Principessa Pimpra (e altre storie da rientro). #ditantointango

Le mie vacanze sono finite e la vita riprende regolare i suoi ritmi.

Primo giorno d’ufficio, pesante come un macigno: ho persino faticato a ricordare la password per accendere il computer. Ma che gloriosa sensazione, quella di aver staccato veramente da tutto!

Sono stati giorni pieni, ricchi di attività e di piccole incombenze, ma vissuti con un tempo fluido, tutto per me. Giornate al mare con l’amata brigata di Villa Arzilla, pomeriggi assonnati in compagnia dei miei gatti, sessioni sudatissime in palestra. Ritmi più lenti, dove il vuoto delle pause è stato la migliore delle melodie.

Per congedarmi dalle ferie ci voleva una maratona di tango in compagnia degli amici più cari. Con la solita, deliziosa sensazione di andare in gita scolastica: fa bene allo spirito. Anche in questa edizione, Romagna Portegna ha confermato di essere una tappa assolutamente piacevole nel panorama italiano. Non una maratona “da VIP”, ma una festa di tangueros con tanta voglia di ballare senza preclusioni. Un mood giocoso e rilassato che ha contagiato l’atmosfera generale, regalandoci tande davvero speciali.

Una in particolare mi ha colpita nel profondo. Durante quel vals, per la seconda volta nella mia vita tanguera — la prima fu molti anni fa con Pablo Verón — mi sono sentita una principessa. Mentre lo scrivo sorrido, consapevole di quanto il paragone possa sembrare infantile, eppure è stata esattamente quella la mia sensazione.

La tanda è letteralmente scivolata via sotto i piedi, in un susseguirsi di movimenti fluidi, sorprendenti, dinamici e naturali. Una magia resa possibile dal ballerino con cui ho condiviso l’abbraccio: presente ma mai coercitivo, mi ha accompagnata dentro una fiaba. Mi ha fatto percepire le nuvole sotto le scarpe, come se volassi. Non ero più io col mio corpo di tutti i giorni, ma una principessa della Disney — probabilmente una Cenerentola bionda, eterea e senza peso, eppure incredibilmente connessa e presente.

Sentirsi “principessa” per una che non lo è mai stata (i miei genitori non mi hanno mai chiamata così, e men che meno i miei amori) vi assicuro che è uno stato d’animo incredibile. È merito di quel ballerino straordinario se ho potuto vivere un turbine di sensazioni così poetiche.

Ci pensavo poi: qual è stato l’ingrediente speciale che mi ha fatto ballare in questo stato di estasi? Non ho trovato una risposta, ma va bene così. L’attimo resta impresso dentro di me, ed è l’unica cosa che conta.

Forse mi sto rimbecillendo, o forse ho trascorso troppe giornate circondata dalla brigata di Villa Arzilla… Ma anche se fosse, voglio ballare ancora così.

Principessa Pimpra: suona bene, non c’è che dire!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

UNA MARATONA FRAGRANTE COME UNA PIADINA. LA ROMAGNA PORTEGNA #ditantointango

Sono tornata da qualche giorno e mi porto ancora dietro quella bella sensazione che solo degli eventi particolarmente riusciti sanno regalare.

La mia ultima volta alla Romagna Portegna risaliva al lontano 2018, sembra un secolo fa, la vita precedente la pandemia, quello che è venuto dopo ha sparigliato completamente le carte del nostro vivere quotidiano in tutte le sue sfumature, eventi di tango compresi.

La terra di Romagna porta con sé un abbraccio accogliente, quasi materno, l’ho scritto più e più volte, impossibile non sentirsi a casa anche se ospiti. Lo spirito guida di questa maratona è specchio fedele di questo mood romagnolo, unico al mondo.

La location storica, il palazzetto vecchio del turismo, è rimasta la stessa che conoscevo già, ma l’esperienza delle edizioni precedenti ha saputo migliorare, se pure ce ne fosse stato il bisogno, i servizi a favore dei tangueros.

Non avevo memoria che il buffet continuativo durante le lunghe sessioni di maratona fosse così ricco e variegato, per di più con prodotti del territorio da leccarsi i baffi. Ringrazio i ballerini che mi sono venuti a prendere con costanza, altrimenti mi sarei letteralmente “scatafasciata” di cibo, per quanto fosse stuzzicante. Un buon buffet, diciamocelo, fa piacere a tutti oltre ad essere un punto aggregativo di non poco conto.

Non riesco a trovare un difetto, davvero, l’atmosfera calda ed accogliente ha lambito lo spirito di tutti i maratoneti tanto che ballare è stato davvero “facile”, senza sforzo, senza muri invalicabili da nessuna delle due parti, senza i maledetti gruppetti infestanti che rovinano quella buena onda che si crea naturalmente tra coloro che desiderano condividere, stare insieme. I set di musica sono stati da super wow regalando pomeridiane e serali che non si poteva stare fermi. Personalmente ho amato che la maratona chiudesse alle ore 2.30 del mattino, riuscendo così a fare chiusura ogni sera che per me è un miracolo.

Questo bel stare è senza dubbio merito degli organizzatori (i bellissimi soggetti che vedete nella foto) che hanno dato questo imprinting basato sull’accoglienza vera ad ogni edizione. Ma mi sembra che questa lo sia stata particolarmente.

Voglio ringraziare pubblicamente le amorevoli ballerine che si sono prestate a ballare con me in versione leader principiante, siete state assolutamente adorabili, grazie di cuore! Prometto che la prossima volta le mie capacità saranno migliorate e farsi una tanda sarà piacevole!

A proposito, affrontare la pista, incasinata lo dico, senza una vera ronda, lo dico, è affare davvero complicatissimo. Quando è accaduto a me di portare la mia follower ero in ansia globale, in difficoltà sulla rotta da tenere che in ogni piccolo avanzamento mi arrivavano onde anomale da tutti i lati: difficile, maledettamente complicato. Le amiche che ballano da leader da molto più tempo mi hanno rassicurata che, con la pratica, si riesce a surfare anche dentro un flusso completamente incontrollato. Speriamo bene. Però bisognerebbe abituarsi ad essere più ordinati in pista.

Mi sento tranquillamente di affermare che la Romagna Portegna è una di quelle maratone da mettere nel proprio carnet tanguero, un evento che fa bene allo spirito, ci si sta in assoluto relax godendosi il weekend di tango, musica, amici, spiaggia e- ovviamente, buon cibo romagnolo.

Un gioiellino di maratona incastonata nella riviera più famosa d’Italia, ma che vuoi di più? Una fragrante piadina grazie!

Pimpra

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