CREATIVO SACRILEGIO

Cosa c’è di più sacro, di più amato, desiderato, agognato, sognato oggetto del desiderio per una donna che, in aggiunta, balla il tango?

LE SUE SCARPE.

Non bastano mai.

La folle corsa ad accaparrare paia su paia non conosce limiti e dilaga infestante come il virus di Ebola. Non ci si può sottrarre. Malattia letale. Feticismo ai limiti.

Ebbene, quest’oggi, ho messo in atto il più sublime e creativo sacrilegio che, una donna e ballerina di tango, potesse anche solo concepire: utilizzare le amatissime “bambine” all’esterno di una pista di ballo!

FOLLIA!

Invece no.

Come il mio nuovo amico Osho insegna, alla luminosa affermazione di “Ama te stesso”, ho trovato – con grande amore- la soluzione a un problema di outfit lavorativo che dovevo assolutamente risolvere.

Tutto era perfetto: il minimale abito bianco, la giacchettina asciutta, la borsa da lavoro grandicella in pendant ma… le scarpe – orrore!!!-  con il tacco da rifare, pertanto immettibili sulla marmorea superficie dove dovevo recarmi per lavoro.

E poi, in un attimo, l’illuminazione: le scarpette che non riesco ad utilizzare per ballarci perfette per chiudere il mio look in modo impeccabile.

Detto fatto.  Sono chic e minimale come volevo. Perfetta.

Affronto i gradini di casa con un senso di colpa devastante (“ma cosa sto facendo!!! è un sacrilegio!”) che bypasso per la sopravvenuta necessità.

Non serve aggiungere che è stato un successo planetario… 🙂

E poi, sia mai mi venisse voglia di muovere due passi, le scarpette sono già al loro posto!

Pimpra

 

LIBRI CHE TI INCONTRANO E NON PER CASO

La mia magra umanità, di quelle, per intenderci, che sono ben poco evolute in molte circostanze della vita (leggi il post precedente), ha ricevuto un dono meraviglioso, proprio nei giorni in cui rotolava velocemente dentro l’insoddisfazione.

M’è arrivato in mano un testo di Osho acquistato qualche tempo addietro che, nella premessa, tratta immediatamente delle “aspettative” e di quanto le stesse ci rovinino la vita.

Basta poco, a volte, a far cambiare la direzione alla giornata, a rinsaldare l’umore, a darci una svegliata. Ecco, il mio “momento Panda”, quello che amo definire del “dolce risveglio”, mi è giunto così, prendendo in mano un libercolo, edizione economica (incollato – per intenderci, non cucito a filo refe…) che titola semplicemente “Con te e senza di te” del mistico indiano Osho.

Nodo centrale della trattazione è il più lapalissiano dei postulati possibili: “Ama te stesso”, “sii egoista in questo amore” solo così potrai fare del bene agli altri.

La mia illuminazione. La mia piccola Buddhi  scesa dal cielo.

Ama tutto di te, il bello e il brutto, godi della vita che ti è stata data in dono, celebrala, sii quello che sei fino in fondo, così irradierai un luce e una gioia e un benessere tali che sarai positivamente contagioso anche per gli altri.

Ebbene, ho fatto mia la tesi.

Quindi:

  • la pioggia del we non è stata la punizione ma la manna del cielo per riposarmi, fare lunghe dormite, leggere (appunto!) e dedicarmi – con Amore – a me, alle mie attività preferite, alle persone che amo.
  • i malumori che si  sono alternati sono stai letti con cuore benevolo e non con occhio maldicente, nella comprensione dell’altrui debolezza
  • ho goduto della mia compagnia quando, in spiaggia, deliziavo il mio essere dello spettacolo naturale, dei cavalloni che infrangevano sulla costa, del vento, del canto roco e stonato di aria e onda.
  • e, anche la sveglia del lunedì, ricordandomi all’ultimo nanosecondo utile che avevo un appuntamento alle 8.00, non mi ha fatto incavolare, in totale armonia mi son detta “muovi il culo che riesci anche ad arrivare in tempo” e così è stato.

Amici Cari, a chi passa per di qua, fate vostro il mantra della felicità “AMA TE STESSO”, sono certa che la giornata vi regalerà mille sorrisi!

Pimpra

MENS SANA IN CORPORE SANO

Ci sono quelle giornate in cui, se ti mettessero davanti qualcuno da sbranare, non ti si scompiglierebbe nemmeno un capello, mentre, sotto le zanne, stai triturando le ossa del malcapitato e tu, ovviamente, sei vegetariana. Le famose “giornate nere” quelle in cui  un umore torvo, puzzolente di carbon cook, aleggia intorno alla tua persona, più passano le ore, peggio stai e avresti voglia di farla finita con tutto e tutti.

Miracolosamente hai imparato che su di te funziona “mettere in moto” il corpo, facendolo sfogare di brutto, accellerando i battiti del cuore, imperlando vistosamente la fronte di sudore: a te, lo sport salva. In primis da te stessa.

E’ così ho fatto, ieri sera, presentandomi con un umore inquinato come i fumi della Ferriera in palestra e trovando – manco fosse un segno del destino-  il mio tapis roulant preferito libero che aspettava solo me!

45′ di PURO PIACERE.

A “manetta” * come si dice dalle mie parti, stimolata sicuramente dal complimento ricevuto da una splendida giovinetta, al mio arrivo sulla macchina.

“Buonasera! Ma sa che la mia coinquilina ed io parlavamo di lei, della signora bionda, che corre velocissima sul tappeto rotante e ci chiedevamo come fa! Ma lei, signora, scusi se mi permetto, come fa???!!!”

E’ bastato ricevere un complimento del genere da una splendida ragazza di 25 anni che il malumore si è sciolto al sole, l’autostima schizzata ai  massimi e la voglia di muovere le gambe ha raggiunto livelli di prestazione incredibili!

Pimpra “Grazie del complimento, ma sai, un tempo correvo, probabilmente sono facilitata. Comunque, sulla terra ferma, è un’altra storia!”

Mi sono gasata come poche volte, sono volata sulla pedana e la velocità saliva con costante disinibizione.

Ho sudato come una spugna e dai miei pori è uscito, evaporando, tutto il malumore.

MORALE:

1.  a cena, pizza, senza  mezzo senso di colpa.

2. non mi sono addormentata guardando il film

2. sveglia presto stamattina in particolare stato “pimprante”

3. desiderio di indossare i tacchi, tanto per ricordarmi che sono una donna

4. serenità zen nell’affontare la giornata lavorativa (e la settimana) che sono impegnative, come non mai.

Rivolgendomi a Fiore di Cactus, che pompava bicipiti dall’altra parte  “Sai cosa voglio come regalo?”

FdC, con la faccia preoccupata e a punto interrogativo, togliendosi le cuffiette, azzarda un “Cosa vuoi?”

Pimpra “Un tapis roulant da tenere a casa!!!”

FdC, sentita la richiesta, fatto “pat pat” sul mio testone, si è rimesso gli auricolari,  voltandomi le spalle.

Ho continuato lo stretching, immaginando dove avrei posizionato l’enorme macchinario, nel mio piccolo appartamento!

🙂

Che meraviglia surfare tra le endorfine!!!

Pimpra

*A manetta= a tutta velocità

LA BELLA E LA BESTIA

Cosa c’è di più dolce e rilassante di concedersi una pausa dalla propria vita frenetica e permettersi una rilassante serata tra le pareti di casa, nel nido preferito, mentre fuori imperversa una primavera che imita l’inverno e il tuo gatto viene vicino e si struscia su di te, facendoti “Frr frr”?

E, miracolosamente, sei riuscita a regalarti un pasto decente che la frittata di sclopit oramai è un tuo “best show”…

Lo zappo televisivo regala il filmetto giusto per riposare i  neuroni stanchi di correre nella mente, il cervello direttamente appoggiato sul tavolinetto vicino a te e gli occhi a farsi pervadere dalle immagini e le orecchie a raccogliere suoni.

Nulla più.

Galleggiare nell’etere.

La bella e la bestia in remake fantasy. Un filmetto per adolescenti della mia generazione che quelli di oggi, un film così, non l’avrebbero retto per più di due minuti. Io sì, sono “vintage” …

A saper ben vedere, però,  si trovano sempre gli stimoli giusti per riflettere…

Ciò che si è maggiormente fissato nella retina del mio cuore è il concetto di “piacere a se stessi”, di trovare/ritrovare quell’armonia data (nella nostra giovane età) e poi perduta nella corsa degli anni.

Imparare a riconoscersi, a piacersi per come si è. Punto e basta. E chi non (ci) sa vedere… affari suoi.

E’ una bella sensazione, cambia il nostro tono vibratorio, colora di piacevolezza l’aura e ci fa stare molto meglio nel mondo  e poi, una dopo l’altra, le belle sorprese… arrivano…

Pimpra

A ME GLI OCCHI!

Di ritorno da un week end da “(s)ballo”, è proprio il caso di dirlo, dove me ne sono successe di tutti i colori!

La mia seconda maratona di tango, la prima edizione de “La Latina, tango Marathon“, emozioni che sono andate in ascensore per tutta la durata dell’evento.

UP and DOWN costanti.

Arrivo gasatissima, curiosa come non mai: ho il fuoco sacro del tango nelle gambe.

La prima noche milonguera mi passa così male che già medito il suicidio= nessun invito.

DOWN.

Sabato mattina mi fiondo nella spa dell’albergo che ci ospita per cercare di dimenticare la sconfitta e ritrovare l’entusiasmo. La sauna lenisce ma non obnubila.

Ci riprovo con la pomeridiana e raggiungo il massimo. Nessun invito.

VERY, VERY DEEP DOWN.

VADO IN CAMERA, CERCO LE PILLOLE DI SONNIFERO  e quando sono sul punto di suicidarmi come Marylin, decido di sgranchirmi le gambe con una passeggiata.

1 ora e mezza di tour a Pomezia con andatura da tapis roulant= molto, molto veloce!

I pochi cittadini che incrocio mi guardano strana, in effetti. Il mio passo, è quello di una prossima suicida con tendenze di fitness estremo, uno strano cocktail, a dire il vero.

Da “Cimiciurri”, dove mi fermo per “l’ultimo pasto” prima di farla finita con il tango (di sicuro), con la vita (forse), tracanno un prosecchino le cui bolle vanno a lambire la parte di cervello che ha fatto tilt e che mixate all’0ssigeno incamerato nella veloce camminata, fanno il resto: mi ripiglio.

“E che, mollo così? non se ne parla! Sono un’atleta, non mi fermo prima della fine della gara!”

Torno all’hotel, dormo fino alle 3.00 del mattino, suona la sveglia, mi preparo e scendo nell’arena: voglio matar un toro pure io! 🙂

Alle 4.00, fresca di doccia, fresca di sonno, con un sorriso arrivo in sala e… il miracolo si compie … inizio, piano- piano, a ballare.

Non serve aggiungere che, con il farsi dell’alba, il mio corpo prende sempre più energia, l’umore sale alle stelle e posso distribuire endorfine a chi ne è sprovvisto.

Ho finito il we con i botti, posso dire di essermi divertita, di aver imparato una sacco di cose su di me, di aver goduto di un tango ai massimi livelli, ballerini/e pazzeschi, organizzazione impeccabile,  insomma, un piacere!

E, ho capito che, per godermela, come insegna la Claudia, devo aver coraggio e puntare gli occhi sul prescelto con uno sguardo da… “stalking”, non credevo ma… FUNZIONA!!! 😀

Pimpra

DAL GIOIELLIERE

Che giornata favolosa! Un cielo terso con le nuvolette bianche a rincorrersi, una sottile bava di vento che accarezza i capelli, è venerdì, davanti un fine settimana con lo strascico che si aggancia ai primi due giorni della prossima, siamo dentro all’anticiclone africano…

CHE VOGLIAMO DI PIU’?

Un passaggio dal gioielliere, ovviamente! 🙂

Ci vado con addosso un’allegria, come poche volte, oggi niente mele, oggi gertrude*

La gioielliera “Gavemo i cocumeri a pasta ciara!”

Pimpra “Ahhhh! e quali sono?” (la solita ignorante)

Gioielliera “Xè questi qua, i xè ciari dentro, 100% nostrani! Ghè garantisso  bonissimi” e me ne porge due.

I cocumeri in questione hanno un bel aspetto, tracagnotti e piccoletti, al chè dico di aggiungerne altri due che sono quelli il mio pranzo.

Percepisco un’esitazione nelle mani della donna che, immantinente, replica “Lei la magna troppa verdura!”

Penso che sia un po matta, lei la verdura la vende!!! Boh… misteri da ortofrutticolo.

Pesa e declama “Quattro euro, e la badi ben, col sconto!” mi dice serafica.

QUATTRO EURO PER QUATTRO CETRIOLI????!!!! MA DICO, STIAMO SCHERZANDO????!!!!

Pago, mi taccio e, con il prezioso bottino in borsa, me ne vado.

Oggi ho capito un’altra cosa: ho sbagliato tutto.

A che serve studiare per poi arrivare a stento a fine mese, quando, vendendo gioielli alla clorofilla, si guadagna come un Rockfeller?

Epperò, mi viene da ridere, solo una come me, poteva arrivare a tanto!

SOLDI SARA’ CHE NOI NON SAREMO, mi diceva, tanto tempo fa, una persona…

A VOI TUTTI UN SOLARISSIMO FINE SETTIMANA!

Pimpra

* gertrude, nel linguaggio “pimpresco”, significa: cetrioli, altrimenti detti, in dialetto triestino “cucumeri”

LA FIORITURA DEI CILIEGI

LA CONSAPEVOLEZZA DI SE’

RENDE LIBERI

***

Lo so, lo so, mi direte ma che ti sei bevuta a colazione al posto del caffè?

Solo caffè e senza additivi! 🙂

Ma che ve lo dico a fare, è bastato fare il lutto a certe idee che avevo nella relazione Uomo/Donna che  mi pare di essere rinata.

Mò vi spiego, perchè certe profonde illuminazioni, vanno condivise. Partendo dal post precedente “Sottili differenze” ho veramente assunto dentro di me che, c’è poco da fare, l’uomo e la donna vengono da diversi sistemi solari.

Attimo di profondissimo scoramento e quasi terrore misto a dolore simil-depressivo e poi, il risveglio: non posso, in modo alcuno, modificare questo tratto di realtà, sicchè, tanto vale farmene una ragione!

Sul momento, lo confesso, sono stata preda di panico, non riuscendo a capire quale potesse essere il mio nuovo orizzonte relazionale. Poi, come la fioritura dei ciliegi, in una acquerellata mattina di primavera, ecco la soluzione al problema.

SLEGARSI DALL’ALTRO. LEGARSI A SE STESSI. E RISCOPRIRE IL PIACERE DELLA LIBERTA’ INDIVIDUALE.

Perchè non si può chiedere a chi parla in aramaico di comprendere l’inglese. Nè far venir voglia di sorridere a chi è completamente sdentato…

E, una volta ancora, riconoscere come la vita, è più semplice di quanto non la incasiniamo noi, con le nostre stesse mani…

E sentirsi leggeri… più leggeri…

Pimpra

Image credit:  © Yasushi Tanikado/Dreamstime

ESSERE UNA DONNA “CON LA GONNA”

FONTE SARTORIALISTMia madre me lo dice sempre: non lasciarti andare, non trascurarti, non hai più vent’anni e ci devi  mettere una cura in più, hai molte carte da giocare ancora, non buttar via i tuoi assi…

La mia testa registra il buon consiglio ma la mia parte incosciente, invece, non è particolarmente sensibile alla cosa e, molto spesso, per ribellione ai “devo” della vita, ama andare controcorrente. Ecco che, al lavoro, non mi presento sfoderando le armi migliori (riferisco unicamente a ciò che si vede, all’apparenza) e, molto sportivamente, me ne frego, lasciando a casa gli elementi visivo/formali che farebbero di me, una donna da guardare.  Perchè, professionalmente, non mi serve bypassare le mie conoscenze, mandando fumo negli occhi.

E sbaglio.

Haimè l’abito fa il monaco e il potere, lo status, il gradino della scala gerarchica sul quale poggia il piede, emergono – vieppiù-  dall’abito che si indossa.

Disgusto.

Come sempre, bisogna scegliere: o si cede il passo a quelli più furbi, che le carte le sparigliano bene, oppure, si lascia andare ma, a risultati non ottenuti, nessuna lamentela.

La vita è una questione di opportunità che, se favorite, se  create, si presentano. Altrimenti: ciccia!

E, comunque, una donna in tailleur ha sempre qualcosa da dire… parola di Pimpra! 🙂

Pimpra

Image credit: Sartorialist

CENTRIFUGA

Ci sono periodi in cui la vita entra, di prepotenza, in una centrifuga.

Non posso dire che la cosa mi dispiaccia, benchè la situazione è foriera di sicuri effetti collaterali: stress, ipercinetismo, agitazione, diminuzione delle difese immunitarie, sonnolenza indotta o insonnia, anossia, diminuzione drastica della libido…

Lamentarsi non serve che il periodo va vissuto e non si può scappare.  Di certo è importante non farsi sorprendere, specie se si è donne, in età ancora fertile: l’ormone maligno è in agguato, pronto a sferrare il ferale attacco piazzando uno SCIABADA’ di isterica follia uterina che ben poche persone avrebbero voglia di sciropparsi…

Il rimedio è visualizzare ciò che di più piacevole si può progettare in un futuro relativamente vicino. Che so un piccolo viaggetto, una serata con gli amici, assistere al concerto rock della band del cuore e chi più ne ha più ne metta.

Viaggiare ad alta velocità, è questo che la vita ci chiede. Per farlo diventa necessario accedere al serbatoio di benzina e succhiare, senza riserbo,  risorse energetiche.

Una mia conoscente va a fare shopping, scaricando il portafoglio, ricarica il resto.

Io, invece, ho scoperto che, se mi vesto di rosso, mi si accende una batteria in più che mi porta avanti spedita…

A ognuno il suo, nella nostra quotidiana lotta per arrivare alla fine della giornata…

Pimpra

 

LEGGERA

Accettata l’idea che siamo molecole pensanti che fluiscono dentro un corpo cavo, siamo soggetti ai più disparati flussi: di coscienza, flussi mestruali, fluttuanti sbalzi d’umore…

Vista da posizione neutra la vita umana a un che di divertente: volendolo, non ci si annoia mai…

A volte , però, questo continuo zigzagare, rotolare, affastellarsi del nostro io procura indescrivibili effetti collaterali, a noi, in primis, e a tutti coloro che ci stanno  intorno.

A ben vedere non è possibile – ragionevolmente – pensare di poter mutare questa insesauribile corrente che ci anima dal profondo. Vero è che alcuni umani scorrono più lentamente, altri quasi quasi sembrano fermi, ma tutti –  senza scampo – immobili, non siamo mai.

Una grande corrente ha preso anche me, qualche tempo fa, trascinandomi via con sè. E’ la natura, lo so, è la vita, ma, una volta l’onda di piena spostatasi più a valle, ho compreso un insegnamento che definisco fondamentale.

Per sopravvivere con una certa qualità ai flussi della vita, l’unica soluzione che resta è: diventare leggeri.

Leggerezza che non è intesa come superficialità, distacco disinteressato, ma, più semplicemente, come una qualità dell’essere che asseconda gli eventi, ne assume la forma, si modula per acquistare morbidezza e, una volta ripristinata una situazione di relativa quiete, si rimette in assetto.

Trasformarsi, a necessità, in particella di polistirolo e imparare a galleggiare, mantenedo la propria forma, ma rinunciando a un certo peso specifico.

Perferisco stare sul pelo dell’acqua e respirare che essere così “pesante”, “greve” da venir trascinata in fondo al letto del fiume e inglobata nella sua melma.

Con questa visione interiore, credetemi, la vita è bella e, all’esterno, il sole risplende.

BUONA VISIONE!

Pimpra

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