TRIPLETE: BOCA TANGO VINCE ANCORA. #ditantointango

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Ha avuto luogo questo fine settimana, a Bologna, l’ultimo dei tre appuntamenti in programma di BOca TANGO.

Evento di più di 12 ore di ballo, dalle 14.00 di sabato alle 4.30 della domenica, una sorta di maratonina “very short” ma con tutte le caratteristiche della maratona vera: ottimi tj, ottimo parterre di tanguer*, ottime dimensioni di pista, piso adeguato, gioiosa e confortevole atmosfera conviviale.

Le tre donne che sono i deus ex machina ideatrici della kermesse, Antonella, Luciana e Marianna, possono davvero dire di aver vinto il triplete, e mi si passi l’orrendo paragone calcistico, ma un successo del genere è come stare in cima al mondo nel proprio settore.

La voce si è sparsa e tutti desiderano partecipare, incuriositi dalle parole di pieno entusiasmo proferite da chi ci è stato.

Ho avuto il piacere di essere presente alla prima data (leggi qui) e ho chiuso il cerchio con l’ultima, posso affermare che l’entusiasmo che io stessa ho provato la prima volta è stato superato in questo – per me – secondo appuntamento.

La sensazione che mi è rimasta e che mi ha particolarmente entusiasmato, è stata di partecipare a un “festino” all’antica maniera, ve li ricordate quelli degli ultimi anni di liceo, alla fine dell’anno scolastico quando non si vedeva l’ora di festeggiare, di ballare, di stare insieme? Ecco una sensazione del genere, il ballo di fine anno, la festa alla quale tutti vogliono essere invitati, dove però non sei uno sconosciuto ma ti ritrovi con il tuo entourage, possibilmente allargato, a fare festa, festa, festa. Per noi, condita, questa volta, con gli spitz aperol e tango a profusione.

Le tre Signore sopra citate hanno fatto un lavoro incredibile, perchè ci vuole arte per accogliere la gente e per farla stare così bene da voler sempre tornare. E il luogo, questa grande sala a vetrate sul giardino, dove i giovani, all’esterno, a loro volta ballavano l’hip hop, ognuno con la sua danza, ma insieme, guardandosi. Mi è piaciuto tantissimo.

Per coloro che – ancora- non hanno potuto fare l’esperienza e si stanno mordendo le mani, spoilero subito che non è finita qui, è stata infatti annunciata la prossima data a settembre, perciò stay tuned che ci saranno gli annunci ufficiali a breve.

Bologna si sta confermando sempre di più un polo di grande interesse nel panorama tanguero italiano e BOca TANGO ha preso il suo posto tra gli eventi più interessanti.

Antonella, Luciana e Marianna, il triplete è vostro. APPLAUSI!

Aspettiamo la prossima.

Pimpra

UNA MARATONA FRAGRANTE COME UNA PIADINA. LA ROMAGNA PORTEGNA #ditantointango

Sono tornata da qualche giorno e mi porto ancora dietro quella bella sensazione che solo degli eventi particolarmente riusciti sanno regalare.

La mia ultima volta alla Romagna Portegna risaliva al lontano 2018, sembra un secolo fa, la vita precedente la pandemia, quello che è venuto dopo ha sparigliato completamente le carte del nostro vivere quotidiano in tutte le sue sfumature, eventi di tango compresi.

La terra di Romagna porta con sé un abbraccio accogliente, quasi materno, l’ho scritto più e più volte, impossibile non sentirsi a casa anche se ospiti. Lo spirito guida di questa maratona è specchio fedele di questo mood romagnolo, unico al mondo.

La location storica, il palazzetto vecchio del turismo, è rimasta la stessa che conoscevo già, ma l’esperienza delle edizioni precedenti ha saputo migliorare, se pure ce ne fosse stato il bisogno, i servizi a favore dei tangueros.

Non avevo memoria che il buffet continuativo durante le lunghe sessioni di maratona fosse così ricco e variegato, per di più con prodotti del territorio da leccarsi i baffi. Ringrazio i ballerini che mi sono venuti a prendere con costanza, altrimenti mi sarei letteralmente “scatafasciata” di cibo, per quanto fosse stuzzicante. Un buon buffet, diciamocelo, fa piacere a tutti oltre ad essere un punto aggregativo di non poco conto.

Non riesco a trovare un difetto, davvero, l’atmosfera calda ed accogliente ha lambito lo spirito di tutti i maratoneti tanto che ballare è stato davvero “facile”, senza sforzo, senza muri invalicabili da nessuna delle due parti, senza i maledetti gruppetti infestanti che rovinano quella buena onda che si crea naturalmente tra coloro che desiderano condividere, stare insieme. I set di musica sono stati da super wow regalando pomeridiane e serali che non si poteva stare fermi. Personalmente ho amato che la maratona chiudesse alle ore 2.30 del mattino, riuscendo così a fare chiusura ogni sera che per me è un miracolo.

Questo bel stare è senza dubbio merito degli organizzatori (i bellissimi soggetti che vedete nella foto) che hanno dato questo imprinting basato sull’accoglienza vera ad ogni edizione. Ma mi sembra che questa lo sia stata particolarmente.

Voglio ringraziare pubblicamente le amorevoli ballerine che si sono prestate a ballare con me in versione leader principiante, siete state assolutamente adorabili, grazie di cuore! Prometto che la prossima volta le mie capacità saranno migliorate e farsi una tanda sarà piacevole!

A proposito, affrontare la pista, incasinata lo dico, senza una vera ronda, lo dico, è affare davvero complicatissimo. Quando è accaduto a me di portare la mia follower ero in ansia globale, in difficoltà sulla rotta da tenere che in ogni piccolo avanzamento mi arrivavano onde anomale da tutti i lati: difficile, maledettamente complicato. Le amiche che ballano da leader da molto più tempo mi hanno rassicurata che, con la pratica, si riesce a surfare anche dentro un flusso completamente incontrollato. Speriamo bene. Però bisognerebbe abituarsi ad essere più ordinati in pista.

Mi sento tranquillamente di affermare che la Romagna Portegna è una di quelle maratone da mettere nel proprio carnet tanguero, un evento che fa bene allo spirito, ci si sta in assoluto relax godendosi il weekend di tango, musica, amici, spiaggia e- ovviamente, buon cibo romagnolo.

Un gioiellino di maratona incastonata nella riviera più famosa d’Italia, ma che vuoi di più? Una fragrante piadina grazie!

Pimpra

FLORES DE MAYO. IL CIRCOLO TRIESTE TANGO HA CREATO UNA MAGIA.

Lo scorso fine settimana a Trieste ha avuto luogo la prima edizione di “Flores de Mayo” una manifestazione ricca di eventi il cui filo conduttore è il tango argentino e la cultura del paese che gli ha dato vita.

Una nutrita kermesse, dove, oltre al tango in milonga, sono stati creati spazi musicali dedicati all’ascolto, lezioni propedeutiche alla conoscenza di balli folkloristici (che hanno avuto un successo andato ben oltre le migliori aspettative!), conferenze sugli aspetti storici e tecnici di questo ballo e una finestra sulla gastronomia argentina.

Ho partecipato a due delle tre milongas in programma e, devo dire, di essere rimasta stupita dalla qualità dei musicisti che ho ascoltato unita alla capacità dei Tj che hanno condiviso il set con la musica dal vivo.

La sala, un gioiellino, la Piccola Fenice che, con il suo ampio spazio e un pavimento di legno da leccarsi i baffi- anzi le scarpette, ha offerto una pista da ballo di tutto rispetto adatta a contenere un grande numero di danzatori.

Ho visto volti felici, tangueros soddisfatti, ottima musica e un parterre cresciuto in termini di numeri e di qualità. Il lavoro che il direttivo del Circolo Trieste tango sta portando avanti sta oggettivamente dando i suoi futti, anzi fiori, offrendo eventi sempre ben organizzati e di qualità.

A mio modesto parere questo evento deve diventare ricorrente, a primavera inoltrata, in questa nostra piccola e deliziosa città di mare, per cui ho chiesto al presidente in pectore, Maurizio Chivella, di indicarmi le date della prossima edizione, lui, per scaramanzia, non si è voluto sbilanciare, ma spera vivamente si possa riproporre l’anno prossimo, nello stesso periodo.

Pertanto amici segnate in agenda, lasciate uno spazio tra i mille impegni che vi portano in giro per l’Italia e oltre, e organizzatevi un passaggio anche qui da noi, nel lontano nord est, a Trieste, terra di mare e di vento, di ottima enogastronomia e di una speciale accoglienza austroungarica!

Pimpra

ETDS 2024, 11 EDIZIONE: MEMORABILE. #ditantointango

Ci sono eventi di tango che fanno letteralmente rifiorire, uno di questi è, senza dubbio alcuno, quello organizzato da SpaziotangoBologna, il primo weekend di aprile. Non per nulla, nel primo farsi di primavera.

Ho felicemente perso il conto del numero di edizioni alle quali ho partecipato ma posso, con sicurezza affermare che, il crescendo di divertimento tanguero, aumenta di edizione in edizione.

Tenere l’asticella sempre alta, scollinare tutti i periodi terribili che stiamo attraversando, la concorrenza spietata, rende ETDS una perla nel panorama italiano. A mio modesto parere, ovviamente.

Sono sempre più convinta che la formula “corta” sia quella vincente: una pomeridiana, una serale, una pomeridiana, poi tutti a casa. Ho la sensazione che l’energia tanguera esploda più intensamente, perchè il tempo è tiranno e la fame di abbracci si fa più intensa. Quest’anno le scorribande sono iniziate il giorno prima, la sera del venerdì, per dare la possibilità a più persone di godersi la festa: si sono presentate in 250 un numero incredibile e inaspettato che la dice lunga sull’ottima reputazione mediatica che ETDS mantiene da anni, da 11 anni per essere precisi.

La formula dell’evento all’interno del complesso alberghiero è, per me, la preferita. La mente si libera, consapevole che, in ogni momento, si possono lasciare i giochi, salire in camera, restarci o scendere nuovamente. Per me, il top della comodità.

Un altro aspetto rilevante a Etds è che non si iscrivono i gruppi di quelli che stanno solo tra di loro, ballano solo tra loro, esistono solo loro. Si sta insieme, si balla tutti con tutti, modalità easy way, senza stress, senza ansia da prestazione. Certo che ci sono le varie “delegazioni” di diverse provenienze ma il bello è che, una volta arrivate sulla pista, si dissolvono mescolandosi con tutti gli altri.

Questo è stato l’anno delle TJ donne, a parte l’apertura del venerdì a firma di Zizzu che ha fatto il botto di pubblico.

Ognuna delle Signore della consolle ha offerto la sua personalissima visione e proposta musicale: la prima pomeridiana dai toni soft, calibrati e senza eccessi, tj Iskra Strateva, per passare alla serale carica di pathos, tj Valeria Norcia, di colori e di vibrazioni emozionanti, per finire con l’ultima pomeridiana elettrizzante, adrenalinica, dall’effetto dopaminergico, tj Caterina Inglese.

C’è stato un momento in cui mi sono sentita una pazza furiosa, già indossati gli abiti borghesi e le sneaker e pronta a partire, ho abbrancato un ballerino e così come stavo mi sono gustata la mia “ultima tanda”. Completamente invasata!

Da partecipante non posso che augurarmi che questa meravigliosa e accogliente festa, continui a renderci così tanto felici, soddisfatti e appagati ancora per molti anni.

Un ringraziamento speciale a Simona, a tutto il direttivo e al numeroso staff per un’edizione che resterà nella memoria!

Pimpra

TOSCA 2024. TUTTO CAMBIA, NIENTE CAMBIA. #ditantointango

Non c’è primavera senza la Tosca, “La maratona” italiana per eccellenza. I primi 2 lustri scollinati con l’agilità di una gazzella, ripropone di anno in anno una formula consolidata, rodata nel tempo e garanzia di qualità.

La location ruba ogni volta il cuore, una meravigliosa villa immersa nelle colline toscane, con una pista da ballo allestita in un pavillon con vetrate sul giardino. Vale la pena partecipare anche solo per godere del luogo.

Rimane immutata la qualità dei servizi, puntuali e rigorosi, migliorati – se possibile- per agevolare in tutto e per tutto la vita dei maratoneti. Cibo ottimo, con specialità del luogo che fanno assaporare la bellezza sensuale della Toscana anche attraverso le papille gustative.

Ho perso il conto di quante edizioni di Tosca mi hanno vista partecipare e, spero che con questa mia dichiarazione di longevità, l’anno prossimo non mi vengano chiuse le porte, ho potuto vivere i cambiamenti nella grande vague tanguera degli ultimi 12 anni.

La mia prima nel 2012, la mail di risposta con quella meravigliosa parolina “IN” mi mandò ai matti dalla felicità. Ho ballato insieme al gotha del tango europeo del tempo, insieme, non “con” perché se non eri conosciut* come ballerin* e all’altezza, nemmeno potevi pensare di avvicinarti a una tanda con i mostri. Però ballarci vicino era comunque una sensazione meravigliosa che spronava a studiare per crescere e, chissà, magari un giorno, avere la possibilità di ballarci insieme.

Gli anni passano, e così il parterre muta.

L’edizione di quest’anno è stata più che mai inclusiva, accogliendo in pista anche tangueros acerbi (in termini di chilometri di tango nelle gambe), di entrambi i sessi, coppie comprese. Per noi che siamo oramai la vecchia guardia è una novità, nel senso che la maratona è diventata meno “stressante” da un certo punto di vista. Meno ansia da prestazione, più livelli di ballo, più possibilità di divertirsi per tutti.

In assoluto è questo il cambiamento più grande che ho percepito. Meno imperatori e imperatrici irraggiungibili, nonostante non mancassero i tangueros di categoria altissima, una fascia di ballerini medio alta e pure i pulcini della pista.

Se dovessi dare un titolo alla Tosca 2024 direi “INSIEME”.

Considerato il tempo che stiamo vivendo, con ciò che intorno a noi accade quotidianamente, avere la possibilità di potersi concedere un fine settimana così delizioso, è una fortuna immensa. Poterlo fare condividendo la gioia a 360 gradi, mi pare ancora meglio.

Grazie alle Tosche che non deludono mai. Il mio cuore è con voi.

Pimpra

DON VALERIO CI HA VISTO LUNGO. #ditantointango

Gli ingredienti che fanno di una milonga una milonga di successo sono, a parere mio, essenzialmente tre: i padroni di casa e lo staff, musicalizador, e piso/ pista+sala.

La storica sede della scuola triestina di tango dei maestri Ester Orlando e Mauro Damiani che hanno formato generazioni di tangueros locali, ha cambiato veste, trasformandosi da una anonima sala utilizzata unicamente perchè spaziosa a uno spazio accogliente, aggregativo, dove incontrarsi per ballare bene, su un pavimento degno di tale nome: di legno.

L’incredibile trasformazione del locale, benchè piuttsto grande, è avvenuta grazie alla visione lungimirante di don Valerio Muschi della parrocchia Madonna del Mare che ha deciso di trasformare la sala parrocchiale in uno spazio di pura accoglienza, dedicato al tango e a tutte le attività ludico-didattiche della parrocchia destinate a un pubblico diversificato per età e interessi.

Ieri sera, milonga inaugurale a cui il popolo locale e non solo ha risposto con entusiasmo, restando felicemente sorpreso per le migliorie e la piacevolezza acquisita da luogo.

I nostri ospiti, Ester e Mauro, sempre attenti alle esigenze dei ballerini, si sono prodigati per farci sentire, una volta in più, a casa, in un ambiente confortevole e gioioso dove poterci esprimere nella nostra grande passione: il tango.

Un tocco sostanziale alla festa lo ha dato sicuramente il musicalizador della serata, Paolo Vagliasindi che, mai come ieri sera, ci ha deliziato con tandas sfiziose mantenendo vivace e vigorosa l’energia di tutta la sala.

Il prossimo appuntamento tra un mese! Non possiamo mancare! Tutte le info qui.

Pimpra

PS: Gioiosi e distrutti a fine milonga. Nessun uomo è stato maltrattato per la foto. Apprezzate la meraviglia della sala sullo sfondo. Ecco. 😀

“VENITE A NOI”. PICCOLO SPAZIO PUBBLICITA’. #ditantointango

Viaggiando la penisola per ballare, e lo faccio da tre lustri abbondanti, mi rimane ancora un sapore dolce amaro vedendo che la mia regione, il Friuli Venezia Giulia, non risulti particolarmente attrattiva nei confronti del popolo tanguero migratorio.

Eppure la regione è attraente ed offre delle piacevoli chicche a chi, oltre a caplestare le assi di legno della pista da ballo, desidera dedicarsi al turismo, anche di tipo enogastronomico. Le possibilità non mancano, credetemi!

Come accade per le fughe dei cervelli, pure i tangueros oriundi prediligono andare a ballare fuori dai confini regionali, non fosse altro che per trovare nuovi stimoli. Ci sta, non si cresce se non ci si confronta, diventa noioso ballare sempre con le stesse persone, è naturale la voglia di cambiare.

Trieste ci ha provato più volte ad attrarre gli sguardi da fuori, per la cronaca cito solo due eventi molto diversi che hanno segnato un’epoca. Chi non ricorda le edizioni del TTYTù, maratona super carina organizzata da un manipolo di amici che ha riscosso un incredibile successo e, come non citare l’International Trieste Tango Festival che per 8 anni di fila ha portato in città gli amanti del genere dal mondo intero.

Però non basta, in ogni provincia della regione, da Udine a Pordenone a Gorizia si organizzano milonghe regolari ed eventi speciali, con attenzione e cura ma, nonostante gli sforzi profusi, faticano a richiamare con una certa continuità, la partecipazione massiccia di tangueros stranieri, italiani e non.

Da ballerina mi perdo con le bave a sognare il pubblico danzante delle milonghe dell’Emilia-Romagna (solo per citare una regione a caso ma che mi ha letteralmente rubato il cuore), dove al mix dei ballerin* locali si uniscono moltissimi partecipanti da altre regioni italiane, me compresa, creando milonghe, eventi, di una piacevolezza assoluta.

Siamo bravi e carini anche noi, quelli dell’estremo nord est d’Italia, di cui il popolo tanguero si ricorda solo quando passa di qui per andare a fare le vacanze al mare in Croazia o per ballare a quel bellissimo festival lì dei primi di luglio. Non è gelosia, la mia, ci mancherebbe, è che mi piacerebbe vi innamoraste anche di noi, dei nostri spazi, dell’offerta che abbiamo e che saremmo felici di poter ampliare, migliorare e condividere anche con voi.

Ieri pomeriggio la milonga del Circolo del tango di Trieste in quella sala bellissima della piccola Fenice, un luogo che merita di essere riempito della più variegata qualità di tangueros da ogni dove. Il giorno precedente una super milonga al Circolo Zoo di Udine, con i maestri Eloy Octavio Souto e Soledad Larretapia, escamotage perfetto per godersi una combo di tango di alta qualità. Solo per citare le prime possibilità di ballare che mi sono venute in mente in un fine settimana qualunque dell’anno.

Per concludere, Amici tangueros, questa regione aspetta a voi, a braccia aperte, pronta per abbracciarvi come si deve, con calore e ospitalià!

Informatevi qui e qui e qui .

Vi aspettiamo!

Pimpra

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ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE. IL LEADER E I SUOI BENEFIT. #ditantointango

Da qualche tempo a questa parte, una follower spaiata che si iscrive a qualsiasi tipo di evento che preveda il bilanciamento dei ruoli, si vede spesso arrivare nella casella di posta, lunghe mail di scuse degli organizzatori per averla collocata nella black list degli esclusi “la waiting list”.

La waiting list, al 99% delle volte, non si sblocca e la malcapitata follower sa che quell’evento per lei è bruciato.

Da vent’anni a questa parte e, ovviamente, da molto tempo prima, la vita sociale della single follower è stata in salita, ma in questi tempi moderni, è diventata un martirio. Se a questo aggiungiamo magari un’età non più verdissima della malcapitata, l’impresa di essere “IN” ha del miracoloso.

Una volta, arrivata la mail asciutta in cui leggevi la fatidica frasetta maledetta “waiting list”, chiudevi la mail, la eliminavi, “Non è andata, pazienza, tanto si sa che da sole è difficile”.

Oggi, la stessa letterina arriva con un panegirico di scuse da parte degli organizzatori – pure loro spaesati- poichè, ad iscrizioni aperte, in un men che non si dica, orde di ballerine spaiate si iscrivono e i maschi se la prendono con molto calma, permettendosi l’iscrizione all’ultimo momento, consapevoli che, con la fame di leader che c’è, vengono presi di sicuro.

Allora sapete che vi dico – sticazzi! Questa non è democrazia sociale ma un vero e proprio abuso di posizione dominante!

Se ci fossero organizzatori con due palle così potrebbero imporre una regola: vuoi partecipare, tu, maschio leader principe assoluto del piso, allora hai tempo di farlo entro tot dalla data dell’evento, perchè, se lo fai dopo, la quota di iscrizione per te cresce del 20% in più (o una parcentuale fastidiosa e pesante a scelta) e, oltre una certa dead line, non puoi proprio iscriverti più. (Organizzatori lo fate di già?)

Non è affatto democratico che le follower, pur viaggiando con l’agendina aggiornatissima all’ora in cui si aprono le iscrizioni, precise come orologi svizzeri nell’inviare puntualissime i loro form compliati senza errori, debbano sempre e sempre più spesso fare i conti con la frustrazione di vedersi, una volta in più, mettere in quel purgatorio infame della lista d’attesa. Forse un NO secco è meglio dell’inutile illusione di questa fastidiosa lista di attesa.

Quanto ai leader, bella la vita a surfare tra i corteggiamenti delle ballerine alla ricerca spasmodica di un cavaliere con il quale poter fare questo cavolo di match così da non danneggiare il balance dell’evento. Proprio una bella vita. Mi rivolgo a voi: siete i re del mondo, i più belli, favolosi, incredibili e performanti potenziali compagni di ballo di ogni follower che calpesta il piso, fate un atto di benevolenza al mondo, scendete dal vostro piedistallo e iscrivetevi agli eventi in tempo ragionevole, come se – veramente- foste interessati a partecipare, perchè ballare lì in quella location, in quel periodo dell’anno, è una cosa che desiderate veramente fare! Organizzatevi come facciamo noi e prendete le decisioni in tempo reale.

A M E N. Andate in pace.

Pimpra

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QUELLE FRIVOLEZZE A BORDO PISTA CHE TALI NON SONO. #ditantointango

Quando sono a bordo pista osservo i danzatori con interesse e curiosità. Di solito miriamo il/la partner che conosciamo, oppure andiamo alla scoperta di nuovi abbracci.

Guardo le movenze, ma pure i volti di entrambi, cercando di capire se la magica connessione prende i due elementi della coppia. Dagli sguardi, da piccoli segnali del corpo, con attenzione e pratica, si possono immaginare delle sensazioni dalle quali il desiderio di farsi la tanda con talun* o talatr* cresce o si spegne.

In questo gioco alla ricerca della scintilla che illuminerà la data tanda, secondo me, entra un altro elemento, dall’apparenza superficiale ma che tale non è: l’abito.

Avete mai notato nelle mirade che fate e che ricevete quanto vi rubi o meno l’attenzione l’abito dell’invitante, caso follower, o dell’invitata, caso leader?

Sono sempre più convinta che il vestito indossato abbia il potere di esaltare, modificare, definire lo “stile” di chi balla.

In quanto follower, ho l’armadio strapieno di vestiti per ballare che ci potrei fare un mercatino dell’usato, ovviamente, come la quasi totalità delle donne, quando devo decidere cosa indossare in milonga o mettere in valigia per un evento, mi sembra che l’armadio 4 stagioni sia vuoto.

Il vestito non risponde unicamente alla logica del comfort poiché ballare implica movimento ma, in primis, a una dimensione della mente, sempre diversa, che deve trovare un vantaggioso accordo tra ciò che il corpo desidera fare e l’asse mente/cuore trasmettere. Pare una banalità, ma se ci fate caso, quasi nessuno indossa cose a caso. (Ho scritto “quasi” nessuno).

Percepisco una netta differenza nel modo di ballare se indosso una gonna fluida che si muove con me e accarezza i movimenti, piuttosto che quando ballo con un abito fasciante tutt’uno con la pelle. Non si tratta di comodità per le gambe, quanto di una sensazione sottile che da dentro (emozioni/sentimenti/percezioni) riverbera all’esterno.

Non solo la forma e la struttura dell’abito ma pure il colore ci influenza, la stampa, le cromie più o meno forti o delicate.

Credo che anche per l’uomo sia un po’ la stessa cosa, con la sola differenza che - fino ad ora- è legato all’utilizzo dei pantaloni e quindi le possibilità di variazioni sul tema sono più ridotte, ma non si sa mai come il costume possa evolvere in futuro.

Di base siamo sensibili a sottigliezze di cui nemmeno ci rendiamo conto e, sia quando scegliamo la persona con la quale ballare che quando siamo scelti, anche questi dettagli, apparentemente poco importanti, finiscono per giocare un loro ruolo.

Per concludere, ricordiamoci che “mezzo è messaggio” e che l’abito – sempre - parla di noi.

Pimpra

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QUANDO DIETRO LE QUINTE CI SONO LE DONNE. BOca TANGO DAY. #ditantointango

Il mio anno tanguero ha preso vita in Emilia Romagna dando un felice imprinting alle mie velleità danzerecce, riportandomi, una volta ancora, nell’accogliente terra del tortellino (e non solo!).

Una formula che amo particolarmente: un “All you can dance” di 14 ore di fila. Un sabato dedicato all’attività preferita: ballare e – soprattutto – ballare bene.

In Emilia Romagna, diciamocelo, sono molto viziati, non c’è parquet che si calpesti dove non si trovi ottima offerta di ballerin* che siano oriundi o in trasferta, di sicuro amano ritrovarsi colà. Me compresa.

Della sede prescelta, Casa Katia Bertasi ne ho già parlato qui, ribadisco la comodità di raggiungerla, specie per la sottoscritta che ha viaggiato in treno, oltre la piacevolezza di ballare in una ampia sala vetrata con affaccio sul verde.

Quale sia la formula di una nuova milonga nel ricco panorama bolognese, non mi è difficile identificarlo: la passione di tre donne, le art director dell’evento, che, oltre alla esperienza come ballerine ed insegnanti di tango, hanno messo la sensibilità e l’organizzazione tipica delle donne.

Programma cristallino: offriamo 14 ore di ballo, piccoli snacks (non vi riempiremo la pancia perciò organizzatevi, ma noi vi forniamo tutte le informazioni per aiutarvi, compresi i cockatil al bar a prezzo convenzionato), una tonnellata di deliziose arance Resca che fanno anche bene alla salute (ps: next time provate a noleggiare il macchinario utile alla spremitura del nettarino frutto così da agevolare gli avventori dell’aranciata), una super coppia di Dj che ci hanno fatto fondere la suola delle scarpe.

Trovo interessante la formula che le tre madrine di BOca tango, Antonella, Luciana e Marianna hanno scelto, il prossimo incontro a marzo per concludere (in questa prima fase) a giugno. Diluire l’evento per dare la possibilità anche a chi non è dei luoghi di organizzarsi il viaggio, e, immagino, anche per non andare contro alle milonghe fisse di Bologna e dintorni. Sensibilità tutta femminile, a mio parere e forse, anche legata alla logistica di sala che, bella com’è, sarà spesso utilizzata per eventi.

Cosa posso aggiungere se non che è sempre un piacere assistere a un “ciack si gira” di una prima edizione che finisce con l’esclamazione “buona la prima”!

Felice di essere stata presente e ballare il vostro successo!

Pimpra

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