DI TANTO IN TANGO: IL TANGO DELLA GELOSIA

embrace

Senza dilungarmi su quale massa energetica sensibile è capace di movimentare questa danza, chi la pratica lo sa benissimo, mi piace soffermarmi sulle dinamiche tipicamente europee dell’abbraccio fatale.

Perchè fatale?

Innanzitutto il tango regala o toglie. Dona magici incontri, abbracci speciali che possono essere solo un momento e durare il tempo di una tanda o uscire dalle pareti ovattate della milonga ed entrare nella vita reale di due persone.

Il tango toglie poichè, fedele rappresentazione delle dinamiche della coppia, se questa è lì e lì per scoppiare, è l’ago sul palloncino e bumm la coppia si dissolve.

Ma non è solo questo, sarebbe troppo facile, riduttivo.

Esistono tutta una serie di dinamiche più o meno perverse che si snodano in momenti diversi: a lezione, alla pratica e in milonga.

Analizziamo il punto n. 1: la lezione

A seconda se la coppia è composta da amici o da due partner nella vita, si possono osservare movimenti energetici diversi. Il focus va sulla coppia. Se è in equilibrio, di recente costituzione, ha un livello di tango accettabile, normalmente vive il momento come una scusa in più per creare quell’armonia che regna profonda nella vita dei due innamorati. Può comunque accadere che escano già le future dinamiche della coppia che preludono a scontri piuttosto pronunciati, ma, su questo, solo il tempo dirà la sua.

Gli amici, di solito, hanno tre strade: diventano  più amici, a beneficio reciproco del ballo, si innamorano o cominciano a non sopportarsi più. Anche in questo caso, il tempo darà il suo verdetto.

Punto n. 2: la pratica

La pratica è una milonga “mascherata” dove il cerimoniale di corte è molto ammorbidito, dove l’invito si può fare a voce e non è solo l’uomo ad avere questa possibilità. Ci si confronta, si “prova”, si studia insieme ma aprendo la coppia all’esterno.

MORALE: se sono amici in fase uno= nessun problema. Se sono in fase due= probabilmente balleranno insieme con poche uscite all’esterno della coppia. Se sono in fase tre= balleranno con altri e buona pace.

La coppia, invece, affornterà le dinamiche proprie della milonga e, conseguentemente, farà i conti con il demone della gelosia.

Ma che sarà mai?

Difficile dare una spiegazione logica a un fenomeno che parte tutto dalla pancia, dall’irrazionale. Da una parte, diciamocelo, abbracciare altre persone con grande enfasi e pieno godimento (del ballo, ovviamente! 🙂 ) procura al partner una sensazione di pizzicore, come un piccolo fastidio, un pruritino immediatamente silenziato ma che di fatto c’è. Annusare l’altrui collo, certo, può anche essere una sensazione spiacevole ma, diciamocelo, è un po’ come andare alla scoperta di qualcosa di nuovo.

Ora, tutto questo non sarebbe elemento sufficiente per scatenare tempestose nubi cariche di pioggia, ma – ed è qui il mistero buffo del tango – qualcosa ha alterato l’equilibrio.

Che accade? Che si balla male, perchè il corpo vive su di sè il fastidio e quindi non si lascia andare.

Il tango della fase milonga vera e propria, accende ed esalta tutto ciò che è stato detto fin qui. In milonga si va per ballare, certo, ma alla base del gioco vi è la seduzione che è stumento per farsi invitare (per le donne), istinto di caccia per gli uomini. In milonga si vive senza protezioni, la cosiddetta “lotta per la sopravvivenza” di darwiniana memoria.

Esagero? Certo, si fa per ridere, ma l’energia detonante che si può scatenare è davvero forte.

Come combattere il fenomeno gelosia?

Non ne ho idea, ovviamente.

E, sapete che c’è? Una gelosia contenuta, in limiti davvero sotto-sotto soglia fastidio, in fondo in fondo regala uno stimolo in più per mettersi in gioco, per fare meglio  (dell’altro/a), per avere voglia di cercarsi ancora (come coppia).

O NO????

🙂

Pimpra

DA DOVE COMINCIO?

2014

Ahi quanto mi è duro riprendere il solito ritmo di vita: la gabbietta, la palestra, gli impegni vari… ma, soprattutto, la sveglia.

Sono stati giorni di distacco totale dalla realtà, quando ti chiedi sarà mercoledì o giovedì, perchè hai perso il conto… e che dire, ne avevo proprio bisogno.

Certo, mi sarebbe piaciuto colorare la mia vacanza con qualcosa di più eclatante di quanto non abbia fatto in realtà, ma va bene così, non sono tempi (almeno per il mio conto in banca…).

Comunque, nella semplicità di ciò che è stato, ho alcune chicche che mi hanno regalato tantissima gioia: un capodanno passato a ballare tango al Farolito, coccolata come una principessa, sono arrivata da ospite e uscita alle 5 del mattino carica di squisitissimi doni!

Poi un pomeriggio bassanese dove il tango amalgama le meglio anime, talentuosi ballerini/e, valentissimi Tj, creando un evento (privato) ad altissimo godimento. Di quelli, per intenderci, che lasciano un ricordo indelebile, un sorriso sul volto, ogniqualvolta ci ripensi. E, ultimo, ma solo in ordine di tempo, la milonga pomeridiana in quello spazio che per te è casa, dove ti piace fondere la suola delle scarpette, dove trovi i tuoi maestri e amici.

E mi lamento? No!

Solo che oggi è il “primo giorno di scuola” dopo le vacanze, e io non ho studiato e non ho fatto tutti i compiti… e, in una parola, ho il magone grande così… ma passerà anche questa!

FELICE 2014 AMICI!

Pimpra

PS: dicesi “gabbietta”, l’ameno luogo di lavoro. Grazie a dio che c’è, ma resta sempre una galera… 🙂

UNA MARATONA “TRASVERSALE”

Mantova

Mantova

Torno da un fine settimana carico di abbracci.

A Mantova la “The Queen of the Night tango Marathon” mi ha stupito per l’atmosfera così diversa dalle altre maratone alle quali ho partecipato.

In questo caso, l’effetto è stato dato dal mix di partecipanti che hanno dato all’evento un colore ed una energia particolare.

In maratona si spinge sempre sull’acceleratore. Sarà perchè nel tempo a disposizione i ballerini vogliono fare indigestione di abbracci, godere di ogni stilla di tempo, di tandas, di musica, probabilmente perchè ritrovarsi con amici vecchi e nuovi che si incontrano solo in circostanze del genere, rende tutti particolarmente “famelici”.

Le donne hanno la mirada che scioglie, gli uomini non sanno dove posare gli occhi per godere delle dame presenti in sala. E’innegabile: in maratona si respira adrenalina, c’è competizione (non fosse altro che per cercare di ballare con quel/lla particolare ballerina).

A Mantova, invece, tutto questo è stato stemperato dal melting pot dei partecipanti che, evidentemente, non erano – nello specifico – tutti dei maratoneti.

Il risultato è stato un fine settimana molto piacevole, decisamente più rilassato, sereno.

In pista, volteggiavano beatamente gli stakanovisti della maratona insieme ai milongueros da raduno. Stili e sensibilità diverse che si sono fuse creando una tavolozza di colori piacevole assai dando vita alla prima “maratona trasversale” alla quale ho partecipato.

Oggi è lunedì. Fuori c’è un po’ di nebbia che entra nelle ossa eppure sento ancora caldo e ho voglia di sorridere.

… Lunga vita alla “Regina della notte“!

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA TS

TERME E TANGO: IL MIX CHE FUNZIONA

TERME E TANGO

Ciò che più di bello c’è nella “malattia tanguera” è che, il sacro fuoco del tango, ti spinge a mettere il naso fuori dagli usuali territori di caccia e a spingerti sempre verso nuove, esaltanti, avventure.

Perchè, chi è malato lo sa, la passione che brucia chiede sempre nuova legna da ardere, quindi nuovi stimoli, sensazioni, esperienze. Il tango che è vita, vuole vita intorno a sè.

E quindi, ligia devota al sacro demone, mi sono gentilmente concessa una chicca tanguera di quelle perfette per il momento storico.

Chi di voi non metterebbe molto volentieri mano al revolver sapendo che novembre (il mese più infausto del calendario) oramai bussa alle porte? Novembre delle foglie morte, della nebbia, della pioggia, del cambio dell’ora, del cambio di stagione (maledetto!), della voglia insopprimibile di dolci, della muffa, del malumore meteo-collegato, della cervicale in esaltazione che con l’umidità è una tragedia?

Ecco, dinnanzi a questo scenario apocalittico (almeno per una persona solare come la sottoscritta) il solo spiraglio del buonumore è scappare dalla città, chiudersi per tre giorni in un ameno luogo della vicina Slovenia, infarcire la propria giornata di lezioni con maestri di qualità, praticare con le poche forze che restano dopo tutte le ore di studio e sparare le ultime cartucce di energia nelle milonghe serali.

Cosa c’è di più bello…? Le terme da aggiungere al pacchetto “100%100 godimento tanguero”.

E il godimento me lo sono preso tutto, ho assistito a delle performance di artisti che non osavo nemmeno immaginare, ho ricevuto in dono tandas da leccarsi i baffi, mi sono felicemente ingozzata di dolciumi senza alcun effetto collaterale e ho concluso il piacevole fine settimana, godendo come una pazza dentro la sauna, dove, insieme al sudore della pelle, evaporavano i brutti pensieri.

Adesso però, si ripresenta prepotente,  il problema del lunedì, quello che sempre mi coglie dopo un weekend a tutto tango: io non ho voglia di perdere tempo a lavorare. Io devo chiudermi dentro una sala prove e studiare. Io devo ballare.

Invece mi tocca la gabbietta… meno male che la fantasia mi porta via e la certezza che l’anno prossimo bypasserò ballando il fine settimana più brutto del calendario, mi rasserena non poco.

Per info, qui.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

DI TANTO IN TANGO. LA VITA A DUE CORSIE. STICAZZI

Tangomarathon

Torno da un fine settimana dove ho speso tutta l’energia che avevo in corpo. Ho straballato. Non mi sono risparmiata mai, ho incontrato ottimi ballerini, perciò bilancio positivo.

Ma…

La vita va a due corsie, quelli che vanno veloci che hanno i cavalli motore sotto il culo e quelli più lenti.

Lo si vede in maratona, lo si vive quotidianamente.

In ogni cosa – purtroppo – c’è la serie A, la Champions League dei fighi, e le altre serie di quelli “meno” hot (per dirla all’americana e non ripetermi con un bel “sfigati”).

Anche in maratona, dove gente tosta (oltre a saper ballare, è necessario avere un fisico bestiale per resistere alle sessioni interminabili di ballo), non è tutta “tosta uguale”, anche lì, trovi il gotha e poi, tutti gli altri.

Gotha perchè, a quelli/e tu li saluti e loro ti rispondono anche (per cortesia, immagino) dato che vi siete incontrati in giro per il mondo più di qualche volta e le vostre, reciproche, facce, vi sono note. Quindi, trovandosi in un luogo per dar fondo alla suola delle scarpe, immagini che, magari non subito, magari non alla sera (dove bisogna mostrare più del solito le piume) che so, un pomeriggio alle 3.30 l’invito scatti.

Invece niente. Puoi morire che non succederà nulla.

E’ presto detto: loro viaggiano nella corsia di sorpasso e tu no.

Mi chiedo perchè io no. Non pretendo nè mi aspetto di fare tandas su tandas che, capisco, sono riservate agli amici più cari e ci può stare. Ma nemmeno una? Che tu, rispettosa del codice di comportamento, li guardi a dire “Mi piacerebbe sperimentare una tanda con te” e loro, ti guardano (gli stronzi) e poi – mezzo schifati o, comunque, totalmente disinteressati, girano lo sguardo sulla giovinetta di turno.

STICAZZI.

Quanto mi hanno rotto questi uomini, che poi, li ho osservati ballare e non sempre viaggiano con ballerine da empireo, e quindi, potrebbero concedersi pure con me.

Invece: sticazzi, proprio no.

E quindi esiste tutto un sottobosco di persone meravigliose, quelli che non pigiano costantemente sull’acceleratore, che ti regalano momenti preziosi, sorrisi compiaciuti dopo un bel giro di pista riuscito bene.

E sapete che vi dico? Me li tengo ben stretti questi meravigliosi e umani ballerini e persone con i quali non si condivide solo “Narciso”, ma il piacere, vero, dello scambio, della condivisione e abbracci dati anche con sentimento.

STICAZZI.

Pimpra

PS: ho riferito degli uomini, ma ci sono donne che si comportano esattamente nello stesso modo.

IMAGE CREDIT: GIO’ IL FUZ

TROVA LE DIFFERENZE

spritz aperol

A chi mi dice che non sopporta il caldo, le zanzare, l’umidità la gente in spiaggia, gli uomini in flip flop, indici ineludibili del periodo estivo, dico che questa stagione, al contrario, è meravigliosa.

Il caldo si sopporta, le zanzare si sterminano, l’umidità si combatte con il condizionatore  e per gli uomini in flip flop… beh, purtroppo per quelli non c’è rimedio…!

Una semplice uscita serale con gli amici diventa un momento piacevole, più piacevole di quanto non sia, lo stesso incontro, d’inverno.

Si sta fuori, la temperatura accarezza la pelle, si indossano sempre meno vestiti… gli ormoni sono in fibrillazione… si percepisce indistintamente un’energia particolare.

Aggiungiamo, a tutto questo, un ingediente speciale… uno spritz Aperol!

Ieri sera, una cara amica udinese, in quel di Udine, prima della serata di practica, mi porta in una carinissima trattoria/bar vicina a una roggia. Lei ordina un prosecchino, io lo spritz.

Arriva il calice e mi accorgo immediatamente che è diverso da quelli che servono a Trieste: il colore è molto più intenso, il ghiaccio e l’alcol creano una specie di corrente all’interno del bicchiere che evidenzia indiscutibilmente che la parte alcolica è di molto superiore a quella acquosa.

Dal primo sorso  una saetta raggiunge  dritta il cervello mandando  in tilt tutte le lampadine neuronali. E’ fatta, in un istante sono ubriaca.

Sticazzi.

La mia amica, accortasi perfettamente del mio mutato stato cerebrale si è messa a ridere pesantemente di me, dicendo “Mia cara, come si vede che non sei di queste parti!”

… Con le pive nel sacco, ho dovuto riconoscere il mio ko.

E mi chiedo come mai a casa mia, a Trieste, di sprtiz Aperol posso berne anche più d’uno e non subire tali effetti collaterali, mentre un solo bicchiere udinese è stato in grado di mettermi al tappeto!

Amici Cari, ma che ve lo dico a fare, buon fine settimana!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

STICAZZI III° – (NON HO L’ETA’)

oldyounghands1Di ritorno dal mio primo week end al mare.

Colorito bonne mineumore gaio e una valigia di insegnamenti.

Doveva essere una delle mie “solite” avventure tanguere, un festival condito da mare e piscina che, sulla carta, è uno dei mix che preferisco.

Sulla carta, appunto.

Parto benissimo con la prima milonga a bordo piscina, non fosse che, guardandomi in giro, mi accorgo che l’età media è tra i 28 e i 32 anni. Ragazze dai corpi flessuosi e magre come giunchi, ragazzi “imberbi”, nessuna compilation di rughe o di cellulite infestante. A quell’età non sono problemi conosciuti.

Suona il primo campanello d’allarme.

[Sticazzi]

Mi preparo per la milonga serale, quella che ti traghetta fino all’alba.

Sono allegra, ho ballato bene, gli amici sono deliziosi, il clima mite.

Mi presento alla serata e le antenne mandano immediatamente un segnale negativo. Non le voglio ascoltare.

Errore.

Resto seduta, sono invisibile, mi muovo nel grande salone, sono trasparente.

Comincio ad accusare il colpo.

Davanti ai miei occhi solo figa, figa, figa, figa.

Svestite, provocanti, sensuali, patatone, giovani e, le maledette, pure brave. [Se sei figa, ne hai 20 o poco più, mandi segnali atti ad attizzare l’ormone e non sei una “antiballerina”, i migliori ti inviteranno sempre e tu, danzatrice in erba, brucerai le tappe della tua crescita di ballerina  e – maledizione!- diventerai brava sul serio!]

[Sticazzi]

Morale: alle 3.30, con le pive nel sacco, un giramento di palle epocale, sono tornata a piedi in hotel.

Il giorno dopo mi sono presentata in milonga alle 4.50, così da rendere l’agonia più breve e togliermi la soddisfazione di vedere l’alba. Ed è stata la scelta giusta.

MORALE:

ci sono eventi, situazioni,  che ti sbattono in malo modo in faccia la tua età. Che ci vogliamo credere, oppure no, se sei negli “anta” (anche se sono i primi anta) sei VECCHIA. Punto e basta. Nessuna altra verità è accettabile oltre la maledetta realtà della data sul tuo passaporto.

Ed è difficile, maledettamente difficile accettarlo. Perchè, dentro, senti di avere ancora 25 anni…

…NON HO [più] L’ETA’ … cantava qualcuno…

STICAZZI.

Pimpra

Image credit: QUI

LA LATINA 2013: EDIZIONE STRAORDINARIA!

Image credit: Pimpra

Image credit: Pimpra

Sono ancora sull’onda perfetta che mi ha tenuto sulla sua cresta per l’intero fine settimana.

Il mio lunedì, oggi, è vissuto da lontano. Tutta me è ancora lì, su quel pavimento, in quell’albergo, ai bordi della piscina, sul prato, negli abbracci che mi hanno cinta…

Ho vissuto la mia prima maratona perfetta. L’onda che aspetti per mesi, quella che senti nell’aria ma che non raggiungi mai.

I fantastici 4 Mascalzoni Latini hanno esagerato, questa volta, che nemmeno Enzino, il più scafato wedding planner italiano, poteva fare meglio.

Non mi riesce di trovare una sbavatura, un difetto, una manchevolezza.

Ho visto 300 persone folli di gioia, cariche di energia, sudate e sorridenti, insieme a ballare, a nuotare, a ridere, a buttarsi in piscina, a fare la seduta di yoga, a sbafare quintali di banane, a bere litrate di caffè, a fare amicizia.

In uno spazio creato e pensato per il benessere di ognuno dove, oltre al tango, volendo, si poteva trovare la solitudine preziosa del giardino o l’allegria schiamazzante della piscina.

Ho ballato per ore, senza rendermene conto, perchè scivolavo di tanda in tanda portata per mano da tj set favolosi, con l’energia del pomeriggio e l’onda lunga della notte.

Ho visto l’alba dentro un abbraccio, rendendomi conto che la musica aveva traghettato tutti nel farsi di un nuovo giorno, come fosse la cosa più naturale del mondo.

Credo che il senso profondo di una maratona di tango sia questo: la fusione del corpo, della mente, dei sensi, della pelle, nella quarta dimensione, dove, per entrarci, ti porta solo chi sa.

Solo chi ha vissuto centinaia di questi eventi conosce l’ingrediente segreto per rendere unica l’atmosfera che farà di quella maratona, della sua maratona, un momento indimenticabile.

E ho la certezza che una Latina così  sarà difficile da eguagliare!

Pimpra

CARNET DI VIAGGIO – “Mi Buenos Aires Querido”

image credit: Pimpra TS

image credit: Pimpra TS

Dal lontano 2007 non mettevo piede su un Boeing su tratta intercontinentale.

Boccetta di Lexotan in borsetta (in caso di attacco di claustrofobia che non verrà mai se lo porti con te), accanto all’inseparabile Lonely Planet.

Pronta per il mio primo viaggio sacro. Alla Mecca. Di ogni tanguero: Buenos Aires!

Sono stati una diecina di giorni o poco più che mi hanno regalato emozioni fortissime, gioie insperate, divertimento, stanchezza, stimoli.

Mi sono chiusa in una scuola di tango per dedicarmi anima e corpo alla mia danza preferita, per insegnare al corpo nuove dinamiche, eliminare gli errori, creare nuova consapevolezza.

Ballare il tango colà è come nuotare in mare per un triestino: naturale.

Come è, per noi, tuffarsi dal molo facendo le “clanfe“, per loro è danzare inventando nuovi giochi ritmici, nuovi movimenti, incorciare sequenze che creano alchimie fantastiche. E lo fanno con il sorriso, nella dimensione del gioco, del piacere.

Poi c’è la megalopoli che, a dispetto di altre che ho visto, è capace di accogliere/raccogliere chi la visita. Non c’è stato un solo attimo del mio soggiorno nel quale mi fossi sentita un’intrusa, una persona “indesiderata”. E’ come se, da subito, Baires fosse anche mia.

Con l’occhio europeo mi sono divertita a fare il gioco del “cerca le differenze” e, per riderci su, ne elenco alcune.

RITMI SUDAMERICANI:

il concetto del tempo che scivola dalle mani e che devi infarcire di più cose possibili, laggiù, a 11.000 km di distanza, viene percepito in modo diverso, senza l’angoscia stressante del mondo sopra equatoriale.

Alla cassa del supermercato- ad esempio- in tutto e per tutto tecnologico e fornito,  il cassiere fa scivolare con lentezza olimpica i prodotti davanti alla fotocellula, sicchè per fare la spesa bisogna mettere in conto un tempo infinito da spendere al momento del pagamento ( non perchè ci sia una particolare coda alla cassa). E non bisogna perdere la pazienza, mai. E il sorriso, mai.

CORPI SUDAMERICANI:

ma quanto sono belli? sono tonici, longilinei, con la pelle ambrata, i capelli fluenti (ho visto tantissimi uomini con delle favolose trecce o code di cavallo incredibili). Se non hanno sempre un bel corpo, ci sono persone in abbondante sovrappeso, hanno sempre un viso sorridente, sereno. Volti nati da incroci incredibili e incredibilmente profondi, particolari, caldi.

CAOS  SUDAMERICANO:

Come ogni metropoli che si rispetti, anche Buenos Aires, è caotica, spesso in modo imprevedibile. E come ogni metropoli sotto equatoriale, l’utilizzo del clacson a pieno palmo di mano, è attività imprescindibile di ogni persona che guidi un mezzo a due o più ruote.

Ho trovato esilarante il concerto di trombe mentre, incolonnata al casello autostradale (al pagamento pedaggio), cercavo di raggiungere l’aereoporto. Tutti suonavano il clacson come fossero impazziti, sperando che, in questo modo, chi doveva pagare lo facesse più rapidamente. Credo che il clacson sia, per loro, un sofisticato espediente psicologico per resistere allo stress di un traffico infernale.

CLIMA SUDAMERICANO:

Ma che ve lo dico a fare? Due settimane di SOLE, cielo terso, temperatura perfetta, da t-shirt al mattino e copriabito alla sera. Dimenticavo, colà sono in autunno.

Per gli argentini, invece, faceva già freddo, ne ho visti molti andare in giro con il maglione di lana. Spesso mi chiedevano “Signora, ma non ha freddo?”

DONNE/UOMINI E MILONGHE

L’uomo è uomo, indiscutibilmente. La donna è donna, indiscutibilmente. E ho visto tanta femminilità che, mi sono detta, devo tornarci per carpire segreti. Gli occhi di una donna argentina sono capaci di sciogliere una lamiera di acciaio. Non so se  mi spiego. Gli occhi di un uomo argentino, pure.

MORALE:

ho già predisposto il porcellino salvadanaio per il prossimo viaggio, che durerà di più e mi porterà anche in altre parti di quello splendido paese.

… e non ho parlato del “dulce del leche” e di quanto, in generale, amino gli italiani 🙂 …

Pimpra

MASCHERE

specchio

Tra una foglia di insalata, un frullato di kefir  e una svizzera fredda con i peperoni, nelle chiacchiere della pausa pranzo è apparso molto evidente come nel tango e quindi nella vita, sia di fondamentale importanza “esserci”, “esistere”, “avere un nome”, possibilmente essere “famosi” e non “famigerati”, ma in fondo, va bene anche quello.

Dato che l’assioma tango/vita è scientificamente appurato funzioni appare cosa buona e giusta, anche nella vita reale, di  “ammantarsi” di “fama”. Ci serve. Ne abbiamo bisogno per vivere (meglio).

Cerchiamo quindi  di capire come crearcene una.

LA PERSONALITA’

Teoricamente per emergere dalle masse informi della gente, un tratto di personalità deciso, iperconnotato, ineressante, “fuori da coro”, potrebbe – apparentemente-  essere l’atout necessario per la la costruzione del “personaggio”.

Non credo sia affatto richiesto possedere doti “positive”, di quelle che piacciono ai genitori  – per intenderci – nessuno resta affascinato da un carattere solare/positivo/buono/bello e bravo.

Anzi, che noia.

Meglio condire il tutto con dosi di stronzaggine, di fanculismo, sticazzi a volontà, egoismo sublimato, iperautocelebrazione sempre e comunque.

Di solito sono questi i soggetti che ci rubano qualche curiosità, che ci attizzano il neurone spento.

LA FANTASIA

Esiste poi tutta una categoria di quelli che definisco i “creativi” capaci, come sono, di inventarsi realtà parallele talmente ben architettate da sembrare quasi vere. Uno guarda alla loro vita e, minimo, si sente una nullità che a lui non succedono mai simili avventure, che mai si sognerebbe di dire/fare/pensare/baciare il tal maniera.

I “creativi” sono l’ultima generazione dei furbi, dei manipolatori, dei venditori di sogni, di cui, quasi tutti noi, abbiamo bisogno o – almeno crediamo – desiderio.

A ben pensare non è così difficile, basta lasciarsi andare alle proprie più sfrenate creazioni mentali, usare i social network e il gioco è fatto.

Non resta che provare, giocare un po’ a “essere” solo una proiezione olografica di noi stessi e vedere quello che succede…

Tempi moderni…

Pimpra

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