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VORREI VIVERE A LUNGO

Vorrei vivere a lungo.

Non perché mi interessi vedere il mio corpo disfarsi sotto le picconate del tempo, vorrei vivere a lungo per dare un senso al viaggio.

In Giappone, questo senso, lo chiamano Ikigai, il senso della vita, quel fuoco sacro che brucia dentro di noi facendoci attraversare tempeste pur di realizzare il fine per il quale sentiamo di esistere.

Vorrei vivere a lungo perché il mio Ikigai si è nascosto sotto il tappeto. Ma io non ho nemmeno un tappeto perciò provo un discreto imbarazzo quando pongo a me stessa la domanda “Pimpra ma il tuo scopo quale è?”

I giapponesi sono un popolo gentile e saggio, perciò ti offrono la soluzione a questo tuo problema esistenziale dicendoti “Il tuo ikigai è TROVARE il tuo ikigai” che, a pensarci bene, è una proposta assolutamente intelligente.

I creativi e gli artigiani e tutti coloro che sentono di avere una forte motivazione a percorrere una strada, a realizzare un progetto, hanno la mia profonda stima. E pure la mia (sana) invidia.

E provo a ricordare se per un istante una specie di senso da realizzare lo avessi avuto pure io. Cerco nel tempo passato, cerco nella mia infanzia e scopro alcune interessanti cose.

Volevo andare alle olimpiadi per salire sul podio e sentire il mio inno nazionale indossando la medaglia più preziosa. Poi ci ripenso e mi accorgo che quello era il sogno di mio padre. Io volevo fare la ballerina classica e lui mi ha buttato in piscina.

Cresco e capisco che il mio paese d’elezione, quello in cui avrei voluto vivere era la Francia ma mi manca il coraggio di fare il salto, e mi faccio convincere che partecipare ai concorsi pubblici sarebbe stata la panacea lavorativa, così faccio, li vinco pure e sottoscrivo con il sangue la mia condanna a morte cerebrale.

Non faccio figli, ma forse meglio così. Ah sì, da oggi sono ufficialmente divorziata. Ecco meglio non averli fatti.

Nel frattempo invecchio, di brutto. Ma la mia testa, incredula, pensa sempre di aggirarsi tra i 20 e i 30 anni di età.

I miei anni si vedono tutti, da qualunque parte li osservi.

E questo dannato ikigai ancora non si palesa, ancora non lo so leggere, ancora non so dove si sia nascosto.

Però i giapponesi mi dicono di mantenere il sorriso, di accettare il cambiamento, di diventare “antifragile” che vuol dire che le avversità mi rendono più forte, insomma resilienza come se non ci fosse un domani.

E ci provo, e trovo il sorriso dell’accettazione quando, al lavoro, i miei superiori mi affidano compiti equiparabili a “Scava la fossa, riempi la fossa”, e io porto a termine con precisione e accuratezza quanto richiesto, senza perdere la testa, senza diventare una furia umana, senza entrare nel tunnel della frustrazione più nera.

Sii un’artigiana, una takum, cura il dettaglio e trasforma ciò che puoi in qualcosa dalla sofisticata semplicità. Il concetto mi pare molto bello e mi permette di entrare nel flusso che mi connette con il senso, con quel viaggio di cui, alla nascita, ho staccato il biglietto, ma di cui ancora non conosco la destinazione…

Ecco, vorrei vivere a lungo per scoprirlo.

Pimpra

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8 commenti

  1. Nel frattempo invecchio, di brutto. Ma la mia testa, incredula, pensa sempre di aggirarsi tra i 20 e i 30 anni di età.
    I miei anni si vedono tutti, da qualunque parte li osservi.

    Permettimi di dirti una cosa: da’ fastidio a tutti vedersi invecchiati, con le rughe, vedere che l’estetica (soprattutto del volto, ma magari anche del corpo) non è più quella di una volta, vedersi riflessi e pensare “sono invecchiato/a” o riconoscersi a stento, o non piacersi… però lo sai anche tu, lo so, la vera forza è nella mente.
    La tua mente ragiona bene e poi sono sicura che il tuo corpo è atletico, magari non all’apice del suo splendore, ma sono sicura che è armonioso e (visto che anche pratichi tango e, mi sembra, atletica) snello, ben coordinato. Di sicuro non hai problemi di fisico appesantito o di portamento… e quello è molto importante.
    Per la pelle del volto, le rughe, i segni del tempo… beh per quello uno deve un po’ provare a tenersi con le cremine, e comunque… l’eterna giovinezza non ce l’ha nessuno. È meglio un volto rigato che uno innaturalmente “liftato” o “gonfiato”, o come cavolo si dice.
    A me le attrici di una certa età con i segni della chirurgia estetica mi fanno un po’ tristezza, perché non sono belle, sono finte, a volte ridicole (purtroppo per loro…).

    Ti auguro di trovare il tuo ikigai… ma sì: nel frattempo, devi volerti bene, accettare quello che sei, fare quanto ti senti per sentirti a tuo agio con te stessa e il tuo aspetto, e andare fiera di te 🙂

    Non demordere 🙂

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    • GRAZIE per le tue belle parole, cara Nuvola, ne farò di certo tesoro!

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      • Avete visto la Loren? Invece di sembrare un’affascinande donna anziana sembra la sua caricatura di gomma piuma. Il fascino non invecchia mai, lo stile con il tempo lo si può anche perdere.

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      • Vero, vero. Creo che icone come lei, subiscano una pressione (magari inconscia) a rimanere “icone” che le porta, quasi sempre – ahimé – a tradire la naturalezza dell’invecchiamento diventando cloni di plastica. Però bisogna riconoscere alla signora Loren una dose di umanità, di attaccamento a principi e valori che… dai perdoniamole la scivolata estetica… 🙂

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  2. Il senso della vita… bel quesito. Ci penso spesso, morirò senza lasciare tracce, qualche ricordo nei miei figli che probabilmente terranno solo per loro, visto non ho concluso la mia parte da padre come si sarebbero aspettati. Un maratoneta sempre in testa che a metà gara si ferma per una sigaretta. Però mi sento ancora in un film con un finale ancora incerto, mettiamoci comodi e aspettiamo il finale, senza addormentarci.

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    • Caro Dave, permettimi di dirti una cosa non è una caduta, un insuccesso, seppure in una sfera, come quella familiare/filiale che debbono annichilire in noi il “senso”. E’ fondamentale trovare sempre la forza di guardare al percorso, di analizzare certi perché delle cose che abbiamo vissuto ed apprendere la lezione. Io sto tra coloro che pensano che “fin che c’è vita, c’è speranza” ma la speranza non è aspettare che succeda qualcosa e vedere cosa sarà, ma provare a mettere le mani nell’argilla e darle una forma. Sorridi a te stesso e alla vita e rimettiti a correre… Un abbraccio maratoneta!

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