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DIVERTENTI SPIGOLATURE

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Ho voglia di ridere, dopo tanto malumore, adesso ho voglia di ridere.

Ho voglia di giocare. Ho voglia di non prendermi sul serio.

Il mio amico Giacobbe direbbe che sono in fase “bambino” (il gioco), mi va bene così.

Stamani presentazione dei nuovi vertici. La prima impressione è quella che conta, nel senso che – volenti o nolenti – una traccia sull’altro la lascia. Allora cerchiamo che sia decente.

Devo tenere al guinzaglio la mia natura acquariana: “Fai la brava Pimpra!” mi dico davanti all’armadio.

Produco una mise decorosa, una bella camicia azzurra con maniche a 3/4 e polsini con gemelli di perla. Funziona: professionale, sobrio, di buon gusto.

Certa di aver messo a tacere la natura rivoluzionaria, mi sono distratta un attimo ed ecco che indosso i jeans “boyfriend” con le toppe (per nulla “professionali”). Ovviamente non me ne sono manco accorta.

Concentrata come ero sulla parte superiore, tanto mi avrebbe conosciuta da seduta, ho scelto un bel soprabito rosso, non sia mai che faccio l’incontro all’ingresso del palazzo, meglio essere preparate. Capelli raccolti che restituiscono un’immagine seria (il codino d’ordinanza ormai è una mia cifra stilistica), mi pare di essere perfetta per la presentazione.

In motorino mi accorgo di qualche stranezza. Ai semafori, gli scooteristi (di entrambi i sessi) fanno a gara per starmi vicino. “Ecchecazzo, datemi spazio!” penso tra me e me. Quando guido sono una belva e guai a chi pensa di starmi davanti. Questa serie di sospette vicinanze continua tutte le volte che mi fermo, non solo, noto che gli sguardi di tutti si posano sui piedi.

“Embè che avranno tanto da guardare questi?”, ignara, ancora senza la dose necessaria di caffeina atta a svegliare il neurone spento, guardo cosa ho indossato di tanto strano, la mia sensazione è di essere – come sempre – in sneakers.

Trasalisco.

Quella impunita di Giaguara inconscia, mi ha fatto indossare –  a tradimento lo GGIURO! – un paio di favolosi sandali rossi da tango.

MORALE: i feticisti da semaforo per poco non facevano un incidente, le signore scooteriste mi avrebbero fulminata che quei sandali, in città, non si sono visti mai.

Per fortuna, chi dovevo incontrare, era troppo indaffarato in più importanti questioni e non ha posato lo sguardo dove era meglio non andasse. Forse la prima impressione è salva.

Oggi va così! Olè

Pimpra(nte)

IMAGE CREDIT DA QUI

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DEMOCRATICA_MENTE. PIU’ O MENO.

2c98ae67f041e10bcd4762c5cca9ba3bC’è qualcosa di profondamente democratico nell’estate. Il piacere di immaginarsi ognuno come gli pare, di svelarsi, di fregarsene del giudizio degli altri.

Una liberazione.

Peccato però che, molto spesso, la libertà sia – per molti – elemento difficile da gestire.

Fa caldo. Finalmente. E i vestiti scivolano via dal corpo a scoprire nudità di pelle e d’anima.

Purtoppo, per tutti gli esteti come me, scappano anche le scarpe dai piedi e si presentano, puntuali come le zanzare, le orribili ciabattine di gomma, le Birkenstock con i pedalini, i sandali di una misura più piccola corredati dai talloni neri di sudiciume, le dita dei piedi con lo smalto scrostato, le unghie sporche.

E mi fermo, provo ribrezzo pure a scrivere.

Libertà. Evviva la libertà.

Peccato che ci affossiamo con le nostre mani nello svelare tutto lo sciattume di cui siamo capaci.

Lo so che sono una stronza, e me ne frego, ma ci sono cose che è difficile tollerare.

Però amo la libertà e sono pronta a rispettare i gusti di tutti, a farmene una ragione, a sperare che anche mio fratello rinsavisca e utilizzi le sue Havaianas sulla battigia di una splendida spiaggia, sorseggiando l’aperitivo al tramonto…

E sono pure una rompipalle noiosa e ripetitiva. Ogni estate lo stesso post. Ma è più forte di me.

Evviva la libertà. Sempre e comunque.

… STICAZZI…

😀

Pimpra

IL PIACERE DI SCRIVERE

Ieri pomeriggio, dopo una vita, sono rientrata in uno di quei negozietti boutique dove, se ti scappa di cedere a qualche tentazione, come minimo ti scivola dalle mani un bigliettone da 100 euro.

Il luogo è piccino ma, per la merce che vende, non serve uno spazio enorme. Entrando gli occhi hanno cominciato a correre sulle mensole di vetro, rapiti dai riflessi metallici degli oggetti esposti.

Il mio amico si esalta nel tentativo di farmi conoscere un nuovo oggetto giapponese – a detta sua-  e mi mette in mano una Lamy, lo guardo sorniona e rispondo “E’ tedesca!” lui rimane basito e replica “Sì, hai ragione, ma provala, ha un pennino pazzesco!”, “Lo so, ne ho due, con pennino da mancini!”

Cala il silenzio di stupore. Sorrido sorniona, il titolare del negozio si illumina di immenso che una donna possa avere simili conoscenze (chissà perchè!) e mi chiede da dove mi arriva la passione.

Mi piace scrivere, rispondo, lui incalza chiedendomi se sono stati i miei genitori a portarmi sulla strada delle stilografiche. “Non direi, anche se, la mia prima splendida Parker d’oro, è stata un dono di mio padre” da lì non ho mai smesso di amarle.

E’ molto divertente stupire gli uomini che, per non si sa quale ragione, pensano che le donne siano attratte solo da scarpe, borse, gioielli, vestiti… beh, io, come chissà quante altre, no o meglio, non solo. Mi piacciono da matti le stilografiche.

Se scrivere è un piacere, farlo con la stilografica è come fare all’amore.

Si crea un’alchimia pazzesca tra la mano che tiene la penna, il foglio sul quale l’atto d’amore si compie, la grafia che esprime il godimento di una fusione totale tra materia e pensieri. Un orgasmo intellettuale ai massimi.

“Lei è una donna affasciante”, ha commentato il titolare, dopo che ho espresso i miei commenti sulle diverse tipologie di stilo e relativi pennini, lasciandolo a bocca aperta “Se la tenga stretta una così” rivolto al mio amico.

“Prima deve riuscire a prendermi” ho commentato sorridendo e sono uscita.

… Stamattina, per curiosità le ho contate: posseggo 30, splendidi, oggetti del desiderio.

E’ stato bello, come quando conto tutte le mie scarpe!

Pimpra

 

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