LE FERITE DEL CUORE

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Mi rendo conto che, spesso negli ultimi tempi, mi lamento del lavoro che faccio.

In realtà, lo amo profondamente. Ma come ogni amore che si rispetti, si vivono momenti di fastidio. Che poi passano.

È impagabile l’opportunità che mi viene data, di mettere il naso fuori dell’ordinaria gabbietta, di uscire dai noti confini ed esplorare territori diversi.

Questa settimana è stata la volta di Genova, una città che non conoscevo, non fosse per una veloce visita di tanti anni addietro.

L’ho sentita immediatamente affine, come se un sottile filo la legasse alla cugina speculare del Nord est. Una città di mare e di vento, intensa ed emozionante come la quinta teatrale dei suoi palazzi, segreta ed intima nel rincorrersi dei suoi vicoli a ridosso del porto, sfuggente allo sguardo nel declinare delle scalinate nascoste nella tela delle stradine che si snodano lungo il suo golfo.

Una gioia rincorrere l’ispirazione e farsi portare dallo sguardo, sempre puntato verso l’alto, ad ammirare dettagli architettonici, sfumature di forme e di colori sempre diverse.

Una città nella città, porta aperta verso il mondo, verso il mare e il vento eterni compagni di giochi e di sfide. Accanto a questa, però c’è anche la la Genova ferita, piegata e messa in ginocchio dalle stesse acque, divenute strumento di distruzione in mano alla Natura.

Vedere con i miei occhi gli effetti devstanti di quanto accaduto pochi giorni fa, è stato un colpo allo stomaco.

Vedere la dignità, l’orgoglio e la voglia di reagire dei genovesi, una grande lezione di vita.

Qui, nonostante tutto, non hanno perso il sorriso, si sono rimboccati le maniche ed hanno reagito.

E, come dopo un fortunale, si contano i danni e si inizia la ricostruzione.

Chapeau.

Pimpra

LA MIA VITA “SOCIAL”

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Devo prendere atto che, la mia vita, ha preso una forte impronta “social”, nel senso che, una buona parte della mia esistenza “vera” filtra anche dentro pixel virtuali.

Nell’analisi dei costi/benefici di questo che, per la sottoscritta, è una presa d’atto di una mutata realtà esistenziale e, soprattutto, comportamentale, a fronte delle critiche molto pesanti dei miei cari, mi sento di difendere questo aspetto nuovo di me.

Premesso che il narcisismo dilagante della società si è preso anche me, abbattendo ogni inibizione a “mostrarmi” che sia scrivendo, fotografando, ebbene qualcosa ha funzionato in modo egregio.

Chi mi segue conosce la mia passione per il tango argentino, il piacere di andare a ballare in molti luoghi, spesso lontani dalla propria città. È noto anche che, il lavoro che faccio, in certi periodi, mi porta a frequentare città diverse, all’esterno della mia regione.

Il miracolo social che sto vivendo è questo: amici, molto spesso solo “virtuali”, sapendo, via web, che mi trovo nei loro luoghi, si offrono di aiutarmi in tutti i modi a loro noti. Regalandomi preziose informazioni, offrendosi come ciceroni delle loro città, in modo che, nel pochissimo tempo libero che mi resta dal lavoro, mi possa fare un’ idea vera della realtà del luogo.

Vi rendete conto di quanto ciò sia prezioso?

Bisogna che i detrattori della vita virtuale facciano un passo indietro, accettando l’assunto che, dietro uno schermo, sia di un pc che di uno smartphone, c’ è una persona viva e vera.

Da questo blog, a FB a instagram, ho ricevuto il dono di “conoscere” meravigliosi essere umani che mi hanno donato molto, non fosse altro che il loro tempo e la loro attenzione.

Ecchevelodicoafare mi reputo una persona davvero molto fortunata!

GRAZIE AMICI!!!

Pimpra

DIMMI COME MANGI, TI DIRO’ CHI SEI.

DimmicomepranziDimmi come mangi, ti dirò chi sei.

Pausa pranzo in gabbietta. Tre colleghi. Tre amici. Tre ballerini di tango. Un uomo, due donne.

A guardare ognuna delle singole pietanze, ci si potrebbe scrivere su un romanzo intero. Cosa che non farò: è estate e fa caldo. Cerchiamo pensieri leggeri.

Il gioco che vi propongo è il seguente:

1. indovinare quale è la foto corrispondente al solo uomo del terzetto.

2. indovinare quale è il piatto della Pimpra.

3. quale di quelli presentati è il miglior pasto per “l’impiegato perfetto”

4. si accettano proposte, ricette, suggerimenti per variare i menu “take away”, rigorosamente home made, da portarsi in ufficio.

 

E’ estate e fa caldo. E forse farei bene all’umanità se la smettessi di scrivere cazzate…

🙂

Pimpra

 

BARCOLA_BEACH MOOD

Bivio moodDopo quasi un mese di fine settimana in giro per l’Italia, mi sono fermata, arresa alle richieste del mio piccolo nido che abbisognava delle mie cure.

Esaurite le faccende, organizzo la borsa per il mare. E’ giunta l’ora di andare al Bivio.

Trieste, per chi non la conosce, è dotata di una amena costa, il Carso si affaccia sul mare, producendo un paesaggio molto verde in cui l’Adriatico abbraccia gli scogli calcarei creando un colpo d’occhio d’effetto. Le falaises italiane.

I triestini sono tossici di sole e di mare. Si dice che non abbiano molta voglia di lavorare, a differenza dei cugini friulani, più dediti ai doveri.

No, a noi piace vivere. In tutti i sensi e con tutti i sensi, pelle compresa. E quindi vai di spiaggia senza ritegno.

Spiaggia “si fa per dire”, non esiste la sabbia da queste parti, ci sono gli scogli, c’è il cemento e a noi piace così.

E poi c’è il Bivio. Ultimo baluardo di triestinità, dopo i “topolini”, il “California”, la “Marinella”, tutti siti posti sulla strada Costiera, che da Trieste porta fuori, verso il resto del mondo.

In questa appendice di terra dimenticata nel nord est del Bel Paese, tutte le estati si perpetua una specie di “danza sacra”: la giornata al mare.

C’è un rito da rispettare:

fase 1: allestimento della borsa da mare che prevede anche vettovaglie e generi di sopravvivenza varia, se la sessione si protrarrà per l’intera giornata.

fase 2: sistemazione del bagaglio e (per i più) annessa brandina, sullo scooter. In macchina per le famigliole o gli over 60. I restanti in bus, con la 6.

fase 3: presa di posizione del posto, possibilmente “in prima fila” che significa più fronte mare possibile. A Trieste solo 2 file possono crearsi, trattandosi di “bagnasciuga” sito su strada pedonale, ma sempre strada. Al triestino piace tornare sempre (possibilmente) nello stesso metro quadrato di costa, è piuttosto abitudinario.

fase 4: “inzivamento” (leggi: “incremazione” di tutto il corpo, capelli compresi) con varie pozioni magiche, possibilmente senza filtro solare (i più talebani) con filtro per i triestini evoluti (era ora!)

fase 5: inizio delle “ciacole” da spiaggia, gossip, lettura de “Il Piccolo” ed eventuale commento delle notizie di cronaca e – soprattutto – esternazioni variopinte sui morti del giorno.

fase 6: bagno solare, “tocio” in acqua – anti collasso/svenimento da colpo di calore, bagno solare, ciacole, gossip, caffè.

fase 7: (opzionale, dipende de la seduta si tiene durante la settimana lavorativa, nella pausa prnazo, oppure nel week end): allestimento pranzetto, con apertura Tupperware, contenenti, in formato ridotto, un pranzo estivo. [Parentesi: i triestini, al mare, sono abbastanza “pudici”, nel senso che non abbondano mai con libagioni esagerate, anche se sono in sovrappeso. Vige una sorta di pruderie che evita di mostrarsi in pubblico nel pieno delle proprie attività  mandibolari (eccessive)].

fase 8: dopo un numero di ore (per la sottoscritta) improponibili, impacchettamento di tutto e via a casa.

Ciò che è incredibile è che si potrebbe sintonizzare un orologio sulla precisione dei flussi migratori da e per il mare e sul target di popolazione.

I pensionati e gli over over 60 sono i più mattinieri, poi arrivano le mamme con i figlioli ancora lattanti, poi il grande cambio ora e turno tra le 12.30 e le 13.30 in cui arrivano i lavoratori e i più giovani che sono in vacanza da scuola e/o gli universitari (che hanno fatto bisboccia la sera precedente).

Che ve lo dico a fare, per noi sono riti ancestrali quelli di goderci la nostra Barcola, amarla in ogni sua pietra, in ogni anfratto, in ogni centimetro quadrato del suo lungomare.

E vuoi mettere quanto sia divertente osservare la gente nel suo momento di relax… ma questo ve lo racconto la prossima volta! 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT: Pimpra_Ts

 

SMARRIRSI DENTRO A UN #SELFIE

Trieste

A voi accade mai di sentirvi improvvisamente “fuori asse” (e non mi riferisco alla ricerca del sublime equilibrio del corpo mentre danza) quanto piuttosto alla dimensione dell’anima, al comportamento, al modo di percepire la vita e noi stessi?

A me un sacco di volte. Sarà per la mia natura sanguigna e impulsiva, per l’energia che metto nelle cose, o, semplicemente perchè sono fatta così…

L’ultimo forte squilibrio percepito è recentissimo e riguarda l’uso smodato di tecnologia, il legame indissolubile alla rete e a tutte le sue dipendenze.

Parliamo di immagini.

Ne divoro quintali ogni giorno. Mi ci abbuffo, come davanti a un banchetto delle ghiottonerie più deliziose per il mio palato. E non mi limito a questo – purtroppo – condivido gioia e passione con gli altri.

Fin qui.

Il dramma orgina quando, nelle onde di pixel colorati, invece di fermarmi a riflettere, metto me stessa dentro questa caldaia infinita di tutti e tutto, facendomi prendere impunemente dal demone.

Oggi, il mostro narcisistico che si è impossessato di me, di noi, sono i selfie. Immagini autoprodotte e condivise nell’etere con anime che, bontà loro, ne farebbero volentieri a meno.

E mi ritrovo come una adolescente fuori tempo massimo a condividere parti di me assolutamente inutili, sicuramente gratuite e, di conseguenza inappropriate.

Per fortuna, nel bombardamento colorato dei pixel dello schermo del pc che mi accompagna per tutto il giorno, si attiva anche quel solo neurone che mi rimane in testa e  che mi fa recedere da questa sorta di demenza adolescenziale che non mi appartiene.

Ed ecco che, fortunatamente, le immagini tornano a regalare solo paesaggi, momenti di una vita anonima, nel tepore di un pomeriggio primaverile.

… e per oggi “sono salva”… 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

 

PULIZIE DI PRIMAVERA

volarePrimavera brilla nell’aria e… nel mio cuore esulta.

Nulla mi rende più felice dei primi, timidi cenni, della nuova stagione.

La luce, in particolare, riattiva dentro di me, tutte le … lampadine che nel periodo invernale producevano un alone fioco, sommesso.

E’ come se avessi ricevuto una carica tutta nuova di corrente, a ripristinare il consumo dell’inverno.

Primavera che si sente sulla pelle, nelle prime timide carezze del sole.

Primavera che entra nel naso, con quel suo inconfondibile profumo di polvere, polline ed erba.

In tutto questo risveglio, ho pensato di dare una rinfrescata anche al mio salotto virtuale, alla mia adorata casuccia, il blog. Per questo ho spostato, aggiunto colonne, pulsanti, immagini.

Non so se mi piace completamente, non so se piacerà a voi. Diamoci il tempo di una settimana per abituarci a non trovare il telcomando lì, dove l’abbiamo sempre lasciato… ci vuole un po’ di abitudine e se poi, il nuovo assetto della stanza non ci piacerà…    lo risistemeremo un’altra volta.

Intanto godiamo di questo primo sole e dei gabbiani in festa a far le corse in cielo.

Evviva!

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

L’ANNO CHE VERRA’. [STICAZZI]

Mi è tornata in mente la splendida canzone del compianto Lucio nazionale perchè, ecco, è da un pò di tempo che sono molto inquieta e, tra me e me, continuo a fare bilanci.

Manco farlo apposta, incappo nello splendido post dell’amica Vagina che, con feroce e brillante analisi, ha dipinto con precisione milllimetrica, ogni mio pensiero.

Sticazzi.

Cosa sarà? Cosa sarò? Chi sarò?

Domande alle quali non so – ancora – rispondere, ciò che riesco a vedere è la mia vita di oggi. Il che non è nemmeno sbagliato, stando al pensiero di alcuni filosofi e pensatori: si vive il presente perchè solo questo esiste.

Ciò premesso, vedo la mia vita “sdrucita”, come consumata, lisa. Il problema è che non è consunzione da massiccio utilizzo, come quello dei jeans preferiti, è proprio deterioramento, lenta agonia, piccola morte.

Non la immaginavo così, di sicuro, quando ero una ragazzina. Altri erano gli scenari che avevo in mente. Mi sa, a questo punto, che fossero solo banali sogni di scolaretta, nulla più.

Sticazzi.

Eppure non voglio darmi per vinta, con un altro sovraumano sforzo (più passa il tempo, più cala l’energia) desidero dare una svolta.

Voglio colori.

Voglio sorrisi aperti.

Voglio emozionarmi ancora.

Voglio sorprendermi.

Voglio VIVERE.

E, sticazzi, se non lo farò.

Pimpra

PAROLA D’ORDINE: LIBERTA’ – L’AZIONE DI GREENPEACE

Greenpeace alla BarcolanaIMAGE CREDIT: PIMPRA, TRIESTE

Io c’ero. Ho visto e non ho voglia di tacere.

L’azione di Greenpeace di ieri alla Barcolana ha rischiato di diventare un serio incidente, in cui, persone innocenti, potevano farsi male, molto male.

Il perchè è presto detto.

Il gommoncino che vedete, credo lungo non più di 4 metri (quindi un guscio di noce in acqua), ha cercato di affiancare, e vi prego di leggere bene “affiancare” l’imbarcazione vincitrice dell’edizione 45 della regata Barcolana.

L’avvicinamento solo a regata appena conclusa, quindi dopo lo sparo del cannone e dei fuochi d’artificio, momento in cui, la strepitosa regina del mare, l’imponente Esimit, guadagnava per sè, tutti i riflettori della stampa.

Se hai qualcosa da dire, se ti occupi di temi ambientali, è quello il momento dove devi cercare di mettere in evidenza il tuo messaggio.

In questo caso “Salviamo l’Artico”, la spiegazione qui.

Non era pubblicità a un prodotto commerciale, non era manifestare pro un’idea politica, non era fare propaganda per e verso qualcuno o qualcosa di personale. Qui si tratta di ambiente, si tratta di difendere questo meraviglioso pianeta che ci ospita, di cui siamo TUTTI figli e che abitiamo.

Si trattava di rubare qualche istante di attenzione a un popolo di distratti, di persone lontane, a volte lontanissime, da temi scottanti quali, ad esempio, la salvaguardia dell’ambiente.

Sicuramente l’arrivo del piccolo gommone con le scritte gialle, è stato come un folletto che ti tira il bordo della giacca per farti girare, nessuno MAI avrebbe altrimenti visto/letto/osservato quanto era riportato sul loro striscione.

Per poco tutte le forze di “sicurezza” del mare, non hanno fatto affondare il piccolissimo natante, che è stato attaccato con una proporzione di violenza pari a quella di un tifone che si abbatte su una casa di paglia.

Allora, ho deciso di fare la mia parte, per quanto sta nelle mie forze, e pubblicare qui, la foto che li ritrae mentre lottano per noi tutti, mentre cercano di scuotere la nostra intorpidita attenzione, mentre stanno seguendo i loro ideali.

Io sono e sarò sempre per la libertà, di essere, di esistere e di esprimere la propria opinione.

Se la pensate come me, stavolta vi chiedo di condividere su tutto ciò di social che usate/gestite/conoscete questo post, affinchè la loro voce risuoni.

Pimpra

Per approfindimenti QUI

PARLIAMOCI CHIARO

Words-Have-Power

Non immaginavo nemmeno di avere un seguito di lettori più che nutrito e, a ben guardare, se ci penso, sento una certa responsabilità nei loro confronti.

Responsabilità di offrire un “prodotto editoriale” la cui finalità è regalare un minuto e mezzo di “leggerezza”, nulla più.

Non ho pretesa, nè arroganza, di scrivere nulla che si avvicini alla “letteratura”, alla cronaca, a un articolo di giornale, a un saggio o pamphlet o altro.

I miei sono pensieri a briglia sciolta, estemporanei, senza alcun progetto o linea “editoriale” alle quali attenersi.

Ho voglia di dichiararlo in risposta ad alcune osservazioni che mi sono state mosse, tra il serio e il faceto, che – confesso – mi hanno ferita un po’.

Sono consapevole che non me lo ha prescritto il medico di tenere un blog, e so anche che scrivere ciò che si pensa, espone a critiche/giudizi (anche pesanti)/sputtanamenti vari e tutto il corollario di conseguenze che si patiscono quando si indossa un abito “pubblico”.

Ne sono perfettamente consapevole, e, nonostante tutto, simpaticamente “me ne fotto”.

Scrivere è il mio esercizio zen per stare bene, la seduta in palestra che mi libera dalle tossine, è il festival dei neuroni, scrivere è la mia boccata di ossigeno.

Excusatio non petita, accusatio manifesta…

Ma che ve lo dico a fare, questa sono.

Adesso potete partire con gli insulti, il problema è che non riuscirò, comunque, a smettere.

STICAZZI ! 🙂

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

LA LISTA DEI BUONI

torta-di-compleanno

La vita sorprende.

Quando meno te lo aspetti, arrivano doni incredibili.  E’ il mio caso, oggi.

Ebbene lo confesso,  i miei mi hanno messa al mondo proprio il giorno di San Valentino di qualche era geologica fa.

Venivo al mondo un venerdì di carnevale, tra un crostolo e una frittola, durante una festa, mia mamma ha dato l’annuncio a un papà molto giovane che era ora di andare. E, dopo qualche ora di travaglio, mi sono presentata urlando al mondo “Eccomi!”

E il genetliaco si rinnova e mi ritrovo qui, oramai diversamente giovane ma con la voglia di sempre: vivere, godere del tempo, sorridere.

In questo ultimo periodo, complici le rughe infestanti, le borse cadenti, il venir meno del turgore granitico dei muscoli, avevo deciso di bypassare serenamente il festeggiamento che, cosa ci sarà mai da festeggiare, a diventare sempre più “vecchia”?!

Avevo pensato di riprendere la gloriosa festa del mio compleanno il giorno in cui, incontrato/sposato il chirurgo plastico, le sue mani esperte su di me, facevano il miracolo ed eccomi pimprantissima, dimostrare 15 anni di meno con la bottiglia di Mumm in mano pronta a far saltare il tappo!

Invece… ed è questa la meravigliosa sorpresa, in tanti, davvero in tantissimi mi avete festeggiata con messaggi, pensieri teneri, dolci dediche, bigliettini, fiori, doni… affetto, tantotantotanto affetto che … ho una gran voglia di sorridere!

E lasciare che le pieghe sugli occhi si facciano più profonde e chissenefrega se ho le borse e devo faticare il doppio in palestra per avere addominali di ferro (e li ho!!! 🙂

Il Vostro calore, è questo che mi fa sentire giovane e ancora bella!

GRAZIE AMICI, GRAZIE DI CUORE! IN ALTO I CALICI E CIN CIN!

Pimpra

ps: “Lista dei buoni”: è un documento personalissimo che redigo ogni compeanno da almeno 25 anni. Essa contiene i nomi di tutti coloro che, ricordandosi di me, mi hanno fatto gli auguri.

La lista dei cattivi non serve compliarla, essa si autocrea per esclusione… a buon intenditor… 😉

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