MARATONGUERA 7.0: UN MATRIMONIO FELICE. #ditantointango

Dicono che il settimo anno sia quello della crisi, dicono che dopo due anni la coppia può già iniziare a scricchiolare, ma dicono anche che “se funziona, funziona”.

7.0 edizioni di “Maratonguera” due delle quali le ho vissute in prima persona.

Quest’anno mi sono goduta la trasferta come una vera e titolata “tangotrotter”, viaggiando e condividendo l’appartamento con più amici tangueros, il che ha aggiunto piacere e divertimento alla gioia di calpestare le tessere azzurrine del pavimento di mosaico che ricopre la pista dove si balla.

In fondo al mio cuore, lo posso confessare, avevo una piccola preoccupazione, mi chiedevo se l’edizione 2024 sarebbe stata altrettanto brillante come la precedente. Una vocina mi suggeriva di mantenere bassissime le aspettative che non si sa mai, non sempre è domenica.

Sono partita in sordina il venerdì, una pesante settimana di lavoro alle spalle e un lungo viaggio di 5 ore mezza per raggiungere la meta, il corpo non riusciva a slegare le fibre irrigidite dalla stanchezza e la testa non si staccava dai pensieri.

Ci ha pensato la compagnia, l’allegria delle persone intorno a me, la musica a tratti vellutata e impetuosa a creare lo spazio necessario per far posto al tango, a quel momento in cui il corpo è libero da ogni costrizione e la mente razionale spenta, un silenzio pervaso unicamente da musica e abbracci.

Le tre giornate sono state un crescendo di piacere tanguero, una connessione di anime dai pic nic condivisi all’ora di cena, ai discorsi profondi fatti dentro alla notte più scura.

Ho dormito poco, ho mangiato molto, ho ballato ancora di più, sono stata circondata da anime affini, in un luogo magico, che dio lo conservi, per quanto è bello.

Maratonguera 7.0 è un matrimonio riuscito, di quelli che dici “beati loro”.

Grazie a Flavio e Marcella per rinnovare ad ogni edizione la promessa di renderla sempre più bella.

Pimpra

UNA MARATONA FRAGRANTE COME UNA PIADINA. LA ROMAGNA PORTEGNA #ditantointango

Sono tornata da qualche giorno e mi porto ancora dietro quella bella sensazione che solo degli eventi particolarmente riusciti sanno regalare.

La mia ultima volta alla Romagna Portegna risaliva al lontano 2018, sembra un secolo fa, la vita precedente la pandemia, quello che è venuto dopo ha sparigliato completamente le carte del nostro vivere quotidiano in tutte le sue sfumature, eventi di tango compresi.

La terra di Romagna porta con sé un abbraccio accogliente, quasi materno, l’ho scritto più e più volte, impossibile non sentirsi a casa anche se ospiti. Lo spirito guida di questa maratona è specchio fedele di questo mood romagnolo, unico al mondo.

La location storica, il palazzetto vecchio del turismo, è rimasta la stessa che conoscevo già, ma l’esperienza delle edizioni precedenti ha saputo migliorare, se pure ce ne fosse stato il bisogno, i servizi a favore dei tangueros.

Non avevo memoria che il buffet continuativo durante le lunghe sessioni di maratona fosse così ricco e variegato, per di più con prodotti del territorio da leccarsi i baffi. Ringrazio i ballerini che mi sono venuti a prendere con costanza, altrimenti mi sarei letteralmente “scatafasciata” di cibo, per quanto fosse stuzzicante. Un buon buffet, diciamocelo, fa piacere a tutti oltre ad essere un punto aggregativo di non poco conto.

Non riesco a trovare un difetto, davvero, l’atmosfera calda ed accogliente ha lambito lo spirito di tutti i maratoneti tanto che ballare è stato davvero “facile”, senza sforzo, senza muri invalicabili da nessuna delle due parti, senza i maledetti gruppetti infestanti che rovinano quella buena onda che si crea naturalmente tra coloro che desiderano condividere, stare insieme. I set di musica sono stati da super wow regalando pomeridiane e serali che non si poteva stare fermi. Personalmente ho amato che la maratona chiudesse alle ore 2.30 del mattino, riuscendo così a fare chiusura ogni sera che per me è un miracolo.

Questo bel stare è senza dubbio merito degli organizzatori (i bellissimi soggetti che vedete nella foto) che hanno dato questo imprinting basato sull’accoglienza vera ad ogni edizione. Ma mi sembra che questa lo sia stata particolarmente.

Voglio ringraziare pubblicamente le amorevoli ballerine che si sono prestate a ballare con me in versione leader principiante, siete state assolutamente adorabili, grazie di cuore! Prometto che la prossima volta le mie capacità saranno migliorate e farsi una tanda sarà piacevole!

A proposito, affrontare la pista, incasinata lo dico, senza una vera ronda, lo dico, è affare davvero complicatissimo. Quando è accaduto a me di portare la mia follower ero in ansia globale, in difficoltà sulla rotta da tenere che in ogni piccolo avanzamento mi arrivavano onde anomale da tutti i lati: difficile, maledettamente complicato. Le amiche che ballano da leader da molto più tempo mi hanno rassicurata che, con la pratica, si riesce a surfare anche dentro un flusso completamente incontrollato. Speriamo bene. Però bisognerebbe abituarsi ad essere più ordinati in pista.

Mi sento tranquillamente di affermare che la Romagna Portegna è una di quelle maratone da mettere nel proprio carnet tanguero, un evento che fa bene allo spirito, ci si sta in assoluto relax godendosi il weekend di tango, musica, amici, spiaggia e- ovviamente, buon cibo romagnolo.

Un gioiellino di maratona incastonata nella riviera più famosa d’Italia, ma che vuoi di più? Una fragrante piadina grazie!

Pimpra

FLORES DE MAYO. IL CIRCOLO TRIESTE TANGO HA CREATO UNA MAGIA.

Lo scorso fine settimana a Trieste ha avuto luogo la prima edizione di “Flores de Mayo” una manifestazione ricca di eventi il cui filo conduttore è il tango argentino e la cultura del paese che gli ha dato vita.

Una nutrita kermesse, dove, oltre al tango in milonga, sono stati creati spazi musicali dedicati all’ascolto, lezioni propedeutiche alla conoscenza di balli folkloristici (che hanno avuto un successo andato ben oltre le migliori aspettative!), conferenze sugli aspetti storici e tecnici di questo ballo e una finestra sulla gastronomia argentina.

Ho partecipato a due delle tre milongas in programma e, devo dire, di essere rimasta stupita dalla qualità dei musicisti che ho ascoltato unita alla capacità dei Tj che hanno condiviso il set con la musica dal vivo.

La sala, un gioiellino, la Piccola Fenice che, con il suo ampio spazio e un pavimento di legno da leccarsi i baffi- anzi le scarpette, ha offerto una pista da ballo di tutto rispetto adatta a contenere un grande numero di danzatori.

Ho visto volti felici, tangueros soddisfatti, ottima musica e un parterre cresciuto in termini di numeri e di qualità. Il lavoro che il direttivo del Circolo Trieste tango sta portando avanti sta oggettivamente dando i suoi futti, anzi fiori, offrendo eventi sempre ben organizzati e di qualità.

A mio modesto parere questo evento deve diventare ricorrente, a primavera inoltrata, in questa nostra piccola e deliziosa città di mare, per cui ho chiesto al presidente in pectore, Maurizio Chivella, di indicarmi le date della prossima edizione, lui, per scaramanzia, non si è voluto sbilanciare, ma spera vivamente si possa riproporre l’anno prossimo, nello stesso periodo.

Pertanto amici segnate in agenda, lasciate uno spazio tra i mille impegni che vi portano in giro per l’Italia e oltre, e organizzatevi un passaggio anche qui da noi, nel lontano nord est, a Trieste, terra di mare e di vento, di ottima enogastronomia e di una speciale accoglienza austroungarica!

Pimpra

NUOVI MONDI, NUOVI MODI. LA SABAUDA #ditantointango

Nella vita la curiosità intellettuale è segno di vivacità e di capacità di stare al mondo. La curiosità muove verso la conoscenza, spinge ad aprire porte che altrimenti rimarrebbero chiuse, è uno stimolo che porta ad evolvere.

Su questo principio-faro della mia vita, mi sono iscritta, dopo lunghissimo tempo, a un encuentro milonguero. Complice la vicinanza di una carissima amica, ho trascorso un sostanzioso week end a Torino, a “La Sabauda”.

La location, all’interno di una delle riserve di caccia del re, ospita stalle di mucche felici che possono pascolare tranquille, così come i cavalli e le pecore. La campagna curata, con quell’odore di fieno e di stalla che riportano a un tempo antico e risvegliano quel senso di natura che troppo spesso ci manca.

L’encuentro si connota per la particolare gentilezza di tutti i partecipanti e il loro desiderio di condividere qualcosa insieme, non sono mai mancati i sorrisi, i cenni di saluto tra emeriti sconosciuti, un impatto dolce e morbido come una calda copertina in una giornata d’inverno. Mi sono chiesta se tale gradevolezza di modi fosse legata anche al fattore della media di età più adulta dei partecipanti.

Sono rimasta molto positivamente colpita dai set musicali, confesso che avevo il timore di trascorrere il fine settimana ascoltando solo marcette anni ’20 che poco si intonano al mio personale gusto musicale, annoiandomi dopo pochissimi brani. I TJ set, al contrario, hanno saputo dare ottimo colore e grandi sferzate di energia ai 200 e più partecipanti, una bellissima sorpresa.

A differenza di quanto non mi fosse capitato di vedere nei miei tempi passati, il tango “milonguero” vede l’espressione di signore che ballano da leader in modo impeccabile.

Le tandas della “vita” quelle che ti scrivono dentro me le ricordo tutte: luogo, leader, tipologia di brano musicale, occasione. Ebbene, le mie di norma sono state ballate in maratona, più raramente in milonga, una sola volta in un encuentro, moltissimi anni fa.

Ho avuto il piacere di incontrare una straordinaria ballerina che ha scolpito nella mia memoria un ricordo tanguero che resterà tra le mie pietre miliari. Per una strana e curiosa alchimia entrambe leggevamo i brani della tanda nello stesso modo facendo sì che i corpi fondessero in una unità perfettamente sincrona, puri contenitori di anime danzanti.

Osservando la pista ho notato come le follower fossero, in generale, piuttosto affabili, accoglienti, dolci, rispondenti ma senza mai strafare, sempre equilibrate “al loro posto”. I leader, dal canto loro, usavano lo stesso metro di dolcezza, affidabilità e accoglienza nel proporre, anche loro piuttosto contenuti, senza eccessi o scintille. Questa mi è sembrata la più grande differenza tra il mondo a cui sento di appartenere di più e il mondo del tango milonguero.

Mi sono portata a casa un sacco di spunti da questa esperienza, sia da un punto di vista “tecnico” che da un punto di vista interiore. Si può ballare anche “in silenzio” eppure in modo molto intenso, non sempre, ciò che non appare immediatamente agli occhi, non nasconde tesori nascosti tutti da scoprire.

Mi sento di suggerire a tutti quelli come me, chi mi conosce si riconosce, di approcciare anche gli encuentros perchè se ne ricava tanto materiale su cui lavorare per rendere il proprio tango ancor più rispondente ai colori e alle vibrazioni della propria anima.

Ringrazio gli amici Crissi e Leonardo e tutto il loro staff per la calorosa accoglienza assolutamente all’altezza del nome stesso dell’encuentro, La Sabauda.

Pimpra

IMAGE CREDIT MAURO TONCHICH

Ps non posso non postare la foto di Tommy, mascotte indiscussa dell’evento!

ETDS 2024, 11 EDIZIONE: MEMORABILE. #ditantointango

Ci sono eventi di tango che fanno letteralmente rifiorire, uno di questi è, senza dubbio alcuno, quello organizzato da SpaziotangoBologna, il primo weekend di aprile. Non per nulla, nel primo farsi di primavera.

Ho felicemente perso il conto del numero di edizioni alle quali ho partecipato ma posso, con sicurezza affermare che, il crescendo di divertimento tanguero, aumenta di edizione in edizione.

Tenere l’asticella sempre alta, scollinare tutti i periodi terribili che stiamo attraversando, la concorrenza spietata, rende ETDS una perla nel panorama italiano. A mio modesto parere, ovviamente.

Sono sempre più convinta che la formula “corta” sia quella vincente: una pomeridiana, una serale, una pomeridiana, poi tutti a casa. Ho la sensazione che l’energia tanguera esploda più intensamente, perchè il tempo è tiranno e la fame di abbracci si fa più intensa. Quest’anno le scorribande sono iniziate il giorno prima, la sera del venerdì, per dare la possibilità a più persone di godersi la festa: si sono presentate in 250 un numero incredibile e inaspettato che la dice lunga sull’ottima reputazione mediatica che ETDS mantiene da anni, da 11 anni per essere precisi.

La formula dell’evento all’interno del complesso alberghiero è, per me, la preferita. La mente si libera, consapevole che, in ogni momento, si possono lasciare i giochi, salire in camera, restarci o scendere nuovamente. Per me, il top della comodità.

Un altro aspetto rilevante a Etds è che non si iscrivono i gruppi di quelli che stanno solo tra di loro, ballano solo tra loro, esistono solo loro. Si sta insieme, si balla tutti con tutti, modalità easy way, senza stress, senza ansia da prestazione. Certo che ci sono le varie “delegazioni” di diverse provenienze ma il bello è che, una volta arrivate sulla pista, si dissolvono mescolandosi con tutti gli altri.

Questo è stato l’anno delle TJ donne, a parte l’apertura del venerdì a firma di Zizzu che ha fatto il botto di pubblico.

Ognuna delle Signore della consolle ha offerto la sua personalissima visione e proposta musicale: la prima pomeridiana dai toni soft, calibrati e senza eccessi, tj Iskra Strateva, per passare alla serale carica di pathos, tj Valeria Norcia, di colori e di vibrazioni emozionanti, per finire con l’ultima pomeridiana elettrizzante, adrenalinica, dall’effetto dopaminergico, tj Caterina Inglese.

C’è stato un momento in cui mi sono sentita una pazza furiosa, già indossati gli abiti borghesi e le sneaker e pronta a partire, ho abbrancato un ballerino e così come stavo mi sono gustata la mia “ultima tanda”. Completamente invasata!

Da partecipante non posso che augurarmi che questa meravigliosa e accogliente festa, continui a renderci così tanto felici, soddisfatti e appagati ancora per molti anni.

Un ringraziamento speciale a Simona, a tutto il direttivo e al numeroso staff per un’edizione che resterà nella memoria!

Pimpra

TORMENTA TANGO MARATHON. #ditantointango

Prima di esprimere il mio personalissimo parere su “Tormenta tango marathon” di questo fine settimana, è necessario fare una premessa.

Le maratone 3.0 sono molto diverse da quelle del decennio precedente. Esiste uno spartiacque temporale tra pre e post Covid. E’ un fatto. Molti ballerini del decennio precedente hanno scelto di dedicarsi anche ad altre attività, nuovi adepti hanno iniziato ad indossare le scarpette e ad andare in giro per eventi. Il che è sempre un bene, si chiama ricambio generazionale e, a noi della guardia vieja, ci mette di fronte all’ineluttabile scorrere del tempo, come vedere i propri figli divenire adulti.

Maratona 3.0 è un variopinto mix di livelli di tango, intesi come anni di studio e pratica alle spalle, un misto generoso di persone giovani e meno meno giovani, un mix molto più evidente di tipologie di abbraccio, dal chiuso milonguero al dinamico aperto. Anni addietro chi andava per maratone non frequentava – nella maggior parte dei casi- gli encuentros e viceversa. Oggi non è più così.

Con questa nuova consapevolezza e grande allegria sono uscita dai patrii confini per andare ad Opatija (Abbazia in italiano) e trovare gli amici croati che non vedevo da un po’.

Il periodo dell’anno prescelto per la maratona esalta la piacevolezza della deliziosa cittadina sul mare, regalando una gioiosa emozione al primo riflesso della luce sullo specchio di mare a cui si affaccia.

La location ha, vieppiù, esaltato lo spirito del luogo: un’ampia vetrata affacciata sulla punta più a nord dell’Adriatico, coinvolgeva animo e sensazioni in una danza di emozioni celebrate dalla musica.

L’organizzazione non ha avuto pecche e, ciò che ho molto apprezzato, è stata la sentita ospitalità riservata ad ognuno, una calorosa accoglienza, di padroni di casa che sono davvero contenti di averti e fanno di tutto per farti sentire a tuo agio.

Una nota speciale la merita anche la lezione di yoga per tangueros esausti, offerta prima delle due pomeridiane che ha rimesso a nuovo tutti i partecipanti, un’ora di stretching profondo condotta dalla maestra di yoga e pure organizzatrice, Tamara.

Tormenta tango marathon è perfetta per le coppie, tanto tango in un contesto che offre spunti romantici che non guastano.

Tormenta tango marathon è un’ottima occasione per organizzare una bella truppa di amici e godersi il weekend primaverile mescolando mare, tango e nuovi amici che, per me, è una delle abbinate meglio riuscite!

Tormenta tango marathon ha l’energia bella di quegli eventi che tengono lontano lo stress, si balla in totale serenità, liberi.

Grazie a Tamara, Sasa e a tutto il team per averci accolti con così tanto calore.

Oggi è lunedì e sono scesa al lavoro con il sorriso perchè un fine settimana così mi ha rigenerato completamente!

Pimpra

DON VALERIO CI HA VISTO LUNGO. #ditantointango

Gli ingredienti che fanno di una milonga una milonga di successo sono, a parere mio, essenzialmente tre: i padroni di casa e lo staff, musicalizador, e piso/ pista+sala.

La storica sede della scuola triestina di tango dei maestri Ester Orlando e Mauro Damiani che hanno formato generazioni di tangueros locali, ha cambiato veste, trasformandosi da una anonima sala utilizzata unicamente perchè spaziosa a uno spazio accogliente, aggregativo, dove incontrarsi per ballare bene, su un pavimento degno di tale nome: di legno.

L’incredibile trasformazione del locale, benchè piuttsto grande, è avvenuta grazie alla visione lungimirante di don Valerio Muschi della parrocchia Madonna del Mare che ha deciso di trasformare la sala parrocchiale in uno spazio di pura accoglienza, dedicato al tango e a tutte le attività ludico-didattiche della parrocchia destinate a un pubblico diversificato per età e interessi.

Ieri sera, milonga inaugurale a cui il popolo locale e non solo ha risposto con entusiasmo, restando felicemente sorpreso per le migliorie e la piacevolezza acquisita da luogo.

I nostri ospiti, Ester e Mauro, sempre attenti alle esigenze dei ballerini, si sono prodigati per farci sentire, una volta in più, a casa, in un ambiente confortevole e gioioso dove poterci esprimere nella nostra grande passione: il tango.

Un tocco sostanziale alla festa lo ha dato sicuramente il musicalizador della serata, Paolo Vagliasindi che, mai come ieri sera, ci ha deliziato con tandas sfiziose mantenendo vivace e vigorosa l’energia di tutta la sala.

Il prossimo appuntamento tra un mese! Non possiamo mancare! Tutte le info qui.

Pimpra

PS: Gioiosi e distrutti a fine milonga. Nessun uomo è stato maltrattato per la foto. Apprezzate la meraviglia della sala sullo sfondo. Ecco. 😀

IL TEMPO DELLE MELE. #ditantointango

Non passa giorno che sui social non escano gli album dei numerosissimi eventi di tango che hanno luogo in giro per l’Italia, l’Europa, il mondo. Mi piace guardare le immagini di volti rapiti, di sorrisi, di linee corporee avvolte nell’abbraccio, coppie dentro quel flow unico che rapisce ogni ballerino di ogni tipo di danza, di ballo.

Le luci non luci della milonga creano molto spesso quadri suggestivi, restituendo sotto forma di frammenti visivi, le emozioni e l’energia vissuta dai tangueros.

Mi delizio e osservo e vedo nuovi abbracci, fluide dinamiche e guardo ancora e noto un particolare che ricorre sempre più spesso: i volti sono giovani, non sono quasi mai segnati da rughe.

In questi album fotografici certo sono presenti anche miei coetanei/ee ma, nel bilanciamento globale delle immagini, il loro numero sta calando…

Allora, da buona sportiva, mi sono chiesta: quando è corretto appendere le scarpette al chiodo? Il ritiro dalla scena tanguera è in funzione dell’età anagrafica del tanguer* o ne è completamente slegato? E’ opportuno mettere in campo un certo pudore rendendosi conto che, per raggiunti limiti di età, si cede il proprio posto alle nuove generazioni?

Confesso che il solo pensiero di “ritirarmi” mi procura una fitta di dolore, non sono pronta, non sono affatto pronta, ma mi rendo anche conto che le situazioni relazionali in pista, stanno mutando molto velocemente. Sicchè che fare?

Per le gentili signore la faccenda si complica all’aumentare dell’età molto prima di quanto non accada all’uomo. Mi sento di dire (magari per consolarmi) che se la qualità di ballo che riusciamo ancora ad offrire rientra nel criterio del “dignitoso”, possiamo concederci di calpestare ancora le assi di legno. Se la qualità cala una domanda me la farei, sono sincera.

Quanto agli uomini, loro affrontano una tematica affine ma diversa su altri aspetti, direi che pure per loro possa valere lo stesso discorso: a che punto sta la qualità del tango che posso offrire? Certo entrambi i sessi devono essere molto sinceri con se stessi e posizionare la loro asticella nel punto corretto della scala. Senza abbondanze e senza sconti.

Non siamo porteñi, in Italia/Europa non abbiamo la tradizione della milonga come normale asset sociale, per noi è e rimane una passione importata e come tale non possiamo viverne appieno le sfumature che ci consentirebbero la gioiosa partecipazione alle milonghe anche a 80 anni compiuti, se le gambe ci reggessero.

Mi auguro di poter godere ancora per molto del sapore unico di abbracci scambiati dentro le note incantevoli del tango, spero di non scadere mai nel ridicolo e di accorgermi per tempo quando sarà il mio tempo di salutare la milonga.

Nel frattempo però… DAJE!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

“VENITE A NOI”. PICCOLO SPAZIO PUBBLICITA’. #ditantointango

Viaggiando la penisola per ballare, e lo faccio da tre lustri abbondanti, mi rimane ancora un sapore dolce amaro vedendo che la mia regione, il Friuli Venezia Giulia, non risulti particolarmente attrattiva nei confronti del popolo tanguero migratorio.

Eppure la regione è attraente ed offre delle piacevoli chicche a chi, oltre a caplestare le assi di legno della pista da ballo, desidera dedicarsi al turismo, anche di tipo enogastronomico. Le possibilità non mancano, credetemi!

Come accade per le fughe dei cervelli, pure i tangueros oriundi prediligono andare a ballare fuori dai confini regionali, non fosse altro che per trovare nuovi stimoli. Ci sta, non si cresce se non ci si confronta, diventa noioso ballare sempre con le stesse persone, è naturale la voglia di cambiare.

Trieste ci ha provato più volte ad attrarre gli sguardi da fuori, per la cronaca cito solo due eventi molto diversi che hanno segnato un’epoca. Chi non ricorda le edizioni del TTYTù, maratona super carina organizzata da un manipolo di amici che ha riscosso un incredibile successo e, come non citare l’International Trieste Tango Festival che per 8 anni di fila ha portato in città gli amanti del genere dal mondo intero.

Però non basta, in ogni provincia della regione, da Udine a Pordenone a Gorizia si organizzano milonghe regolari ed eventi speciali, con attenzione e cura ma, nonostante gli sforzi profusi, faticano a richiamare con una certa continuità, la partecipazione massiccia di tangueros stranieri, italiani e non.

Da ballerina mi perdo con le bave a sognare il pubblico danzante delle milonghe dell’Emilia-Romagna (solo per citare una regione a caso ma che mi ha letteralmente rubato il cuore), dove al mix dei ballerin* locali si uniscono moltissimi partecipanti da altre regioni italiane, me compresa, creando milonghe, eventi, di una piacevolezza assoluta.

Siamo bravi e carini anche noi, quelli dell’estremo nord est d’Italia, di cui il popolo tanguero si ricorda solo quando passa di qui per andare a fare le vacanze al mare in Croazia o per ballare a quel bellissimo festival lì dei primi di luglio. Non è gelosia, la mia, ci mancherebbe, è che mi piacerebbe vi innamoraste anche di noi, dei nostri spazi, dell’offerta che abbiamo e che saremmo felici di poter ampliare, migliorare e condividere anche con voi.

Ieri pomeriggio la milonga del Circolo del tango di Trieste in quella sala bellissima della piccola Fenice, un luogo che merita di essere riempito della più variegata qualità di tangueros da ogni dove. Il giorno precedente una super milonga al Circolo Zoo di Udine, con i maestri Eloy Octavio Souto e Soledad Larretapia, escamotage perfetto per godersi una combo di tango di alta qualità. Solo per citare le prime possibilità di ballare che mi sono venute in mente in un fine settimana qualunque dell’anno.

Per concludere, Amici tangueros, questa regione aspetta a voi, a braccia aperte, pronta per abbracciarvi come si deve, con calore e ospitalià!

Informatevi qui e qui e qui .

Vi aspettiamo!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

QUELLE FRIVOLEZZE A BORDO PISTA CHE TALI NON SONO. #ditantointango

Quando sono a bordo pista osservo i danzatori con interesse e curiosità. Di solito miriamo il/la partner che conosciamo, oppure andiamo alla scoperta di nuovi abbracci.

Guardo le movenze, ma pure i volti di entrambi, cercando di capire se la magica connessione prende i due elementi della coppia. Dagli sguardi, da piccoli segnali del corpo, con attenzione e pratica, si possono immaginare delle sensazioni dalle quali il desiderio di farsi la tanda con talun* o talatr* cresce o si spegne.

In questo gioco alla ricerca della scintilla che illuminerà la data tanda, secondo me, entra un altro elemento, dall’apparenza superficiale ma che tale non è: l’abito.

Avete mai notato nelle mirade che fate e che ricevete quanto vi rubi o meno l’attenzione l’abito dell’invitante, caso follower, o dell’invitata, caso leader?

Sono sempre più convinta che il vestito indossato abbia il potere di esaltare, modificare, definire lo “stile” di chi balla.

In quanto follower, ho l’armadio strapieno di vestiti per ballare che ci potrei fare un mercatino dell’usato, ovviamente, come la quasi totalità delle donne, quando devo decidere cosa indossare in milonga o mettere in valigia per un evento, mi sembra che l’armadio 4 stagioni sia vuoto.

Il vestito non risponde unicamente alla logica del comfort poiché ballare implica movimento ma, in primis, a una dimensione della mente, sempre diversa, che deve trovare un vantaggioso accordo tra ciò che il corpo desidera fare e l’asse mente/cuore trasmettere. Pare una banalità, ma se ci fate caso, quasi nessuno indossa cose a caso. (Ho scritto “quasi” nessuno).

Percepisco una netta differenza nel modo di ballare se indosso una gonna fluida che si muove con me e accarezza i movimenti, piuttosto che quando ballo con un abito fasciante tutt’uno con la pelle. Non si tratta di comodità per le gambe, quanto di una sensazione sottile che da dentro (emozioni/sentimenti/percezioni) riverbera all’esterno.

Non solo la forma e la struttura dell’abito ma pure il colore ci influenza, la stampa, le cromie più o meno forti o delicate.

Credo che anche per l’uomo sia un po’ la stessa cosa, con la sola differenza che - fino ad ora- è legato all’utilizzo dei pantaloni e quindi le possibilità di variazioni sul tema sono più ridotte, ma non si sa mai come il costume possa evolvere in futuro.

Di base siamo sensibili a sottigliezze di cui nemmeno ci rendiamo conto e, sia quando scegliamo la persona con la quale ballare che quando siamo scelti, anche questi dettagli, apparentemente poco importanti, finiscono per giocare un loro ruolo.

Per concludere, ricordiamoci che “mezzo è messaggio” e che l’abito – sempre - parla di noi.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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