Se non balli la colpa sei tu. La rivincita di “VIOLETAS”. #ditantointango

Le pause servono, hanno sempre un senso se si usano nel modo giusto. Dopo la pandemia è la seconda volta che ho smesso di ballare prendendomi un mese sabbatico.

Luglio mi è scivolato dalle mani: al mattino ho nuotato nella piscina all’aperto, sono stata ad un concerto, ho fatto un weekend a Veglia – da cui mancavo da tantissimi anni- una gita bellissima in mare, un’altra gita a Pirano arrivandoci in battello. E ho passato molto tempo da sola, in silenzio, tra me e me.

La pausa dalla vita sociale e dai social che oramai ne fanno parte, mi ha permesso di ritrovare il filo che unisce le mie parti più profonde, a volte anche oscure, ma integranti.

Ok, questa è la premessa. Poi, agosto è ripartito alla grande con una bellissima milonga a Parma: Violetas.

Una milonga molto conosciuta in un crocevia ideale per il centro- nord Italia, Friuli Venezia Giulia escluso: per noi 3-4 ore di macchina sono una costante.

È stata la mia seconda Violetas. La prima non è andata benissimo. Non ho quasi ballato, nonostante conoscessi -di vista e non solo- praticamente tutti i partecipanti.

Così, spinta da una certa voglia di riscatto (e anche dalla correttezza degli organizzatori), ho deciso di tornare. E ho imparato che le seconde chances vanno sempre concesse.

La seconda Violetas, anche per me, è stata come me l’avevano sempre descritta: una bellissima festa.

La location è incantevole: si balla in uno spazio al coperto ma senza le pareti, arioso e piacevole. La struttura che ospita la milonga è un ristorante attrezzato per matrimoni e banchetti e, a cena (fa parte del biglietto d’ingresso), si viene coccolati con un’offerta alimentare ricca, varia e di grande qualità.

L’unico neo è il pavimento di piastrelle che a fine serata si fa sentire su piedi e articolazioni. Ma tutto non si può avere.

I padroni di casa sono stati davvero molto gentili, augurandomi una bella pomeridiana. Così è stato. E sono rimasta davvero molto soddisfatta.

A Violetas si incontrano tangueros emiliano romagnoli, ovviamente, ma anche milanesi, toscani, veneti e non solo un mix stimolante e irrinunciabile. La formula pomeriggio+notte è assolutamente vincente, soprattutto per chi viene da lontano: si può fare una scorpaccitata di ottimo tango.

Dall’esperienza Violetas ho tratto una lezione che conoscevo molto bene, ma che ho dovuto ripassare: se non balli la colpa sei tu.

Devo ammetterlo: il mood energetico del ballerino, uomo o donna che sia, influisce pesantemente sulla scelta del partner.

L’energia che mettiamo nell’aria, pur in modo inconsapevole, non ci lascia scampo, parla per noi: se è negativa ci penalizza. Punto.

Credevo di essere di ottimo umore la prima volta. Ero curiosa, entusiasta di partecipare a una milonga che mi avevano tanto decantato. Invece qualche pensiero sotterraneo mi ha offuscato pesantemente. Morale: sono rimasta seduta a lungo.

Nella vita e nel tango è importante farsi un’analisi critica, evitando di dare colpe che spesso sono nostre, al di fuori.

Ho ancora il sapore di buono, quella vivacità e quella gioia che le belle tande ti lasciano addosso.

E pure una graziosa vescica sotto il piede, testimonianza fedele di ore ballate senza fermarmi.

A Parma il tango profuma di buono.

Le Violetas lasciano un segno delicato e profondo di tandas perfette.

Pimpra

I GIORNI IN CUI NON SUCCEDO.

Ci sono giorni in cui non succede niente. Non un pensiero brillante, non un desiderio, non un sogno da fare ad occhi aperti.

L’estate finalmente brucia sulla pelle, ma tu non sei sintonizzata su quell’onda calda.

Telefonate lunghe, confidenze sussurrate. Ti rendi conto che la tua vita è uguale a quella di mille altri. Rincuora ma fa pensare.

La noia si abbatte dentro ore bruciate di sole. Una voce ti rimprovera e ti dice così non va bene.

Da sola mi sento un gigante. La libertà che ho nelle mani esplode in scintille di godimento. No non posso ridurmi a vegetare, voglio vivere.

L’acqua è di un tenue azzurro, riflette le piastrelle chiare del fondo della piscina. La luce è così potente che trafigge le pupille. Respiro il delicato aroma del cloro. Ascolto il canticchiare dell’acqua mossa da mani asincrone. Mi connetto. Indosso la cuffia, gli occhialini scuri e salto dentro il liquido.

Bracciata dopo bracciata il pensiero svanisce, la mente si libera. Uno due uno due. I punti di leva del mio corpo si fanno caldi e morbidi. Il corpo prende la forma dell’acqua.

Non sono più un’atleta, il mio ritmo è lento e inesorabile.

Uno due, uno due.

Non c’è più nulla intorno, solo lo sciabordio dell’acqua, la luce che riverbera forte, il respiro ritmato e il cuore che accompagna questa danza.

Uno due, uno due.

La miglior pausa pranzo di sempre. E sto.

Pimpra

OFF TOPIC. L’AI CHE MI PIACE #offtopic

Nuova rubrica: off topic, fuori tema.
Qui parlerò di tutto ciò che mi incuriosisce ma non è tango, il filone maestro del blog Pimpra.

Da brava acquariana, non seguo un piano editoriale preciso.
Quindi non so con quale cadenza mi allontanerò dalla strada maestra per esplorare questi territori.
Seguitemi, e lo scopriremo insieme.

Tema di oggi: AI l’intelligenza artificiale.

Noi, vetusti non-nativi digitali, da anni rincorriamo affannosamente i cambiamenti epocali e iper rapidi che la tecnologia ci mette davanti.

Il nostro, Gen X, primo salto quantico nella modernità è stato l’avvento di Internet, quando già ci sembrava di volar enell’iperspzio ci hanno messo in mano gli smart phone, le app e tutto il resto che hanno nuovamente rivoluzionato le nostre vite. E il nostro sapere.

Oggi è AI, l’intelligenza artificiale generativa che è entrata nel nostro vivere comune.

Utilizzarla è semplice, tu chiedi, lei risponde. Fa un gigantesco passo in avanti rispetto al caro amico Google (o altro motore di ricerca) che restituisce migliaia di dati che siamo noi a dover analizzare e segliere se e come farne uso.

I motori di ricerca ricordano un po’ le vecchie enciclopedie, ci trovi di tutto, anche quello che stai cercando ma devi sfogliare molte pagine prima di trovare esattamente ciò che ti serve.

AI ci fa risparmiare tempo, perchè filtra a monte e restituisce. Sta a noi decidere a quale livello di profondità vogliamo arrivare.

Questo post mi è stato ispirato dall’articolo dell’amico Shai (ottimo tanguero peraltro!) dove si afferma che “(…) Quando l’intelligenza artificiale è progettata con empatia, coerenza e sicurezza psicologica, non solo funziona, ma si connette.” (omissis) “Il futuro dell’intelligenza artificiale non riguarda solo l’essere intelligenti, ma anche l’essere emotivamente intelligenti.” (fonte Linkedin qui)

Sono d’accordo.
Un agente conversazionale può guadagnarsi la tua fiducia. E, in certi casi, persino la tua gratitudine.

Intelligenza emotiva. Che concetto meraviglioso.

Ho testato due chatbot: ChatGPT e Gemini. Ho posto loro la stessa domanda, per confrontare le risposte.

Sono rimasta molto impressionata dai risultati.

ChatGPT “mi conosce”: abbiamo interagito più volte, ha assimilato il mio tono, le mie preferenze. Le sue risposte mi sono sembrate più in linea con la mia voce.

Gemini, invece, usato per la prima volta, mi è sembrato freddo, distante, quasi impersonale.

Questa esperienza mi ha fatto riflettere.

Esiste un rischio reale di trovare connessioni profonde con una macchina, uno strumento, piuttosto che con gli esseri umani?

Credo di sì che i rischi ci siano.

L’AI non giudica, se non glielo chiedi.

E anche quando lo fa non è distruttiva, mai svalutante. Mantiene sempre un tono rispettoso ed educato. Non usa il sarcasmo.

Ci tratta, insomma, con delicatezza. E forse ci piace per questo.

Siamo diventati fragili?

Probabilmente lo siamo diventati. AI sta diventando l’amico invisibile di quando eravamo bambini, con il rischio però che prenda sempre più spazio nelle nostre vite, specie in quelle di relazione.

E se ci piacesse più della realtà?

Pensate a quanto preferiamo scrivere su WhatsUp piuttosto che telefonare a un amico, con l’utilizzo incrementale di AI, finiremo per “parlare, confrontarci, confidarci” solo con l’intelligenza artificiale.

E poi cì’è il tema della dipendenza.

La curiosità di fare domande, di ricevere risposte, di farci aiutare in attività che non abbiamo voglia di svolgere o i mezzi intellettuali per affrontare?

Rischiamo di legarci troppo a qualcosa che non è umano?

L’AI è una stampella o un acceleratore evolutivo?
Un ostacolo o una guida?

Dipenderà da noi. Dal nostro senso critico. Dalla nostra capacità di mantenere un sereno distacco.

Sono domande che avranno risposte nel prossimo futuro, ne sono certa.

Non ho risposte. Per ora, solo domande. Ma sono curiosa di sapere: voi che rapporto avete con l’AI?

Pimpra

Image credit da qui

BALLARE PER NON CROLLARE. IL TANGO OLTRE LA CRISI #ditantointango

Immagine di Radu

Non è sempre tutto scintillante.

Una festa dentro la notte, un farsi dell’alba stretti in abbracci indimenticabili.

A volte è maschera di un sorriso che nasconde una ferita.

Ballare -come lo sport, e forse meglio ancora- ci connette al corpo, che è la più potente medicina quando l’anima e il cuore soffrono.

Il corpo ci riporta nel qui e ora. Ci ancora alla realtà. Ci tiene vivi.

Nel 2023 il mio piccolo mondo mi è crollato in testa.

Senza fare rumore. In un silenzio peggiore di qualsiasi esplosione.

Il cuore si è sciolto, così pure le immagini che aveva creato, rivelando uno scenario squallido.

Ci sono stati momenti in cui non ho più percepito emozioni, sensazioni, ho vissuto dentro una linea piatta, fatta di routine, di gesti conosciuti e oramai meccanici, senza provare alcunchè, dolore e rabbia compresi.

La vita scivolava a gocce scolorite, così i giorni. Il corpo si muoveva come un automa. Vuoto di senso. Vuoto di stimoli. Solo vuoto.

Poi, una mattina, nella quotidiana passeggiata verso l’ufficio, la playlist del cellulare mi ha sbattuto in faccia uno dei miei tanghi preferiti. Un monito. Un richiamo. Uno schiaffo alla mia apatia.

Ho concluso il mio anno orribile andando in maratona da sola, viaggiando da sola, restando da sola. Un’iniziazione. Una consacrazione alla mia nuova me. Alla giaguara ferita, ma ancora palpitante di vita, pronta a rialzarsi.

E così è stato. Weekend dopo weekend, ho ripreso a viaggiare e a ballare. Tanto. Con tutti.

Non era una fuga, la mia, era la dimostrazione della mia resistenza ai colpi della vita, agli inganni delle persone, alla solitudine.

E sono rinata.

E il mio tango è rinato.

Anzi: è nato per la seconda volta.

Gli abbracci sono una forma di regolazione emotiva, riducono l’ansia, ricompongono la frammentazione. Pezzo dopo pezzo, il tango ha incollato i miei cocci, riassemblandomi in un insieme decisamente migliore.

Gli abbracci del tango non chiedono nulla eppure ti restituiscono tutto. Ti rimettono in mano la tua vita, la tua persona, i tuoi desideri. Riaccendono i sogni.

Le crisi oggi arrivano a onde, come la risacca. Tornano, sempre.

A vent’anni cerchi il tuo posto nel mondo.

A cinquanta ti chiedi chi sei diventato.

In tutto questo il tango. Che resta, accoglie, contiene, racconta.

Oggi, quando tocco le assi di legno della milonga mi emoziono ancora. Quel tango, quello che mi ha salvato, mi risuona dentro.

Da allora ho la mia playlist di preferiti, brani che sanno suonare dentro di me tutte le note delle emozioni.

Chiudo gli occhi e inizio a muovere i passi.

Rinasco, una volta ancora.

Pimpra

TANGO “OVER”: IL CORPO CAMBIA, LA DANZA EVOLVE. #ditantointango

Quando si è agli esordi, spesso non ci si pensa, tanto siamo travolti dal desiderio di imparare, poi, più avanti si porta la passione, più ci rendiamo conto di un fattore importante: il tempo balla con noi.

Quando il corpo è nella sua verde età, diciamocelo, gli puoi far fare qualsiasi cosa e gli effetti collaterali sono minimi e di breve durata. Serate infinite, seguite da levatacce orrende per tornare al lavoro, ore ed ore issate su tacchi, piedi/caviglie/ginocchia/schiena devastati da pavimenti inidonei eppure, ogni fastidio, nel giro di poco sparisce e si riparte con foga.

Una costante rimane: le litrate di caffè ingurgitate per reggere i ritmi infernali, perchè, quando la passione brucia, bisogna stare dentro la sua fiamma e pensare di fermarsi e riposare non sono opzioni ammissibili.

Ballare da “over” è altro, è come stare sulla luna e guardare da lontano quel che accade sulla terra. Si percepisce tutto, si conosce molto bene il “pianeta tango” ma si è al contempo “dentro e fuori”.

Ci sono trasformazioni oggettive nel nostro involucro esterno che influenzano moltissimo anche l’aspetto emotivo di noi tangueros diversamente giovani.

Si abbassa la soglia di energia fisica, se non altro per affontare le sessioni lunghissime che un tempo si ballavano senza battere ciglio, c’è meno fame di mangiarsi più e più volte tutto ciò che il banchetto tanguero propone in termini di ballerin*, non ci interessa più assaggiare “tutto” ma solo ciò che ci piace veramente.

Il Tanguero over viaggia con una pochette in più, quella dei rimedi per affontare tutti i dolori che attanagliano i vari distretti del corpo. Oramai il Voltaren è un fedele compagno, da condividere con gli amici se sprovvisti.

Se tutto ciò può essere inteso come un panorama di decadenza, e fisicamente un po’ lo è per forza, dall’altro lato si apre un nuovo sipario che svela un inedito palcoscenico: impariamo a ballare per la gioia di noi stessi, non per piacere agli altri, per farci vedere quanto siamo bravi e belli.

Si apre la stagione dell’intimità vissuta in profondità, scambiata con il partner di tanda, lontana da frenesie vibranti giovinezza. E’ un dialogo diverso, raffinato, seduttivo in modo più intrigante e silenzioso.

Oramai scegliamo di ballare con chi ci fa stare bene, non con chi è reputat* vip della pista.

Le milonghe sono dominate dall’estetica giovane? Gli over sono valorizzati o trascurati? C’è spazio per tutte le età nel tango?

Ad ognuna delle domande risponderei di sì e di no, assecondando il valzer della vita, la risacca dell’onda, che viene e va.

Danzo, quindi sono. E’ il solo senso per cui sto, per cui mi accollo ancora chilometri per trovare gli abbracci e le milonghe preferite, per cui ho sempre voglia di studiare. Nonostante tutto.

Il tango over come atto di resistenza, di identità e di amore per sé.

Lunga vita alla Giaguara. Per il resto: STICAZZI!

Pimpra

1° maggio come si deve! La Revoltosa. #ditantointango

Tradizione vuole che, il 1 maggio, si faccia pic nic con gli amici, piuttosto che andare al concerto in piazza, o, comunque, fare una gita fuori porta, trascorrere il tempo possibilmente all’aperto. Spiace per tutti quelli che, loro malgrado, debbano lavorare durante le feste comandate. La vita non è affatto democratica, si sa.

Quest’anno ho seguito la tradizione, complice fra le altre una bellissima giornata di primavera molto avanzata e, con la solita truppa di oramai “congiunti” tangueri, abbiamo raggiunto la ridente Bassano del Grappa per recarci all’Hangar dove si è celebrata la consueta festa del 1 maggio insieme ai Revoltosi.

In questa occasione a tutti i partecipanti viene chiesto un piccolo contributo in cibo e bevande per creare un buffet super guarnito di prelibatezze “home made” e pure a Km zero, preparate dalle sapienti mani degli ospiti. Il tutto piacevolmente innaffiato, tra gli altri, da ettolitri di prosecco. Siamo in Veneto e bere è una religione.

Una pomeridiana lunga, iniziata mangiando dalle 12.30 che si è protratta fino alle 21.00. I tempi dilatati dall’ottimo cibo, dalle chiacchiere scambiate assaggiando le leccornie campestri, in una modalità di “chill out” che sempre dovrebbe caratterizzare le milonghe.

Il significato di incontrarsi è pur questo: una chiacchiera, una bevuta, una tanda. In totale relax.

Sarà che la sede dell’Hangar, specie nella sua versione estiva con lo spazio all’aperto, si presta particolarmente, sarà che i Revoltosi sono uno squadrone oramai più che affiatato e collaudato, sarà che gli uccellini cinguettavano, l’aria profumava di fiori, il prosecco idratava la gola assetata e golosa, sarà che oramai – almeno di vista- conoscevo tutti, ma la giornata è stata davvero piacevole.

Stavamo così bene all’aria aperta che hanno dovuto suonare le trombe per farci entrare in pista, per poi uscirne poco dopo che ancora quell’assaggino lì al buffet ci mancava. Così per tutto il pomeriggio.

Cosa lasciano milonghe del genere? Un sapore di buono, non solo per l’ottimo cibo, ma per l’atmosfera davvero amicale che si crea. Non è sempre facile percepire quella bella sensazione di stare in un luogo dove si sta bene, dove ci si sente parte di un tutto, dove l’energia fluisce leggera.

Quando poi si balla con questa modalità di spirito, anche il tango ne beneficia, come se si accordasse al benessere generale.

Spesso ci penso quando vado in giro a ballare, quale è quell’ingrediente speciale che crea quel certo non so che di cui tutti godono. Una risposta me la sono data: i padroni di casa, quello che ci mettono, l’idea che hanno in mente quando organizzano l’evento, la loro modalità di “stare insieme” agli amici, agli ospiti, anche agli sconosciuti.

Maggio è iniziato con una sferzata di allegria, speriamo continui così!

Pimpra

Riflessioni sul Tango: un Viaggio di 20 Anni. #ditantointango

Ci pensavo con amici questo fine settimana, andando in una milonga fuori dai confini regionali. In un momento di amarcord la mente è volata ai nostri esordi tangueri, oramai vent’anni or sono. Un tempo davvero lunghissimo se pensiamo a una passione del tempo libero, un divertissement per alleggerire la mente dai pensieri, muoversi un po’, godere della socialità.

Vent’anni hanno segnato l’avvicendarsi di una generazione di tangueros, forse due. Rammento i primi passi, le prime milonghe, i primi eventi, le maratone, i festival.

Ricordo le esibizioni di tango nuevo che aveva letteralmente spaccato il filo rosso del tango tradizionale, portando una ventata di modernità in una danza dai codici non scritti ma tramandati di ballerino in ballerino. Ricordo quel fermento creativo, quella febbre nella ricerca di dinamiche sempre più fluide, movimenti che danzavano nell’aria e sul piso. C’era fame di sapere, di provare, di mettersi in gioco, eravamo come drogati dalla pista, impossibile darsi una regolata, meno che meno smettere.

Abbiamo vissuto le fazioni che si sono scontrate sul campo, i milongueri classicisti, i saloneri, i nuevisti ognuno con il suo credo e le sue emozioni, i suoi miti danzanti. Eravamo parti di correnti creative diverse eppure, in milonga, andavamo insieme e ballavamo insieme.

Essere follower all’epoca richiedeva massima apertura mentale e conoscenza tecnica. Ballavamo con tutti, poi, evidentemente, la preferenza per uno stile o l’altro emergeva naturalmente, ma, la maggior parte era in grado di rispondere a qualsiasi tipo di marca, a qualsiasi genere di abbraccio di qualsiasi “corrente tanguera”.Non era sempre facile, per le milonguere, amanti dell’abbraccio stretto, trovarsi a volteggiare in dinamiche fuori asse, era una sfida da cogliere, così come per le amanti del “nuevo” trovarsi ingabbiate in un abbraccio troppo contenitivo, un duello tra anima e ragione.

Anche i tangueros hanno vissuto momenti di alta competitività (con loro stessi in primis) quando dovevano imparare movimenti complessi, dinamiche non particolarmente naturali, da proporre a ballerine che non sempre comprendevano le intenzioni.

Abbiamo studiato tanto, e, quelli che non hanno ancora smesso, continuano, ben consapevoli che il tango non perdona. “No studio, no tango” (o tango di scarsissima qualità).

All’epoca le milonghe e gli eventi erano pochi, bisognava spostarsi ed approfittare di ogni occasione. Ci si incontrava tutti insieme e insieme, giovani e meno giovani, si ballava.

L’esplosione degli ultimi anni di eventi, dalle piccole milonghe agli incontri del weekend, ha polverizzato una parte di socialità e di scambio, penalizzando i tangueros. Spesso le milonghe sono sguarnite ed è entrato quel terribile virus che separa le persone invece che unirle. Giovani con giovani, comprensibile ma non scontato, meno giovani maschi con giovani, meno giovani femmine sedute anche se ballerine di alto rango. Non se ne viene fuori ed è un peccato.

Illo tempore i più “anziani”, tangueristicamente parlando, passavano il testimone ai più giovani ma lo facevano in modo democratico, ovvero anche i giovani ballavano con grande orgoglio con le follower più grandi. Ballavano sentendosi onorati. Ai giorni nostri questo passaggio di testimone si è perso.

Quando osservo la pista, la maggior parte delle volte, vedo volteggiare l’ormone, quello sì democraticamente spartito tra uomini e donne di tutte le età, meno si vede ballare il “tango per il tango”.

Ora, essendo tutti animali (qui inteso nel senso alto del termine), l’aspetto della mera attrazione fisica, la ricerca di un contatto che possa trascendere la pista, è sempre esistito e nessuno si scandalizza, anzi , rilevo però che c’è un oggettivo sbilanciamento nelle intenzioni dei danzanti.

Ciò detto, mi chiedo come avverrà la transazione definitiva dalla generazione dei tangueros degli anni pre Covid alla nuova generazione di ragazzi e ragazze che si sono affacciati in questi ultimi anni.

Non nascondo che mi piacerebbe assai, per dovere di passaggio di testimone, che ci fosse la stessa apertura mentale, la stessa curiosità che abbiamo vissuto noi, in modo che, dallo scambio, possano nascere nuovi stimoli per tutti.

Ma forse la mia è solo l’utopia di una visionaria.

Pimpra

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Maratone di Tango: passione e pianificazione. #ditantointango

L’anno tanguero si apre con la corsa frenetica alle iscrizioni agli eventi. In realtà è un flusso continuo che dura per i 12 mesi, a gennaio, agendina nuova di zecca alla mano (per quelli “antichi” che amano ancora la carta come me), si iniziano a fare i progetti.

Ci sono le tappe fisse, quegli eventi del cuore ai quali si ha sempre il piacere di tornare, ci sono i viaggi che si fondono con un weekend di tango, ci sono i weekend cortissimi di due giorni o le fulminee sortite da gita in giornata. Il tanguero che si rispetti, negli anni, è diventato un incredibile agente di viaggi, capace di destreggiarsi con prenotazioni albreghiere, di appartamenti, di ostelli fino ad organizzare gli spostamenti con ogni mezzo di trasporto possibile e immaginabile.

Diventa un secondo lavoro, perchè, se da un lato bisogna pianificare la trasferta (dove dormire e come arrivarci), dall’altro va messa insieme la crew dei “tanguerranti”. Viaggiare in compagnia permette di dividere le spese e quindi vai di gruppi watsup, mail e quanto altro necessario al confezionamento del proprio personale “pacchetto tango-vacanza”.

Alcune volte è più semplice perchè l’evento è stanziale, si dorme, si balla nella stessa struttura, allora viva la comodità che ce la meritiamo tutta.

Una delle maratone del mio cuore, stanziale, settembrina, in riva al mare, in una location anacronistica ma con una intrinseca bellezza devastante, nel 2025 deve cambiare casa, con lo sconcerto di tutti gli aficionados che, di anno in anno, la segnavano come tappa fissa.

Una maratona che quest’anno compie i suoi primi 10 anni ed è più in forma che mai, una garanzia di divertimento, ottimo tango, felice condivisione tanguera.

In un mondo che corre sempre più veloce, diventa sempre più difficile poter reggere in modo competitivo ai sussulti del mercato. Il fornitore che, da un anno all’altro, senza un vero motivo apparente, prospetta un aumento del 40 % dei suoi servizi, capiamo bene che è un colpo difficile da assorbire, specie se non si vuole far ricadere per intero sull’acquirente finale, la percentuale di aumento.

Mi chiedo cosa ci aspetta in un prossimo futuro, per noi fruitori e soprattutto mi chiedo quali e quanti organizzatori riusciranno a restare a galla, continuando ad offrire eventi di qualità, di standard elevato, almeno quanto il prezzo che saranno costretti a chiedere per l’iscrizione.

Una cosa è certa: nessuno è obbligato a muoversi tanto per andare a ballare. Ma un’altra cosa è certa: la passione spinge a cercare il ballo di qualità quindi, per forza, bisogna spostarsi.

Non ci resta che stare sulla finestra ad osservare quale sarà l’evoluzione del mercato dell’offerta di eventi.

Quanto a quella maratona di settembre, siamo certi che il magico team saprà tirare fuori un altro coniglio dal cilindro non facendoci rimpiangere una sola lacrima di ciò che è stato. Non vedo l’ora di potervelo raccontare.

Pimpra

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ABBUFFATA DI CIBO E DI TANGO E LA DIETA MUTA! 800 TANGO PARTY #ditantointango

Prima quindicina dell’anno, buoni propositi a profusione, progetti, decisioni da prendere, scelte da fare, sogni da accendere. Dentro questa frenetica progettazione che, per la sottoscritta, dura al massimo un ciclo lunare (dopodichè butto le carte all’aria e – forse- ricomincio), partecipo alla festa ferrarese e i primi dubbi sulla tenuta dei buoni propositi fanno già capolino.

Ben sapevo quello che mi aspettava essendoci stata l’anno prima, ma mi illudevo che la mia gloriosa forza di volontà, questa volta, non mi avrebbe fatto cadere dentro la trappola delle caramelle di pesce, piuttosto che nel ghiotto risotto di parmigiano, per limitarmi a una blandissima citazione del ben di dio che abbiamo trovato.

Il mix “cibo-tango-cibo-tango” è deflagrante, noi adulti presenti abbiamo reso le armi dinnanzi alla tentazione delle gioie del palato che, unite alle piacevolezze delle tande ballate, hanno deliziato anima e corpo per l’intera giornata.

Ottocento tango party è una gemma unica nel suo genere, combinando l’arte culinaria a quella dell’ospitalità tanguera nello stesso soggetto, il nostro ospite Alessandro Parise (e lo straordinario staff di aiutanti) non ha mancato di coccolarci calorosamente anche questa volta.

In tutta l’orgia dionisiaca di cibo, bevande e tango voglio assolutamente citare i tj che ci hanno accompagnato durante la giornata, la squisita Abeba Teclehaimanot e il poderoso Nicola Cavallarin che ci hanno fatto letteralmente fondere la suola delle scarpe.

Oggi, in teoria, è il “blue monday” la giornata più triste dell’anno. Ma di cosa stiamo parlando? Sono ancora completamente immersa dentro l’onda endorfinica del carboirdato e di D’Arienzo che voglio di più? L’edizione di settembre, già annunciata, due giorni di festa garantita. Stay tuned!

Pimpra

800 Tango Party: un weekend di ballo e amicizia a Ferrara. #ditantointango

La donna con la valigia.

Anche questo fine settimana è stato l’opportunità per allontanarsi dalle rotte domestiche e giungere nella ridente Ferrara. La città ci ha accolto al suo meglio, due giornate dal clima mite e asciutto, il tempo di fare shopping nei negozi del centro prima di tuffarsi dentro la buena onda della festa.

Il teatro Verdi, sede dell’evento, lascia senza parole, una struttura riadattata e resa multifunzionale ha ospitato 350 tangueri provenienti dalla penisola e oltre. Abbiamo ballato su una pista sovrastata da una cupola che sembrava quasi di toccare il cielo, una struttura ovale, piuttosto insolita.

Mi accade sempre più spesso di utilizzare il primo giorno dell’evento, qualunque esso sia, per prendere confidenza con gli spazi, anche in questa occasione è stato così. A volte, sarà per stanchezza o raggiunti limiti di età, confrontarmi con ambienti nuovi, grandi, mi mette un po’ in crisi e mi fa partire in sordina. Una volta dominato lo spazio è come se mi si accendesse la festa ed ogni singolo elemento trovasse il suo posto.

La versione lunga dell’800 Tango Party ha mantenuto le promesse, nonostante qualche perplessità emersa dalla logistica dell’intero complesso teatrale.

Il servizio che ne è stato penalizzato è senza dubbio il buffet che, per le limitazioni strettissime imposte dalla struttura ospitante, non sempre è riuscito a soddisfare le elevate aspettative degli ospiti presenti.

Il tema è che quando sei posizionato nel mercato dell’offerta tanguera come l’evento che offre incredibili coccole al palato, la gente si aspetta di trovare sempre i fuochi d’artificio. Non che non ci siano stati, ci mancherebbe, ma l’erogazione delle pietanze è stata messa in difficoltà dalle limitazioni imposte dall’alto costringendo tutto il personale a fare i salti mortali per provvedere alle necessità.

A parte questo piccolo dettaglio, ampiamente compensato da certe chicche da leccarsi i baffi, l’atmosfera che abbiamo respirato è stata sempre gioiosa e molto amichevole. Ritrovare gli amici, incontrarne di nuovi, scambiarsi abbracci sotto la cupola bluette ha reso la festa grandissima.

Alex Parise si riconferma ospite premuroso e attento sempre in ascolto delle esigenze dei suoi numerosissimi ospiti.

Sono tornata a casa raggiante, mi sono divertita molto, ho ballato tanto, mi sono tolta pure soddisfazioni di palato ma cosa volere di più? Semplice: la prossima edizione!

Ci sono certi marchi di fabbrica che non deludono mai, 800 Tango Party è uno di questi.

Pimpra

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