AVVISO AI NAVIGANTI. Milonghe primaverili: vantaggi e sfide.#ditantointango

La stagione delle milonghe entra nel cuore pulsante dell’attività, il bel tempo invoglia ad organizzare ogni ben di dio tanguero e non si può che esserne felici.

Tutto il fiorire di eventi, come più volte espresso, porta con sè benefici e svantaggi: di certo una grande offerta può soddisfare i diversi palati ma, il rovescio della medaglia è che gli eventi stessi per “stare a galla” e non autosabotarsi devono raccogliere un plafond minimo di partecipanti. Ecco che sfioriamo il primo problema: troppa offerta, minore quantità di persone a singolo evento, rischio imprenditoriale più alto e possibilità di fallimento.

Un altro punto su cui prestare attenzione è che il “pacchetto milonga”, sia che si tratti di una serata o più serate legate insieme quindi chiamiamolo “maratona” o “encuentro” debbono fronteggiare ulteriori sfide.

L’abc è la solita trinità: pavimento, musica, location a cui però si vanno ad aggiungere i “servizi”, intesi come buffet, spazi sociali, ambiente, comodità di raggiungimento della sede ecc.

Come scegliamo, di solito, un evento a cui partecipare? Il più delle volte per sentito dire, perchè se ne dice bene, perchè le foto che abbiamo visto ci ispirano per location e partecipanti.

Basandomi su questi principi, insieme ad amici ho partecipato al fine settimana della SUPERSONICA, di cui avevo sentito parlare un gran bene.

La prima sorpresa è stata il cambiamento di sede, si tratta della terza organizzata, che da Padova si è spostata a Mestre, al Museo M9. Fin qui, per la sottoscritta, nulla da obiettare, premesso che non ero mai stata nella sede precedente. Lo stupore si è paventato agli occhi quando la milonga, di fatto, è stata organizzata in un luogo sicuramente piacevole ma semi all’aperto. Trattandosi della fine del mese di aprile a noi tangueras è preso un coccolone: molto meno vestite del pubblico maschile ci sono venuti i brividi fin sotto le unghie dei piedi ad immaginare come avremmo affrontato il freddo del pomeriggio sera.

Primo avviso ai naviganti: nelle mail di informazioni non si è mai parlato di uno spazio all’aperto, informazione fondamentale per permettere ai partecipanti (specie alle signore) di arrivare preparati ed evitarsi raffreddori inutili.

Secondo avviso ai naviganti: il buffet ha previsto l’offerta di un primo piatto alla sera, cosa sicuramente graditissima ma il cui risultato è stato a dir poco catastrofico. Mai mangiato una pasta e/o un riso tanto terribili, crudi entrambi e freddi, per non parlare del pessimo condimento. Ora, considerato che il servizio è stato ben pagato dagli organizzatori al ristorante che l’ha servito, mi chiedo come sia potuto succedere che pure la serata successiva sia arrivata esattamente la stessa pasta (che nel frattempo, nel suo bagno d’olio si era ammorbidita) e lo stesso immangiabile riso. Uno scivolone da principianti, attenzione perchè se errare è umano (la prima sera uno svarione può accadere), perseverare nello stesso identico errore (e menu!) è diabolico…

Terzo avviso ai naviganti: la prossima volta, se la location sarà la medesima, provare a rendere il pavimento meno duro, utilizzando una soletta più spessa. Dopo qualche ora la popolazione in pista lamentava un dolore alle estremità piuttosto forte.

Nonostante alcuni dettagli da perfezionare, Supersonica è stato un evento molto riuscito lasciando i partecipanti sorridenti fino all’ultima tanda.

Buon parterre variegato di ballerini, ottimi tj con selezioni musicali che hanno reso la pista sempre affollata, per non parlare della chicca gelato artigianale che ha accarezzato felicemente le papille gustative facendo recuperare le forze con la sua energia zuccherina. Il meteo ha regalato due giornate di tempo primaverile splendido. Gli amici vicini e lontani. Che volere di più?

Aspetto con curiosità la prossima edizione sono certa che saprà superare le più rosee aspettative!

Pimpra

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Weekend di Tango a Zola Predosa: la magia del ritorno. #ETDS2025

L’ho fatto di nuovo, stavolta la fuga dalla città per trascorrere il weekend nella provincia bolognese, a Zola Predosa.

L’albergo si affaccia sulla sinuosa collina che guarda al piccolo paesino ai suoi piedi, immerso in un drappeggio di prati delle più sgargianti sfumature di “verde primavera”.

Arrivarci mette in una dimensione d’animo rilassata, le nari si riempiono di quel profumo fresco di erba giovane, mista al dolce aroma dei fiori che sbocciano sugli alberi e sui prati. Una cornice bucolica che mette sempre di buonumore.

Ho perso il conto delle edizioni alle quali ho partecipato, a volte mi chiedo se non sia troppo abitudinaria nel frequentare i luoghi che mi piacciono. Poi penso che, se mi piacciono, il motivo c’è ed è piuttosto convincente se mi spinge sempre a tornare.

Quest’anno un giorno in più rispetto alla formula originale sabato e domenica, per me una proposta da cogliere. Partenza con gli amici al mattino, giretto-tortellino a Bologna city, e poi con calma in hotel, a prepararsi per la prima serata.

Al contrario di quello che si fa di solito, il venerdì era aperto al pubblico non maratona, consentendo a chi lo desiderava di assaggiare questo pasticcino delizioso che è “ETDS”. Una partenza per tutti piuttosto rilassata come dovrebbe essere il venerdì, quando ci si porta dietro la stanchezza della settimana di lavoro e le ore di viaggio. [Ore solo per la compagine triestina, ovviamente, tutti gli altri ospiti arrivano molto più veleocemente, ma tant’è].

Posso solo confermare la piacevolezza di ETDS, tutto è comfort, a partire dalla calorosa accoglienza dello staff degli organizzatori che ti fanno sentire veramente a casa.

Per le signore una sorpresa deliziosa che ci ha procurato grande eccitazione: il braccialetto maratona con dei carinissimi pendagli che, una volta concluso il loro utilizzo, diventeranno charms di qualche bracciale permanente. Che bella idea!

A sensazione, eravamo una compagine tanguera più ridotta rispetto alle edizioni del passato, ma molto ben assortita sicchè la pista meno sovraffollata ha permesso di concedersi – volendolo- anche qualche evoluzione garibaldina senza far danni.

Confermato invece l’ingrediente speciale dell’evento: le persone. Niente caste, niente gruppetti chiusi, tutti simpaticamente in compagnia di tutti. Questo fa la differenza, una grande differenza. Si sente, si percepisce anche ballando, i corpi sono rilassati, ricettivi, gli abbracci più calorosi e presenti.

Ho potuto ascoltare tj che conoscevo di fama ma non a mio orecchio e, devo dire, trovo molto interessante leggere le proposte musicali di professionisti provenienti da paesi stranieri, ognuno con il suo imprintig particolare, chissà se frutto esclusivo di ricerca personale, personalità e/o influenza della propria nazionalità. Sarebbe interessante indagare.

Un weekend così armonioso con tande così tanto belle, godute, allegre, passionali e quante altre sfumature il tango sa regalare, che sono tornata a casa dentro una bolla di beatitudine e sto sorridendo alla giornata uggiosa che non racconta affatto primavera.

Grazie a Simona e a tutti i meravigliosi componenti dello staff di averci regalato un’altra squisitezza tanghera, come sapete fare voi ❤

Pimpra

Scopri l’Età dell’Oro del Tango in Emilia Romagna. EMILIA TANGO WEEKEND. #ditantointango

Seconda edizione di una due giorni tanguera nella ridente campagna emiliana, tra prati tempestati di minuscole margherite selvagge, fiori gialli di colza, e una natura scintillante nei suoi colori primaverili.

La mia prima volta, aspettative sempre molto alte e mai disilluse quando metto piede in Emilia-Romagna. Un ampio palazzetto dello sport ha ospitato la due giorni, spazi ampi, a volte anche troppo, coadiuvati da un parquet che ho trovato adattissimo a ballarci su per ore ed ore.

L’accoglienza è senza dubbio la marcia in più che gli Emiliani (pure i Romagnoli eh!) giocano come fil rouge di tutti gli eventi che organizzano: a casa loro si sta bene, sempre, in ogni condizione, c’è un calore di fondo che diventa la copertina di Linus di ogni tanguero itinerante, ci mettiamo tutti sotto la simbolica copertina e godiamo del carezzevole tepore. Ecco che il benessere si diffonde nella sala, contagia sorrisi, apre le porte agli abbracci più dolci, divertenti, sensuali, o delicati.

Dovremmo tutti imparare a fare squadra, a dividere le fatiche organizzative e ad esaltare le skills che abbiamo appreso negli anni, organizzando eventi, in questo caso il matrimonio felice è avvenuto tra Voglia di tango e Barrio di tango. Non ho davvero obiezioni, osservazioni, sono stata veramente bene, che dico, benissimo!

Ho particolarmente apprezzato quella “cortesia per gli ospiti” di omaggiare i partecipanti con una borraccetta di vetro personalizzata da utilizzare al posto del bicchiere. Un dono intelligente che pensa anche all’ambiente.

A chi mi chiedesse se ci voglio tornare, rispondo con un sì deciso, le ragioni sono molte.

L’atmosfera del palazzetto mi ha riportato a quel magico sentore lontano dei tempi del “Fivizzano tango world”, ampio spazio, bei ballerini, bella musica. Come ogni sala grande, la ronda a momenti zoppica, qualche fenomeno in pista c’è sempre, per fortuna pochi e isolati.

L’Emilia Romagna, tangueristicamente parlando, sta vivendo la sua età dell’oro, crocevia ideale di passaggio per i ballerini della penisola, offre eventi e milonghe di assoluta qualità e l’Emilia tango weekend conferma il trend.

La sola “pecca”: le date si appoggiano nello scavallo dall’ora solare all’ora legale per cui, dopo la bisboccia del sabato, le prime ore della pomeridiana domenicale hanno visto scatenarsi sulle note di D’Arienzo degli Zombies, storditi dalle pochissime ore di sonno ma sempre convintamente sul pezzo!

Contiamo i giorni che mancano alla prossima!

Pimpra

Maratone di Tango: passione e pianificazione. #ditantointango

L’anno tanguero si apre con la corsa frenetica alle iscrizioni agli eventi. In realtà è un flusso continuo che dura per i 12 mesi, a gennaio, agendina nuova di zecca alla mano (per quelli “antichi” che amano ancora la carta come me), si iniziano a fare i progetti.

Ci sono le tappe fisse, quegli eventi del cuore ai quali si ha sempre il piacere di tornare, ci sono i viaggi che si fondono con un weekend di tango, ci sono i weekend cortissimi di due giorni o le fulminee sortite da gita in giornata. Il tanguero che si rispetti, negli anni, è diventato un incredibile agente di viaggi, capace di destreggiarsi con prenotazioni albreghiere, di appartamenti, di ostelli fino ad organizzare gli spostamenti con ogni mezzo di trasporto possibile e immaginabile.

Diventa un secondo lavoro, perchè, se da un lato bisogna pianificare la trasferta (dove dormire e come arrivarci), dall’altro va messa insieme la crew dei “tanguerranti”. Viaggiare in compagnia permette di dividere le spese e quindi vai di gruppi watsup, mail e quanto altro necessario al confezionamento del proprio personale “pacchetto tango-vacanza”.

Alcune volte è più semplice perchè l’evento è stanziale, si dorme, si balla nella stessa struttura, allora viva la comodità che ce la meritiamo tutta.

Una delle maratone del mio cuore, stanziale, settembrina, in riva al mare, in una location anacronistica ma con una intrinseca bellezza devastante, nel 2025 deve cambiare casa, con lo sconcerto di tutti gli aficionados che, di anno in anno, la segnavano come tappa fissa.

Una maratona che quest’anno compie i suoi primi 10 anni ed è più in forma che mai, una garanzia di divertimento, ottimo tango, felice condivisione tanguera.

In un mondo che corre sempre più veloce, diventa sempre più difficile poter reggere in modo competitivo ai sussulti del mercato. Il fornitore che, da un anno all’altro, senza un vero motivo apparente, prospetta un aumento del 40 % dei suoi servizi, capiamo bene che è un colpo difficile da assorbire, specie se non si vuole far ricadere per intero sull’acquirente finale, la percentuale di aumento.

Mi chiedo cosa ci aspetta in un prossimo futuro, per noi fruitori e soprattutto mi chiedo quali e quanti organizzatori riusciranno a restare a galla, continuando ad offrire eventi di qualità, di standard elevato, almeno quanto il prezzo che saranno costretti a chiedere per l’iscrizione.

Una cosa è certa: nessuno è obbligato a muoversi tanto per andare a ballare. Ma un’altra cosa è certa: la passione spinge a cercare il ballo di qualità quindi, per forza, bisogna spostarsi.

Non ci resta che stare sulla finestra ad osservare quale sarà l’evoluzione del mercato dell’offerta di eventi.

Quanto a quella maratona di settembre, siamo certi che il magico team saprà tirare fuori un altro coniglio dal cilindro non facendoci rimpiangere una sola lacrima di ciò che è stato. Non vedo l’ora di potervelo raccontare.

Pimpra

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I RONDAPIATTISTI. NUOVA FRONTIERA DEL TANGO MODERNO. #ditantointango

Post doppio. Partiamo con la notizia buona o quella brutta?

Iniziamo con LA BUONA NOTIZIA.

XTraordinary tango marathon.

Mancavo da Mantova da parecchi anni, sicuramente dalla pre pandemia, El viejo Almacen Papelero si conferma una sala ideale dove organizzare una bellissima milonga o una piccola maratona.

Il pavimento è uno dei migliori in cui ho messo piede, lo affermo con sicurezza perchè dopo 8-9 ore di fila a ballare sui tacchi non mi è mai venuto il devastante mal di schiena che su altre piste mi attanaglia.

L’atmosfera piacevole, il calore della sala e degli ospiti hanno fatto il resto.

A dispetto di quanto pensavo, una maratona “raccolta” mi ha permesso di ballare con tutti i ballerini con cui desideravo condividere abbracci, cosa che in quelle più grandi non accade spesso, quindi molto soddisfatta.

La defezione all’ultimo nano secondo di un Tj ha sparigliato le carte dei set musicali (ma su questo mi esprimo nella seconda parte). I professionisti presenti si sono alternati per coprire il buco, bravi.

Ho trovato la formula senza pause interessante, non trattandosi di una maratona stanziale, sono sempre rimasta in sala, fino a che le forze mi hanno sostenuta. Pausa cena compresa. Gli organizzatori si sono spesi per offrirci un menu composto da primo e secondo, tutte le sere. Farlo in uno spazio molto esiguo, ha richiesto una particolare premura nel servire le bocche affamate degli astanti.

A tal proposito, suggerisco, per le prossime occasioni, di fornire un tagliandino pasto, perchè più di qualcuno è rimasto a bocca asciutta non potendo scegliere la stessa offerta di cibo, dal momento che altri si erano fatti servire più di una volta, esaurendo le risorse. Non si fa, dovremmo saperlo, ma quando si tratta di fare la pappa regrediamo un po’ tutti diventando bambini che si tuffano letteralmente sul buffet.

Sono tornata a casa con una sensazione piena di piacevolezza, ho ballato davvero bene che è la cosa che spinge tutti noi a spostarci e fare chilometri su chilometri per raggiungere una buona pista.

Grazie Maria Elena e Marcello e allo staff che vi ha supportati, ci avete regalato una maratona soffice come la vostra deliziosa torta di rose!

LA CATTIVA NOTIZIA

Quanto segue non è riferito in particolare alla maratona di Mantova ma è un fenomeno diffuso ma che dico diffusissimo, in ogni latitudine del mondo tanguero.

Esiste una nuova categoria di ballerini i cosiddetti “rondapiattisti” ovvero coloro che negano assolutamente l’esistenza della ronda nella forma che noi tutti conosciamo. Per loro, andare in pista significa esprimere orbitali impazziti, senza alcuna possibilità di controllo o di logica geometrica a regolare le loro evoluzioni su pista.

I rondapiattisti sono sempre esistiti, come setta piuttosto celata, esprimendosi in unità singole, al massimo duali, in ogni milonga, nel periodo pre covid. Sono usciti allo scoperto nel post covid, invadendo le piste di tutto il mondo con l’affermazione che la ronda non esiste.

“Houston, abbiamo un problema”.

Con i miei occhi ho visto accadere incidenti in pista con una frequenza devastante: spintoni, colpi che azzoppano letteralmente, gincane assude tra coppie che stanno regolarmente procedendo.

E che vogliamo fare? Ci diamo una regolata o cosa?

Altro discorso interessante, il tj set. Prima di questa volta a Mantova, non avevo mai assistito a un’alternanza “veloce” alla consolle da parte dei tj.

Premesso che si è trattato di risolvere un’emergenza per cui – a prescindere- bravi tutti, personalmente credo che la formula non funzioni.

Mi è apparso molto chiaro come il tj debba accompagnare ogni momento del suo set musicale, accendendo la pista, portandola dentro le varie fasi, creando la buena onda che porta e sostiene l’energia dei ballerini. Ogni Tj inoltre esprime la sua personalità e la sua visione musicale che, in questo modo, risulta frammentata e non sempre coerente con ciò che prima ha preceduto o che seguirà.

Da un certo punto di vista è un peccato perchè poteva essere una nuova formula per mettere musica ma che, evidentemente, per il tango non è azzeccata. [Opinione personale, come sempre].

Osservo con sempre maggiore frequenza la presenza di principianti alle maratone. Questo mi spinge a riflettere sul cambiamento che il movimento tanguero sta vivendo. Un tempo, 15-20 anni addietro, prima di poter accedere a una maratona, si veniva studiati dall’organizzatore. Era come passare un esame: venivano valutati gli anni di ballo, lo stile, venivano indagate le referenze. Quindi una volta presi, bisognava dimostrare con i fatti di meritare quell’ingresso che significava impegnarsi, studiare, mettersi in gioco e… restare umili. Come dire: fare gavetta. Anche se partecipavi all’evento mica ti invitavano, circolo con circolo: tu facevi parte delle burbe, dovevi aspettare il tuo turno, nel mentre rubavi con gli occhi, ti facevi ispirare dai più grandi, e speravi fortissimamente di essere invitat* o di ballare con quelli più brav*.

Un percorso che faceva sì che quelli meno motivati abbandonassero. Non c’era democrazia e inclusività: o eri brav* o stavi fuori. Non c’erano così tanti eventi all’epoca, pertanto andavano sempre sold out ed esserci era come avere la tua medaglietta tanguera che non eri poi così da buttare.

Mi sembra che l’economia dei tempi moderni, obblighi, per puro budget della manifestazione, a far entrare tutti (mi riferisco sempre e solo al livello di ballo, sia chiaro), appiattendo così e uniformando l’offerta. Oramai la maratona, per lo più, è diventata una milonga che dura 3-4 giorni, dove puoi trovare il diamante ma pure molta, troppa, bigiotteria. Tempi moderni.

Per concludere il lungo pippolotto, ci auguro di ballare con varietà di anime danzanti, mescolando il nostro tango a quello di altri abbracci, di altre visioni, di diverse energie cercando quella luce che nasce da tutto questo per diventare esseri umani migliori. E’ questa la nostra magia.

Amen.

Pimpra

LA BOLLA. #ditantointango

Di Brocken Inaglory. The image was edited by user:Alvesgaspar – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3779509

Fine anno, è tempo di bilanci. Un 2024 estremamente ricco per quel che riguarda la mia attività tanguera, ho preso la valigia molte volte partecipando a numerosi eventi.

Dato per scontato il piacere di viaggiare e, ovviamente, di incontrare persone, come ballerina sono cresciuta.

Scambiare abbracci sempre nuovi mi ha permesso di affinare l’ascolto, imparare a prendere nuove forme nel corpo, percepire tantissime diverse musicalità restituendo a mia volta l’interpretazione. Tutti stimoli necessari per modificare, ampliare, migliorare il mio tango.

Ho finalmente raggiunto la consapevolezza che mi permette di esprimere in libertà chi sono, ballo “nuda”, non ho più il pudore di mostrare nell’abbraccio ciò che sento, ballo al 100%.

Aprire la porta delle emozioni legate alla musica e all’abbraccio mi ha resituito, molte volte, uno stato di grazia che definisco “la bolla”.

Quando la musica entra e disegna all’interno della coppia arabeschi fiammeggianti che pulsano dall’uno all’altro corpo, rispondendosi in totale affinità, la pista, le altre coppie, i rumori di fondo, le luci, il pavimento, i dolori del corpo, magicamente spariscono perchè si balla nella bolla.

Per entrarci è necessario aprire tutti i canali che il tango chiede e chiuderne uno: il pensiero razionale, quello che non sente, non ascolta ma pensa. Dopo che la tecnica è dentro di noi, lavora per noi, il cervello non serve più, il corpo sa già cosa fare.

Le volte in cui sono entrata nella magia della bolla con i leader, entrambi abbiamo concordato che la tanda aveva un sapore speciale, diverso, più intenso, unico. Difficile da definire. Forse la bolla rappresenta la massima espressione della connessione, forse è qualcosa in più. Credo si tratti di una connessione di anime che si guardano, si toccano, senza filtri, senza inganni, in totale verità.

Ho ballato tandas meravigliose che posso definire gioiose, sensuali, ritmiche, a volte semplicemente ginniche ma, seppure il divertimento non mi fosse mancato e neppure il piacere, non c’era quell’ingrediente segreto che solo la bolla regala.

Sono sempre più convinta che ballare e ballare bene richieda una grande dose di coraggio. Solo se siamo disposti a mostrarci veramente, a vivere il “qui e ora” come se fosse l’ultimo istante della nostra vita, dando al momento un valore enorme, ecco, in quel caso si creerà con il nostro partner quell’alchimia unica capace di creare la dimensione bolla.

La mia esperienza mi dimostra che una follower che entra nella bolla possa anche mettere in crisi il leader, perchè gli arriva un sacco di roba e, riceverla, gestirla, assumerla, non è per tutti. Lo stesso discorso vale al contrario ovviamente. Purtroppo siamo abituati a vivere sulla superficie delle cose, crediamo di sviluppare potenti relazioni umane ma, in realtà sono solo conoscenze superficiali, così non siamo più abituati a mostrarci a dare e a ricevere l’altro.

Ho avuto il piacere e l’opportunità di ballare con fior fiore di ballerini che mi hanno offerto musicalità, un sacco di tecnica ma dei quali percepivo quella porta chiusa: qui non si entra. Tande bellissime, per carità, ma prive di quella carica di vita che solo la bolla può creare.

Quest’anno di tanto tango mi ha vieppiù confermato che ballare tantissimo è la sola strada per crescere. Studiare sempre, mettersi in discussione, osservare quello che accade in pista, come si muovono i giovani, dove sta andando il tango, sono elementi essenziali per mantenere vivo il proprio linguaggio di tanguer*.

Mi auguro di continuare ad essere coraggiosa, mettendo la mia anima a nudo dentro l’abbraccio che mi cingerà, fidandomi della riposta che riceverò, di un’altra anima che si specchia nella mia.

La bolla, in fondo, è il cerchio di un abbraccio che tende all’infinito.

Pimpra

AMARCORD WELCOME BACK HOME. #ditantointango

immagine di Sandra Milena

La donna con la valigia, questo fine settimana si è fermata nella ridente e grassa Bologna, accolta da giornate che sembravano primavera inoltrata non i primi di novembre.

Amarcord è tornata alla sua location storica, l’UNA Hotel fiera, dopo un’edizione ospitata presso la casa di quartiere “Katia Bertasi” (il post qui), indossando nuovamente l’abito di maratona stanziale, per me il preferito.

Impagabile scendere in flip flop e recarsi in sala, risalire anche per prendersi una mezz’ora di break, perdersi in chiacchiere negli spazi dedicati dell’hotel, avere serviti i pasti proprio quando lo stomaco e le energie ti suggeriscono di sederti e mangiare, meglio se in piacevole compagnia. Il cervello lo lasci sul comodino della stanza dell’hotel, non devi pensare a nulla, solo a divertirti e ballare.

Per me la quinta volta, una maratona che non porta i fastidiosi segni del tempo, restando sempre un evento fresco, dinamico dove il mix di età e provenienze dei partecipanti garantisce a tutti di viversi abbracci da scrivere nel taccuino dei ricordi.

Da “veterana” sono tornata a casa con un bagaglio di emozioni che resteranno con me, tande attese per anni che finalmente hanno trovato la via dell’abbraccio, tande che hanno scolpito memorie indelebili, tande giocose, tande appassionate, un caleidoscopio brillante di pura gioia.

Sarà che il luogo mi è noto, ma non mi è stato difficile individuare gli spazi dove lanciare e ricevere mirade, perchè, diciamocelo chiaro, la sala perfetta da questo punto di vista, è quasi impossibile da trovare specie se si ha necessità di fornire una serie di servizi aggiuntivi.

Le tradizioni di maratona, come la degustazione dell’ottimo parmigiano, sono state rispettate, così come si è aggiunto un pensiero dedicato ai più piccoli (e ai loro genitori) con il servizio di baby sitting. Questo è saper organizzare, mettersi nei panni di tutti e rispondere alle numerose esigenze.

Partecipare a più edizioni di un evento permette di vedere il fim della vita che scorre, coppie che si formano, bambini che arrivano, il filo del tempo che si srotola a ritmo di musica.

Resto sempre dell’idea che per far funzionare una maratona bisogna metterci cuore e tantissimo impegno, quello che non manca sicuramente all’abbinata dei suoi ideatori, Antonella e Fabio e a tutto il loro numeroso staff di aiutanti. Grazie.

Casa resta casa e noi felici di esserci ritornati.

Pimpra

800 Tango Party: un weekend di ballo e amicizia a Ferrara. #ditantointango

La donna con la valigia.

Anche questo fine settimana è stato l’opportunità per allontanarsi dalle rotte domestiche e giungere nella ridente Ferrara. La città ci ha accolto al suo meglio, due giornate dal clima mite e asciutto, il tempo di fare shopping nei negozi del centro prima di tuffarsi dentro la buena onda della festa.

Il teatro Verdi, sede dell’evento, lascia senza parole, una struttura riadattata e resa multifunzionale ha ospitato 350 tangueri provenienti dalla penisola e oltre. Abbiamo ballato su una pista sovrastata da una cupola che sembrava quasi di toccare il cielo, una struttura ovale, piuttosto insolita.

Mi accade sempre più spesso di utilizzare il primo giorno dell’evento, qualunque esso sia, per prendere confidenza con gli spazi, anche in questa occasione è stato così. A volte, sarà per stanchezza o raggiunti limiti di età, confrontarmi con ambienti nuovi, grandi, mi mette un po’ in crisi e mi fa partire in sordina. Una volta dominato lo spazio è come se mi si accendesse la festa ed ogni singolo elemento trovasse il suo posto.

La versione lunga dell’800 Tango Party ha mantenuto le promesse, nonostante qualche perplessità emersa dalla logistica dell’intero complesso teatrale.

Il servizio che ne è stato penalizzato è senza dubbio il buffet che, per le limitazioni strettissime imposte dalla struttura ospitante, non sempre è riuscito a soddisfare le elevate aspettative degli ospiti presenti.

Il tema è che quando sei posizionato nel mercato dell’offerta tanguera come l’evento che offre incredibili coccole al palato, la gente si aspetta di trovare sempre i fuochi d’artificio. Non che non ci siano stati, ci mancherebbe, ma l’erogazione delle pietanze è stata messa in difficoltà dalle limitazioni imposte dall’alto costringendo tutto il personale a fare i salti mortali per provvedere alle necessità.

A parte questo piccolo dettaglio, ampiamente compensato da certe chicche da leccarsi i baffi, l’atmosfera che abbiamo respirato è stata sempre gioiosa e molto amichevole. Ritrovare gli amici, incontrarne di nuovi, scambiarsi abbracci sotto la cupola bluette ha reso la festa grandissima.

Alex Parise si riconferma ospite premuroso e attento sempre in ascolto delle esigenze dei suoi numerosissimi ospiti.

Sono tornata a casa raggiante, mi sono divertita molto, ho ballato tanto, mi sono tolta pure soddisfazioni di palato ma cosa volere di più? Semplice: la prossima edizione!

Ci sono certi marchi di fabbrica che non deludono mai, 800 Tango Party è uno di questi.

Pimpra

DI ROSE E DI SPINE. #ditantointango

Questo post è composto da due parti. La seconda vi darà fastidio, già ve lo dico. Ma non voglio più tacere.

PARTE PRIMA: EROICA TANGO MARATHON

Torno da uno squisito weekend di maratona in una città che amo molto: Torino. La 7° volta di Eroica che ho avuto il piacere di visitare per due edizioni negli anni pre Covid. Ero molto curiosa di tornarci per i ricordi piacevoli che ne avevo.

Non sono stata delusa, Eroica si conferma una tappa da segnare nel panorama degli eventi italiani. Il sito mi piace assai, affacciato alla Dora, una pista enorme, ampie vetrate, luce, aria, il pavimento di legno, posato in modo non convenzionale.

Scelte musicali molto apprezzate da parte dei tj, ma ho imparato che questa è anche una questione di gusti, ciò che piace all’uno non è detto sia gradito all’altro. A me sono piaciuti moltissimo.

Tante piccole dolcezze pensate per gli ospiti, quelle cortesie che lasciano un piacevole ricordo di un’atmosfera accogliente, ospitale, aperta.

Non ho percepito la presenza di quei maledetti gruppi che rompono l’onda lunga del mescolarsi delle diverse correnti, quella di conoscere e ballare con persone nuove, evviva.

E poi i torinesi sono sabaudi, hanno modi eleganti, accolgono con classe, sono discreti, è sempre un piacere incontrarli.

Ho ballato molto, mi sono davvero divertita e torno a casa con un bagaglio di bellissime emozioni tanguere. Ciò che tutti cerchiamo in eventi di questo genere.

BRAVI tutti, gran bella edizione!!!

PARTE SECONDA: I SASSOLINI NELLA SCARPA

E dopo la rosa, arrivano le spine, che non sono rivolte a questo evento in particolare, ma a tutti gli eventi a cui di recente ho partecipato.

La prima assoluta cosa che mi manda ai matti è la totale mancanza di controllo della ronda. Ho sempre pensato che i milongueros talebani fossero, appunto, talebani, ma devo ricredermi. L’assenza totale di ronda crea una situaizone ingestibile per tutti coloro che sanno ballare e desiderano farlo bene.

Allo stato delle cose, dopo il covid che ha segnato un punto di rottura con il movimento tanguero degli anni 2010-2020, in pista si trovano i supersiti della “vecchia” generazione con quelli della nuova. Il che, in senso assoluto, non solo manifesta il farsi naturale della vita, ma rappresenta pure il passaggio del testimone verso la nuova era. Così come deve essere.

La convivenza però si sta rivelando piuttosto difficile poichè, a fronte di coloro che sono stati cresciuti con la conoscenza dei codici basici della milonga: rispetto della ronda ed educazione in pista (entrata e uscita) e gestione del movimento (leggi “passi/strutture”) della coppia nel contesto della ronda stessa, ci sono le nuove leve che se ne fregano alla grandissima di queste regole basiche. O forse, semplicemente, i loro maestri non hanno ritenuto abbastanza importante e non hanno insistito a sufficienza per insegnargliele.

Un tempo la maratona esprimeva l’eccellenza dei ballerini, tanto che i maratoneti erano considerati gli spacconi, quelli che se la tiravano. I maratoneti ballavano nel loro circolo magico, eventi nei quali si entrava solo se il livello di ballo raggiungeva un minimo standard che era ben più alto della sufficienza.

Le maratone moderne sono sicuramente più democratiche ma, di contro, accolgono soggetti che non hanno assolutamente la competenza per poter stare lì. Con la parola “competenza” intendo la padronanza delle tre regoline sopra esposte: rispetto della ronda, educazione in pista, gestione del proprio movimento.

La parola educazione, ne vogliamo parlare? Può capitare a tutti di avere un contatto nella dinamica del ballo ma, almeno, ci si scusa, non si fa finta di niente e chissenefrega. Se la coppia che ci precede non si muove, non la si invita ad andare avanti semplicemente speronandola.

La ronda, ogni ronda, specie quella di maratona, non è il teatro dove mostrare il campionario di figure, molte volte prestate da esibizioni di professionisti (che ballano DA SOLI su un palco), che il lui o la lei di turno esibiscono per sentirsi più cool. No, decisamente no.

Il tango cerca altro, vuole connessione profonda, vuole pause, vuole respiri di anime danzanti, vuole movimenti che raccontino una storia, un’emozione, non un’immagine per la bacheca di instagram.

Cosa sta succedendo?

Avrei altro da dire, per oggi mi fermo qui. Credo che noi tutti dovremmo farci un esame di coscienza e cercare di portare in pista la parte migliore di noi stessi come ballerini che si trova esattamente nella direzione opposta all’espressione della nostra vanità e del nostro ego strabordante.

Amen, andate in pace.

Pimpra

LISBONA TANGO MARATHON: THE GREAT 5#. #ditantointango

Resterà nella mia memoria questa quinta e ultima (mai dire mai!) edizione di Lisbona tango marathon.

Resteranno i colori vividi della città nel rincorrersi dei suoi azulejos e delle nuvole in cielo. Resterà la caciara festosa dei giovani che inondano le strade in un tripudio di festa continua. Resterà il sapore dolce e cremoso del pastel de nata, il sapore ferroso e robusto del bacalao in tutte le sue sfumature. Resterà l’atteggiamento rilassato dei portoghesi che, pur nel fastidioso trambusto della metropoli, paiono mantenere un distaccato aplomb. Resteranno le meravigiose chiome degli alberi di Jacaranda che appaiono dentro piazzette improvvisate create dalla salita a pastini dei quartieri della città vecchia.

Resterà la sensazione di aver sentito delle note di fado, scappate dalle intimità delle finestre aperte accompagnate dalla brezza costante che accarezza la città.

Con uno scenario del genere, era difficile non avere il mood perfetto per affrontare la maratona, la mia terza maratona all’estero.

Tutti noi amanti del tango dovremmo spingerci oltre i confini della penisola, non solo per fare i turisti, ovviamente, ma per confrontarci con l’altro, il diverso da noi.

Non è stata una maratona “facile” da un punto di vista di puro ballo. Ho vissuto la frustrazione di non essere invitata, di non essere vista. E ho vissuto anche l’esatto opposto, la gioia di tande incredibili, con ballerini stupefacenti. Un sali scendi di sensazioni e di emozioni perfettamente in sintonia con la geografia collinare della città.

Mi ha insegnato molto questa esperienza che metto nel cofanetto dei tesori, pietra miliare da conservare con cura. Il confronto più intenso con partner stranieri ha evidenziato in modo incredibile le differenze nel “sentire” e quindi nel “vivere” ogni singolo segmento di ballo. Che incredibile arricchimento!

Bisogna sforzarsi e andare, sempre, nella vita e nel tango. Uscire dalla zona confort, sbatterci il muso (le serate no, quelle che non partono e hai voglia di mollare tutto per poi essere ripagata con momenti di pura gioia che arrivano inaspettati). Bisogna starci, godere e a volte soffrire, ma sempre imparare, evolvere, confrontarsi con i propri limiti.

L’organizzazione non ha avuto sbavature, la location meravigliosa, il vecchio mercato riadattato a zona ristoranti, la pista era capiente, i dj set di pregio, un ottimo mix di nazionalità che ha reso la ronda davvero variegata.

Fortunatamente per me, la compagine di italiani era nutrita, la mia copertina di Linus quando mi sentivo Calimero, arrivavano gli amici e mi raccoglievano nel loro affettuoso abbraccio e poi via, mi passava il malumore e tornavo a godermi ogni istante di musica.

Ho apprezzato tutte le cortesie per gli ospiti che Augusto e la sua numerosa squadra ci hanno offerto, il sacchettino maratona, contenete il mug di ferro (indistuttibile!) e il ventaglio. Tre oggetti assolutamente utili che continueremo a usare anche dopo. L’open bar, alcolici compresi, ha dissetato le ugole più esigenti. Il buffet gestito come solo uno chef poteva fare, con ritmo, senza lunghe attese o sbavature di sorta.

L’edizione n. 5 si merita il massimo dei voti chiudendo con lode il cerchio della maratona. Mi resta un po’ di saudade, perchè le esperienze belle è bello poterle rifare, ma qualcosa mi dice che non è veramente finita qui.

Obrigada.

Pimpra

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