carattere e la vita a riconoscere l’importanza che questa forma di espressione ha nella mia quotidianità. Il tango mi  riflette per come sono ed è la combinazione dell’umore del momento e del mio carattere di sempre. Difficilmente troverai delle diversità tra la Silvina “insegnante” e la Silvina “da aperitivo” anche perché i miei studenti diventano spesso le persone con cui mantengo una socialità al di fuori della scuola. Mi piace coltivare il gruppo dei miei allievi e prendermi cura per quanto possibile di ciascuno di loro. Nonostante questo mio “impegno sociale” mi viene comunque da specificare che d’altro canto  tengo un lato più taciturno e “asociale” che  rimane amante della solitudine e della riservatezza.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Il cambiamento che il tango ti genera  deriva dal” punto di partenza” e dal” motivo” per cui scegli questo ballo (che spesso non si conosce e si scopre con il tempo). In generale mi verrebbe da dire che ogni fase di età ha i suoi cambiamenti corrispettivi perché ognuna corrisponde a certe esigenze specifiche personali. Tuttavia l’evoluzione avviene perlopiù in coloro che sono alla ricerca di questa crescita personale e hanno la flessibilità e la  predisposizione mentale ad accettare i cambiamenti. Questa crescita interiore si sviluppa attraverso i vari aspetti che compongono il tango ovvero la socialità, la musica, la tecnica, il rapporto con il partner di ballo…  Il tango ti forma se rimani abbastanza tempo da lasciare che questo ballo diventi parte della tua vita e in qualche modo allora si radica in un ruolo e lo esercita. Difficile individuare uno specifico cambiamento psicologico: l’innamoramento per il tango è lo specchio della ricerca personale, di qualcosa che ci manca nella nostra vita o nella nostra personalità. 

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

Sono una grande sostenitrice dello scambio di ruoli. Qui in Italia osservo solitamente una maggiore propensione da parte delle donne a imparare il ruolo da leader rispetto al viceversa. Oltre alla curiosità, credo ci sia intrinseco un desiderio da parte delle followers di avere la possibilità di ballare anche quando non vengono invitate e un timore da parte degli uomini di perdere un po’ del proprio potere decisionale che invece esercitano appunto in quanto leaders. La disponibilità a mettersi in discussione, fondamentale per continuare a imparare, aiuta a comprendere le difficoltà dell’altro ruolo e a sviluppare una maggiore sensibilità reciproca. 

Dal mio punto di vista è fondamentale per le donne imparare a guidare per sviluppare il cosiddetto “ghost leader” che corrisponde a quella carica intenzionale da mantenere anche quando si segue il partner. D’altro canto mi piacerebbe che anche  i leaders avessero un potenziale “100% follower” ovvero una capacità di rispetto dei tempi di movimento della compagna  e di ascolto della musica anche attraverso le orecchie della  partner. A mio parere questo allenamento  renderebbe più armonioso e bilanciato il ballo con maggiore possibilità di dialogo per entrambe le parti nella creazione di un tango fatto “insieme”.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

La femminilità ha tanti aspetti. Alcune studentesse dopo un mese di tango hanno già comprato scarpe e vestiti e sono perfettamente immedesimate nell’immaginario collettivo della ballerina di tango. A parte il lato esteriore del cambiamento, il lavoro più a lungo termine è chiaramente nella tecnica dei movimenti, nell’interiorizzazione dei propri limiti, nella ricerca di uno stile personale. Femminilità non è solo nell’elevazione delle gambe o in chi ha il collo del piede più accentuato (anche se certamente sono dettagli/ capacità a cui dare valore); personalmente credo che la femminilità sia nel fare tesoro di quello che si è, riconoscendo e lavorando sui propri limiti: bisogna mantenersi umili e autentici verso se stessi e verso gli altri, imparare  con meno invidia  a lasciarsi inspirare da coloro che hanno ottenuto risultati a cui si ambisce. Il mio consiglio generale è di non limitarsi a perdere tempo nel tentativo di vivere la vita di qualcun altro ma di dedicarsi con costanza e motivazione ai propri sogni. Questo vale nella vita come nel tango: non è tanto il talento personale a renderti una gran ballerina ma quanto ci tieni e cosa hai da esprimere. Le difficoltà ci sono sempre ma sono ciò che ci fortificano e ci rendono più soddisfatte dei risultati ottenuti oltre a ricordarci quanto sia importante la perseveranza e la fiducia nelle proprie scelte. Concludendo mi viene quindi da dire che il tango è strettamente connesso a un processo di crescita interiore ma dipende da ciascuno di noi come reagire ed elaborare questa evoluzione: qualcuno si perde, qualcuno si trova.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Quanto talento c’è nel mio tango? Assai poco. Dopo molti anni un ballerino che era assistente nella scuola in cui avevo iniziato mi confessò che riteneva fossi “un caso perso”. Molte persone che mi vedono oggi credono che il mio Tango derivi da tanti anni di danza classica: confesso che in realtà questi anni sono stati solo 2, fatti da adolescente una volta a settimana come era nelle possibilità della mia famiglia. Sicuramente ho avuto l’occasione di praticare davvero tanti sport e sviluppare molta coordinazione ma vi assicuro che per il tango il percorso è stato lungo, travagliato, accompagnato dall’amore per questo ballo e da molta forza di volontà. Premettendo che nel Tango non si è mai “arrivati”, alla fine parte del gioco consiste nell’accettare le proprie imperfezioni.

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Per studiare e per contattare la Maestra:

Instagram: Silvina_Tse_Tango

Pagina FB: “Free Online Tango Lessons by Michael and Silvina”

Scuola Streetango – Tango Bologna e Modena

Sito web 

www.theartoftango.club 

www.streetango.it

www.artedanzabologna.com

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Ringrazio Silvina per il suo contributo che ho tanto apprezzato.

Pimpra

AGOSTO A MILANO

Dettaglio di abito Versace. Museo Poldi Pezzoli

Fare la turista in una grande città quando i suoi consueti abitanti la lasciano per le vacanze è sempre un’esperienza da fare. Sono i palazzi, le strade, le piazze che prendono la parola, raccontando un diverso punto di vista.

Milano è austera e bellissima, provata dal recente lockdown che ha piegato e piagato la vita frenetica che è il suo marchio di fabbrica.

Ho incrociato qualche residuale colletto bianco, sempre impeccabile nonostante la calura estiva, veloce nell’andare, concentrato e teso verso una meta da raggiungere, un orizzonte da esplorare, un progetto da chiudere.

Qui c’è un’energia che altrove non si sente. Come se i milanesi fossero animati da uno speciale voltaggio di elettricità che è solo loro.

Mi sono goduta un museo che non conoscevo, con la  tranquillità necessaria ad apprezzare le opere e la mostra di abiti ospitata nel palazzo signorile. Un bel connubio che ho gradito assai.

Il caldo mi toglie la fame, così ho camminato senza sosta per ore, quasi senza bere e mangiare, in uno stato di catatonia resiliente e viva.

Sono entrata nei grandi templi dello shopping che per noi abitanti di provincia sono tappa imprescindibile, come fare un upgrade sulle tendenze, sul design, sul mood urbano che le città minori non esprimono con questo potenziale e intensità.

Continuano a rivolgersi a me in inglese, un tempo pensavo fosse per gli zigomi alti, oggi credo si tratti solo di look: non sono (mai) stata una modaiola quindi, per forza, devo essere straniera. Almeno credo…

A Milano ti senti povero, mai come questa volta ho avuto tale sensazione. Ti viene offerto il lusso ovunque, ti viene fatto vedere, ti è proposto ma per te che sei un cittadino “normale” quell’asticella è davvero troppo alta da raggiungere.

Nel tempio delle scarpe una gentile commessa mi voleva convincere che le Jimmy Choo a 369 euro erano un vero affare, sicuramente ma… idem il meraviglioso profumo a soli 250 euro, così almeno ha una fragranza unica, ne sono sicura ma… e potrei continuare l’elenco all’infinito.

Anche se ciò che posso permettermi è solo “guardare e non toccare”, questi stimoli visivi sono benzina per me, mi fanno ripartire certe rotelle arrugginite, aprono comunque nuove visioni, pensieri e immagini.

Milano vale sempre la pena, anche a 40 gradi.

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: LARA CARMINATI

La SIX.Q di oggi è a Lara Carminati, ex danzatrice classica, che ci regala spunti interessanti sui quali soffermarci e riflettere per esprimere al meglio la nostra essenza femminile quando siamo in pista e non solo.

***

SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Lara Carminati, Monza

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo?

La femminilità è il focus della donna tanguera. Credo che il tango rappresenti proprio questo per noi donne, la possibilità di esprimere tutta la nostra femminilità uscendo dai ruoli che siamo obbligate a ricoprire nella nostra routine quotidiana. Il mio modo di sentirmi donna entra impetuoso nel mio modo di ballare, nel tango mi sento completamente libera di esternare tutta la sensualità che sento vivermi dentro. La mia femminilità non rappresenta mai un ostacolo, anzi è il serbatoio cui attingo per trovare creatività e personalità nel ballo.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve?

Il primo segnale di cambiamento che avverto è nella confidenza che le mie allieve prendono con il proprio corpo e il proprio carattere. Insisto molto sullo sviluppo della consapevolezza del corpo e conoscenza. Dalla conoscenza di noi stesse può iniziare il meraviglioso viaggio alla scoperta della nostra femminilità. Invito a non ricercare alcuno standard di bellezza (tanguera) ma a sperimentare tutto ciò che sentiamo ci porti in contatto con la nostra anima sensuale. Cambiano nella spontaneità con cui interagiscono con me e tra loro a lezione, cambiano nella sicurezza che acquistano nei gesti e nei movimenti del corpo, che si tratti di passi di tango o semplici esercizi preparatori.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia maschio/femmina.

Conoscere entrambi i ruoli non può che giovare alla consapevolezza del nostro ballo, più conosciamo più ci muoviamo con cognizione di causa, esaltando tecnica e creatività in ogni movimento. Inoltre lo studio del ruolo da leader diventa un gioco che propone un po’ di leggerezza allo studio e alle serate di milonga in cui i cavalieri scarseggiano o sono troppo “timidi” per non dire altro, per invitare. E cosi possiamo sperimentare la musica come noi la sentiamo, non solo seguire ciò che ci viene proposto, possiamo costruire il nostro ballo e mentre costruiamo ed interpretiamo la musica, esprimiamo un’altra parte di noi, quella più attiva, emancipata e guerriera che pur sempre ci appartiene.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Il tango fa benissimo alle donne!! Le fa sentire vive, femmine senza aver bisogno di ricorrere alla volgarità, le fa riscoprire donne nella sua accezione più elegante e raffinata del termine. Il tango esplora il corpo e l’animo della donna, attiva nuove sensazioni, espande le emozioni…come può non far bene? non ci sono controindicazioni. Il fisico ne trae giovamento grazie all’attività fisica assolutamente non stressante ed alla portata di tutti. Il cuore si apre all’altro per poterlo accogliere nel nostro abbraccio, il respiro ci accompagna in ogni passo portandoci a contatto con quella parte di noi che forse non avremmo mai conosciuto senza il tango. Io personalmente non mi sarei scoperta tanto femminile se non avessi incontrato il tango nel mio percorso.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Mi sento una donna trasparente senza grandi segreti, questo anche grazie al tango che ha tirato fuori davvero tutto di me. Tuttavia se posso sfruttare questa occasione per togliermi un sassolino dalla scarpa, il mio pensiero va ad una insegnante di danza classica, che mi ha spesso demotivata, riponendo nelle mie capacità (a torto o a ragione) poca fiducia…ecco oggi con orgoglio e soddisfazione mi girerei verso di lei per dire …”Ce l’ho fatta!” e mi sento completamente appagata. Grazie per questa intervista, un’occasione per riflettere su tanti aspetti del tango e della donna in generale.

***

Per studiare e per contattare la Maestra:

Pagina fb: Lara Carminati

sito web: Marco Palladino e Lara Carminati

sedi corsi: Treviolo (BG) c/o Punto Dance – Milano c/o Il principe – San Vittore Olona (MI) c/o Jacko Dance – Monza (MB) c/o Sport Village – Trezzano sul Naviglio (MI) c/o Dance Dance
Percorsi al femminile a Treviolo e Monza e on line su piattaforma zoom

SIX.Q TANGO INTERVISTE Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: NICOLETTA detta “NICO” RADICE

Inizia con questo articolo, un nuovo ciclo di SIX.Q tango interviste. Indagheremo insieme ad artiste, professioniste e maestre alcuni aspetti del tango e della donna.

Per pari opportunità ma con domande diverse, rivolgeremo l’attenzione anche al mondo maschile, in articoli successivi.

Oggi ho il piacere di ospitare un’artista che rappresenta uno dei tanti incredibili e virtuosi talenti partenopei di oggi.

Godiamoci l’intervista a Nico Radice!

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Sono Nicoletta Radice, per tutti Nico e sono di Napoli

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo

Incide tantissimo. Avendo iniziato a ballare tango a 19 anni mi sono resa conto di quanto la mia danza sia maturata insieme al mio percorso di vita. L’esperienza, la sicurezza e la femminilità della donna che sono fuori dalla pista fanno la ballerina che è in pista. Non trovo che questo mi sia d’ostacolo nell’insegnamento, anzi trovo che sia sempre più d’aiuto man mano che vado avanti.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve?

Il cambiamento che vedo nelle mie allieve è lo stesso che ho vissuto anch’io. Spesso si riflette nel modo di vestirsi che cambia e che manifesta una percezione differente di se stesse.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

Ho sempre pensato che mettersi nei panni dell’altro fosse un lavoro utile. Nello specifico per la/il follower può rivelarsi un percorso fondamentale per capire che seguire non è un ruolo passivo ma anzi, attivo tanto quanto quello del leader e aiuta a comprendere a fondo quali sono le potenzialità espressive di questo ruolo.

Il “vizio” che mi viene in mente è solo quello di scavalcare la linea sottile tra essere un “follower attivo” e diventare “leader” interrompendo la comunicazione e dimenticando che dall’altro lato c’è un’altra persona.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace…? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Questo è un argomento a cui tengo molto poiché è uno degli aspetti su cui lavoro di più con le mie allieve ed è un lavoro che ho fatto e continuo a fare su me stessa. In generale è un tipo di danza che aiuta a prendere coscienza del proprio corpo, a valorizzarne la figura e la femminilità attraverso lo studio della tecnica e la pulizia dei movimenti. Per quello che riguarda l’aspetto psicologico credo che la risposta si trovi già nelle domande precedenti. Il tango fa bene alle donne quando smettono di essere “passive”, di “subire” la milonga e iniziano ad essere “attive”. La vera presa di coscienza si ha quando si inizia a scegliere.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Mi rifaccia la domanda! Battute fantozziane a parte credo che il tango stia subendo quello che in generale vedo un po’ in tutto il mondo della danza. C’è molta ricerca verso un’estetica perfetta e poca verso la sostanza, e nel caso specifico del tango, la comunicazione. Sempre di più si fa attenzione a ciò che si vede da fuori e a chi ci vede da fuori piuttosto che a quello che succede dentro e a chi c’è abbracciato con noi.

*****

Per studiare e per contattare la Maestra:

Pagina FB: Nico Radice

Profilo Instagram: nicoradice

***

Ringrazio Nico per aver partecipato alla SIX.Q !

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. CLAUDIA CAVAGNINI

La Six.Q di oggi incontra una giovane artista e insegnante bresciana che ha ballato a lungo in Argentina alla DNI di Dana Frigoli prima di far rientro in Italia.

***

SIX.Q

1. Nome e città di provenienza

Claudia Cavagnini, Brescia

2. Lo stop forzato dalle milonghe ci costringe, se lo vogliamo, a praticare la tecnica. Definisci le priorità a cui prestare attenzione: piedi, gambe, asse, abbraccio…

Ascoltare la musica, ascoltare tango ( e anche altro ovviamente;)…ballare da soli, sopratutto mi rivolgo alle seguidoras, come me…

La nostra metà della mela, nel tango, spesso viene vissuta in maniera passiva, come se tutta la responsabilità di rendere bello il ballare insieme fosse di chi propone.. spesso ascolto affermazioni del tipo: “ eh ma lui mi deve marcare altrimenti cosa faccio? 🤪” …Io sono una grande sostenitrice dell’attivismo di chi segue, seguire infatti, per me, significa interpretare la proposta, sia del compagno/a sia dell’orquesta. Alleggerire la responsabilità di chi ci guida, renderci un 50 e 50 nella coppia, lasciare che il corpo si muova in maniera istintiva sulle note che ascoltiamo senza frenarlo in continuazione, lasciare che l’improvvisazione sia reale, per entrambi, sentire, sentire e ancora sentire, questo viene prima della tecnica e prima di qualsiasi sequenza tanguera e mentale. Provate a mettere a tutto volume Goyeneche con Naranjo en Flor o un bel Tanturone Castillo, secondo i gusti, ciò che più vi stimola, e ballate da soli. Lasciarsi improvvisare è la cosa più bella da praticare da soli, e quando si può in compagnia

3. Quando insegni, quale è l’errore tecnico che ritieni imperativo correggere nei ballerini/e?

Ci sono due punti chiave a cui faccio particolarmente caso se parliamo di errori tecnici, il primo è l’utilizzo del bacino (direzioni, dissociazione rispetto all’abbraccio, l’utilizzo del suo peso a terra e distribuzione di quest’ultimo sui piedi) … a parer mio al momento di ballare tango inevitabilmente abbiamo bisogno di connettere con la terra e con il/la partner, successivamente a questo dialogo, possiamo parlare di tecnica e di tanti altri stimoli, ed il secondo è il rapporto tra gamba di base e gamba libera. 

4. Il tuo esercizio preferito da fare a casa per mantenere il corpo agile e abile al tango.

Scendere tre piani di scale, dimenticarsi la mascherina in casa, salire tre piani di scale, 4 o 5 volte al giorno. 

5. I video quando si pratica a casa: sei favorevole o contraria?

Assolutamente favorevole, vedersi da fuori aiuta tanto a correggere postura e linee, se ritenute una priorità… 

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

No….Merceditas e Pescadores de Perlas non li posso sentire, mi muore la fatina Trilly del tango al sentirli 🤪

***

Per studiare e contattare la Maestra

Escuela de Tango Brescia 

Via ValCamonica 19/A

FB: Escuela de tango Brescia

Instagram: escueladetango.brescia

Sito web: escuela de tango Brescia

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Ringrazio Claudia di aver accettato l’invito mentre sorrido alla tua risposta all’ultima domanda: hai diviso il mondo tanguero in due fazioni, ne sono convinta! 😀

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