TEMPORALE ESTIVO

Tanzania-26

E’ da qualche giorno che la mia mente sta riproponendo ricordi lontanissimi, tornano episodi e persone che avevo dimenticato da tempo.

Oggi il caffè della pausa pranzo è stato reso un vero “espresso” dall’importante temporale che, nel giro di pochissimi minuti, si è rovesciato sopra le nostre teste. Uno Sturm und Drang di tuoni, lampi e tutto il coreografico corredo di un acquazzone degno del suo stato.

E niente, mi prende voglia di liquirizia e decido di avventurarmi. Giove Pluvio mi prende a secchiate d’acqua perché ho osato sfidarlo. Mi inzuppo i piedi, i pantaloni. Le narici si riempiono di odore salmastro mentre sguazzo leggera tra una pozza e l’altra del marciapiede.

Ho sempre amato le pozzanghere, il temporale estivo che arriva inaspettato e ti bagna i piedi. Le corse per cercare riparo e quella gioia spensierata che ti riporta bambino.

Oggi il salto nel tempo è stato davvero lungo.

1978 o giù di lì, una jeep corre veloce nella savana, terra rossa a perdita d’occhio, qualche sparuto baobab all’orizzonte, la pista resa una perfetta distesa di piccole onde di terra che facevano tremare forte gli pneumatici. Il trucco era correrci sopra veloce, per rendere meno violenta la vibrazione.

Ero stanca, molto stanca, dopo un viaggio di due giorni in giro per l’Europa, rincorrendo aerei che perdevamo per coincidenze assurde, noi che dovevamo andare a sud, molto a sud, in Africa.

Finalmente, l’odissea ha termine e la jeep ricompatta una famiglia rimasta separata.

Lo sapete che profumo ha la felicità?

Quello della terra rossa e calda della savana dopo la pioggia. Erano i primi di luglio e iniziava il monsone.

L’orizzonte era colorato di nuvole che sfumavano dall’azzurro al viola per colorarsi del porpora profondo del tramonto. Il sole in Africa è più maestoso, più generoso. Saluta la Madre Terra con un profondo inchino quando scende la notte. E’ tutto grande laggiù, ma di quella grandezza del cuore, non della forma.

Chiedevo quanto tempo mancasse alla destinazione, e mio padre raccontava di quello che avremmo trovato al nostro arrivo.

Gli occhi della mia giovane mamma erano stanchi mentre teneva sul petto mio fratello addormentato.

In lontananza il temporale nutriva di sé la terra portando gocce ricche, generose.

Ricordo il vento, profumato di quella nota speciale che mescolava legno, erba giovane ed erba secca, polvere rossa, sentore di roccia in un unico aroma olfattivo che dava potenza al mio personale album dei ricordi.

Da allora, ogni temporale che si rispetti mi riporta lì, a quella mia piccola eppure immensa felicità.

Pimpra

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AFFERRA LA SENSAZIONE E PORTALA NEI TUOI RICORDI

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Quando ti passa vicino, hai il dovere di afferrarla stretta, anzi di tatuare la sensazione che ti trasmette nel cuore. Perché la Felicità, di sé, non lascia una vera traccia tangibile, ma unicamente una percezione, un ricordo.

Nulla è più etereo, vacuo, infinitesimale, effimero e sottile di ciò che definiamo Felicità.

Mi è passata vicino domenica, un giorno che di norma detesto, perché – da che esisto – la associo a qualcosa che ha termine. Che finisce. Che muore.

Invece no, dipende, come sempre, dagli occhi con cui si guardano le cose, per far cambiare loro aspetto.

Una sveglia precoce, grazie alle Gattonzole che, oltre le 8 del mattino non mi lasciano a letto, una bella e inaspettata gita al mare, e, ciliegina sulla torta, una romantica cena a due, in “coppa al mare” a sbafare pesce a quattro palmenti.

La Felicità sta nelle piccole cose.

Nel sorriso di mia madre quando – entusiasta – ha risposto al mio estemporaneo invito a cena “Mamma, si va? Che dici? Ti porto a cena ai Filtri, ma andiamo in scooter sia chiaro!” lei che aderisce con gioia estrema, divertendosi alla grande all’idea del tragitto su due ruote.

Basta davvero poco per prendersi quella sensazione di pienezza, di felicità pura, di godimento cellulare per il solo fatto di essere vivi e di respirare.

Ho nella mente i colori del tramonto, i giochi delle nuvole in cielo, le prime luci che si accendono, il profumo degli alberi in fiore, il respiro profondo e ritmato del mare, l’odore della griglia di pesce, le chiacchiere, le risate, il tintinnio delle posate, lo sguardo felice di mia mamma su di me, su di noi, le chiacchiere madre e figlia, di quelle che non hai mai tempo di fare perché dimentichi sempre di prenderti quel tempo.

Eccola lì la Felicità, quella che devi richiamare nei giorni grigi, nei giorni in cui non trovi il senso del tuo esistere, nei giorni in cui non sai dove sei.

In fondo Felicità è anche l’odore dell’asfalto dopo la pioggia, del pesce sulla griglia, del collo di tua mamma che, anche per andare in scooter insieme a te, non dimentica mai di indossare la goccia del suo profumo preferito.

Che gioia.

Pimpra

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#Vogliadileggerezza. Cosa mi fa “sexy” una donna

Nuovo hastag: #vogliadileggerezza. Come dire, mi sento parecchio superficiale a scriver di cazzate, e dio solo sa quante ne ho già scritte e ne scriverò, ma voglio sdoganare questo bisogno di “leggerezza” dichiarando la mia piena facoltà mentale nell’essere “frivola”.

Quindi siete avvisati: se le cazzate non sono per voi, non andate oltre il titolo. 

*****

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Che nessuno pensi che le donne non guardino le altre donne e, soprattutto, che lo facciano con occhi positivi, non solo andando alla ricerca del “pelo nell’uovo”, utile a distruggere la potenziale competitor nella lotta quotidiana per l’affermazione della propria femminilità, per emergere dalla massa e tutti i terribili “bla bla bla” della vita moderna.

Lo sguardo femminile sa anche essere molto benevolo e trarre ispirazione dalle altre donne.

Ciò premesso, in questo periodo dell’anno in cui iniziamo a togliere strati di vestiti, la sottoscritta osserva le signore con uno sguardo particolare: cosa mi rende sexy una donna a me?

Non è storia di attrazione erotica, è proprio un discorso legato alla fascinazione seduttiva che ogni essere umano porta in sé e offre al mondo.

Nel tempo della mia maturazione, esamino in modo diverso: gli occhi sulle giovani  sono posati con delicatezza, come quando si ammira il bocciolo del fiore che verrà. A volte le trovo deliziose, a volte vorrei poter dare loro dei consigli per evitare – almeno – che si facciano così – esteticamente – male. Ma non si può. La giovinezza è anche palestra di errori e di ricerca, pertanto bene così.

Amo le donne più grandi, quelle che cominciano ad avere le rughe sul volto, i segni della loro storia e mi piace soffermarmi ad osservare il messaggio che mandano mentre ondeggiano per strada portando, fiere leonesse, l’orgoglio dei loro anni.

Ce ne sono di fantastiche, donne piene, realizzate nella loro essenza, “rotonde” di quella rotondità energetica che è la donna, nel suo essere vaso, coppa, abbraccio e accoglienza. Si percepisce tutto questo mentre camminano, incuranti della giovinezza che passa loro accanto, lasciando la scia profumata che le racconta.

Poi, nonostante le mie buone intenzioni intellettuali, mi parte l’embolo “fisico” e lo sguardo corre sulle linee del corpo a verificare se l’oggetto della mia speculazione, oltre ad aver lavorato sul fascino, non ha trascurato almeno una sana cura del corpo.

Qui, lo dico, talora cade l’asino. Appare evidente come, le Signore, a volte, si lascino andare alla trascendenza degli anni, dimenticando che, il corpo, è e resta tempio sacro della loro essenza.

Non si tratta di performare, di portare la cellulite dal chirurgo plastico che la succhi via con le cannule o di farsi iniettare fiumi di filler per simulare la freschezza della verde età.  Si tratta, semplicemente, di amor proprio, saper trovare il tempo per se stesse, nel turbinio della vita moderna, da dedicare allo sport.

Non all’estetista che con programmi miracolosi promette, senza “pain” di “gain” una forma fisica decente. Amore per sé è dedicare tempo per sé: camminare, fare qualsiasi sport piaccia, andare in palestra… insomma “muovere il culo”.

Non posso sopportare donne meravigliose che hanno buttato loro stesse da parte, come vecchi materassi da sostituire, perché hanno dimenticato loro stesse dietro a tutto o, semplicemente, per pigrizia.

L’algoritmo della sexytudine è in funzione del fascino, del carisma, dell’intelligenza e – pure – di un corpo mantenuto sano e scattante.

Specie per voi, mie adorate Signore che avete da tanto un uomo al vostro fianco… TAKE CARE OF YOURSELF!!!!

Pimpra(ntissimarompicoglioni)

Ps: a me mi sexyzzano quelle con un corpo tonico, a prescindere dalla taglia 😉

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