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LA MIA FAVOLA MODERNA. PARTE 3° (e non è finita)

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Ieri sera mi ha telefonato, una voce squillante e sicura che poco aveva a che fare con l’uomo timido reincontrato qualche mese addietro.

“Buonasera Michaela! Sono XXXX. Mi ha fatto tanto piacere incontrarti e mi scuso davvero per il mio modo brusco, da istrice, in famiglia mi chiamano così”.

“Non ti preoccupare, ricordavo bene come eri orso all’epoca e, con il tempo, non potevi che peggiorare!”

Ridiamo.

Parte immediato l’invito per il giorno seguente, un caffè alla tale ora in tal altro luogo. Non faccio nemmeno a tempo di dirgli che dovrò prendere un permesso che scatta immediato l’invito a cena.

Mitigo il suo desiderio incontenibile di incontrarmi, ripristinando l’incontro per il caffè.

Ci salutiamo.

Non so cosa aspettarmi da questo incontro al buio. La memoria si ricollega al passato, ripensa al bel tempo dell’Università, a come era piacevole la mia vita di allora, anche se difficile e confusa e, a volte, triste.

Arrivo puntualissima, anche se la mia donna avrebbe preferito presentarsi con qualche minuto di ritardo. Lui non c’è. Mi viene da ridere “Si vendicherà del primo appuntamento “bucato”  “, penso tra me e me.

Dopo un piccolo istante lo vedo, è già all’interno del bar, deve esserci sgattaiolato mentre io guardavo il cellulare per distogliere l’attenzione della gente. Non mi piace essere osservata mentre aspetto qualcuno.

E’ molto più vecchio della polaroid mentale che gli avevo fatto un mese addietro. E’ vestito elegantemente, con una camicia di crepon di seta ocra pallido, cravatta vintage in perfetto cromatismo su pantaloni di velluto a costa larga, marrone scuro. Al braccio tiene un montone grigio lungo e in mano il Manifesto.

Mi saluta, baciandomi per finta le gote, perchè il contatto cade sulle reciproche tempie. “Che modo curioso”, penso “non poteva che essere così”.

Prendiamo posto in un tavolino, dove lui cede a me il posto migliore, quello che guarda fuori dalla finestra, la vita degli altri, dei passanti quasi sempre affannati da vite trascorse a correre dietro a qualcosa che non si conosce.

Capisco che lui non vuole vedere tutta quella gente, preferisce voltare le spalle a loro, alla società che gli scivola dietro.

Abbiamo passato insieme un’ora di orologio. Sessanta minuti riempiti in ogni secondo. Di filosofia, di arte, di pensiero, di cultura.

Ho ritrovato quell’uomo tanto straordinario quanto assolutamente fuori da qualsiasi schema si possa pensare cercando di inquadrare un essere umano.

Egli è un uomo libero. Forse il solo che io abbia mai avuto il piacere di conoscere. Un visionario, un pensatore, una mente brillante, nonostante ci separino ben 30 anni di vita, di storia,  di respiri.

Ci rivedremo, è certo. Per dare ordine e forma a tutto quello che abbiamo voglia di raccontarci, di condividere e di pensare insieme.

Lo troverò scrivendogli un biglietto.

Lui mi chiamerà al cellulare di cui, orgogliosamente, mi ha recitato tutte le cifre che lo compongono.

Un uomo raro e difficile, come certe gemme di diamante.

(TO BE CONTINUED)

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

 

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LA MIA FAVOLA MODERNA. PARTE 2° (TO BE CONTINUED)

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La storia si complica.

Dopo il secondo messaggio trovato da Toso, non ho perso tempo e ho inviato la cartolina.

Ovviamente la scelta non è stata casuale, una bella immagine di donna, dalla mostra di Man Ray, recentemente visitata.

Potevo scriverci su i miei recapiti poichè, una cosa che non mi fa di certo difetto, sono i modi/luoghi (virtuali e non ) in cui, chi lo desidera, si può mettere in contatto con me.

No. Troppo facile.

Nella missiva suggerivo di recarsi nel nostro luogo, dove, colà sì, avrebbe trovato mie notizie.

Un piano perfettamente architettato, non fosse che il diavolo ci mette lo zampino e, per una storia o per l’altra, mi sono potuta recare a consegnare la lettera solo questo fine settimana… (un bel 15 giorni dopo la di lui “convocazione”).

Arrivo al negozio e capisco immediatamente: il mio amico si era già presentato, andandosene però a mani vuote.

Mi riferiscono della sua mal celata delusione ma della gentilezza di aver lasciato loro in dono una bottiglia di vino di sua produzione, per la grande disponibilità a fare da ufficio postale.

“Chissà se tornerà più” dico loro, i quali mi rassicurano “Certo che lo farà, si è tanto raccomandato il vuoto a rendere della bottiglia!”.

Ci siamo guardati e abbiamo riso.

Sulle prime ci sono rimasta molto male, dispiaciuta di avere dato una buca. Poi,  però  ho pensato che, più la conquista è difficile, più la vittoria è gustosa:  avvicinarmi non sarà facile!

Ho lasciato la mia lettera, nella quale ho, comunque, aggiunto un biglietto di scuse per il ritardo nella consegna e… vedremo che succederà.

Con i titolari della drogheria abbiamo fatto illazioni sul modo in cui Egli sceglierà di prendere contatto.

Loro sono certi mi scriverà “Ha bisogno di tempo e di distanza” … io mi astengo dal fare ipotesi…

Sarà quel che sarà…

TO BE CONTINUED…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

LA MIA FAVOLA MODERNA – (post lunghissimo!!!)

Drogheria da Toso Trieste

Se non siete mai passati a Trieste, vale una gita.

Non solo il meraviglioso castello bianco di Miramare, i culetti, le tettine al vento e gli addominali scolpiti della “Muleria” della riviera barcolana, un paninazzo di cotto caldo in crosta di pane, kren e senape o una frittolina con la crema, solo per citarne –  casualmente – alcuni.

A Trieste bisogna venire per fare un tuffo dove il tempo si è fermato, la drogheria da Toso.

Ci scrissi già tempo addietro, qui, perchè nella più bella drogheria che io conosca, accadono sempre cose mirabolanti…

La mia favola moderna.

Sotto le feste ci vado a fare la mia spesa di spezie ed altre amenità, ben consapevole che, entro con una lista di cose, ed esco con una quintalata di roba in più. Perchè il bello di Toso è che, mentre sei in fila, ascolti la comanda delle altre persone che, di norma, acquistano sempre articoli strani, di cui tu non eri a conoscenza, allora chiedi loro a che servono e, ovviamente, ringraziando per il consiglio, ordini anche te lo stesso.

Stavo per pagare il mio conto, dopo aver disquisito con una fila di signore in attesa delle proprietà e del modo d’uso della paprika. (Per la cronaca, ho scoperto che esiste anche quella “affumicata”).

Ad un certo punto vengo rapita dalla voce profonda e senza accento di un signore che fa la sua comanda.

Una voce teatrale, densa, con una sfumatura nel timbro che richiama suoni dell’est europeo, chissà perchè ho immaginato potesse trattarsi di un interprete russo. Lo guardo, rimango colpita dal suo abito, sobrio, d’altri tempi, e da un paio di occhiali decisamente vintage che sembravano disegnati sul suo viso, regalandogli un aspetto ancora più affascinante.

Ha un’età indefinita, tra i 50 e 60 anni.

Chiede dei semi di senape, maledicendo la volta in cui ha comprato un vasetto di Maille che ha trovato disgustosa. Non riesco a farmi gli affari miei, ascolto e, quando l’uomo sta pagando il conto, mi permetto di chiedergli: “Mi scusi la domanda, ma dai semi di senape, come riesce a creare la crema?”. La reazione dell’uomo mi lascia basita, vedo che mi osserva infastidito, come fosse un animale distrubato nel momento del pasto, mi risponde con freddezza e distacco “Bisogna pestare i semi a lungo con il pestello”.

Lo guardo fisso negli occhi e… bam! capisco di chi si tratta ed esclamo “Ma noi ci conosciamo! Università di lettere!”, l’uomo, come fosse colpito da un bastone in pieno viso, indietreggia, fa come per scansarsi e risponde “Non ricordo, non credo”, io insisto “Ma sì certo, lei mi ha regalato una stilografica, una Verbena che ho ancora!!!”.

Al mio entusiasmo corrisponde il suo schernirsi con un “Mi spiace per lei se ci conosciamo” si gira sui tacchi e se ne va, lasciando tutti coloro che hanno assistito alla scena, senza parole.

Mi sono sentita davvero a disagio, perchè non ero stata sgradevole nè maleducata, infatti i gentili titolari della drogheria mi hanno subito rinfrancata dicendomi che quel cliente è una persona davvero particolare.

Non passa molto tempo che torno in drogheria, con mia madre stavolta e… i tre titolari di Toso, felicissimi di rivedermi, mi dicono di avere un biglietto per me, scritto da quel signore così poco gentile che, il giorno dopo era tornato in negozio ed aveva passato almeno mezz’ora a scusarsi per la cafonaggine con cui mi aveva trattato, dicendo che poco dopo essere uscito si era ricordato di me, ma era troppo tardi per tornare indietro a scusarsi.

Ha lasciato un biglietto nel quale mi chiama per nome, cosa che io di lui non ricordo assolutamente, e si scusa per il modo poco gentile che mi ha riservato. Mi lascia il suo indirizzo.

Nessun numero di telefono e a me viene da ridere perchè, una persona così attenta alla privacy, mai e poi mai l’avrebbe dato ad un estraneo.

La situazione accende in me tutte le lampadine dell’allegria: scrivere a un compagno di università che è sempre stato “fuori dal tempo” che non ha mai accettato la modernità che ha sempre detestato la società attuale… lo ricordo bene in sala di lettura, lui ci veniva per scrivere, era già laureato da tempo, è molto più grande di me. Odorava di sapone di marsiglia, nulla più, vestito da uomo di sinistra, con i maglioncini a maglia rasata fatti a mano, la camicia blu, i jeans a tubo blu scuro e le clark.

Anche allora indossava occhiali da lettura molto particolari e scriveva con stilografiche di inizio secolo. Ne ero affascinata, era così diverso da tutti gli altri che vedevo e poi, i suoi quaderni, la carta che avevano. Erano speciali perchè, come molte altre cose, se li fabbricava lui.

Lo avevo approcciato, perchè la mia curiosità non poteva prescindere da quell’essere umano così diverso e speciale, di una timidezza apocalittica che seppi smantellare con il sorriso.

Mi regalò una stilografica che posseggo ancora, e uno dei suoi meravigliosi quaderni. Parlammo di filosofia, di vita, della società.

All’inizio pensavo fosse omosessuale, per certo tipo di delicatezza nei modi, per quella sua “abilità manuale” nel fare tantissime cose (i maglioni, ad esempio), poi, in realtà, ci fu il giorno in cui capii che si stava innamorando di me, putroppo non corrisposto, perchè io amavo sì la sua anima così particolare, ma ero troppo giovane per un uomo tanto complicato.

Rivederlo è stato come essere proiettata negli anni verdi, quelli in cui la tua vita è nella primavera più bella.

Non gli ho scritto perchè il cognome era illeggibile. L’ho cercato in ogni pixel a me noto sul web e nulla, nessuna traccia, nessun segno. Peccato, mi  sono detta.

Ma, il destino ci mette lo zampino e, ieri, ho trovato un suo nuovo messaggio, nel luogo che entrambi amiamo, la nostra drogheria preferita.

Mi dice che non possiede telefono nè cellulare, mi dice di scrivergli.

Oggi ho preso una cartolina che gli spedirò, dicendogli che una lettera lo aspetta, dove lui sa.

TO BE CONTINUED…

Pimpra

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