CUORE ANIMALISTA. MA A QUALE PREZZO?

Sono consapevole che il particolare momento storico impone riflessioni su ben altri temi ma so anche di aver bisogno di pensare ad altro.

Sin da bambina mi era evidente l’amore e l’attrazione verso il mondo animale (serpenti esclusi, mio animale del PANICO ASSOLUTO). Con mio padre abbiamo in tutti i modi cercato di convincere la mia giovane mamma a prendere un cane. Opposizione assoluta fino a che cedette ma a condizione che la mia pagella (2 elementare) riportasse tutti 10.

Mi impegnai molto ma, i numeri maledetti mi tesero una brutta imboscata e caddi, macchiando la pagellina con un 9.

Mio padre, amante dei cani come la sottoscritta, provò in tutti i modi a convincerla ma niente, ferrea come un generale con le sue truppe.

Gli anni passano, l’amore per gli animali resta, il papà se ne va da questa terra e il primo amore dei vent’anni, per consolarmi dal dolore, mi regalò il primo cane della vita: una pastore tedesca.

Vi risparmio le urla furibonde di mia madre, quanto fosse arrabbiata con l’allora ragazzo (che pure stimava moltissimo) per averla costretta a vedere il suo nucleo familiare tornare a 4 soggetti, ma di cui uno a 4 zampe.

Gli anni passano, anche la dolcissima Andy è volata sul ponte dell’arcobaleno, dopo una vita piena d’amore ed io divento una donna adulta, con la sua casa.

Arriva la Pimpra, la mia adorata persianina rossa che è stata con me per ben 15 anni.

Poi sono arrivate le Gattonzole che colorano la mia vita di felino amore.

Qualche giorno fa, nel piccolo rifugio preparato presso la casa che mi ospita in tempo di lockdown, si è presentato un gattino bianco e nero, evidentemente bisognoso di cure. Raffreddato, denutrito, pieno di parassiti.

L’ho preso immediatamente sotto la mia ala protettiva per i primi giorni, sperando che del buon cibo e un caldo riparo potessero, da soli, bastare a far star meglio la creaturina. Ma così non è stato. Vedendo la bestiola sempre più sofferente, non ho esitato a farla visitare dal veterinario. Portato a curare appena in tempo: bronchite, otite, parassiti e giardia. Un bel mix che, considerata la giovane età felina e il crollo delle temperature previste dal meteo, l’avrebbero portato alla morte.

Ho convinto il mio ospite a ricoverarlo all’interno, in una sorta di camera di isolamento, poiché, sia per ragioni mediche che di relazioni feline, il contatto con le Gattonzole, non era consigliabile.

Premetto che non mi sento una santa per il mio gesto, credo, semplicemente, di aver messo in pratica quel sentimento che porto da sempre in me stessa: l’amore per gli animali.

Tutto ciò detto e premesso, una riflessione sorge spontanea: prendersi cura di un animale ha dei costi davvero esorbitanti. Sono passate nemmeno due settimane dal ricovero del piccolo gattino e le spese sostenute per lui, si aggirano già intorno ai 200 euro, doblone più o meno. E non è finita.

Il piccoletto ancora non è guarito e di certo non smetterò di curarlo.

Essere animalisti “attivi”, ovvero persone che si prendono fattivamente cura di animali bisognosi che magari poi decidono anche di adottare, è proibitivo sotto il profilo economico.

Penso a famiglie di reddito basso che pure avrebbero desiderio di tenersi in casa una bestiola. Penso alle persone che vivono da sole che trarrebbero tanta compagnia dall’avere vicino un animale ma che non dispongono delle necessarie risorse.

Gli animali che vivono con noi, in stato di cattività nelle nostre case, sono membri della famiglia a tutti gli effetti e, come tali, devono godere delle cure che riserviamo agli altri (bipedi).

Ma come si fa? In tempi di crisi come questi, dove in molti perdono il lavoro e non riescono nemmeno a mantenere i figli?

Il piccoletto resterà sotto la mia tutela, mi occuperò di lui, sperando di poterlo tenere con me (dipenderà da numerosi fattori, sia di salute che di relazione con le mie Gattonzole) ma… quale destino per tutti gli altri? Per i meno fortunati?

Mentre godo dei suoi piccoli progressi giornalieri, farsi accarezzare, fare le fusa, chiamarci a gran voce, non posso dimenticare di tutti gli altri, molto meno fortunati di lui, del piccolo Juventus che, a quanto pare, ha segnato il rigore della vita.

Pimpra

UN’AVVENTURA FINITA BENE

Louby

La vita con le Gattonzole non è mai scevra di sorprese.

Un po’ come accade alle mamme “vere” di bambini, io, che  mi reputo madre adottiva di due splendori a 4 zampe, vivo, di fatto, molte delle esperienze riservate alle mamme vere.

La differenza risiede in parte nel fatto che, un animale in cattività, dipende sempre dall’uomo, relegando quindi la sua crescita evolutiva al massimo a un’età cognitiva di adolescente, per passare quasi direttamente a quella di animale anziano.

Ma torniamo al presente. Le Gattonzole, due adorabili femmine di Maine Coon, benché sorelle, manifestano un carattere assolutamente diverso l’una dall’altra. Louby, quella più grande come struttura fisica, evoca alla mia immaginazione la mollezza di una gran diva, l’altra Folie – un nome, una garanzia, è la mia immagine a 4 zampe: argento vivo, gaiezza, e… follia.

La vita insieme è un divertimento affettuoso, non potrei immaginare la mia casa senza la loro festosa presenza.

Ma, devo ricordarlo sempre, non sono bambini ma animali, anzi felini che fa la differenza.

Ieri sera, tanto per movimentare un po’ il mio sistema nervoso già provato, Louby ha ben pensato di farsi un volo giù dal balcone del secondo piano e poi di sparire. Fortunatamente, il piano basso e la natura felina hanno preservato l’incolumità della novella parà… Avventura finita bene, stamane, dopo la sveglia alle 5 della sottoscritta, la mano divina mi ha portato dove la fuggitiva aveva trovato riparo.

Per fortuna che ha risposto, piangendo, al mio richiamo. Ho scavalcato la ringhiera, mi sono calata per due metri di dislivello che separavano il manto stradale dalla scarpata infestata di rovi e sterpaglie. La gatta la sentivo piangere ma non la vedevo ancora, mi sono ferita mani, gambe e braccia, ma sono riuscita a raggiungerla.

La prendo, è terrorizzata, mantengo il tono della voce basso e suadente, primo step fatto!

Il problema adesso è risalire, perché a scendere è impossibile. Devo issare la gatta e me. Penso prima alla gatta, olè, è sulla strada (secondaria e poco trafficata, per fortuna e poi sono le 6.45 del mattino), e adesso??? Io come risalgo?

Vabbè ho scoperto di avere risorse fisiche e mentali che non sapevo di possedere: con una mano ho immobilizzato Louby, con la gamba ho fatto una spaccata frontale e ho raggiunto l’asfalto e con il braccio destro (per me quello più debole, sono mancina) mi sono tirata su!

MORALE DELLA FAVOLA:

  • Le Gattonzole in esterni vanno sempre controllate a vista
  • Ho piacevolmente scoperto di saper gestire con freddezza situazioni di stress ambientale, senza farmi prendere dal panico e/o dallo sconforto. La mente mi resta lucida e trovo la soluzione.

MORALE DUE:

Adesso, ho assoluto bisogno di andare in vacanza!!!!

STICAZZI ! OLE’!

Pimpra

 

LEZIONI DI VITA E DI AMORE

IMG_20150404_112032Nella mia vita di donna, chi mi conosce lo sa, non ho avuto la possibilità di diventare madre.

Nonostante questo, la mia vita è ricca, davvero molto ricca, di persone che mi stanno vicino, di quella “vicinanza” che apprezzo molto: non necessariamente fisica.

Attingo a piene mani dagli scambi virtuali con gli amici, con i quali spesso accade, ci si incontri di persona.

E sono sempre belle gioie, arricchimenti inaspettati di cui sono sempre grata.

Un giorno lontano di 16 anni fa, però, la mia vita ha aggiunto un affetto enorme, una presenza delicata e importante, indipendente e  amica. La mia gatta Pimpra, colei che ha dato il nome a questa casa virtuale.

Devo dire che mi è stata donata dal marito dell’epoca che ringrazio ancora, per il più bel regalo mai ricevuto..

Non voglio sbrodolarmi in lungaggini sul mio rapporto con la pelosa quadrupede, perchè chi ama gli animali e ne possiede, lo sa benissimo. Si creano rapporti specialissimi, unici, con ogni bestiola entri in famiglia. Proprio “in famiglia”, come membro effettivo.

La mia vita non è mai solitaria perchè in casa c’è sempre Lei: che mi aspetta, mi sveglia al mattino, mi viene dietro quando ne ha voglia e mi fa le sue preziosissime quanto rare coccole.

Viviamo un rapporto perfetto, nella reciproca stima, nella reciproca libertà, nella reciproca indipendenza. Non potevo chiedere gatto migliore.

Il tempo passa e si invecchia insieme, nella consapevolezza che i nostri amici pelosi hanno una linea del tempo più corta della nostra… ma, quando ci stai insieme e ti vuoi quel bene specialissimo che ti lega al tuo animale del cuore, fai finta di non vedere, non ne tieni conto perchè l’amore che hai è più grande e vi riempie.

Ma arriva il giorno in cui, maledizione!, il tuo peloso non sta benissimo e, si spera sempre per il bene, deve affrontare una malattia o un grave disagio fisico. E’ normale, è natura.

Ecco che, da donna, ho provato tutte le sfumature di dolore e preoccupazione di una madre, di una madre vera. Certo, la razionalità, a noi “mamme di pelosi”, offre delle vie di fuga che le mamme dei bambini veri non si possono permettere ed è una grande differenza… eppure…

La mia amatissima Pimpra mi sta ricordando che la vita e la morte sono delimitati da una linea sottile e che, se è giunto il tempo, chi resta deve “lasciare andare”. Non si deve permanere nell’egoismo di voler accanto a sè gli esseri che ci sono più cari, per sempre. Perchè, in questa dimensione, non è possibile.

Ecco che, nell’amore più grande che rivolgo al mio amatissimo animale, una parte del mio cuore, si sta preparando a lasciarla. Non subito, non adesso. Ma faccio i conti con il tempo che passa e con l’ineluttabilità del trapasso.

E ringrazio sempre il giorno in cui, quel piccolo batuffolo di peli biondi, ha varcato la soglia di casa entrando per sempre nella mia vita e nel mio cuore…

Pimpra(la mamma)

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