DI TANTO IN TANGO. #PTM: UNA MARATONA DA RED CARPET

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Andar per maratone riserva sempre delle sorprese.

Innanzitutto è necessario tenere a bada le aspettative: ballerò, non ballerò, che livello ci sarà in pista,mi piacerà il posto, la musica, la gente, avrò di che nutrirmi a sufficienza senza cadere stecchito per crisi ipoglicemica nel bel mezzo di una tanda di D’Arienzo…

Sono pensieri che ogni tanguero militante che si rispetti, si pone prima di varcare la soglia del luogo che lo accoglierà, ospiterà, cullerà, vezzeggerà per l’intero fine settimana.

E i tangueri sono una brutta razza, i maratoneti: pessima. Esigenti, viaggiatori, presuntuosi, una casta tutta particolare. Non sono odiosi, per carità, ma soddisfarli non è cosa da poco…

Maratona a Milano. Aspettative al top.

Perchè “Milan l’è sempre Milan”, e quindi ti senti autorizzato ad essere un maratoneta ancora più spocchioso del solito, perchè, dentro di te, percepisci la sfida: sapranno stupirmi questi Lumbard tutti di un pezzo?

MA-CHE-VE-LO-DICO-A-FARE!!!!

L’impatto è da choc: metti i piedini direttamente sul red carpet (non sto scherzando!) che ti proietta dritto in sala.

Location assolutamente strepitosa, ricavata dalla riqualificazione di un insediamento industriale.

Dal pavimento, agli spazi interni, alla pista di legno, alle luci, tutto, assolutamente perfetto.

1 a 0 per Milano.

Parliamo dell’accoglienza del gruppo che ha organizzato la kermesse: una favola. Dal bigliettino pescato in fase di registrazione come fosse un oracolo da biscotto cinese, contenente una sola parola evocativa e di buon augurio che accompagnasse l’ospite per la durata della manifestazione.

La birra personalizzata. Perchè “co/ce/vò/ce/vò”.

Un buffet che era un godimento solo a guardarlo.

2 a zero per Milano.

In pista: tj top di gamma. E poteva non essere così?

3 a zero per Milano.

Tanta di quella (ggiovane) figa danzante che mai si è vista dalle nostre parti.

5 a zero per Milano (questa vale doppio)

Un “genius loci” incredibile. E penso che della città vera e dei suoi abitanti/abitudini non ho visto nulla, sono sempre rimasta nel perimetro della maratona.

6 a zero per Milano.

MORALE DELLA FAVOLA:

Hanno vinto loro, il dream team degli organizzatori del Pensalobien (mai nome fu più opportuno): Alessandro, Maria Elena, Silvia, Marianna e tutti gli altri!

Perchè “Milàn l’è sempre Milàn”!

G R A Z I E !!!

Pimpra

 

 

 

INTOLLERANZE SENZA FRONTIERE

TORTA DI MELE E NOCCIOLE

La vita di un blogger può essere anche piuttosto divertente. In rete si conoscono persone davvero interessanti, piacevoli e molto stimolanti.

Una di queste amiche è Manuela, una food blogger, la cui casa virtuale vi invito caldamente a visitare: Una favola in tavola

Ebbene Manuela mi ha invitato a partecipare a un contest per far conoscere quanto si possa mangiare con gusto, anche se portatori di “intolleranze” (al glutine, al lattosio ecc.)

Dovevo preparare la ricetta che potete trovare qui, sul blog Cioccolato e liquirizia, cosa che ho fatto, apportando due piccole modifiche, determinate dal mio, personale gusto.

Ho aggiunto cannella sulle mele, e uva passa nell’impasto. Perchè a me piace così! 🙂

Il risultato estetico del mio dolcetto è veramente orripilante ma, chi l’ha gustato con me, assicura che vale il detto

“BRUTTO MA BUONO!”

Buoni dolcetti a tutti!

Passo il mestolo a Manuela!

Pimpra

Con questa ricetta partecipo al contest di Welda ed Elisa Intolleranze senza frontiere con Manuela di Una Favola in Tavola.

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L’hashtag per i social è #intolleranzesenzafrontiere

 

 

 

PAROLANDO IN ALLEGRIA

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“La dalia è un fiore estremamente petaloso

Dentro a testa bassa nelle tendenze del momento #petaloso, neologismo uscito dalla penna e dalla sensibilità di bimbo Matteo e della sua fantastica maestra, Margherita Aurora (il cui nome è già tutto un programma).

Detto fatto, inviato il lemma all’Accademia della Crusca, si è vista rispondere che, se la parola si diffonde, prende piede, i parlanti la utilizzano, entrerà a tutto diritto nel vocabolario della lingua italiana. Leggete qui, e qui e qui  e molto altro in rete.

Una eco mediatica, degna dei tempi, con un nutrito seguito di persone coinvolte nel suo lancio e diffusione e, altrettante, inorridite dal medesimo fatto.

Mi chiedo: perchè mai ci si stupisce negativamente della risposta dell’Accademia della Crusca a un lemma decisamente di matrice italiana e non si storce il naso su tutti i beceri neologismi derivati, che so, dal marketing, dalla lingua dell’informatica, ecc ecc. [“linkami”, “postami”, “taggami” bla bla bla]

PETALOSO è un aggettivo tenue, delicato, evoca prati, i colori sgargianti della natura, la caducità dello stesso petalo, la sua capacità di essere profumato, vellutato, grande o piccolo.

Mi piace ricordare che le lingue si definiscono “vive” proprio perchè subiscono le influenze dei tempi, dei popoli che le parlano, dei momenti storici. Le lingue sono cartina tornasole del mondo, nel suo vissuto più autentico.

Se cambiare non ci piace, dovremmo esprimerci in latino, noi italiani, ad esempio. E, anche in quel caso, scegliere un  determinato periodo storico poichè, la stessa lingua dei nostri avi, subì, come ovvio, contaminazioni di ogni sorta, in ogni epoca.

PETALOSO mi piace un sacco, lo dico! Mi piace il gioco mentale che evoca, mi regala allegria.

E, se pure accetto che con l’imperare della nostra dimensione virtruale e social siamo tutti diventati un po’ percore, correndo dietro ai “trend” del momento, beh, sapete che c’è?, almeno facciamo la gioia di un innocente bambino!

CHE SIA UNA PETALOSA E BRILLANTE GIORNATA DI QUASI PRIMAVERA PER TUTTI!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. Tutto quello che una tanguera desidera e non ha mai osato chiedere.

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Ripenso all’ultima milonga di domenica scorsa e, a distanza di una settimana, affiora con maggiore chiarezza una nota stonata, una piccola sbavatura, in una serata che, lo ripeto, è stata deliziosa.

Ecco che mi e venuta voglia, per la prima volta, di mettere nero su bianco, il mio personale elenco di “desiderata”, ovvero, quello che mi aspetto in milonga, e non ho mai osato chiedere.

Dopo i miei primi 10 anni di tango, posso finalmente affermare che tipo di ballerina sono, oramai conosco bene i miei colori, i miei pro, i miei contro. In fondo la danza altro non è che uno degli specchi possibili in cui far affiorare la nostra personalità e, nel tango argentino, questa si manifesta in tutta la sua prorompente intensità e verità.

Avuta la prova provata che sono una donna dal carattere impetuoso, forte, dall’energia dirompente, a volte difficile da tenere “imbrigliata”, è facile immaginare cosa mi possa aspettare dal temerario che voglia cingermi nel suo abbraccio.

Partiamo dall’abbraccio.

Il mio “deve essere”. Ovvero voglio sentire il tocco, il contatto. Troppe volte incontro danzatori eterei, quasi “distaccati”, timorosi e autoreferenziali. Questo il messaggio che mi arriva da chi ha paura del “tocco”. Non significa che desidero essere stretta, intrappolata, chiusa, bloccata.

Ricordo perfettamente quando, in Argentina, qualche anno addietro, il maesto mi disse “Abbracciami”. Rimasi choccata perché, una delle mie peculiarità riconosciute era proprio quella di avere un abbraccio confortevole ed accogliente. Forse per i freddi ballerini del Nord Est, nella patria del tango, come donna, dovevo abbracciare, darmi di più e, confesso, all’inizio è stato difficile, come essere denudata, senza protezione. A poco a poco, ho capito, ho sentito, e ho appreso ad “abbracciare”. Ci vuole coraggio. Quello di mettersi inn gioco fino in fondo, ma è una gran bella scoperta quello che poi torna indietro.

La musicalità.
Sembra banale, ma, ahimè, non lo è. La musica va ascoltata, con le orecchie, il cuore, la pancia, la testa. Cosa può uscire, altrimenti, nel dialogo a due che è un tango?

Accade che il partner non conosca il brano specifico, ma dove sta il problema? Certo se Lui immagina una performance di passi semi coreografati, evidentemente si troverà in difficoltà, ma che dico, sarà nel panico più assoluto. Ma è tango questo? Ballare su blocchi di passi precostituiti, memorizzati dentro un cervello di cemento armato? … non direi….

Le piu belle tandas mi sono arrivate quando c’era questa inconsapevolezza perché, l’uomo, in detta circostanza, non si è preoccupato di “cosa fare” ma “con chi stava ballando”. Ha cercato maggiormente il dialogo, come a condividere un’esperienza nuova, scoprendo un territorio inesplorato insieme alla sua partner. Meno passi, meno performance, ma maggiore intimità, ricerca nel sentire. Devo dire che si trattava di ballerini esperti e consapevoli.

La connessione o empatia.
Noi donne, per ruolo, siamo abituate a farlo (o dovremmo ), entrare in connessione profonda con il ballerino, comprendere la guida, i movimenti che il suo corpo suggerisce. Non è solo una storia di mera “esecuzione”, secondo me, si tratta di entrare in sintonia profonda. Come ascolta il brano? Cosa desidera ballare? Quali sono le sfumature che sta cercando?

Tutto quello che le follower normalmente fanno, lo aspetto anche dal partner. La connessione passa anche e, aggiungo, soprattutto, nel feeling sottile con il “sentire” fisico e psicologico dell’altro. Ecco che, per una ballerina dalle mie caratteristiche, diventa tutto più stimolante, un dialogo e una ricerca insieme all’altro, un gioco ed uno scambio profondo, una domanda e una risposta, un io e un tu che si sentono, comunicano e giocano con le proposte di ruolo.

Probabilmente questo è l’aspettopiù  complesso di tutta la faccenda e richiede anni di studio, la tecnica aiuta alla declinazione delle personali sfumature del proprio ballo. Trovare, in milonga, un ballerino che abbia voglia di “cercare” quella donna che si esprime danzando, richiede, effettivamente, oltre a un’attitudine mentale e una rara disponibilità, anche moltissima esperienza. Ore ed ore trascorse sulla pista a sperimentare e a sperimentarsi.

Che pippolotto, probabilmente con un sacco di luoghi comuni, cose trite e ritrite, ma che mi importa. In fondo ad ognuno/a il suo tango, la sua ricerca.

Quello che vorrei per tutti è la curiosità di andare verso l’altro,perché  non si balla da soli, si è in due.

AMEN.

Pimpra

image credit: Claudio Visentin

DI TANTO IN TANGO. RITROVARSI IN UN TANGO

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Ho la fortuna di essere nata in un giorno che tutto il mondo festeggia, San Valentino, e tutti ricordano.

E’ un privilegio perchè il genetliaco si colora di sfumature più tenere, soffuse, come se una patina di dolcezza calasse sulle persone, o, comunque, è l’effetto che la ricorrenza suscita in molti. E mi pare positivo.

Uno dei regali più belli che ho ricevuto è stata la serata di domenica, trascorsa al Contatto di Spinea, una storica milonga del Nord Est.

L’ambiente,  caldo ed accogliente, musica adatta alla domenica sera, pubblico ristretto. Il mio compagno ed io.

Non c’è monade più perfetta di due persone che sanno comunicare mentre danzano. Le note sono il pretesto per cercare, ognuno dentro di sè, quelle parole silenziose che solo il corpo, nel suo gesto, sa esprimere.

E’ un dialogo silenzioso, fatto di tocchi a volte lievi a volte più intensi. Un fluido magico che emana vibrante nell’aria, nella dimensione fisica ritagliata dai movimenti.

Non si può mentire, quando si balla il tango, la verità è tutta lì, cristallina, semplice e vera. Se l’alchimia funziona scatena un caleidoscopio colorato di emozioni, altrimenti resta uno specchio velato.

Ritrovarsi nel tango, dentro la più profonda e intimistica radice della nostra essenza. Toccare l’anima che danza, libera e fluida.

E’ ricongiungersi a sè. E scoprire e riscoprire l’altro, donandosi, ricevendo, legando e slegando movimenti.

Per me, quando tutto questo accade, è poesia. E dono, il più bello che possa desiderare.

Pimpra

IMAGE CREDIT: Massimo Sangoi

 

 

IL MESTIERE DI ZIA

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La nipotina cresce, vistosamente, e a 4 anni è una piccola valchiria: bionda, con gli occhioni azzurri e una lunghissima coda di cavallo.

Definirla “piccola” è un eufemismo legato unicamente alla sua età anagrafica poichè, la meraviglia, raggiunge già il mio sterno…  e la zia è più alta di 150 cm…

E’ bello vederla crescere, farsi la persona che sarà da adulta, con le sfumature colorate della sua personalità.

Asia, questo il suo nome, manifesta in tutta evidenza alcune caratteristiche peculiari di famiglia: fisico a parte, dono di entrambi i genitori, ha un talento per le lingue (è già perfettamente bilingue), una memoria da Pico della Mirandola e un istinto alla competizione davvero incredibile.

Ma non basta. E’ femmina che più femmina non si può. E ama gli animali.

Ma veniamo a me.

Una zia che non ha figli e che, per tenersi allenata nel gestire bene una truppa, ha  pensato di circondarsi di due favolose gatte (di cui sapete già tutto!).

Tra la nipote e me il rapporto funziona alla grandissima perchè, lo confesso, è bello da impazzire rivedere se stessi da bimbi, nella vita del cucciolo di casa.

Riproporre a lei gli stessi gesti che, quand’eri una bimba, tua madre faceva a te- come farti la coda di cavallo- ad esempio, ma farli a modo tuo (cioè senza scuoiare la povera malcapitata perchè hai le mani un tantino pesanti e zero manualità!), ti mette in una diversa prospettiva, dal sapore particolare.

E riaffiorano i ricordi… le tue zie, quelle che hai amato tantissimo, quelle che per te erano un modello, quelle che ammiravi e, sapere che, adesso, con la tua pulcina, sei tu a poter diventare “quella” zia specialissima.

Il mio training è già iniziato ed oggi vado fiera della prova che ho superato. Mi è stato chiesto di preparare la piccola per carnevale, disegnandole una mascherina per il suo vestito.

P-A-N-I-C-O!!!!

NON SO DISEGNARE! ma non vi erano altre possibilità! quindi, bando alle insicurezze e via!

Certo, non sono l’incarnazione di Giotto ma, per l’occasione e l’età della cucciola, il mio lavoro ha mantenuto uno standard decoroso.

Asia era contenta e, all’asilo, ha fatto furore!

EVVIVA LA ZIA!  😀

Pimpra

#GATTOPREMIO

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Il tempo passa veloce e cucciolandia sta abbandonando la sua dimensione “nana”, per una struttura adulta, benchè, ancora, oggettivamente, cucciole all’anagrafe .

4 mesi di divertimento, di scoperta, di conoscenza reciproca. Le mie Filles oramai sono compagne inseparabili di viaggio

Il Destino, questa curiosa forma di energia superiore che impregna di sè le nostre vite terrene, di solito, non sbaglia i calcoli. Ha messo accanto a me le bestiole in un momento di grande cambiamento delle mie abitudini di vita, come a farmi arrivare un supporto, una gioiosa compagnia.

Chi è scettico riguardo il potere della Pet terapy, dovrebbe ricredersi!

Dopo una giornata di lavoro prurigionosa, all’apertura dell’uscio di casa, due musetti furbi sono lì ad aspettarmi. Hanno l’espressione di chi si è appena svegliato da una siesta.

Saluti nell’atrio, strusciamenti, fusa, uncinata liberatoria sul tappeto e stretching alla schiena per loro, bacio sul naso alla loro umana (io), grattatine alla pancia.

Ok, inizio la seconda parte della giornata, si cena in compagnia, si gioca, si guarda la tv (la sottoscritta e loro a momenti!), poi, ad un certo punto della serata, è il momento di  #gattopremio.

La pratica di #gattopremio consiste nel: recuperare un gatto, portarlo sul divanetto, accoccolarselo sul petto/sterno/stomaco, regalargli una dose dedicata di carezze dove più gli piace.

Effetti terapeutici: un tempo minimo di 15′ di fusa ad alta frequenza, grandi gesti di affetto del gatto, strusciamento, dimostrazioni visive di amore totale (nessuno sa guardarmi negli occhi come loro!), riconoscenza. Poi, a seconda delle volte: entrambi i soggetti cadono in un sonno profondo, oppure il gatto si sistema sullo schienale del divano, in grandissima prossimità del suo umano che, nel frattempo, è andato a prendere l’altro gatto per la successiva sessione di #gattopremio (vabbè, io ne ho due…)

Le mie Ragazze sanno che orami questo è il nostro mantra serale e vi si adeguano con serena e pacata partecipazione.

La morale è che: con loro vicino, poi dormo meglio. Il relax è più profondo, più denso. La compagnia “sottile” di un gatto ha un sapore particolare, non è invadente e, soprattutto, riesce ad essere sempre sintonizzata sulla vibrazione emozionale del suo umano. Già, perchè le volte in cui sono pazza isterica, loro si avvicinano con più cautela, facendomi capire che devo, a mia volta, moderare lo stress. E lo faccio, e loro arrivano e mi riempiono di gattitudine benevola che mi fa tornare il buonumore e il sorriso.

Vogliamo poi parlare di quanto sia più piacevole svegliarsi al mattino?

Dopo i primi rintocchi della sveglia due pazze scatenate cominciano a saltarmi letteralmente sul letto, facendo dei grandi agguati alle mie estremità nascoste dal piumone. Se l’umana non reagisce, saltano più forte, se non reagisce ancora, si accertano del suo stato vitale parcheggiando nelle nari della sottoscritta, cira 5 cm di baffi e vibrisse mentre annusano vistosamente il volto.

E poi, vogliamo mettere di quanto sia divertente essere assistite dai quadrupedi mentre si espletano le funzioni vitali???? Le prime volte ero morta dall’imbarazzo, adesso ci rido su!

… vita da gatte… 😉

Pimpra

 

 

 

 

 

 

 

QUANDO IL “VINTAGE” E’ EVOLUTIVO

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C’è una sottile forma di malinconia nell’amare gli oggetti del nostro passato. Certo, non si deve restarne assurdamente legati, ma conservarne un piacevole ricordo non guasta.

Ti rendi conto di diventare “grande” (che la parola vecchio proprio non mi garba), quando la mente torna indietro e ricorda con amorevole grazia dei pezzi della tua storia che oramai senti lontani.

E’ lo scorrere del fiume che, nell’immaginazione, può fluire al contrario.

Tutto questo per dire che il genetliaco si avvicina e, quest’anno, avrà un colore decisamente diverso. Non dico peggiore, non dico migliore. Dico diverso.

Mi tocca far mente locale a quante candeline dovrei mettere sulla torta perchè è come se la testa avesse deciso di fermarsi a contare con un qualche anticipo, onde evitare che, nel tentativo di spegnerle tutte, nel frattempo non si incendi la torta! 😀

Eppure, proprio in questi giorni ho messo mano a una importante, nuova consapevolezza di me: ho, in generale, molta meno paura.

La paura è un fenomeno emotivo che, quando mi prendeva, lo faceva in modo devastante, assolutamente incontrollabile. Potevo avere reazioni fisiche, saltellando, scappando, lo stomaco completamente chiuso, sudorazione folle, palpitazioni, scalmane… una tregenda! Per non parlare dello stato emozionale infausto del terrore che si impossessava di me nel tempo che una situazione ritenuta spaventevole (esami universitari, viaggi aerei, sessioni dal dentista… ecc ecc) si stava avvicinando.

Poi il tempo passa e, lavorando intensamente su di me, ho cercato in tutti i modi di combattere questo mio istinto primordiale troppo acceso. E… prova e riprova, insistenza su insistenza ci sono riuscita!

Adesso prendo un aereo senza dovermi bere una boccetta di En, vado dal dentista e sono capace di addormentarmi sulla sedia mentre mi smonta l’intera dentiera, se devo affrontare un esame di qualunque natura, la piglio con spirito zen.

Questo significa crescere e, allora, ben venga la sospirata “maturità”… se è così, ho solo di che guadagnare! 😉

Pimpra

 

 

 

SEXY E FEMMINE SOLO A NATALE!

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C’è che non vado quasi mai nel centro città a guardare le vetrine dei negozi. Non mi accorgo di quelli che hanno chiuso i battenti per la crisi o per le scelte aziendali fatte con leggerezza, di quelli che hanno ristrutturato gli ambienti per essere più allettanti.

Insomma, sono una compratrice distratta, più che altro perchè ho già le mie idee in testa e, se devo acquistare qualcosa, cerco “quella cosa” senza farmi prendere dagli specchietti per allodole della moda. Che, detto tra noi, oramai è solo per anoressiche adolescenti, negozi di alta gamma a parte, ma che non posso permettermi.

Ciò detto, a Natale, volente o nolente, mi tocca scendere nell’agone delle compere e dedicarmi alla ricerca di regali impossibili… soprattutto perchè, se costretta, la mia fantasia non produce risultati apprezzabili e si blocca. Morale: la lista dei regali da fare rimane vuota.

Allora, come un lupo della steppa, brancolo per le vie cittadine cercando ispirazione che, il più delle volte, non arriva mai…

Una cosa però mi ha colpito.

Ci avrete fatto caso pure voi. Con la scusa che a Capodanno porta bene indossare biancheria rossa, i negozi si riempiono di clamorosa biancheria intima che nemmeno alle Folies Bergères ne indossano di tal fatta.

Mi ritrovo ad ammirare queste manichine (sono femmine, no?) in deshabillé così sexy che avrei voglia di comperare la vetrina intera. C’è di tutto, per tutti i gusti. Fantastico direi.

Però la magia dura fino al tempo dei saldi invernali perchè, all’arrivo della primavera, sembra che nessuno trombi più, ed è un tripudio di biancheria da collegiale dagli improbabili toni pastello che, per l’amor di dio, va benissimo a una ventene ma che suona altamente ridicola sul corpo di una quarantenne e oltre…

Nel senso che a 45-50-55 anni e più, una donna ben tenuta, in pace con se stessa può sfoderare ancora con gran gusto i suoi artigli seduttivi, indossando la biancheria intima più opportuna che, di certo, non può essere rosa confetto con i fiorellini di campo… non so se mi spiego!

Ecco che andare in un negozio di catena diventa imbarazzante, le commesse, di norma, hanno la radice quadrata dei tuoi anni, sono delle amorevoli sgrillettate e non sanno una cippalippa di seduzione…

Autoreggenti 8 denari ??? Ahhh, ohhh, no sa adesso fa caldo, ehhh beh adesso solo costumi e pareo. In magazzino? No, non so… ma le posso offrire un bel completino giallo canarino se vuole…

No, ecco, capite che l’industria della moda a noi Milf/Cougar o non so con quale altro appellativo siamo identificate, ci vuole fuori mercato da febbraio a novembre!!!

Ecco, pertanto, Amiche Giaguare, approfittate del  momento per non arrivare all’estate impreparate… 😉

STICAZZI! Oggi avevo bisogno di leggerezza! 😀

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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