USCIRE DALLE DIPENDENZE. VERY PROUD OF ME

 

caramella

Un anno.

365 giorni.

8 765,81277 ore.

525 948,766 minuti.

Un anno senza mai mettere sotto i denti la più confortevole, rilassante, divertita, infantile consistenza che conosca.

E’ passato esattamente un anno dall’ultima gommosa e morbida. Dall’ultima carezza al palato di una liquirizia o dall’abbraccio appiccicoso di uno stick alla coca-cola.

Un anno senza di voi. Il primo anno.

Non è stato facile, specie all’inizio. Tremavo quando vi avevo davanti e tutta me voleva mettere mano sul bottino gommoso.

Invece ce l’ho fatta. Adesso non mi mancate più. Guardo divertita i vostri improbabili colori di chimica accesa, le confezioni ghiotte che vi contengono e no, oggi, non sento più il vostro canto di sirene.

Eppure, so di non essere “salva”. So di non potere abbassare la guardia, perchè, alla prima che metto in bocca, se ne infilerebbero subito tantissime altre e la magia sarebbe finita.

Uscire da una dipendenza non è mai conclusivo, non è mai definitivo. Lei è sempre lì a guardare, pronta a fare un balzo e a riprendersi te, la tua volontà e la tua determinazione.

E’ passato un anno e mi sento molto bene. E continuo ad avere paura, di ricaderci, di non avere la forza di smettere.

Forse, solo così, resterò lontano da voi.

… è passato un anno ed io sono “very proud of me!”

STICAZZI!

🙂

Pimpra

 

 

GLOBALIZZAZIONE

globalizzazione-economica

Uscita dal negozio gestito da cinesi ma – inaspettatamente- battente bandiera italiana (chissà poi perchè), riflettevo, tra me e me, su questo nostro mondo globale.

Ho comprato gadget tecnologici (adattatori per ipod, notoriamente, ed altre piacevolezze del genere), benedicendo la lunga mano dei cinesi che, su certo tipo di mercanzia, mi fa tanto risparmiare…

Poi però la testa si è messa a galoppare e…

Il mondo globale presenta sicuramente vantaggi e svantaggi. Nei primi metto l’innegabile praticità di avere a portata oggetti/cibo e amenità varie che altrimenti non tutti potrebbero conoscere, e questo è l’aspetto più “democratico” della faccenda.

Dall’altro lato poter mettere mano su quasi tutto, direttamente dal proprio luogo natio, toglie il mistero della scoperta, della ricerca di quanto è diverso e per questo speciale.

Con la crisi che imperversa, la globalizzazione in fondo è un balsamo per coloro che hanno le tasche vuote, permettendo, ad esempio, almeno un “volo di forchetta” nei numerosi ristoranti etnici che popolano tutte le città.

E’ già qualcosa, anche se i profumi veri si respirano e si vivono solo andando nel paese ma, in mancanza di… è sempre una possibilità di aprire una finesrta sull’universo dell’altro.

Oggi, scorrazzando sui pixel, sono rimasta affascinata dalla possibilità data da itunes: cambia paese (anche se l’hanno messa in fondo alla pagina, secondo me, nascondendola un po’). E via a scoprire musica in cima alle classifiche di altri paesi, leggere di gruppi/cantanti mai sentiti prima (ma sono molto ignorante in materia e non faccio particolarmente testo…).

Mi è piaciuto, lo confesso, lo spazio, in questo modo, si annulla e tutto appare qui e ora.

Penso anche, banalmente, a tutto ciò che possiamo acquistare on line, direttamente dal nostro pc (o smartphone o tablet), come se si potesse virtualmente allungare la mano in ogni dove e procurarsi questa o quella cosa.

Comodo, stimolante, incredibile per certi versi.

Ma, cosa ci perdiamo?

Che cosa ci resterà da immaginare?

Manterremo ancora il piacere della scoperta? L’ebbrezza di trovare percorsi, pensare le cose e poi andare a vederle a toccarle?

Restermo persone “originali”? stampi unici? o finiremo per diventare un gregge senza forma e senza colore?

Riflessioni di una grigia giornata di luglio…

 

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

BARCOLA_BEACH MOOD

Bivio moodDopo quasi un mese di fine settimana in giro per l’Italia, mi sono fermata, arresa alle richieste del mio piccolo nido che abbisognava delle mie cure.

Esaurite le faccende, organizzo la borsa per il mare. E’ giunta l’ora di andare al Bivio.

Trieste, per chi non la conosce, è dotata di una amena costa, il Carso si affaccia sul mare, producendo un paesaggio molto verde in cui l’Adriatico abbraccia gli scogli calcarei creando un colpo d’occhio d’effetto. Le falaises italiane.

I triestini sono tossici di sole e di mare. Si dice che non abbiano molta voglia di lavorare, a differenza dei cugini friulani, più dediti ai doveri.

No, a noi piace vivere. In tutti i sensi e con tutti i sensi, pelle compresa. E quindi vai di spiaggia senza ritegno.

Spiaggia “si fa per dire”, non esiste la sabbia da queste parti, ci sono gli scogli, c’è il cemento e a noi piace così.

E poi c’è il Bivio. Ultimo baluardo di triestinità, dopo i “topolini”, il “California”, la “Marinella”, tutti siti posti sulla strada Costiera, che da Trieste porta fuori, verso il resto del mondo.

In questa appendice di terra dimenticata nel nord est del Bel Paese, tutte le estati si perpetua una specie di “danza sacra”: la giornata al mare.

C’è un rito da rispettare:

fase 1: allestimento della borsa da mare che prevede anche vettovaglie e generi di sopravvivenza varia, se la sessione si protrarrà per l’intera giornata.

fase 2: sistemazione del bagaglio e (per i più) annessa brandina, sullo scooter. In macchina per le famigliole o gli over 60. I restanti in bus, con la 6.

fase 3: presa di posizione del posto, possibilmente “in prima fila” che significa più fronte mare possibile. A Trieste solo 2 file possono crearsi, trattandosi di “bagnasciuga” sito su strada pedonale, ma sempre strada. Al triestino piace tornare sempre (possibilmente) nello stesso metro quadrato di costa, è piuttosto abitudinario.

fase 4: “inzivamento” (leggi: “incremazione” di tutto il corpo, capelli compresi) con varie pozioni magiche, possibilmente senza filtro solare (i più talebani) con filtro per i triestini evoluti (era ora!)

fase 5: inizio delle “ciacole” da spiaggia, gossip, lettura de “Il Piccolo” ed eventuale commento delle notizie di cronaca e – soprattutto – esternazioni variopinte sui morti del giorno.

fase 6: bagno solare, “tocio” in acqua – anti collasso/svenimento da colpo di calore, bagno solare, ciacole, gossip, caffè.

fase 7: (opzionale, dipende de la seduta si tiene durante la settimana lavorativa, nella pausa prnazo, oppure nel week end): allestimento pranzetto, con apertura Tupperware, contenenti, in formato ridotto, un pranzo estivo. [Parentesi: i triestini, al mare, sono abbastanza “pudici”, nel senso che non abbondano mai con libagioni esagerate, anche se sono in sovrappeso. Vige una sorta di pruderie che evita di mostrarsi in pubblico nel pieno delle proprie attività  mandibolari (eccessive)].

fase 8: dopo un numero di ore (per la sottoscritta) improponibili, impacchettamento di tutto e via a casa.

Ciò che è incredibile è che si potrebbe sintonizzare un orologio sulla precisione dei flussi migratori da e per il mare e sul target di popolazione.

I pensionati e gli over over 60 sono i più mattinieri, poi arrivano le mamme con i figlioli ancora lattanti, poi il grande cambio ora e turno tra le 12.30 e le 13.30 in cui arrivano i lavoratori e i più giovani che sono in vacanza da scuola e/o gli universitari (che hanno fatto bisboccia la sera precedente).

Che ve lo dico a fare, per noi sono riti ancestrali quelli di goderci la nostra Barcola, amarla in ogni sua pietra, in ogni anfratto, in ogni centimetro quadrato del suo lungomare.

E vuoi mettere quanto sia divertente osservare la gente nel suo momento di relax… ma questo ve lo racconto la prossima volta! 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT: Pimpra_Ts

 

DI TANTO IN TANGO. MODE E MODI: IL “CIABAT_TANGO

ciabat_tangoPrendiamola con la leggerezza del periodo estivo, prendiamola a sorrisi, a lievi discorsi da ombrellone…

Dopo la rivelazione choc del nuovo trend presso alcune ballerine di tango argentino, leggi qui, una nuova vague si sta imponendo nel multiforme e colorato mondo dei tangueros: il “ciabat_tango”.

I fedelissimi alle sacre regole del buon gusto, del decoro e dell’eleganza, inorridiscono ogni volta che, sui social network, passano immagini che vedono fulgidi danzatori/trici avvinghiati in tandas estreme, indossando le flip flop da mare e/o ballando scalzi.

Sulla ciabatta di gomma fuori contesto, sapete bene come la penso (qui), epperò, in questo caso, mi sento di spezzare una lancia a favore.

Premesso che l’eleganza è l’armonia che ci portiamo dentro, un modo che abbiamo di vivere, di esprimere una parte dell’essenza che ci connota in quanto esseri umani, tutto ciò detto, in alcune occasioni un salto nel trash è permesso e, forse, necessario.

Ci sono situazioni danzerecce estive che si sviluppano in contesti assai poco formali, vicino alla spiaggia, in campagna, a bordo piscina, a ore diurne, dal primo pomeriggio in poi. Ebbene in questi casi particolari, trovo sia molto più ridicolo presentarsi vestiti di tutto punto, come previsto per una milonga serale.

Ben vengano quindi i calzari più comodi che permettono con grande rilassatezza di passare dalla pista alla piscina/mare senza distrazione.

Danzare in pareo o short non è un crimine contro l’umanità, non è mancare di rispetto al nostro dio tango, è semplicemente saperlo vivere nella sua reale umanità e semplicità.

Un abbraccio sudato, vissuto a pelle nuda, mette ancor più in contatto, libera da sovrastrutture e permette di pensare solo ed esclusivamente al ballerino/a che ci cinge e alla musica che ci avvolge.

Ben venga quindi il “ciabat_tango” estivo, vissuto con naturalezza e libertà…

… O NO???

😉

Pimpra

IMAGE CREDIT: ELENA UGOLINI

 

 

DI TANTO IN TANGO. UNA MARATONA “NATURALE”

Bucolica

Se l’estate inizia con queste premesse, credo sarà una di quelle da mettere negli annali.

* * *

Ho trascorso un fine settimana in terra di Romagna, nell’amena Conventello, nella tenuta di una pasionaria del tango che ha organizzato un’impresa titanica.

Cristina, è una donna dalle mille sfumature, dotata di un’energia, di una passione, di una visione del mondo e delle cose che riversa in tutto quello che fa.

E, stavolta, ha fatto tutto per noi, per i suoi 200 e più ospiti, bambini e animali a seguito, a casa sua e della sua numerosa famiglia.

Tutti insieme, appassionatamente.

E’ la prima volta che partecipo a una maratona bucolica, nel pieno della campagna ravennate, tra i campi di grano e di altra verdura che non ho saputo riconoscere.

Ho viaggiato da sola, guidando un camper mostruosamente grande per me che sono piccina, facendo una sorta di viaggio iniziatico. E così è stato.

Parcheggiare la mia casa semovente sul grano trebbiato di fresco ed entrare dal cancello di ferro della tenuta di campagna, accolta dalle note soavi del tango e dal sorriso aperto del padrone di casa, mi hanno connesso immediatamente a una dimensione magica e intima che è durata per tutto il week end.

La pista sovrastata da randa e genova di una barca a vela che forse non c’è più. Poco più in là, nascoste sotto gli alberi, l’accampamento delle tende. Nel mezzo i cavalli, a lato galli e galline. Tutto immerso in un’ambiente bucolico, senza artifizi, senza inutili orpelli. Un concentrato di natura.

Mangiare seduti sulle balle di fieno, su un tavolo lunghissimo, con tutti gli amici intorno. Assaporare cibo genuino e fresco preparato dalle manine sante della padrona di casa e dallo staff dei suoi amici/che che l’hanno supportata in questa avventura, sono esperienze che si ricordano.

E, sapete che c’è? era tutto perfetto, di quella perfezione che non si può immaginare, perchè fatta di elementi veraci.

Alle 4.30 del mattino, mentre la pista scottava ancora per l’ardore dei passi dei discepoli del tango, il gallo, annoiato dalla nostra musica, caricava le sue note più forti per mandare i ballerini a dormire.

Uomini e animali hanno trovato il modo di ricaricare le batterie oramai esauste dalla solita vita quotidiana. Chi ballando e giocando in piscina, chi scorrazzando in campagna o rotolandosi sull’erba.

Credo di non avere mai ballato così bene in tutta la mia vita, perchè non ho ballato, ho respirato insieme ad altre anime, ho sudato con loro, ho fuso sensazioni: gioia, allegria, sorrisi.

Una maratona difficile da raccontare a parole, così tanto emozionante, intensa, piena di energia e di colori.

Dopo questa esperienza, ho capito quanto abbiamo tutti bisogno di tornare alla “terra”, di liberarci dalle pesantezze della nostra solita vita convulsa. Di fare l’alba emozionandoci nello scorgere la nascita delle prime luci.

In tutto questo, il corpo ha suonato musica insieme all’anima e il tango si è manifestato nella sua piena essenza. Puro e libero.

Un godimento.

Ringrazio pubblicamente Cristina e tutti i suoi preziosi collaboratori per questo grande regalo che porterò con me, per sempre.

VI ❤

Pimpra

 

IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

 

 

 

 

DI TANTO IN TANGO. LA “SMU_TANDA”. L’ULTIMA FRONTIERA DEL TANGO

fashion1000g_3La moda dilagante del tango è riuscita a contaminare di “modernità” una danza dalle profondissime radici popolari, espressione del sentire di un’intera nazione, l’Argentina.

Vivere in un modo globale a volte può essere una pacchia per chi, come la sottoscritta, non ha la possibilità di viaggiare tanto quando desidererebbe.

Il fatto che il tango sia arrivato direttamente “a casa” è un fantastico godimento e una possibilità da non perdere.

Ciò detto, il fenomeno non poteva rimanere esente da contaminazione.

Senza dilungarmi su inutili dissertazioni circa l’incredibile capacità degli italiani, in particolare, di sentirsi affermati e talentuosi insegnanti dopo averlo praticato per 2-3 anni come ballerini, l’elemento più interessante degli ultimi tempi, come riportato da alcuni famosi Tj italiani, riferisce alle “confessioni da consolle”…

L’ultima, in ordine di tempo, è l’usanza, per le donne, di ballare prive di biancheria intima.

Di tette che spuntano spavalde da scollature vertiginose, eravamo già abituati da tempo, così come al malizioso occhieggiare di sotto tessuti leggeri dei capezzoli di ballerine troppo “costrette” dentro un reggiseno.

Ma, diciamocelo, un pizzico di sana provocazione, ci può stare, se fatta con gioia e gusto fa parte del gioco…

Ad oggi però, si è “aperta” (mmmh è proprio il caso di dirlo!) una nuova “frontiera”: il ballo “smutandato” perchè, a detta delle sostenitrici, “senza mutande mi sento più libera”.

Ora, senza indossare moralmente il burqa, mi chiedo e provo ad immaginare quale terribile biancheria intima, costoro, portino nel loro quotidiano… quella che serve a perdere taglie, forse… e posso capire il desiderio di libertà… posso… mah…

Se così non fosse, mi interrogo su quale sopraffina sensibilità sono dotate le gambe di queste signore da sentirsi “legate” da un minimale tessuto. Che poi ne esistono per tutti i gusti e per tutte le forme di corpo, di mutande, slip, culottes, perizomi, tanga…

Quindi, per i maschi allupati all’ascolto, sappiate che, anche a star seduti in milonga, d’ora innanzi si potrà godere (nel vero senso…) di un doppio spettacolo…

#doveandremoafinire ?

 

Pimpra

ps: si accettano pareri a favore della “tanda Smutandata” che sono proprio curiosa…

psps: ho scoperto che la paternità del neologismo “SMU_TANDA” appartiene a Joannes Ferrari. Un applauso alla creatività! 🙂

LATINA TANGO MARATHON: L’ETERNA.

La latina

Ancora una volta, dopo una maratona di tango, sono in difficoltà.

Porto dentro di me così tante emozioni che, trascriverle, mi crea disagio. Non sono sicura di riuscire a rendere l’idea di ciò che è stato.

Per non perdermi in questo bailamme di luci, suoni e gioia che mi illuminano di immenso e non mi fanno pensare che oggi è lunedì, mi limiterò a dire che, la Latina tango marathon, giunta alla sua 3°, straordinaria e, ultima edizione, mi fa pensare a ciò che è … eterno.

Non per nulla i mattatori di questo prodigio organizzativo che ha messo insieme, contemporaneamente, più di 380 ballerini di tango provenienti da tutta Europa e oltre,  sono romani.

E il motivo ci sarà. Loro l’ ‘”eternità” ce l’hanno sotto casa, la respirano ogni giorno, la grandezza di ciò che ha lasciato di sè un segno inconfondibile e perdurante nel tempo.

Così sarà per me e per tutti coloro che hanno condiviso l’esperienza, il ricordo di questa edizione mastodontica: una maratona che non dimenticherò mai.

Il mix tango/piscina/prato/lezione di yoga/kindergarden/tango/tango/tango funziona alla grandissima. Un intero complesso alberghiero- congressuale rubato alle sue originarie funzioni e adattato in tutto e per tutto alle esigenze dei ballerini. Che, si sa, non si accontentano facilmente.

Dj set da sballo. Una pista così grande che, nemmeno nel clou delle serate, vi era difficoltà o impedimento a lanciare boleos senza ferire le altre coppie. Una selezione di danzatori che dire gotha europeo è riduttivo.

E poi le cene a bordo piscina che fa tanto Hollywood, la degustazione della tipica “grattachecca” romana, preparata dalle mani esperte dello squadrone delle donne che ha rallegrato i sudatissimi ballerini.

Non mancava nulla. Tutto, semplicemente, perfetto.

Tutto, ETERNAMENTE, stampato nella memoria. Nel cuore. Nelle emozioni.

Grazie ai Mascalzoni Latini per l’amore che ci hanno messo, per la fatica, per i sorrisi e per averci regalato così tanta bellezza.

E, anche se una lacrimuccia di commozione rimane per la fine di un ciclo, mi associo al vostro suggerimento:

“Non siate tristi che è finita, siate contenti che ci sia stata!”

G R A Z I E !

Pimpra

 

Ps: un grande classico dei tangueri è conservare al polso i braccialetti degli eventi più amati ai cui hanno partecipato. Nella foto i miei. Chi sa, sa! 😉

BUONE VIBRAZIONI

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Troppo spesso dimentichiamo di fermarci.

Una sosta regala un tempo prezioso nel quale ritrovare le più profonde e ancestrali connessioni con noi stessi, con l’universo e, perchè no, con l’idea del “divino” che ognuno di noi è in capace di elaborare.

Ieri sera, nonostante la realtà abbia in tutti i modi provato a fermarmi: mille impegni, cose da organizzare, appuntamenti da incastrare e, ciliegina sulla torta, la macchina senza batteria… (sono bionda, già lo sapete, e quindi portatrice sana di una buona dose di sbadataggine… ho dimenticato i fari accesi per 2 giorni…), ebbene, nonostante tutto, con una cara amica, ho partecipato alla meditazione guidata del Wesak.

Avrei tanto da esprimere, ma ci sono riflessioni, sensazioni e pensieri che è giusto portare dentro la propria intimità, senza condividerli.

Di certo posso dire che, meditare, se non si ha l’abitudine, è una pratica difficilissima.

La mia mente correva in giro e solo per pochi istanti riusciva a stare concentrata, a fare il vuoto e seguire il percorso che il conduttore proponeva.

Nonostante la mia fatica e inabilità, qualcosa si è mosso, le connessioni sono partite e ho sentito, provato, vissuto un momento molto speciale dentro di me e con la comunità dei presenti.

A concludere una serata molto speciale è stato il bagno di gong che ha risuonato forte dentro di me, trovando, evidentemente, un terreno fertile provocato dalla precedente meditazione.

Il messaggio che vorrei darvi, Amici Cari, è questo:

indipendentemente dal vostro/i “credo”, dalle religioni, filosofie, sette o quanto altro seguiate, il fatto di concedervi un prezioso tempo per meditare, magari insieme ad altri, porta il nostro essere a stati di coscienza superiori.

E lo dice una che non è assolutamente capace di meditare ed è lontana anni luce da una qualunque “elevazione” spirituale.

Eppure…

Siamo energia che si espande e, se debitamente guidata, condotta per mano, modulata, anche quelli come me, i pragmatici per necessità, i realisti per obbligo, possono ritrovare sensazioni di profonda beatitudine, da troppo tempo dimenticate.

Oggi va così, sento un oceano di pace verso di me, verso la realtà che vedo/vivo, verso il mondo in generale. E ciò che desidero di più è mantenere questo stato di “quiete”, non farmi prendere dai vortici nauseanti di “energie negative” e irradiare a mia volta luce.

Non mi sono appena fumata uno spinello… anche se potrebbe sembrare. 😉

Amici Cari, LOVE AND PEACE a voi tutti!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

MONDIALI DI CALCIO

yamamay_bikini-mondiale-brasile

Care Amiche, care Donne, care Sconosciute, care Tutte con oggi inizia per noi il buio periodo dei campionati mondiali di calcio.

L’agonia televisiva/sociale/internettiana che, ogni 4 anni, perseguita tutti coloro (anche qualche  maschio) che di calcio non ne vogliono sapere nulla.

La vita che si ferma perchè c’è questa o quella partita, la gioia o la disperazione se la nazionale vince o perde…

Non so come potrò farcela, anche questa volta, a sopportare l’immane baraccone mediatico… non so proprio…

E scopro che anche il Papa_moderno fa gli a auguri alle squadre via twitter…

OMG.

Pimpra

OPENING SEASON E ABITUDINI TANGUERE

cantera

I malati di tango come la sottoscritta, conoscono molto bene il fenomeno. E’ come l’allergia che si presenta puntuale ad ogni stagione.

I sintomi sono sempre  gli stessi: pruritino, inquietudine, aspettativa, desiderio e … trepidazione.

Poi, come per magia, il giorno arriva e… dai l’apertura alla nuova stagione, a quella più bella, all’estate.

Per i tangueri triestini (e non) coincide con la prima serata del Cantera, a Sistiana, la più bella pista da ballo in riva al mare della riviera nord orientale (sì, sono di parte e me ne frego!).

Il primo espresso bevuto davanti al locale, quello che fa partire i neuroni musicali e fa guizzare  muscoli, la tessera color mattone che buttafuori grandi come scogliere ti consegnano, e poi lei, la tua pista dei sogni, il luogo che decorerai con le volute dei tuoi piedi, che bagnerai del sudore dato e ricevuto, il tuo habitat preferito.

Quest’anno l’amato Cantera ha cambiato abito, si è vestito a festa, pavimenti nuovi e generale riassetto degli interni.

Ne ero al corrente e, per prima cosa, sono andata a ritrovare il pavimento di legno della pista interna, quello con le assi consunte e i buchi qua e là. Il mio tempio estivo, con i racconti del tempo tatuati sulla superficie lignea. Un luogo magico, anche scomodo per ballarci, come una vecchia strada che, però, ti porta nel punto più bello.

Non c’è più l’insieme sconnesso e logoro, adesso splende un nuovo manto adatto ad accogliere le più disparate manifestazioni della gioia di vivere, del piacere di ritrovarsi insieme, chi per ballare, chi per far festa.

Le assi mi sono mancate, lo confesso, facevano parte delle mie “abitudini tanguere”, come quella di scegliere sempre lo stesso tipo di scarpe per ballare in maratona o l’abito preferito.

Dovrò solo abituarmi alla superficie perfetta, capace di farmi volteggiare senza indugio e senza incertezze, senza piccoli tranelli che l’amato, vecchio pavimento di legno, metteva un po’ ovunque.

… e si sono diffusi abbracci, sorrisi, grazie alla musica capace di creare quella speciale amalgama che la luna quasi piena e la brezza marina hanno reso unica.

L’estate è qui. E noi siamo pronti ad abbracciarla.

Pimpra(ntissima)

 

IMAGE CREDIT DA QUI

 

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