BUONI PROPOSITI

valigia dei buoni propositi

Scollinato anche questo Natale.

A momenti tremendo, ad attimi esaltante, grigio, rosso, palline colorate e stelle filanti spente. Di tutto un po’.

Ma è andato.

Quasi tutti i Natali degli ultimi anni  mi mettono in crisi: come uno tzunami mi si presentano davanti le cose, della mia vita, che mi piacciono e mi soddisfano di meno. E per tutti i giorni della festa, stanno lì piazzate davanti agli occhi e mi prendono in giro.

Ma è andato.

Mi sento nuovamente “pimprante”, sarà anche che  mi hanno viziata con coccole psicologiche e regaloni niente male, e quindi non posso più permettermi di aver la patina dell’insoddisfazione cucita sul bordo laterale della bocca.

No, sorrido di nuovo.

Ripenso ai dentoni bianchi e separati di mia nipote mentre ridono dei miei giochi. Abbiamo passato la vigilia e il giorno di natale a divertirci come pazze e su e giù e a destra e a sinistra, solleva e posa a terra,una ginnastica presciistica in piena regola e fatta a panza piena.

Abbiamo mangiato pesce come se, in due giorni soltanto, dovessimo riportare a un buon livello il nostro colesterolo HDL , godendo come solo dei triestini purosangue sanno fare, di tutto ciò che il mare offre alla tavola.

Sono stata bene. E ringrazio di avere intorno persone belle che mi riscaldano il cuore… anche quelle che mi fanno incazzare. Ci sta.

Adesso, alla boa pruriginosa del nuovo anno, mi presento più rotonda ma ben determinata a rimettere in carreggiata calorie, ginnastica ben spesa, e tanta voglia di fare. Di tutto, almeno un po’.

E mi sento ottimista perchè penso che questo anno difficile è quasi finito e che dopo, non potrà che andare meglio! 🙂

Amici Cari, incorciamo le dita e che qualcuno ci ascolti!

Pimpra

IL NATALE DELLA CRISI

NataleUbi maior…

In fondo non è poi così male, se decidiamo di guardare con sguardo positivo, quanto accade in questo periodo.

CRISI. NERA. PROFONDISSIMA. TETRA. PUZZOLENTE.

Se poi ci mettiamo il nano che, dopo un piccolo periodo di “silenzio”, ci annuncia – gioviale- il suo grande ritorno… Beh, non ci sono occhi per piangere. Ma è fin banale dirlo.

Ottimismo, dicevo, quella bella patina che ammanta di sè le cose più semplici, rendendole belle. Un po’ come quando ci mettiamo i nostri abiti “vintage” (che in realtà sono solo “vecchi”) ma inventiamo un divertente abbinamento e… siamo capaci di farli risplendere.

Questo ottimismo si è impadronito della mia essenza, perchè, che_ve_lo_dico_a_fare, con la “crisi” non sono costretta a fare i regali di Natale!!!

Che liberazione!!!!

Non è un fatto di portafoglio, notoriamente le mie mani sono bucate, ma proprio una semplice gioia di NON dover più spremermi il neurone per partorire un’idea decente per un qualsiasi regalino di natale!

LIBERAZIONE!

Sarà un piccolo dono per la nipotina e una cena con la famiglia più vicina. Saranno milongas con gli amici conditi da una distribuzione variegata di biscotti.

Mi piace tornare alle “origini”, alla semplicità dei gesti di un tempo, quando i regali si facevano con le proprie mani.

Chissà che non sia proprio questa la ratio che sta alla base della nuova era dei Maya.

Speriamo…

Pimpra

IL DNA DEL SUCCESSO

In questo curioso periodo di stop e riflessione, razzolando, come amo fare, in giro per il web, ho potuto constatare come, alcuni portatori di “successo sociale” siano, in qualche modo, dei “predestinati”.

Parto da una fashion blogger italiana, divenuta famosissima a soli 24 anni, è anche un gran figa, bisogna ammetterlo, ma ciò che più mi ha colpito è l’istinto per il business, la leva motivazionale verso il successo.

C’è un’altra ragazza (ne ha 26) che ammiro molto, scrive d’incanto, è spavalda e colta e comunica divinamente (clicca qui) blogger pure lei che ha infilato un successo editoriale dopo l’altro. E penso che li meriti, brava!

La lista è, ovviamente, molto lunga e mi ha spinto a riflettere sull’origine del successo e/o dell’insuccesso sociale di una persona.

Sociale perchè, per essere definiti “di successo”, bisogna che la comunità se ne accorga, sappia chi siamo, ci veda, ci segua, sia interessata – in qualche modo – a noi.

Ci sono le persone che vivono il loro status in modo positivo, e regalano ai loro “follower” spunti interessanti, anche di crescita, altri che sono famosi essendo “famigerati” (mi vengono in mente, che so, gli stupratori o qualche altra categoria di “brava gente”).

Pensando al successo positivo, mi chiedo quale sia quel magico ingrediente che bisogna possedere (o procurarsi) per emergere dalla massa, distinguersi nel piattume generale della società e brillare di luce propria.

Io, ovviamente, non ne ho idea.

Io, ovviamente, non sono una persona di successo.

Non so se si tratta di una volontà di ferro nel credere a se stessi, alle proprie capacità, oppure se si tratta di avere una “visione” così forte che spinge al “tutto per tutto”.

Haimè, in questa mia considerazione, non entra in alcun modo il successo che chiamo “silente” che è ciò che intendo per la realizzazione animistica della persona. Il successo dentro le mura di casa propria, quello che pochi vedono e che pochi godono. La famiglia, gli affetti più profondi, la perfetta armonia della persona con tutto l’esistente.

E qual’è, invece, il virus contrario, quello dell’insuccesso che vediamo un sacco di persone veramente capaci, in gamba, meritevoli e degne di avere buoni risultati, infilare una disfatta dopo l’altra. L’elemento “sfiga” non è la risposta giusta.

Insomma, il successo sociale, dove ha origine? Quale pedigree bisogna avere per conquistarselo?

Nel mio “mondo panda” non sanno darmi la risposta…magari Loro hanno un genoma in più nel dna… 😉

Pimpra

PAROLE PAROLE PAROLE

Troppo spesso siamo abituati ad immergerci e a sommergere il mondo, il prossimo nostro, con fiumi di parole, nell’intento, spesso vano, di comunicare con lui, di parlargli di noi.

Esprimere il bisogno primordiale di chiarezza non è patrimonio di tutti, nè interesse di molti.

Esistono numerosi soggetti che amano custodire all’interno di loro stessi idee, concetti, emozioni, fastidi, cose belle e brutte e non vogliono/sanno condividerle con gli altri.

COMUNICARE= “dalla radice latina “cummunis” e “cum agere”, partecipare, fare insieme, e “cum moenia“, che si riferisce al concetto di contesto; è dunque possibile comunicare, trasmettere solo tra soggetti che condividono elementi quali la lingua, il contesto per capire il senso di quanto viene inteso. (…) “cum munus”, comunicazione come dono che ci si scambia reciprocamente.” [fonte]

Soffermiamoci sul concetto di “cum munus“, comunicazione come dono.

Se analizzassimo le nostre relazioni interpersonali, ci accorgeremmo come, il più delle volte, dimentichiamo di usare la comunicazione come dono (di una parte di sè) alla persona che ci sta di fronte.

Riferisco in particolare, al gioco a due, alla coppia.

Ogni aperta discussione, per quanto animata possa essere, se poggia le sue radici nel concetto che vi è un dono in quello scambio di vedute, di pensieri, sicuramente porterebbe ogni coppia a trarne giovamento.

Trattandosi necessariamente di percorso circolare, è fondamentale che l’altro sia disposto a mettersi in gioco.

Personalmente ci sto provando con una determinazione e una forza mai avute prima.

Ecco che, le parole che normalmente mi si incatramavano in bocca, escono fluide. E’ come se la paura che mi bloccava si fosse dissolta: se ti dico come la penso e perchè, non lo faccio per ferirti ma per raccontarti quello che mi accade, perchè desidero tu sappia. Così, se lo vorrai potrai agire dei comportamenti diversi, potrai chiedere un confronto e – forse – ne usciremo più forti entrambi, migliori esseri umani e coppia più solida.

Anche le protagoniste di Sex and the city, ieri sera, affrontavano il tema della comunicazione all’interno della coppia, interrogandosi fino a che punto ci si potesse spingere in avanti nel comunicare all’altro il nostro pensiero.

Il limite c’è, è indubbio, ma è molto più avanti di quanto non crediamo.

E agendo con sensibilità e cuore, si possono dire le verità più pesanti, senza far male a chi le riceve.

Credo fermamente che valga la pena di provare.

Pimpra

IL TEMPO CHE CI VUOLE

Le cose migliori di sempre, dal buon vino, al cibo, alle più spettacolari opere d’arte, a un figlio, hanno sempre avuto bisogno di … tempo.

L’idea, la sua gestazione, la messa in opera, non sono attività da improvvisare repentinamente.

Il brandy si gusta prima che sul palato, odorandone l’aroma, e per farlo si deve scaldare il bicchiere, aspettare che il liquido aumenti la temperatura per sprigionare il meglio del suo bouquet. Non lo mettiamo dentro il microonde per fare prima. Ci vuole tempo.

Ho capito che ho bisogno di tempo anche io. Di un tempo che dimentica il suo ritmo scandito da minuti, ma lento, dentro a una bolla vuota dove io possa stare come sospesa.

Pochi giorni di riposo forzato mi hanno proiettata in una dimensione di cui non ricordavo il sapore e mi stanno regalando moltissimi colori e sfumature di vita che, nel mio forsennato quotidiano, avevo letteralmente perso di vista.

La più sorprendente scoperta è che sono proprio donna e mi piace assai.

E’ che di solito mi manca il tempo (o faccio in modo di non ricavarmelo) per qualsiasi attività che non sia maschia.

Non trovo un piccolo spazio neppure per le attività che mi renderebbero più bella [e a quale donna non piace sentirsi meglio nella sua pelle?] come dipingersi le unghie, cucinare qualcosa di meno triste di una insalata (che non si cucina, infatti) o di un hamburger di soya.

E’ la fuga dentro l’adreanlina che anestetizza quella parte “femmina” che, al contrario, tanto avrebbe da dire e da dare. E da chiedere.

Ringrazio questi pochi giorni di pausa, perchè non è vero che non so fare nulla in cucina e la casa sono capace di renderla confortevole, pulita e in ordine (come piace a me), non è vero che detesto stare ai fornelli perchè, se non devo contare i nanosecondi che mancano al prossimo appuntamento, trovo che sia un’attività molto creativa a stimolante.

Oggi ho rimesso mano al “Ricettario di casa” che comprai, novella sposa, tanti anni addietro. Ed è stata emozione rileggere le ricette che mi ero appuntata, appartenenti a cuoche meravigliose che, negli anni, mi hanno passato la loro conoscenza. E ho sentito forte il bisogno di preparare qualcosa, come da tempo non mi accadeva.

Ho capito che, come per il brandy, ogni donna ha bisogno del suo giusto tempo per poter esprimere al meglio la sua, complicata, essenza…

Pimpra

Ps … ho appena infornato biscotti! 🙂

PAESE CHE VAI, MISURE CHE TROVI!

Una giornata di lavoro passata in una città molto vicina in termini chilometrici da quella in cui abitualmente vivo, ma distantissima sotto numerosi altri punti di vista.

Innanzitutto, molti degli udinesi che ho visto, riescono a raggiungere il luogo di lavoro in bicicletta (cosa inaudita per un triestino, considerati tutti i saliscendi che disegnano la geografia della città), molto spesso ci arrivano a piedi.

Gli udinesi, almeno quelli che ho visto io oggi e che sono dipendenti pubblici, al contrario di quanto pensavo, si vestono quasi peggio dei triestini (il che è tutto dire!) e usano anche in età non più verdissima, le scarpe da ginnastica per recarsi al lavoro (sarà l’effetto bici?)

Anche le donne portano spessi i capelli corti, non si truccano particolarmente, hanno, in generale, uno stile dimesso. Non sono appariscenti.

La mia osservazione riferisce alla fascia di età 30-50, perchè i più giovani, oggi, non si sono visti.

Ma la cosa che più di ogni altra mi ha fatto divertire è questa.

Finita la giornata di lavoro, sono andata a farmi un giro nei centri commerciali della zona. Guarda che ti guarda, arrivavo ad un certo punto della mia peregrinazione, al reparto intimo.

Ebbene quale stupore scoprire che gli scaffali erano fornitissimi di taglie che andavano dalla terza misura di reggiseno in su.

Sulle prime mi sono detta che era un caso, quando poi al quarto negozio visitato ho scoperto che di seconda se ne trovavo ce n’era solo una, mi sono messa a ridere da matti!

A Trieste, succede il contrario!!!

Io, che sono portatrice sana di una seconda misura, mai e poi mai ho avuto difficoltà a trovare la mia taglia! Semmai, amiche ben più fornite (4 e 5 abbondanti), loro faticavano un po’ a trovare biancheria che contenesse le loro grazie (a Trieste, lo ripeto!)

Mi ha messo un’allegria pazzesca prendere in mano le coppe che mi sembravano gigantesche, quasi enormi wock e immaginare le poppe delle donne che le indossavano.

Poi, tornata in me mi sono detta che, forse, sono più contente loro, con le formose grazie, di me, soprannominata un tempo da un caro amico “Carestia”! 🙂

Mi rimane, comunque, una voglia pazzesca di ridere!

Chissà cosa potrebbe osservare un friulano di passaggio a Trieste! Ci sarebbe tanto da ridere anche lì!

Pimpra

IL TEMPO DELL’AMORE

Una delle cose alle quali i miei genitori non hanno pensato di prepararmi, quando ero più  più giovane, sono alcune sfumature dell’amore, dell’amore “adulto”.

E come avrebbero potuto? Loro si sono conosciuti e amati da giovani “finché morte non li ha separati”. Poi, più nulla, nessuna nuova persona, nessuna relazione.

Un solo, grande amore, per la vita.

A me le cose sono andate decisamente in modo diversissimo e mi ritrovo a 40 anni suonati a chiedermi come sarà.

Una sfumatura sostanziale sulla quale riflettere, però, è determinata dal fattore tempo che, molto spesso, tendiamo a trascurare.

Posto che ogni adulto mediamente “normale” ha un suo passato affettivo, a volte molto pesante, se non addirittura irrisolto, è bene che il nuovo partner sia ben consapevole quale impervio sentiero si accinge a percorrere oltre al fatto che, il fattore “tempo” nella nuova relazione, è determinante.

La difficoltà risiede nel fatto che ci sono 2 linee di tempo: quella di chi deve “chiudere, sistemare, pulire” certe situazioni pregresse e il tempo di chi, non avendo niente di aperto alle spalle, deve aspettare che il compagno/a faccia ciò che deve fare.

A complicare lo scenario, spesso, ci sono i figli che vanno tutelati.

Uno scenario estremamente complesso.

Premere sull’acceleratore affinché il nostro amato/a si dia una mossa nel chiudere la pratica precedente, può essere utile in presenza di sfaccendati/e ma dannosissimo in contesti diversi.

Se lei/lui con un’operazione magistrale, chirurgica, sta convincendo l’ex partner che tra loro è finita, che è stupido farsi la guerra che ci sono i figli – tanto amati- in mezzo, è obbligatorio avere (tanta) pazienza!

La quota di pazienza è, ovviamente, proporzionale alla difficoltà della situazione da gestire e aumenta con l’aumentare dell’amore che si è disposti a concedere all’altro.

Amare, ricordiamocelo, non significa essere cretini o senza le palle. Anzi.

Di contro, bisogna ammettere che stare in attesa di chi non si decide mai, è un suicidio.

Il progetto di coppia, qualunque esso sia, da qualche parte, deve esistere.

Ma il tempo è tiranno, insidioso, mette in crisi, crea frustrazione.

La strategia : allontanarsi per un po’, mettere una sorta di distanza per osservare meglio e non farsi travolgere da emozioni che falserebbero il giudizio.

Non si può buttare nel cesso una storia solo perché è complicata e ci mette dinnanzi a tutte le nostre paure. Se ci è capitata, dobbiamo vivercela fino in fondo, perché è laggiù che scopriremo l’insegnamento.

Adesso è il tempo di guardare quello che stiamo vivendo nel nostro “passo a due”, comprendere ciò che succede, non farci travolgere da insane emozioni, prenderci il nostro tempo e poi, saggiamente decidere.

Al mio Amico A. che ha incontrato la metà della sua mela ma che si è tanto spaventato.

Pimpra

CENT’ANNI E NON SENTIRLI

Immaginiamo l’evento più stressante per una donna che ha, da poco, passato la boa dei 40: l’incontro con gli ex compagni di liceo.

Aggiungiamo che non si è trattato dell’incontro a 5-10-20- 25 anni dalla maturità con la propria classe ma di un grande evento che ha riunito tutte le generazioni di petrarchini per festeggiare il centenario di fondazione del Liceo.

Serata di gala, abito scuro per gli uomini. Le donne, stando al protocollo, dovevano indossare l’abito da sera.

Parte il giro di mail con gli ex compagni e, tra le ragazze, decidiamo di seguire la regola del galateo: in lungo. Ricordo di avere, tra le pieghe dell’armadio, uno splendido vintage anni ’60 che mi sta a pennello. Perfetto per l’occasione, perchè, mi tocca ammetterlo, sono una petrarchina “vintage” pure io.

Come molte altre donne della mia generazione, ho passato gran parte della giornata di sabato a “prepararmi”, più psicologicamente che fisicamente che, tanto, da quel lato c’era ben poco da poter “rimediare”.

All’arrivo al Molo IV una spaventosa coda all’ingresso dichiarava, senza dubbio alcuno, l’attaccamento degli ex allievi, al loro Liceo.

Ieri sera ho sentito anche io il senso di appartenenza, il piacere di incontrare persone conosciute in ambito professionale e i sorrisi che ne sono scaturiti scoprendo di far parte dello stesso gruppo, l’orgoglio del clan.

Molti ex petrarchini hanno fatto carriera politica ed è stato divertente vederli, di fazioni diverse, scambiarsi gran pacche sulle spalle sorridendo e cantando insieme.

Balli sfrenati a suon di canzonette datate (quelle di quando ero adolescente, per capirci) e gruppi di ex studenti che rivivevano nella danza i festini dell’epoca.

E che dire degli ex amori adolescenziali, incontrati dopo tantissimo tempo? Il cuore che si emoziona ancora al ricordo o lo stupore di aver provato tanto amore per una persona che, oggi, vediamo così improbabile al nostro fianco?

Alcuni sono “cresciuti” (invecchiati è un pessimo termine da usare in queste occasioni) molto bene, mappature di rughe più o meno profonde a merlettare visi con la stessa luce giovane negli occhi, altri, invece, si vede che sono più maturi.

E i ragazzi, con i loro visi freschi, la voglia di fare una gran cacciara, la curiosità di mettere il naso nel mondo e di costruire la loro vita, come erano belli!

E così, tra un brindisi, una risata, un gossip la serata è scivolata via leggera e spensierata.

Ho voluto la t-shirt celebrativa e il centuannuario perchè petrarchini si rimane per sempre.

Adesso non resta che “tener duro” per i festeggiamenti dei 150 anni!

Pimpra

MUTA_MENTI

Arrivando in gabbietta passo davanti a un giornalaio fornitissimo che espone le riviste anche all’esterno. Oggi mi è  caduto l’occhio sul bel viso, segnato e sorridente, di Caroline di Monaco che, dall’alto dei suoi cinquantanni suonati, si dichiara single e felice.

Osservo il volto di quella che è stata una donna bellissima e che lo è ancora, sebbene diversa.

Vedo nel suo sguardo d’acqua una vena profonda di malinconia, benchè nata “principessa”, la vita non le ha riservato un trattamento di favore, mettendola più e più volte di fronte a dolori grandissimi da superare.

Ma questa è vita, la vita di ognuno di noi.

Mi ha colpito di più il fatto che, potendo comunque scegliere tra schiere di uomini adoranti, preferisca restare da sola, o meglio “single e felice”.

Mi chiedo se sarà anche il mio destino.

Matrimonio finito, relazioni senza progetti, vita che scivola in avanti senza una direzione. Arriverà presto il giorno in cui, il compagno di turno, mi guarderà e volgerà l’attenzione da un’altra parte, a cercare pelle fresca, occhi giovani.

Immagino cosa mi regaleranno i cinquantanni.

Sarò come Carolina? Sarò come mia madre?

Chi lo sa…

Una cosa è certa, spero di poter avere una bella foto sorridente e felice del mio stato. In fondo, chi può amarci meglio di noi stessi?

Epperò, intanto che quel giorno arriva, mò mi do da fare! 😀

Amici Cari, vi auguro un fine settimana avvincente, colorato e passionale che non guasta!

Pimpra

IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE!

 

Sono felice.

Sono felice che il nuovo presidente degli Stati Uniti sia nuovamente Barack Obama.

Ieri sera, fino a che ho resistito, sono stata incollata al televisore a seguire lo spoglio delle schede, sperando che fosse lui a vincere e inquietandomi un po’ quando era in svantaggio.

Stamattina, la prima cosa che ho fatto è stata accendere internet per vedere come era andata ed è stata gioia.

Non posso non riflettere su una questione: perchè sono interessata alle sorti presidenziali di un’altra nazione e non riesco a provare lo stesso forte attaccamento per casa mia?

Credo la risposta sia banale: non riesco a immaginare un politico che mi rappresenti, un’idea nella quale credere. L’Italia, politicamente, fa schifo.

Non so nemmeno più quanti partiti ci siano, sempre troppi, regna il caos, regna l’interesse privato, non c’è una sola linea programmatica degna di tale nome e rappresentata da personaggi degni di fare politica.

In America è più interessante e coinvolgente: si sceglie il presidente tra due grandi correnti, democratici o repubblicani. La sensazione che ho, guardando dall’esterno, è che esprimere la propria volontà politica sia lineare, come un codice binario.

Che dire poi dell’entusiasmo e del coinvolgimento della nazione intera verso l’atto che esprime la più alta forma di democrazia quale, appunto, recarsi alle urne?

Pensiamo a noi, alla recente vicenda siciliana, dove, più che il movimento a 5 stelle, ha vinto l’astensionismo. E’ che gli italiani non ci credono più e, tristemente, fanno bene.

Mi piaci, Obama, e spero insieme a te che, davvero, IL MEGLIO DEBBA ANCORA VENIRE!

Pimpra (for President)

 

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