LEZIONI DI VITA: LE DONNE DI ROMAGNA

images175State tranquilli, nessun pippolotto al giovedì mattina, solo una piacevole riflessione.

Chi è passato per di qua, già sa che ho trascorso un delizioso fine settimana tangheggiante, in quel di Romagna. E fin qui…

La leziuncella bella che mi sono portata a casa, mi arriva dritta dalle donne romagnole con cui ho avuto il piacere di conversare.

Premetto che, l’universo femminile “evoluto”, e con questo intendo riferirmi a tutte le donne “risolte”, in pace con se stesse, serene, capaci di costruire veri rapporti di grande scambio e intimità con le altre donne, non si connota di “nazionalità” o provenienze geografiche particolari, c’è da dire però, che, in alcune parti del Bel Pese, di donne così, se ne trovano di più.

Chi scrive, spera di essere una serena ed “evoluta” donna del profondo Nord Est, con tutto il bello e il brutto che anche la provenienza geografica porta al carattere che, delle donne romagnole in particolare, ama profondamente l’ardore, la passione, il coraggio, il sorriso, la voglia di esprimere se stesse, il piacere del loro corpo.

Mi sembrano particolarmente coraggiose, spavalde, quasi, e penso a quelle che fanno i figli da giovanissime (il classico “incidente di percorso”) ma che decidono di tenerli e poi di farne degli altri, nel corso degli anni. E cambiano partner, e non perdono il sorriso nè la voglia di vivere che, sempre, le accompagna.

Penso a quelle che si godono la libertà sessuale, senza il bisogno di nasconderla, per paura del giudizio degli altri, donne che si mostrano e sono in pace con sè stesse e con il loro corpo.

Loro diffondono intorno a sè un calore, un’ospitalità, un’apertura verso l’altro che sono elementi così preziosi in queste vite moderne tutte improntate alla corsa verso un nulla che ci divora.

Queste donne sono in contatto con la Grande Madre, quell’essenza ancestrale che, solo una donna conosce e percepisce ma da cui, troppe volte, si discosta. E iniziano i veri casini.

Perciò, una volta in più, le voglio ringraziare, tutte, per quello che mi hanno regalato della loro vita, per lo stimolo che mi hanno dato a cercare i miei colori, a non farmi prendere dalla pigrizia di essere quella che, probabilmente, non sono.

E, con questo forte sentire, che ve lodico a fare, mi  è pure venuta voglia di cucinare manicaretti!

😀

EVVIVA LE DONNE!!!!

(tutte le donne!) 😉

Pimpra

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MARATHON CONVENTELLO HOUSE: LA WOODSTOCK DEL TANGO ROMAGNOLO

HORSES

Sapevo già cosa avrei trovato, mentre, sotto alla canicola, armavo il camper per la trasferta nella ridente terra di Romagna.

La maratona bucolica più bella che ci sia, in mezzo ai campi, tra le balle di fieno utilizzate nei modi più creativi, a casa di una famiglia specialissima che i “Bradford” dell’epoca, gli fanno un baffo…

Il mio sogno di inizio estate e quello di coloro che, insieme a me, hanno condiviso l’esperienza.

Parlare di tango è riduttivo, anche se sempre presente, a tutte le ore del giorno e della notte: sudatissimo, abbracciato, fuso nei corpi dei convenuti, o, meglio, dei “Conventelli”.

Oramai siamo una famiglia.

Quando riesci a scambiarti senza pudore alcuno, litri e litri di sudore, puoi ben dire che sei in intimità con l’altro.

Così come quando una ciabattona infradito amoreggia con un tacco a spillo… tutto è lecito, nulla  fuori posto, nemmeno il bermuda con il fantasmino… [beh… forse… quello 😉 ] e la gonnellina di pareo svolazzante.

Non ci siamo fatti mancare nulla, compresa una spassosissima lezione di burlesque, improvvisata da allieve e allievi che, coraggiosi, si sono messi alla prova davanti a tutti.

E le risate… quanto abbiamo riso…

C’era tutto ciò che si può desiderare per stare bene, in compagnia di tanti come te, che hanno una passione in comune e una strepitosa voglia di vivere.

Un ritrovo alla Woodstock in versione romagnola, quindi ancora più caloroso, affettuoso e dirompente.

Mi porto a casa un cuore gonfio di allegria, di tandas che ti restano nella memoria, di magliette strabagnate, di terra, di fieno (ovunque!), di amici vecchi e nuovi in un accordo musicale che ha armonizzato tutto questo in un equilibrio perfetto.

E’ doveroso ringraziare pubblicamente il grande cuore di Cristina e di tutta la sua famiglia, amici e collaboratori compresi, che ci ha aperto casa sua, conducendoci, una volta in più, dentro a una bolla di estatico piacere…

Pimpra

Ps: va doverosamente segnalato che, per ottenere “l’effetto Woodstock” ci hanno messo lo zampino ben 20 TJ che si sono alternati alla consolle. Inutile dire che, più di tandas e cortinas, ci hanno regalato veri fuochi d’artificio! BRAVI!

#TTYT 2015. BRILLIANT EDITION

TTYT 2015.2

Ballare il tango argentino è una grande fortuna.

Innanzitutto sviluppa un alto tasso di benefiche endorfine che servono a lenire, ringalluzzire i nostri corpi stanchi e le nostre menti appannate. Aiuta a mantenersi elastici, fisicamente attivi e… non solo.

A prescindere da tutti questi positivi effetti, consente l’incontro, lo scambio e la condivisione con anime davvero molto speciali. Non si passa solo il tempo a cercare la tanda con il ballerino perfetto/a, si parla.

E non solo di grandi/piacevoli/leggere cazzate. Si parla. Di intimità profonde, di vita, di esperienze.

Se, accanto a tutto questo aggiungi un evento che ti coinvolge per tre giorni, a casa tua, circondato dagli amici più cari e da quelli che conoscerai per la prima volta, in location che esprimono al meglio la tua città, con i suoi paesaggi  i suoi colori i suoi sapori… beh… ma che ve lo dico a fare???? Non vi siete già iscritti al vostro primo corso di tango argentino? No? … peccato per voi!

Torno da una festa che definire grandiosa è poco, perchè, più dei fuochi d’artificio (che pure ci sono stati in pista), è stato un evento così pregno di amicizia che mi sembra quasi impossibile di questi tempi moderni.

Adesso la “traggedia” è viversi la settimana in gabbietta, chiusa tra le mura dell’ufficio che mi fanno sentire sempre più prigioniera… sempre più…

Tutto questo per dire GRAZIE agli Amici triestini che ci hanno regalato un’altra indimenticabile edizione del Trieste Tango y Tú.

… coraggio mancano poco più di 360 giorni alla prossima edizione!

😀

Pimpra

 

DEMOCRATICA_MENTE. PIU’ O MENO.

2c98ae67f041e10bcd4762c5cca9ba3bC’è qualcosa di profondamente democratico nell’estate. Il piacere di immaginarsi ognuno come gli pare, di svelarsi, di fregarsene del giudizio degli altri.

Una liberazione.

Peccato però che, molto spesso, la libertà sia – per molti – elemento difficile da gestire.

Fa caldo. Finalmente. E i vestiti scivolano via dal corpo a scoprire nudità di pelle e d’anima.

Purtoppo, per tutti gli esteti come me, scappano anche le scarpe dai piedi e si presentano, puntuali come le zanzare, le orribili ciabattine di gomma, le Birkenstock con i pedalini, i sandali di una misura più piccola corredati dai talloni neri di sudiciume, le dita dei piedi con lo smalto scrostato, le unghie sporche.

E mi fermo, provo ribrezzo pure a scrivere.

Libertà. Evviva la libertà.

Peccato che ci affossiamo con le nostre mani nello svelare tutto lo sciattume di cui siamo capaci.

Lo so che sono una stronza, e me ne frego, ma ci sono cose che è difficile tollerare.

Però amo la libertà e sono pronta a rispettare i gusti di tutti, a farmene una ragione, a sperare che anche mio fratello rinsavisca e utilizzi le sue Havaianas sulla battigia di una splendida spiaggia, sorseggiando l’aperitivo al tramonto…

E sono pure una rompipalle noiosa e ripetitiva. Ogni estate lo stesso post. Ma è più forte di me.

Evviva la libertà. Sempre e comunque.

… STICAZZI…

😀

Pimpra

COME PERDERE L’ECCELLENZA: IL CASO DEL BURLO GAROFALO- post di denuncia #malasanità

d9_2_hospital_symbolNon si può sempre tacere ed accettare che le cose migliori che la città ha saputo costruire negli anni, poco a poco, perdano la qualità, il prestigio e il senso che avevano.

Oggi voglio denunciare, e so perfettamente di utilizzare un verbo dalle tinte forti, il degrado dei servizi dell’ospedale pediatrico infanitle della mia città, il Burlo Garofalo.

Premetto che mi duole il cuore ad utilizzare parole tanto dure nei confronti di una struttura ospedaliera amatissima in città. Praticamente tutti i triestini sono nati lì, da generazioni.

La crisi, i riassetti della sanità hanno, purtroppo, minato le basi del duro lavoro dei medici ospedalieri, e di tutti coloro che ruotano nel mondo dell’ospedale, dal personale amministrativo a quello infiermieristico ecc.

La mia esperienza che, purtroppo, è stata confermata dai racconti di altre donne, è che, il trattamento riservato alla paziente adulta, rasenta livelli di intollerabile sopportazione.

Il fatto: dovevo fare un’isterescopia. Un esame banalissimo, di routine.

Tempi di attesa: bibilici. Nel mio caso 2 mesi e mezzo.

Il giorno dell’esame, vengo ripresa dal ginecologo che avrebbe eseguito il prelievo, il quale parte con una manfrina sull’inutilità dell’esame dal momento che, in ragione della mia età, era molto normale avere ciò che avevo e che tanto avrei dovuto prendere degli ormoni.

Resto sbalordita e replico che la mia ginecologa era di opposto parere. Poi, tanto per farmi sentire a mio agio, mi preannuncia che avrei provato parecchio dolore e che, non avendo io avuto figli, l’esame era piuttosto difficoltoso da eseguire. Il tutto brandendo un aggeggio che sembrava un kalasnikov…

Temendo il peggio, stoica, ho replicato che il dolore l’avrei saputo gestire ma che facesse il prelievo.

A onor del vero, siccome la tensione tra il medico e me era palpabile, le infermiere dello staff, hanno cercato di tenermi tranquilla ed io, onde evitare di attivare tutti i muscoli del mio corpo, ho deposto le armi dialettiche, replicando con battute di spirito che hanno fatto sorridere il cerbero ginecologo.

La morale della mia storia è che, quel qualcosa va tolto e che, la sottoscritta, si è ben guardata dal tornare nell’ospedale della sua città, dove sono nati quasi tutti i triestini, preferendo “emigrare” nel vicino centro ospedaliero di Monfalcone.

Ho creduto di essere sbarcata sulla luna: personale gentilissimo, disponibile, struttura in perfetto ordine, il primario (addirittura!) che mi ha trattato come la più importante delle pazienti.

MORALE e poi smetto:

se una persona SCEGLIE o si trova a lavorare nella sanità, che sia il primo gradino della scala o il gotha dei professoroni, HA OBBLIGO  di tenere sempre a mente che le persone che DEVONO per qualche ragione frequentare la struttura, NON STANNO BENE.

Pertanto, non hanno nessuna voglia/desiderio/forza di sopportare/supportare le frustrazioni di coloro che, all’ospedale, ci lavorano. E so che sono tremende, e difficili da gestire, ma NON VANNO MAI RIVERSATE SUL PAZIENTE.

Perchè, se il mio spirito di sopportazione è basso o è diventato basso, DEVO cambiare mestiere dal momento che la mia professione E’ e RIMARRA’ sempre UNA MISSIONE.

E con questo, passo e chiudo.

Pimpra

FIORI DI CILIEGIO

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Questa primavera porta con sè aria di grande cambiamento.

C’è ancora molto pulviscolo pesante di cui liberarsi ma, a ben guardare, anche nuovi zampilli di positività a cui attingere a piene mani.

Rivolgo lo sguardo a questi. E che sguardo…

Dopo una vita che ci pensavo ho avuto il coraggio di eliminare o, almeno, di ridurre drasticamente, un difetto estetico che mi faceva stare male. Vanità, lo so, ma son nata femmina e ci sta.

Non è una decisione facile quella di farsi modificare per sempre i connotati, distesa su un tavolo operatorio, aspettando l’attimo in cui il bisturi farà il suo dovere.

Una decisione presa per star meglio con me stessa è un grande risultato per quelli, come me, abituati, da sempre, a compiacere gli altri.

E, sticazzi, stoggiro ho scelto di far felice me!

Sono contenta di sapere che nella mia piccola città, così sperduta nel Nord Est, ci siano eccellenze e che siano giovani. Giovani talenti che la bora è riuscita a trattenere, invece di farli volare via, sulle ali del successo vissuto e costruito altrove.

Ripensando a questo ultimo tempo, ho in mente l’immagine dolce e delicata del ciliegio in fiore. Dell’esplosione di natura, di bellezza e di caducità che noi tutti viviamo.

Trattengo in me questo momento di estasi e di malinconia, riportando questo haiku che trovo meraviglioso.

Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna

Yosa Buson (1715-1783)

Pimpra

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LE DONNE NON IMPARERANNO MAI AD AMARSI. E SARANNO SEMPRE GUAI.

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Frequentare la palestra con una certa continutà offre un spunto molto interessante sullo spaccato sociale odierno.

A seconda della fascia oraria cambia il pubblico presente. Le signore dell’ora di pranzo, professioniste o casalinghe che siano, meritano una dedica particolare.

Sono tutte più o meno in forma tra lo smagliante e lo smagliantissima, hanno più di 20 anni. Arrivano ben vestite, ottimi accessori, abiti di gusto, mai troppo alla moda, sfacciati o volgari: sono donne di una certa eleganza.

Portano gioielli che brillano, non tanti e tutti insieme, uno, al massimo due, ma di quelli che devi indossare gli occhiali da sole per non restare abbagliato.

Dal mio privilegiato punto di osservazione deduco si tratti di professioniste di rango o, in misura minore, di signore sposate “bene”.

Arrivano in tempo e spendono i minuti che le separano dalla lezione a parlare di arte, di mostre, del loro lavoro e della famiglia. Non una che si ricordi di riscaldare un muscolo del corpo che non sia la lingua…

Vestono una tenuta da palestra che non lascia nulla al caso, cromatismi perfetti, scarpe pulite, completi che valorizzano ogni centimetro dei loro bei corpi scolpiti da dieta, esercizi e- chissà- dalle mani esperte del chirurgo. Poco importa, l’importante è che il risultato finale sia di qualità e, il loro, di certo lo è.

Mi aspetto pertanto di veder volteggiare sullo step donne sicure di sè, del loro fascino e della loro intelligenza… invece non è così…

Quest’oggi, mentre vestita come un palombaro (letteralmente!) – volevo fare una “sauna aerobica” – pestavo il wawe come una matta, osservando l’ordinato e signorile gruppo sotto di me, ad un certo punto, mi accorgo che sta succedendo qualcosa. Gli sguardi delle signore diventano allungati, come quello del felino prima dell’attacco, si percepisce, nell’aria, che è arrivato qualcuno a turbare la – loro – quiete.

Ed infatti, leggera come una piuma, sicura di sè come una novella Cleopatra, si avvicina allo step vicino al mio una ragazza molto poco vestita, con due poppe finte ben strizzate nel corpetto che le scopriva il ventre piattissimo e con gli addominali piacevolmente scolpiti.

E’ come se le signore avessero d’un tratto smesso di respirare che, nella loro egemone armonia, si era insinuato un elemento di distrurbo.

E che disturbo: una figa spaziale, molto, molto consapevole di esserlo e per nulla timorosa di farlo vedere.

Tra me e le gocce di sudore che imperlavano copiose la mia fronte, era un sorridere interno, osservando quanto fastidio e risentimento le donne provavano alla vista della splendida ragazza.

E lei, fingendo di allenarsi, mostrava al mondo la sua bellezza, le sue strepitose tette finte, il ventre piatto esaltato sapientemente da tatuaggi strategici, un sedere a nocciolina e delle gambe da gazzella.

Ed io, vecchia marpiona, non mi sono mai divertita tanto!

STICAZZI!

Pimpra

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LA MIA FAVOLA MODERNA. PARTE 3° (e non è finita)

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Ieri sera mi ha telefonato, una voce squillante e sicura che poco aveva a che fare con l’uomo timido reincontrato qualche mese addietro.

“Buonasera Michaela! Sono XXXX. Mi ha fatto tanto piacere incontrarti e mi scuso davvero per il mio modo brusco, da istrice, in famiglia mi chiamano così”.

“Non ti preoccupare, ricordavo bene come eri orso all’epoca e, con il tempo, non potevi che peggiorare!”

Ridiamo.

Parte immediato l’invito per il giorno seguente, un caffè alla tale ora in tal altro luogo. Non faccio nemmeno a tempo di dirgli che dovrò prendere un permesso che scatta immediato l’invito a cena.

Mitigo il suo desiderio incontenibile di incontrarmi, ripristinando l’incontro per il caffè.

Ci salutiamo.

Non so cosa aspettarmi da questo incontro al buio. La memoria si ricollega al passato, ripensa al bel tempo dell’Università, a come era piacevole la mia vita di allora, anche se difficile e confusa e, a volte, triste.

Arrivo puntualissima, anche se la mia donna avrebbe preferito presentarsi con qualche minuto di ritardo. Lui non c’è. Mi viene da ridere “Si vendicherà del primo appuntamento “bucato”  “, penso tra me e me.

Dopo un piccolo istante lo vedo, è già all’interno del bar, deve esserci sgattaiolato mentre io guardavo il cellulare per distogliere l’attenzione della gente. Non mi piace essere osservata mentre aspetto qualcuno.

E’ molto più vecchio della polaroid mentale che gli avevo fatto un mese addietro. E’ vestito elegantemente, con una camicia di crepon di seta ocra pallido, cravatta vintage in perfetto cromatismo su pantaloni di velluto a costa larga, marrone scuro. Al braccio tiene un montone grigio lungo e in mano il Manifesto.

Mi saluta, baciandomi per finta le gote, perchè il contatto cade sulle reciproche tempie. “Che modo curioso”, penso “non poteva che essere così”.

Prendiamo posto in un tavolino, dove lui cede a me il posto migliore, quello che guarda fuori dalla finestra, la vita degli altri, dei passanti quasi sempre affannati da vite trascorse a correre dietro a qualcosa che non si conosce.

Capisco che lui non vuole vedere tutta quella gente, preferisce voltare le spalle a loro, alla società che gli scivola dietro.

Abbiamo passato insieme un’ora di orologio. Sessanta minuti riempiti in ogni secondo. Di filosofia, di arte, di pensiero, di cultura.

Ho ritrovato quell’uomo tanto straordinario quanto assolutamente fuori da qualsiasi schema si possa pensare cercando di inquadrare un essere umano.

Egli è un uomo libero. Forse il solo che io abbia mai avuto il piacere di conoscere. Un visionario, un pensatore, una mente brillante, nonostante ci separino ben 30 anni di vita, di storia,  di respiri.

Ci rivedremo, è certo. Per dare ordine e forma a tutto quello che abbiamo voglia di raccontarci, di condividere e di pensare insieme.

Lo troverò scrivendogli un biglietto.

Lui mi chiamerà al cellulare di cui, orgogliosamente, mi ha recitato tutte le cifre che lo compongono.

Un uomo raro e difficile, come certe gemme di diamante.

(TO BE CONTINUED)

Pimpra

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FRIVOLEZZE DI INIZIO ANNO

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Amici Cari, eccoci nuovamente qui. Alle spalle un 2014 che, almeno per la sottoscritta, non ha lasciato traccia alcuna. Nulla di particolarmente interessante, straordinario, unico, da mettere nel baule dei ricordi. Ma è passato, ed è questo ciò che conta.

Mi affaccio all’anno nuovo con uno sguardo limpido, in attesa di qualcosa che meriti di essere ricordato con gioia e allegria, almeno è questo quanto mi auguro e auguro anche a voi.

Nel frattempo, adempiuto in forma privata il rito del “bilancio”, che, come evidente, si è chiuso lievemente in rosso (e non solo economicamente), mi sto preparando al nuovo.

Di “buoni propositi” sono sempre stata una appassionata sostenitrice, in quanto, almeno su di me, fungono da catalizzatore, sì insomma, mi  fanno “muovere il culo”.

Per restare su un piano di dolce e leggera frivolezza, ho due bei progetti ambiziosi per l’anno in corso che riguardano la civetteria femminile. Di uno parlerò quando e se deciderò di lanciarmi nell’impresa, del secondo posso già dire.

Premessa:

girovagando sui siti, mi imbatto nelle solite foto da red carpet delle celebrities (qui), Golden Globe nello specifico. Osservo gli abiti da sera, pochissimi di mio gradimento, notando un particolare molto importante e trascurato dalle celebri donne: le braccia.

Tanto tempo passato dal chirurgo a iniettare botulino, filler e silicone come non ci fosse un domani, per presentarsi con un volto perfetto, dimenticandosi del dettaglio delle braccia, spesso paffute e cadenti (il famoso tricipite a “tendina”) che penalizzano di certo l’outfit.

Non potendomi – ahimè – permettere sedute di bellezza dal chirurgo (ma l’ho già detto che il mio proposito per l’anno nuovo è trovare un fidanzato chirurgo plastico? 😉  ) per rassettare la faccia che racconta tutti più uno gli anni che ho, mi sono detta: “Sul corpo, qualcosa posso fare!”.

Detto fatto, mi sono annualmente iscritta alla palestra con l'”abbonamento Killer”, quello che apre tutte le porte: corsi e palestra di pesi. Così, per dare senso alla spesa pazza che ho affrontato, ho calendarizzato quotidiane sedute di fitness, come un’atleta vera.

Mi piace, lo confesso. Le endorfine sono tornate ad inondarmi l’ipotalamo e con esse è riapparso il sorriso.

L’effetto collaterale di tutta questa attività è che, mi rendo conto, la schiena, le spalle, le braccia, stanno tornando toniche, come ai bei tempi andati.

E che soddisfazione!

Peccato non avere red carpet da frequentare, perchè sono certa che il mio tricipite darebbe del filo da torcere a più d’una starlette! ;-D

Amiche, i pesi sono nelle vostre mani! USATELI!!!

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. IL PORNO_TANGO. E IO NON LO SAPEVO

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Si definisce “Porno_tango” quella pratica onanistica, ammantata di tango argentino, con la quale singoli e coppie, si compiacciono di manifestare la parte più estrema e pericolosa del loro narcisismo incontenibile.

Evoluzioni, movimenti, passi e contropassi prodotti all’interno di uno spazio che, dimenticano, non è di loro esclusiva proprietà, con lo scopo finale di mettersi in mostra, nel tentativo – vano- di affermare la loro presenza.

La musica, che dovrebbe essere la magia sulla quale la coppia si muove, per costoro, ovviamente, è un elemento relativamente indifferente, poichè, si tratti di tango vals o milonga, ballano tutto allo stesso modo, con la stessa frenesia.

Ed è proprio la FRENESIA l’elemento che danneggia la ronda poichè costoro, non ascoltano, non si connettono con l’onda generata dagli altri corpi che danzano, ma vanno per conto loro, spintonando, colpendo, fregandosense bellamente se, qualcheduno, ha il piacere della fermata, dell’attesa, della connessione e dell’ascolto o solo perchè il flusso della pista è “bloccato”.

Ballare non significa  correre i cento metri piani, non significa arrivare primi, non significa cercare di dimostrare al mondo quanti si è bravi, quanti passi e combinazioni si possono produrre.

Sono letteralmente basita, sconcertata, inorridita e indignata dal livello di arroganza e di supponenza dei neofiti i quali, invece di rubare con gli occhi osservando i più bravi (quelli che hanno chilometri di ballo nelle gambe!), li sfidano a farsi più in là.

Inconcepibile l’ignoranza dilagante delle “buone maniere” in pista rivolte alla propria partner e alle altre coppie con cui lo spazio viene condiviso.

Vogliamo parlare del”fuori pista”, del momento dell’invito???? Quando il porno_tanguero in frenesia da esibizione non si preoccupa di osservare se la prescelta lo sta mirando, se risponde visivamente al suo segnale d’invito, se non ha proprio voglia di ballare…Loro se ne fregano, ti si parano davanti ed allungano la mano per invitarti… mi spiace, ma è quasi certo ottenere un rifiuto, perchè non è così che si fa!

E, di questo, bisogna fare atto di accusa ai maestri che non dedicano il tempo necessario per insegnare le basi del comportamento in pista, producendo Kamikaze invece che ballerini sensibili, rispettosi ed educati.

E così si rischia di perdere per sempre la poesia dell’abbraccio, la soavità di lasciarsi andare dentro brani musicali capaci di evocare un universo di sensazioni.

Il tango non è una performance da porno_attore/rice. Il tango sta su un piano dove sensibilità, connessione, ascolto, rispetto regalano i migliori accordi.

 

Pimpra (molto incazzata questo dì)

 

Già scrissi che ci vorrebbe una PATENTE DEL MILONGUERO 😉

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