SMARRIRSI DENTRO A UN #SELFIE

Trieste

A voi accade mai di sentirvi improvvisamente “fuori asse” (e non mi riferisco alla ricerca del sublime equilibrio del corpo mentre danza) quanto piuttosto alla dimensione dell’anima, al comportamento, al modo di percepire la vita e noi stessi?

A me un sacco di volte. Sarà per la mia natura sanguigna e impulsiva, per l’energia che metto nelle cose, o, semplicemente perchè sono fatta così…

L’ultimo forte squilibrio percepito è recentissimo e riguarda l’uso smodato di tecnologia, il legame indissolubile alla rete e a tutte le sue dipendenze.

Parliamo di immagini.

Ne divoro quintali ogni giorno. Mi ci abbuffo, come davanti a un banchetto delle ghiottonerie più deliziose per il mio palato. E non mi limito a questo – purtroppo – condivido gioia e passione con gli altri.

Fin qui.

Il dramma orgina quando, nelle onde di pixel colorati, invece di fermarmi a riflettere, metto me stessa dentro questa caldaia infinita di tutti e tutto, facendomi prendere impunemente dal demone.

Oggi, il mostro narcisistico che si è impossessato di me, di noi, sono i selfie. Immagini autoprodotte e condivise nell’etere con anime che, bontà loro, ne farebbero volentieri a meno.

E mi ritrovo come una adolescente fuori tempo massimo a condividere parti di me assolutamente inutili, sicuramente gratuite e, di conseguenza inappropriate.

Per fortuna, nel bombardamento colorato dei pixel dello schermo del pc che mi accompagna per tutto il giorno, si attiva anche quel solo neurone che mi rimane in testa e  che mi fa recedere da questa sorta di demenza adolescenziale che non mi appartiene.

Ed ecco che, fortunatamente, le immagini tornano a regalare solo paesaggi, momenti di una vita anonima, nel tepore di un pomeriggio primaverile.

… e per oggi “sono salva”… 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

 

SABOTARE I SABOTATORI. STICAZZI!

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A parte che, dopo un titolo del genere, cacofonico al 100%, dovrei “togliermi la licenza” di scrivere sul blog, facciamo finta di niente, il mantra di oggi è questo:

DEVO IMPARARE A SABOTARE I SABOTATORI.

Mi spiego:

a voi tutti sarà capitato, più volte nella vita, di vivere qualcosa/qualcuno che vi ha regalato un momento di grande euforia, forse anche di felicità o, comunque, di gioia, armonia.

Una sensazione di quelle che è bello tenere nel cuore e ricilare nei momenti di tutto grigio, tutto storto, tutto brutto.

Di solito sono momenti/situazioni che accadono per caso, non sono previste ed arrivano come un’onda festosa ad annaffiare la nostra vita, spesso abbastanza arida.

E noi, travolti da questa felicità ricevuta a gratis, senza poterla neanche immaginare, portiamo in giro la nostra faccia con un bel sorriso stampato e gli occhi spalancati per l’allegria.

Poi, però, troppo spesso accade che, il buco nero di turno, vede questa nostra luce e zac! ci lancia addosso una palettata della sua pece appiccicosa che ci rovina l’abito della festa, facendo ingrigire pure noi.

Perchè se io sto di merda, non voglio che tu sia felice. Anzi, la tua felicità mi sta proprio sulle palle e voglio fare di tutto per rovinartela.

Ciò che più mi spiazza, in tutto questo, non è l’umana invidia – che posso anche comprendere, se mi ci metto – ma la punizione che si vuole infierire al povero malcapitato perchè, sembra, che la felicità sia una colpa grave.

Allora, invece di assumerla per osmosi, di farsi pervadere da lei, dalla luce che emana dal soggetto felice, è preferibile spegnere ogni fotone luminoso che le tenebre a due sono più belle perchè più profonde e oscure.

Allora sai che c’è? mi sono rotta le palle dei “sabotatori della mia felicità” e da questo momento, mi armerò di un bazooka e sparerò le mie cartucce a salve fiorite.

Buchi neri, attenti che vi arriveranno secchiate di colore!

STICAZZI!!!!

Pimpra

 

UNA DONNA SENZA GONNA

Sandra Milo vespa

Non capisco.

Con tutte le prediche che diffondo ai quattro venti sulla femminilità da cercare, da vivere, da rispolverare, da esaltare, bla bla, proprio io – ma è un classico di chi predica bene e razzola male – proprio io non riesco a indossare una gonna.

La mia vita è scandita da spostamenti che effetuo, regolarmente, su due ruote: sono una scooterista. Va da sè che mi vesto prima degli altri e mi svesto dopo.

Fin qui.

Il problema è che, a forza di vedermi in tenuta da due ruote = pantaloni, giubbetti, maglioni, di solito scarpe basse… non riesco più a vedere la mia figura con una gonna.

Il problema sorge quando, per esigenze di lavoro, debbo vestirmi “da rappresentanza” circostanza in cui un tailleur femminile ci sta tutto. Il famoso “abito da lavoro”.

Inutile dire che il bionomio con un paio di tacchi è ovvio.

Davanti all’armadio, scarto tutte le possibilità che trovo – e sono parecchie – perchè, sia un tubino, sia una corolla, su di me fanno effetto “sciura”.

Voi mi direte “Pimpra, cara, ma tu SEI una sciura, ormai!”, io vi risponderò “Solo sulla carta di identità!”.

In una parola: mi vedo vecchia.

Non ci siamo. E non capisco il perchè.

#iproblemiveridellavita

 

Pimpra

 

 

GUARDARE E NON TOCCARE

palloncinoCi sono serate che ti insegnano un sacco di cose.

Ci sono persone che svelano talenti che mai avresti immaginato.

Ci sono scenari di vita che ti lasciano, piacevolmente, di stucco.

E me la sono proprio goduta, una classica “cena di sole donne”, a casa di una ospite che non ha “ospitato” e basta, ci ha coccolate, viziate con mille e uno sapori e prelibatezze, offrendo il bendiddio dentro una coreografia degna di un grande ristorante.

E poi penso che la padrona di casa lavora, come tutte noi, ed ha orari pesanti ed è riuscita, comunque, a preparare tutto questo.

Non so dire cosa mi sia piaciuto di più, mi è difficile scegliere, perchè era un surfare tra stimoli gustativi e visivi di grandissimo pregio.

Allora sai che c’è, godetevi la visione di questa chicca assoluta, accompagnata da inimitabili crepes al caffè… perchè, io c’ero, e voi potete gustarvi solo l’immagine…

 

***

Poi la riflessione sorge spontanea: ma com’è che certe donne sono capaci di fare tutto e farlo bene? Sanno cucinare prelibatezze ed impiattarle con gusto raffinato, hanno una casa che sembra uscita da una rivista di design, hanno una consapevolezza di ciò che desiderano avere intorno che le rende, decisamente, uniche?

Me lo chiedo…

Stamattina, osservando la mia piccola casa, mi sono detta ” Certo che te, proprio non ci sai fare…” e con questa consapevolezza dentro, mi sono chiusa l’uscio alle spalle.

Pimpra

 

ps… che sia stata mancanza di imprinting materno a farmi perdere pezzi di dna femmina???? … mah….

30 MINUTI PER RESPIRARE

Flying

30 minuti per respirare.

Apro i polmoni al vento,

annuso l’aria che sa di salmastro.

Lo sguardo è rapito da una miriade di forme.

Esseri viventi,

pietre,

onde,

ombre,

tutti creano illusioni al mio passaggio.

Devo portare con me una porzione di libertà,

come fosse una fetta di Sacher dopo una lunga sciata.

Ne ho bisogno.

Impacchetto quanto posso dentro l’obiettivo del mio smatphone

per regalarmi immagini come questa che mi accompagneranno,

ligia,

dentro la mia prigione.

30 minuti per respirare.

Poi, torno in apnea.

 

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

 

 

 

 

 

 

LA PALESTRA_SOCIAL

wowIn questo momento della mia vita, se non ci fosse la palestra, credo che mi sarei già buttata a testa ingiù dall’Ursus, in una giornata di bora nera…

Invece, per fortuna, la palestra c’è ed è diventata l’ingresso alla SPA per la mia mente, sottoposta a stress di ogni tipo.

Mentre sudo sentimenti, ansia, incazzature, fastidi, pms, frustrazioni, su un attrezzo che si chiama cardio wawes, faccio passare il tempo dilettandomi a guardare gli avventori della sala ginnica.

Osservo gli altri allenarsi e noto che quasi nessuno è sprovvisto di telefonia mobile e/o ipod e, addirittura, ipad/tablet.

Se mi viene naturale comprendere l’utilizzo della musica che ha un potentissimo potere dopante nella prestazione sportiva, ben più difficile mi riesce di capire perchè, sul tapis roulant o sulla bici o sullo step o sul wawe, c’è gente che telefona, chatta e scrive messaggi.

Un giorno, un tipo che “correva” (ahahahahah!!!) vicino a me, ha messo male un appoggio (era al telefono) e per poco non ci ha rimesso tutti i denti…

Si corre guardando video, si pedala chattando, si fanno le “wawes” (ma che verbo si usa per questo attrezzo?) potendo fare le tre cose insieme. Ma vi sembra normale?

Ma che ci vado a fare io in palestra che, NON MI SEMBRA VERO!!!, per il tempo che ci metto, il cellulare/tablet/I-qualchecosa sono chiusi nella borsa, silenziati e che nessuno/si/sogni/di/rompermi/le/palle almeno qui???

Mi chiedo se si tratti solo di mode e modi legati al presente, perchè anche la palestra è diventata il “non luogo” dello sport, perchè, VIVADDIO, se mi alleno MI ALLENO e non sto lì a cazzeggiare raccontandomi le storielle con i miei amici/amori/amanti.

Forse la differenza è questa: il verbo “allenarsi” è sinonimo di fatica bestiale, di sforzo, di capelli che perdono la piega e di ascelle che sudano.

Ed è impossibile restare i re e le regine della festa, riducendosi a dei mocio vileda sconvolti perchè, il mantra per voi è e resterà sempre quello: NO PAIN, NO GAIN.

Una prova in più che sono una vecchia tigre.

ROARR.

[Sticazzi però se “wawo” come una assassina! ;-)]

Pimpra

 

 

AMORI CHE NON SI DIMENTICANO. MAI.

kinesio-tape

Questa primavera mi sta ringalluzzendo profondamente.

Non so dire se il benessere che provo derivi dalla cura naturale che sto seguendo che, evidentemente, non mi libera solo dalle tossine ma anche dai cattivi pensieri…

Sono “forte dentro” e, ciò che apprezzo maggiormente, è il fatto di riuscire a farmi scivolare di dosso persone/situazioni che in altri contesti mi avrebbero creato stress notevole.

Ciò detto, ieri sono stata dall’osteopata che, movimenta qua, movimenta là, ha sbloccato dei distretti corporei diventati come pezzi di marmo. Alla fine della seduta mi ha chiesto “Azzurro o rosa?” e mi ha attaccato un bel cerottone che si chiama taping.

Ho fatto un immediato balzo indietro nel tempo, a quando correvo, a quando mi faceva male tutto, a quando ero felice…

A stuzzicare ben bene i ricordi (e le scarpette appese al chiodo) ci ha pensato pure la riunione del mattino a tema Bavisela, manifestazione sportiva podistica famosissima che si correrà a maggio a Trieste (leggete QUI).

Stamane, mentre orgogliosamente infilavo i collant sopra il mio cerottone azzurro, non ho potuto smettere di pensare all’amata corsa, a quanta voglia ho di tornare a menar le gambe nella falcata,  a zompettare felice.

Perchè io sono una di quelle donne che, certi amori, non li dimentica mai…

E chissà che… 😉

Pimpra

 

CAFFE’ NERO BOLLENTE

caffè

Ho capito una cosa: ci sono delle età-svolta nella vita di una donna di cui non è possibile non tenere conto.

Gli spartiacque li dividerei così:

  • i 15 anni
  • i 18
  • la fascia compresa dai 20 ai 30
  • i 35
  • i 40
  • i 45
  • i 50
  • e poi, forse, per una donna, non è più interessante contare…

I motivi:

  • i 15 anni: si delineano, ancora in draft, in bozza, i tratti della piccola donna futura e si inizia ad annusare la vita.
  • i 18: nella testa ci si sente “grandi” e qualcosa cambia anche nella vita reale. Che so, si vota, per dire.
  • la fascia compresa dai 20 ai 30: si chiudono cicli, penso ad esempio all’università, si mette il naso nel mondo del lavoro, si inizia a delinerare con maggiore concretezza il futuro (per taluni ancora immaginato, per altri già in via di costruzione), chi decide di mettere su famiglia, chi di vivere da solo. E’ l’età del porgetto “in atto” e non solo “in potenza”.
  • i 35: primo bilancio esistenziale, positivo/negativo/neutro, dipende dalla fortuna del singolo. Per taluni già arrivano chiusure di percorsi, in special modo penso alle coppie/famiglia. La donna si guarda allo specchio e vede già nello sguardo uno spicchio del suo futuro di “adulta-adulta” con tutte le conseguenze psicologiche del caso…
  • i 40: primo piede negli “anta”. Si mette la bandierina rossa su una meta raggiunta che è allo stesso momento inizio di qualcosa di nuovo e -potenzialmente- fenomenale. La donna sboccia, entra nella fase della consapevolezza di sè, del fascino, della sicurezza. Scattano, per talune, i primi ritocchini, dedicati all’amore per se stesse e non per piacere/compiacere gli altri. C’è chi si innamora per la prima volta, chi, invece, chiude con il passato. Per lei suonano pesanti gli ultimi rintocchi per fare i figli. Se lo vorrà.
  • i 45: i giochi sono fatti (più o meno). Il corpo cambia e la percezione di sè ne è assolutamente consapevole. Ritocchi più pesanti, ma, a maggior ragione, per amor proprio e basta. Relazioni inutili e sfiorite cedono il passo a sentimenti di vera libertà, perchè la consapevolezza porta direttamente al postulato: meglio da soli che male accompagnati. Nel lavoro, la donna, tira giù i suoi assi: o la va, o la spacca. Grande forza interiore e, su certi aspetti, finalmente, il necessario distacco.
  • i 50: bilancio consuntivo. O è andata bene, o malissimo. Incorciamo le dita e speriamo di aver fatto le scelte giuste perchè, il decennio 50-60 è la libertà totale, il godimento di sè, dei propri traguardi, del corpo e, soprattutto, della saggezza ricavata dall’esperienza. Ma bisogna arrivarci preparate, altrimenti sono sticazzi… (amari). Per festeggiare chi si regala un bel viaggio in giro per il mondo chi si rifà le tette nuove. L’importante è essere felici.

Intanto, al mattino, un bel caffè nero bollente, con l’uomo della torrefazione che non resiste riempendomi di complimenti.

… Un modo come un altro di iniziare bene la giornata…non serve che vi dica in quale fascia d’età mi trovi… 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

IL TEMPO DEL RACCOLTO

boccioli di fiori di albicocca

Mi chiedo quante delle persone che conosco siano state cresciute sotto imperativi morali quali: “Dovere *** è potere”, “Chi fa da sè, fa per tre” e via andare… per farla breve, chi ha avuto genitori che, invece di viziare, coccolare, accudire fino all’inverosimile il loro pargolo, hanno ben pensato di metterlo – da subito –  al corrente che la vita è meravigliosa, ma piuttosto dura.

[*** un interessante refuso, la frase corretta è: “Volere è potere”]

L’avete capito, a me, l’hanno insegnato da subito. E la vita, ci ha messo del suo a farmi entrare il concetto per bene in mente. Nessuno sconto, nessuna corsia preferenziale, nessuna spintarella…

Ed eccomi qua, adulta fatta, ad affrontare, a viso aperto, la mia vita. Come una barca a vela fende le onde del mare che ama, ma che teme, che è amico, ma non sempre.

A forza di zappare, arare, pulire il mio campo, posso dire – finalmente – di vedere qualche micrometrica gemma, minuscoli germogli di vita che stanno spingendo le zolle per uscire e godersi i raggi del sole.

Una fatica demenziale (a volte), un sacrificio assurdo, ma, con calma i risultati stanno arrivando. Quando qualcuno che ti ha visto all’opera ti dice “io voglio lavorare con te, perchè ho stima di come fai le cose, di come gestisci le situazioni”… e, aggiunge, chiedimi aiuto per tutto quello che ti serve. Sarò felice di spendere una parola per te.

Ecco, il giorno in cui ciò accade, ti guardi le mani ancora sporche di terra, il vestito impolverato e i capelli in disordine sotto il cappello di paglia, e dici “finalmente, comincia il tempo del raccolto”.

E i scarifici fatti fino a qui, il sudore e le lacrime, forse non sono stati per niente… e, tutto sommato, ringrazi i tuoi vecchi per averti insegnato a lottare, sempre, fino in fondo.

Adesso aspetto la mia primavera e scommetto che sarà piena di colori.

[STICAZZI SE ME LA MERITO!] 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

PLENILUNIO E LUPE MANNARE

lupamannara

Ma l’avete vista come è bella lassù, nel profondo del cielo, la luna piena di questi giorni?

Mi ruba lo sguardo, mi seduce con i suoi languidi occhioni, portandomi via i pensieri che scivolano qua e là sulla linea del tempo.

Il chiarore notturno che  risveglia la mia anima più selvaggia, quella, per intenderci, che ulula solitaria nei boschi, la mia natura ancestrale, il mio Io indomito, la mia pulsione più profonda e, forse, più vera.

E’ che vedo tutto con maggiore dettaglio e mi accorgo delle imperfezioni delle superfici, dei nodi sulla corteccia, dei colori sbiaditi. Soprattutto, non mi accontento. Non mi è sufficiente quel poco che passa per dirmi che è meglio di niente.

La lupa è sveglia e guarda il suo prossimo orizzonte, fiutandone l’aria.

E sente insieme odore di carne, di erba, di corse e di vittoria.

Sulla sua vita, sull0 sguardo maliardo di questa luna, sul mondo …

QUI TIMIDE ROGAT, DOCET NEGARE.

Adesso è ora di correre.

Pimpra(mannara)

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