ATTIMI BELLI

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Domenica si torna all’ora solare, testa bassa nell’autunno inoltrato, oramai ci siamo.

Trieste regala spunti di rara bellezza, in queste giornate sferzate da un timido borino che rinfresca decisamente ma schiarisce il cielo regalando un “blu blu blu” da prendere a piene mani.

Bisognerebbe fare una camminata sul Carso, avvolto dal mantello rosso delle foglie di sambuco, è una poesia in questo periodo dell’anno. Chi può, si gode l’aria frizzantina facendo delle lunghe sgroppatine di corsa nei sentieri che profumano di muschio e di foglie.

Non è così male l’autunno, a ben guardare. Anche se la vena di malcelata malinconia fa sempre l’occhiolino.

Oggi mi regalo i colori caldi e rassicuranti della natura intorno, apprezzo l’aria fresca sulle gote e questo sole sbarazzino che ci rallegra.

E’ venerdì, non possiamo non sorridere.

Felice weekend a voi tutti, Amici Cari.

Pimpra

IMAGE CREDIT: foto di Paolo Toffoli da qui

BORA BIRICHINA E BARCOLANA

DSC_3321 DSC_3283 DSC_3292Manco da Trieste da qualche giorno, rientro e trovo una  città cambiata, diversa, colorata e raggiante.
E’ la settimana della Barcolana, della regata più affollata del Mediterraneo, tappa obbligatoria del circuito velistico autunnale.

Per noi triestini è una festa attesa per tutto l’anno, il modo, tutto nostro, di salutare l’estate e di accogliere la nuova stagione.

Mai come quest’anno, la settimana che accompagna la regata di domenica, è stata carica di eventi, di deliziose chicche di “triestinità” offerte agli ospiti e, perchè no, agli stessi abitanti.

Si va dall’attivazione del trenino storico, all’interno del magnifico sito del Porto Vecchio di Trieste, alla possibilità di visitare le gallerie antiaeree della città, gustando pure degli assaggi di prodotti tipici locali,  per non parlare dei musei, delle mostre all’uopo allestite, dei punti di ristoro, dei concerti. Un programma fitto fitto per accontentare tutti.

E poi ci sono loro, le stupende imbarcazioni che fanno bella mostra di sè nello allo specchio d’acqua antistante a piazza Unità. Spettacolo unico.

Ma, senza di Lei, la diva vera, non ci sarebbe manifestazione velistica degna di questo nome,  in una città come la nostra, dove, se non c’è vento, non c’è vita. La Bora.

Burlona come un ragazzino, sfacciata come una donna di facili costumi, arrogante come certi uomini, ha deciso, a poche ore dagli spari dei cannoni che daranno il via alla kermesse,  di manifestarsi in tutta la sua reale avvenenza.

Emergenza meteo, raffiche violentissime. Lo spettacolo animato degli alberi delle imbarcazioni da regata che si piegano senza volontà sotto le spinte violente delle raffiche che qui chiamiamo “refoli”.

A noi triestini questa caciara metereologica piace, o, almeno, ci siamo abituati. Altro è per i nostri ospiti che, il più delle volte, si fanno trovare impreparati.

Ma la macchina organizzativa della Barcolana 2015 è una bomba. Hanno pensato a tutto, valutato le opzioni possibili, studiato le statistiche, per offrire ai regatanti, agli appassionati, ai curiosi una regata sicura, uno spettacolo magnifico.

Non ci resta che aspettare domani, lo sparo di cannone che darà la partenza e goderci lo show.

Pimpra

Curiosate qui: http://www.barcolana.it

IMAGE CREDIT: LE FOTO PUBBLICATE SONO PROPRIETA’ DI GIOVANNI VANACORE che ringrazio

#CALAMARIETANGO. Quando la burocrazia ci mette lo zampino.

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Chi mi segue sa benissimo che, a Trieste, un appuntamento estivo assolutamente imperdibile è la milonga da me definita #calamarietango.

Location perfetta, in riva al mare, in uno stabilimento degli anni 60 o giù di lì, il Ferroviario. Un luogo unico, ruspante,  “triestino” come non mai. Il Faro della Vittoria occhieggia i ballerini, la brezza della sera ne accarezza l’abbondante sudore e, da quest’anno, il signor Luciano e il suo staff, ingentiliscono le serate con calamari fritti e grigliati con tanto “ammore” (ma preparano anche molto altro, ovviamente).

Ambiente perfetto, frequentato da persone discrete, con il solo difetto di essere perdutamente innamorate del tango argentino e di ballarlo ovunque, anche sulla “pista” più storta dove abbia mai messo piede un tacco 10!

Poco male, è tutto il contorno che rende il luogo unico e davvero  molto speciale.

8 anni di appuntamenti estivi fissi, il venerdì di tango a Trieste, si trascorrono qui, e qualcosa, all’improvviso si guasta, e le serate non si possono più organizzare…

Per me, un lutto, una traggedia proprio. Sono abitudinaria, e guai a privarmi dei miei luoghi d’elezione, di quelli dove mi reco con gran piacere e gusto!!!

Problemi burocratici di qualche sorta per cui, la musica, si deve interrompere alle 23.00!

Che triste idiozia all’italiana!!!!

Chi ben sa, la milonga non produce infausta confusione. E la gente? Vogliamo parlare dei danzatori? Mai visti ubriachi o molesti, mai sgarbati, mai sentiti urlare, sbraitare, insomma far casino! Ovviamente, si tratta di persone più grandicelle dei ragazzini che vanno avanti a sfondarsi di birra. Chi balla non può farlo perchè poi non si reggerebbe in piedi… e.. non ballerebbe più!

Quindi non è chiaro perchè, in un luogo ben lontano dal centro abitato, frequentato per l’occasione da persone “per bene”, rispettose ed evolute, si sia abbattuta la scure tipicamente triestina del “no se pol (più)”…

MA CHE MALE VI ABBIAMO FATTO???

… Ah… forse vi dava noia l’odore di pesce fritto… ecco cos’è…

Sono arrabbiata a e molto triste, perciò, stasera, spero di godermi la più bella #calamarietango della storia!

EVVIVA!

Pimpra

ATTIMI SALMASTRI

IMG_20150701_141853Sono solo 30′ d’aria. Di brezza marina, mista a quell’odore tipico di porticciolo, che sa di mare, di alghe e di salsedine.

Basta così poco.

Nelle orecchie la musica giusta, quella che sa ricaricare le batterie, rinverdire la voglia di sorridere al mondo, gioire di una pausa obbligata.

Le pietre del molo sono calde sotto le mie chiappe, perchè non mi va di fare la signora e starmene appoggiata alla bitta, sono terra e pietra insieme ai cubettoni di arenaria.

Me ne sto lì, da sola, ad amare questa natura così incredibile, a risucchiare ogni molecola di brezza che mi arriva, voglio essere assorbente.

Il mare oggi è sporco, ha portato a riva i resti di un temporale, metafora di qualcosa che finisce e che trova comunque armoniosa collocazione nell’esistente.

I minuti mi scivolano sulla pelle bianca, come gocce di sudore e il mio tempo è già finito.

Mi rialzo felice, guardo a terra e leggo il messaggio “Love yourself”, sorrido, è quello che ho appena fatto…

Pimpra

IMAGE CREDIT Pimpra Trieste

#TTYT 2015. BRILLIANT EDITION

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Ballare il tango argentino è una grande fortuna.

Innanzitutto sviluppa un alto tasso di benefiche endorfine che servono a lenire, ringalluzzire i nostri corpi stanchi e le nostre menti appannate. Aiuta a mantenersi elastici, fisicamente attivi e… non solo.

A prescindere da tutti questi positivi effetti, consente l’incontro, lo scambio e la condivisione con anime davvero molto speciali. Non si passa solo il tempo a cercare la tanda con il ballerino perfetto/a, si parla.

E non solo di grandi/piacevoli/leggere cazzate. Si parla. Di intimità profonde, di vita, di esperienze.

Se, accanto a tutto questo aggiungi un evento che ti coinvolge per tre giorni, a casa tua, circondato dagli amici più cari e da quelli che conoscerai per la prima volta, in location che esprimono al meglio la tua città, con i suoi paesaggi  i suoi colori i suoi sapori… beh… ma che ve lo dico a fare???? Non vi siete già iscritti al vostro primo corso di tango argentino? No? … peccato per voi!

Torno da una festa che definire grandiosa è poco, perchè, più dei fuochi d’artificio (che pure ci sono stati in pista), è stato un evento così pregno di amicizia che mi sembra quasi impossibile di questi tempi moderni.

Adesso la “traggedia” è viversi la settimana in gabbietta, chiusa tra le mura dell’ufficio che mi fanno sentire sempre più prigioniera… sempre più…

Tutto questo per dire GRAZIE agli Amici triestini che ci hanno regalato un’altra indimenticabile edizione del Trieste Tango y Tú.

… coraggio mancano poco più di 360 giorni alla prossima edizione!

😀

Pimpra

 

COME PERDERE L’ECCELLENZA: IL CASO DEL BURLO GAROFALO- post di denuncia #malasanità

d9_2_hospital_symbolNon si può sempre tacere ed accettare che le cose migliori che la città ha saputo costruire negli anni, poco a poco, perdano la qualità, il prestigio e il senso che avevano.

Oggi voglio denunciare, e so perfettamente di utilizzare un verbo dalle tinte forti, il degrado dei servizi dell’ospedale pediatrico infanitle della mia città, il Burlo Garofalo.

Premetto che mi duole il cuore ad utilizzare parole tanto dure nei confronti di una struttura ospedaliera amatissima in città. Praticamente tutti i triestini sono nati lì, da generazioni.

La crisi, i riassetti della sanità hanno, purtroppo, minato le basi del duro lavoro dei medici ospedalieri, e di tutti coloro che ruotano nel mondo dell’ospedale, dal personale amministrativo a quello infiermieristico ecc.

La mia esperienza che, purtroppo, è stata confermata dai racconti di altre donne, è che, il trattamento riservato alla paziente adulta, rasenta livelli di intollerabile sopportazione.

Il fatto: dovevo fare un’isterescopia. Un esame banalissimo, di routine.

Tempi di attesa: bibilici. Nel mio caso 2 mesi e mezzo.

Il giorno dell’esame, vengo ripresa dal ginecologo che avrebbe eseguito il prelievo, il quale parte con una manfrina sull’inutilità dell’esame dal momento che, in ragione della mia età, era molto normale avere ciò che avevo e che tanto avrei dovuto prendere degli ormoni.

Resto sbalordita e replico che la mia ginecologa era di opposto parere. Poi, tanto per farmi sentire a mio agio, mi preannuncia che avrei provato parecchio dolore e che, non avendo io avuto figli, l’esame era piuttosto difficoltoso da eseguire. Il tutto brandendo un aggeggio che sembrava un kalasnikov…

Temendo il peggio, stoica, ho replicato che il dolore l’avrei saputo gestire ma che facesse il prelievo.

A onor del vero, siccome la tensione tra il medico e me era palpabile, le infermiere dello staff, hanno cercato di tenermi tranquilla ed io, onde evitare di attivare tutti i muscoli del mio corpo, ho deposto le armi dialettiche, replicando con battute di spirito che hanno fatto sorridere il cerbero ginecologo.

La morale della mia storia è che, quel qualcosa va tolto e che, la sottoscritta, si è ben guardata dal tornare nell’ospedale della sua città, dove sono nati quasi tutti i triestini, preferendo “emigrare” nel vicino centro ospedaliero di Monfalcone.

Ho creduto di essere sbarcata sulla luna: personale gentilissimo, disponibile, struttura in perfetto ordine, il primario (addirittura!) che mi ha trattato come la più importante delle pazienti.

MORALE e poi smetto:

se una persona SCEGLIE o si trova a lavorare nella sanità, che sia il primo gradino della scala o il gotha dei professoroni, HA OBBLIGO  di tenere sempre a mente che le persone che DEVONO per qualche ragione frequentare la struttura, NON STANNO BENE.

Pertanto, non hanno nessuna voglia/desiderio/forza di sopportare/supportare le frustrazioni di coloro che, all’ospedale, ci lavorano. E so che sono tremende, e difficili da gestire, ma NON VANNO MAI RIVERSATE SUL PAZIENTE.

Perchè, se il mio spirito di sopportazione è basso o è diventato basso, DEVO cambiare mestiere dal momento che la mia professione E’ e RIMARRA’ sempre UNA MISSIONE.

E con questo, passo e chiudo.

Pimpra

FIORI DI CILIEGIO

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Questa primavera porta con sè aria di grande cambiamento.

C’è ancora molto pulviscolo pesante di cui liberarsi ma, a ben guardare, anche nuovi zampilli di positività a cui attingere a piene mani.

Rivolgo lo sguardo a questi. E che sguardo…

Dopo una vita che ci pensavo ho avuto il coraggio di eliminare o, almeno, di ridurre drasticamente, un difetto estetico che mi faceva stare male. Vanità, lo so, ma son nata femmina e ci sta.

Non è una decisione facile quella di farsi modificare per sempre i connotati, distesa su un tavolo operatorio, aspettando l’attimo in cui il bisturi farà il suo dovere.

Una decisione presa per star meglio con me stessa è un grande risultato per quelli, come me, abituati, da sempre, a compiacere gli altri.

E, sticazzi, stoggiro ho scelto di far felice me!

Sono contenta di sapere che nella mia piccola città, così sperduta nel Nord Est, ci siano eccellenze e che siano giovani. Giovani talenti che la bora è riuscita a trattenere, invece di farli volare via, sulle ali del successo vissuto e costruito altrove.

Ripensando a questo ultimo tempo, ho in mente l’immagine dolce e delicata del ciliegio in fiore. Dell’esplosione di natura, di bellezza e di caducità che noi tutti viviamo.

Trattengo in me questo momento di estasi e di malinconia, riportando questo haiku che trovo meraviglioso.

Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna

Yosa Buson (1715-1783)

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

E LUCE FU

Cielo di Trieste

Non c’è molto da dire, solo che mi sembra di rinascere.

Ma lo vedete quell’azzurro che non lascia spazio a nulla. Un colore pieno di tutte quelle vibrazioni che danno una piacevole scossa. La vita che ti fa l’occhiolino, dicendo di svegliarti.

Oggi che, a ben guardare, non ho motivi particolari per sentirmi felice, lo sono. Lo sono dal profondo, come se, tutta me, si tuffasse in quel cielo limpido.

Ma cosa mi fa Primavera?

Regala sorrisi e colori. Voglia di mettere il naso all’aria, desiderio di uscire, necessità di prendere dei gran respiri.

Custodisco questa straordinaria sensazione per tutte le volte in cui la luce si spegne e, intorno, il grigio torna a colare sulla vita. Su di me.

Pimpra

LA MIA FAVOLA MODERNA. PARTE 2° (TO BE CONTINUED)

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La storia si complica.

Dopo il secondo messaggio trovato da Toso, non ho perso tempo e ho inviato la cartolina.

Ovviamente la scelta non è stata casuale, una bella immagine di donna, dalla mostra di Man Ray, recentemente visitata.

Potevo scriverci su i miei recapiti poichè, una cosa che non mi fa di certo difetto, sono i modi/luoghi (virtuali e non ) in cui, chi lo desidera, si può mettere in contatto con me.

No. Troppo facile.

Nella missiva suggerivo di recarsi nel nostro luogo, dove, colà sì, avrebbe trovato mie notizie.

Un piano perfettamente architettato, non fosse che il diavolo ci mette lo zampino e, per una storia o per l’altra, mi sono potuta recare a consegnare la lettera solo questo fine settimana… (un bel 15 giorni dopo la di lui “convocazione”).

Arrivo al negozio e capisco immediatamente: il mio amico si era già presentato, andandosene però a mani vuote.

Mi riferiscono della sua mal celata delusione ma della gentilezza di aver lasciato loro in dono una bottiglia di vino di sua produzione, per la grande disponibilità a fare da ufficio postale.

“Chissà se tornerà più” dico loro, i quali mi rassicurano “Certo che lo farà, si è tanto raccomandato il vuoto a rendere della bottiglia!”.

Ci siamo guardati e abbiamo riso.

Sulle prime ci sono rimasta molto male, dispiaciuta di avere dato una buca. Poi,  però  ho pensato che, più la conquista è difficile, più la vittoria è gustosa:  avvicinarmi non sarà facile!

Ho lasciato la mia lettera, nella quale ho, comunque, aggiunto un biglietto di scuse per il ritardo nella consegna e… vedremo che succederà.

Con i titolari della drogheria abbiamo fatto illazioni sul modo in cui Egli sceglierà di prendere contatto.

Loro sono certi mi scriverà “Ha bisogno di tempo e di distanza” … io mi astengo dal fare ipotesi…

Sarà quel che sarà…

TO BE CONTINUED…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

PROFUMO DI CASTAGNE E DI VENTO

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E’arrivato così, senza tanti complimenti, da un giorno all’altro.

Ti addormenti dentro a un autunno colorato di foglie di sambuco, odoroso di muschio e quercino e ti risvegli una mattina che le tapparelle della stanza suonano il ritmico “tam tam” delle raffiche di bora.

E’ arrivato, l’inverno si annuncia così.

In scooter comincia la danza degli equilibrismi, perchè la bora ama giocare d’improvvisazione e, d’un tratto, ti ritrovi dentro la raffica e fatichi a non farti tirare giù.

Ho cambiato abbigliamento tecnologico, sono passata dal piumino autunnale, ovversia corto a giacca, a quello che copre fino al ginocchio. Mi piacerebbe averne uno ancora più lungo.

E’ questa la magia dell’inverno al nord est, si vive nelle folate d’aria che spezzano  – apparentemente – l’inquinamento. Certo, fa un freddo difficile da gestire, per chi non è abituato, perchè punge e s’insinua ovunque.

A Trieste ci si deve letteralmente “blindare” oppure vince lei, la nostra amatissima bora, manifesto e simbolo di questa città.

A riscaldare gli animi ci pensano i venditori di castagne che sono i nuovi ricchi, perchè, mi chiedo, come sia possibile che trovino ancora clienti a cui vendere i preziosi frutti alla modica cifra di 6 euro per 4 castagne. A me sembra una follia, non vi pare?

L’aroma delle caldarroste però è impagabile, riporta, a suon di olfatto, a tutti gli inverni che sono già passati e con essi si snoda la malinconia dei ricordi.

Amo questo farsi delle stagioni, mi piace immettermi nel flusso della natura senza ostacolarlo.

Aspetto il freddo, più freddo ancora. Poi ci saranno le luci di natale, i botti di capodanno e via, verso il nuovo, verso una stagione rinnovata, verso il domani che, forse, è già qui…

 

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

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