A BEN GUARDARE

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A voler ben guardare c’è di che essere felici. A voler ben guardare.

La nuova stagione si affaccia alle finestre, le giornate poco a poco si stanno allungando, la luce del giorno è più piena e, in qualche modo, anche più calda.

La primavera nascente mi ha sempre regalato ottimo umore. Perchè sono creatura di luce, non c’è nulla da fare. Datemi fotoni e mi fate contenta.

Nonostante tutto, però, ho un filo di malinconia che impedisce un largo sorriso, non riesco a gioire appieno.

A ben guardare non c’è molto di cui essere felici, la situazione internazionale tesa come una polveriera, la vita di noi piccoli umani resa sempre più difficile da una serie infinita di complicanze, deviazioni, difficoltà…

Eppure è fondamentale trovare quella lucina che tutto fa risplendere.

Non so se questa malinconia è frutto di ciò che mi scorre intorno e che lascia un segno, oppure, semplicemente la patina dolce amara del tempo che passa e che, di tanto in tanto, si adagia sul cuore…

A ben guardare, è meglio che posi lo sguardo fuori dalla finestra.

Pimpra

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QUEL SOTTILE FILO DI SETA

nastrino-seta-habotaiA volte è così difficile immaginare un istante dopo lo spazio e il tempo oltre il nostro naso.

Come se una materia di colla appiccicosa tenesse gli occhi socchiusi ed impedisse alla luce e al panorama di colpire la retina e donare nuove immagini al nostro cervello.

Si fa, o resta, tutto grigio intorno. Quando va bene. Altrimenti è un bel nero pece diffuso.

Ne so qualcosa. Oggi, in  modo particolare.

Per fortuna non ci sono solo i nostri occhi che, molto spesso, possono essere stanchi di vedere più in là, o essere diventati miopi.

C’è una cosa che ci abita nelle profondità, un elemento etereo eppure incredibilmente forte, presente, essenziale alla nostra vita qui: la nostra Anima pulsante.

Accade che questi occhi fisici siano troppo presi a trasmettere immagini da farci distogliere l’attenzione a quanto e quando l’Anima ci parla.

Sì, perchè è quello che fa Lei. L’Anima è una donna, ne sono certa. Non urla, non brandeggia bastoni, non piange.

L’Anima sussurra lieve e noi dobbiamo ascoltarla. Se ne siamo capaci. Altrimenti, dobbiamo imparare.

Ecco che, se ci connettiamo a quel sottile filo di seta che ci lega a lei, possiamo renderci conto che il grigiore dei nostri occhi, in realtà, non esiste. Lì davanti a quello sguardo spento c’è una bella luce. Quella di cui abbiamo bisogno.

E riesci a trovare dei messaggi che ti servono nei luoghi più impensati, e che entrano in profondità, connettendoti agli anfratti più nascosti di te stesso. Ed ogni volta è una meraviglia nuova.

Riprendi il tuo filo di seta tra le mani e guardi sereno davanti a te.

Pimpra

 

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DAL PORNO AL … FORNO (CHE’ A NATALE SI CUCINA!)

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E’ passata poco più di una settimana dalla precedente pubblicazione del post che, fino ad oggi, ha polverizzato ogni record di lettori e provenienze di paesi  che ogni più rosea immaginazione potesse immaginare.

Vi ringrazio tutti, che avete speso il vostro tempo qui, avete avviato discussioni in merito, avete condiviso l’articolo tantissime volte, mi avete dedicato mail con le vostre riflessioni e inondata di apprezzamento.

Grazie.

Non mi capacito ancora di quanto la parolina giusta (porno) e l’immagine strategica a corredo, abbiano scatenato la curiosità. … Bugiarda che sono, lo sapevo benissimo! 😉

Ho deluso alcuni lettori … chissà che bei racconti “porno_soft” speravano di trovare, invece… fa nulla. L’importante è che, il variopinto popolo del tango, si sia fermato per un nanosecondo a riflettere sull’argomento. Poi via andare!  🙂

Oggi è la pre-vigilia di Natale e, non so per voi, ma qui, in gabbietta, ci aspettano i saluti della nostra Queen Lady. Vedremo cosa avrà voglia di dirci.

Per il resto, lo confesso, le mie scarpette e tutta la me che ci sta sopra, attendono con gioia di festeggiare il natale sulla pista da ballo, insieme alla “Famiglia Milonguera”. E’ da tanto che non li incontro tutti, e mi sono mancati, come la zia del cuore che vedi una volta all’anno perchè vive in America! 🙂

L’abito rosso è pronto nell’armadio e, ogni giorno, mi strizza l’occhio ricordandomi che manca davvero poco…

A voi tutti, miei affezionati Lettori, auguro di trascorrere questo tempo in letizia e leggerezza (di spirito, ben si intende, non di forchetta!), grati dell’amore che avete intorno, vi arrivi dalla famiglia, dagli amici, dal vostro animale preferito o da tutti messi insieme.

E che la soavità del nostro spirito sereno ci regali grandi sorrisi!

BUONE FESTE!

Pimpra

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PROFUMO DI CASTAGNE E DI VENTO

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E’arrivato così, senza tanti complimenti, da un giorno all’altro.

Ti addormenti dentro a un autunno colorato di foglie di sambuco, odoroso di muschio e quercino e ti risvegli una mattina che le tapparelle della stanza suonano il ritmico “tam tam” delle raffiche di bora.

E’ arrivato, l’inverno si annuncia così.

In scooter comincia la danza degli equilibrismi, perchè la bora ama giocare d’improvvisazione e, d’un tratto, ti ritrovi dentro la raffica e fatichi a non farti tirare giù.

Ho cambiato abbigliamento tecnologico, sono passata dal piumino autunnale, ovversia corto a giacca, a quello che copre fino al ginocchio. Mi piacerebbe averne uno ancora più lungo.

E’ questa la magia dell’inverno al nord est, si vive nelle folate d’aria che spezzano  – apparentemente – l’inquinamento. Certo, fa un freddo difficile da gestire, per chi non è abituato, perchè punge e s’insinua ovunque.

A Trieste ci si deve letteralmente “blindare” oppure vince lei, la nostra amatissima bora, manifesto e simbolo di questa città.

A riscaldare gli animi ci pensano i venditori di castagne che sono i nuovi ricchi, perchè, mi chiedo, come sia possibile che trovino ancora clienti a cui vendere i preziosi frutti alla modica cifra di 6 euro per 4 castagne. A me sembra una follia, non vi pare?

L’aroma delle caldarroste però è impagabile, riporta, a suon di olfatto, a tutti gli inverni che sono già passati e con essi si snoda la malinconia dei ricordi.

Amo questo farsi delle stagioni, mi piace immettermi nel flusso della natura senza ostacolarlo.

Aspetto il freddo, più freddo ancora. Poi ci saranno le luci di natale, i botti di capodanno e via, verso il nuovo, verso una stagione rinnovata, verso il domani che, forse, è già qui…

 

Pimpra

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COUNTDOWN

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Bisogna prepararsi. Mentalmente, fisicamente, emotivamente.

Tra poco più di un mese è natale. Stiamo entrando di prepotenza dentro all’inverno anche se, al momento, le temperature non sono affatto punitive, ma, solo – troppo- umide.

Sento un profondo cambiamento, non so se legato esclusivamente alla stagione, al quadro astrale, a chissacosa. Ma lo sento. Profondo, intenso ed impegnativo.

Al momento il mio corpo si è messo in “tilt”, regalandomi una nutrita serie di fastidi che mi servono a fermarmi per fare il punto.

Non potendo oppormi, eccomi qua.

In fondo non è male, una sorta di brainstorming esistenziale, in cui, volente o nolente, mi tocca guardare dentro le stanze buie. Credevo peggio. Paura immotivata.

Ho un bisogno indicibile di sfogare energia vitale che mi rimane dentro e mi “infiamma” (nel vero senso).

Le gambe, appesantite e dolenti, vogliono muoversi. Ho bisogno di letti di foglie umide e odore di bosco. Voglio l’aria che profuma di muschio, il sudore che mi imperla la fronte, voglio sentire male ovunque, perchè quello è un male che è bene e poi passa e mi fa sentire viva.

Voglio respirare, a fondo, profondamente, dentro di me.

Aspetto con una gioia infantile le prossime maratone, dove mi riempirò l’anima di abbracci e la felicità che mi regala ballare potrà, finalmente, trovare la sua giusta dimensione.

Ci siamo quasi, manca poco, il countdown è già partito.

Ed io, felicemente, mi sto preparando…

Pimpra

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CAMBIO DI STAGIONE. CAMBIO DELL’ARMADIO. CAMBIO DI VITA.

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Bisogna essere preparati. Attrezzarsi, non farsi prendere alla sprovvista.

L’autunno è già tra di noi. Verrebbe da dire che si è mascherato da primavera, ha giocato con gli abiti dell’estate per poi svestirsi e farsi vedere per quello che è, solo adesso.

Autunno è una stagione di mezzo, una delle due più difficili, in realtà, perchè non si ciba nè di carne nè di pesce, non profuma di neve e nemmeno di caldo sole.

Ma, autunno rappresenta un cambiamento e un inizio. Ci avete mai pensato?

Riprendono tutte le attività invernali, dalla scuola ai corsi, le ferie di solito sono finite e si entra, di prepotenza, nel ritmo conosciuto delle nostre vite.

Si chiude la stagione della festa, del colore e del tepore, si accende quella della malinconia, del ricordo e del progetto.

Chi scrive è donna di luce, perciò sarà facile intuire che, in questa mutazione, non mi sento a mio agio ma… ho imparato a gestirla.

Così, non mi faccio più prendere dallo sconforto, legandomi ai ricordi di “ciò che è stato”, non tengo più ferma la mente su immagini e momenti che non ci sono più.

Io direziono lo sguardo davanti a me, vivo il presente. E cerco di scorgere ogni delicata scintilla che mi riscaldi il cuore e la mente.

Cambiamento. E’ la parola chiave di oggi. Per assecondarlo bisogna viaggiare leggeri, abbandonare, anche fisicamente, abiti/oggetti/situazioni che non ci rappresentano più ma che mantengono un’energia pesante, troppo onerosa per non disfarsene.

Ordine. Quando una cosa cambia, necessita della costruzione o creazione di un nuovo ordine. Solo oggetti/sentimenti/emozioni non affastellate casualmente, permettono la visione di un nuovo scenario.

Volontà. L’operazione di “muta” è tutta a carico nostro. Non si può delegare. Ognuno deve occuparsi delle sue priorità, deve decidere quali scatole riempire per prime e (ri)sistemarsi la casa.

Scelta. Nel nuovo disegno delle cose solo la capacità di sapere e volere scegliere ciò che è meglio per noi, ci sarà da faro e guida verso il migliore dei mondi possibili.

A pensarci bene, abbiamo davanti una piacevole sfida. Il pennarello è già nelle nostre mani, pronto per essere utilizzato.

Non mi resta, non ci resta, che iniziare a colorare.

Se pensiamo all’autunno, al cambiamento così, fa meno paura. E’ molto meno faticoso e perde tutta la connotazione triste e malinconica che, si solito, siamo usi affibbiargli…

Parola d’ordine: RIMBOCCARSI LE MANICHE!

Pimpra

 

 

USCIRE DALLE DIPENDENZE. VERY PROUD OF ME

 

caramella

Un anno.

365 giorni.

8 765,81277 ore.

525 948,766 minuti.

Un anno senza mai mettere sotto i denti la più confortevole, rilassante, divertita, infantile consistenza che conosca.

E’ passato esattamente un anno dall’ultima gommosa e morbida. Dall’ultima carezza al palato di una liquirizia o dall’abbraccio appiccicoso di uno stick alla coca-cola.

Un anno senza di voi. Il primo anno.

Non è stato facile, specie all’inizio. Tremavo quando vi avevo davanti e tutta me voleva mettere mano sul bottino gommoso.

Invece ce l’ho fatta. Adesso non mi mancate più. Guardo divertita i vostri improbabili colori di chimica accesa, le confezioni ghiotte che vi contengono e no, oggi, non sento più il vostro canto di sirene.

Eppure, so di non essere “salva”. So di non potere abbassare la guardia, perchè, alla prima che metto in bocca, se ne infilerebbero subito tantissime altre e la magia sarebbe finita.

Uscire da una dipendenza non è mai conclusivo, non è mai definitivo. Lei è sempre lì a guardare, pronta a fare un balzo e a riprendersi te, la tua volontà e la tua determinazione.

E’ passato un anno e mi sento molto bene. E continuo ad avere paura, di ricaderci, di non avere la forza di smettere.

Forse, solo così, resterò lontano da voi.

… è passato un anno ed io sono “very proud of me!”

STICAZZI!

🙂

Pimpra

 

 

BARCOLA_BEACH MOOD

Bivio moodDopo quasi un mese di fine settimana in giro per l’Italia, mi sono fermata, arresa alle richieste del mio piccolo nido che abbisognava delle mie cure.

Esaurite le faccende, organizzo la borsa per il mare. E’ giunta l’ora di andare al Bivio.

Trieste, per chi non la conosce, è dotata di una amena costa, il Carso si affaccia sul mare, producendo un paesaggio molto verde in cui l’Adriatico abbraccia gli scogli calcarei creando un colpo d’occhio d’effetto. Le falaises italiane.

I triestini sono tossici di sole e di mare. Si dice che non abbiano molta voglia di lavorare, a differenza dei cugini friulani, più dediti ai doveri.

No, a noi piace vivere. In tutti i sensi e con tutti i sensi, pelle compresa. E quindi vai di spiaggia senza ritegno.

Spiaggia “si fa per dire”, non esiste la sabbia da queste parti, ci sono gli scogli, c’è il cemento e a noi piace così.

E poi c’è il Bivio. Ultimo baluardo di triestinità, dopo i “topolini”, il “California”, la “Marinella”, tutti siti posti sulla strada Costiera, che da Trieste porta fuori, verso il resto del mondo.

In questa appendice di terra dimenticata nel nord est del Bel Paese, tutte le estati si perpetua una specie di “danza sacra”: la giornata al mare.

C’è un rito da rispettare:

fase 1: allestimento della borsa da mare che prevede anche vettovaglie e generi di sopravvivenza varia, se la sessione si protrarrà per l’intera giornata.

fase 2: sistemazione del bagaglio e (per i più) annessa brandina, sullo scooter. In macchina per le famigliole o gli over 60. I restanti in bus, con la 6.

fase 3: presa di posizione del posto, possibilmente “in prima fila” che significa più fronte mare possibile. A Trieste solo 2 file possono crearsi, trattandosi di “bagnasciuga” sito su strada pedonale, ma sempre strada. Al triestino piace tornare sempre (possibilmente) nello stesso metro quadrato di costa, è piuttosto abitudinario.

fase 4: “inzivamento” (leggi: “incremazione” di tutto il corpo, capelli compresi) con varie pozioni magiche, possibilmente senza filtro solare (i più talebani) con filtro per i triestini evoluti (era ora!)

fase 5: inizio delle “ciacole” da spiaggia, gossip, lettura de “Il Piccolo” ed eventuale commento delle notizie di cronaca e – soprattutto – esternazioni variopinte sui morti del giorno.

fase 6: bagno solare, “tocio” in acqua – anti collasso/svenimento da colpo di calore, bagno solare, ciacole, gossip, caffè.

fase 7: (opzionale, dipende de la seduta si tiene durante la settimana lavorativa, nella pausa prnazo, oppure nel week end): allestimento pranzetto, con apertura Tupperware, contenenti, in formato ridotto, un pranzo estivo. [Parentesi: i triestini, al mare, sono abbastanza “pudici”, nel senso che non abbondano mai con libagioni esagerate, anche se sono in sovrappeso. Vige una sorta di pruderie che evita di mostrarsi in pubblico nel pieno delle proprie attività  mandibolari (eccessive)].

fase 8: dopo un numero di ore (per la sottoscritta) improponibili, impacchettamento di tutto e via a casa.

Ciò che è incredibile è che si potrebbe sintonizzare un orologio sulla precisione dei flussi migratori da e per il mare e sul target di popolazione.

I pensionati e gli over over 60 sono i più mattinieri, poi arrivano le mamme con i figlioli ancora lattanti, poi il grande cambio ora e turno tra le 12.30 e le 13.30 in cui arrivano i lavoratori e i più giovani che sono in vacanza da scuola e/o gli universitari (che hanno fatto bisboccia la sera precedente).

Che ve lo dico a fare, per noi sono riti ancestrali quelli di goderci la nostra Barcola, amarla in ogni sua pietra, in ogni anfratto, in ogni centimetro quadrato del suo lungomare.

E vuoi mettere quanto sia divertente osservare la gente nel suo momento di relax… ma questo ve lo racconto la prossima volta! 😉

Pimpra

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GABBIANI CAMMINATORI

gabbianiBisogna riconoscerlo, una giornata di temporali violenti (ho scritto UNA!), uno Sturm und Drang metereologico, d’estate ci sta.

Assale una malinconia sottile e velata, mentre lo sguardo illanguidisce per un istante al ticchettio violento della pioggia sui vetri, quando sei preso a guardare gli altri che, fuori,  vengono investiti da un muro d’acqua…

La pioggia esalta il profumo marcio del mare, ne sbiadisce i colori, rende l’atmosfera piatta, calma e – incredibilmente- silenziosa.

Mentre mi aggiravo sul mio molo preferito a fare foto, incontro dei gabbiani che mi guardano incuriositi.

Sono giovani, non hanno ancora smesso il piumaggio da cuccioli e, floridi nella loro livrea beige, mi accompagnano –  camminando – su Molo Audace.

Cerco di spaventarli un po’ per farli volare, le foto in volo sono sempre molto evocative, invece, che fanno questi gabbiani inurbati? si mettono a camminare veloci.

E io, veloce li seguo. E ci inseguiamo lungo il molo, mentre il mio collega, basito, cerca di farmi ritornare in me.

Niente da fare. I gabbiani del nuovo millennio preferiscono correre una maratona su terra, invece di scegliere le vie libere del cielo, sgambettano veloci piuttosto che aprire le ali.

E io continuavo a corrergli dietro e loro a scappare… ed è stata una pausa pranzo umida, ma molto, molto divertente…

E, la foto che ho fatto, mi piace assai… 😉

Pimpra

 

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BUONE VIBRAZIONI

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Troppo spesso dimentichiamo di fermarci.

Una sosta regala un tempo prezioso nel quale ritrovare le più profonde e ancestrali connessioni con noi stessi, con l’universo e, perchè no, con l’idea del “divino” che ognuno di noi è in capace di elaborare.

Ieri sera, nonostante la realtà abbia in tutti i modi provato a fermarmi: mille impegni, cose da organizzare, appuntamenti da incastrare e, ciliegina sulla torta, la macchina senza batteria… (sono bionda, già lo sapete, e quindi portatrice sana di una buona dose di sbadataggine… ho dimenticato i fari accesi per 2 giorni…), ebbene, nonostante tutto, con una cara amica, ho partecipato alla meditazione guidata del Wesak.

Avrei tanto da esprimere, ma ci sono riflessioni, sensazioni e pensieri che è giusto portare dentro la propria intimità, senza condividerli.

Di certo posso dire che, meditare, se non si ha l’abitudine, è una pratica difficilissima.

La mia mente correva in giro e solo per pochi istanti riusciva a stare concentrata, a fare il vuoto e seguire il percorso che il conduttore proponeva.

Nonostante la mia fatica e inabilità, qualcosa si è mosso, le connessioni sono partite e ho sentito, provato, vissuto un momento molto speciale dentro di me e con la comunità dei presenti.

A concludere una serata molto speciale è stato il bagno di gong che ha risuonato forte dentro di me, trovando, evidentemente, un terreno fertile provocato dalla precedente meditazione.

Il messaggio che vorrei darvi, Amici Cari, è questo:

indipendentemente dal vostro/i “credo”, dalle religioni, filosofie, sette o quanto altro seguiate, il fatto di concedervi un prezioso tempo per meditare, magari insieme ad altri, porta il nostro essere a stati di coscienza superiori.

E lo dice una che non è assolutamente capace di meditare ed è lontana anni luce da una qualunque “elevazione” spirituale.

Eppure…

Siamo energia che si espande e, se debitamente guidata, condotta per mano, modulata, anche quelli come me, i pragmatici per necessità, i realisti per obbligo, possono ritrovare sensazioni di profonda beatitudine, da troppo tempo dimenticate.

Oggi va così, sento un oceano di pace verso di me, verso la realtà che vedo/vivo, verso il mondo in generale. E ciò che desidero di più è mantenere questo stato di “quiete”, non farmi prendere dai vortici nauseanti di “energie negative” e irradiare a mia volta luce.

Non mi sono appena fumata uno spinello… anche se potrebbe sembrare. 😉

Amici Cari, LOVE AND PEACE a voi tutti!

Pimpra

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