LA MIA VITA “SOCIAL”

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Devo prendere atto che, la mia vita, ha preso una forte impronta “social”, nel senso che, una buona parte della mia esistenza “vera” filtra anche dentro pixel virtuali.

Nell’analisi dei costi/benefici di questo che, per la sottoscritta, è una presa d’atto di una mutata realtà esistenziale e, soprattutto, comportamentale, a fronte delle critiche molto pesanti dei miei cari, mi sento di difendere questo aspetto nuovo di me.

Premesso che il narcisismo dilagante della società si è preso anche me, abbattendo ogni inibizione a “mostrarmi” che sia scrivendo, fotografando, ebbene qualcosa ha funzionato in modo egregio.

Chi mi segue conosce la mia passione per il tango argentino, il piacere di andare a ballare in molti luoghi, spesso lontani dalla propria città. È noto anche che, il lavoro che faccio, in certi periodi, mi porta a frequentare città diverse, all’esterno della mia regione.

Il miracolo social che sto vivendo è questo: amici, molto spesso solo “virtuali”, sapendo, via web, che mi trovo nei loro luoghi, si offrono di aiutarmi in tutti i modi a loro noti. Regalandomi preziose informazioni, offrendosi come ciceroni delle loro città, in modo che, nel pochissimo tempo libero che mi resta dal lavoro, mi possa fare un’ idea vera della realtà del luogo.

Vi rendete conto di quanto ciò sia prezioso?

Bisogna che i detrattori della vita virtuale facciano un passo indietro, accettando l’assunto che, dietro uno schermo, sia di un pc che di uno smartphone, c’ è una persona viva e vera.

Da questo blog, a FB a instagram, ho ricevuto il dono di “conoscere” meravigliosi essere umani che mi hanno donato molto, non fosse altro che il loro tempo e la loro attenzione.

Ecchevelodicoafare mi reputo una persona davvero molto fortunata!

GRAZIE AMICI!!!

Pimpra

CAMBIO DI STAGIONE. CAMBIO DELL’ARMADIO. CAMBIO DI VITA.

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Bisogna essere preparati. Attrezzarsi, non farsi prendere alla sprovvista.

L’autunno è già tra di noi. Verrebbe da dire che si è mascherato da primavera, ha giocato con gli abiti dell’estate per poi svestirsi e farsi vedere per quello che è, solo adesso.

Autunno è una stagione di mezzo, una delle due più difficili, in realtà, perchè non si ciba nè di carne nè di pesce, non profuma di neve e nemmeno di caldo sole.

Ma, autunno rappresenta un cambiamento e un inizio. Ci avete mai pensato?

Riprendono tutte le attività invernali, dalla scuola ai corsi, le ferie di solito sono finite e si entra, di prepotenza, nel ritmo conosciuto delle nostre vite.

Si chiude la stagione della festa, del colore e del tepore, si accende quella della malinconia, del ricordo e del progetto.

Chi scrive è donna di luce, perciò sarà facile intuire che, in questa mutazione, non mi sento a mio agio ma… ho imparato a gestirla.

Così, non mi faccio più prendere dallo sconforto, legandomi ai ricordi di “ciò che è stato”, non tengo più ferma la mente su immagini e momenti che non ci sono più.

Io direziono lo sguardo davanti a me, vivo il presente. E cerco di scorgere ogni delicata scintilla che mi riscaldi il cuore e la mente.

Cambiamento. E’ la parola chiave di oggi. Per assecondarlo bisogna viaggiare leggeri, abbandonare, anche fisicamente, abiti/oggetti/situazioni che non ci rappresentano più ma che mantengono un’energia pesante, troppo onerosa per non disfarsene.

Ordine. Quando una cosa cambia, necessita della costruzione o creazione di un nuovo ordine. Solo oggetti/sentimenti/emozioni non affastellate casualmente, permettono la visione di un nuovo scenario.

Volontà. L’operazione di “muta” è tutta a carico nostro. Non si può delegare. Ognuno deve occuparsi delle sue priorità, deve decidere quali scatole riempire per prime e (ri)sistemarsi la casa.

Scelta. Nel nuovo disegno delle cose solo la capacità di sapere e volere scegliere ciò che è meglio per noi, ci sarà da faro e guida verso il migliore dei mondi possibili.

A pensarci bene, abbiamo davanti una piacevole sfida. Il pennarello è già nelle nostre mani, pronto per essere utilizzato.

Non mi resta, non ci resta, che iniziare a colorare.

Se pensiamo all’autunno, al cambiamento così, fa meno paura. E’ molto meno faticoso e perde tutta la connotazione triste e malinconica che, si solito, siamo usi affibbiargli…

Parola d’ordine: RIMBOCCARSI LE MANICHE!

Pimpra

 

 

LIBERTA’, BUON GUSTO, ESPRESSIONE DEL SE’

rosa rosaeViviamo in un mondo globale che ci mitraglia gli occhi e il cervello di stimoli visivi. Di solito per farci venire una voglia matta di possedere quel particolare bene, senza il quale le nostre vite sono più grigie, tristi e spente.

Siamo bersagli fissi (o target) del consumismo che ci divora, privando la nostra essenza di quell’integrità di vedute che, probabilmente, il più delle volte, ci salverebbe da errori madornali, i primins verso noi stessi.

In questo magma movimentato di stimoli, abbiamo, come contropartita, l’illusione di esercitare il nostro libero arbitrio, o la nostra soggettiva libertà, che dir si vuole.

L’argomento vuole essere leggero: analizziamo che succede sulla superficie, sul manto delle cose, sull’esterno del nostro corpo, su quello che ci mettiamo addosso.

Ho preso spunto da una discussione nata su Fb a proposito di un certo modo di abbigliarsi di talune ballerine (o sedicenti tali) che, a quanto pare, risulta essere più una “svestizione”, una messa in mostra dei peggiori “difettucci” fisici, che un reale “abbigliamento”.

Inutile dire che la discussione si è fatta vivace, con i fautori della modernità: minigonne a gogo, leggins a chiappa al vento, scollature abissali dietro/davanti/ove possibile e, di contro, i sostenitori di un certo “aplomb” anche nel rispetto di un ballo “tradizionale” che prevede un uso più “morigerato”, signorile dell’abito.

La sostanza dei fatti, a mio  modo di vedere, assume una connotazione ben più profonda del “cosa mi metto stasera?”, nel senso che, accettando il postulato che “tutto comunica”, non è casuale la scelta di coprire o di mostrare, di rendere manifesto o di celare una o più parti del proprio sè fisico.

Il problema n. 1 si pone immediatamente: portare verso se stessi un sano giudizio sulle qualità del proprio corpo in modo da valorizzare i doni e celare i difetti, piuttosto che accettarlo nella sua totalità, nel suo bene e nel suo male, permettendosi di indossare qualsiasi cosa piaccia, a dispetto della resa “estetica”?

Problema n. 2: tutto ciò che è riconducibile alla sfera dell’ estetica è aleatorio per definizione. Pertanto, risulta difficile sceglierlo come categoria per evitare pericolose cadute nel “cattivo gusto” (e siamo daccapo: chi può definirne i confini?)

E dove la mettiamo la libertà individuale di affermare, con decisione, i tratti di personalità che, tra le altre, si manifestano anche nella scelta dell’abito?

La mia personale opinione è che la verità sta dentro ciascuno di noi.

L’errore, la caduta di stile, così come la sublimazione del proprio corpo in un abito che ci sta d’incanto, altro non sono che nostre emanazioni, di quello che siamo, di quello che sentiamo, della nostra visione del mondo, nulla più.

C’è chi è narciso, chi esibizionnista, chi timido e riservato, chi vuole farsi notare, chi vuole confondersi, chi sedurre il mondo, chi scappare… non ci sono atteggiamenti giusti nè atteggiamenti sbagliati.

L’importante è restare fedeli a se stessi, per come si è capaci, per quanto la società ci permette di farlo.

Ciò detto, alla sottoscritta, farà sempre orrore vedere chi penalizza se stesso (secondo la mia personalissima visione del mondo, ovviamente), proverò imbarazzo anche, ma non vorrò giudicare.

Il mondo e i  modi sono sfumature di una palette di possibilità infinite. Ed io ringrazio il cielo per questo, altrimenti sarebbe tutta noia.

Pimpra

 

 

IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

GLOBALIZZAZIONE

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Uscita dal negozio gestito da cinesi ma – inaspettatamente- battente bandiera italiana (chissà poi perchè), riflettevo, tra me e me, su questo nostro mondo globale.

Ho comprato gadget tecnologici (adattatori per ipod, notoriamente, ed altre piacevolezze del genere), benedicendo la lunga mano dei cinesi che, su certo tipo di mercanzia, mi fa tanto risparmiare…

Poi però la testa si è messa a galoppare e…

Il mondo globale presenta sicuramente vantaggi e svantaggi. Nei primi metto l’innegabile praticità di avere a portata oggetti/cibo e amenità varie che altrimenti non tutti potrebbero conoscere, e questo è l’aspetto più “democratico” della faccenda.

Dall’altro lato poter mettere mano su quasi tutto, direttamente dal proprio luogo natio, toglie il mistero della scoperta, della ricerca di quanto è diverso e per questo speciale.

Con la crisi che imperversa, la globalizzazione in fondo è un balsamo per coloro che hanno le tasche vuote, permettendo, ad esempio, almeno un “volo di forchetta” nei numerosi ristoranti etnici che popolano tutte le città.

E’ già qualcosa, anche se i profumi veri si respirano e si vivono solo andando nel paese ma, in mancanza di… è sempre una possibilità di aprire una finesrta sull’universo dell’altro.

Oggi, scorrazzando sui pixel, sono rimasta affascinata dalla possibilità data da itunes: cambia paese (anche se l’hanno messa in fondo alla pagina, secondo me, nascondendola un po’). E via a scoprire musica in cima alle classifiche di altri paesi, leggere di gruppi/cantanti mai sentiti prima (ma sono molto ignorante in materia e non faccio particolarmente testo…).

Mi è piaciuto, lo confesso, lo spazio, in questo modo, si annulla e tutto appare qui e ora.

Penso anche, banalmente, a tutto ciò che possiamo acquistare on line, direttamente dal nostro pc (o smartphone o tablet), come se si potesse virtualmente allungare la mano in ogni dove e procurarsi questa o quella cosa.

Comodo, stimolante, incredibile per certi versi.

Ma, cosa ci perdiamo?

Che cosa ci resterà da immaginare?

Manterremo ancora il piacere della scoperta? L’ebbrezza di trovare percorsi, pensare le cose e poi andare a vederle a toccarle?

Restermo persone “originali”? stampi unici? o finiremo per diventare un gregge senza forma e senza colore?

Riflessioni di una grigia giornata di luglio…

 

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

BARCOLA_BEACH MOOD

Bivio moodDopo quasi un mese di fine settimana in giro per l’Italia, mi sono fermata, arresa alle richieste del mio piccolo nido che abbisognava delle mie cure.

Esaurite le faccende, organizzo la borsa per il mare. E’ giunta l’ora di andare al Bivio.

Trieste, per chi non la conosce, è dotata di una amena costa, il Carso si affaccia sul mare, producendo un paesaggio molto verde in cui l’Adriatico abbraccia gli scogli calcarei creando un colpo d’occhio d’effetto. Le falaises italiane.

I triestini sono tossici di sole e di mare. Si dice che non abbiano molta voglia di lavorare, a differenza dei cugini friulani, più dediti ai doveri.

No, a noi piace vivere. In tutti i sensi e con tutti i sensi, pelle compresa. E quindi vai di spiaggia senza ritegno.

Spiaggia “si fa per dire”, non esiste la sabbia da queste parti, ci sono gli scogli, c’è il cemento e a noi piace così.

E poi c’è il Bivio. Ultimo baluardo di triestinità, dopo i “topolini”, il “California”, la “Marinella”, tutti siti posti sulla strada Costiera, che da Trieste porta fuori, verso il resto del mondo.

In questa appendice di terra dimenticata nel nord est del Bel Paese, tutte le estati si perpetua una specie di “danza sacra”: la giornata al mare.

C’è un rito da rispettare:

fase 1: allestimento della borsa da mare che prevede anche vettovaglie e generi di sopravvivenza varia, se la sessione si protrarrà per l’intera giornata.

fase 2: sistemazione del bagaglio e (per i più) annessa brandina, sullo scooter. In macchina per le famigliole o gli over 60. I restanti in bus, con la 6.

fase 3: presa di posizione del posto, possibilmente “in prima fila” che significa più fronte mare possibile. A Trieste solo 2 file possono crearsi, trattandosi di “bagnasciuga” sito su strada pedonale, ma sempre strada. Al triestino piace tornare sempre (possibilmente) nello stesso metro quadrato di costa, è piuttosto abitudinario.

fase 4: “inzivamento” (leggi: “incremazione” di tutto il corpo, capelli compresi) con varie pozioni magiche, possibilmente senza filtro solare (i più talebani) con filtro per i triestini evoluti (era ora!)

fase 5: inizio delle “ciacole” da spiaggia, gossip, lettura de “Il Piccolo” ed eventuale commento delle notizie di cronaca e – soprattutto – esternazioni variopinte sui morti del giorno.

fase 6: bagno solare, “tocio” in acqua – anti collasso/svenimento da colpo di calore, bagno solare, ciacole, gossip, caffè.

fase 7: (opzionale, dipende de la seduta si tiene durante la settimana lavorativa, nella pausa prnazo, oppure nel week end): allestimento pranzetto, con apertura Tupperware, contenenti, in formato ridotto, un pranzo estivo. [Parentesi: i triestini, al mare, sono abbastanza “pudici”, nel senso che non abbondano mai con libagioni esagerate, anche se sono in sovrappeso. Vige una sorta di pruderie che evita di mostrarsi in pubblico nel pieno delle proprie attività  mandibolari (eccessive)].

fase 8: dopo un numero di ore (per la sottoscritta) improponibili, impacchettamento di tutto e via a casa.

Ciò che è incredibile è che si potrebbe sintonizzare un orologio sulla precisione dei flussi migratori da e per il mare e sul target di popolazione.

I pensionati e gli over over 60 sono i più mattinieri, poi arrivano le mamme con i figlioli ancora lattanti, poi il grande cambio ora e turno tra le 12.30 e le 13.30 in cui arrivano i lavoratori e i più giovani che sono in vacanza da scuola e/o gli universitari (che hanno fatto bisboccia la sera precedente).

Che ve lo dico a fare, per noi sono riti ancestrali quelli di goderci la nostra Barcola, amarla in ogni sua pietra, in ogni anfratto, in ogni centimetro quadrato del suo lungomare.

E vuoi mettere quanto sia divertente osservare la gente nel suo momento di relax… ma questo ve lo racconto la prossima volta! 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT: Pimpra_Ts

 

DI TANTO IN TANGO. LA “SMU_TANDA”. L’ULTIMA FRONTIERA DEL TANGO

fashion1000g_3La moda dilagante del tango è riuscita a contaminare di “modernità” una danza dalle profondissime radici popolari, espressione del sentire di un’intera nazione, l’Argentina.

Vivere in un modo globale a volte può essere una pacchia per chi, come la sottoscritta, non ha la possibilità di viaggiare tanto quando desidererebbe.

Il fatto che il tango sia arrivato direttamente “a casa” è un fantastico godimento e una possibilità da non perdere.

Ciò detto, il fenomeno non poteva rimanere esente da contaminazione.

Senza dilungarmi su inutili dissertazioni circa l’incredibile capacità degli italiani, in particolare, di sentirsi affermati e talentuosi insegnanti dopo averlo praticato per 2-3 anni come ballerini, l’elemento più interessante degli ultimi tempi, come riportato da alcuni famosi Tj italiani, riferisce alle “confessioni da consolle”…

L’ultima, in ordine di tempo, è l’usanza, per le donne, di ballare prive di biancheria intima.

Di tette che spuntano spavalde da scollature vertiginose, eravamo già abituati da tempo, così come al malizioso occhieggiare di sotto tessuti leggeri dei capezzoli di ballerine troppo “costrette” dentro un reggiseno.

Ma, diciamocelo, un pizzico di sana provocazione, ci può stare, se fatta con gioia e gusto fa parte del gioco…

Ad oggi però, si è “aperta” (mmmh è proprio il caso di dirlo!) una nuova “frontiera”: il ballo “smutandato” perchè, a detta delle sostenitrici, “senza mutande mi sento più libera”.

Ora, senza indossare moralmente il burqa, mi chiedo e provo ad immaginare quale terribile biancheria intima, costoro, portino nel loro quotidiano… quella che serve a perdere taglie, forse… e posso capire il desiderio di libertà… posso… mah…

Se così non fosse, mi interrogo su quale sopraffina sensibilità sono dotate le gambe di queste signore da sentirsi “legate” da un minimale tessuto. Che poi ne esistono per tutti i gusti e per tutte le forme di corpo, di mutande, slip, culottes, perizomi, tanga…

Quindi, per i maschi allupati all’ascolto, sappiate che, anche a star seduti in milonga, d’ora innanzi si potrà godere (nel vero senso…) di un doppio spettacolo…

#doveandremoafinire ?

 

Pimpra

ps: si accettano pareri a favore della “tanda Smutandata” che sono proprio curiosa…

psps: ho scoperto che la paternità del neologismo “SMU_TANDA” appartiene a Joannes Ferrari. Un applauso alla creatività! 🙂

MONDIALI DI CALCIO

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Care Amiche, care Donne, care Sconosciute, care Tutte con oggi inizia per noi il buio periodo dei campionati mondiali di calcio.

L’agonia televisiva/sociale/internettiana che, ogni 4 anni, perseguita tutti coloro (anche qualche  maschio) che di calcio non ne vogliono sapere nulla.

La vita che si ferma perchè c’è questa o quella partita, la gioia o la disperazione se la nazionale vince o perde…

Non so come potrò farcela, anche questa volta, a sopportare l’immane baraccone mediatico… non so proprio…

E scopro che anche il Papa_moderno fa gli a auguri alle squadre via twitter…

OMG.

Pimpra

TE LO COPRI QUEL PIEDINO???

infradito-11Amo pazzamente l’estate.

La sua luce, i colori, mi piace pure avere caldo e sudare. Gli abiti si fanno eterei, più leggeri e un senso di allegria pervade il mondo. Più o meno.

Nell’allegra umanità variopinta, però, cominciano a manifestarsi, dapprima di soppiatto, poi con grande enfasi, i signori/ini uomini che sfoggiano – orgogliosi – i loro piedoni, dentro ORRIDE ciabatte di gomma. Ovviamente sull’asfalto delle città, non sulla battigia.

Uno degli orrori più clamorosi a cui ci tocca assistere d’estate, perchè, è quasi impossibile da trovare un uomo che possa vantarsi di avere un piede esteticamente gradevole.

Peli ovunque, unghie – nonmifatedire- , olezzo -stendiamounvelopietoso-, pedicure mai vista…

Capita di vedere il mix più terrificante di tutti quando, alle orride ciabatte (peraltro indossate senza un minimo sindacale di “portamento” ma, proprio “ciabattando”) aggiungiamo pantaloncini corti, magliettine sgangherate, oppure – il colmo della tragedia! – improbabili canotte su fisici che, da tempo immemorabile, non vedono la palestra.

Sono una rompi coglioni. Lo so. Ma non posso farci nulla. Il senso estetico mi si ribalta contro quando incrocio certi orrori.

Però a questi signori/ini li voglio perdonare, perchè, sono sicura, non hanno vicino una donna/amica/amante/mamma che, con tatto e diplomazia possa insegnare loro le vie dell’eleganza…

Amici, le CIABATTE DI GOMMA SOLO AL MARE O IN PISCINA.

Vi prego!

🙂

Pimpra

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E’ TUTTA UNA QUESTIONE DI … MOTIVAZIONE.

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Anche per quest’anno il rito stagionale del cambio degli armadi è stato compiuto.

Mi dico “Brava” perchè, mettendomici di impegno, in 6 (!!!) anni, sono – finalmente – riuscita a tenere solo gli abiti in uso, regalando tutto quanto non mi serviva.

Puntualmente, ad ogni passaggio estate/inverno e viceversa, mi liberavo di sacchi e sacchi di vestiario inutile. Finalmente, sono arrivata al punto di pareggio. Alla buon’ ora!

Questo momento dell’anno, in particolare verso l’estate, risulta traumatico a moltissime persone.

Gli abiti si fanno più stretti, più corti, più trasparenti, più aperti, svelando – che lo si voglia o no – se siamo stati bravi, se abbiamo mantenuto un corretto e salutare regime di vita (alimentazione e sport) oppure se abbiamo gozzovigliato “senza pensare al domani”.

Personalmente ho sempre combattuto con la mia propensione ai piaceri della tavola, cedendo sotto svariati fronti, dal salato al dolce, senza farmi mancare il dolce nettare divino. E le conseguenze, tutte, il mio corpo le ha puntualmente registrate: rotolini, gambotte, pancettina. E ad ogni passaggio di stagione, l’incubo: mi sta, non mi sta, mi tira, non mi tira.

Finchè, un giorno di qualche anno addietro, qualcosa è cambiato e, con costanza e determinazione, mi sono liberata della zavorretta che, da anni, era mia fedele compagna. Ho scritto “zavorretta”, non sono mai stata proprio un pezzo da novanta, solo piuttosto formosa.

“Messa la testa a posto” posso finalmente surfare senza patimenti nelle stagioni, negli abiti e, dirò di più, grazie alla mia formula magica, quasi quasi va sempre meglio, nonstante gli anni passino e, si sa, i “muri antichi tendono a fare la pancia”.

La motivazione a muovere il culo, nel mio caso, è la pura vanità sportiva che, tradotto significa, aver voglia di allenarsi di più quando il trainer della palestra che frequenti da un po’ si accorge, sua sponte, del tuo miglioramento fisico.

Al che, aumento le sedute, mi do da fare e … i risultati arrivano. Piano piano, nel corso dei mesi, ma arrivano!

Ieri il più bel complimento dal campione di body building : “Complimenti, da quest’inverno ti sei asciugata di almeno tre chili, specie sulle gambe!”

Non fosse per i gusti sessuali reciproci che non sono conciliabili, gli sarei saltata al collo per riempirlo di baci.

… Invece ho corso come una pazza indemoniata sul tappeto rotante, sudando le proverbiali 7 camicie.

MORALE:

Oggi zoppico.

Non ho considerato che, per mantenermi in forma, i chili persi sulle gambe, mi costano un mutuo di fisiatra.

😀

Pimpra

 

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NEO GALANTERIA

galateo_baciamanoQualche volta mi ricordo ancora di scriverlo: faccio il lavoro più bello del mondo. Un’attività che mi porta a fare esperienze in occasioni formali che sono, per me, di estremo e gradito  interesse.

Una di queste sabato scorso, una cerimonia di onori militari ai caduti della Prima Guerra Mondiale.

Organizzato quanto necessario, insieme alle colleghe ci siamo confrontate su quale fosse il corretto abbigliamento. E, al  solito, non si sbaglia con un tubino nero, un tailleur, e, comunque, rigorosamente in gonna. Nel mio caso, si tratta di non sbagliare l’abito da lavoro.

Detto fatto ho inventato un fantasioso spezzato che il tailleur mi fa troppo sciura (anche se lo sono, ma questo è un altro discorso).

Mentre mi occupavo di fare accomodare le autorità partecipanti alla cerimonia secondo la disciplina definita cerimoniale, ecco che i vari graduati che si avvicinavano a me, dai colonnelli ai generali e le altre autorità intervenute, presa la mia mano, la portavano simbolicamente alla bocca.

Conosco perfettamente tutto del “baciamano” che si riceve solo all’interno, che le labbra sfiorano il dorso della mano, che si rivolge alle signore non alle signorine, che si fa in certe determinate circostanze.

Eppure, è stata una sorpresa.

Non posso nascondere la galanteria che i personaggi ospiti mi hanno riservato, lo sguardo puntato ai miei occhi mentre sollevavano la mano e compivano il simbolico gesto.

Parliamone, donne.

C’è che è proprio bello avere la possibilità, almeno in alcune occasioni, di sentirsi proprio donne-donne e regine nel medesimo istante. Sentirsi apprezzate nel proprio essere femmineo perchè ritenuto prezioso e affascinante.

Non vi sto nemmeno a dire che, il mio primo istinto era di stingere la mano alla usuale maniera… e quale piacevole sorpresa sia stata poi, passato l’imbarazzo del momento, poter offrire la mano, senza opporre resistenza e/o sentirmi una cretina.

MORALE:

Credo che nella corsa alla modernità, noi donne, ci siamo perse un bel po’ di occaisioni per “stare bene”. Il desiderio estremo e violento di essere ritenute a pari livello con l’uomo, ci ha rese la sua brutta copia.

Sono e resterò per sempre convinta che tra i due sessi ci sia una partità di “spirito”, di importanza eguale nella dinamica del cosmo ma, mi batterò ora e sempre, per affermare la differenza. La sfumatura tra lui e noi e l’esaltazione della complementarietà dei sessi.

Per chiudere, non sto nemmeno a raccontarvi quante donne militare ho visto. Le ho contate, perchè non potevo credere ai miei occhi. Abbracciavano fiere il fucile.

Ho pensato che, in questo mondo, qualcosa non va…

Pimpra

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